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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
sabato 30 gennaio 2010 - ore 16:11
(categoria: " Vita Quotidiana ")
tanti auguri a me ^^ (porco il clero già 30 =( )
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mercoledì 27 gennaio 2010 - ore 18:19
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Su Facebook siamo tutti degli eroi. Ma nella vita stiamo perdendo tutti. Virtualmente siamo liberi, nella realtà, immobilizzati. Ci lasciano giocare con il “mouse” ma il “topo” siamo noi. Se le denunce, le critiche, le proposte alternative che abbondano su Internet, nell’Italia reale scarseggiano, vuol dire che la libertà della Rete serve solo a lasciarci sfogare. È un’illusione di libertà. Tiriamo pietre in un laghetto artificiale. In quello reale stiamo andando a fondo con una pietra al collo. La tecnologia è un mezzo. Se ci serve a dimenticare il fine è un suicidio di massa. Il fine è migliorare la qualità della democrazia del Paese in cui viviamo e la qualità della nostra stessa vita. Che cosa sta accadendo, invece? Che più si restringono gli spazi di libertà individuale e il Paese è in pugno a personaggi senza scrupoli, a mafiosi e corrotti, più noialtri, come formichine impazzite, entriamo e usciamo protestando dalle tane dei nostri blog, ma sempre sottoterra, in una società invisibile tranne che a noi stessi. Tutto ciò ci consola, spesso esalta, talvolta abbrutisce, perché quest’incessante lavorio da formichine incide marginalmente sulla realtà. Il Paese è più povero, economicamente e culturalmente. Un’Italia imbambolata, spenta. Stare asserragliati in casa a digitare nelle comunità virtuali prolunga questo letargo sociale; sempre meglio che fissare la tv, s’intende, ma il “grande sonno” prosegue imperturbabile, con la nostra complicità, anche se “il popolo della Rete” è animato dalle migliori intenzioni.
Internet è un volano spettacolare della comunicazione. Costa poco e, se sei abile e convincente, può metterti in contatto diretto con milioni di esseri umani. Ma nel novanta per cento dei casi si tratta di un gioco. Clicchi su un gruppo contro la pena di morte e ti sogni di aver salvato la vita a un condannato, clicchi su una fattoria virtuale e t’illudi di vivere in campagna, clicchi su una comunità virtuale che dichiara che non voterà per Berlusconi, ma è come se fossi entrato in una sartoria teatrale e ti fossi affittato un costume da oppositore. Nella realtà hai addirittura peggiorato la situazione. Il presidente del Consiglio otterrà sempre i suoi voti mentre la tua indignazione si è già sfogata virtualmente. Sentirai ancora meno l’urgenza di andare a votare, perché ti credi di averlo già fatto. E la rivoluzione tecnologica che poteva cambiarci la vita diventa la tecnologia dei morti di sonno
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PERMALINK
giovedì 21 gennaio 2010 - ore 14:00
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La fulmineità con la quale si cerca di far approvare il cosiddetto processo breve dipende esclusivamente dall’intento di sottrarre il presidente del consiglio ai processi nei quali è indagato. Questa è una verità lampante. Se la Corte Costituzionale non avesse bocciato il Lodo Alfano, il processo breve non sarebbe mai stata la legge più urgente di tutte.
La più grande delle menzogne ufficiali che abbia sentito in vita mia è che questa legge, in fretta e furia, non sia stata fatta per Berlusconi ma per il popolo italiano. Questa bugia è infame proprio perché si traveste da verità: tutti gli italiani desiderano che i processi vadano a sentenza in tempi ragionevoli. Ma può il processo breve, orchestrato per salvare il presidente del consiglio, ottenere questo mirabile risultato? No. Mancano uomini, mezzi, e soldi. Manca una riforma condivisa, esaustiva, seria della giustizia.
Quand’ero piccolo si diceva che le bugie avessero le gambe corte. Il processo breve, al contrario, ha le gambe molto lunghe. Si fanno strada nelle menti devastate dalla televisione che, ogni sera, tramanda come verità rivelata questa e altre disgustose menzogne.
