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E’ più esatto dire che...li sto rileggendo... [Pierre Riches]- La Fede è un bagaglio lieve;
D. Qual è l’atteggiamento più giusto per vivere una fede? R. Non avere mai tesi a priori o accettate ciecamente. Continuare a ragionarci sopra criticamente, cercando di capire la ragion d’essere di ciò che propone la fede e, se è il caso, rivedere le proprie tesi, perché solo così si può trovare la verità e sottoporla a verifiche e riprove.D. Gesù non dice nulla dell’Aldilà,perché? R. Sarebbe disastroso se ci avesse detto che non ci sono i cinema ma i semafori sì
- La vita segreta delle api [Sue Monk Kidd]
Maestro insegnaci a pregare [Padre Andrea Gasparino]Ogni "novità" di P. Gasparino è attesa ed accolta con gioia, come un "dono", da tantissimi giovani ed educatori. [...] In questo libro ritornano (ed era naturale) i temi cari a P. Gasparino [...] sono riprese, quasi alla lettera, molte delle riflessioni già pubblicate in un precedente volume della Elle Di Ci: La preghiera del cuore. ’’Pregare e’ un dono grande ed esigente. Non consiste nell’apprendimento di alcuna nozione: la preghiera e’ una vita.’’
Le omelie di Padre Aldo Bergamaschiwww.padrebergamaschi.com [...]il cristianesimo non è attuato o forse è attuato nelle singole persone, però appena usciamo dalla singolarità, o nella famiglia o nel sociale, vediamo tutto andare a pezzi, non c’è nemmeno l’ombra del Messaggio di Gesù. Questo sarà oggetto delle mie predicazioni future. Ciò accade - e la mia spiegazione resta ferma – perché il cristianesimo è caduto al rango di religione e non perché non è una rivelazione.[...] ![]()
Gli opuscoli di Padre Tornese
Li ho messi online tutti e 23![]()
Sulla strada di Emmaus
Polvere... Incontri... Provocazioni...
’’Strada Statale Gerusalemme – Emmaus: siamo al tramontar della prima Pasqua.
Due viandanti - Cleopa e un altro - riflettono mesti. Tema di drammatica attualità: la morte di Gesù di Nazareth. Si parla di ciò che sta a cuore. Sta a cuore ciò che si cerca. Si cerca ciò che si ama.
Conclusione: ripercorrono un Amore.
Il Risorto s’accosta ma non li folgora: li istruisce e conforta. Li ha cercati e raggiunti per rincuorarli, correggerli e illuminarli.
Ma non attacca il discorso: varca la soglia con dolcezza, con una interrogazione semplice, discreta. "Di che cosa stavate discutendo lungo la via?" (Lc 24,17).
Converge sulla loro mestizia. L’incoraggia a parlare. Si conquista la fiducia.
Fa finta di volersene andar. Fa finta: piacevole un Dio che... Fa finta !
Entrano nella locanda. Lui spezza il pane: brividi che corrono sulla pelle.
Un messaggio in codice! Poi scompare.
E i due? Avevano iniziato il loro cammino con il passo stanco e depresso, adesso partono senza indugio, di corsa, verso Gerusalemme, ansiosi di dire a tutti che l’Amico è risorto: loro lo hanno incontrato.
Stanchi di camminare, iniziano a correre: contraddizioni tutte divine!
Ho comprato un pezzo di terra verso Emmaus.
Fra poco ti apro la porta.’’
don Marco Pozza
Dalla Parte dei Bambini
AMS ONLUS (associazione per la mobilitazione sociale)
Una Suora per Amica
[...]’’Uno dei luoghi della Terra Santa che mi sono rimasti più impressi è la "roccia dell’agonia". E’ una parte di roccia irregolare che spunta nel bel mezzo del presbiterio della Basilica delle Nazioni nell’Orto degli Ulivi. Lì ho potuto passare diversi minuti di preghiera con le mie mani appoggiate su quel sasso, quasi tentando di aggrapparmici, e ancora oggi, tre anni dopo, se chiudo gli occhi e ci penso, mi pare di avere le mani appoggiate in quel luogo dove Gesù ha sudato sangue e ha fatto la sua preghiera più difficile e straziante, chiedendo al Padre non di non soffrire ma di poter avere il suo aiuto se la sofferenza era nel suo progetto d’amore.’’[...]
Movimento dei Focolarini
"Nessuno sapeva quale sarebbe stato lo sviluppo di quest’opera: le circostanze verificatesi man mano l’hanno svelato. Anche la struttura del movimento più che suggerita da idee umane
è stata ispirata da un carisma, cioè da un dono di Dio"
"Vedi, io sono un’anima che passa per questo mondo.
Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle.
Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre
cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità."
Chiara Lubich
Ipocrisia - Apparenza
Non fidarsi mai delle apparenze, neppure quando si tratta di devozione! Anche i cammelli si inginocchiano, anche i fonografi recitano preghiere e laudi, anche gli affettatori di cipolle piangono, anche i cani cadono in estasi . (Gianfranco Ravasi, Avvenire 9/9/2000).
n.b. La comprensione in Cristo va ’’oltre’’ e si domanda il perchè non solo delle cose ma anche dei comportamenti indotti da una cultura cristiana superficiale e la conseguente afonia del messaggio cristiano.
Questa rubrica dovrebbe intitolarsi ’’ ho Ri-visto’’ ho ri-visto un film che ri-vedrei per altre 200 volte per ri-scoprire ogni volta che è proprio una bella storia,’’ Pomodori verdi fritti alla fermata del treno ’’ Pomodori verdi fritti... La trama: Negli anni Trenta, nel profondo e razzista Sud degli Stati Uniti, le regole della società tradizionale imbrigliano senza pietà le donne ed i neri, avvilendone le speranze di emancipazione e occludendone gli spiragli di riscatto. Fra i tavoli del Whistle Stop Cafè, gestito dalla ribelle Idgie e dalla delicata Ruth, spuntano i germogli della lotta non violenta per il riconoscimento di eguali diritti, accanto ai piatti della specialità della casa serviti caldi: fette di pomodori verdi infarinate e rosolate nel grasso. La storia del legame d’amicizia fra le due giovani donne dell’Alabama irrompe in forma di racconto nella conoscenza fra una ottuagenaria che vive in un ospizio ed una signora frustrata a causa d’un matrimonio sonnecchiante. Mansueta ed apparentemente a proprio agio nella cornice d’un menàge che galleggia sulla consuetudine più desolante, Evelyn si dimostra allieva volenterosa d’una lezione di vita vecchia di sessant’anni, ma più che mai giovane, [...] Recensione di :Simona D’Alessio
Dalle interviste di pif a youtube ’’l’esperienza di Suor Anna’’
Suor Anna su Youtube
Sono entrati con prepotenza nel mio cuore due film che ho guardato in questi giorni, li inserirò nei miei classici preferiti e intramontabili, ho pianto come la fontana di Trevi prima che la colorassero di rosso![]()
Into the wild
‘’ Il film racconta la storia del giovane idealista Christopher McCandless che, abbandonata la vita normale di tutti i giorni, va a vivere nella selvaggia Alaska. ‘’ il film è ispirato da una storia vera Il Trailer
Ogni cosa è illuminata
’’Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, J.S. Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista.’’ Recensione e storia del film
Il Trailer
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Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio "
"Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola! " Hazrat Inayat Khan
Non stare davanti a me,
potrei non seguirti;
non stare dietro di me,
potrei non esserti di guida;
ma, sta al mio fianco e
sii semplicemente mio amico.
