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E’ più esatto dire che...li sto rileggendo... [Pierre Riches]- La Fede è un bagaglio lieve;
D. Qual è l’atteggiamento più giusto per vivere una fede? R. Non avere mai tesi a priori o accettate ciecamente. Continuare a ragionarci sopra criticamente, cercando di capire la ragion d’essere di ciò che propone la fede e, se è il caso, rivedere le proprie tesi, perché solo così si può trovare la verità e sottoporla a verifiche e riprove.D. Gesù non dice nulla dell’Aldilà,perché? R. Sarebbe disastroso se ci avesse detto che non ci sono i cinema ma i semafori sì


- La vita segreta delle api [Sue Monk Kidd]


Maestro insegnaci a pregare [Padre Andrea Gasparino]Ogni "novità" di P. Gasparino è attesa ed accolta con gioia, come un "dono", da tantissimi giovani ed educatori. [...] In questo libro ritornano (ed era naturale) i temi cari a P. Gasparino [...] sono riprese, quasi alla lettera, molte delle riflessioni già pubblicate in un precedente volume della Elle Di Ci: La preghiera del cuore. ’’Pregare e’ un dono grande ed esigente. Non consiste nell’apprendimento di alcuna nozione: la preghiera e’ una vita.’’


Le omelie di Padre Aldo Bergamaschi
www.padrebergamaschi.com [...]il cristianesimo non è attuato o forse è attuato nelle singole persone, però appena usciamo dalla singolarità, o nella famiglia o nel sociale, vediamo tutto andare a pezzi, non c’è nemmeno l’ombra del Messaggio di Gesù. Questo sarà oggetto delle mie predicazioni future. Ciò accade - e la mia spiegazione resta ferma – perché il cristianesimo è caduto al rango di religione e non perché non è una rivelazione.[...]

Gli opuscoli di Padre Tornese
Li ho messi online tutti e 23





Sulla strada di Emmaus

Polvere... Incontri... Provocazioni...


’’Strada Statale Gerusalemme – Emmaus: siamo al tramontar della prima Pasqua.
Due viandanti - Cleopa e un altro - riflettono mesti. Tema di drammatica attualità: la morte di Gesù di Nazareth. Si parla di ciò che sta a cuore. Sta a cuore ciò che si cerca. Si cerca ciò che si ama.
Conclusione: ripercorrono un Amore.
Il Risorto s’accosta ma non li folgora: li istruisce e conforta. Li ha cercati e raggiunti per rincuorarli, correggerli e illuminarli.
Ma non attacca il discorso: varca la soglia con dolcezza, con una interrogazione semplice, discreta. "Di che cosa stavate discutendo lungo la via?" (Lc 24,17).
Converge sulla loro mestizia. L’incoraggia a parlare. Si conquista la fiducia.
Fa finta di volersene andar. Fa finta: piacevole un Dio che... Fa finta !
Entrano nella locanda. Lui spezza il pane: brividi che corrono sulla pelle.
Un messaggio in codice! Poi scompare.
E i due? Avevano iniziato il loro cammino con il passo stanco e depresso, adesso partono senza indugio, di corsa, verso Gerusalemme, ansiosi di dire a tutti che l’Amico è risorto: loro lo hanno incontrato.
Stanchi di camminare, iniziano a correre: contraddizioni tutte divine!

Ho comprato un pezzo di terra verso Emmaus.
Fra poco ti apro la porta.’’
don Marco Pozza



Dalla Parte dei Bambini

AMS ONLUS (associazione per la mobilitazione sociale)




Una Suora per Amica

[...]’’Uno dei luoghi della Terra Santa che mi sono rimasti più impressi è la "roccia dell’agonia". E’ una parte di roccia irregolare che spunta nel bel mezzo del presbiterio della Basilica delle Nazioni nell’Orto degli Ulivi. Lì ho potuto passare diversi minuti di preghiera con le mie mani appoggiate su quel sasso, quasi tentando di aggrapparmici, e ancora oggi, tre anni dopo, se chiudo gli occhi e ci penso, mi pare di avere le mani appoggiate in quel luogo dove Gesù ha sudato sangue e ha fatto la sua preghiera più difficile e straziante, chiedendo al Padre non di non soffrire ma di poter avere il suo aiuto se la sofferenza era nel suo progetto d’amore.’’[...]








WWW.IMITAZIONEDICRISTO.IT


Movimento dei Focolarini




"Nessuno sapeva quale sarebbe stato lo sviluppo di quest’opera: le circostanze verificatesi man mano l’hanno svelato. Anche la struttura del movimento più che suggerita da idee umane
è stata ispirata da un carisma, cioè da un dono di Dio"

"Vedi, io sono un’anima che passa per questo mondo.
Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle.
Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre
cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità."

Chiara Lubich


HO VISTO

Ipocrisia - Apparenza
Non fidarsi mai delle apparenze, neppure quando si tratta di devozione! Anche i cammelli si inginocchiano, anche i fonografi recitano preghiere e laudi, anche gli affettatori di cipolle piangono, anche i cani cadono in estasi . (Gianfranco Ravasi, Avvenire 9/9/2000).

n.b. La comprensione in Cristo va ’’oltre’’ e si domanda il perchè non solo delle cose ma anche dei comportamenti indotti da una cultura cristiana superficiale e la conseguente afonia del messaggio cristiano.


Questa rubrica dovrebbe intitolarsi ’’ ho Ri-visto’’ ho ri-visto un film che ri-vedrei per altre 200 volte per ri-scoprire ogni volta che è proprio una bella storia,’’ Pomodori verdi fritti alla fermata del treno ’’ Pomodori verdi fritti... La trama: Negli anni Trenta, nel profondo e razzista Sud degli Stati Uniti, le regole della società tradizionale imbrigliano senza pietà le donne ed i neri, avvilendone le speranze di emancipazione e occludendone gli spiragli di riscatto. Fra i tavoli del Whistle Stop Cafè, gestito dalla ribelle Idgie e dalla delicata Ruth, spuntano i germogli della lotta non violenta per il riconoscimento di eguali diritti, accanto ai piatti della specialità della casa serviti caldi: fette di pomodori verdi infarinate e rosolate nel grasso. La storia del legame d’amicizia fra le due giovani donne dell’Alabama irrompe in forma di racconto nella conoscenza fra una ottuagenaria che vive in un ospizio ed una signora frustrata a causa d’un matrimonio sonnecchiante. Mansueta ed apparentemente a proprio agio nella cornice d’un menàge che galleggia sulla consuetudine più desolante, Evelyn si dimostra allieva volenterosa d’una lezione di vita vecchia di sessant’anni, ma più che mai giovane, [...] Recensione di :Simona D’Alessio


Dalle interviste di pif a youtube ’’l’esperienza di Suor Anna’’
Suor Anna su Youtube



Sono entrati con prepotenza nel mio cuore due film che ho guardato in questi giorni, li inserirò nei miei classici preferiti e intramontabili, ho pianto come la fontana di Trevi prima che la colorassero di rosso
Into the wild
‘’ Il film racconta la storia del giovane idealista Christopher McCandless che, abbandonata la vita normale di tutti i giorni, va a vivere nella selvaggia Alaska. ‘’ il film è ispirato da una storia vera Il Trailer


Ogni cosa è illuminata
’’Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, J.S. Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista.’’ Recensione e storia del film
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Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio "
"Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola! "
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Non stare davanti a me,
potrei non seguirti;
non stare dietro di me,
potrei non esserti di guida;
ma, sta al mio fianco e
sii semplicemente mio amico.

