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E’ più esatto dire che...li sto rileggendo... [Pierre Riches]- La Fede è un bagaglio lieve;
D. Qual è l’atteggiamento più giusto per vivere una fede? R. Non avere mai tesi a priori o accettate ciecamente. Continuare a ragionarci sopra criticamente, cercando di capire la ragion d’essere di ciò che propone la fede e, se è il caso, rivedere le proprie tesi, perché solo così si può trovare la verità e sottoporla a verifiche e riprove.D. Gesù non dice nulla dell’Aldilà,perché? R. Sarebbe disastroso se ci avesse detto che non ci sono i cinema ma i semafori sì
- La vita segreta delle api [Sue Monk Kidd]
Maestro insegnaci a pregare [Padre Andrea Gasparino]Ogni "novità" di P. Gasparino è attesa ed accolta con gioia, come un "dono", da tantissimi giovani ed educatori. [...] In questo libro ritornano (ed era naturale) i temi cari a P. Gasparino [...] sono riprese, quasi alla lettera, molte delle riflessioni già pubblicate in un precedente volume della Elle Di Ci: La preghiera del cuore. ’’Pregare e’ un dono grande ed esigente. Non consiste nell’apprendimento di alcuna nozione: la preghiera e’ una vita.’’
Le omelie di Padre Aldo Bergamaschiwww.padrebergamaschi.com [...]il cristianesimo non è attuato o forse è attuato nelle singole persone, però appena usciamo dalla singolarità, o nella famiglia o nel sociale, vediamo tutto andare a pezzi, non c’è nemmeno l’ombra del Messaggio di Gesù. Questo sarà oggetto delle mie predicazioni future. Ciò accade - e la mia spiegazione resta ferma – perché il cristianesimo è caduto al rango di religione e non perché non è una rivelazione.[...] ![]()
Gli opuscoli di Padre Tornese
Li ho messi online tutti e 23![]()
Sulla strada di Emmaus
Polvere... Incontri... Provocazioni...
’’Strada Statale Gerusalemme – Emmaus: siamo al tramontar della prima Pasqua.
Due viandanti - Cleopa e un altro - riflettono mesti. Tema di drammatica attualità: la morte di Gesù di Nazareth. Si parla di ciò che sta a cuore. Sta a cuore ciò che si cerca. Si cerca ciò che si ama.
Conclusione: ripercorrono un Amore.
Il Risorto s’accosta ma non li folgora: li istruisce e conforta. Li ha cercati e raggiunti per rincuorarli, correggerli e illuminarli.
Ma non attacca il discorso: varca la soglia con dolcezza, con una interrogazione semplice, discreta. "Di che cosa stavate discutendo lungo la via?" (Lc 24,17).
Converge sulla loro mestizia. L’incoraggia a parlare. Si conquista la fiducia.
Fa finta di volersene andar. Fa finta: piacevole un Dio che... Fa finta !
Entrano nella locanda. Lui spezza il pane: brividi che corrono sulla pelle.
Un messaggio in codice! Poi scompare.
E i due? Avevano iniziato il loro cammino con il passo stanco e depresso, adesso partono senza indugio, di corsa, verso Gerusalemme, ansiosi di dire a tutti che l’Amico è risorto: loro lo hanno incontrato.
Stanchi di camminare, iniziano a correre: contraddizioni tutte divine!
Ho comprato un pezzo di terra verso Emmaus.
Fra poco ti apro la porta.’’
don Marco Pozza
Dalla Parte dei Bambini
AMS ONLUS (associazione per la mobilitazione sociale)
Una Suora per Amica
[...]’’Uno dei luoghi della Terra Santa che mi sono rimasti più impressi è la "roccia dell’agonia". E’ una parte di roccia irregolare che spunta nel bel mezzo del presbiterio della Basilica delle Nazioni nell’Orto degli Ulivi. Lì ho potuto passare diversi minuti di preghiera con le mie mani appoggiate su quel sasso, quasi tentando di aggrapparmici, e ancora oggi, tre anni dopo, se chiudo gli occhi e ci penso, mi pare di avere le mani appoggiate in quel luogo dove Gesù ha sudato sangue e ha fatto la sua preghiera più difficile e straziante, chiedendo al Padre non di non soffrire ma di poter avere il suo aiuto se la sofferenza era nel suo progetto d’amore.’’[...]
Movimento dei Focolarini
"Nessuno sapeva quale sarebbe stato lo sviluppo di quest’opera: le circostanze verificatesi man mano l’hanno svelato. Anche la struttura del movimento più che suggerita da idee umane
è stata ispirata da un carisma, cioè da un dono di Dio"
"Vedi, io sono un’anima che passa per questo mondo.
Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle.
Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre
cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità."
Chiara Lubich
Ipocrisia - Apparenza
Non fidarsi mai delle apparenze, neppure quando si tratta di devozione! Anche i cammelli si inginocchiano, anche i fonografi recitano preghiere e laudi, anche gli affettatori di cipolle piangono, anche i cani cadono in estasi . (Gianfranco Ravasi, Avvenire 9/9/2000).
n.b. La comprensione in Cristo va ’’oltre’’ e si domanda il perchè non solo delle cose ma anche dei comportamenti indotti da una cultura cristiana superficiale e la conseguente afonia del messaggio cristiano.