Albert Camus
PARANOIE
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giovedì 10 aprile 2008 - ore 00:10
At 8,26-40 ’’All’incontro dello straniero
(categoria: " Vita Quotidiana ")
At 8,26-40; Sal 65; Gv 6,44-51 - La tua salvezza, Signore, è per tutti i popoli
Atti 8,26-40
26 Un angelo del Signore parlò intanto a Filippo: «Alzati, e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che discende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». 27 Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etiope, un eunuco, funzionario di Candàce, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i suoi tesori, venuto per il culto a Gerusalemme, 28 se ne ritornava, seduto sul suo carro da viaggio, leggendo il profeta Isaia. 29 Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti, e raggiungi quel carro». 30 Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». 31 Quegli rispose: «E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. 32 Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:
Come una pecora fu condotto al macello
e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa,
così egli non apre la sua bocca.
33 Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato,
ma la sua posterità chi potrà mai descriverla?
Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita.
34 E rivoltosi a Filippo l’eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». 35 Filippo, prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunziò la buona novella di Gesù. 36 Proseguendo lungo la strada, giunsero a un luogo dove c’era acqua e l’eunuco disse: «Ecco qui c’è acqua; che cosa mi impedisce di essere battezzato?». 37 38 Fece fermare il carro e discesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco, ed egli lo battezzò. 39 Quando furono usciti dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunuco non lo vide più e proseguì pieno di gioia il suo cammino. 40 Quanto a Filippo, si trovò ad Azoto e, proseguendo, predicava il vangelo a tutte le città, finché giunse a Cesarèa.
All’incontro dello straniero
At 8,26-40
NOTA STORICA E GEOGRAFICA
Il capitolo 8 degli Atti è il primo capitolo della missione oltre frontiera, e racconta l’inizio dell’evangelizzazione dell’Africa. Esso ha come protagonista Filippo, che prima di Paolo, è missionario presso i pagani. Una missione che “nasce dal basso”, poi confermata dall’arrivo degli Apostoli.
Come sappiamo Luca articola il suo racconto sulla Chiesa primitiva basandosi sull’ultima parola di Gesù ai suoi discepoli prima di salire al cielo: “Riceverete forza dallo Spirito Santo… sarete miei testimoni in tutta la Giudea, la Samaria e fino agli estremi confini della terra…” (Atti 1,8).
Di fatto gli Atti degli Apostoli descrivono in sequenza ordinata la crescita e la diffusione della Buona Novella sotto la guida dello Spirito.
Atti 1–7 descrive la predicazione degli apostoli e la crescita della comunità cristiana in Gerusalemme.
Atti 8–12 sottolinea soprattutto la diffusione del vangelo in altre parti della Giudea e in Samaria (e la vicina Siria).
Atti 13–28 tratta l’espansione del cristianesimo fino alla fine della Terra, specialmente in Asia Minore, Grecia e alla fine Roma, la capitale e la più grande città dell’impero romano. In Atti 8,26-40, abbiamo il primo caso di conversione di un gentile; segna l’inizio della missione ad gentes della prima comunità cristiana. Il ritmo della narrazione segue lo schema del cammino cristiano: incontro, annuncio, catechesi, battesimo.
L’ esegeta, Eplanettier rileva anche che l’episodio di Filippo e l’eunuco richiama quello dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35).
Filippo, “evangelista” (At 21,8), fu uno dei “sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza” (At 8,4; 21,8), scelti dagli apostoli e chiamati poi tradizionalmente “diaconi” perché nel contesto si parla del “servire” (diakonéin; 8,3).
Candace era il titolo dato alle regine etiopiche, scambiato poi come nome proprio. Il regno dell’Etiopia, chiamato Kush, si estendeva a sud dell’Egitto nell’attuale Sudan e aveva per capitale Meroe.
Gaza: L’antichissima città sorgeva su una collina, a 3,5 km dal mare, a 100 km da Gerusalemme. Nel 96 a.C., il re ebreo Alessandro Ianneo l’aveva conquistata, massacrandone tutti gli abitanti e facendo della città un deserto, per cui si diceva “Gaza la deserta”, anche quando, ricostruita verso il 57 d.C., fu ripopolata
Azoto (Ashdod), assieme a Gaza, da cui distava 30 km, era una delle cinque grandi città filistee, ove un tempo era stata trionfalmente deposta, nel tempio di Dagone, l’arca della nuova alleanza, presa agli Israeliti (cf. 1Sam 5,1-2).
Cesarea: città ricostruita da Erode il Grande sulle rovine di un’antica città fenicia e dal re stesso dotata di un porto artificiale, era diventata dal 6 a.C. la residenza ufficiale del procuratore romano di Giudea
CONTESTO BIBLICO
Un angelo del Signore parlò …- L’obbedienza pronta e senza proferir parola di Filippo (27) richiama quella di Abramo (Gen 12,12,1-4). Il suo “levarsi” per andare ad annunciare richiama quello di Maria (Lc 1,39).
Filippo sarà chiamato da una parte ad OBBEDIRE fedelmente mentre, dall’altra come vedremo, sarà chiamato a prendere l’iniziativa dinanzi a situazioni nuove e inattese.
A mezzogiorno… strada deserta … l’espressione greca, cosi come il letterale italiano del resto, può essere interpretata come indicazione geografica (= a sud) , oppure come indicazione temporale (=a mezzodì). Delle due la più inedita sarebbe quella temporale e sottolineerebbe fortemente la caratteristica della stranezza della richiesta dell’Angelo. Non ci si mette per strada a mezzogiorno in quei posti del mondo!
Anche la strada deserta evoca lo stesso scenario. Viene chiesto a Filippo di andare dove nessuno andrebbe per incontrare qualcuno: su una strada deserta! In fondo ci viene suggerito “chi” ha in mano veramente la storia. Non siamo noi con le nostre programmazioni che possiamo “far avvenire” l’incontro tra una persona e Dio!
L’angelo è colui che “mette in relazione”.
Un uomo Etiope… Candace, regina degli Etiopi… si ha qui forse il primo riferimento alla autenticità della realizzazione del mandato di Gesù in At 1,8: …fino agli estremi confini della terra. Eunuco, ufficiale di corte… sovrintendente dei tesori… L`insistere per 5 volte sul termine eunuco è importante perché designa una categoria sociale esclusa dalla possibilità della piena ammissione al popolo di Dio (cf.Dt 23,1). Eppure Is 56,3-7 mantiene aperta la speranza “escatologica” anche per loro e per i non etnicamente israeliti di poter far parte del popolo di Dio. …venuto per il culto a Gerusalemme… leggeva il profeta Isaia… Questo eunuco ci è presentato come un uomo osservante e interessato con passione all`interno della fede ebraica. Luca lo inserisce narrativamente nell’orizzonte dei “credenti” ebrei che si interrogano sulla propria fede. È una persona in “ricerca”.
Si capisce cosi che, se anche questo sarà un passaggio importante di apertura nel cammino della Buona Notizia, altri passi saranno da compiere, fino a giungere, tra molti capitoli e solo con Paolo al pagano completamente sganciato dalla fede ebraica. Disse allora lo Spirito a Filippo… ancora una volta viene indicato direttamente “dall’alto” quale debba essere l’oggetto dell’attenzione di Filippo. Egli deve “avvicinarsi e raggiungere” il carro dell’eunuco.
Quando Filippo arriva vicino al carro e incontra l’eunuco che legge le Scritture si accorge con sorpresa che non è chiamato a cominciare un lavoro, ma a coronarlo, non a seminare, ma a raccogliere i frutti. Dio lo ha preceduto e gli ha preparato la strada. La missione non è una attività a senso unico, ma un incontro. Lo Spirito lavora su due fronti, i missionari e i destinatari.
