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STO LEGGENDO


E’ più esatto dire che...li sto rileggendo... [Pierre Riches]- La Fede è un bagaglio lieve;
D. Qual è l’atteggiamento più giusto per vivere una fede? R. Non avere mai tesi a priori o accettate ciecamente. Continuare a ragionarci sopra criticamente, cercando di capire la ragion d’essere di ciò che propone la fede e, se è il caso, rivedere le proprie tesi, perché solo così si può trovare la verità e sottoporla a verifiche e riprove.D. Gesù non dice nulla dell’Aldilà,perché? R. Sarebbe disastroso se ci avesse detto che non ci sono i cinema ma i semafori sì


- La vita segreta delle api [Sue Monk Kidd]


Maestro insegnaci a pregare [Padre Andrea Gasparino]Ogni "novità" di P. Gasparino è attesa ed accolta con gioia, come un "dono", da tantissimi giovani ed educatori. [...] In questo libro ritornano (ed era naturale) i temi cari a P. Gasparino [...] sono riprese, quasi alla lettera, molte delle riflessioni già pubblicate in un precedente volume della Elle Di Ci: La preghiera del cuore. ’’Pregare e’ un dono grande ed esigente. Non consiste nell’apprendimento di alcuna nozione: la preghiera e’ una vita.’’


Le omelie di Padre Aldo Bergamaschi
www.padrebergamaschi.com [...]il cristianesimo non è attuato o forse è attuato nelle singole persone, però appena usciamo dalla singolarità, o nella famiglia o nel sociale, vediamo tutto andare a pezzi, non c’è nemmeno l’ombra del Messaggio di Gesù. Questo sarà oggetto delle mie predicazioni future. Ciò accade - e la mia spiegazione resta ferma – perché il cristianesimo è caduto al rango di religione e non perché non è una rivelazione.[...]

Gli opuscoli di Padre Tornese
Li ho messi online tutti e 23





Sulla strada di Emmaus

Polvere... Incontri... Provocazioni...


’’Strada Statale Gerusalemme – Emmaus: siamo al tramontar della prima Pasqua.
Due viandanti - Cleopa e un altro - riflettono mesti. Tema di drammatica attualità: la morte di Gesù di Nazareth. Si parla di ciò che sta a cuore. Sta a cuore ciò che si cerca. Si cerca ciò che si ama.
Conclusione: ripercorrono un Amore.
Il Risorto s’accosta ma non li folgora: li istruisce e conforta. Li ha cercati e raggiunti per rincuorarli, correggerli e illuminarli.
Ma non attacca il discorso: varca la soglia con dolcezza, con una interrogazione semplice, discreta. "Di che cosa stavate discutendo lungo la via?" (Lc 24,17).
Converge sulla loro mestizia. L’incoraggia a parlare. Si conquista la fiducia.
Fa finta di volersene andar. Fa finta: piacevole un Dio che... Fa finta !
Entrano nella locanda. Lui spezza il pane: brividi che corrono sulla pelle.
Un messaggio in codice! Poi scompare.
E i due? Avevano iniziato il loro cammino con il passo stanco e depresso, adesso partono senza indugio, di corsa, verso Gerusalemme, ansiosi di dire a tutti che l’Amico è risorto: loro lo hanno incontrato.
Stanchi di camminare, iniziano a correre: contraddizioni tutte divine!

Ho comprato un pezzo di terra verso Emmaus.
Fra poco ti apro la porta.’’
don Marco Pozza



Dalla Parte dei Bambini

AMS ONLUS (associazione per la mobilitazione sociale)




Una Suora per Amica

[...]’’Uno dei luoghi della Terra Santa che mi sono rimasti più impressi è la "roccia dell’agonia". E’ una parte di roccia irregolare che spunta nel bel mezzo del presbiterio della Basilica delle Nazioni nell’Orto degli Ulivi. Lì ho potuto passare diversi minuti di preghiera con le mie mani appoggiate su quel sasso, quasi tentando di aggrapparmici, e ancora oggi, tre anni dopo, se chiudo gli occhi e ci penso, mi pare di avere le mani appoggiate in quel luogo dove Gesù ha sudato sangue e ha fatto la sua preghiera più difficile e straziante, chiedendo al Padre non di non soffrire ma di poter avere il suo aiuto se la sofferenza era nel suo progetto d’amore.’’[...]








WWW.IMITAZIONEDICRISTO.IT


Movimento dei Focolarini




"Nessuno sapeva quale sarebbe stato lo sviluppo di quest’opera: le circostanze verificatesi man mano l’hanno svelato. Anche la struttura del movimento più che suggerita da idee umane
è stata ispirata da un carisma, cioè da un dono di Dio"

"Vedi, io sono un’anima che passa per questo mondo.
Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle.
Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre
cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità."

Chiara Lubich


HO VISTO

Ipocrisia - Apparenza
Non fidarsi mai delle apparenze, neppure quando si tratta di devozione! Anche i cammelli si inginocchiano, anche i fonografi recitano preghiere e laudi, anche gli affettatori di cipolle piangono, anche i cani cadono in estasi . (Gianfranco Ravasi, Avvenire 9/9/2000).

n.b. La comprensione in Cristo va ’’oltre’’ e si domanda il perchè non solo delle cose ma anche dei comportamenti indotti da una cultura cristiana superficiale e la conseguente afonia del messaggio cristiano.


Questa rubrica dovrebbe intitolarsi ’’ ho Ri-visto’’ ho ri-visto un film che ri-vedrei per altre 200 volte per ri-scoprire ogni volta che è proprio una bella storia,’’ Pomodori verdi fritti alla fermata del treno ’’ Pomodori verdi fritti... La trama: Negli anni Trenta, nel profondo e razzista Sud degli Stati Uniti, le regole della società tradizionale imbrigliano senza pietà le donne ed i neri, avvilendone le speranze di emancipazione e occludendone gli spiragli di riscatto. Fra i tavoli del Whistle Stop Cafè, gestito dalla ribelle Idgie e dalla delicata Ruth, spuntano i germogli della lotta non violenta per il riconoscimento di eguali diritti, accanto ai piatti della specialità della casa serviti caldi: fette di pomodori verdi infarinate e rosolate nel grasso. La storia del legame d’amicizia fra le due giovani donne dell’Alabama irrompe in forma di racconto nella conoscenza fra una ottuagenaria che vive in un ospizio ed una signora frustrata a causa d’un matrimonio sonnecchiante. Mansueta ed apparentemente a proprio agio nella cornice d’un menàge che galleggia sulla consuetudine più desolante, Evelyn si dimostra allieva volenterosa d’una lezione di vita vecchia di sessant’anni, ma più che mai giovane, [...] Recensione di :Simona D’Alessio