Questa rubrica dovrebbe intitolarsi ’’ ho Ri-visto’’ ho ri-visto un film che ri-vedrei per altre 200 volte per ri-scoprire ogni volta che è proprio una bella storia,’’ Pomodori verdi fritti alla fermata del treno ’’ Pomodori verdi fritti... La trama: Negli anni Trenta, nel profondo e razzista Sud degli Stati Uniti, le regole della società tradizionale imbrigliano senza pietà le donne ed i neri, avvilendone le speranze di emancipazione e occludendone gli spiragli di riscatto. Fra i tavoli del Whistle Stop Cafè, gestito dalla ribelle Idgie e dalla delicata Ruth, spuntano i germogli della lotta non violenta per il riconoscimento di eguali diritti, accanto ai piatti della specialità della casa serviti caldi: fette di pomodori verdi infarinate e rosolate nel grasso. La storia del legame d’amicizia fra le due giovani donne dell’Alabama irrompe in forma di racconto nella conoscenza fra una ottuagenaria che vive in un ospizio ed una signora frustrata a causa d’un matrimonio sonnecchiante. Mansueta ed apparentemente a proprio agio nella cornice d’un menàge che galleggia sulla consuetudine più desolante, Evelyn si dimostra allieva volenterosa d’una lezione di vita vecchia di sessant’anni, ma più che mai giovane, [...] Recensione di :Simona D’Alessio
Dalle interviste di pif a youtube ’’l’esperienza di Suor Anna’’
Suor Anna su Youtube
Sono entrati con prepotenza nel mio cuore due film che ho guardato in questi giorni, li inserirò nei miei classici preferiti e intramontabili, ho pianto come la fontana di Trevi prima che la colorassero di rosso![]()
Into the wild
‘’ Il film racconta la storia del giovane idealista Christopher McCandless che, abbandonata la vita normale di tutti i giorni, va a vivere nella selvaggia Alaska. ‘’ il film è ispirato da una storia vera Il Trailer
Ogni cosa è illuminata
’’Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, J.S. Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista.’’ Recensione e storia del film
Il Trailer
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Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio "
"Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola! " Hazrat Inayat Khan
Non stare davanti a me,
potrei non seguirti;
non stare dietro di me,
potrei non esserti di guida;
ma, sta al mio fianco e
sii semplicemente mio amico.
Albert Camus
PARANOIE
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giovedì 28 febbraio 2008 - ore 02:04
Gli domandavano un segno dal cielo -.Lc 11,14-23
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ger 7,23-28; Sal 94; Lc 11,14-23 - Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce
Gen 21,14-19; Sal 103; Pr 3,1-12; Mt 6,25-34
Luca 11,14-23
14 Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate. 15 Ma alcuni dissero: «È in nome di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». 16 Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. 17 Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. 18 Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl. 19 Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. 20 Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio.
21 Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. 22 Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l’armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino.
23 Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me,
disperde.![]()
Gli domandavano un segno dal cielo Dal blog di Luigi Accattoli
“Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo”: così Luca al capitolo 11, versetto 16. Gesù ha appena scacciato “un demonio che era muto” e ”uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate”. Meraviglia delle folle e dubbio metodico di “alcuni”. Leggo il Vangelo di Luca con un gruppo di ragazzi (proprio oggi arriviamo a questo versetto) e continuamente ci areniamo sui miracoli e sui demoni: oggi come allora la meraviglia e il dubbio sono la reazione corrente ai “segni” operati da Gesù. Si direbbe che il Signore non abbia trovato impaccio più frequente alla sua predicazione che la ricerca di prodigi da parte delle folle. E io posso dire che la curiosità sui miracoli e sui demoni alletta assai il mio piccolo uditorio e l’induce spesso a deviare dalla strada maestra, che sarebbe quella di una lettura che punta a cogliere compiutamente la figura di Cristo nei suoi gesti e nella sua parola. Immagino che vi sia un insegnamento in questa ricorrente tendenza a tentare Dio, cioè - come dice il versetto - a “metterlo alla prova”. Mi sono fatto l’idea che ascolta davvero il messaggio di Gesù solo chi riesce ad andare oltre la schermatura esercitata dalla passione umana per i “segni dal cielo”. Senza dimenticarli perchè anch’essi fanno parte del Vangelo, ma riuscendo ogni volta ad andare oltre. A guardare cioè al significato cui il segno rimanda, senza cedere alla tentazione di accontentarci del significante.
mercoledì 27 febbraio 2008 - ore 01:15
Matteo 5,17-19
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Dt 4,1.5-9; Sal 147; Mt 5,17-19 - Benedetto il Signore, gloria del suo popolo
Gen 35,1-7; Sal 15; Pr 3,13-18; Mt 6,19-24
Matteo 5,17-19
17 Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. 18 In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. 19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Mt 5,17-19![]()
La trasmissione fedele e ordinata del Vangelo,
attraverso la predicazione apostolica,
è la via per conoscere
la solidità degli insegnamenti ricevuti nella Chiesa
e rimanere così saldi nella fede in Cristo
.http://www.guaraldi.it/
mercoledì 27 febbraio 2008 - ore 01:12
Matteo 6,19-24
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Dt 4,1.5-9; Sal 147; Mt 5,17-19 - Benedetto il Signore, gloria del suo popolo
Gen 35,1-7; Sal 15; Pr 3,13-18; Mt 6,19-24
Matteo 6,19-24
![]()
19 Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; 20 accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. 21 Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.
22 La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; 23 ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!
24 Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona.
‘’Non potete servire a Dio e a mammona ‘’
Nessuno può servire a due padroni:
25 Febbraio 1990
Cari figli, vi invito all’ abbandono in Dio. In questo tempo desidero specialmente che rinunciate a quelle cose a cui siete attaccati e che danneggiano la vostra vita spirituale. Percio’, figlioli, decidetevi completamente per Dio e non permettete a satana di entrare nella vostra vita spirituale. Figlioli, Dio si offre in pienezza e voi potete scoprirLo e conoscerLo solo nella preghiera. Percio’, decidetevi per la preghiera. Grazie per aver risposta alla Mia chiamata.
