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STO LEGGENDO


E’ più esatto dire che...li sto rileggendo... [Pierre Riches]- La Fede è un bagaglio lieve;
D. Qual è l’atteggiamento più giusto per vivere una fede? R. Non avere mai tesi a priori o accettate ciecamente. Continuare a ragionarci sopra criticamente, cercando di capire la ragion d’essere di ciò che propone la fede e, se è il caso, rivedere le proprie tesi, perché solo così si può trovare la verità e sottoporla a verifiche e riprove.D. Gesù non dice nulla dell’Aldilà,perché? R. Sarebbe disastroso se ci avesse detto che non ci sono i cinema ma i semafori sì


- La vita segreta delle api [Sue Monk Kidd]


Maestro insegnaci a pregare [Padre Andrea Gasparino]Ogni "novità" di P. Gasparino è attesa ed accolta con gioia, come un "dono", da tantissimi giovani ed educatori. [...] In questo libro ritornano (ed era naturale) i temi cari a P. Gasparino [...] sono riprese, quasi alla lettera, molte delle riflessioni già pubblicate in un precedente volume della Elle Di Ci: La preghiera del cuore. ’’Pregare e’ un dono grande ed esigente. Non consiste nell’apprendimento di alcuna nozione: la preghiera e’ una vita.’’


Le omelie di Padre Aldo Bergamaschi
www.padrebergamaschi.com [...]il cristianesimo non è attuato o forse è attuato nelle singole persone, però appena usciamo dalla singolarità, o nella famiglia o nel sociale, vediamo tutto andare a pezzi, non c’è nemmeno l’ombra del Messaggio di Gesù. Questo sarà oggetto delle mie predicazioni future. Ciò accade - e la mia spiegazione resta ferma – perché il cristianesimo è caduto al rango di religione e non perché non è una rivelazione.[...]

Gli opuscoli di Padre Tornese
Li ho messi online tutti e 23





Sulla strada di Emmaus

Polvere... Incontri... Provocazioni...


’’Strada Statale Gerusalemme – Emmaus: siamo al tramontar della prima Pasqua.
Due viandanti - Cleopa e un altro - riflettono mesti. Tema di drammatica attualità: la morte di Gesù di Nazareth. Si parla di ciò che sta a cuore. Sta a cuore ciò che si cerca. Si cerca ciò che si ama.
Conclusione: ripercorrono un Amore.
Il Risorto s’accosta ma non li folgora: li istruisce e conforta. Li ha cercati e raggiunti per rincuorarli, correggerli e illuminarli.
Ma non attacca il discorso: varca la soglia con dolcezza, con una interrogazione semplice, discreta. "Di che cosa stavate discutendo lungo la via?" (Lc 24,17).
Converge sulla loro mestizia. L’incoraggia a parlare. Si conquista la fiducia.
Fa finta di volersene andar. Fa finta: piacevole un Dio che... Fa finta !
Entrano nella locanda. Lui spezza il pane: brividi che corrono sulla pelle.
Un messaggio in codice! Poi scompare.
E i due? Avevano iniziato il loro cammino con il passo stanco e depresso, adesso partono senza indugio, di corsa, verso Gerusalemme, ansiosi di dire a tutti che l’Amico è risorto: loro lo hanno incontrato.
Stanchi di camminare, iniziano a correre: contraddizioni tutte divine!

Ho comprato un pezzo di terra verso Emmaus.
Fra poco ti apro la porta.’’
don Marco Pozza



Dalla Parte dei Bambini

AMS ONLUS (associazione per la mobilitazione sociale)




Una Suora per Amica

[...]’’Uno dei luoghi della Terra Santa che mi sono rimasti più impressi è la "roccia dell’agonia". E’ una parte di roccia irregolare che spunta nel bel mezzo del presbiterio della Basilica delle Nazioni nell’Orto degli Ulivi. Lì ho potuto passare diversi minuti di preghiera con le mie mani appoggiate su quel sasso, quasi tentando di aggrapparmici, e ancora oggi, tre anni dopo, se chiudo gli occhi e ci penso, mi pare di avere le mani appoggiate in quel luogo dove Gesù ha sudato sangue e ha fatto la sua preghiera più difficile e straziante, chiedendo al Padre non di non soffrire ma di poter avere il suo aiuto se la sofferenza era nel suo progetto d’amore.’’[...]








WWW.IMITAZIONEDICRISTO.IT


Movimento dei Focolarini




"Nessuno sapeva quale sarebbe stato lo sviluppo di quest’opera: le circostanze verificatesi man mano l’hanno svelato. Anche la struttura del movimento più che suggerita da idee umane
è stata ispirata da un carisma, cioè da un dono di Dio"

"Vedi, io sono un’anima che passa per questo mondo.
Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle.
Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre
cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità."

Chiara Lubich


HO VISTO

Ipocrisia - Apparenza
Non fidarsi mai delle apparenze, neppure quando si tratta di devozione! Anche i cammelli si inginocchiano, anche i fonografi recitano preghiere e laudi, anche gli affettatori di cipolle piangono, anche i cani cadono in estasi . (Gianfranco Ravasi, Avvenire 9/9/2000).

n.b. La comprensione in Cristo va ’’oltre’’ e si domanda il perchè non solo delle cose ma anche dei comportamenti indotti da una cultura cristiana superficiale e la conseguente afonia del messaggio cristiano.