Dalle interviste di pif a youtube ’’l’esperienza di Suor Anna’’
Suor Anna su Youtube



Sono entrati con prepotenza nel mio cuore due film che ho guardato in questi giorni, li inserirò nei miei classici preferiti e intramontabili, ho pianto come la fontana di Trevi prima che la colorassero di rosso
Into the wild
‘’ Il film racconta la storia del giovane idealista Christopher McCandless che, abbandonata la vita normale di tutti i giorni, va a vivere nella selvaggia Alaska. ‘’ il film è ispirato da una storia vera Il Trailer


Ogni cosa è illuminata
’’Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, J.S. Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista.’’ Recensione e storia del film
Il Trailer




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RadioMaria





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ORA VORREI TANTO...


Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio "
"Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola! "
Hazrat Inayat Khan





Non stare davanti a me,
potrei non seguirti;
non stare dietro di me,
potrei non esserti di guida;
ma, sta al mio fianco e
sii semplicemente mio amico.

Albert Camus



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



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domenica 24 febbraio 2008 - ore 00:59


Giovanni 4,5-42
(categoria: " Vita Quotidiana ")



III DOMENICA DI QUARESIMA
Es 17,3-7; Sal 94; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42 - Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce
Es 34,4-10; Sal 105; Gal 3,6-14; Gv 8,31-59

Giovanni 4,5-42
lettura di Giovanni 4, 5-42




La Samaritana post del 17/2/08


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sabato 23 febbraio 2008 - ore 00:04


Lc 15,1-3.11-32
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Lc 15,1-3.11-32
1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». 3 Allora egli disse loro questa parabola:

11 Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.

14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!

18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20 Partì e si incamminò verso suo padre.

Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,

24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo.

29 Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».



Il figliol prodigo

di Marcello Marrocchi

http://www.marcellomarrocchi.it/


- Il figliol prodigo -



Voglio andare lontano lontano
e toccare il mondo con la mia mano
e vedere mille occhi diversi
dipinti di blù con i bracciali ai polsi
ogni sguardo una donna da amare
profumi nuovi e mai nemmeno un dolore
mille notti amiche da ricordare
ti prego padre fammi partire
dammi quello che devo avere

Vorrei ancora vederti ballare
come sei bella ma non so’ come pagare
dove andate amici dove andate
ho speso tutto... perchè non mi aiutate
non chiedo niente solo un po’ di pane
ma non trattatemi come un cane
"padre mio chissà se ancora pensi a me"
io torno a casa e innalzerò il mio canto
e gli dirò fra una preghiera e il pianto

Padre perdonami
tu conosci le stelle
fanno parte dei sogni
che un uomo lo sai
ha sulla pelle

Padre perdonami
ma sembravano belle
e cadevano tutte
lasciando ferite
no, non erano stelle
abbracciami stasera
non lasciarmi solo
credevo di volare e non c’era il cielo

Lui mi ha visto ed ero ancora lontano
e per primo mi ha teso la mano
le braccia aperte come fossi il mondo
ho conosciuto l’amore più profondo
fratello mio non provare rancore
se il mondo perde e se vince l’amore
non mi lasciare da solo a far festa
a cosa serve questa veste d’oro
se tu rimani in disparte da solo

Padre perdonami
no non erano stelle
desideri e passioni
ma un uomo lo sai
ce l’ha sulla pelle

Padre perdonami
ma sembravano belle
e cadevano tutte
lasciando ferite
no non erano stelle
abbracciami stasera
non lasciarmi solo
credevo di volare e non c’era il cielo

Se vuoi ascoltare la canzone clicca





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sabato 23 febbraio 2008 - ore 00:02


Matteo 16,24-27
(categoria: " Vita Quotidiana ")


S. Policarpo (m)
Mi 7,14-15.18-20; Sal 102; Lc 15,1-3.11-32 - Il Signore è buono e grande nell’amore
Gen 24,1.14-25; Sal 15; 2Cor 6,14-18; 7,1; Mt 16,24-27

Matteo 16,24-27
24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? 27 Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.



E siamo all’errore del filosofo Parmenide che è a fondamento della civiltà occidentale. Se qui presente c’è qualche giovane che frequenta l’università o il liceo ascolti bene perché questa è una delle pagine fondamentali della filosofia occidentale. Ancora oggi stiamo dibattendo questo problema, che è un po’ il mio pallino, e Gesù ci indica la risposta in questo passo evangelico.

Ecco l’errore di Parmenide: “L’essere è, il non essere non è” , attenzione vi sto dichiarando il fondamento della filosofia occidentale che è poi mondiale. Il problema è di stabilire che cosa è il divenire: il divenire siamo noi stessi. Eravamo giovani e ora siamo anziani, questo è un caso clamoroso di divenire, ma divenire è anche il cielo che cambia ogni minuto, la vita degli animali, delle piante e così via. Se l’alternativa è: l’essere è il non essere non è; il divenire è essere o non essere? Il divenire, risponde Parmenide - sbagliando tutto – è non essere. Se è non essere, tutto quello che si svolge in questo mondo è una pura apparenza, perché ciò che veramente esiste è l’essere, per cui il divenire è non essere.

Io vi dò la risposta data - a mio giudizio – dal più grande filosofo del secolo passato, ed è un omaggio che intendo fare al mio professore di filosofia che si chiamava Gustavo Bontadini. Bontadini dà la esatta definizione del divenire: “Il divenire è in realtà per la mente uno scandalo” . Gesù dice a Pietro: Tu mi sei di scandalo! Tu sei satana, e adesso vedremo dove è l’errore di Parmenide annunciato da Pietro.
Poi dice il filosofo: “Il divenire è la presenza scandalosa dell’essere e del non essere”. Socrate non è, io non sono, poi sono, poi non sarò più.

Questo in realtà è per la mente uno scandalo, per sanare questo scandalo o per togliere questa contraddizione – dice il filosofo mio maestro – dobbiamo ipotizzare il teorema di creazione. Se noi ipotizziamo il concetto di creazione, portiamo l’origine del divenire in Dio, e togliamo questo scandalo che è all’interno del divenire stesso e finalmente diamo la soluzione finalistica. Il divenire non è un assoluto, ma una specie di moneta che Dio ci ha dato in mano per potere diventare finalmente padroni dell’essere.