Albert Camus



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lunedì 10 marzo 2008 - ore 06:34


Marco 8,27-38
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62; Sal 22; Gv 8,1-11 (C: 12-20) - Con te, Signore, non temo alcun male
Gen 4,1-12; Sal 16; Sap 1,12-16; Mc 8,27-38
Marco 8,27-38

27 Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?». 28 Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti». 29 Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». 30 E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.
31 E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. 32 Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. 33 Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
34 Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. 36 Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? 37 E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima? 38 Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi»




Siamo ad un momento importante del nostro cammino di fede, alla sequela del Vangelo secondo Marco. Ci viene proposto la professione di fede di Pietro, come stimolo e modello per la nostra professione di fede.
Chiediamo al Signore che apra il nostro cuore alla comprensione della sua Parola e soprattutto che ci doni, nella forza dello Spirito Santo, la gioia di aderire a lui con tutto il cuore e con tutta l’anima. Con il cap. 8 siamo esattamente a metà del Vangelo di Marco: si può dire che la prima grande sezione di quest’opera giunge al traguardo. Eravamo partiti con quell’interrogativo posto al momento del primo miracolo di Gesù: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!» (Mc 1, 27). Poi abbiamo cercato di seguire il Signore nel suo cammino, e quando ci è venuto incontro sulle acque del mare ci siamo sentiti dire quelle parole: «Coraggio, sono io, non temete!» (Mc 6, 50).

Adesso siamo noi che dobbiamo rispondere a Gesù. «Gesù parte con i suoi discepoli verso Cesarèa di Filippo», si dirige cioè al di fuori della Palestina, in un territorio in qualche modo in disparte, senza disturbi da parte delle persone che potrebbero. E lì Gesù pone la domanda fondamentale (ma non la pone subito); incomincia da lontano chiedendo: «Chi dice la gente che io sia?» (Mc 8, 27).

Si tratta di capire la varie opinioni che circolano su di Lui e di spiegare “il che cosa si dice”. Questa non è una domanda impegnativa perché è impersonale. Si tratta di parlare di qualcun altro, di quello che la gente pensa di Gesù. E i discepoli riportano diverse opinioni. A dire la verità non le riportano tutte; ce n’erano anche di più cattive nei confronti di Gesù: c’era chi lo considerava un indemoniato (Gv 7, 20) o chi lo considerava un pazzo (Mc 3, 21).

Ma i discepoli si fermano alle risposte positive: «Giovanni Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti» (Mc 8, 28). E si potrebbe dire: Gesù è riconosciuto come una grande persona che trasmette la parola di Dio, la Parola che illumina la vita dell’uomo e lo colpisce dentro al suo cuore in modo che sia come radiografato sotto lo sguardo di Dio. Attraverso i profeti, Dio si fa vicino e interpella l’uomo. Di Gesù la gente ha capito questo: nella parola umana di Gesù è Dio stesso che si fa incontro agli uomini e che illumina la loro esistenza. Ma questa risposta, per quanto grande, non basta. La gente dice: «è uno dei profeti, è come Giovanni Battista o come Elia». I profeti sono una linea aperta: ce né uno, poi un altro e poi un altro ancora. Gesù è semplicemente uno di questa linea aperta dei profeti?

La lettera agli Ebrei scrive nel suo prologo: «Dio, dopo avere parlato molte volte e in diversi modi ai nostri padri attraverso i profeti, in questi tempi, (che sono quelli definitivi, gli ultimi) ha parlato a noi nel suo Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose» (Eb 1, 1-2). Non significa semplicemente “uno” di una lunga fila di personaggi importanti: qui c’è qualche cosa di nuovo e di definitivo che bisogna imparare a riconoscere. Per questo la risposta della gente, bella, significativa e preziosa, non è però ancora sufficiente.

Allora, bisogna porre l’altra domanda: «E voi chi dite che io sia?» (Mc 8, 29a). Quel “voi” vuole sottolineato. Gesù si rivolge a persone che ha abbandonato il lavoro e tutte le sicurezze della vita precedente per seguire Lui. Hanno avuto fiducia e hanno scommesso la vita su di Lui. Poi hanno visto tutto quello che Gesù ha fatto: i suoi miracoli e soprattutto il modo in cui Gesù ha accostato i poveri e i peccatori. Hanno ascoltato le parole di Gesù, il suo annuncio del Regno di Dio. Ma poi soprattutto sono vissuti accanto a Gesù. Il Vangelo secondo Marco dice che Gesù li ha chiamati per questo: perché stessero con Lui e assorbissero la sua mentalità, il suo Spirito e, standogli accanto e condividendo con Lui le fatiche e le gioie della vita, potessero assimilare quello che Gesù aveva dentro di sé. Quindi, sono in grado di dare una risposta più completa che non gli estranei (la gente).

«E voi chi dite che io sia?» Il senso di questa domanda non è dottrinale, né si tratta di rispondere a una tesi di teologia e di manifestare la quantità di conoscenze che uno ha accumulato su Gesù. Teologicamente si potrebbe rispondere: Gesù è la seconda persona della SS. Trinità, fatto uomo. Il Concilio di Calcedonia dice: «È il Figlio di Dio, il Verbo eterno che vive in una natura umana e natura divina». Ma non è questo il senso della domanda. Il senso della domanda non è dottrinale ma esistenziale.
Non si tratta di sapere delle notizie, ma di verificare quanto è serio il rapporto stabilito con Gesù.
Il senso della domanda è: chi sono io per voi? Quanto valgo per voi? Quanto siete disposti a giocare per me e per le mie parole? Siete disposti a impegnare un anno o due della vostra vita? Siete disposti a impegnare il tempo della preghiera? Siete disposti a impegnare i pensieri o anche i sentimenti? I sentimenti o anche le scelte? Le scelte o anche le speranze? Che cosa e quanto della vostra esperienza siete disposti a giocare? Siete disposti a giocare i soldi o anche il successo o i progetti? «Voi, chi dite chi io sia?»

La risposta di Pietro è: «Tu sei il Cristo» (Mc 8, 29b). Dal punto di vista del contenuto delle parole la spiegazione sarebbe abbastanza semplice, vuol dire: tu sei il Messia, colui che i profeti avevano promesso e che Israele ha atteso attraverso i secoli. Quando i profeti supplicavano: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!» (Is 63, 19), chiedevano che Dio si manifestasse in mezzo agli uomini. Così noi riconosciamo che tu – Gesù – sei questa presenza della premura di Dio che come un pastore viene a guidare il suo popolo. Questo sarebbe il significato preciso delle parole.