Questa rubrica dovrebbe intitolarsi ’’ ho Ri-visto’’ ho ri-visto un film che ri-vedrei per altre 200 volte per ri-scoprire ogni volta che è proprio una bella storia,’’ Pomodori verdi fritti alla fermata del treno ’’ Pomodori verdi fritti... La trama: Negli anni Trenta, nel profondo e razzista Sud degli Stati Uniti, le regole della società tradizionale imbrigliano senza pietà le donne ed i neri, avvilendone le speranze di emancipazione e occludendone gli spiragli di riscatto. Fra i tavoli del Whistle Stop Cafè, gestito dalla ribelle Idgie e dalla delicata Ruth, spuntano i germogli della lotta non violenta per il riconoscimento di eguali diritti, accanto ai piatti della specialità della casa serviti caldi: fette di pomodori verdi infarinate e rosolate nel grasso. La storia del legame d’amicizia fra le due giovani donne dell’Alabama irrompe in forma di racconto nella conoscenza fra una ottuagenaria che vive in un ospizio ed una signora frustrata a causa d’un matrimonio sonnecchiante. Mansueta ed apparentemente a proprio agio nella cornice d’un menàge che galleggia sulla consuetudine più desolante, Evelyn si dimostra allieva volenterosa d’una lezione di vita vecchia di sessant’anni, ma più che mai giovane, [...] Recensione di :Simona D’Alessio


Dalle interviste di pif a youtube ’’l’esperienza di Suor Anna’’
Suor Anna su Youtube



Sono entrati con prepotenza nel mio cuore due film che ho guardato in questi giorni, li inserirò nei miei classici preferiti e intramontabili, ho pianto come la fontana di Trevi prima che la colorassero di rosso
Into the wild
‘’ Il film racconta la storia del giovane idealista Christopher McCandless che, abbandonata la vita normale di tutti i giorni, va a vivere nella selvaggia Alaska. ‘’ il film è ispirato da una storia vera Il Trailer


Ogni cosa è illuminata
’’Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, J.S. Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista.’’ Recensione e storia del film
Il Trailer




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ORA VORREI TANTO...


Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio "
"Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola! "
Hazrat Inayat Khan





Non stare davanti a me,
potrei non seguirti;
non stare dietro di me,
potrei non esserti di guida;
ma, sta al mio fianco e
sii semplicemente mio amico.

Albert Camus



STO STUDIANDO...



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ORA VORREI TANTO...



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lunedì 18 febbraio 2008 - ore 00:22


Matteo 5,27-30
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Dn 9,4b-10; Sal 78; Lc 6,36-38 - Perdonaci, Signore, nella tua misericordia
Gen 39,6b-12; Sal 25; Pr 6,20-25.27-29; Mt 5,27-30




Matteo 5,27-30

27 «Voi avete udito che fu detto: "Non commettere adulterio". 28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. 29 Se dunque il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo. 30 E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato, tagliala e gettala via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo.


castità



A volte si pensa che sia molto difficile, o addirittura quasi impossibile, osservare la castità. E la ragione di questa falsa opinione è che spesso la parola castità si prende in senso troppo stretto. Si pensa che la castità sia il dominio delle passioni animali. Questa concezione della castità è incompleta e falsa. (Gandhi).


Oggi c’è molto disorientamento in fatto di castità e di sessualità in genere, con pesanti conseguenze nei rapporti tra le persone. Cominciamo con il fare chiarezza nei termini partendo dai due concetti di base: sessualità e genitalità.

La sessualità è ciò per cui un uomo e una donna sono differenti nella loro fisicità, ma anche nel modo diverso di pensare, di agire, reagire, amare, piangere, gioire ecc. La sessualità, entra in tutte le manifestazioni della vita umana, ne è la spina dorsale. La genitalità, invece, è l’uso della sessualità nel suo rapporto, nel dono completo di sé (corpo, psiche e spirito) con l’altro e all’altro.

Castità è un termine che si inserisce tra i due.

La castità non è una riduzione né un’amputazione dell’amore; anzi, è invece l’amore, ridotto alla sola genitalità, ad essere impoverimento, riduzione e amputazione.

La castità lascia alla genitalità il suo posto, opera un ampliamento e permette l’espressione della tenerezza e la diffusione di un amore completamente disinteressato che riempie di felicità colui che lo dà come colui che lo riceve.

Non è disprezzo del corpo, ma conoscenza di esso, modo per incanalare le proprie energie e la propria ricchezza interiore allontanandoli da ripiegamenti egoistici.

La castità è l’uso appropriato della genitalità secondo i fini per cui ci è stata donata. Nessuno taglia una spessa lamiera o apre scatola di tonno con le forbicine da unghie, ed anche se ci riuscisse alla fine butterebbe via le forbici. E’ vero che la radice del termine castità ricorda il tenere a freno, controllare; in positivo però ci insegna la disciplina del cuore, che ha le sue regole, degli occhi, del linguaggio, della fantasia. Tutto questo dona libertà, scioltezza, armonia e pace.

Oggi si afferma facilmente che l’uomo deve accettare e soddisfare tutte le sue pulsioni fisiche e psichiche; si dice che il dominio di sé e delle proprie pulsioni porterebbe ad una eccessiva tensione. Questa visione considera l’essere umano come privo di ragione e di spirito, e così non è.

La castità è ordine, equilibrio, dominio, armonia. Essa costituisce la base di relazioni limpide tra l’uomo e la donna, non solo nel matrimonio, ma in ogni rapporto (amicizia, lavoro, famiglia).

Esiste una castità assoluta, che è vero amore, perché ci permette di prepararci a fare un dono totale, grande, esclusivo SOLO a colui / colei che si è sposato. E’ un dono che una volta fatto non può essere ripreso indietro per donarlo ad un altro/a. Ciò perché il dono non è fuori di te, ma sei tu stesso, e non esiste, quindi, alcun diritto e possibilità di riprenderselo.

Esiste una castità relativa, che i coniugi vivono nel matrimonio e che esclude il gioco, il servirsi della propria genitalità come fosse un semplice strumento. Sì, perché la castità non è qualche cosa, come spesso si pensa, che va vissuto solo prima del matrimonio ma anche, e forse soprattutto, nel matrimonio.

La castità non è solo un modo per dire cosa è buono e cosa cattivo, cosa lecito e cosa illecito. Se fosse solamente questo sarebbe una diga che facilmente crollerebbe. La castità è un allenamento a superare ogni mentalità di tipo possessivo ed egoista nei confronti del proprio e dell’altrui corpo. La castità non reprime i desideri, non li ridicolizza, non li nega. Piuttosto li orienta ed insieme aiuta ad aprirsi in un modo più profondo alla bellezza del proprio corpo e dell’amore vero.