Mi scuso con chi non è abituato a questo tipo di ragionamento, ma l’ho fatto per dovere, perché proprio qui in questo passo evangelico c’è esattamente da parte di Pietro lo stesso errore di Parmenide. Vi spiego meglio. Abbiamo visto la domenica passata che Dio rivela a Pietro la prima verità: “Cristo è Dio”, se ricordate, e questo vale anche per noi cristiani, ma Pietro tira le conseguenze sbagliate come quelle di Parmenide. Se Cristo è Dio – ecco il suo ragionamento – tutte le vittorie saranno sue, quindi è inconcepibile il dolore, la sofferenza, la morte; diciamo poi che Dio non potrà né soffrire né morire.

Traducendo in pratica, molta gente in confessionale mi dice di non credere più in Dio perché è morta sua madre o suo padre, chi è cristiano dovrebbe sapere benissimo che non solo dovrà morire suo padre e sua madre, ma anche lui. Nella loro mente c’è l’errore di Pietro, il quale si sente dire che Cristo è Dio, quindi Lui non dovrà soffrire e patire. Senonchè proprio quel Cristo che è Dio dice a Pietro che il Figlio dell’uomo – in quanto uomo – soffrirà molto, morirà e sarà giudicato dall’etica della città. Parmenide e Pietro inciampano nel divenire, Cristo ti dice che è Dio, ti dice che è il figlio dell’uomo e il divenire comprende questo. Lo scandalo sarà liberato se tu lo porti in Dio e nel concetto di creazione.

Quando la ragione non si mette d’accordo con la fede, ecco l’attacco: diventa satana. Vi rendete conto il Pietro che doveva guidare la Chiesa, qui viene qualificato come satana perché propone una deviazione alle finalità dell’esistenza, facendo una lettura sbagliata del divenire. Quindi Pietro non pensa secondo Dio, ma secondo gli uomini, e da qui il principio teologico che proietta una nuova luce sulle sofferenze che mi appartengono come creatura.

Ora vi citerò – a gloria di voi donne – la interpretazione che ha fatto Simone Weil morta a 35 anni e grande filosofessa: “Il cristianesimo - quindi Gesù – non è venuto ad abolire la sofferenza, ma a insegnarci un impiego della sofferenza”. Signore donne una vostra consorella vi dice queste cose e io le ho scritte a caratteri d’oro nei miei diari di studio. Questa donna aveva capito in che cosa consiste la novità del cristianesimo.

Mi avventuro adesso in un altro richiamo che mi viene dal pensiero greco con Socrate e Platone, i quali avevano capito che l’uomo così com’è non è perfetto, anche se non avevano ancora gli strumenti della rivelazione. Capiremo con Gesù la vera forza di queste frasi: “...Se qualcuno vuol venire dietro di me…; se uno vorrà salvare la propria anima…; chi perderà la propria vita per causa mia la troverà...”, tutto ciò aiuta la risposta alla incompletezza della filosofia greca. Tra i dialoghi di Platone c’è né uno che ha come titolo
L’Eutidemo, in questo dialogo si discute il problema dell’educazione dei giovani e l’esempio viene preso da un ragazzo dodicenne di nome Clinia, il quale deve essere educato alla virtù, al bene, a quello che noi chiamiamo i valori. Senonchè i suoi due educatori erano due sofisti e dietro al concetto di educazione c’era Socrate, il quale proponeva un mutamento radicale della struttura umana.

Costoro cominciano a dire ai genitori del giovane che, se da ignorante che è, deve diventare sapiente, deve perire in quanto tale, per poter diventare qualcosa d’altro del quale non sappiamo. I genitori allora si allertano, il giovane pure, ma a questo punto interviene Socrate e dice: “Io sono anziano, però, se mi date la certezza che diventerò buono da cattivo che sono, mettetemi dentro a un mortaio e pestatemi fino a ridurmi al nulla”. Finalmente i genitori riprendono fiato e decidono di mandare il ragazzo alla scuola di Socrate.

Gesù non delega a nessuno questa opera di innovamento - intuizione anche di Socrate -, nessuno è delegato a compiere questa operazione, perché nessuno è perfetto e rischia di ridurre alle dimensioni proprie quelle distruzioni ancora di attualità. Mi rivolgo ai genitori, questa è una responsabilità dell’individuo soltanto. L’individuo deve compiere questa operazione suggestionato dalla indicazione di Gesù, ricuperando tutti i passi sopra citati: rinneghi se stesso ecc. La pedagogia moderna, invece a partire dal 1500 continua a ripetere: sii te stesso. Gesù, invece vi dice: rinuncia a te stesso, quel te stesso che ti ostacola il raggiungimento dei tuoi veri finalismi.

Ma questa deve essere una operazione che devi compiere tu e di cui tu individuo sei responsabile. Se io avessi un figlio lo tormenterei su questo punto, appellandomi alla sua fede che proclama in confronto alle azioni che compie. Nessuna istituzione faccia la predica, nemmeno la Chiesa a noi singoli invitandoci a rinunciare a noi stessi. A suo tempo, anche nello Stato Pontificio c’erano i poveri e non è che lì si brillasse per giustizia, ma si diceva che i poveri li avremo sempre fra noi, che Gesù è stato povero ecc,…vedete la predica? Sia Gesù a coinvolgere ogni singolo credente, e solo ogni singolo credente potrà fare questa operazione. In una famiglia, se ognuno sa rinunciare a se stesso, emergerà per conseguenza il paradiso che abbiamo perduto, per la motivazione che ognuno vuol essere come Dio, ognuno vuole essere se stesso, e di conseguenza i litigi in famiglia per la incapacità di rinunciare alle piccole cose, alla rinuncia di se.

Le omelie di Padre Aldo


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venerdì 22 febbraio 2008 - ore 02:19


Matteo 16,13-19
(categoria: " Vita Quotidiana ")


CATTEDRA DI S. PIETRO (f)
1Pt 5,1-4; Sal 22; Mt 16,13-19 - Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla
Giorno aneucaristico


Matteo 16,13-19
13 Poi Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?» 14 Essi risposero: «Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti». 15 Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?» 16 Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
17 Gesù, replicando, disse: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. 18 E anch’io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere. 19 Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli».