Quando i rappresentanti del governo intendono mettere a tacere l’opposizione, utilizzano spesso una formuletta retorica: «Ma che cosa vi credete, che il cinquanta per cento degli italiani che votano Berlusconi siano degli imbecilli?» Tutte le sante volte la risposta da vigliacchetti è un flebile «Ma no, ma che c’entra…» Credo sia giunta l’ora di rispondere sì. E non solo imbecilli quelli che lo votano, ma anche noi, il rimanente cinquanta per cento, che ingurgita e tollera, con una mesta alzata di spalle, menzogne rivoltanti come questa del processo breve, o la lettera del presidente della repubblica alla moglie di Craxi. Non per il contenuto della missiva (un ragionevole bla-bla-bla) ma per il tremendo silenzio di allora. Dov’era Napolitano quando Bettino Craxi fece la sua chiamata di correo in Parlamento? Ma si taccia, per favore! E dov’erano quegli altri codardi che oggi si inginocchiano davanti alla mummia di Hammamet? Lapidavano il faraone caduto per salvarsi la pelle. Avevano rubato più di lui. E ce ne vuole. Riabilitando Craxi si autoincensano e assolvono. Di quell’uomo, morto solo e in disgrazia, non gliene fotte assolutamente nulla. Anche perché era meglio di loro, aveva, se non altro, una cultura storica e una visione politica. Lo invidiavano con la stessa potenza con la quale oggi ne elogiano lo scheletro. Questi sono ombre, fantasmacci, gentaglia, appunto.
Ogni giorno mi domando dove sia finita la brava gente del mio Paese. Perché i ragazzi non si svegliano. Perché i vecchi stanno a guardare. E ingenuamente, lo ammetto, mi chiedo ancora come facciano, questi dominanti figuri, a vivere falsificando la verità senza neppure provare uno straccio di senso di colpa. Chi pagherà i danni prodotti da tutta questa gentaglia? Tutte le verità insabbiate, omesse, falsificate? Perché di menzogne come queste, prima o poi, la Storia presenta il conto. Non posso essere l’unico a provare questa rabbia infinita. E la rabbia, prima o poi, esplode. Se non ora, quando?
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martedì 12 gennaio 2010 - ore 13:49
(categoria: " Vita Quotidiana ")
“Cattivo odore, puzzo tremendo, fetore insopportabile”. Gli inviati dei nostri Tg nel lezzo della miseria hanno l’olfatto fino. Nei loro “reportage” da Rosarno, i protagonisti, le vere vittime, non sono mica i braccianti neri presi a schioppettate, ma i loro stessi nasi bianchi offesi. Fateci caso, quasi tutti gli inviati nelle caverne-dormitorio dei migranti africani esibiscono questo naso arricciato, questo stupore delle loro bocche a culo di gallina: «Che odore terribile!» Ma dai? Sacco e Vanzetti si facevano il bagno con Chanel numero 5?
Le telecamere più burine del mondo setacciano immagini shock per dimostrare ai telespettatori sprofondati nei divani Aiazzone o sul sediolone Liu-Liu della Foppapedretti come si finisce male se non hai il “papier” tricolore e il cervello padano: materassi lerci, padelle con avanzi di cous-cous, masserizie da dannati della terra. Sopraggiunge il Feldmaresciallo Maroni (“Siamo stati fin troppo tolleranti”); i cattivi odori vengono pigiati sulle corriere della polizia di Stato. Bruciate i materassi! Spruzzate “Fresh Air Agrumi”, lasciateci respirare l’afrore nostrano dei “caporali” che pretendevano il pizzo di 5 euro su 20 di paga giornaliera, il ritemprante aroma della mafia locale, fuori la puzza senza passaporto, viva quella POC (Puzza a Origine Controllata).