La castità è un segreto di gioia per tutti ed è un cammino di crescita che dura tutta la vita.

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domenica 17 febbraio 2008 - ore 01:10


Giovanni 4,5-42 ’’La Samaritana’’
(categoria: " Vita Quotidiana ")


II DOMENICA DI QUARESIMA
Ss. Sette Fondatori dei Servi di Maria (mf)
Gen 12,1-4a; Sal 32; 2Tm 1,8b-10; Mt 17,1-9 - Donaci, Signore, la tua grazia: in te speriamo
Dt 5,1-2.6-21; Sal 18; Rm 13,7-14; Gv 4,5-42

Giovanni 4,5-42
Lettura del Vangelo





Una chiave di lettura per quelli che vogliono approfondire di più l’argomento.
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Link d’ulteriore approfondimento




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domenica 17 febbraio 2008 - ore 01:02


Matteo 17,1-9 La Trasfigurazione
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Matteo 17,1-9
La Trasfigurazione

1 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. 2 E fu trasfigurato davanti a loro; la sua faccia risplendette come il sole e i suoi vestiti divennero candidi come la luce. 3 E apparvero loro Mosè ed Elia che stavano conversando con lui. 4 E Pietro prese a dire a Gesù: «Signore, è bene che stiamo qui; se vuoi, farò qui tre tende; una per te, una per Mosè e una per Elia». 5 Mentre egli parlava ancora, una nuvola luminosa li coprì con la sua ombra, ed ecco una voce dalla nuvola che diceva: «Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo». 6 I discepoli, udito ciò, caddero con la faccia a terra e furono presi da gran timore. 7 Ma Gesù, avvicinatosi, li toccò e disse: «Alzatevi, non temete». 8 Ed essi, alzati gli occhi, non videro nessuno, se non Gesù tutto solo.
9 Poi, mentre scendevano dal monte, Gesù diede loro quest’ordine: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo sia risuscitato dai morti».



La Trasfigurazione





L’episodio della Trasfigurazione, presente in tutti e tre i Vangeli Sinottici, è localizzato geograficamente nella regione della Galilea, poco lontano dal territorio circostante il lago di Genezaret o di Tiberiade.

Sia Marco, che Matteo e Luca situano la vicenda nei giorni immediatamente successivi alla confessione di Pietro avvenuta a Cesarea di Filippi. Si tratta, quindi, di un momento decisivo della vita di Gesù. Un momento segnato dal progressivo allontanamento delle folle di Galilea, il cui incipit è causato, forse, da una visione messianica contraddistinta dalla prospettiva della “Passione”. Una visione illuminata non poco dalla figura biblica del “Servo di Jahvé”, profetizzata da un profeta anonimo chiamato Deutero Isaia, o secondo Isaia.

Gli stessi discepoli, del resto, non sembrano voler accettare questa “logica” folle del Maestro, se è vero che dopo la Trasfigurazione, successivamente alla seconda profezia della passione, essi discuteranno, tra di loro, per confrontarsi su chi fosse “il più grande”. Appare quindi netta la forbice tra la prospettiva dolorosa di Gesù che intravede già davanti a sé, con il viaggio a Gerusalemme, il proprio cruento destino finale, e le assurde dispute dei suoi amici che aspirano ad essere grandi ed importanti (Mr 7,24 ss.. Cfr. Mt 18,1-5; Lc 9,46-48).

Ma ascoltiamo il racconto della Trasfigurazione nella versione più arcaica che è quella di Marco.

“Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù.

Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.

Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti
(Mr 9,2-10. Cfr. Mt 17,1-8; Lc 9,28-36).



Gesù conduce Pietro, Giacomo e Giovanni in un luogo in disparte. Li porta sopra un monte. Secondo la tradizione, risalente a Cirillo di Alessandria, si tratta del Tabor, una collina alta 588 metri, di forma conica, che si staglia sulla verdeggiante pianura di Esdrelon o Izreel. Da questo monte lo sguardo spazia su un ampio scenario di colli e di valli, offrendo una sguardo panoramico suggestivo ed incantevole della Galilea. E qui, sul Tabor, Gesù conduce Pietro, Giacomo e Giovanni. Essi tornano dal territorio di Cesarea di Filippo dove il Maestro aveva esplicitamente detto quale sarebbe stato il suo destino, insegnando loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi; essere ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. E a Pietro che non voleva accettare questa “via della croce” a cui Lui voleva prepararli, Gesù aveva esclamato con rimprovero: “lungi da me Satana, perché tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini”, facendo, così, capire che il progetto di salvezza dell’umanità doveva passare per la passione e morte del Figlio suo prediletto.

Ora, dopo aver catechizzato i suoi amici sull’epilogo drammatico della sua vita, che avrebbe poi spianato la via alla resurrezione, il Maestro conduce proprio Pietro insieme ai due figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, sul monte Tabor. Egli certamente vuole prepararli per gradi alle ore dolorose della passione e dello scandaloso smembramento del “suo gregge”. E’ importante, quindi, che loro sappiano che, con la sua sofferenza Gesù, conferisce un “Senso”, un valore incalcolabile, a tutte le sofferenze umane, divenendo totalmente “solidale” con esse, cioè condividendo, fino in fondo, fino alla morte più ignominiosa, la debolezza e il dolore che quest’umanità sperimenta fin dai suoi albori. Del resto non bisogna dimenticare che Gesù identifica in sé quel SERVO DI DIO, preconizzato da Isaia, e la sua missione non riguarda solo Israele ma tutti i popoli; ad essa egli si dedica senza riserve, incontrando dure ostilità; quindi la sua vita è predestinata, in questa prospettiva biblica, a concludersi tragicamente. Ma egli sarà glorioso dopo la morte e così salverà gli uomini, versando il suo sangue per loro.

