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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata


Sì, sono un cantore nella notte dei sensi, risvegliato da un sospiro..


... nato dal mio io, e morto in una lacrima






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giovedì 4 marzo 2010 - ore 04:19



(categoria: " Vita Quotidiana ")






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martedì 2 marzo 2010 - ore 00:04



(categoria: " Vita Quotidiana ")


rotolo muaha


http://www.youtube.com/watch#playnext=1&playnext_from=TL&videos=247BwF-6UG4&v=b55_Ka1hwuQ

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lunedì 1 marzo 2010 - ore 11:24



(categoria: " Vita Quotidiana ")






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domenica 28 febbraio 2010 - ore 13:34



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ionismo e cinismo sono la stessa parte del medesimo frutto.... e se lo dice l’oracolo allora va bene.... (...)

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sabato 27 febbraio 2010 - ore 19:31



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Diego Cugia


Un giorno chiesi a un vecchio amico, un libraio ebreo che aveva vent’anni nella notte dei cristalli e viveva in Germania: «Come mai non sei fuggito? Non vi rendevate conto delle atrocità che i nazisti stavano per farvi?» Lui rispose con due parole: «L’inganno e la speranza.» L’inganno, mi spiegò, sta nel non svelare tutto e subito. «Se Hitler avesse manifestato pubblicamente l’intenzione di deportare milioni di ebrei per gasarli nei campi di concentramento, se avesse svelato la “soluzione finale”, nessuno di noi sarebbe rimasto in casa, tantomeno in Germania, che era la nostra patria, e, forse, si sarebbe sollevato il mondo intero. L’arguzia nazista fu di procedere per giri di vite. Oggi non potete più fare questo commercio, domani dovete appuntarvi una stella, qualche giorno dopo i figli non potevano più frequentare la scuola, il mese dopo un’altra limitazione, sempre più illecita, sempre più iniqua, e a ogni minaccia progressiva, a ogni ingannevole giro di vite, si era indotti a pensare “Non oseranno altro, è impossibile”, si cade vittime, cioè, della speranza, la speranza che è insita nella natura umana. L’inganno e la speranza, appunto, la peggiore delle trappole.»
Quel mio amico non c’è più, e noi abbiamo avuto esistenze più agevolate delle loro, vite costellate di scandali e corruzioni politiche, insabbiamenti, anni di piombo, tangenti, mafie, stragi, ma imparagonabili con l’Olocausto, anche se i crimini del regime sovietico o gli eccidi nella ex Jugoslavia si sono cronologicamente fusi con i nostri più giovani destini. E ne portiamo, anche se involontariamente, la macchia.
Noi abbiamo vissuto in una molto sofferta democrazia. Da qualche tempo stiamo provando un brivido brutto. Ogni giorno che scorre siamo meno liberi. E ieri, leggendo sui giornali che il vertice delle istituzioni, la presidenza del Consiglio, ha dichiarato che i nostri magistrati sono dei “talebani”, mi sono ricordato del mio amico antico, di quel libraio ebreo, perché, per un’ennesima volta, stavo facendo il callo anche a questa scalmanata esternazione, a questo immenso danno di un premier che distrugge sistematicamente quei poteri che salvaguardano la nostra democrazia. Mi sono tornate alla mente le due parole: inganno e speranza.
Lo so bene che è una bestemmia paragonare le due epoche e me ne guardo bene. Ma la maligna arguzia di quella “strategia dei giri di vite” è proprio la stessa. Chi è scomodo, nella pubblica opinione, viene silenziato. Il Parlamento è ormai il salvacondotto dei politici inquisiti. Il Capo si sottrae alle leggi e nomina i suoi avvocati onorevoli, perché ne promulghino di nuove per salvarlo. I telegiornali hanno smarrito l’obiettività e la completezza dell’informazione. Sull’impoverimento delle famiglie italiane e su tutto quanto possa dispiacere al “manovratore” si maschera, si omette, si tacita la notizia sgradevole, si spacca il Paese in due inverosimili partiti: quello dell’Amore e quello dell’Odio.
Viviamo in un’atmosfera orwelliana, da “Fattoria degli Animali”, ma c’è molta più assuefazione che rivolta, un’indolenza atavica, un menefreghismo mediterraneo e un dissennato egocentrismo, ci stanno imbambolando fatalmente. Credo che dovremmo stare tutti molto attenti, coscienti, in guardia. La Storia non presenta mai gli stessi piatti, il male è scaltro, e puntualmente si irride chi l’annuncia liquidandolo da apocalittico e visionario. Però io lo vedo, lo vedo ogni giorno, in televisione e nelle strade, che posso farci? Per me un presidente del consiglio che considera “talebana” tutta la magistratura è un sovversivo e chi tace è un suo complice. Con la legge sulle intercettazioni il potere d’indagine dei magistrati sarà reso inoffensivo. Tutti gli italiani onesti saranno più indifesi dal dilagante strapotere dei corrotti, in politica e nella finanza, e da quello dei criminali comuni.
L’inganno è storicamente il solito: trasformare le vittime in persecutori e chiamare il giro di vite “libertà”. Per quanto riguarda le intercettazioni: definire il nostro come “uno stato di polizia”, che è esattamente il fine che s’intende conseguire. Polizia mediatica. Informazione in divisa e manganello. La speranza ormai è ridotta a un dovere: illuminare la coscienza di quanta più gente possibile, e tenere accesa la nostra. Dio solo sa quanto mi manca la testimonianza e la luce di quel mio vecchio amico libraio, l’intelligenza, l’esperienza, la sensibilità di tutti i nostri padri che sembrano scomparsi dalla faccia del Paese. Non lamentiamoci, anche in nome loro, non rassegniamoci, non andiamocene via dall’Italia. Deve fare le valigie chi la sta riducendo così. E noi dobbiamo accompagnarli alla porta prima dei prossimi giri di vite, perché ci saranno.