“Come posso capire se nessuno mi istruisce?” C’era già abbastanza da meravigliarsi che un alto ufficiale etiope stesse leggendo il Libro di Isaia tornando a casa dalla sua visita a Gerusalemme. E ancora più sorprendente è il fatto che fosse pronto ad accettare che un semplice passante, Filippo, fosse stato inviato da Dio per illuminarlo. È essenziale che ci sia qualcuno che spieghi, qualcuno disposto ad annunciare con la sua vita!
…esortò Filippo a salire e a sedere insieme a lui… Anche l’evangelizzatore, colui che è chiamato a portare la Buon Notizia deve condividere lo stile di Gesù che si siede insieme alle persone per dialogare con loro È lo stile di chi va a condividere la strada, la sedia nel carro con chi è alla ricerca (come Gesù con i Pubblicani, i peccatori…) .Non è lo stile di chi invita le persone a sentire una bella predica, lo stile di chi invita a venire in chiesa, ma lo stile di chi si attiva dinamicamente. Vediamo infatti:
Angelo del Signore : - "alzati e cammina"
Filippo : alzatosi si incamminò;
Spirito : - "avvicinati e raggiungi"
Filippo : avvicinandosi di corsa
Eunuco : esortò a salire e a sedere insieme con lui
Filippo : lo fece!
I movimenti di Filippo sono sempre OBBEDIENZA all`ordine/invito di qualcun altro! Ma questa obbedienza ha un riferimento che è sempre quello di At 8,5 …cominciò a predicare il Cristo (il Messia). Filippo è invitato e chiamato ad obbedire, ma i passi da percorrere per l`incontro sono una sua iniziativa personale.
Il passo della Scrittura che stava leggendo era Is 53,7.8. La maggioranza dei commentatori pensa che Luca abbia citato solo una parte del brano (Is 52,13-53,12) volendo centrare l`interesse sull’annuncio delle sofferenze del Servo, identificato con Gesù nella Sua Passione-Morte-Risurrezione.
Allora Filippo prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura gli annunziò la buona novella di Gesù… La prima cosa importante, allora, è che ci deve essere qualcuno che spieghi. La seconda è che l’evangelizzatore parta da dove il richiedente è: dai suoi dubbi e i suoi sogni, i suoi problemi nella vita, il suo umore, il suo livello di comprensione, i desideri del suo cuore, le sue conformazioni culturali, i limiti del suo orizzonte e i suoi progetti.
Filippo annuncia Gesù all`eunuco. Gesù come colui di cui questo brano di Isaia parla è la Buona Notizia per questo eunuco. La Buona Notizia non è cioè che quello che il profeta aveva annunciato si è compiuto in Gesù, ma che Gesù stesso è la Buona Notizia per questo uomo .
…discesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’Eunuco… anche il sacramento come tutto il resto dell’annuncio è condivisione. Entrambi sono “inmersi” e “da dentro” Filippo battezza l’eunuco: condivisone totale!
At 8, 39-40: si mostrano le due situazioni dopo il battesimo:
• l’eunuco non ha più bisogno di Filippo e può continuare da solo la sua strada perché adesso è battezzato ed è pieno di gioia. La Buona Notizia è tale solo se produce nel cuore gioia! Interessante la libertà di cui questo testo è l`espressione. La tradizione cristiana infatti vede l`eunuco come il primo missionario nella sua terra.
• Filippo ha svolto il suo compito con l`eunuco ed è ora libero per l`annuncio altrove. L’eunuco non vide più Filippo e continuò il suo viaggio nella gioia. L’evangelizzatore non instaura relazioni di dipendenza . Lavora per la gioia dei suoi fratelli e sorelle. Può scomparire, ma il fuoco continua a bruciare, può andarsene, ma la gioia rimane nel cuore di coloro che hanno ricevuto la Buona Notizia.
Questa gioia si diffonde, si comunica, ha una dimensione comunitaria. Già nella comunità di Gesù abbiamo l’episodio dei discepoli che ritornano dalla missione, raccontano con gioia a Gesù e agli altri le meraviglie che Dio ha compiuto attraverso di loro (cf. Lc 10,17). La stessa esperienza accade ai primi cristiani nella comunità di Gerusalemme (At. 15,3). Anche oggi, gioia e spirito di famiglia devono caratterizzare ogni comunità cristiana.
L`IMPORTANZA DEI TEMI DEL NOSTRO BRANO
1. Come abbiamo già detto, il primo dato da sottolineare è l`ulteriore passo in avanti nei destinatari dell’annuncio della Buona Notizia. Da Gerusalemme siamo usciti per rivolgerci ai samaritani e ora a un etiope.
2. Un altro punto importante è il sottolineare sempre più come l`adesione a Gesù non sia un fatto etnico, ma individuale. Non sono i “lontani” come categoria sociologica ad essere coinvolti in questo brano, ma una persona “lontana” con la sua storia.
3. Questo avviene per volontà del Signore e non per un progetto studiato e programmato da parte della comunità. È questo il disegno di Dio in ordine all’annuncio: la sua apertura alle genti deve poter superare qualunque barriera. Questo incontro potrà essere possibile solo se Filippo “obbedirà” alla richiesta strana, inattesa “dell’angelo del Signore”.
4. Il quarto punto è un forte insegnamento sul valore della Bibbia e sui criteri che permettono di leggerla per la comunità cristiana. Gesù Cristo è diventato l’unico criterio ermeneutico per poter comprendere il suo significato.
[…….] www.giovaniemissione.it
giovedì 10 aprile 2008 - ore 00:07
Gv 6,44-51
(categoria: " Vita Quotidiana ")
At 8,26-40; Sal 65; Gv 6,44-51 - La tua salvezza, Signore, è per tutti i popoli
Giovanni 6,44-51
44 Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45 Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46 Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47 In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.
48 Io sono il pane della vita. 49 I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50 questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. 51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
• Finora il dialogo era tra Gesù e la gente. Da qui in avanti, i leaders giudei cominciano a entrare nella conversazione e la discussione diventa più tesa.
• Giovanni 6,44-46: Chi si apre a Dio, accetta Gesù e la sua proposta. La conversazione diventa più esigente. Ora sono i giudei, i leaders del popolo, che mormorano: "Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?" (Gv 6,42) Loro pensavano di conoscere le cose di Dio. In realtà, non le conoscevano. Se fossimo veramente aperti e fedeli a Dio, sentiremmo dentro di noi lo slancio di Dio che ci attira verso Gesù e riconosceremmo che Gesù viene da Dio, poiché è scritto nei Profeti: ’Tutti saranno ammaestrati da Dio’. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me.
• Giovanni 6,47-50: I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti. Nella celebrazione della pasqua, i giudei ricordavano il pane del deserto. Gesù li aiuta a fare un passo. Chi celebra la pasqua, ricordando solo il pane che i padri hanno mangiato nel passato, morirà come tutti loro! Il vero senso della Pasqua non è ricordare la manna che cadde dal cielo, ma accettare Gesù, nuovo Pane di Vita e seguire il cammino che lui ci ha indicato. Non si tratta più di mangiare la carne dell’agnello pasquale, ma di mangiare la carne di Gesù, in modo che non muoia chi ne mangia, ma abbia la vita eterna!