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giovedì 21 febbraio 2008 - ore 02:40



(categoria: " Vita Quotidiana ")


S. Pier Damiani (mf)
Ger 17,5-10; Sal 1; Lc 16,19-31 - Beato chi confida nel Signore
Gen 28,10-19; Sal 62; Pr 3,19-26; Mt 6,1-6


Matteo 6,1-6
1 «Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini, per essere osservati da loro; altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli.
2 Quando dunque fai l’elemosina, non far sonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. 3 Ma quando tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra quel che fa la destra, 4 affinché la tua elemosina sia fatta in segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa.
5 «Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. 6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa.


’’Il Padre tuo che è nel segreto’’



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giovedì 21 febbraio 2008 - ore 02:38


Luca 16,19-31 Il ricco e Lazzaro
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Luca 16,19-31
Il ricco e Lazzaro


v. 9-12; Sl 49; 73; Pr 19:6-7 (Lu 12:15-21; 6:20-21, 24-25)
19 «C’era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e di bisso, e ogni giorno si divertiva splendidamente; 20 e c’era un mendicante, chiamato Lazzaro, che stava alla porta di lui, pieno di ulceri, 21 e bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; e perfino i cani venivano a leccargli le ulceri. 22 Avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abraamo; morì anche il ricco, e fu sepolto. 23 E nell’Ades, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo, e Lazzaro nel suo seno; 24 ed esclamò: "Padre Abraamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma". 25 Ma Abraamo disse: "Figlio, ricòrdati che tu nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato. 26 Oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi". 27 Ed egli disse: "Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, 28 perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, e non vengano anche loro in questo luogo di tormento". 29 Abraamo disse: "Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli". 30 Ed egli: "No, padre Abraamo; ma se qualcuno dai morti va a loro, si ravvedranno". 31 Abraamo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita"».


Il ricco epulone
Vincenzo La Gamba


È una di quelle parabole che è difficile cominciare a predicare, ma della quale si può dedurre chi, alla fine, Gesù preferisce tra la scelta di un povero al cospetto di un ricco. In questa parabola rileviamo il fatto che la persona ricca della parabola non ha un nome. È talmente impersonale che Gesù fa capire a noi che chi non si adopera per la solidarietà, non rientra nel suo disegno Divino. Gesù soprannomina questo ricco uomo "epulone", un soprannome che potremmo tradurre " festaiolo o mangione".

Invece il povero ha un nome: Lazzaro, una contrazione di Eleazaro, che nella lingua ebraica significa "Dio ha aiutato!" Il ricco ed il povero è il tema di questo brano evangelico che Gesù tratta in modo impegnativo.
Innanzitutto l’ insegnamento della parabola si applica a tutti perchè essere povero od essere ricco è un concetto relativo.

C’è chi ha un milione di dollari ed è più ricco di chi ne ha mezzo milione, ma è ricchissimo rispetto a colui il quale ha un dollaro.

Premesso questo è più facile cominciare a riflettere su questa parabola che è di estrema attualità pure al giorno d’ oggi. Il centro della parabola non è la " vendetta di Dio", che ribalta lo "status" tra il ricco ed il povero, una volta che i due, morendo, si vedono in cielo di fronte ad Abramo. Il senso della parabola è nella parola chiave: abisso.

Tra il ricco epulone e Lazzaro esiste un "abisso", perchè il ricco se ne frega del povero. Addirittura non si accorge del povero che muore alla sua porta, coperto di piaghe e "bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco", che tutti i giorni "banchettava lautamente", mentre "i cani leccavano le piaghe di Lazzaro" alla soglia della ricca casa.

L’ abisso invalicabile lo notiamo nell’animo del ricco, nelle sue false certezze, nella sua supponenza, un animo che si accontenta di essere stagnante, senza valicare "l’ abisso" per andare incontro al fratello povero.
Mancanza di solidarietà? Certamente. Questo messaggio di Gesù ci indica una strada ed una strada sola: non possiamo e non dobbiamo tirarci da parte di fronte al dramma della povertà, che è la negazione dell’uomo e della società, davanti al problema della disoccupazione, fame, sfruttamento, sottosviluppo, emarginazione, ignoranza. Oggi le nazioni globalizzate sono sotto la lente d’ ingrandimento: non esiste un paese che si può tirare da parte.

Può una nazione ricca trovare nello spirito della solidarietà umana quel senso di spiritualità che Gesù cerca di farci capire nell’ odierna parabola?

Può un credente far finta di non vedere Lazzaro che muore alla porta della nostra casa? Il Vangelo di oggi ci rileva come non mai che l’ anticonsumismo è la solidarietà, la condivisione nella maniera concreta. Sono finiti i tempi delle elemonise "una tantum", di un dollaro per fare tacere chi insiste per averlo e mettere a tacere la nostra coscienza. No: Dio chiama per nome Lazzaro, non gli rende un dollaro nelle mani. Si lascia coinvolgere, ascolta le ragioni, non accetta gli inganni, aiuta a crescere. Così la nostra comunità deve, sempre più, lasciare che lo Spirito susciti in mezzo a noi nuove forme di solidarietà che rispondano alle nuove forme di povertà.

La scelta della Chiesa a favore dei poveri è dettata non solo da questa parabola ma "dall’ abisso" che è il solo comune denominatore tra la ricchezza e la povertà.

Meditazioni: «Il ricco epulone», di Vincenzo La Gamba - America Oggi, New York, Domenica 26 Settembre 2004 - XXVI.ma Tempo Ordinario

IL CORAGGIO
Abbiate il coraggio di guardarmi




Di dirmi ciò che pensate
Non nascondete la rabbia
Che vi procura la mia vista
L’indifferenza mi lacera la carne
Abbiate il coraggio di guardarmi
Nei miei occhi c’è ancora un domani
Ma se il vostro sguardo si ferma sui miei stracci
che potrete mai capire di me?

INA
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mercoledì 20 febbraio 2008 - ore 00:46


Matteo 20,17-28
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ger 18,18-20; Sal 30; Mt 20,17-28 - Sàlvami, Signore: in te confido
Gen 50,15-21; Sal 102; Pr 3,27-35; Mt 5,38-48

Matteo 20,17-28
17 Poi Gesù, mentre saliva verso Gerusalemme, prese da parte i dodici; e strada facendo, disse loro: 18 «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà dato nelle mani dei capi dei sacerdoti e degli scribi; essi lo condanneranno a morte 19 e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito, flagellato e crocifisso; e il terzo giorno risusciterà».