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mercoledì 24 febbraio 2010 - ore 19:24



(categoria: " Vita Quotidiana ")






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lunedì 22 febbraio 2010 - ore 11:49



(categoria: " Vita Quotidiana ")






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giovedì 18 febbraio 2010 - ore 16:20



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per fortuna che c’è lui





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martedì 16 febbraio 2010 - ore 12:48



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi illudevo che Pier Luigi Bersani sarebbe risultato negativo al test del “cugino di campagna”. Errore. Anche Bersani si sta rivelando fatalmente un “vorrei ma non posso”, uno che non avendo i soldi per comprarsi la Ferrari si fa montare gli pneumatici di un Testarossa sulla sua 500, trucca il motore e sfonda i timpani a tutto il paese con le marmitte della Ferrari, che la gente, sentendo il rombo, strilla: “Eccola! E’ arrivata La Rossa!” e invece sulla curva spunta la solita 500 truccata di sempre, quella di D’Alema, ma con Bersani al volante, unico ritocchino: gli interni leopardati. Insomma la sinistra del cugino di campagna che vorrebbe tanto essere come Berlusconi, ma “nun je la po’ fa”, il Pd del vorrei ma non posso, sempre quello, il peggio di questi anni grevi. Se questa è l’alternativa, perché stupirsi che gli italiani si ostinano a votare il cugino di città con la sua Ferrari nuova di fabbrica? Perché dovrebbero votare un gregario, il cugino campestre in 500 che gli tira la volata?
Il fatto che anche Bersani sia stato contagiato dagli ultracorpi di Arcore lo ricavo da due brevi di cronaca. La prima. Domani sera, all’edizione serale del Tg 4, Bersani sarà ospite di Emilio Fede. “Sarà la prima volta per un leader Pd!” Accipicchia. E non ce la poteva risparmiare? Ma la seconda notiziola è peggio: il cugino di campagna andrà ospite al Festival di Sanremo. Dalla zinnona della “Prova del cuoco”, in quel puzzolente pentolone cucinato da Lucio Presta a uso e consumo dell’Italia trullallera berlusconiana. Non è un caso, infatti, che Mediaset non farà concorrenza al minestrone sanremese della Rai. E perché, invece di stare al gelo fra noialtri, Bersani si precipita dalla calorosa zinnona? “Perché il Pd è un partito popolare, senza snobismi”, ha dichiarato il cugino di campagna, “che va dove la gente ha dei problemi e soffre ma anche dove la gente si diverte.” A parte che chi riesce a divertirsi a Sanremo soffre di problemi quasi più gravi dei nostri, non mi capacito del motivo per cui persone ragionevoli come Bersani possano incorrere in scelte tanto demenziali. “Su, vai da Emilio Fede e poi fai un salto a Sanremo!” Sembra un consiglio di Bonaiuti, il mellifluo portavoce del premier. Perché se vai nell’Italia che fa schifo finisci col fare schifo pure tu. Di Pietro (che sempre di campagna è) almeno è furbo come i contadini e l’ha capito. Il cugino di campagna, invece, si imbocca da Fede o dalla Clerici con tutte le scarpe. Così anche il bravo Bersani (come, prima di lui, Rutelli e tutti gli altri antagonisti di Berlusconi) si è trasformato in un personaggio di Paperino: Filo Sganga. Ve lo ricordate Filo Sganga? Cito da Wikipedia: “Filo Sganga è un papero intrallazzatore sempre in cerca di grandi affari, e sempre disposto a creare imprese strampalate e spesso fallimentari. Ha fatto suo il motto “gli affari sono affari”, rendendosi protagonista di imprese ed avventure che spesso, almeno in partenza, sembrano destinate ad andare per il giusto verso. Sganga vuole soprattutto emulare il successo di Paperon de Paperoni, motivo per cui spesso lo spia o cerca di carpirne i piani. A separare i due è invero una sensibile differenza di mentalità: Sganga ricerca infatti un arricchimento facile e immediato, senza passare per i sacrifici con cui il vecchio miliardario ha costruito la sua fortuna.” Ecco, chiamateli come vi pare, cugini di campagna, “vorrei ma non posso” o Fili Sganga, tutti i segretari del Pd finiscono col patire la stessa sindrome. Non si sacrificano davvero, vogliono il risultato immediato e non si accorgono che la scorciatoia non li conduce all’opposizione ma all’emulazione.