• Giovanni 6,51: Chi mangia di questo pane vivrà eternamente. E Gesù termina dicendo: Chi mangia di questo pane vivrà eternamente. E Gesù termina dicendo: "Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo." Invece della manna e dell’agnello pasquale del primo esodo, siamo invitati a mangiare la nuova manna ed il nuovo agnello pasquale che si immolò sulla Croce per la vita di tutti.
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• Il nuovo Esodo. La moltiplicazione dei pani avviene vicino alla Pasqua
(Gv 6,4). La festa della pasqua era il ricordo prodigioso dell’Esodo, la liberazione del popolo dalle grinfie del faraone. Tutto l’episodio narrato nel capitolo 6 del vangelo di Giovanni ha un parallelo negli episodi connessi alla festa della pasqua, sia con la liberazione dall’Egitto come pure con la camminata del popolo nel deserto alla ricerca della terra promessa. Il Discorso del Pane di Vita, fatto nella sinagoga di Cafarnao, è connesso al capitolo 16 del libro dell’Esodo che parla della Manna. Vale la pena di leggere tutto questo capitolo 16 dell’Esodo. Nel percepire le difficoltà del popolo nel deserto, possiamo capire meglio gli insegnamenti di Gesù qui nel capitolo 6 del vangelo di Giovanni. Per esempio, quando Gesù parla di “un cibo che perisce” (Gv 6,27) sta ricordando la manna che generava vermi e imputridiva (Es 16,20). Come pure, quando i giudei “mormoravano” (Gv 6,41), facevano la stessa cosa che facevano gli israeliti nel deserto, quando dubitavano della presenza di Dio in mezzo a loro durante la traversata (Es 16,2; 17,3; Num 11,1). La mancanza di cibo faceva dubitare la gente su Dio e cominciava a mormorare contro Mosè e contro Dio. Anche qui i giudei dubitano della presenza di Dio in Gesù di Nazaret ed iniziano a mormorare (Gv 6,41-42). http://www.ocarm.org/
mercoledì 9 aprile 2008 - ore 18:16
Mc 6,45-52
(categoria: " Vita Quotidiana ")
1Gv 4,11-18; Sal 71; Mc 6,45-52 - Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra
Marco 6,45-52
45 Ordinò poi ai discepoli di salire sulla barca e precederlo sull’altra riva, verso Betsàida, mentre egli avrebbe licenziato la folla. 46 Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare. 47 Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra. 48 Vedendoli però tutti affaticati nel remare, poiché avevano il vento contrario, già verso l’ultima parte della notte andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. 49 Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma», e cominciarono a gridare, 50 perché tutti lo avevano visto ed erano rimasti turbati. Ma egli subito rivolse loro la parola e disse: «Coraggio, sono io, non temete!». 51 Quindi salì con loro sulla barca e il vento cessò. Ed erano enormemente stupiti in se stessi, 52 perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito.
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Approfondimento: www.giovaniemissione.it
Padre nostro, noi ci abbandoniamo a te,
fa di noi ciò che ti piace;
qualunque cosa tu faccia di noi,
ti ringraziamo.
Siamo pronti a tutto, accettiamo tutto,
purché la tua volontà
si compia in noi
e in tutte le tue creature;
non desideriamo niente altro, nostro Dio.
Rimettiamo la nostra anima nelle tue mani,
te la doniamo, nostro Dio,
con tutto l’amore del nostro cuore,
perché ti amiamo.
Ed è per noi un’esigenza di amore
il donarci,
il rimetterci nelle tue mani,
senza misura,
con confidenza infinita,
perché tu sei il Padre nostro.
(Adattamento della preghiera di Charles De Foucauld per famiglie)
martedì 8 aprile 2008 - ore 13:33
Gv 6,30-35
(categoria: " Vita Quotidiana ")
At 7,51-8,1a; Sal 30; Gv 6,30-35 - Alle tue mani, Signore, affido la mia vita
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Pane dal Cielo.mp3
Giovanni 6,30-35
30 Allora gli dissero: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? 31 I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo» . 32 Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; 33 il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». 34 Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». 35 Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.
Ciò che mi attira verso di Voi, Signore,
siete Voi!
Voi solo, inchiodato alla Croce,
con il corpo straziato tra agonie di morte.
E il vostro amore
si è talmente impadronito del mio cuore
che, quand’anche non ci fosse il Paradiso,
io vi amerei lo stesso.
Nulla avete da darmi
per provocare il mio amore
perché quand’anche non sperassi ciò che spero,
pure vi amerei come vi amo.
PREGHIERA DI
S. CARLO BORROMEO
AL SANTO CROCIFISSO
Commento Giovanni 6,30-35
don Paolo Curtaz (06/05/2003) www.qumran2.net
La stragrande maggioranza delle persone che incontro e che si dichiarano cristiane o, comunque credenti, ha la visione di Dio coincidente a quella che ne ha la gente di Cafarnao: un qualcuno di soprannaturale, di potente, che si affretta a sfamare il popolo compiendo miracoli. In fondo in fondo non ci interessa che cosa voglia Dio, o cosa lui pensi. So io qual è la mia felicità, a lui di esaudirla. Una eterna tangentopoli, ottengo favori da questo potentissimo amico in cambio di qualche promessa o qualche preghiera. Preghiera che poche volte consiste nel cercare la volontà di Dio e il più delle volte consiste nel convincere Dio ad esaudire la mia volontà. Un Dio che sfama, insomma, un Dio assicuratore a cui mi rivolgo per quadrare la vita. Una pretesa assurda, che finisce col distaccarmi completamente da questa Presenza che, incompresa, fugge lontano. Per cosa cerchiamo Gesù? Per cosa lo inseguiamo, ansiosi di vedere esaudito qualche nostro progetto? Mi viene in mente un aneddoto dei Padri del deserto: un monaco egiziano disse a un anacoreta siriano, tutto eccitato, che voleva andare in città a vedere un santo che operava miracoli e che, con la sua preghiera, risuscitava i morti. L’altro monaco, sorridendo disse: "Che strane abitudini avete da queste parti: chiamate "santo" chi piega Dio a fare la propria volontà. Da noi invece, chiamiamo "santo" chi piega la propria volontà a quella di Dio". Gesù, amante ferito, replica, disputa, cerca di convertire il nostro cuore e ci porta ad una riflessione: nella nostra vita c’è una fame e una sete insaziabili che attraversano e motivano tutti i nostri desideri. E’ la ricerca della felicità a cui disperatamente aneliamo. Purtroppo, però, spesse volte decidiamo (o presumiamo?) noi in cosa riporla. E Dio dovrebbe darci una mano. No, fratelli, no. Lui e Lui solo può saziare, Lui solo può portarci a non avere più fame e più sete. Lui solo è la salvezza. Non lasciamoci sfuggire l’occasione di riempire il nostro cuore, non corriamo il rischio di morire di sete a pochi metri da una sorgente d’acqua!
lunedì 7 aprile 2008 - ore 00:10
Gv 6,22-29
(categoria: " Vita Quotidiana ")
S. Giovanni Battista de la Salle (m)
At 6,8-15; Sal 118; Gv 6,22-29 -
Giovanni 6,22-29
22 Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, notò che c’era una barca sola e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma soltanto i suoi discepoli erano partiti. 23 Altre barche erano giunte nel frattempo da Tiberìade, presso il luogo dove avevano mangiato il pane dopo che il Signore aveva reso grazie. 24 Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. 25 Trovatolo di là dal mare, gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
26 Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. 27 Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». 28 Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?». 29 Gesù rispose: «Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato».