Ma quello che la risposta vuole dire è ancora di più. Pietro in fondo non è ancora un grande teologo; avrà bisogno della Pasqua per riuscire davvero a capire l’identità di Gesù.
La riposta di Pietro si colloca ancora a livello esistenziale, come se dicesse: Forse non so esattamente chi tu sia, ma so che non posso staccare la mia vita da te. Posso dire: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6, 68). Posso dire: «Da quando sono vicino a Te mi sono sentito capito e amato, nel tuo amore ho riconosciuto l’amore infinito che circonda da sempre la mia vita, quell’amore che mi ha creato e che mi sostiene. So che da quando Ti seguo mi hai liberato da tante paure e da me stesso, e mi hai reso più capace di amare».

Tutto questo sta dentro alla professione di fede: «Tu sei il Cristo!». Significa che Pietro ha riconosciuto in Gesù come il condensarsi dell’amore infinito di Dio per gli uomini.
È vero che l’amore di Dio per l’uomo è scritto in ogni cosa: nel brillare delle stelle o nella bellezza di un filo d’erba; dentro alle gioie del nostro cuore o nel sorriso delle persone che ci vogliono bene; dentro a tutte le realtà che ci circondano e alla struttura profonda della nostra vita. Ma questo amore di Dio si è come condensato nelle parole e nelle opere di Gesù. Siccome l’amore di Dio è scritto nel mondo in lettere leggere (a volte non si riescono a decifrare perché l’esperienza del mondo è dura, faticosa da sopportare e non dice pienamente l’amore) e difficile da vedere, Dio ha scritto il suo amore in lettere capitali nella vita e nella morte di Gesù: nelle parole, nelle opere, nei gesti di guarigione e nell’atteggiamento di perdono con cui accoglieva i peccatori. Lì c’è l’esperienza di essere cercati, amati e perdonati, pensati e voluti da Dio. Quando Pietro dice: «Tu sei il Cristo!», vuole indicare il mistero dell’esperienza dell’amore di Dio attraverso l’amicizia di Gesù.

E nemmeno S. Pietro sa esattamente che cosa comporti quella professione di fede; tanto è vero che dopo la sua professione, «Gesù impone di non parlare di lui a nessuno. E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare» (Mc 8, 30-31). È la prima volta che Gesù parla della sua passione; lo fa adesso, dopo che Pietro ha fatto la professione di fede. Sembra quasi che Gesù per un po’ di tempo abbia addomesticato i suoi discepoli, abbia creato con loro un legame di fiducia e di amore e che, solo quando questo legame è stato sufficientemente solido, Gesù abbia messo avanti la prospettiva della passione e della morte. Prima probabilmente questa prospettiva li avrebbe spaventati. Adesso li mette in crisi e li obbliga a vedere quanto è impegnativo ed è compromettente il legame con Lui.


Quel «Tu sei il Cristo!» significa legare a Gesù tutta la propria esistenza.
Qualche cosa di simile avviene in quello che S. Paolo racconta di se stesso nella lettera ai Filippesi che abbiamo ascoltato, quando dice: «Fratelli se alcuno ritiene di poter confidare nella carne, io più di lui» (Fil 3, 4). Cioè: «Se qualcuno pensa di avere dal punto di vista umano delle doti, dei numeri da cui vantarsi, delle sicurezze a cui aggrappare la propria vita, io ne ho quanto lui e più di lui». E fa un elenco di queste sicurezze, anche dal punto di vista religioso: «Io sono un circonciso l’ottavo giorno, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da Ebrei, fariseo quanto alla legge; quanto a zelo, persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge» (Fil 3, 5-6). Vuole dire: «Se dal punto di vista religioso c’è qualcuno che può sentirsi in una botte di ferro, protetto dalla sua virtù e dalle sue opere, quello sono io». «Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo» (Fil 3, 7); cioè: La mia giustizia e la sicurezza che mi viene dalle mie opere non m’interessa più e nemmeno le mie capacità e realizzazioni. Quello che m’interessa è l’amore di Dio che mi è donato da Gesù Cristo. Quindi, non m’interessa quello che realizzo io, ma quello che Dio mi dona. Solo su questo, solo sull’amore gratuito di Dio manifestato in Gesù Cristo voglio mettere la mia sicurezza.

Dice Paolo: «Tutto reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge (non con quella sicurezza che mi deriva dall’aver fatto tante cose buone), ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede» (Fil 3, 8-9). È quella giustizia che mi è donata gratuitamente e liberamente per puro amore da parte di Dio, attraverso Gesù Cristo. Vuol dire: passare da una vita dove il fondamento è quello che io riesco a fare, a una vita dove il fondamento è quello che Dio mi ha donato in Gesù Cristo. Quello che io riesco a fare possono essere molte cose ma non sono mai sicuro di averne fatto abbastanza. E se io gioco la vita su questo, la vivo nell’angoscia e nell’ansia del dire: avrò fatto abbastanza? mi mancheranno ancora molte cose? Ma Dio non vuole una vita nell’ansia e nell’angoscia. Il fondamento è quello che Lui ti ha donato in Gesù Cristo.

Dice S. Paolo che, posto questo, la vita diventa una corsa, ma non ansiosa. Diventa un darsi da fare, un cammino libero per l’amore e non angosciato, con la paura di non avere mai fatto abbastanza. Per cui S. Paolo, dice: «Non che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo» (Fil 3, 12). Mentre Paolo scappava, Gesù Cristo gli è corso dietro e sulla via di Damasco lo ha raggiunto (cfr. At 9, 3-5). Da quel momento le parti si sono capovolte: ora è Paolo che si è messo a correre dietro a Gesù Cristo e cercherà di raggiungerlo, e tutta la sua vita sarà un andare dietro a Gesù Cristo. Gesù Cristo ha già raggiunto Paolo; adesso la vita è una risposta, è un cammino di amore verso il Signore e verso gli altri per amore del Signore.

Finalmente, dice il Vangelo di Marco, in questo cammino dietro al Signore bisogna mettere in conto la dimensione della croce: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mc 8, 34). È importante assumere questo insegnamento. Pietro ha fatto fatica: quando Gesù ha parlato della croce, Pietro ha reagito dicendo che non gli sarebbe dovuto capitare. Il discorso è: sei venuto a rivelare l’amore di Dio e noi vogliamo insieme con te immetterci dentro alla grande avventura dell’amore, che deve rinnovare e creare un mondo fraterno, di giustizia e di gioia. Perché questo deve comportare la croce e il fallimento? Forse che Dio non riesce a governare il mondo e a guidarlo verso una realtà di amore e di giustizia?

Eppure, misteriosamente, il cammino è proprio quello: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». C’è qualche cosa di duro da capire e soprattutto da accettare.
È fondamentalmente bella l’avventura dell’andare dietro a Gesù Cristo, perché è l’avventura dell’amore; però bisogna essere abbastanza disincantati, non illudersi del fatto che l’amore possa manifestarsi e trionfare facilmente. L’amore in questo mondo deve inevitabilmente scontrarsi con le ingiustizie e cattiverie.