Ma che vuol dire “negro”? Non è una banale pigmentazione della pelle. “Negro” significa sottocivilizzato, schiavo, scherzo di natura, rifiuto umano. Puzza. Ce lo confermano i nostri Tg nazionali. Ieri, alla televisione, non dicevano altro, non confermavano altro che questo: «i negri puzzano». Erano i Tg di un paese razzista alla luce del sole. Perché il razzismo è immortale, dovrebbero essere le Costituzioni e i Governi a tenerlo a bada. La nostra Costituzione conferma l’uguaglianza all’art.3. Il nostro Governo la sconfessa a ogni dichiarazione di Bossi, di Cota, di Maroni e di Borghezio. Quindici anni di esternazioni violente contro gli immigrati hanno sdoganato il razzismo innato di milioni d’italiani. E’ come se avessero detto loro: “Non dovete più vergognarvi di essere xenofobi, razzisti, intolleranti, la vera feccia dell’umanità. Voi siete brava gente, siete a casa vostra, sono loro, i negri, gli arabi, i clandestini, che vogliono violentarvi le donne, rubarvi il lavoro, pisciarvi sui monumenti!” Quindici anni così, tutte le sere in Tv, goccia a goccia, fino a definirsi il Partito dell’Amore. Il rovesciamento assoluto. Perché il voto giustifica i mezzi. I sondaggi lavano pure il sangue. E i fatti di Rosarno premieranno la Lega.
Anch’io vado a naso. Ma il fetore che sento soffia da Nord e dalle istituzioni che stanno violentando al Costituzione.. Sono quindici anni che lo ripetiamo, isolati, al vento. Attenti. La democrazia deve incorporare la diversità, non escluderla. Non è facile ma è l’unica strada.
Balottelli ha avuto una reazione umana nel ribellarsi ai cori razzisti. I braccianti hanno avuto una reazione umana nel ribellarsi alle fucilate del Ku Klux Klan di Rosarno. Ma che cosa c’è di umano e di giusto nella deportazione di Stato degli schiavi delle campagne calabresi?
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venerdì 8 gennaio 2010 - ore 21:13
(categoria: " Vita Quotidiana ")
In questo tramonto della antica civiltà italiana mi tornano in mente i versi di Catullo sui giorni vuoti e senza freno di Roma, di decadenza simile ai nostri:
“Signori antichi città felici
Così perirono.”
Gli unici italiani che la mia anima riconosce, sono i ragazzi disoccupati dei call center, le loro modeste speranze traviate da multinazionali infami, se li rivendono come schiavi, senza stipendi né perline colorate, via la collanina da mille euro il mese, via la previdenza, la liquidazione, via tutto, e il governo che se li vede nudi, in cima ai tetti di fabbriche decotte, non punisce i colpevoli ma silenzia le grida delle vittime. Gli hanno venduto gli specchietti dei mutui, li hanno illusi sulla flessibilità, “intanto metti un piedino dentro, e poi…” E poi fai un altro passo e precipiti nell’indifferenza di giornali scritti per benestanti, dei sindacati più ricchi d’Europa, di truffe avallate dallo Stato, dell’ottimismo del menefreghismo e del partito dell’amore di se stessi e del proprio potere. E le parole non bastano più. L’anima sta coi vecchi, umiliati dalle pensioni, nelle prigioni dove ci si suicida per fare spazio, sta a Gioia Tauro e a Pomigliano, con i braccianti del pomodoro, con gli schiavi del capital comunismo a 1 euro l’ora, la notizia è di stamattina: la Cina massima esportatrice del pianeta. E non si vergogna? Da noi, intanto, un presidente mummia fa fibrillare i media perché ha dismesso le bende, e un paese di servi lo blandisce “Oh, sembra persino più giovane! La bella Madunina avrà fatto il miracolo?”
(“Signori antichi città felici
Così perirono”.)
Come la gente fa una cosa buona, che voti Vendola in Puglia o firmi contro l’immunità parlamentare, si trova il sistema di disinnescare la miccia del cambiamento. Ci hanno annichilito eppure stentiamo ad unirci.