Riprende il racconto del capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, con la ricerca di Gesù da parte della folla. Gesù, infatti, si è allontanato dalla folla e dai discepoli, non è più con loro. La ricerca, però non è genuina, autentica; è mossa da interessi materiali e non dalla fede, cuore di ogni ricerca e annuncio.
Discepolo è chi crede, chi riconosce il Signore come colui che Dio ha mandato nel mondo, non come un dispensatore di benefici. Credere significa accettare Gesù così come lui si manifesta, non come noi pensiamo che sia. Serve ogni tanto chiedersi per quale motivo cerchiamo Gesù, perché vogliamo incontrarlo, perché stare con lui?
Non è mai scontata la risposta: forse per interesse, per tradizione, per il quieto vivere, per consolazione….La fede è però qualcosa di diverso, è azione di uomini coraggiosi, è audacia e tenacia, è..affidarsi a dio senza condizioni. FONTE (archivio evanweb)
lunedì 7 aprile 2008 - ore 00:06
Santo Stefano, l’esempio del primo martire
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Santo Stefano, l’esempio del primo martire
www.korazym.org
Da sempre la Chiesa Universale, nel giorno seguente il Natale del Signore, ricorda la figura del diacono Stefano, uno dei primi seguaci di Gesù e il primo dei suoi martiri. E’ uno dei santi più popolari e venerati.
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Stefano, diacono, è il primo dei martiri di Cristo e uno dei sette che gli Apostoli scelsero al servizio della comunità, perché "pieno di fede e di Spirito Santo". Ma Stefano non è soltanto il primo Martire cristiano. La sua passione è di fondamentale importanza, perché non ha nulla di favoloso o leggendario. Non ci sono dubbi sui documenti storici che ce l’hanno tramandata, e già Sant’Agostino, 15 secoli fa, scriveva: "Mentre per gli altri Martiri, soltanto con molta fatica possiamo trovare gli Atti, per leggerli in occasione delle loro solennità, la Passione di Stefano si trova in un libro canonico, facente parte delle Sacre Scritture". La sua memoria, il 26 dicembre è ricordata in un "Breviario" siriaco della fine del sec IV e nel martirologio geronimiano del sec. VI. Ne fa menzione anche il Canone Romano.
Di Santo Stefano sappiamo con certezza quanto di lui narrano gli Atti degli Apostoli (6, 1-12, 25; 7, 1-60; 8-3). La figura di questo importante Santo per tutta la Chiesa Universale appare la prima volta negli Atti (6,5) in occasione di un contrasto insorto nella comunità cristiana prosolanitana.
"Stefano intanto, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo. Sorsero allora alcuni della sinagoga detta dei "liberti" comprendente anche i Cirenei, gli Alessandrini e altri della Cilicia e dell`Asia, a disputare con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava. Perciò sobillarono alcuni che dissero: "Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio". E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi; gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio. Presentarono quindi dei falsi testimoni, che dissero: "Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e sovvertirà i costumi tramandatici da Mosè". E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo." (At 6,8-15).
A tali accuse Egli rispose con una lunga perorazione, appellandosi alle Scritture: un compendio della storia della salvezza tutta orientata verso Cristo. Il Protomartire così concluse:
“O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo, come i nostri padri, così anche voi. Quale dei Profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quanti preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi, ora, siete venuti traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la legge per mano degli Angeli e non l’avete osservata.
All`udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: "Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio". Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: "Signore Gesù, accogli il mio spirito". Poi piegò le ginocchia e gridò forte: "Signore, non imputar loro questo peccato". Detto questo, morì." (At 7,51-60)
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Il culto
Santo Stefano venne subito venerato. La sua devozione si accrebbe specialmente dopo il ritrovamento delle sue Reliquie da parte del Prete Luciano di Kèfor-Gambà, al quale il Protomartire apparve in sogno, indicandogli il luogo ove giaceva il suo capo. Il Vescovo di Gerusalemme, Giovenale, fece costruire sul presunto sito della lapidazione, una Basilica inaugurata e aperta al culto nel 439. Anche l’imperatrice Endossia (m. 460), devotissima del Santo, volle innalzargli una grande Basilica, con annesso un grande monastero. Tra le varie Chiese erette a Gerusalemme in onore di Santo Stefano, merita speciale menzione quella di Melania. Il culto in onore del Martire si estese poi in Francia, Spagna, Africa, a Ravenna, Napoli, Milano e in numerose altre città. Sulla vita, e sulle virtù del Santo intrattennero importanti sermoni i Padri della Chiesa: S. Gregorio di Nissa; S. Asterio di Anasca; S. Basilio di Selencia. San Paolo- il giovane Saulo che assistette al martirio di Stefano - lo ricorda, chiamandolo appunto “Testimone di Cristo” (Att. 22,20).
Taumaturgo
Riguardo alla straordinaria potenza taumaturgica di Santo Stefano, S. Agostino così scriveva: «Se io volessi soltanto descrivere i miracoli delle guarigioni, per tacere degli altri, che furono fatti da questo martire, cioè dal gloriosissimo Stefano, nelle colonie di Calama e nella nostra, dovrei scrivere parecchi volumi; e tuttavia non tutti si potrebbero raccogliere, ma soltanto quelli dei quali furono scritte le memorie da leggersi ai popoli. Perciò li facemmo compilare, questi Volumi, vedendo reiterarsi con frequenza, anche nei nostri tempi, come negli antichi i segni della divina potenza e desiderando che non dovessero essere sottratti alla conoscenza di tutti». (De Civitate Dei, XXII,8).
Feste liturgiche
Secondo il Martirologo Siriaco del sec. IV, la festa era fissata, ed è rimasta, al 26 dicembre, dopo cioè il Natale di Gesù.
A Santo Stefano, per l’esattezza, furono assegnate due feste liturgiche:
1) quella del martirio, che si celebra appunto il 26 dicembre;
2) e quella del ritrovamento del corpo, che si celebra il 2-3 agosto, in quanto poi soppressa nel 1961, a seguito della riforma del calendario liturgico.
Santo Stefano, sia per essere stato il primo Martire di Cristo, sia per la grandezza della sua santità e sia per la sua prodigiosa attività taumaturgica, viene giustamente annoverato tra i Santi più popolari. E’ anche patrono dei Diaconi.
Cattedrali, Chiese, Cappelle, Oratori, Monasteri, Istituti religiosi, sono stati ovunque dedicati in suo onore. Il suo nome è stato prescelto da Città, Paesi, Località, Contrade e strade, nonché da numerose singole persone. Soltanto a Roma si riscontrano ben 31 Chiese intitolate al Santo, tra le quali la più famosa resta tuttavia quella denominata Santo Stefano Rotondo al Celio.
Nell’Angelus del 26 dicembre del 1980, Papa Giovanni Paolo II ricordando Santo Stefano disse:
"Mentre veneriamo santo Stefano e l’invitto suo esempio di testimone di Cristo, quale egli si dimostrò con la parola animosa, con la premura nel servizio dei poveri, con la sua costanza durante il processo e, soprattutto, con la sua morte eroica, noi vediamo che la sua figura s’illumina e s’ingigantisce nella luce del suo Signore e maestro, che volle seguire nel sacrificio supremo. È il Signore Gesù che solo dà il soccorso ed il conforto necessario alle anime per esser fedeli fino alla morte.