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i messaggi della Madonna a Medjugorie
martedì 26 febbraio 2008 - ore 15:23
Preghiera
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Gesù di bontà e immensa grazia e misericordia
aiutaci di fronte a questa follia
che si è scatenata sui bambini
strappati alla vita già ancora
prima di incamminarsi nei suoi sentieri,
in modo atroce,
traditi probabilmente
da chi non si aspettavano di essere traditi
Gesù so pure che le loro anime sono gia da
tempo fra le tue braccia ma abbraccia pure a noi
che non comprendiamo, che sconcertati e paralizzati
confusi e addolorati dal male piu puro
dalla follia umana e satanica a cui
non possiamo rispondere se non supplicandoti.
non ti chiediamo già quello che fai da sempre
tenere in conto la vita dei bambini
Proteggili tienili sempre con te dovunque saranno,
Proteggili
e a noi salvaci
salvaci dalla follia...
salvaci dall’indifferenza
preservaci dalla mancanza di Fede
e infondi in noi la Speranza..anche davanti all’imponderabile
anche davanti all’incomprensibile
salvaci.
amen
martedì 26 febbraio 2008 - ore 00:09
Matteo 18,21-35 ’’ settanta volte sette’’
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Dn 3,25.34-43; Sal 24; Mt 18,21-35 - Sàlvaci, Signore, tu che sei fedele
Gen 2,8-9.15-17; Sal 129; Pr 8,32-36; Mt 6,16-18
Matteo 18,21-35
21 Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». 22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
23 A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. 24 Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. 25 Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. 26 Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. 27 Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! 29 Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30 Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
31 Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. 33 Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? 34 E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. 35 Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».![]()
Un cammino difficile quello del perdono, direi impossibile a volte, in certe situazioni è un carico troppo pesante per i nostri umani sentimenti, non aspettavi un qualche commento buonista sul perdono, trovato quà e là in rete poichè trovo siano veramente pochi quelli che ne sanno parlare dopo ciò che ci ha detto Gesù nel vangelo, e quei pochi probabilmente li ho già presi in considerazione, Uno è senzìaltro Gesù esempio di perfetto perdono...senza essere ripetitivi dunque posterò
solo qualche pensiero con molto pudore e con la consapevolezza di sapere cià che ho sopra scritto, Tutti vogliamo essere perdonati pochi lo sanno fare veramente, c’è sempre qualcosa che ci allontana che appesantisce la nostra anima e che schiaccia il nostro cuore, c’è sempre un fastidio diffuso su questo concetto, c’è sempre un fraintendimento piu che generale, c’è sempre una scusa spesso
nondimeno quando il perdono è piu di tutto questo, una parola
perché non affidare tutto a Gesù Cristo? Lui ha un cuore grande, comprende tutto e accoglie tutti i nostri pesi impossibili, sostenendoci nel cammino, sollevandoci quando ci sentiamo schiacciati…
Per non morire, per sopravvivere per non subire ulteriormente...per non continuare a vivere nello stesso crimine perpetratoci... perchè questo è non perdonare, vivere perennemente lo stesso crimine, lo stesso sopruso, la stessa ingiustizia...vivere perennemente senza il respiro della pace...
. Bisognerebbe evitare di pensare alle persone verso cui si prova odio o rancore. Esse, se non le . perdoniamo, diventano i nostri padroni, ci vengono in mente quando mangiamo, rovinandoci il pasto; quando siamo a letto guastandoci il sonno; quando ci rilassiamo, riportandoci ansia ed agitazione. (Mario Rizzi).
. Dopo un po’ impari
la sottile differenza
tra tenere una mano
e incatenare un’anima.
E impari che l’amore
non è appoggiarsi a qualcuno
e che la compagnia non è sicurezza.
E inizi a imparare
che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.
E cominci ad accettare
le tue sconfitte
a testa alta e con gli occhi aperti,
con la grazia di un adulto
non con il dolore di un bimbo.
E impari a costruire
tutte le tue strade oggi,
perché il terreno di domani
è troppo incerto per fare piani.
Dopo un po’ impari
che anche il sole scotta
se ne prendi troppo.
Per ciò pianti il tuo giardino
e decori la tua anima
invece di aspettare
che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi
davvero sopportare
che sei davvero forte
e che vali davvero
Marco Lombardozzi
martedì 26 febbraio 2008 - ore 00:08
Matteo 6,16-18
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Dn 3,25.34-43; Sal 24; Mt 18,21-35 - Sàlvaci, Signore, tu che sei fedele
Gen 2,8-9.15-17; Sal 129; Pr 8,32-36; Mt 6,16-18
Matteo 6,16-18
16 E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
17 Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, 18 perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
’’IL PADRE TUO CHE È NEL SEGRETO...’’![]()
lunedì 25 febbraio 2008 - ore 00:53
Maria nel silenzio dell’anima - Luca 4,24-30
(categoria: " Vita Quotidiana ")
2Re 5,1-15; Sal 41 e 42; Lc 4,24-30 - Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza
Gen 18,20-21.23-32; Sal 144; Pr 30,5-9; Mt 6,7-15
Luca 4,24-30
24 Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. 25 Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26 ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. 27 C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».
28 All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; 29 si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. 30 Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò. Link d’approfondimento al testo evangelico
Maria nel silenzio dell’anima
Dall’episodio del ritrovamento di Gesù nel tempio trascorsero altri diciotto anni; poi il Figlio di Dio diede inizio alla sua attività pubblica. In questi diciotto anni Gesù divenne un uomo e lo divenne anche e soprattutto grazie agli insegnamenti della madre e del padre. Molto probabilmente Giuseppe morì prima che suo figlio incominciasse a predicare la Parola di Dio lungo le polverose strade della Palestina. Nel Vangelo non è tramandata con certezza questa informazione, ma pare in ogni caso che sia presumibile pensare in questi termini di Giuseppe perché non è più menzionato nei passi successivi.