20 Allora la madre dei figli di Zebedeo si avvicinò a Gesù con i suoi figli, prostrandosi per fargli una richiesta. 21 Ed egli le domandò: «Che vuoi?» Ella gli disse: «Di’ che questi miei due figli siedano l’uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra, nel tuo regno». 22 Gesù rispose: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete voi bere il calice che io sto per bere?» Essi gli dissero: «Sì, lo possiamo». 23 Egli disse loro: «Voi certo berrete il mio calice; ma quanto al sedersi alla mia destra e alla mia sinistra, non sta a me concederlo, ma sarà dato a quelli per cui è stato preparato dal Padre mio». 24

I dieci, udito ciò, furono indignati contro i due fratelli. 25 Ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «Voi sapete che i prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i grandi le sottomettono al loro dominio. 26 Ma non è così tra di voi: anzi, chiunque vorrà essere grande tra di voi, sarà vostro servitore; 27 e chiunque tra di voi vorrà essere primo, sarà vostro servo; 28 appunto come il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».



L’ episodio ci riporta sulla strada che sale da Gerico a Gerusalemme. Gesù ha da poco guarito il cieco Bartimeo, e vorrebbe guarire dalla cecità anche i discepoli che non riescono a “vedere” il mistero della sua persona. A infittirlo contribuisce anche il drammatico annunzio della Passione.

La preghiera della donna così lontana dal progetto, la sicurezza dei due di poter “bere il calice”, lo sdegno degli altri che si sentono scavalcati nei loro pretesi diritti, dicono quanto Gesù sia incompreso, quanto sia solo. Ma lui non scende a compromessi, non addolcisce l’orizzonte: chi vuole aderire a lui dovrà testimoniarlo crocifisso.

Come stare “uno alla destra e uno alla sinistra” del maestro? Come riuscire a stargli tanto vicini? Guardandolo! Lui sta alla destra del Padre perché ha compiuto la sua volontà, si è fatto servo, condizione che non ammette di avere una volontà propria, di perseguire un disegno che lasci spazio ad ambizioni e riserve.

Il discepolo dovrà aderire a lui “bevendo al suo calice”, passando per la stessa via che porta alla croce. Via che dalla cena pasquale sarà per sempre legata all’immagine del calice eucaristico, con la consegna del suo corpo e del suo sangue alla comunità. Per esserne capi, per unificarla cancellando le lacerazioni dovute alla superbia, all peccato, bisogna versare il sangue, dare la vita, servire. fonte

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mercoledì 20 febbraio 2008 - ore 00:45


Matteo 5,38-48
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ger 18,18-20; Sal 30; Mt 20,17-28 - Sàlvami, Signore: in te confido
Gen 50,15-21; Sal 102; Pr 3,27-35; Mt 5,38-48


Matteo 5,38-48

38 «Voi avete udito che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente". 39 Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra; 40 e a chi vuol litigare con te e prenderti la tunica, lasciagli anche il mantello. 41 Se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. 42 Dà a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltar le spalle.
43 Voi avete udito che fu detto: "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico". 44 Ma io vi dico: amate i vostri nemici, [benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano,] e pregate per quelli [che vi maltrattano e] che vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46 Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? 47 E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? 48 Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste..



MARTIN LUTHER KING
LA NON VIOLENZA PER LA LIBERTA’


Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia. Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza.
Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.
Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi:

paese mio, di te, dolce terra di libertà,
di te io canto;
terra dove morirono i miei padri,
terra orgoglio del pellegrino,
da ogni pendice di montagna risuoni la libertà;
e se l’America vuole essere una grande nazione
possa questo accadere.





GANDHI
LA FORZA DELLA NON VIOLENZA - IL SATYAGRAHA






La mia missione è di insegnare con l’esempio, a costo di severi sacrifici, l’uso dell’arma incomparabile del Satyagraha.

Quando sono diventato incapace di fare del male e quando niente di superbo occuperà, sia pur momentaneamente, il mondo dei miei pensieri, solo allora la mia non violenza muoverà i cuori degli uomini. Abbiamo perduto il Paradiso solo per riconquistarlo. Ci vuole del tempo, ma non è che un granello nel ciclo completo del tempo La forza bruta fa raggiungere in minor tempo un successo apparente. Il Satyagraha, invece, è una forza che opera in silenzio e lentamente, in apparenza. In realtà non c’è forza al mondo così diretta e rapida nella sua azione.

Un principio fondamentale del Satyagraha è che il tiranno, al quale si cerca di resistere, ha potere sul suo corpo o sui suoi beni, ma non può avere alcun potere sull’anima. L’anima può rimanere libera e non soggetta a conquiste anche quando il corpo è in catena. Ne consegue che la non violenza deve affondare le sue radici nell’amore; il suo scopo non dovrebbe essere di punire l’avversario o fargli del male. Anche quando non diamo la nostra cooperazione, dobbiamo fargli sentire che in noi ha un amico e dovremmo cercare di giungere al suo cuore.

La prova chimica della non violenza sta nel fatto che un conflitto che non conosce la violenza non lascia l’odio dietro di sé e alla fine i nemici diventano amici.

Per me la legge del Satyagraha è un principio eterno. Sono ormai trent’anni che predico e pratico il Satyagraha. Il Satyagraha differisce dalla resistenza passiva. Questa è sempre stata considerata l’arma del debole e non esclude l’impiego della forza fisica e la violenza per raggiungere uno scopo, mentre il Satyagraha è l’arma del più forte ed esclude l’impiego della violenza in ogni sua forma. Il suo significato è nel termine "forza dell’amore o forza d’animo"

Nel mettere in pratica il Satyagraha scoprii che il raggiungimento della verità non ammetteva l’uso della violenza nei riguardi del nemico, ma che egli deve essere liberato dall’errore con la perseveranza e con l’amore. E la pazienza significa la propria sofferenza. Così la dottrina venne a significare l’affermazione della verità, non con la sofferenza del nemico ma con la propria.