Da ciò deriva una preziosa lezione per noi: guardando a Stefano nella prospettiva del Natale, noi dobbiamo raccogliere il suo esempio ed il suo insegnamento, i quali univocamente ci riportano a Cristo che, nato nella grotta di Betlemme, è già incamminato - nell’intenzione finalistica dell’opera redentiva - verso il colle del Calvario. Fatti da lui figli di Dio, chiamati a vivere da figli di Dio, saremo anche noi coronati come Stefano lassù, nella patria, se saremo fedeli."
domenica 6 aprile 2008 - ore 00:05
1Pt 1,17-21 - At 2,14.22-33
(categoria: " Vita Quotidiana ")
III DOMENICA DI PASQUA
At 2,14.22-33; Sal 15; 1Pt 1,17-21; Lc 24,13-35 - Mostraci, Signore, il sentiero della vita
1Pietro 1,17-21
17 E se pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio. 18 Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, 19 ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. 20 Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi. 21 E voi per opera sua credete in Dio, che l’ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria e così la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio.
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Atti 2,14
Allora Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta così: «Uomini di Giudea, e voi tutti che vi trovate a Gerusalemme, vi sia ben noto questo e fate attenzione alle mie parole:
Atti 2,22-33
22 Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazaret - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete -, 23 dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l’avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l’avete ucciso. 24 Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. 25 Dice infatti Davide a suo riguardo:
Contemplavo sempre il Signore innanzi a me;
poiché egli sta alla mia destra, perché io non vacilli.
26 Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua;
ed anche la mia carne riposerà nella speranza,
27 perché tu non abbandonerai l’anima mia negli inferi,
né permetterai che il tuo Santo veda la corruzione.
28 Mi hai fatto conoscere le vie della vita,
mi colmerai di gioia con la tua presenza.
29 Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e la sua tomba è ancora oggi fra noi. 30 Poiché però era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, 31 previde la risurrezione di Cristo e ne parlò:
questi non fu abbandonato negli inferi,
né la sua carne vide corruzione.
32 Questo Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. 33 Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire.
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Gesù, compagno di viaggio fino agli Inferi!
San Pietro aiuta gli uomini di Israele a comprendere l’evento della risurrezione, citando la profezia di Davide, che sentiva il suo Dio vicino a sé, soprattutto quando la sua vita giungeva in situazioni mortali, così come Gesù non viene abbandonato in potere della morte (I lettura). La sua morte è il segno di quale prezzo Dio Padre è disposto a pagare pur di salvarci (II lettura). Questa premura e pazienza di Dio ci è stata rivelata in maniera inequivocabile da Gesù, che una volta risorto, ai discepoli, che dopo solo tre giorni avevano già perso ogni speranza e si erano incamminati verso Emmaus, segno del ritorno alla vita di sempre, non rimprovera la defezione. Piuttosto si affianca a loro, compie con loro il tragitto della disfatta e chiede conto della loro disperazione. Questo percorso verso gli “inferi” permette a Gesù di riaccendere in loro la luce della fede, di aiutarli a rileggere la loro storia alla luce della Parola, di renderli testimoni consapevoli della risurrezione (Vangelo).
Prima di rendere ragione della nostra speranza agli uomini, scegliamo di rendere ragione della nostra disperazione a Dio. Così Gli permetteremo di aprire i nostri occhi. Ci renderemo conto di quanto siamo amati da Lui e di quanto le nostre storie, per quanto possano essere intrise di fragilità e morte, hanno già inscritte in sé il preludio incantevole della risurrezione. Fonte: San Giovanni Rotondo la città in rete
domenica 6 aprile 2008 - ore 00:03
Lc 24,13-35
(categoria: " Vita Quotidiana ")
III DOMENICA DI PASQUA
At 2,14.22-33; Sal 15; 1Pt 1,17-21; Lc 24,13-35 - Mostraci, Signore, il sentiero della vita
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Luca 24,13-35
13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19 Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
25 Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26 Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28 Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 32 Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». 33 E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34 i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». 35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Per un commento vedere il post del 26/03/08. ma se fai clik quà fai prima![]()
sabato 5 aprile 2008 - ore 00:40
Gv 6,16-21
(categoria: " Vita Quotidiana ")
S. Vincenzo Ferrer (mf)
At 6,1-7; Sal 32; Gv 6,16-21 - Vòlgiti a noi, Signore: in te speriamo
Giovanni 6,16-21
16 Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare 17 e, saliti in una barca, si avviarono verso l’altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. 18 Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. 19 Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. 20 Ma egli disse loro: «Sono io, non temete». 21 Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.
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• Il vangelo di oggi racconta l’episodio della barca sul mare agitato. Gesù si trova sulla montagna e i discepoli nella barca. Nel modo di descrivere i fatti, Giovanni cerca di aiutare le comunità a scoprire il mistero che avvolge la persona di Gesù. Lo fa evocando testi dell’Antico Testamento che alludono all’esodo.
• All’epoca in cui Giovanni scrive, la barchetta delle comunità doveva affrontare un vento contrario sia da parte di alcuni giudei convertiti che volevano ridurre il mistero di Gesù a profezie e figure dell’Antico Testamento, sia da parte di alcuni pagani convertiti che pensavano che fosse possibile un’alleanza tra Gesù e l’impero.
• Giovanni 6,15: Gesù sulla montagna. Dinanzi alla moltiplicazione dei pani, la gente conclude che Gesù è il messia atteso, perché secondo la speranza della gente dell’epoca, il Messia avrebbe ripetuto il gesto di Mosè: alimentare la gente nel deserto. Per questo, secondo l’ideologia ufficiale, la moltitudine pensava che Gesù fosse il messia e, per questo, voleva fare di lui un re (cf. Gv 6,14-15). Questa richiesta della gente era una tentazione sia per Gesù che per i discepoli. Nel vangelo di Marco, Gesù obbliga i discepoli a imbarcarsi immediatamente e ad andare all’altro lato del lago (Mc 6,45). Voleva evitare che si contaminassero con l’ideologia dominante. Segno, questo, che il “fermento di Erode e dei farisei”, era molto forte (cf. Mc 8,15). Gesù affronta la tentazione con la preghiera sulla montagna.
• Giovanni 6,16-18. La situazione dei discepoli. Era già di notte. I discepoli scesero verso il mare, salirono sulla barca e si diressero verso Cafarnao, all’altro lato del mare (del lago). Giovanni dice che era già buio e che Gesù non era ancora arrivato. Da un lato evoca l’esodo: attraversare il mare in mezzo a difficoltà. Dall’altro evoca la situazione delle comunità nell’impero romano: con i discepoli, vivevano nel buio, con il vento contrario ed il mare agitato e Gesù sembrava assente!
• Giovanni 6,19-20. Cambiamento della situazione. Gesù giunge camminando sul mare. I discepoli si spaventano. Come avviene nel racconto dei discepoli di Emmaus, loro non lo riconoscono (Lc 24,28). Gesù si avvicina e dice: “ Sono io! Non temete!” Qui, di nuovo, chi conosce la storia dell’Antico Testamento, ricorda alcuni fatti molto importanti: (a) Ricorda che la moltitudine, protetta da Dio, attraversò senza paura il Mar Rosso. (b) Ricorda che Dio, nel chiamare Mosè, dichiara il suo nome dicendo: ” Io sono! ” (cf. Es 3,15). (c) Ricorda anche il libro di Isaia che presenta il ritorno dall’esilio come un nuovo esodo, in cui Dio appare ripetendo molte volte: “ Io sono! ” (cf. Is 42,8; 43,5.11-13; 44,6.25; 45,5-7).