E’ questa, finalmente, la Nuova Alleanza stretta da Dio con l’umanità e fondata non più su sangue di tori e di capri, ma sul sangue verginale ed Immacolato del Cristo.

Ed è proprio qui, sulla vetta Tabor, il Signore vuole educare, nel silenzio e nella pace del luogo, questi suoi amici a saper accettare le ore difficili e tumultuose del Calvario. Egli conosce le loro debolezze. Sa che il loro cuore schietto e sincero è per lui. Ma sa anche che ben altri erano i loro progetti: regnare, a fianco di Lui sulle dodici tribù di Israele. Egli stesso glielo aveva promesso, ma si trattava di ben altro: un Regno spirituale.



E allora, squarciando per pochi attimi il velo che copre la sua Divinità, Gesù si manifesta per quello che è: Figlio di Dio Altissimo. In questo spettacolo di luce Divina i tre apostoli lo contemplano in compagnia di Mosè ed Elia, i due grandi personaggi dell’Antico Testamento che raffigurano la Legge ed i Profeti. Essi sono qui ad indicare che in Lui si realizzano le antiche profezie della Bibbia, e a Lui converge e si indirizza tutta la Storia sacra.

E’ un momento di timore, ma anche di grande gioia e consolazione per Pietro che nella sua spontaneità esclama: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento». Poi la manifestazione della Divinità di Cristo assume una configurazione solenne. E’ il Padre stesso che si manifesta nella voce che proviene dall’alto: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!».

Sappiamo che Gesù dedica molto tempo alla preghiera, specialmente nei momenti decisivi della sua vita pubblica. Già Marco racconta che Gesù, dopo aver congedato la folla “salì sul monte a pregare”(Mc 6,46. Cfr Mt 14,23). Luca attesta più volte, oltre all’episodio della trasfigurazione (Lc 9,28) che Gesù si ritira in luoghi solitari a pregare (Lc 5,16; 6,12; 9,18; 11,1). Quindi quest’azione di pregare in luoghi solitari è fortemente attestata dai redattori dei Vangeli Sinottici. Non si può negare che Gesù sia salito su un monte - e poi vedremo quale - per pregare e vivere con i suoi amici una straordinaria esperienza soprannaturale. Il soprannaturale, del resto, è presente fortemente nella sua vita pubblica, e lo stiamo testimoniando con questo cammino di ricerca storica.

Il racconto della trasfigurazione è presentato in un modo unitario, e quindi non frammentario come quelli della resurrezione. Essi sono messi in discussione anche per la loro frammentarietà, questo per la sua unitarietà.

Chiudiamo, infine, queste riflessioni considerando la tradizione e l’archeologia, anche se per l’influenza che ha avuto sulla Storia e sul Pensiero della Chiesa, soprattutto quella Orientale, il racconto della Trasfigurazione meriterebbe ben altro spazio.



I Vangeli sinottici situano l’episodio della Trasfigurazione su un monte di cui non menzionano il nome. Anche la seconda lettera di Pietro parla di un “santo monte”(2Pt 1,18) sul quale sarebbe avvenuta la vicenda della Metamorfosi di Gesù. Una tradizione antica, attestata già nel IV secolo da S. Cirillo di Gerusalemme e da S. Girolamo, identifica il sito nel monte Tabor, in arabo Gebel at-Tur, «la montagna». Un colle rotondeggiante ed isolato, alto circa 600 metri. E’ su questo colle che i bizantini costruiranno, poi, tre chiese di cui parla l’Anonimo Piacentino che le visiterà nel 570. Un secolo dopo Arculfo vi troverà un gran numero di monaci, e il Commemoratorium de Casis Dei (secolo IX) menzionerà il vescovado del Tabor con diciotto monaci al servizio di quattro chiese. Successivamente ci saranno i Benedettini che costruiranno anche un’abazia, circondando gli edifici di una cinta fortificata. Distrutto tutto dal sultano Al-Malik (1211-12) per costruirvi una fortezza, i cristiani vi torneranno nuovamente, costruendovi un santuario. Anche questo sarà distrutto per ordine del sultano Bibars (1263), lasciando il monte desolatamente abbandonato per oltre quattro secoli. Solo nel 1631 i francescani potranno prendere il possesso del monte Tabor. Due secoli dopo, nel 1854, essi cominceranno a studiare le rovine del passato, iniziando nuove costruzioni che culmineranno con l’attuale Basilica a tre navate, su disegno ed esecuzione dell’architetto A. Barluzzi, che sarà inaugurata nel 1924 . www.donatocalabrese.it



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sabato 16 febbraio 2008 - ore 02:46


Mt 5,43-48
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vangelo Mt 5,43-48
Siate perfetti come il Padre vostro celeste.
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste".



MARTIN LUTHER KING
LA NON VIOLENZA PER LA LIBERTA’


Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia. Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza.
Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.
Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi:

paese mio, di te, dolce terra di libertà,
di te io canto;
terra dove morirono i miei padri,
terra orgoglio del pellegrino,
da ogni pendice di montagna risuoni la libertà;
e se l’America vuole essere una grande nazione
possa questo accadere.





GANDHI
LA FORZA DELLA NON VIOLENZA - IL SATYAGRAHA






La mia missione è di insegnare con l’esempio, a costo di severi sacrifici, l’uso dell’arma incomparabile del Satyagraha.

Quando sono diventato incapace di fare del male e quando niente di superbo occuperà, sia pur momentaneamente, il mondo dei miei pensieri, solo allora la mia non violenza muoverà i cuori degli uomini. Abbiamo perduto il Paradiso solo per riconquistarlo. Ci vuole del tempo, ma non è che un granello nel ciclo completo del tempo La forza bruta fa raggiungere in minor tempo un successo apparente. Il Satyagraha, invece, è una forza che opera in silenzio e lentamente, in apparenza. In realtà non c’è forza al mondo così diretta e rapida nella sua azione.