La creazione di un uomo nuovo vuol dire “cambiare pelle”, e non è cosa che costi poco. Ci viene chiesto di portare la croce al seguito di Gesù, ed è questo che la rende sopportabile. La croce non viene cancellata come se non ci fosse, però viene detto che questa croce non sarà il fallimento della vita, ma la sequela di Gesù, quindi un cammino insieme con Lui, anzi, viene garantito: «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà» (Mc 8, 35).
La prima parte di questa frase è evidente: chi per forza vuole salvare la propria vita la perde (perché quotidianamente perdiamo la vita, un pezzetto ci viene portata via tutti i giorni, e uno può anche illudersi di tenersela stretta, ma non riesce a fermare il tempo, a bloccare la morte, a impedire il decadimento della propria vita). Dunque, se qualcuno tiene stretta la sua vita, la perderà. In questo non c’è da “scomodare” Gesù per capirlo.

Quello che c’è di nuovo è la seconda parte: salva la propria vita chi la dona per amore del Signore.
La vita siamo costretti a perderla, ma invece di perderla la possiamo donare. Così ci viene garantito che nel momento in cui la vita diventa dono, il Signore la custodisce e la fa vivere, le mette davanti una prospettiva di resurrezione e di gioia. Questo vuol dire il Vangelo: una speranza aperta all’uomo in mezzo alle tribolazioni e alle fatiche, in mezzo a questa croce inevitabile.

La professione di fede nel Signore vuol dire tutto questo. Se diciamo al Signore: «Tu sei il Cristo!», «Io credo in te», portiamo dentro di noi questa disponibilità. Nessuno di noi sa che cosa comporti esattamente la nostra professione di fede in Gesù. Questo ce lo insegnerà solo la vita, le esperienze che vivremo giorno per giorno. Quello che ci viene garantito è che la nostra professione di fede in Gesù ci mette definitivamente e indissolubilmente insieme con Lui.

Uno può anche rimandare la scelta alla fine della vita e dire: voglio prima verificare tutte le possibilità che ci sono, per vedere qual è la migliore. Pietro ha posto una professione di fede che ha deciso la sua vita una volta per tutte. “Una volta per tutte” non vuol dire che non avrà le sue fragilità, anzi ne avrà molte; ma quella professione di fede non verrà mai meno, sarà sempre la direzione della sua vita, l’orientamento delle sue scelte. È questo che ci viene chiesto: «La gente che dice che io sia?». «E voi, che mi conoscete meglio degli altri e più da vicino, che siete stati con me, che dite che io sia?».

Il silenzio
Il cammino di silenzio e di riflessione che facciamo è un tentativo di rispondere alla domanda: «Voi, chi dite che io sia?». Dobbiamo metterci davanti al Signore. Vale anche la pena che raccontiamo quello che la gente pensa di Lui. Prendiamo le cose da lontano, ma poi dobbiamo arrivare a rispondere: che cos’è per noi è il Signore? Dobbiamo ripercorrere la nostra vita e vedere che cosa abbiamo imparato di Gesù Cristo; che cosa Gesù Cristo ci ha fatto sperimentare come speranza o come croce. E di fronte alla conoscenza che abbiamo di Gesù Cristo, dobbiamo arrivare a dire: che cosa ne pensiamo? “Il mi fido di Te o no”. Oppure ho bisogno di un supplemento di inchiesta; ma a questo deve rispondere, in un modo e nell’altro, il nostro cuore, come risposta personale e impegnativa.FONTE

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- PERMALINK



domenica 9 marzo 2008 - ore 13:15


2 FILM
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Sono entrati con prepotenza nel mio cuore due film che ho guardato in questi giorni, li inserirò nei miei classici preferiti e intramontabili, ho pianto come la fontana di Trevi prima che la colorassero di rosso
Into the wild
‘’ Il film racconta la storia del giovane idealista Christopher McCandless che, abbandonata la vita normale di tutti i giorni, va a vivere nella selvaggia Alaska. ‘’ il film è ispirato da una storia vera Il Trailer


Ogni cosa è illuminata
’’Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, J.S. Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista.’’ Recensione e storia del film
Il Trailer




- PERMALINK



domenica 9 marzo 2008 - ore 05:31


Gv 11,1-45 «Il Maestro è qui e ti chiama».
(categoria: " Vita Quotidiana ")




V DOMENICA DI QUARESIMA
S. Francesca Romana (mf)
Ez 37,12-14; Sal 129; Rm 8,8-11; Gv 11,1-45 - Il Signore è bontà e misericordia
Es 14,21-30a; Cant Es 15; Ef 2,4-10; Gv 11,1-45

Giovanni 11,1-45
1 Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2 Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3 Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».

4 All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5 Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. 6 Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. 7 Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».

8 I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9 Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10 ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce». 11 Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo».

12 Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s’è addormentato, guarirà». 13 Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15 e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!». 16 Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

17 Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia 19 e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. 20 Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22 Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà».

24 Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell’ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». 27 Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».
28 Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama».

29 Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. 30 Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31 Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là». 32 Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».

33 Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34 «Dove l’avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35 Gesù scoppiò in pianto. 36 Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!». 37 Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».

38 Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. 39 Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». 40 Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato.

42 Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43 E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
45 Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.APPROFONDIMENTO

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Ti racconto la Parola




Giotto
Resurrezione di Lazzaro
1307-1318 San Francesco, Assisi (Basilica Inferiore - Cappella della Maddalena)

L’opera
Dopo i soggiorni di Roma, Rimini e Padova, Giotto tornò ad Assisi, per decorare la cappella della Maddalena, con le storie della santa, di Marta e di Lazzaro. Questo riquadro con la Resurrezione di Lazzaro è molto simile alla stessa scena raffigurata nella Cappella degli Scrovegni.
Qui però, rispetto a Padova, viene meno il senso di drammaticità dell’evento, i gesti delle figure sono pacati e l’aspetto di Lazzaro ha perduto il carattere mortuario. La minor tensione è compensata dal tono narrativo della scena, come evidenziato dalla scritta che suggella l’azione miracolosa di Cristo. Questo quadro è dunque una narrazione a tutti gli effetti, riportata da Giotto con assoluta fedeltà e realismo, pur ricordando sempre che «la pittura non è raccontare cose che potrebbero essere dette con le parole, ma rivelare valori intellettuali e morali che non potrebbero essere espressi se non con i colori» (Argan). FONTE





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sabato 8 marzo 2008 - ore 11:39


Gv 7,40-53
(categoria: " Vita Quotidiana ")



S. Giovanni di Dio (mf)
Ger 11,18-20; Sal 7; Gv 7,40-53 - Signore, mio Dio, in te mi rifugio
Ez 36,24-26; Sal 142; Rm 8,14-17; Mc 10,13-16


Giovanni 7,40-53
40 Una parte dunque della gente, udite quelle parole, diceva: «Questi è davvero il profeta». 41 Altri dicevano: «Questi è il Cristo». Altri, invece, dicevano: «Ma è forse dalla Galilea che viene il Cristo? 42 La Scrittura non dice forse che il Cristo viene dalla discendenza di Davide e da Betlemme, il villaggio dove stava Davide?» 43 Vi fu dunque dissenso, tra la gente, a causa sua; 44 e alcuni di loro lo volevano arrestare, ma nessuno gli mise le mani addosso.
45 Le guardie dunque tornarono dai capi dei sacerdoti e dai farisei, i quali dissero loro: «Perché non l’avete portato?» 46 Le guardie risposero: «Nessuno parlò mai come quest’uomo!» 47 Perciò i farisei replicarono loro: «Siete stati sedotti anche voi? 48 Ha qualcuno dei capi o dei farisei creduto in lui? 49 Ma questo popolino, che non conosce la legge, è maledetto!» 50 Nicodemo (uno di loro, quello che prima era andato da lui) disse: 51 «La nostra legge giudica forse un uomo prima che sia stato udito e che si sappia quello che ha fatto?» 52 Essi gli risposero: «Sei anche tu di Galilea? Esamina, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta».53 E ognuno se ne andò a casa sua.