A scuola quando ero ragazzo, imparai una poesia della quale ricordo ancora un verso. In sostanza esso diceva: "Se un uomo ti dà da bere e tu fai lo stesso con lui, ciò non ha alcun valore; la vera bellezza consiste nel fare del bene in cambio del male". Queste parole ebbero una grande influenza sulla mia giovine anima e cercai di metterle in pratica. Poi venne il Discorso della Montagna. Fu il Nuovo Testamento che in verità aprì il mio spirito al valore e alla giustezza del Satyagraha. Quando lessi i seguenti passi: "Ma io vi dico di non resistere al malvagio, anzi se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra" e "Amate i vostri nemici, pregate per coloro che vi perseguitano", provai una gioia profonda ed ebbi conferma delle mie opinioni dove meno me l’aspettavo. La vera bellezza (questo è il mio intento) consiste nel fare del bene in cambio del male. fonte



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martedì 19 febbraio 2008 - ore 02:15


SI si NO no... Matteo 5,31-37
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Is 1,10.16-20; Sal 49; Mt 23,1-12 - Mostraci, Signore, la via della salvezza
Gen 2,18.21-24; Sal 127; Pr 2,10-13.16-22; Mt 5,31-37

Matteo 5,31-37

31 Fu detto: "Chiunque ripudia sua moglie le dia l’atto di ripudio". 32 Ma io vi dico: chiunque manda via sua moglie, salvo che per motivo di fornicazione, la fa diventare adultera e chiunque sposa colei che è mandata via commette adulterio.
33 «Avete anche udito che fu detto agli antichi: "Non giurare il falso; dà al Signore quello che gli hai promesso con giuramento". 34 Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio; 35 né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. 36 Non giurare neppure per il tuo capo, poiché tu non puoi far diventare un solo capello bianco o nero. 37 Ma il vostro parlare sia: "Sì, sì; no, no"; poiché il di più viene dal maligno.




Alcuni pensano di sapere cosa ha detto Gesù, sono coloro che non si confrontano mai con la sua parola.

altri invece hanno scoperto che la sua parola è spesso un po’ misteriosa e la si capisce solo un po’ per volta, a fatica, meditandola, ed anche a seconda di che cosa si sta vivendo quando la si legge. È il caso di questa parola che il Maestro disse una volta e che troviamo riportata nel vangelo di Matteo al capitolo 5,33-37:

Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti;ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio;né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re.Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.

Chi sono gli antichi di cui parla Gesù? Cosa vuol dire che il nostro parlare sia si e no e niente altro?

Io spesso uso questo brano per confondere i Testimoni di Geova. Loro affermano che la Bibbia non va interpretata, ma presa alla lettera: fare quello che dice punto e basta. Allora li invito a prendere questa pagina dalla loro Bibbia e gli dico: secondo il vostro stesso pensiero Gesù è un peccatore, infatti egli ha detto più parole che le sole "si" e "no"! Ed eccoli che vanno via arrabbiati.

È Certo che Gesù non voleva dire che dobbiamo avere nel nostro vocabolario solo due parole!!! Ma alora che cosa voleva dire affermando che il nostro parlare sia "si e no"?

Forse cercava di dirci che dobbiamo essere chiari con noi stessi e con gli altri. Forse intendeva che se diciamo "si" poi deve esser "si" anche se ci costa caro e che se invece è "no" dobbiamo dirlo e non dire "forse" perché non si ha il coraggio di mostrarsi come si è: insomma Gesù ci invita a non essere bugiardi ne con noi stessi, ne con gli altri... ci vuole LEALI!
http://www.sicomoro.it/



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lunedì 18 febbraio 2008 - ore 00:25


Quidici minuti con Gesù di Nazareth - Luca 6,36-38
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Dn 9,4b-10; Sal 78; Lc 6,36-38 - Perdonaci, Signore, nella tua misericordia
Gen 39,6b-12; Sal 25; Pr 6,20-25.27-29; Mt 5,27-30

Luca 6,36-38
36 Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro.
37 «Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato.
38 Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi».




Quidici minuti con Gesù di Nazareth


L’ autore è Sant’Antoine Maria Claret. (1870 ) Arcivescovo di Santiago del Cile. Fondò la società missionaria dei figli del Cuore Immacolato di Maria. P. Antoine diice che è Gesù che si rivolge ad ogni anima.


Voce di Gesù :

Non è necessario, figlio mio, sapere molto per farmi piacere.

Basta che tu abbia fede e che mi ami con fervore.

Se vuoi farmi piacere ancora di più, confida in Me di più, se vuoi farmi piacere immensamente, confida in Me immensamente.

Allora parlami come parleresti con il più intimo dei tuoi amici, come parleresti con tua madre o tuo fratello.

Vuoi farmi una supplica in favore di qualcuno?

Dimmi il suo nome, sia quello dei tuoi genitori, dei tuoi fratelli o amici, o di qualche persona a te raccomandata

Dimmi subito cosa vuoi che faccia adesso per loro,

L’ho promesso: “chiedete e vi sarà dato. Chi chiede ottiene”.

Chiedi molto, molto. Non esitare nel chiedere. Ma chiedi con fede perché Io ho dato la Mia Parola : “Se aveste fede quanto un granellino di senape potreste dire al monte: levati e gettati nel mare ed esso ascolterebbe. Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato”.

Mi piacciono i cuori generosi che in certi momenti sono capaci di dimenticare se stessi per pensare alla necessità degli altri. Così fece Mia Madre a Cana in favore degli sposi quando nella festa dello sposalizio è venuto a mancare il vino. Mi chiese un miracolo e l’ottenne. Così fece anche quella donna Cananea che mi chiese di liberare la figlia dal demonio, ed ottenne questa grazia specialissima.

Parlami dunque, con la semplicità dei poveri, di chi vuoi consolare, dei malati che vedi soffrire, dei traviati che vorresti tornassero sulla retta via, degli amici che si sono allontanati e che vorresti vedere ancora accanto a te, dei matrimoni disuniti per i quali vorresti la pace.

Ricorda Marta e Maria quando mi supplicarono per il fratello Lazzaro ed ottennero la sua risurrezione. Ricorda Santa Monica che, dopo avermi pregato durante trent’anni per la conversione del figlio, grande peccatore, ottenne la sua conversione e diventò il grande Sant’Agostino. Non dimenticare Tobia e sua moglie che con le loro preghiere ottennero fosse loro inviato l’Arcangelo Raffaele per difendere il figlio in viaggio, liberandolo dai pericoli e dal demonio, per poi farlo ritornare ricco e felice affianco dei suoi familiari.

Dimmi anche una sola parola per molte persone, ma che sia una parola d’amico, una parola del cuore e fervente. Ricordami che ho promesso : “Tutto è possibile per chi crede. Il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano! Tutto quello che chiederete al Padre nel Mio Nome, ve lo concederà”.

E per te hai bisogno di qualche grazia?