(“Signori antichi città felici
Così perirono”.)
Oggi ho venduto la mia bella macchina a quattro soldi. Peccato, era l’unica cosa che possedessi, peccato non aver null’altro da vendere. La mia anima di ex benestante non ha più valigie in cui rifugiarsi. E’ leggera e libera. Il demonio non la vuole (ha già fatto incetta di tutte quelle che contano). La mia anima vola in posti promiscui, in sordidi sottoscala, in bidonville dove pure un sorriso lo trova. Sta con quelli che stanno peggio, più invisibili di me, fa la sua rivolta a Gioia Tauro, a Termini Imerese o nelle corsie del Policlinico dove i malati vengono accatastati come vecchi mobili tarlati, uno sull’altro, a difendere i fortini della Sanità più corrotta della storia. La mia anima non è più mia, è la loro. (Ma le parole non bastano più). Ci vuole la rivolta -non bombe o attentati- la rivolta è uno stato interiore e collettivo, si propaga di casa in casa, quando si acquista la consapevolezza di quanto sia marcio un sistema che ti sottrae persino la speranza di rovesciarlo.
La nostra anima non ha più gagliardetti o bandiere. E’ irrapresentata. Basta intendere questo, il resto viene da sé. La vita non è mai una cattiva maestra.
Sapete, amici miei, chi mi ha fatto ridere stamane nonostante tutto? Un signore francese del 500. Si chiamava Montaigne. È l’ultima battuta dei suoi Saggi. “Anche sul più alto trono del mondo non siamo seduti che sul nostro culo”. Ogni volta che accendete la Tv, ogni volta che vedete i loro faccioni, ricordatevela.
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lunedì 4 gennaio 2010 - ore 03:58
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quando pensate a quest’anno nuovo, in verità, che cosa desiderate? Buona salute, lavoro, il bene dei vostri cari, qualche soldino in più per togliervi un vecchio sfizio, un’amicizia vera, un mondo meno cruento, una speranza concreta di futuro per i giovani, una casa se non l’avete, una vecchiaia onorevole se siete in pensione, una carezza se siete soli, non carestia né guerre, imparare qualcosa di nuovo -magari persino dalla Tv, e se proprio siamo buoni, donare un frammento del nostro benessere perché un bambino non crepi di fame o non salti su una mina. Naturalmente ciascuno può apporre a questo quadretto le proprie varianti, aggiungere qualche altro desiderio, invertirne l’ordine e la priorità. Ma mi domando e dico, c’è qualcuno sano di mente che, guardandosi negli occhi davanti allo specchio, possa mettere in cima alla lista Riscrivere la Costituzione italiana o il Processo Breve?
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giovedì 24 dicembre 2009 - ore 21:04
(categoria: " Vita Quotidiana ")
buon natale a tutti
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lunedì 14 dicembre 2009 - ore 13:58
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sono contro la pena di morte vuol dire che sono contrario a mandare sulla sedia elettrica anche il giudice e il boia che avessero condannato a morte un innocente. Sono contro la violenza significa che rifiuto ogni forma di tortura o di aggressione fisica anche contro chi se ne macchia ogni giorno. Siamo tutti fratelli vuol dire nessuno escluso. Berlusconi è mio fratello significa che mi considero la sua guardia del corpo. Anche se “Il Giornale” di proprietà di suo fratello (di sangue) scrive che dietro la violenza subita dal premier “c’è una regia”. E accusa “Repubblica”, Di Pietro, tutta l’opposizione, Santoro, Fini, Casini, i “cattivi maestri”, e chi più ne ha più ne metta, di aver armato la mano di un folle. Naturalmente riscontro una violenza verbale nel “Giornale” della famiglia della vittima. Ma quelle righe, che considero ingiuste e false, non giustificheranno mai una sola riga di sangue sul volto del presidente del Consiglio. Tantomeno se lui o i suoi non ci considerassero mai un fratello. Non