La parola "Cristo" indica il "consacrato" di Dio, che avrebbe realizzato le attese definitive del popolo di Dio, portando la pace e la pienezza dei beni della salvezza.

Non tutti gli ascoltatori di Gesù vedono in lui il Cristo: alcuni ritengono impossibile tale riconoscimento per la sua provenienza dalla Galilea: la Scrittura infatti è molto esplicita a questo riguardo (cfr Gv 7,41-42).

Nella scena finale di questo capitolo, i sommi sacerdoti e i farisei argomentano allo stesso modo. La sentenza dei capi: "Dalla Galilea non sorge profeta" (v.52) chiude l’ultimo atto di questo dramma sull’origine del Messia.

In Gv 7,30 vi era già stato un tentativo per arrestare Gesù; esso però era andato a vuoto perché non era ancora giunta l’ora della sua passione e risurrezione. Anche in 7,44 il tentativo dei giudei non riesce.

La risposta delle guardie mette in risalto il fascino che emanava da Gesù. Nella loro semplicità questi uomini sono presi da stupore e da ammirazione per le parole di Gesù. I farisei invece reagiscono con stizza e manifestano apertamente la loro animosità e il loro accecamento. Per essi Gesù è un seduttore che abbindola la gente ignorante (cfr Gv 7,12; Mt 27,63).

L’arroganza dei farisei raggiunge il colmo quando considera maledetto il popolo che non conosce la Legge: si trattava di contadini, di analfabeti, di servi. Questo disprezzo dei dotti per gli ignoranti e gli umili è bene documentato negli scritti giudaici.

Non tutti i capi però condividevano questo atteggiamento ostile dei sommi sacerdoti e dei farisei. Nicodemo dissentì dal giudizio dei suoi colleghi ed ebbe il coraggio di prendere le difese di Gesù appellandosi alla legge mosaica. Nella Legge è prescritto di ascoltare le cause di tutti i fratelli senza avere riguardi personali (Lv 19,15; Dt 1,16-17) e di indagare con diligenza per evitare false testimonianze (Dt 19,15-20). I capi del popolo reagiscono alla contestazione di Nicodemo circa la legalità del loro atteggiamento e lasciano trasparire sdegno e irritazione.

In merito all’origine del Messia la Scrittura è chiara: il Cristo è un discendente di Davide (2Sam 7,12-16; Is 11,1-2; Ger 23,5-6; 33,15; Sal 89,5. 37) e deve sorgere da Betlemme di Giudea (Mi 5,1). Quindi il profeta di Nazaret non poteva essere assolutamente il Messia.

Giovanni ora può chiudere questa parte dello scontro tra Gesù e le autorità giudaiche, facendoci capire che la vita di Gesù è ormai volta verso l’epilogo della croce. FONTE




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sabato 8 marzo 2008 - ore 08:06


Mc 10,13-16’’Che significa «accogliere il regno di Dio come un bambino»? ’’
(categoria: " Vita Quotidiana ")




S. Giovanni di Dio (mf)
Ger 11,18-20; Sal 7; Gv 7,40-53 - Signore, mio Dio, in te mi rifugio
Ez 36,24-26; Sal 142; Rm 8,14-17; Mc 10,13-16

Marco 10,13-16
13 Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. 14 Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. 15 In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». 16 E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva.


Che significa «accogliere il regno di Dio come un bambino»?





Un giorno, delle persone conducono da Gesù dei bambini affinché li benedica. I discepoli vi si oppongono. Gesù s’indigna e ingiunge loro di lasciare che i bambini vadano a lui. Poi disse loro: «Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso» (Marco 10,13-16).
È utile ricordarsi che, un po’ prima, è a questi stessi discepoli che Gesù aveva detto: «A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio» (Marco 4,11). A causa del regno di Dio, hanno lasciato tutto per seguire Gesù. Cercano la presenza di Dio, vogliono far parte del suo regno. Ed ecco che Gesù li avverte che respingendo i bambini, stanno giustamente per chiudere davanti a loro la sola porta d’ingresso a quel regno di Dio tanto desiderato!

Ma che significa «accogliere il regno di Dio come un bambino»?

In generale si comprende così: «accogliere il regno di Dio come lo accoglie un bambino». Questo risponde ad una parola di Gesù che troviamo in Matteo: «Se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Matteo 18,3). Un bambino si fida senza riflettere. Non può vivere senza fidarsi di chi lo circonda. La sua fiducia non ha nulla di una virtù, è una realtà vitale. Per incontrare Dio, ciò che abbiamo di meglio è il nostro cuore di bambino che è spontaneamente aperto, osa domandare con semplicità, vuole essere amato.

Però si può anche comprendere la frase così: «accogliere il regno di Dio come si accoglie un bambino». In effetti, il verbo greco ha in generale il senso concreto d’«accogliere qualcuno», come si può costatare qualche versetto prima dove Gesù parla d’«accogliere un bambino» (Marco 9,37). In questo caso, Gesù paragona all’accoglienza di un bambino l’accoglienza della presenza di Dio. C’è una connivenza segreta tra il regno di Dio e un bambino.

Accogliere un bambino vuol dire accogliere una promessa. Un bambino cresce e si sviluppa. È così che il regno di Dio non è mai sulla terra una realtà completa, ma piuttosto una promessa, una dinamica e una crescita incompiuta. Poi i bambini sono imprevedibili. Nel racconto del Vangelo, essi arrivano quando arrivano, e a quanto sembra non è al buon momento secondo i discepoli. Tuttavia Gesù insiste che, poiché sono lì, bisogna accoglierli. È così che dobbiamo accogliere la presenza di Dio quando si manifesta, che sia il buono o cattivo momento. Bisogna stare al gioco. Accogliere il regno di Dio come si accoglie un bambino significa vegliare e pregare per accoglierlo quando viene, sempre all’improvviso, a tempo e fuori tempo.

Perché Gesù ha mostrato un’attenzione particolare ai bambini?