Se vuoi farmi una lista delle tue necessità e vieni a leggerle in mia presenza; ricorda il caso del mio servo Salomone, mi chiese la saggezza e gli fu concessa in abbondanza. Non dimenticare Giuditta che implorò grande coraggio e l’ottenne. Tieni presente Giacobbe che mi chiese prosperità (promettendomi di dare in opere buone la decima parte di quanto avesse avuto) e gli fu concesso molto, generosamente, tutto quello che desiderava e ancor di più. Sara mi pregò ed io allontanai il demonio che la tormentava. Magdalena pregò con fede e la liberai dalle brutte abitudini. Zaccheo con la preghiera si liberò dal dannoso attaccamento al denaro e si trasformò in un uomo generoso. E tu… cosa vuoi che ti conceda?

Dimmi sinceramente se sei orgoglioso, se ami la sensualità e la pigrizia. Che sei egoista, incostante. Che trascuri i tuoi doveri. Che giudichi severamente il tuo prossimo, dimenticando la mia proibizione : “non giudicate per non essere giudicati; non condannate e non sarete condannati”.

Dimmi se parli senza carità degli altri. Che ti preoccupi di più di quello che pensano gli altri di te che di quello che “pensa Dio”. Che ti lasci dominare dalla tristezza e dal malumore. Che rifiuti la tua vita, la tua
povertà, i tuoi mali, il tuo lavoro, il modo come ti trattano, dimenticando quello che dice il Libro Santo : “ Dio dispone tutte le cose per il bene di quelli che lo amano”.

Dimmi se hai l’abitudine di dire bugie, che non domini il tuo sguardo né la tua immaginazione, che preghi poco senza fervore, che le tue confessioni sono fatte senza dolore e senza l’intenzione di evitare poi le occasioni di peccato, e per questo cadi sempre nelle stesse mancanze. Che la messa la segui male e le comunioni le fai senza preparazione e con poche azioni di grazia. Che sei pigro ed hai paura dell’apostolato. Che qualche volta passi alcuni giorni senza leggere neanche una pagina della Bibbia…

Ed Io ti ricorderò i Miei insegnamenti che porteranno una trasformazione totale nella tua vita. Ti dirò ancora: “ Dio umilia gli orgogliosi ma gli umili colma di grazie…”.” Se trascuri i piccoli doveri trascurerai anche quelli grandi. Di ogni parola dannosa che uscirà dalla vostra bocca dovrete renderne conto il giorno del giudizio. Beati quelli che ascoltano la Parola del Signore e la mettono in pratica “.

Non ti vergognare, povera anima! Ci sono in cielo molti giusti e tanti santi di prim’ordine che hanno avuto gli stessi tuoi difetti. Ma pregarono con umiltà e poco a poco si sono liberati di essi. Perché “non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” e perché “ Dio non rifiuta mai un cuore umiliato e pentito. Il miglior dono per Dio è un cuore pentito”.

E non esitare neanche nel chiedermi beni spirituali e materiali. Salute, memoria, simpatia, successo nel lavoro, negli studi e negli affari. Andare d’accordo con tutte le persone. Nuove idee per i tuoi affari, amicizie che ti siano utili, buon carattere, pazienza, allegria, generosità, amore per Dio, odio al peccato… Tutto questo posso darti e ti do, e desidero che tu Mi chieda, sempre e quando favorisca ed aiuti la tua santità e non si opponga ad essa. Ma in tutto devi sempre ripetere la mia preghiera nell’orto : “ Padre, non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi Tu”. Perché molte volte quel che chiede una persona non conviene alla sua salvezza, ed allora nostro Padre gli concede altri doni che gli faranno maggior bene.

E per oggi?

Che ti occorre?

Cosa posso fare per il tuo bene?

Se tu sapessi il desiderio che ho di favorirti. Ho dato da mangiare a cinquemila persone con solo cinque pani, perché ho visto che ne avevano bisogno. Ho calmato la tempesta quando gli apostoli mi svegliarono. Ho risuscitato la figlia di Giairo quando suo padre mi chiese di farlo. Anche tu dovrai ripetere col profeta : “ Chi si è rivolto al Signore e non è stato ascoltato?”.
Hai adesso fra le mani qualche progetto?

Raccontami nei dettagli.

Cosa ti preoccupa?

Cosa pensi di fare?

Cosa vuoi?

Come posso aiutarti?

Magari ricordi sempre la frase del salmista : “ Quel che ci porta al successo non sono i nostri affanni. Quel che ci porta al successo è la benedizione di Dio: Raccomandati a Dio nelle tue preoccupazioni e vedrai realizzarsi i tuoi desideri”. Gli israeliti desideravano occupare la terra promessa. Mi supplicarono e lo concessi; David voleva vincere Golia, Mi pregò e l’ottenne; i miei apostoli volevano che aumentassi la loro fede, Mi chiesero questo favore e lo concessi con enorme generosità. E tu…cosa vuoi che ti conceda? La pace che deriva dal percorrere la strada giusta!

Cosa posso fare per i tuoi amici?

Cosa posso fare per i tuoi superiori, per le persone che vivono nella tua casa, nel tuo quartiere, che trovi nel tuo cammino, per le persone delle quali dovrai rendere conto il giorno del giudizio?

Geremia pregò per la città di Gerusalemme e Dio la colmò di benedizioni, Daniele pregava per i suoi connazionali ed ottenne che diminuissero molte loro pene.

E tu, cosa mi chiedi per i tuoi vicini di casa, per il tuo quartiere, per la tua regione, per la tua patria…?

E per i tuoi genitori?

Se sono già morti ricorda che “è una opera santa e buona pregare Dio per i morti, perché riposino dalle loro pene”.

E se sono ancora viventi, cosa vuoi per loro? Più pazienza nelle loro pene, nei loro problemi di salute? Un carattere piacevole? Comprensione in famiglia? Le preghiere di un figlio non possono essere respinte da chi, a Nazareth, per trent’anni è stato esempio di amore filiale.

C’è qualche familiare che ha bisogno di qualche favore?

Prega per lui o per lei e Io farò della tua famiglia un tempio d’amore e conforto, e verserò a mani piene sui tuoi familiari le grazie e gli aiuti necessari per essere felici nel tempo e nell’eternità.

E per Me? Vorrei stare sempre nell’orto dei Gezemani!

Non desideri da Me grazia e amicizia? Magari! Non vorresti fare del bene al tuo prossimo, ai tuoi amici, a chi ami forse molto, ma che vivono lontani dalla religione o non la praticano nel modo giusto?