• Per il popolo della Bibbia, il mare era il simbolo dell’abisso, del caos, del male (Ap 13,1). Nell’Esodo, il popolo compie la traversata verso la libertà affrontando e vincendo il mare. Dio divide il mare con il suo soffio e la moltitudine attraversa il mare sull’asciutto (Es 14,22). In altri passaggi la Bibbia mostra Dio che vince il mare (Gen 1,6-10; Sal 104,6-9; Pro 8,27). Vincere il mare significa imporgli i propri limiti ed impedire che inghiottisca tutta la terra con le sue onde. In questo passaggio Gesù rivela la sua divinità dominando e vincendo il mare, impedendo che la barca dei suoi discepoli sia trascinata dalle onde. Questo modo di evocare l’Antico Testamento, di usare la Bibbia, aiutava le comunità a percepire meglio la presenza di Dio in Gesù e nei fatti della vita. Non temete!
• Giovanni 6,22. Giunsero nel porto desiderato. Loro vogliono prendere Gesù nella barca, ma non fu necessario, perché la barca toccò la riva alla quale erano diretti. Giunsero al porto desiderato. Il Salmo dice: “Ridusse la tempesta alla calma, tacquero i flutti del mare. Si rallegrarono nel vedere la bonaccia ed egli li condusse al porto sospirato”. (Sal 107,29-30) www.ocarm.org
sabato 5 aprile 2008 - ore 00:38
At 6,1-7 La risposta di Dio alla solitudine
(categoria: " Vita Quotidiana ")
S. Vincenzo Ferrer (mf)
At 6,1-7; Sal 32; Gv 6,16-21 - Vòlgiti a noi, Signore: in te speriamo
La risposta di Dio alla solitudine
Il testo biblico
Iniziamo oggi la nostra riflessione con un testo biblico tratto dal libro degli Atti dove vediamo come la prima comunità cristiana avesse risolto un problema pratico che si era posto al suo interno nel tentativo di volere e dovere vivere come il Signore Gesù aveva loro insegnato.
At 6,1-7 "In quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove erano trascurate nell’assistenza quotidiana. I dodici, convocata la moltitudine dei discepoli, dissero: «Non è conveniente che noi lasciamo la Parola di Dio per servire alle mense. Pertanto, fratelli, cercate di trovare fra di voi sette uomini, dei quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Quanto a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della Parola». Questa proposta piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia. Li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani. La Parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede" (At. 6:1-7).
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La risposta al bisogno di comunione
Nel libro della Genesi, al secondo capitolo, viene riportato ciò che Dio disse dopo aver creato l’uomo: "Non è bene che l’uomo sia solo". Questa frase la si ripete spesso in occasione del matrimonio, per celebrare la gioia di avere una compagna per la vita ed una famiglia: e questo è davvero un dono di Dio che ancora non sappiamo valorizzare come si conviene.
Quando Dio dice: "Non è bene che l’uomo sia solo" Egli non si riferisce solo alla benedizione della famiglia in senso stretto, ma alla Sua volontà che l’essere umano viva in una comunità allargata di persone che, legate da spirito di solidarietà e di amorevole amicizia, sovvengono ciascuno ai bisogni delle altre, secondo le proprie capacità e doni.
Il mondo moderno crea molta solitudine: non solo quella della persona non sposata, vedova o dell’anziano, ma anche la solitudine del figlio che non trova nei propri genitori la necessaria comprensione e dialogo, oppure quella della coppia che non vive un rapporto davvero soddisfacente, o anche della sempre più grande mancanza di quello che si definisce "un vero amico": una persona che ti apprezzi, ti ascolti, ti comprenda, ti consigli o semplicemente ti accompagni.
Quando Dio ha detto: "Non è bene che l’uomo sia solo" , però, Egli non ha fatto semplicemente una constatazione, non ha espresso solo un "pio desiderio" che non sapeva soddisfare, ma ha provveduto concretamente all’essere umano un compagno, una famiglia, una società, in cui l’uomo potesse trovare il proprio compimento e sostentamento.
Dio - che non è Egli stesso un essere solitario, ma la misteriosa comunione di tre Persone diverse: il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo - desidera che ogni essere umano viva in armoniosa comunione con Lui, con i propri simili e con l’intero creato.
La solitudine ed il bisogno sono prodotti del peccato, ma Dio ha provveduto affinché l’essere umano potesse essere in autentica comunione con altri e soddisfatto: in che modo? Questo progetto di comunione trova l’espressione più grande nella Persona di Gesù Cristo e nella comunità di uomini, donne e bambini che, in ogni tempo seguono Gesù come loro Signore e Salvatore, ascoltandolo come il loro Maestro. Dio intende soddisfare il bisogno di comunione dell’essere umano attraverso il progetto chiesa.
Il progetto chiesa
Chiesa dunque. A che cosa pensate quando sentite parlare di "chiesa"? Forse ad una costruzione di pietra con tanto di campanile e di campane dove si celebra il culto e riti come battesimi e confermazioni? Forse pensate all’ora di religione oppure al pastore o a qualche istituzione lontana... La chiesa, secondo la Bibbia non viene definita dagli edifici che possiede o dalle attività che vi si svolgono. Secondo il messaggio della Bibbia, la chiesa non è questo. Chiesa è l’insieme, la comunità, di quelle persone che hanno il Gesù Cristo come Signore e Salvatore della loro vita e che vivono con fiducia ed ubbidienza a Lui imparando a pensare, a parlare ed agire come Lui e come Lui comanda.
E’ nel contesto della comunità cristiana che Dio vuole realizzare quell’intesa, quella solidarietà, quella comprensione, quell’amicizia, quella comunione di intenti e cooperazione a cui ciascuno di noi tanto anela.
I primi cristiani, ed il modello normativo che essi rappresentano nei piani di Dio, vivevano in gruppi che formavano come delle famiglie allargate dove ciascuno, secondo le proprie possibilità e doni sovveniva ai bisogni dell’altro. La vita comunitaria era così feconda che molti venivano attratti alla fede in Cristo non solo dalla predicazione dell’Evangelo, ma anche dalla qualità dei rapporti che essi avevano l’uno con l’altro, dall’amore che manifestavano verso di tutti. Ascoltate per esempio un testo molto bello che descrive quanto avveniva nella loro comunità cristiana.
La vita della comunità. "Essi ascoltavano con assiduità l’insegnamento degli apostoli, vivevano insieme fraternamente, partecipavano alla Cena del Signore e pregavano insieme. Dio faceva molti miracoli e prodigi per mezzo degli apostoli: per questo ognuno era preso da timore. Tutti i credenti vivevano insieme e mettevano in comune tutto quello che possedevano. Vendevano le loro proprietà e i loro beni e distribuivano i soldi fra tutti, secondo le necessità di ciascuno. Ogni giorno, tutti insieme, frequentavano il tempio. Spezzavano il pane nelle loro case e mangiavano con gioia e semplicità di cuore. Lodavano Dio, ed erano benvisti da tutta la gente. Di giorno in giorno il Signore faceva crescere il numero di quelli che giungevano alla salvezza" (At. 2:41-47 TILC).
Un problema pratico
Nel testo che abbiamo letto all’inizio della nostra riflessione vediamo un esempio di come la prima comunità cristiana risolvesse i problemi pratici che sorgevano al suo interno e come applicassero alla loro vita il principio di solidarietà e di amore che avevano imparato da Cristo. Esaminiamo il testo.
I. Piena solidarietà sociale
"In quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove erano trascurate nell’assistenza quotidiana" (1).
Qui vediamo innanzitutto come la prima comunità cristiana si occupasse ad assistere quelle donne alle quali era morto il marito e che si trovavano così senza assistenza. C’era un interesse specifico e continuato della comunità cristiana verso quelle persone a cui mancavano i mezzi per vivere.