Come deve essere stato, in ogni caso, quel momento per Maria e per Gesù? Maria aveva perso il compagno della sua vita mentre Gesù aveva perso quel padre terreno che lo aveva protetto e custodito e che gli aveva insegnato tutto quello che egli, fino a quel momento, conosceva per vivere e sopravvivere nel mondo.
L’uomo che aveva badato a custodire il segreto di quel parto verginale per opera dello Spirito Santo li aveva improvvisamente lasciati.
Maria si strinse forte a Gesù e piansero… Giuseppe non era più con loro.
L’evangelista non narra niente a proposito e forse è un bene. Credo sia stato un atto di carità nei loro confronti lasciare che questo dolore, così personale ed intimo, fosse lasciato solo alla loro memoria eterna ed ai loro cuori perfetti.
Nel momento in cui Giuseppe si spense Maria si rese perfettamente conto che gli era rimasto solo più il suo Gesù e se lo strinse forte a sé; ben sapendo che sarebbe, alla fine, giunto il giorno in cui avrebbe perso anche lui.
Maria era perfettamente cosciente che Gesù, nonostante ella fosse sua madre, non apparteneva a lei ma apparteneva a Dio e che sarebbe giunta l’ora in cui Dio avrebbe chiesto a suo Figlio di iniziare la sua missione pubblica.
Quel giorno venne quando Gesù raggiunse l’età di trent’anni.
Anche questo episodio non è narrato nel Vangelo di Luca, ma sarebbe stato superfluo. Meditare sul giorno in cui Gesù si allontanò da casa sua per andare incontro alla volontà del Padre ci conduce vicinissimi alla effettiva realtà dei fatti. Questo perché tutti noi conosciamo le mamme poiché tutti hanno avuto una mamma. E le mamme sono tutte uguali, oggi come allora. Le mamme non cambiano mai perché i figli costano gli stessi sacrifici, sempre. Maria quel giorno si sentì come quando aveva perso suo marito Giuseppe, si sentì morire dentro e capì che era veramente rimasta sola. A parte Dio non vi era più nessuno sulla terra a prendersi cura di lei. Il Figlio di Dio doveva andare dove Dio lo chiamava.
Maria, seppur con il cuore trafitto dal dolore, non si oppose. Ebbe fede e pregò.
Nonostante nel piccolo paese di Nazareth i parenti, gli amici ed i conoscenti la deridevano e la compativano. Essi non potevano capirla.
Non potevano comprendere il perché Gesù, suo figlio, fosse andato via lasciandola sola per andare di paese in paese farneticando di essere il Figlio di Dio. Per loro Gesù era sicuramente matto, era un figlio snaturato senza il minimo briciolo di cuore perché nessun figlio lascia la propria madre da sola per fare il mendicante in giro per il mondo raccontando frottole alla gente.
E che frottole! Loro lo conoscevano bene Gesù. Lo avevano visto nascere, crescere e diventare uomo. Lo avevano visto e bene anche. Lui era il figlio del falegname, era quello che andava dove avevano bisogno di lui. Quando avevano bisogno di lui.
Gesù era colui che aveva rifatto il tavolo a Tizio e che aveva sistemato le assi di legno a Caio; Gesù era colui che aveva anche riso e scherzato con il figlio di Tizio e di Caio ed era quello che una volta, da ragazzino, si era addirittura perso andando a Gerusalemme per la festa di Pasqua e per tre giorni i genitori lo dovettero cercare e quasi morivano di crepacuore.
Gesù era tutto questo anzi, era solo questo e tutti, ma proprio tutti coloro che lo avevano conosciuto, ridevano di lui e si comportavano falsamente con sua madre. Alla fontana le donne facevano finta di niente ma poi quando Maria passava oltre tutte, ma proprio tutte, spettegolavano e la consideravano una poveraccia disperata e misera.
Come si dice adesso: ”il paese è piccolo e la gente mormora”; possiamo essere più che certi che a Nazareth la gente mormorava parecchio l’atteggiamento di Gesù e non potendo incolpare Giuseppe, solo perché era morto, non avevano altro con cui prendersela che con la povera Maria.
Che cosa dovette sopportare Maria solo lei può veramente saperlo. Ma umilmente ci accostiamo, in doverosa ed umile punta di piedi, a questo suo dolore per confortarla e comprenderla meglio anche e soprattutto oggi.
Il vero problema, per gli abitanti di Nazareth, non era tanto cosa Gesù facesse della sua vita e dove egli si recasse nei suoi cammini. Il problema era quello che Gesù diceva. Se Gesù rischiava la propria vita andando a dire in giro di essere il Figlio di Dio i suoi vecchi compaesani rischiavano la reputazione, già di per sé molto bassa, e magari anche problemi più grossi. Era questo il vero punto della questione. I nazareni non avevano certamente voglia di passare dei guai con la loro legge religiosa o con quella romana. Non volevano essere additati ed accomunati con quel pazzo che avevano visto crescere nel loro paese; non volevano essere visti come sostenitori di quelle falsità. Per loro era una vergogna da sopportare perché poi in tutta la Palestina, al passaggio di un nazareno, chiunque li avrebbe derisi…e magari sarebbe andato anche oltre.
Tutto sarebbe potuto accadere con un uomo che andava in giro per le sinagoghe professandosi Figlio di Dio… e nazareno. Passi che una persona lasci il proprio paese e la propria attività perché la testa non gli funziona più tanto bene, passi che quest’uomo lasci anche sola sua madre così in fondo si ha qualcuno su cui sparlare; ma che questo individuo porti anche dei problemi alla comunità intera non era proprio concepibile.