è un nostro problema. Sono sinceramente dispiaciuto che il presidente del consiglio sia stato vittima di una violenza e gli auguro, con tutto il cuore, di tornare più in forma di prima. La mia solidarietà non è ipocrita. Sono fermamente convinto che Berlusconi sia un danno per questo Paese. Ma il suo sangue in piazza Duomo è un danno ancora più grave. Perché sospende la democrazia. Interrompe il dialogo, anche il più aspro. Impedisce il diritto civile di criticarlo in santa paceFinché Silvio Berlusconi non sarà in pieno possesso delle sue capacità fisiche, in piedi e in gamba, io sarò berlusconiano. Che nessuno, sano o fuori di mente, si azzardi più a toccarlo. E che a nessuno, sano o fuori di mente, salti in testa d’impedire manifestazioni pubbliche, come ha vagheggiato ieri il ministro Gelmini. Ci sono i servizi d’ordine e c’è la polizia. Se non bastano, s’infoltiscano. No ai black bloc e no agli sfollagente. Berlusconi ha il diritto di governare e dire quel che vuole, noi di manifestare il nostro consenso o dissenso. “Adesso uccideteci tutti” gridavano le magliette dei ragazzi alla camorra. “Tirateci in faccia a tutti una statuina del Duomo”, è la maglietta di oggi.
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venerdì 11 dicembre 2009 - ore 16:49
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ho visto Annozero. In studio Tremonti e Bersani. Fuori, centinaia di disoccupati manifestavano davanti al palazzo del governo. Tremonti ha ripetuto come un disco rotto che l’Italia se la sta cavando meglio di altri paesi. Bersani ha ripetuto come un disco rotto che i provvedimenti anticrisi di Tremonti gli sembrano i carri armati di Mussolini. Una donna con bambino a carico ha pianto perché senza stipendio non può pagare il mutuo. Un’altra ha dichiarato di considerarsi fortunata perché le erano rimasti 100 euro in banca, mentre la maggioranza dei colleghi erano già pieni di debiti.
In compenso fallivano le banche del Dubai. Magari esiste un Annozero arabo con uno sciopero degli sceicchi sullo sfondo. Ormai può accadere di tutto, senza bisogno di sorbettarsi “2012” al cine.
Ieri sera Tremonti e Bersani hanno scherzato un po’ e si sono azzuffati un altro po’. In gergo teatrale, hanno gigioneggiato. Più che dei personaggi, i politici d’oggi sono delle maschere. La politica è diventata una commedia, un’operetta. Berlinguer o Moro non ridevano mai. Erano sobri. Oggi la tragedia si è trasformata in farsa. Tranne per i disoccupati, sullo sfondo. Le loro lacrime cristallizzate nel tempo.
Anche il conduttore di Annozero, di tanto in tanto, rideva. Felice di uno spettacolo ben riuscito, e il pubblico applaudiva. Tremonti arrotava la “erre” piazzando una salace battuta. Poi, l’atteso colpo di scena, programmato. Travaglio elenca i corpi di reato. Ormai sembra un esecutore testamentario che snocciola l’inventario dei valori di un paese morto: una specie di lugubre asta dei crimini.
Dalla piazza il giornalista in collegamento gridava come un sindacalista. Sembrava che la manifestazione l’avesse indetta lui. Un filmato mostrava come una grande azienda può finire in un sottoscala di Londra, dove per poche sterline, un’impresa con migliaia di lavoratori si trasforma in una scatola vuota, senza più niente dentro. Come i nostri cervelli, dopo due ore fritte. Scatole vuote italiane, altro che cinesi. Di cinese è rimasta la tortura. Una lacrima, sempre quella, caduta dal soffitto, tutta la notte: tic, tic, tic.
Ma perché a parlare di chi non ha i soldi per arrivare alla fine del mese c’è chi ha i soldi per arrivare alla fine del secolo?
Tic, tic, tic…
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PERMALINK
giovedì 10 dicembre 2009 - ore 13:19
(categoria: " Vita Quotidiana ")
gran buon film, ma il libro resta sempre insuperato....
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