Sono padrone dei cuori che, rispettando la loro libertà, porto dolcemente verso la santità e l’amore di Dio. Ma ho bisogno di persone che preghino per loro. Nel Vangelo ho lasciato questa promessa : “Il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glieli chiedono”. Chiedimi per i tuoi familiari quel buon Spirito, che si ricordino dell’eternità che li aspetta, di prepararsi un buon tesoro in cielo facendo in questa vita moltissime opere buone e pregando ininterrottamente. Lavorando per la salvezza della tua famiglia e degli altri non dimenticare mai la stupenda promessa del profeta : “coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre“.

Sei forse triste o di malumore?

Raccontami. Raccontami, anima sconsolata, le tue tristezze in ogni dettaglio.

Chi ti ha ferito?

Chi ha ferito il tuo amor proprio?

Chi ti ha disprezzato?

Dimmi se ti va male nel tuo lavoro e Io ti dirò le cause del tuo insuccesso. Non vorresti che Mi occupassi di qualcosa per te?

Avvicinati al Mio Cuore che ha un balsamo efficace per tutte le ferite del tuo. Raccontami tutto e in breve mi dirai che, come Me, tutto perdoni e tutto dimentichi, perché “ le pene di questa vita non sono

comparabili con l’immensa gioia che ci attende quale premio nell’eternità”. Senti l’indifferenza di persone che prima tu hanno voluto bene, ma che ora ti dimenticano e si allontanano da te senza motivo? Prega per loro. Il mio amico Giobbe pregò per quelli che con lui sono stati ingrati, e la bontà divina li perdonò, e li fece tornare alla sua amicizia.

Vuoi raccontarmi qualche gioia?

Perché non mi fai partecipe di essa, come buon amico? Raccontami quello che da ieri o dalla tua ultima visita a Me ha consolato e ha fatto sorridere il tuo cuore. Forse hai avuto gradevoli sorprese.

Magari sono sparite certe angosce o paure per il futuro.

Hai superato qualche ostacolo, oppure, sei uscito da qualche difficoltà impellente?

Tutto questo è opera mia, Io ti ho procurato tutto questo.

Quanto mi rallegrano i cuori grati che, come il lebbroso guarito, tornano per ringraziare, ma molto mi rattristano gli ingrati che, come i nove lebbrosi del Vangelo, non tornano per ringraziare per i benefici ricevuti. Ricorda che “chi ringrazia per un beneficio ottiene che gli si concedano degli altri”. Dimmi sempre un “grazie” con tutto il cuore.

E poi… non hai qualche promessa da farmi?

Già lo sai che leggo nel fondo del tuo cuore. Gli umani si ingannano facilmente. Dio no. Parlami allora con sincerità. Hai il fermo proposito di non esporti più a quella occasione di peccato? Di privarti di quel giornale, rivista, film, programma televisivo che danneggia la tua anima? Di non leggere quel libro che ha eccitato la tua immaginazione? Di non trattare quella persona che ha turbato la pace della tua anima? Di stare in silenzio quando senti che arriva la collera? Perché “ gli imprudenti dicono quello che sentono dentro di sé quando sono di malumore, ma i prudenti rimangono in silenzio quando sono di malumore, e sanno dissimulare le offese ricevute”.

Vuoi fare il buon proposito di non parlare male di nessuno, anche quando credi che quel che dici è verità? Di non lamentarti perché è dura la vita? Di offrirmi le tue sofferenze in silenzio invece di andare in giro rinnegando le tue pene? Di lasciare ogni giorno un piccolo spazio per leggere qualche cosa che ti sia di profitto, specialmente la Bibbia? Così diranno anche di te: “ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica, sarà come una casa costruita sulla roccia, non crollerà”.

Sarai ancora amabile con le persone che ti hanno trattato male? Avrai da ora in poi un volto allegro ed un sorriso amabile? Anche con quelli che non hanno molta simpatia per te?

Ricorda le Mie Parole : “Se saluti solo quelli che ti amano, che merito ne hai? Anche i cattivi fanno così. Perdona e sarai perdonato. Un volto amabile rallegra i cuori degli altri”.

E adesso ritorna alle tue occupazioni…

Ma non dimenticare questi quindici minuti di gradevole conversazione che abbiamo avuto qui nella solitudine del santuario. Conserva più che puoi il silenzio, la modestia e la carità con il prossimo.

Ama mia Madre, che è anche Madre tua. Ricorda che essere buon devoto della Vergine Maria è segno di sicura salvezza.

CONSOLARE GESU’

Il fine di tutto il cammino della vita spirituale è giungere all’intimità profonda con Gesù e condividere con lui le gioie e i dolori che Egli prova.

Gesù ha bisogno di consolatori, ma ne trova pochi. Consolare Gesù è il modo più raffinato di amarLo. Alla fine di tutto che cosa conta veramente? Non sono le grandi opere che posso fare, gli atti di eroismo che posso realizzare per tanti poveri bisognosi, ma consolare Gesù.

E’ Lui il centro di tutta la vita della Chiesa. Quando amo Gesù e lo consolo, sono già in tutte le parti del mondo, sono già al letto dei morenti, nelle carceri, nei lebbrosari, a consolare i moribondi, ad alleviare le sofferenze del purgatorio. Perché se è vero che dove c’è uno che soffre là c’è Gesù, è anche altrettanto vero che consolare Gesù è già sconfiggere la tristezza del mondo. Vocazione questa molto difficile da capire e da vivere : occorre aver raggiunto un alto grado di santità.

GESU’ AD ALEXANDRINA MARIA DA COSTA

Non hai compassione di Me? Sono nei tabernacoli tutto solo. Tanto schernito, abbandonato e tanto offeso…Và a consolarmi ed a riparare: ripara tanto abbandono. Visitare i carcerati e consolarli è opera buona. Io sono carcerato per Amore. Io sono il carcerato dei carcerati.

PREGHIERA

Dolce Madre di Gesù, Tu sei la Prima Adoratrice di Lui e della Santissima Trinità. Tu sei la Madre dell’Adorazione, la Madre di tutte le anime adoratrici, la Madre mia…Sotto la Tua protezione metto la mia vita. Con immensa riconoscenza Ti ringrazio perché mi apri gli occhi per contemplare Colui che si immola sul Santo Altare e mi apre la via dell’Adorazione Eucaristica. Mi conduci sempre al cospetto del Tuo Figlio nel Tabernacolo. Custodisci l’anima mia e santifica la mia vocazione adoratrice, per la Gloria del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

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Violenza e nonviolenza nel linguaggio di Gesù -Link d’approfondimento teologico.



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