Ma siccome Gesù non era presente fisicamente per fargliela pagare ecco che, in un modo o nell’altro, la persona su cui sfogarsi c’era ed era anche un facile bersaglio: sua madre Maria.
Per fare questo non era necessario andare davanti alla sua porta tutti i giorni per deriderla e magari farle anche un po’ di paura. L’uomo è molto più perfido e subdolo.
Bastava evitare di rivolgergli la parola, evitare di fargli un piacere, evitare di dargli una mano nel bisogno (e una donna sola, di bisogno, ne aveva sempre molto), evitare di dare un conforto, evitare di dire una parola affettuosa, evitare d’essere gentili, evitare di chiedere come stava, evitare di sapere se aveva bisogno di qualcosa, evitare di incontrarla, evitare…di farla sentire amata e rispettata in modo da non amare e rispettare neanche il figlio.
Ma Gesù, che nella sua onnipotenza divina e nella sua sensibilità umana conosceva bene i patimenti di sua madre per causa sua, decise di iniziare la sua predicazione proprio in Galilea per poi recarsi a Nazareth. In questo modo sarebbe stato vicino, per quel poco che ancora poteva, a sua madre.
L’avrebbe confortata con la sua presenza anche se la visita di Nazareth, tecnicamente parlando, non era in modo specifico dedicata a lei. Gesù, così facendo, avrebbe messo in chiaro i suoi rapporti con i suoi compaesani ed avrebbe confortato spiritualmente sua madre. Gli avrebbe fatto comprendere che lui era veramente consapevole di quello che faceva e diceva e che non doveva preoccuparsi per la sua salute e la sua sicurezza. Per una madre queste sono le principali preoccupazioni e Gesù, da figlio, lo comprendeva bene.
Maria non soffriva per sé, per quello che la gente diceva o faceva nei suoi confronti, ma soffriva unicamente per il pensiero che le correva sempre a suo figlio non sapendo, a parte le voci che giungevano sporadicamente a Nazareth, delle sue effettive condizioni.
Maria avrebbe preferito stare sempre vicina a Gesù ma capiva che non avrebbe potuto perché egli, in quel momento, doveva andare da solo per le strade a portare la Parola di Dio di cui Lui era il Verbo che si era incarnato in lei trenta anni prima.
Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione;
egli, nella sua sapienza perfetta, preferì che fossero le voci su di lui e la sua fama ad annunciarlo, piuttosto che recarsi direttamente ed improvvisamente nel suo paese. Volle tornare a Nazareth in modo, possiamo dire, plateale. Attese che la sua fama fosse diffusa in tutta la regione dove insegnava nelle sinagoghe e tutti ne facevano le lodi. Tutti tranne i nazareni. Per loro Gesù era e rimaneva un pazzo perché lo conoscevano bene e ciò che egli diceva non era la realtà.
Anche Maria, però, conosceva bene Gesù e quando le arrivava qualche notizia il suo cuore gioiva ed esultava. Maria sapeva bene che suo figlio non era impazzito, era solo giunto il momento di rendere gloria a Dio. Sempre più spesso le ritornavano alla mente le parole dell’angelo che trent’anni prima le aveva detto: ”Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.
Maria sapeva bene che quell’avvenimento non lo aveva sognato ma era stato concreto e reale. Lo aveva sempre saputo e lo aveva tenuto nel silenzio dell’anima, insieme alla sua famiglia, per tutti quegli anni.
Nel silenzio delle mura della sua piccola casetta, che era diventata dopo la partenza di Gesù ancora più vuota, Maria viveva nel cuore gli avvenimenti che Gesù viveva nella vita. Il legame di una madre e di un figlio non si spezza mai. Non può spezzarsi mai. Anche se le distanze diventano insormontabili nulla può dividere gli spiriti. Maria e suo figlio vivevano la loro missione rimanendo uniti nello spirito: l’uno predicando e l’altra pregando, l’uno camminando sulle strade di Dio e l’altra inginocchiandosi davanti a Dio, l’uno con la Parola e l’altra con il silenzio.
Giunse così il giorno in cui Gesù si recò a Nazareth, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere.
L’evangelista è chiaro nella sua descrizione del fatto, egli si sofferma su una precisazione particolarmente importante: ”secondo il suo solito”.
Questa precisazione ci serve per comprendere quanto fosse, per gli ipocriti dottori della legge, questo comportamento ritenuto offensivo e contrario ai precetti. Di sabato non era lecito insegnare ma Gesù voleva dimostrare che lui era il Signore del Sabato. Com’era solito fare nelle altre sinagoghe così fece anche nella sinagoga di Nazareth; sarebbe stato impossibile che Gesù si comportasse diversamente dal solito solo perché era a casa sua. La sua missione salvifica non si modificava secondo la parentela, di un’amicizia o di una convenienza personale. Egli era e doveva essere coerente sino all’inverosimile. In tutto. Niente doveva scalfire la sua Potenza e la sua Parola. Neanche il fatto che si trovasse in mezzo ai suoi parenti ed ai suoi vecchi amici d’infanzia, neanche il fatto che in quel paese aveva lasciato la propria madre e quindi poteva farle ulteriormente rischiare la reputazione, la tranquillità ed anche la vita stessa.
Ci domandiamo, a questo punto, se sua madre si recò nelle vicinanze della sinagoga per scorgere, almeno da lontano, suo figlio. A Nazareth lo sapevano tutti perché quell’avvenimento era stato anticipato dalla fama che ormai aveva Gesù, come abbiamo visto, in tutta la regione. Forse la prudenza di Maria, non tanto per sé stessa ma quanto per evitare ulteriori problemi a Gesù, ci porterebbe a dedurne che non abbia assistito a quell’episodio. Maria era tutto per gli altri ed ogni suo gesto, ogni sua azione, doveva comportare un bene e mai un male. Probabilmente recarsi nelle vicinanze della sinagoga avrebbe comportato un male ulteriore per Gesù perché avrebbero potuto indicarla come la responsabile, essendo la madre, delle farneticazioni del figlio.