Un giorno, i dodici apostoli discutono per sapere chi è il più grande (Marco 9,33-37). Gesù, che ha capito le loro riflessioni, dice loro una parola disorientante che sconvolge e scuote le loro categorie: «Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti».

Alla sua parola Gesù unisce il gesto. Egli va a prendere un bambino. È forse un bambino che trova abbandonato all’angolo di una strada di Cafàrnao? Lo prende, lo «pone in mezzo» a quella riunione di futuri responsabili della Chiesa e dice loro: «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me». Gesù s’identifica con il bambino che ha appena abbracciato. Afferma che «uno di questi bambini» lo rappresenta il meglio, a tal punto che accoglierne uno di loro è come accogliere lui stesso, il Cristo.

Poco prima, Gesù aveva detto questa parola enigmatica: «Il figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini» (Marco 9,31). «Il figlio dell’uomo» è lui stesso, e allo stesso tempo sono tutti i figli d’uomo, cioè tutti gli esseri umani. La parola di Gesù può essere così compresa: «Gli esseri umani sono consegnati al potere dei loro simili».

Durante l’arresto e nei maltrattamenti inflitti a Gesù, si verificherà una volta di più, e in maniera drammatica, che gli uomini fanno ciò che vogliono con i loro simili che sono senza difesa. Che Gesù si riconosca nel bambino che è andato a prendere, non è allora motivo di stupore, poiché, così spesso, anche i bambini sono consegnati senza difesa a coloro che hanno potere su di essi.

Gesù mostra un’attenzione particolare ai bambini perché vuole che i suoi abbiano un’attenzione prioritaria per quanti mancano del necessario. Fino alla fine dei tempi, saranno i suoi rappresentati sulla terra. Quel che si farà a loro, è a lui, il Cristo, che lo si farà (Matteo 25,40). I «più piccoli dei suoi fratelli», quelli che contano poco e che si trattano come si vuole perché non hanno potere né prestigio, sono la via, il passaggio obbligato, per vivere in comunione con lui.

Se Gesù ha posto un bambino in mezzo ai suoi discepoli riuniti, è anche affinché essi accettino d’essere piccoli. Lo spiega loro nell’insegnamento che segue: «Chiunque vi darà un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa»
(Marco 9,41). Andando sulle strade per annunciare il regno di Dio, anche gli apostoli saranno «consegnati nelle mani degli uomini». Non sapranno mai prima come saranno accolti. Tuttavia anche per coloro che li accoglieranno con un semplice bicchiere d’acqua fresca, senza prenderli molto seriamente, saranno portatori di una presenza di Dio. fonte




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venerdì 7 marzo 2008 - ore 11:53


Festa della Donna, 8 marzo?
(categoria: " Vita Quotidiana ")




A me piace la festa della donna a dispetto di chi dice che non basta ricordarsene una volta all’anno dimenticandosi invece di chi se ne cura tutti i giorni, iniziando proprio dalla Madonna, per questi invece è un occasione in più. per gli altri è un luogo comune e una festa inutile ( forse perchè è inutile tutto il resto dell’anno(?) , ognuno interroghi se stesso.


Mi piace da morire questa canzone





Donne piccole come stelle
c’è qualcuno le vuole belle
donna solo per qualche giorno
poi ti trattano come un porno.
Donne piccole e violentate
molte quelle delle borgate
ma quegli uomini sono duri
quelli godono come muli.
Donna come l’acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c’è chi invece la prende a botte.
Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà.
Donna fatti saltare addosso
in quella strada nessuno passa
donna fatti legare al palo
e le tue mani ti fanno male.
Donna che non sente dolore
quando il freddo gli arriva al cuore
quello ormai non ha più tempo
e se n’è andato soffiando il vento.
Donna come l’acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c’è chi invece la prende a botte.
Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà





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venerdì 7 marzo 2008 - ore 01:53


Gv 7,1-2.10.25-30
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ss. Perpetua e Felicita (m)
Sap 2,1a.12-22; Sal 33; Gv 7,1-2.10.25-30 - Ascolta, Signore, il grido del tuo povero
Giorno aneucaristico

Giovanni 7,1-2
1 Dopo questi fatti Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più andare per la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
2 Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne;
Giovanni 7,10
Ma andati i suoi fratelli alla festa, allora vi andò anche lui; non apertamente però: di nascosto.
Giovanni 7,25-30
25 Intanto alcuni di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? 26 Ecco, egli parla liberamente, e non gli dicono niente. Che forse i capi abbiano riconosciuto davvero che egli è il Cristo? 27 Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». 28 Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure io non sono venuto da me e chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. 29 Io però lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». 30 Allora cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora.





• Lungo i capitoli dall’1 al 12 del vangelo di Giovanni, si scopre la progressiva rivelazione che Gesù fa di sé ai discepoli ed alla gente. Nello stesso tempo e nella stessa proporzione, aumenta la chiusura e l’opposizione delle autorità contro Gesù fino al punto di deciderne la condanna a morte (Gv 11,45-54). Il capitolo 7, che meditiamo nel vangelo di oggi, è una specie di bilancio a metà del cammino. Fa prevedere come sarà il risvolto finale.

• Giovanni 7,1-2.10: Gesù decide di andare alla festa dei Tabernacoli a Gerusalemme. La geografia della vita di Gesù nel vangelo di Giovanni è diversa dalla geografia negli altri tre vangeli. E’ più completa. Secondo gli altri vangeli, Gesù andò solamente una volta a Gerusalemme, la volta in cui fu preso e condannato a morte. Secondo il vangelo di Giovanni, Gesù fu per lo meno due o tre volte a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Per questo sappiamo che la vita pubblica di Gesù durò circa tre anni. Il vangelo di oggi informa che Gesù si diresse più di una volta a Gerusalemme, ma non pubblicamente. Di nascosto, poiché in Giudea i giudei volevano ucciderlo.

• Tanto qui nel capitolo 7 come anche negli altri capitoli, Giovanni parla dei “giudei”, e di “voi giudei”, come se lui e Gesù non fossero giudei. Questo modo di parlare rispecchia la situazione della tragica rottura che ebbe luogo alla fine del primo secolo tra i giudei (Sinagoga) ed i cristiani (Ecclesia). Lungo i secoli, questo modo di parlare del vangelo di Giovanni contribuì a far crescere l’anti-semitismo. Oggi, è molto importante prendere la distanza da questa polemica per non alimentare l’antisemitismo. Non possiamo mai dimenticare che Gesù è giudeo. Nasce giudeo, vive da giudeo e muore da giudeo. Tutta la sua formazione viene dalla religione e dalla cultura dei giudei.

• Giovanni 7,25-27: Dubbi degli abitanti di Gerusalemme riguardo a Gesù. Gesù si trova a Gerusalemme e parla pubblicamente alle persone che vogliono ascoltarlo. La gente rimane confusa. Sa che vogliono uccidere Gesù e lui non si nasconde davanti agli altri. Forse le autorità riconosceranno che lui è il Messia? Ma come Gesù può essere il messia? Tutti sanno che lui viene da Nazaret, ma del messia, nessuno sa l’origine.