Un principio fondamentale del Satyagraha è che il tiranno, al quale si cerca di resistere, ha potere sul suo corpo o sui suoi beni, ma non può avere alcun potere sull’anima. L’anima può rimanere libera e non soggetta a conquiste anche quando il corpo è in catena. Ne consegue che la non violenza deve affondare le sue radici nell’amore; il suo scopo non dovrebbe essere di punire l’avversario o fargli del male. Anche quando non diamo la nostra cooperazione, dobbiamo fargli sentire che in noi ha un amico e dovremmo cercare di giungere al suo cuore.

La prova chimica della non violenza sta nel fatto che un conflitto che non conosce la violenza non lascia l’odio dietro di sé e alla fine i nemici diventano amici.

Per me la legge del Satyagraha è un principio eterno. Sono ormai trent’anni che predico e pratico il Satyagraha. Il Satyagraha differisce dalla resistenza passiva. Questa è sempre stata considerata l’arma del debole e non esclude l’impiego della forza fisica e la violenza per raggiungere uno scopo, mentre il Satyagraha è l’arma del più forte ed esclude l’impiego della violenza in ogni sua forma. Il suo significato è nel termine "forza dell’amore o forza d’animo"

Nel mettere in pratica il Satyagraha scoprii che il raggiungimento della verità non ammetteva l’uso della violenza nei riguardi del nemico, ma che egli deve essere liberato dall’errore con la perseveranza e con l’amore. E la pazienza significa la propria sofferenza. Così la dottrina venne a significare l’affermazione della verità, non con la sofferenza del nemico ma con la propria.

A scuola quando ero ragazzo, imparai una poesia della quale ricordo ancora un verso. In sostanza esso diceva: "Se un uomo ti dà da bere e tu fai lo stesso con lui, ciò non ha alcun valore; la vera bellezza consiste nel fare del bene in cambio del male". Queste parole ebbero una grande influenza sulla mia giovine anima e cercai di metterle in pratica. Poi venne il Discorso della Montagna. Fu il Nuovo Testamento che in verità aprì il mio spirito al valore e alla giustezza del Satyagraha. Quando lessi i seguenti passi: "Ma io vi dico di non resistere al malvagio, anzi se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra" e "Amate i vostri nemici, pregate per coloro che vi perseguitano", provai una gioia profonda ed ebbi conferma delle mie opinioni dove meno me l’aspettavo. La vera bellezza (questo è il mio intento) consiste nel fare del bene in cambio del male. fonte



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sabato 16 febbraio 2008 - ore 01:32


’’Chi crede in me, fiumi d’acqua viva scaturiranno da Lui’’
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Dt 26,16-19; Sal 118; Mt 5,43-48 - Beato chi è fedele alla legge del Signore
Es 17,1-7; Sal 22; 1Cor 10,1-5; Gv 7,37-39

Gv 7,37-39
37 Nell’ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. 38 Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno». 39 Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato.



Chi crede in me, fiumi d’acqua viva scaturiranno da Lui"


L’uomo, secondo S.Agostino, è “animale desiderante”. Non si può, è deleterio sopprimere il vibrare in me del desiderio. Il cane, il gatto, il cavallo hanno istinti, non desideri.
Con loro abbiamo in comune “i bisogni”. Attenzione! La società dei consumi tende a creare “bisogni fittizi” e a declassare i desideri in bisogni solo materiali. Che cosa è il “desiderare?” E’ il canalizzare le proprie energie in direzione di ciò che è essenziale per la propria vita.
Desiderio non è quindi un “cieco impulso”, una “voglia matta”, ma è il tendere significativo verso ciò che più conta per la propria vita, per la realizzazione piena del proprio essere persona.La capacità di desiderare e la qualità dei desideri sono dunque segnati dalla libertà interiore della persona, dalla sua statura spirituale.

Ma esploriamo ulteriormente la natura del desiderio. Di solito il desiderio nasce da una situazione di non appagamento, dalla coscienza del limite, da un vuoto, e sospinge verso la sensazione opposta: quella dell’appagamento, della pienezza. Eppure scatta, a questo punto, un altro meccanismo. Il desiderio ingigantisce, nasce un’altra volta il senso di non appagamento. Allora bisogna chiedersi: la natura del desiderio che è quella di essere in continua tensione tra appagamento e nuovo senso di non appagamento, che cosa rivela? Ecco: la natura profonda e trascendente dell’uomo desiderante, la sua sete esistenziale, connotata da un’assoluta insaziabilità rivela chi siamo e a chi tendiamo. “Io sono il tuo filo d’erba assetato, o Dio “ esclamava S. Agostino, subito dopo la conversione.


Dopo queste considerazioni antropologiche la grande proclamazione di Gesù alla festa delle Capanne acquista tutta la sua forza di rivelazione per me, in una gran luce di gioia. Sì, Signore, io sono assetato. Io sono addirittura la sete: un groviglio di bisogni da cui far emergere i desideri (di verità, di bellezza, di bontà) Giungerò a poter esprimermi col salmista? Egli afferma: “Quando si agitava il mio cuore e nell’intimo mi tormentavo, io ero stolto (…) non capivo. Ma ora sono con te sempre, tu mi hai preso per la mano destra (…)Chi altri avrò per me in cielo? All’infuori di te, nulla desidero sulla terra” (Sl 73 (72), 23.25

Gesù è la sorgente d’acqua viva che mi disseta, mi pacifica, mi purifica e di continuo mi rinnova (cf l’acqua sgorgata dal suo costato al Calvario, insieme al suo sangue). Egli poi fa sgorgare anche dal mio cuore un’acqua di serenità, di gioia, di appagante bontà e comprensione per gli altri. Io sono i miei desideri, la mia sete. Gesù è la sorgente d’acqua viva. Senza di Lui inaridisco e muoio. Con Lui divento capace di donare vita. fonte
link d’approfondimento
link d’approfondimento teologico



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venerdì 15 febbraio 2008 - ore 00:06


Mt 5,20-26
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ez 18,21-28; Sal 129; Mt 5,20-26 - Perdonaci, Signore, e noi vivremo
Giorno aneucaristico




Qumran.net






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giovedì 14 febbraio 2008 - ore 02:41


’’Come fu assunto in cielo?’’Mc 16,15-20
(categoria: " Riflessioni ")



Ss. CIRILLO e METODIO patroni d’Europa (f)
Is 52,7-10; Sal 95; Mc 16,15-20 - Il Signore ha manifestato la sua salvezza
Gen 9,1-7; Sal 36; Pr 6,12-19; Mt 5,20-26


Come fu assunto in cielo?