Ma sapere questo particolare non modifica affatto ciò che accadde nella sinagoga.
Gesù si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo, trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
e predicare un anno di grazia del Signore.
Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette.
Gesù era lì, all’interno della sinagoga di Nazareth, seduto al centro. Lui guardava loro e loro guardavano lui. In un’attesa che sembrava non avere fine.
Tutti pensavano la stessa cosa: “Adesso dovrà dichiararci la verità e dovrà ammettere che è solo il figlio del falegname. Dovrà ammettere che si è inventato tutto…e se lo fa, magari, saremo anche in grado di perdonare lui e sua madre. In fondo tutti possono momentaneamente sbagliare...”
Gesù conosceva questi pensieri, leggeva in tutti i cuori ed in tutte le menti. Ma loro non lo sapevano. Gli occhi di Gesù erano limpidi, sereni e senza la minima ombra di preoccupazione mentre gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Era superfluo, per l’evangelista, aggiungere che quegli occhi che lo fissavano erano pieni d’ipocrisia e derisione.
Gesù, al momento giusto, incominciò il suo discorso dicendo: “Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi” . Poi proseguì con le sue affermazioni e le sue argomentazioni. Tutti erano stupiti delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e si meravigliavano dicendo: ”Non è il figlio di Giuseppe?”. Gesù rispose a questa affermazione dicendo: ”Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”.
Difatti egli sapeva che i miracoli fatti a Càfarnao ed in altri luoghi della Galilea erano giunti agli orecchi dei suoi compaesani ed inoltre sapeva anche molto bene che si erano radunati tutti nella sinagoga non tanto per sentirlo parlare quanto per vedergli fare dei miracoli. Era questa la grande lotta che Gesù doveva vincere in quella sinagoga. Fargli comprendere che non erano tanto i suoi miracoli la cosa essenziale quanto il comprendere la Parola di Dio che si esprimeva per mezzo suo.
Gesù aggiunse, per meglio evidenziare la questione: ”Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro”. Gesù divenne chiaro e con le sua affermazioni fece capire a tutti i presenti che per loro non vi sarebbero stati segni dal cielo se non unicamente le sue parole. Era importante che lo capissero per fare in modo che meditassero bene sul perché non era possibile fare miracoli, per un profeta quanto per il Figlio di Dio, nella propria patria. Vi era mancanza totale di fede. Loro avrebbero dovuto guardare Gesù con gli occhi dell’anima e non con quelli del corpo come invece facevano. Erano avidi di miracoli perché erano legati più alle cose della terra che non a quelle dello Spirito dove invece, a loro insaputa, si compiono i più grandi miracoli.
Possiamo affermare che Gesù ci provò. Tentò di richiamarli all’ordine delle cose: prima le cose del cielo e poi quelle della terra. Ma fu tutto inutile. All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Possiamo essere più che certi del fatto che, se Maria non era nei pressi della sinagoga, sicuramente le urla di tutta quella folla le aveva sentite ugualmente. “Tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno”, ciò significa che una gran massa di persone, più quelle che si saranno aggiunte dopo per curiosità, si erano accanite su di lui per condurlo sul ciglio del monte e buttarlo di sotto. Maria vide quello che stavano per fare i suoi parenti, i suoi amici e tutti i suoi conoscenti. Pregò in cuor suo perché non gli facessero niente di male. Pregò il Signore che lasciassero stare suo figlio, il suo Gesù. Ma il Signore sapeva bene che non era ancora giunto il suo momento e Gesù stesso comprendeva che quello era solo l’inizio dei suoi dolori. Difatti, egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.
lunedì 25 febbraio 2008 - ore 00:51
Matteo 6,7-15
(categoria: " Vita Quotidiana ")
2Re 5,1-15; Sal 41 e 42; Lc 4,24-30 - Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza
Gen 18,20-21.23-32; Sal 144; Pr 30,5-9; Mt 6,7-15
Matteo 6,7-15
7 Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. 8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. 9 Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
10 venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11 Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12 e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13 e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
14 Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; 15 ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.
L’ARTE CANTA PADRE NOSTRO
’VOI SIETE IL SALE DELLA TERRA’’MT 5,13-16
domenica 24 febbraio 2008 - ore 01:03
Gesù Cristo Uomo e Dio -Giovanni 8,31-59
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Fonte Donato Calabrese
III DOMENICA DI QUARESIMA
Es 17,3-7; Sal 94; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42 - Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce
Es 34,4-10; Sal 105; Gal 3,6-14; Gv 8,31-59
Giovanni 8,31-59
Giovanni 8,31-59 (CLICCA PER LEGGERE IL VANGELO))
CLICCA PER LEGGERE IL COMMENTO di don Stefano Varnavà
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«In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono »
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Gesù Cristo Uomo e Dio di Donato Calabrese
Gesù è proclamato ed invocato come Signore e Cristo e professato come Figlio di Dio. Questi aspetti peculiari di come i suoi stessi discepoli si rivolgono a lui costituiscono “una prospettiva imprescindibile per una penetrazione del mistero di Dio rivelato nella storia straordinaria dell’uomo Gesù”. Gli stessi titoli di Cristo e Signore esprimono uno stadio abbastanza arcaico della cristologia apostolica...”(M. Bordoni, Gesù Cristo, in Nuovo Dizionario di Teologia, Ed. Paoline, sesta edizione 1991, 550).