• Giovanni 7,28-29: Chiarimento da parte di Gesù. Gesù parla della sua origine. “Voi sapete da dove vengo”. Ma ciò che la gente non sa è la vocazione e la missione che Gesù riceve da Dio. Lui non è venuto per volontà propria, ma come qualsiasi profeta è venuto per obbedire ad una vocazione, che è il segreto della sua vita. “Eppure io non sono venuto da me e chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io però lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato”.

• Giovanni 7,30: Non era ancora giunta la sua ora. Volevano prendere Gesù, ma nessuno gli mise le mani addosso, “perché non era ancora giunta la sua ora”. Nel vangelo di Giovanni chi determina l’ora ed il giro degli avvenimenti non sono coloro che hanno il potere, ma è Gesù. E’ lui che determina l’ora (cf. Gv 2,4; 4,23; 8,20; 12.23.27; 13,1; 17,1). Perfino appeso alla croce, è Gesù che determina l’ora di morire (Gv 19,29-30). fonte





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giovedì 6 marzo 2008 - ore 00:42


Mt 7,21-29 ’’Sulla sabbia o sulla roccia?’’
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Es 32,7-14; Sal 105; Gv 5,31-47 – Perdona, Signore, le colpe del tuo popolo
Gen 22,15-18; Sal 118; Pr 9,1-6.11-18; Mt 7,21-29

Matteo 7,21-29
21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
24 Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. 26 Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».
28 Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: 29 egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.



Sulla sabbia o sulla roccia?
’’ Come la casa fondata sulla roccia non crolla - così una vita costruita su GESÙ non crolla davanti ai problemi di questa vita! Chi vive con Gesù non ha paura del domani!’’





Su che cosa fondiamo la nostra esistenza, il nostro futuro, i nostri progetti? Sulla sabbia o sulla roccia? Gesù descrive due case, due fondamenta e un unico immancabile tornado di vento..
Su che cosa fondiamo la nostra vita, il nostro essere, il nostro futuro, i nostri progetti?
Sulla sabbia o sulla roccia? È diventato ormai proverbiale un modo così di parlare a partire da una bella immagine di Gesù che descrive due case, due tipi di fondamenta e un unico immancabile tornado di venti, acqua, fiumi in piena, che le mette a prova.
Siamo abituati di questi tempi a vederci franare addosso una riva, un pezzo di montagna, a vedere ingoiati in un attimo le fatiche di una vita, se non le vite stesse. E si grida sempre tutti al dissesto idrogeologico. La casa fondata sulla sabbia scompare e quella fondata sulla roccia rimane. Quella casa è la nostra vita, il nostro amore, i nostri progetti.
Che cosa è sabbia per la nostra vita? È l’apparenza, l’inganno, i soldi, la cattiveria, la superficialità, il disimpegno. Che cosa è sabbia per il nostro amore? È l’egoismo, il soggiogare l’altro e strumentalizzarlo, è la soddisfazione e il piacere fine a se stesso, è l’avventura, è costringerlo a una prova. È sabbia per i nostri progetti l’aver smesso di sognare, di credere con tenacia, di lavorare sodo per realizzarli. È sempre una grande delusione quando ti tocca restaurare la tua vecchia casa e ti accorgi che mancano le fondamenta! Sembra bella, ti richiama tanti ricordi, ma non potrà reggere più di tanto. Allora la tua fatica è tutta nel costruire pezzo a pezzo le fondamenta.
Si può ridare fondamenta a una vita senza senso, a una esistenza fatua, pronta a franare a ogni difficoltà? Si! Se si tratta di vere fondamenta che non sono certo l’alcol, o lo sballo o le sostanze chimiche o tutte le avventure che si fanno per dimenticare.
Anche l’amore fondato sulla sabbia può ritrovare dignità se ha il coraggio del chiedere perdono, della tenerezza, del rifarsi alla sua vera sorgente. Gesù dice che la roccia è la sua parola accolta e attuata.
Andiamo a cercare tante soluzioni ai nostri problemi di vuoto, leggiamo gli oroscopi, consultiamo maghi e fattucchiere. È ancora tutta sabbia. Ci serve una parola che dà speranza. Ma dove la trovo?
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giovedì 6 marzo 2008 - ore 00:39


Gv 5,31-47
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Es 32,7-14; Sal 105; Gv 5,31-47 – Perdona, Signore, le colpe del tuo popolo
Gen 22,15-18; Sal 118; Pr 9,1-6.11-18; Mt 7,21-29

Giovanni 5,31-47
31 Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; 32 ma c’è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace. 33 Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. 34 Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché possiate salvarvi. 35 Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce.
36 Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. 37 E anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me. Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, 38 e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato. 39 Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza. 40 Ma voi non volete venire a me per avere la vita.
41 Io non ricevo gloria dagli uomini. 42 Ma io vi conosco e so che non avete in voi l’amore di Dio. 43 Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste. 44 E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo? 45 Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; c’è già chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. 46 Se credeste infatti a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto. 47 Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».




Commento al Vangelo di Giovanni 5,31-47 di Sant’Afraate (?-circa 345), monaco e vescovo a Nìnive, nell’Iraq attuale

« Se credeste a Mosè, credereste anche a me »


Mosè è stato perseguitato, come Gesù è stato perseguitato.
Questi, appena nato, fu nascosto per non essere ucciso dai suoi persecutori; Gesù, appena nato, è stato spinto a fuggire in Egitto, perché Erode, suo persecutore, non lo uccidesse.
Nel giorno in cui nacque Mosè, i bambini furono annegati nel fiume; alla nascita di Gesù, hanno ucciso i bambini di Betlemme e dei dintorni.
A Mosè, Dio disse: “Sono morti quanti insidiavano la tua vita” (Es 4,19) e, in Egitto, l’angelo disse a Giuseppe: “Alzati, prendi con te il bambino e va’ nel paese d’Israele, perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino” (Mt 2,20).

Mosè fece uscire il suo popolo dalla schiavitù del Faraone; Gesù salvò tutti i popoli dalla schiavitù di Satana...
Quando Mosè immolò l’agnello, i primogeniti di Egitto furono uccisi; quando fu crocifisso, Gesù divenne l’agnello vero...
Mosè fece scendere la manna per il suo popolo; Gesù diede il suo corpo ai popoli.

Mosè rese dolci le acque amare con il legno; Gesù rese dolce la nostra amarezza, essendo crocifisso sul legno.
Mosè fece scendere la Legge per il popolo; Gesù diede dei Testamenti ai popoli.

Mosè vinse Amalek stendendo le mani; Gesù vinse Satana con il segno della croce.

Mosè fece scaturire l’acqua dalla pietra per il popolo; Gesù mandò Simon Pietro a portare il suo insegnamento ai popoli.
Mosè toglieva il velo dal suo volto per parlare con Dio; Gesù tolse il velo che era sul volto dei popoli, perché udissero e ricevessero il suo insegnamento (1 Cor 3,16).