(approfondimento nell’omelia del 28 maggio 2006 di Padre Aldo Bergamaschi,)
Vangelo: Marco (16,15-20) -


In quel tempo, Gesù apparve agli Undici e disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo,ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.


Nessuno dei tre autori che abbiamo letto, Luca, Marco, Paolo è presente ai fatti, e cioè: a ciò che accadde immediatamente dopo la risurrezione. Tutti e tre cercano di interpretare e interpretare, sfociano inesorabilmente in quello che noi chiamiamo oggi l’Ascensione.
Già avete sentito Luca e Marco – fu assunto in cielo – come fu assunto? Fu assunto da chi? Dunque non per forza propria (mi guardate con un certo stupore) sto qui per dirvi attenzione a non concepire questa Ascensione come il distacco di un palloncino che parte da terra e sale su in cielo, e dove va?



Lo so che per voi donne questi problemi disturbano il cervello perché siete analitiche e sotto un certo profilo vi accontenta anche perché il racconto esattamente si direbbe fatto per bambini, ma il cervello dell’uomo che è sintetico si trova a disagio di fronte a questa presentazione.

Marco immagina - ho detto che i tre non sono presenti, anche Paolo non è presente ai fatti – immagina che Cristo sia stato assunto in cielo già come era accaduto a Elia, ma io vorrei chiamare qui tutti gli studiosi delle scritture per vedere se loro veramente credono nel fatto, giacché Elia in carne ed ossa sia stato assunto in cielo e poi ritornerà quando io no lo so.

Non vorrei che qui ci fosse un ripiegamento sul vecchio testamento per far fare a Gesù Cristo una operazione che probabilmente non è la vera definizione dell’ascensione.
S.Paolo poi, se avete udito, dice che ascendendo in cielo portò con se dei prigionieri, ha distribuito dei doni agli uomini, come un condottiero vittorioso alla maniera di Giulio Cesare. Paolo si domanda che cosa significa la parola – ascese – e dice che essa dipende da discese come è venuto, ma come è venuto al mondo Gesù; così come un palloncino che si affaccia, così sulle nubi e poi viene giù? Oppure come, invece noi sappiamo per la via regale che è quello del seno della Vergine.

A Natale, avete visto il presepe, (in fondo alla radice della ideazione c’era il mio cervello) c’era una boccia che si apriva (con disegnato il mondo) e dentro si vedeva la scenetta, la Madonna, S.Giuseppe e il Bambino. In un primo momento mi sono consultato con i miei collaboratori e ho detto di fare aprire la boccia poi far scendere il bambino con un filo dall’alto tra Maria e Giuseppe.

Ma ci abbiamo ripensato, sarebbe stato un indurre in errore coloro che vedevano il presepio. Allora abbiamo deciso che prima che la boccia si aprisse, abbiamo immaginato lo scoppio di due fulmini che idealmente volevano dire: questa sarebbe l’opera di Dio nel seno della Vergine Maria. Sappiamo molto bene che il padre di Gesù non è S.Giuseppe, ma Dio e in un qualche modo la fecondazione doveva avvenire, quindi per opera di Dio. Così tutte le cose sono in ordine, qui in fondo la questione dell’Ascensione nasce a mio giudizio da una concezione non giusta della Risurrezione.

Facciamo un passo indietro, se voi concepite la Risurrezione come una rianimazione di cadavere (è chiaro per tutti questo discorso?). Rianimazione di cadavere vuol dire che Gesù è nel sepolcro, poi quel medesimo Gesù a un certo momento si rianima e si presenta nelle forme di prima, che è un modo sbagliato di interpretare la Risurrezione a mio giudizio. S.Paolo in un primo momento l’aveva concepita così anche lui, dopo ha cambiato anche lui e non sto qui a farvi la storia delle sue lettere e questa che abbiamo letto agli Efesini probabilmente è anteriore alla concezione e credo sia in un’altra lettera che adesso non saprei di preciso citarla dove anche Paolo cambia idea su questo punto.

Voi capite, se la Risurrezione è concepita come una rianimazione di cadavere, allora bisogna rendiate conto di come sono andate quelle apparizioni. S.Luca che non era presente ai fatti comincia a tirare le fila, e stiamo parlando di 20 anni dopo. A chi domandava: come è andata a finire questa vicenda? S.Luca - la descrizione l’abbiamo udita - infantile e da soddisfazione alla concezione analitica di tutto ciò che è avvenuto. Gesù è apparso per 40 giorni, lui con le medesime molecole di prima e poi un bel giorno ha chiamato gli Apostoli sul Monte degli Ulivi e poi dopo si è staccato da terra come un palloncino, sale e infine alcune nuvole ne hanno ostacolato la visione: dove sarà andato a finire Dio solo lo sa.

La vostra immaginazione, e mi rivolgo alle donne con immaginazione analitica, come immaginate che Gesù sia andato su da qualche parte? E’ ovvio che il dire che Gesù è tornato nel seno del Padre cambia i connotati, mentre se è andato in un luogo si deturpa il concetto di cielo, la dimensione trascendente rispetto alla terra e quindi ricadiamo nella concezione pagana la quale concepiva il cielo come un luogo dove stavano gli dei, la parola teologia Zeos, Dio, zentes erano coloro che amministravano le cose in quel luogo che noi chiamiamo cielo, ecco le divinità e così via il mondo pagano.