Chi si occupa oggi dei bisogni di coloro che non riescono del tutto a provvedere per sé stessi? I loro parenti, lo Stato, le assicurazioni sociali, oppure vengono lasciati spesso a sé stessi. Quante volte si dice: "Di quello li qualcuno ci penserà!... Che me ne importa? Non è mia responsabilità... Non è mio parente... non fa parte del nostro giro...
Il Signore però dà il compito al cristiano, a Colui che segue con fiducia ed ubbidienza per vivere come Lui ha vissuto, alla comunità dei cristiani di interessarsi direttamente di tutti coloro che intorno a noi sono nel bisogno, materialmente, ma anche spiritualmente, sovvenendo in questo caso alla solitudine delle vedove. Siamo noi sensibili verso i bisogni degli altri come lo sarebbe stato il Signore Gesù, di cui noi ci dichiariamo discepoli?
C’era però allora anche il problema che si tendeva ad aiutare solo "la propria gente". Aiutiamo noi solo chi è come noi? Chi fa parte della nostra famiglia, del nostro paese, della nostra nazione? E gli altri? E’ nostra responsabilità aiutare chi è diverso da noi? Il Signore Gesù però non faceva distinzione fra le persone. Colui che ha amato *il mondo* fino a dare la Sua vita per noi certo non avrebbe fatto distinzione di razza, nazionalità, religione, lingua, condizione sociale. L’amore solidale doveva estendersi a tutti.
II. La predicazione: altrettanto importante
"I dodici, convocata la moltitudine dei discepoli, dissero: «Non è conveniente che noi lasciamo la Parola di Dio per servire alle mense" (2).
Chi poi doveva praticamente darsi da fare per sovvenire a questi bisogni? Anche allora c’era la tendenza molto umana, nella comunità cristiana, a delegare questo compito ai ...pastori, come se la responsabilità della solidarietà cadesse solo su coloro che erano stati chiamati da Dio al servizio a pieno tempo soltanto. "Lo faccia chi è pagato per quello..." si sente dire.
I pastori e gli evangelisti avevano un compito altrettanto importante dell’assistenza sociale: la predicazione della Parola di Dio. Essi non avrebbero dovuto trascurare la predicazione per impegnarsi in opere di assistenza sociale. "Non di solo pane vive l’uomo" diceva Gesù. Il compito della predicazione era altrettanto importante che la solidarietà sociale, perché la predicazione della Parola di Dio è lo strumento che Dio ha scelto per trasformare i cuori e le menti delle persone. L’ingiustizia sociale nasce dal cuore cattivo dell’uomo ed essa può essere prevenuta alla radice portando uomini e donne alla conversione. E’ nel cuore umano, infatti, che risiede la sorgente dell’amore che poi permetterà ad ognuno di proiettare il proprio interesse da sé stesso agli altri. Il compito della predicazione non andava quindi trascurato, ma doveva andare di pari passo con l’aiuto materiale e morale.
III. Solo persone interiormente trasformate veramente si possono dedicare agli altri.
"Pertanto, fratelli, cercate di trovare fra di voi sette uomini, dei quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico" (3).
Gli apostoli, così vengono condotti dal Signore ad incaricare in modo particolare per l’assistenza sociale persone scelte nella comunità stessa. Notate come esse avevano dovuto essere loro stesse (1) Persone bene accette ed apprezzate da tutti; (2) persone trasformate interiormente dallo Spirito Santo, perché solo lo Spirito Santo di Dio, oltre ai doni ed alle capacità per il servizio, può dare un cuore pieno di amore e di interesse per gli altri, un cuore pronto al sacrificio e a mettere da parte i propri interessi ed il proprio egoismo; (3) ma anche persone molto sagge per trattare con sapienza ogni caso che si sarebbe loro presentato. Sono caratteristiche di base, queste per ogni cristiano che si impegna in un particolare campo di servizio. Queste caratteristiche devono pure essere le nostre, perché chi in un modo, chi in un alto, il Signore chiama ogni cristiano a servirLo.
IV. La funzione della preghiera.
"Quanto a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della Parola" (4).
Compito degli apostoli era non soltanto la predicazione, ma in modo particolare anche la preghiera. Essi dovevano in modo particolare parlare al popolo da parte di Dio e presentare al Signore in preghiera le persone affinché le benedicesse. E’ un compito che pure richiede tempo ed impegno.
Che cos’è la preghiera se non il mettersi consapevolmente in comunione con Dio per trarre da Lui la forza e la sapienza necessaria al servizio cristiano? Che altro se non l’incontro con Dio nella preghiera ci può essere di stimolo per aiutarci a vincere la pigrizia e l’egoismo, tendenze queste sempre latenti anche nel miglior credente?
V. Serietà e solennità del servizio.
"Questa proposta piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia. Li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani" (5,6).
Qui abbiamo l’elenco dei primi sette che erano stati eletti ad occuparsi particolarmente dell’assistenza sociale. Vengono condotti davanti agli Apostoli che come testimoni diretti del Signore Gesù legittimano ufficialmente il loro incarico davanti a tutti e pregano il Signore affinché Egli conceda loro gli strumenti ed i doni spirituali che saranno a loro disposizione per rendere il loro servizio sempre più efficace. Ogni incarico che il Signore ci affida è cosa seria e solenne, che dobbiamo portare avanti con il massimo impegno con la forza e la sapienza che solo il Signore ci può dare. L’imposizione delle mani e la preghiera (che è il sale che santifica ogni cosa) è il segno dell’importanza e della solennità del servizio da rendere a chiunque sia in bisogno. Non è questa cosa accessoria della vita cristiana, ma cosa qualificante della fede cristiana. "Dal vostro amore riconosceranno che siete miei discepoli" aveva detto Gesù.
VI. Quando la Parola si diffonde con successo?
"La Parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede" (7).
Ecco così che la Parola di Dio si diffonde sempre di più ed un grande numero di persone giunge alla salvezza tramite la fede in Cristo Gesù. Quando succede questo? Quando vediamo in questo testo che la fede cristiana ha successo e si diffonde? Quando siamo di fronte alla predicazione fedele dell’Evangelo, ma anche quando questa predicazione viene accompagnata e confermata da una comunità cristiana dove "si tocca con mano" l’amore e la solidarietà che vige non solo al suo interno, ma che "trabocca" per abbracciare ogni persona dell’ambiente circostante, un amore impegnato e serio, solennemente sancito da un patto e potenziato tramite la pratica della comunione con Dio.
Conclusione
Com’è brutto essere soli ed essere nel bisogno! Lo sa chi è in questa situazione. Proviamo però a immaginarci nei panni delle persone sole, delle persone senza lavoro, delle persone malate, delle persone senza casa, senza amici... Il Signore Gesù era sensibile ai bisogni di tutti. Egli amava senza nulla chiedere in contraccambio, amava senza secondi fini. Così voleva che i Suoi discepoli pure facessero, perché la guarigione dei mali del mondo trova il suo punto focale proprio nel progetto "chiesa cristiana", comunità di uomini e donne che Dio trasforma e proietta verso gli altri affinché ognuno possa vivere una vita degna di questo nome. Spiritualmente e materialmente. Dio ha chiamato noi a far parte di questo Suo progetto e nulla di meno di quanto Egli faceva e faceva la prima comunità cristiana deve essere obiettivo di base del nostro essere cristiani.
[Paolo Castellina, sabato, 31. agosto 1996. Tutte le citazioni bibliche, salvo diversamente indicato, sono tratte dalla Versione Nuova Riveduta, società Biblica di Ginevra, 1994].