Mosè impose la mano sugli anziani e ricevettero il sacerdozio; Gesù impose la mano sui suoi apostoli e ricevettero lo Spirito Santo.
Mosè salì sul monte e morì; Gesù salì in cielo e sedette alla destra del Padre. fonte




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mercoledì 5 marzo 2008 - ore 02:33


Mt 7,13-20
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Is 49,8-15; Sal 144; Gv 5,17-30 - Ricòrdati, Signore, del tuo amore
Gen 3,1-8; Sal 100; Pr 4,10-19; Mt 7,13-20

Matteo 7,13-20
13 Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; 14 quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!
15 Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. 16 Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? 17 Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19 Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 20 Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.




« LA PORTA STRETTA »


Ci sono domande che non aiutano a vivere la nostra fede. Per esempio quella postaa Gesù sul numero dei salvati, che riflette inutili discussioni tra i Rabbini del tempo.E’ una domanda che può portare solo ad esiti devianti , come:
- l’angoscia , che toglie la gioia alla fede,
- la presunzione che nasce da una semplice appartenenza ad un gruppo religioso,
- il disimpegno : se Dio è buono e salva tutti, perché vivere una onestà più esigente di quella che ubbidisce al costume diffuso? Bisogna liberarci da queste domande, perché il Vangelo non è un peso da cui liberarci se
sapessimo che non c’è la minaccia di un castigo. Sarebbe una visione povera e infantile della nostra fede, che invece dovrebbe trovare la sua gioia nella fedeltà. Il vangelo non ci impone un peso, ci offre piuttosto il dono grande di vivere la ricchezza anche umana del Progetto di Dio.
(*
Gesù ci libera da questi inutili problemi con una parola forte e impegnativa:“La salvezza è una cosa seria. Chiede una fedeltà coraggiosa alla Parola di Dio e alla coscienza. E’ preclusa agli operatori di ingiustizia”.
Questo è il senso forte del discorso di Gesù. La porta stretta non vuol dire che la salvezza è riservata a pochi (subito dopo Gesù, facendo eco alla pagina di Isaia,insinua piuttosto l’idea contraria: “verranno da oriente e da occidente e sederanno a mensa nel Regno di Dio”). Porta stretta vuol dire che la salvezza esige un impegno rigoroso e coerente , che dobbiamo vivere senza false sicurezze e presunzioni. Porta stretta, perché la fedeltà al Vangelo comportava, per i primi credenti, una difficile rinuncia a identificarsi con la cultura dominante, implicava, cioè, di fatto, uno stato di emarginazione nei confronti di larghi strati della società. Così alle origini.

Ma presto, con la diffusione del Cristianesimo, si è affievolito il radicalismo evangelico. Le comunità si sono insensibilmente adeguate alla mentalità diffusa . Per esempio, la conversione degli imperatori al Cristianesimo ha portato i cristiani ad accettare senza riserve la loro politica discutibile, le loro guerre, giudicando superata
l’obiezione di coscienza ..Così, la conversione dei ricchi ha attenuato la diffidenza verso la ricchezza ingiusta.
Ricuperando testi dell’Antico Testamento in cui la ricchezza è presentata come una benedizione di Dio, la ricchezza è diventata (e oggi più che mai) un’ambizione tranquillamente diffusa . Per mettere a posto la coscienza è sufficiente qualche gesto di carità (magari il proprio 8 per mille alla Chiesa, che non costa nulla), un modo comodo per eludere la riflessione seria sugli aspetti più discutibili del benessere egoistico .

Anche i moralisti hanno contribuito ad allargare questa mentalità, rendendo innocuo il vangelo. Un piccolo esempio. Gesù ha detto: “Invece di accanirvi in tanti inutili gesti rituali, come purificare bicchieri e piatti, pensate piuttosto a condividere con i poveri ciò che c’è sul piatto ”. Sfruttando il doppio senso del verbo latino superest (che può significare sta sopra e anche sovrabbonda ) molti interpreti hanno scelto la seconda accezione e hanno tradotto: “Date il superfluo” . Hanno scelto, cioè, la strada più larga e indolore che permette di non rinunciare a nulla, perché nella nostra mentalità nulla , o quasi, è superfluo. Anzi, ci manca sempre qualcosa di dovuto, perché ci confrontiamo sempre con i più ricchi, mai con i più poveri...

Ultimamente si sono messi ad allargare la porta anche gli uomini di cultura, scoprendo nel Vangelo valori umani universali. Cosa verissima, ma che nasconde un sottile tranello,In questo modo, infatti, hanno inaugurato la via larga della Civiltà Cristiana o, peggio, della Civiltà occidentale dalle radici cristiane. Tutti siamo in grado di cogliere la differenza che corre tra il messaggio evangelico (con le sue esigenze molto precise) e la civiltà cristiana occidentale. Quest’ultima è una strada così larga che offre spazio a tutti, tanto che un non-credente ha potuto scrivere che “non possiamo non dirci cristiani”. In questo strano cristianesimoci stanno anche gli agnostici che non si pongono problemi di fede, gli intellettuali di tutti i colori, gli affaristi senza scrupoli, i politici spregiudicati che si nascondono dietro a nobili ideali.

Anche noi portiamo il nostro contributo al diffuso impoverimento morale. Diciamo che “non bisogna esagerare”, che “qualche compromesso è inevitabile”, che “fanno tutti così”, che, infine, Dio è buono e “chiude un occhio”. Le esigenze del Vangelo restano oggetto di distratto ascolto domenicale, da prendere con riserva, magari per nutrire i nostri buoni sentimenti. Così marciamo tutti insieme ( tutti cristiani, naturalmente!) verso un mondo che ci fa paura e rischia l’imbarbarimento. Dov’è la follia del vangelo? I cristiani, mediamente, in che cosa si distinguono dagli altri? In nulla! Sono come tutti. Il loro vangelo è un sale scipito. Se fosse sale buono brucerebbe sulle ferite delle nostre incoerenze. Invece è del tutto indolore.

Qual è allora la porta stretta di cui parla il Signore? E’, per esempio, la pagina delle beatitudini, che mette in crisi i criteri che respiriamo ogni giorno intorno a noi, quando il Vangelo ci vuole liberi dalla ricchezza, capaci di preferire ad essa la fraternità e la crescita di tutti, solidali con la sofferenza degli altri, specialmente dei più deboli,
capaci di dare concretezza alla solidarietà con la condivisione, di volere una giustizia più grande di quella degli uomini della legge e di amare “come il Signore ci ha amati”. E’ diversa l’onestà accettata dalla mentalità diffusa da quella del Vangelo. Altro è amare come suggerisce il costume accettato, altro è amare “ come ci ha amati il Signore”. Sono due mondi completamente diversi.

Il Vangelo è la via stretta, difficile, ma capace di cambiare la nostra vita e di offrire una grande speranza per il futuro dell’uomo. Sarebbe drammatico tentare di renderla più facile. Se il Vangelo ha un senso è proprio quello di offrirci la possibilità di un’altra logica, rispetto a quella comunemente accettata.
Se non abbiamo il coraggio di questa logica diversa, noi siamo poveri cristiani. Il Signore ci salvi da questo impoverimento della nostra fede.


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