Ecco dove i concetti non essendo ben chiari, badate, per questi tre Marco, Luca e diciamo parzialmente Paolo, e inevitabilmente bisogna concludere in questo modo. Ma gli altri due Giovanni e Matteo non ne parlano, non parlano di Ascensione, chiaro? Per loro Gesù subito dopo la Risurrezione è salito al Padre: dopo avere detto alcune parole ritornò al Padre. Ma questo viaggio non deve essere concepito come un viaggio spaziale, diversamente cadremmo nella concezione pagana di Dio. Qui mi viene la voglia di dire, e queste cose le ho anche scritte, fino adesso nessun teologo mi ha abbaiato dietro. Questa festa è stata scritta a tavolino facendo quelle deduzioni di cui vi ho parlato ed avendo una concezione non del tutto corretta della Risurrezione, cioè Gesù che passa in una nuova dimensione, per forza di cose bisogna utilizzare questi concetti direi quantistici; dopo 40 giorni…..

Soltanto una mentalità infantile può restare soddisfatta, ma non certo una mentalità sintetica quale è quella del nostro cervello umano. Tenterò ora di farvi capire come mentalmente bisognerà concepire le cose, anche qui la contraddizione, da un lato dicono che Gesù è andato,
S.Matteo, invece, dice che Gesù è rimasto con noi fino alla fine dei secoli. É ovvio che se io lavoro su questa frase capisco se una ha una concezione esatta della Risurrezione e tutto questo torna a pennello. Allora è inutile stare a guardare con il naso per aria come facciamo con le apparizioni della Madonna ..mi scuso, Gesù è con noi e deve aiutarci a operare tutto quello che ci ha insegnato. Domenica scorsa con “Amatevi come io ho amato voi”: senza profitto nei tre punti fondamentali dell’esistenza.

Vi citerò un esempio, quello dell’autore di un libro.

Come nasce un libro? Prendiamo il testo del Manzoni - I Promessi Sposi – quel testo adesso noi l’abbiamo scritto, tipografia, biblioteca, nasce da un’idea è un’opera dello spirito. Poi questo scrittore un giorno dopo avere elaborato tutto lo schema prende la penna e incomincia a scrivere. I pensieri erano pensieri, la penna che scrive sono cose reali, ma attenzione la scrittura non è una cosa reale se non per le lettere che noi vediamo, ma voi capite che quelle lettere sono capibili solo da chi conosce la scrittura e ha imparato che lì c’è un pensiero.

Questo manoscritto passa in tipografia, dalla tipografia diventa poi un volume che vediamo nelle biblioteche. Adesso facciamo il processo a ritroso; se voi concepite quel volume come una cosa e volete andare a cercare l’autore potete immaginare di andarlo a trovare in una biblioteca che si trova poniamo ai confini dell’universo lassù e questo è un itinerario sbagliato. Bisogna immaginare il processo rovesciato, allora ecco il libro, ecco la tipografia, ecco la scrittura a mano dell’autore e da lì il salto qualitativo ancora nel cervello dell’autore che è in questo caso il Manzoni.

Ecco il ritorno di Gesù al Padre, bisogna immaginare il processo rovesciato e non immaginare che Lui sia una persona che fisicamente parte da qui e va in un luogo che chiamiamo cielo, ma stupidamente perché il cielo non può essere un luogo, ecco il punto discriminante.

Con questo vi ho rovinato la festa dell’Ascensione, ma spero di avervi aiutato invece, a capire il grande significato di questa festa; quello che è il passaggio di Gesù risorto entrato in una nuova dimensione, quindi la sua presenza coscienziale dentro a tutti i credenti i quali da quel momento saranno capaci di fare le cose nuove, i miracoli cioè che noi attendiamo dall’esterno come sarebbe la giustizia, la pace, il modo di trasmettere la vita in un modo degno.




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giovedì 14 febbraio 2008 - ore 02:37


“Voi, chi dite che io sia?” (Mt 16,13-20)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ss. CIRILLO e METODIO patroni d’Europa (f)
Is 52,7-10; Sal 95; Mc 16,15-20 - Il Signore ha manifestato la sua salvezza
Gen 9,1-7; Sal 36; Pr 6,12-19; Mt 5,20-26


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-20)
« Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro diessa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.


“Voi, chi dite che io sia?”
domenica 21 agosto 2005 di don Sinuhe Marotta
http://cattedrale.arcidiocesi.gorizia.it/spip.php?article78&artsuite=1


Chi sono io per te? Lo chiede l’innamorata al suo innamorato. Vuole sapere qualche cosa su di sé o piuttosto su di lui? Del resto, a che le servirebbe sentirsi dire che è bella, che è brava, che è dolce... Probabilmente desidera sapere se lui la ama. Vuole sapere qualche cosa sull’innamorato, non su di sé.
E così il Signore Gesù: Chi sono io per voi? Non vuole sentirsi dire che è un profeta, un guaritore, uno che compie prodigi... Vuole sapere se lo amiamo, se siamo suoi amici per davvero, se crediamo nel Padre di cui tanto ci ha parlato. Vuole sapere qualche cosa su di noi.
Vuole sapere se siamo aperti e disponibili ad ascoltare la Rivelazione del Padre che sta nei cieli, se può costruire sulla nostra fede - come su una roccia - la nuova umanità fatta di fratelli che è venuto ad inaugurare. Vuole sapere se ci può dare le chiavi della misericordia cioè le chiavi del cielo: le chiavi di casa sua. O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio...canterà San Paolo.
E noi: accetteremo di lasciarci interrogare da Cristo? Ci lasceremo coinvolgere da Lui in una relazione di affetto e di confidenza o vivremo per conto nostro, lasciandogli un po’ di tempo al margine della nostra settimana?
Link d’approfondimento




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mercoledì 13 febbraio 2008 - ore 00:30


Il segno di Giona -Luca 11,29-32-
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Giona 3,1-10; Sal 50; Lc 11,29-32 - Tu gradisci, Signore, il cuore penitente
Gen 49,1.8-10; Sal 71; Pr 4,1-6.8-9a; Mt 5,17-19

Dal Vangelo secondo Luca 11,29-32


In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui.
Quelli di Ninive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui”.