Il termine Cristo, in ebraico Messia, appare poche volte nei Detti evangelici di Gesù. Infatti lo troviamo 30 volte presente in tutti i vangeli, mentre negli altri libri del Nuovo Testamento è presente ben 465 volte. Quindi appare chiaramente come, in seguito all’esperienza della Pasqua, sia avvenuto uno sviluppo semantico di tale parola, che assume il significato che conosciamo oggi: Gesù il Cristo, cioè Messia di Israele che è morto ed è risorto.
Ben più diffuso ed importante è il titolo di Signore, in greco Kyrios, dall’ebraico Adonai, il termine sostitutivo del tetragramma sacro IHWH, che nessuno poteva pronunciare. Lo troviamo nella comunità cristiana di lingua aramaica, dove il termine Maranatha”(1Cor 16,22; Ap 22,20) esprime l’invocazione dei discepoli per la venuta del Signore alla fine dei tempi. Infatti, proprio il termine “Maranatha” chiude tutta la rivelazione biblica: “Colui che attesta queste cose dice: «Sì, verrò presto!». Amen. Vieni, Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!” (Ap 22,20-21).
Il termine Maranatha esprime la più antica formula liturgica che presenta il titolo Signore , e “affonda le radici anteriormente alla pasqua: l’appellativo «mari» è riferito a Gesù nella sua vita terrena in qualità di re messianico (Mc 12,36-37; Mt 22,43-45; Lc 20,42-44), particolarmente in riferimento all’intronizzazione del Figlio dell’uomo ed all’esercizio della sua maestà regale per la fine dei tempi (Mt 7,21-22; 24,42; 25,11-12; 31,45)”(M. Bordoni, Gesù Cristo, in Nuovo Dizionario di Teologia, Ed. Paoline, sesta edizione 1991, 551).
Dopo la Pasqua il termine Signore raggiunge la sua massima valenza teologica e lo vediamo particolarmente negli scritti di Paolo dove la salvezza è vincolata alla confessione di fede che «Gesù è il Signore» (Rm 10,9 1Cor 12,3).
“Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil 2,9-11).
Con il titolo Signore che nell’antico testamento è utilizzato come nome di Dio al posto del tetragramma sacro, si intende affermare che Gesù è il Figlio di Dio e Signore onnipotente.
Tra tutti i titoli Cristologici, ce n’è uno che vanta una particolare credibilità a causa della sua antichità storica. È il titolo di Figlio dell’uomo
, che troviamo nei Vangeli, mentre negli altri testi del Nuovo Testamento è presente solo negli Atti degli Apostoli (At 7,56), a parte la citazione di Ebrei 2,6 dove l’espressione viene usata in altro senso. Ciò si può spiegare col fatto che fuori delle comunità Palestinesi il titolo non sarebbe stato capito, ecco perché Paolo non lo utilizza nelle sue lettere e non è presente in altri scritti neotestamentari.
Nel libro di Enoc questo appellativo si identifica nella persona del Messia, ed è con questo significato che viene utilizzato da Gesù con lo scopo non troppo recondito di orientare i suoi discepoli a pensare alla sua persona, a riflettere sulla sua missione e, perché no, ad andare oltre l’apparenza dell’uomo che sta davanti a loro, per identificare la figura apocalittica del Re e del Giudice escatologico, celeste: “E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo” (Mc 14,62).
Una esaltazione postulata dalla sua umiliazione: la passione e la morte. E forse in questo termine di Figlio dell’uomo Gesù ha voluto associare entrambi i caratteri della sua sublime missione: quello del martire che condivide l’esistenza umana nella sua miseria e debolezza, e quello del Re e Giudice che eleva tale esistenza fino all’intimità divina.
Nei Vangeli, particolarmente in quello di Giovanni, posto per iscritto alla fine del primo secolo, quando la riflessione sul Rabbi di Galilea ha raggiunto il suo punto culminante sotto il profilo della rivelazione, Gesù è presentato come il Rivelatore di Dio, È lui che rivela ciò che il Padre gli ha fatto conoscere (Mt 11,25; Lc 10,21).
Non occorre arrivare alla teologia profonda del quarto Vangelo per riconoscere questa realtà. Già nei Sinottici abbiamo un nucleo di tale annuncio (Mt 11,27; Lc 10,22; ovviamente Cfr Gv 1,18).
Ma è in un altro aspetto della sua persona, così come rivelato dalla Cristologia del Nuovo Testamento, che appare e si manifesta, ancora di più, la persona Divina di Gesù. È quello della sua preesistenza.
Il tema della preesistenza di Gesù lo troviamo proclamato solennemente nel Prologo del quarto Vangelo, allorché è scritto: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio” (Gv 1,1-2). Lo troviamo presente anche in altri testi Giovannei come nella prima lettera di Giovanni(1Gv 1,1) e nel libro dell’Apocalisse (Ap 19,11-16).
Ma è in un passo successivo che troviamo riportata, sulle labbra stesse del Cristo, l’idea della preesistenza: “Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono»”(Gv 8,58). L’espressione originaria greca che traduce in verità, in verità, è ’Am¾n ¢m¾n (Amen, Amen). Per due volte l’evangelista mette sulle labbra di Gesù questa formula che caratterizza il suo insegnamento differenziandolo da quello degli scribi. Solo Gesù utilizza il termine ¢m¾n per introdurre i suoi discorsi. Egli afferma non solo che esisteva prima di Abramo, ma che il suo essere è essenzialmente distinto da quello di qualsiasi uomo. "Prima che Abramo fosse,
EGO EIMI io sono" . Il presente utilizzato da Gesù EGO EIMI io sono"
evoca il nome stesso di Dio che si presenta a Mosè sul monte.
L’io sono ipronunciato da Gesù è lo stesso pronunciato dal secondo Isaia: "...poiché io sono il Signore tuo Dio, il Santo di Israele, il tuo salvatore"(Is 43,3).