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lunedì 1 febbraio 2010 - ore 18:16



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per capire come ci siamo ridotti, basta leggere il titolo principale sulla prima pagina del Corriere della Sera di oggi. La notizia decisiva di questa domenica, secondo il più autorevole giornale italiano, è: «Berlusconi vede Veronica».
Per non lasciarvi col fiato sospeso, lo “scoop” è il seguente: i coniugi si sono incontrati ieri alla Prefettura di Milano per tentare una separazione consensuale. Accipicchia.
Secondo “scoop”: “Ma il presidente del Consiglio e la moglie non erano soli…” Ci siamo. Se non erano soli -ho pensato- per essere sparati dal Corriere in prima pagina su sei colonne, sarà comparso improvvisamente qualcuno o qualcosa di straordinario: Padre Pio con indosso la maglietta del Milan, Kaká che sventolava un memoriale sconvolgente “Sono io la vera D’Addario di Silvio!” o quanto meno Daniele Capezzone con la prova del Dna che pretendeva l’assegno di mantenimento come figlio illegittimo della coppia.
Macché. Veronica e Silvio non erano soli perché “Con loro c’erano gli avvocati: uno per lei, quattro per lui”. Il solito esagerato.
Per “par condicio”, domani il Corrierone dovrebbe intitolare “Bersani vede Giovanna”. E dopodomani: “Di Pietro vede Jole”.
Altra notizia della domenica. Il Pd ha avviato la sua campagna di tesseramenti allo Zelig di Milano. Nel tempio, cioè, della comicità Mediaset. Questi hanno urgente bisogno di uno psicanalista.
Avrei avviato la campagna di tesseramenti del Pd di fronte ai cancelli di Termini Imerese. All’Alcoa di Portovesme. Sui tetti dei call-center dove protestano i giovani precari sbranati dagli squali del liberismo. Nelle case di riposo lager. Nelle piazze dove ieri c’era il popolo viola. In un supermercato di periferia. Fra milioni di invisibili. Dovunque l’Italia soffre e resiste, mai e poi mai nel tempio della risata. È offensivo.
L’unica vera notizia che gira e rigira nella mia mente è il volto di una ragazza inquadrato da Annozero. La sua splendida dignità piangente. Un cenno d’amore non per se stessa disoccupata, no, per sua madre, cinquantaduenne, rimasta senza stipendio pure lei e con ancora meno futuro “Non è giusto”, sussurrava la figlia, “non è giusto”.
“Berlusconi vede Veronica”. Noi no, non vogliamo vederli entrambi, non ci interessano, i loro miliardi non ci emozionano, le loro beghe non fanno notizia, quel titolo “non è giusto”. Il viso piangente della ragazza, invece, ci riguarda da molto vicino. È la nostra prima pagina. La sua commozione ci frusta, ci sveglia, ci impone di rimanere vivi e reattivi. È l’Italia messa a nudo. È la “Pietà” che Michelangelo avrebbe scolpito oggi.

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