Giona 3,1-10

3,1 Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: 2 «Alzati, va’ a Ninive la grande città e annunzia loro quanto ti dirò». 3 Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, di tre giornate di cammino. 4 Giona cominciò a percorrere la città, per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta». 5 I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. 6 Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere. 7 Poi fu proclamato in Ninive questo decreto, per ordine del re e dei suoi grandi: «Uomini e animali, grandi e piccoli, non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. 8 Uomini e bestie si coprano di sacco e si invochi Dio con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. 9 Chi sa che Dio non cambi, si impietosisca, deponga il suo ardente sdegno sì che noi non moriamo?». 10 Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.





• Siamo in tempo di quaresima. La liturgia ci presenta testi che possono aiutarci a convertirci e a mutare vita. Ciò che maggiormente aiuta nella conversione sono i fatti della storia del popolo di Dio. Nel vangelo di oggi, Gesù riporta due episodi del passato: Giona e la regina di Saba, e lo trasforma in specchio in modo da scoprire in essi la chiamata di Dio alla conversione.

• Luca 11,29: La generazione malvagia che chiede un segno. Gesù chiama malvagia la generazione, perché non vuole credere in Gesù e continua a chiedere segnali che possano indicare che Gesù è inviato dal Padre. Ma Gesù rifiuta di dare questi segni, perché, in definitiva, se chiedono un segno è perché non credono. L’unico segno che sarà dato è quello di Giona.

• Luca 11,30: Il segno di Giona. Il segno di Giona ha due aspetti. Il primo è quanto afferma il testo di Luca nel vangelo di oggi. Giona è stato un segnale per la gente di Ninive mediante la sua predicazione. Ascoltando Giona, il popolo si convertì. Così pure la predicazione di Gesù era un segno per la sua gente, ma la gente non dava segni di conversione. L’altro aspetto è quello che afferma il vangelo di Matteo citando lo stesso episodio: “Così come Giona passò tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così anche il Figlio dell’Uomo passerà tre giorni e tre notti nel seno della terra” (Mt 12,40). Quando Giona fu sputato sulla spiaggia, andò ad annunciare la parola di Dio alla gente di Ninive. Così pure, dopo la morte e risurrezione il terzo giorno, la Buona Novella sarà annunciata al popolo della Giudea.

• Luca 11,31: La Regina di Saba. Gesù evoca a continuazione la storia della Regina di Saba che venne da lontano a trovare Salomone e ad imparare dalla sua saggezza (cf. 1Re 10,1-10). E per due volte Gesù afferma: “Ed ecco ben più di Salomone c’è qui”. “Ed ecco ben più di Giona c’è qui”.

• Un aspetto molto importante presente nella discussione tra Gesù e i capi del suo popolo è il modo diverso in cui Gesù ed i suoi avversari si pongono dinanzi a Dio. Il libro di Giona è una parabola, che critica la mentalità di coloro che volevano Dio solo per i giudei. Nella storia di Giona, i pagani si convertirono ascoltando la predicazione di Giona e Dio li accolse nella sua bontà e non distrusse la città. Quando vide che Dio accolse la gente di Ninive e non distrusse la città «Giona ne provò grande dispiacere e ne fu indispettito. Pregò il Signore: “Signore non era forse questo che dicevo quand’ero nel mio paese? Per ciò mi affrettai a fuggire a Tarso; perché so che tu sei un Dio misericordioso e clemente, longanime, di grande amore e che ti lasci impietosire riguardo al male minacciato. Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere”!» (Giona 4,1-3). Per questo, Giona era un segno per i giudei del tempo di Gesù e continua ad esserlo per noi cristiani. Poi, in modo impercettibile, così come in Giona, anche in noi spunta una mentalità secondo cui noi cristiani avremmo una specie di monopolio su Dio e tutti gli altri devono diventare cristiani. Questo sarebbe proselitismo. Gesù non chiede che tutti siano cristiani. Lui vuole che tutti siano discepoli (Mt 28,19), cioè, che siano persone che come lui irradino ed annuncino la Buona Novella dell’amore di Dio per tutti i popoli (Mc 16,15).




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mercoledì 13 febbraio 2008 - ore 00:27


Mt 5,17-19
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Giona 3,1-10; Sal 50; Lc 11,29-32 - Tu gradisci, Signore, il cuore penitente
Gen 49,1.8-10; Sal 71; Pr 4,1-6.8-9a; Mt 5,17-19

Mt 5,17-19
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «[17]Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. [18]In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. [19]Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.li».



Questo brano è chiamato "discorso delle antitesi". Matteo solleva il grave problema del rapporto tra Gesù e la legge, tra il Vangelo e le norme morali. La frase "avete inteso che fu detto, io invece vi dico", che scandisce come un ritornello questa pagina del Vangelo, potrebbe indurre a pensare che si tratti di una sorta di abolizione della legge. Tuttavia Gesù fin dall’inizio chiarisce: "Non sono venuto ad abrogare, ma a compiere". Ed è proprio il "compimento" della legge il centro di questo brano evangelico. Per Gesù si tratta di diventare "perfetti come perfetto è il vostro Padre che è nei cieli" (v. 48), richiamando la frase analoga del Levitico: "Siate santi, perché sono io Santo, il Signore vostro Dio!" (Lv 19,2). Egli stesso è il completamento della parola di Dio che risuona sulla terra sin da Abramo. Gesù, infatti, non aggira le disposizioni date da Dio, le porta fin nel più profondo; non cambia neppure uno "iota" (la lettera più piccola dell’alfabeto ebraico), perché nessuna parola della Scrittura va disattesa, anche la più piccola. Il discepolo, seguendo il Maestro, deve anche lui portare a compimento nella vita di ogni giorno quanto è scritto nella Bibbia.
www.diocesi.terni.it




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