Qualcuno può anche affermare che il termine sono io è utilizzato nello stesso vangelo anche dal cieco nato(Gv 9,9), ma Gesù lo utilizza conferendo ad esso una particolare solennità. È interessante, a tal proposito, confrontare questa espressione con quelle analoghe presenti nei vangeli Sinottici (Matteo 14,27; Marco 6,50; 13,6; Luca 9,18; 21,8).
L’espressione io sono significa anche che Gesù non è nato, essendo presente già prima che Abramo fosse. Il nome indica una esistenza eterna ed assoluta, e in questo passo implica chiaramente la preesistenza e la divinità di Cristo, e così l’intendono i Giudei, ai cui occhi l’affermazione di Gesù suona come una bestemmia: “Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio”(Gv 8,59).
In realtà, se vogliamo considerare la cronologia tradizionale del Nuovo Testamento, già Paolo aveva messo in rilievo questo aspetto fondamentale della preesistenza di Gesù, partendo dalla sua esperienza personale col Risorto, e confrontata con coloro che hanno vissuto con lui, a Damasco (Anania ed altri), la sua nascita a Cristo.
Già nella prima lettera ai Corinti Paolo oppone alla falsa sapienza del mondo la vera “Sapienza” di Dio che è Gesù Cristo crocifisso (1Cor 2,2).
“Come la «sapienza» Cristo è «Immagine di Dio»(2Cor 4,4), immagine che rivela la gloria di Dio sul volto di Cristo(2Cor 3,18; 4,6) e che indica che Gesù Cristo «è» in se stesso, come la Sapienza, l’espressione perfetta del Dio invisibile (Col 1,15). Come la Sapienza era l’immagine guida della creazione, così il Cristo, Sapienza di Dio, assolve un ruolo prototopico nella creazione: egli è il «primogenito» prima di ogni creatura(Col 1,15b), è «principio», «capo» che è «prima» di tutto(Col 1,17), in cui tutto è fatto e trova consistenza (1Cor 15,45-49; Rm 8,29).
Ma è nell’inno, forse prepaolino, contenuto nella epistola ai Filippesi che Paolo fa una delle affermazioni più chiare che troviamo nella Scrittura sulla preesistenza di Cristo e, quindi, sulla sua divinità. Egli usa il linguaggio della filosofia greca descrivendolo come Colui che era “in forma di Dio” (Fil 2,6).
Quando Paolo afferma che Gesù Cristo è “nella forma di Dio”, dichiara che Gesù è sostanzialmente Dio. La CEI traduce così l’originale greco: “pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio”(Fil. 2,6).
È ovvio che quando il quarto vangelo viene messo per iscritto la Cristologia ha già avuto un notevole sviluppo. Ciò non toglie che a partire dall’evento pasquale ci sia stata una sempre maggiore comprensione delle Parole e degli Eventi operati da Gesù. Lui stesso aveva anticipato che solo dopo la Pasqua, ammaestrati dallo Spirito Paraclito, i suoi discepoli avrebbero compreso chi veramente Egli era.
Ma è soprattutto nella scena del riconoscimento di Tommaso, dopo la sua risurrezione, che Gesù accetta di essere adorato dallo stesso, ex incredulo, Tommaso: “Signor mio e Dio mio!” (Gv 20,28). Un gesto di adorazione e di culto che può essere reso solo a Dio.
CONCLUSIONE
Siamo ormai giunti alla conclusione di questo lungo cammino sulle tracce di Gesù di Nazareth.
Oggettivamente parlando, non si può negare l’evidenza storica: Gesù è un uomo il cui parlare ed il cui fare mette completamente all’ombra ogni altro personaggio della storia umana. Non solo, ma nessun essere umano, a meno che non fosse un pazzo, ha mai affermato, anche se in modo implicito, la sua divinità.
Gesù ha accettato di essere adorato (Cfr Mt 14,33 e Gv 20,28). Ha rivendicato a sé il potere di perdonare i peccati(Lc 5,20 ss.). Cosa mai successa nella Bibbia. Solo Dio, nella storia biblica, ha il potere di rimettere i peccati.
Gesù ha operato guarigioni e miracoli in nome proprio, e non in nome di Dio, diversamente, quindi, da come facevano i taumaturghi ebrei.
Ha volutamente parlato della sua preesistenza e della sua divinità: “In verità, in verità prima che Abramo fosse, Io Sono” (Gv 8,58).
Ha detto di essere una cosa sola col Padre: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30).
Pur sapendo la sua nascita e la sua vita, gli agiografi del Nuovo Testamento hanno scritto di Lui come del Creatore dell’Universo (Gv 1,1-3,14; Col 1,15-17; Ebr 1,2-3; At 3,15; Ef 4,10).
L’autore della Lettera agli ebrei arriva ad esclamare: “Lo adorino tutti gli angeli di Dio” (Ebr 1,6).
“Dio, infinitamente perfetto e beato in se stesso, per un disegno di pura bontà, ha liberamente creato l’uomo per renderlo partecipe della sua vita beata. Per questo, in ogni tempo e in ogni luogo, egli è vicino all’uomo. Lo chiama e lo aiuta a cercarlo, a conoscerlo, e ad amarlo con tutte le forze. Convoca tutti gli uomini, che il peccato ha disperso, nell’unità della sua famiglia, la Chiesa. Lo fa per mezzo del Figlio suo, che nella pienezza dei tempi ha mandato come Redentore e Salvatore. In lui e mediante lui, Dio chiama gli uomini a diventare, nello Spirito Santo, suoi figli adottivi e perciò eredi della sua vita beata”(Catechismo della Chiesa Cattolica, Prefazione, 1).