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STO LEGGENDO


E’ più esatto dire che...li sto rileggendo... [Pierre Riches]- La Fede è un bagaglio lieve;
D. Qual è l’atteggiamento più giusto per vivere una fede? R. Non avere mai tesi a priori o accettate ciecamente. Continuare a ragionarci sopra criticamente, cercando di capire la ragion d’essere di ciò che propone la fede e, se è il caso, rivedere le proprie tesi, perché solo così si può trovare la verità e sottoporla a verifiche e riprove.D. Gesù non dice nulla dell’Aldilà,perché? R. Sarebbe disastroso se ci avesse detto che non ci sono i cinema ma i semafori sì


- La vita segreta delle api [Sue Monk Kidd]


Maestro insegnaci a pregare [Padre Andrea Gasparino]Ogni "novità" di P. Gasparino è attesa ed accolta con gioia, come un "dono", da tantissimi giovani ed educatori. [...] In questo libro ritornano (ed era naturale) i temi cari a P. Gasparino [...] sono riprese, quasi alla lettera, molte delle riflessioni già pubblicate in un precedente volume della Elle Di Ci: La preghiera del cuore. ’’Pregare e’ un dono grande ed esigente. Non consiste nell’apprendimento di alcuna nozione: la preghiera e’ una vita.’’


Le omelie di Padre Aldo Bergamaschi
www.padrebergamaschi.com [...]il cristianesimo non è attuato o forse è attuato nelle singole persone, però appena usciamo dalla singolarità, o nella famiglia o nel sociale, vediamo tutto andare a pezzi, non c’è nemmeno l’ombra del Messaggio di Gesù. Questo sarà oggetto delle mie predicazioni future. Ciò accade - e la mia spiegazione resta ferma – perché il cristianesimo è caduto al rango di religione e non perché non è una rivelazione.[...]

Gli opuscoli di Padre Tornese
Li ho messi online tutti e 23





Sulla strada di Emmaus

Polvere... Incontri... Provocazioni...


’’Strada Statale Gerusalemme – Emmaus: siamo al tramontar della prima Pasqua.
Due viandanti - Cleopa e un altro - riflettono mesti. Tema di drammatica attualità: la morte di Gesù di Nazareth. Si parla di ciò che sta a cuore. Sta a cuore ciò che si cerca. Si cerca ciò che si ama.
Conclusione: ripercorrono un Amore.
Il Risorto s’accosta ma non li folgora: li istruisce e conforta. Li ha cercati e raggiunti per rincuorarli, correggerli e illuminarli.
Ma non attacca il discorso: varca la soglia con dolcezza, con una interrogazione semplice, discreta. "Di che cosa stavate discutendo lungo la via?" (Lc 24,17).
Converge sulla loro mestizia. L’incoraggia a parlare. Si conquista la fiducia.
Fa finta di volersene andar. Fa finta: piacevole un Dio che... Fa finta !
Entrano nella locanda. Lui spezza il pane: brividi che corrono sulla pelle.
Un messaggio in codice! Poi scompare.
E i due? Avevano iniziato il loro cammino con il passo stanco e depresso, adesso partono senza indugio, di corsa, verso Gerusalemme, ansiosi di dire a tutti che l’Amico è risorto: loro lo hanno incontrato.
Stanchi di camminare, iniziano a correre: contraddizioni tutte divine!

Ho comprato un pezzo di terra verso Emmaus.
Fra poco ti apro la porta.’’
don Marco Pozza



Dalla Parte dei Bambini

AMS ONLUS (associazione per la mobilitazione sociale)




Una Suora per Amica

[...]’’Uno dei luoghi della Terra Santa che mi sono rimasti più impressi è la "roccia dell’agonia". E’ una parte di roccia irregolare che spunta nel bel mezzo del presbiterio della Basilica delle Nazioni nell’Orto degli Ulivi. Lì ho potuto passare diversi minuti di preghiera con le mie mani appoggiate su quel sasso, quasi tentando di aggrapparmici, e ancora oggi, tre anni dopo, se chiudo gli occhi e ci penso, mi pare di avere le mani appoggiate in quel luogo dove Gesù ha sudato sangue e ha fatto la sua preghiera più difficile e straziante, chiedendo al Padre non di non soffrire ma di poter avere il suo aiuto se la sofferenza era nel suo progetto d’amore.’’[...]








WWW.IMITAZIONEDICRISTO.IT


Movimento dei Focolarini




"Nessuno sapeva quale sarebbe stato lo sviluppo di quest’opera: le circostanze verificatesi man mano l’hanno svelato. Anche la struttura del movimento più che suggerita da idee umane
è stata ispirata da un carisma, cioè da un dono di Dio"

"Vedi, io sono un’anima che passa per questo mondo.
Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle.
Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre
cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità."

Chiara Lubich


HO VISTO

Ipocrisia - Apparenza
Non fidarsi mai delle apparenze, neppure quando si tratta di devozione! Anche i cammelli si inginocchiano, anche i fonografi recitano preghiere e laudi, anche gli affettatori di cipolle piangono, anche i cani cadono in estasi . (Gianfranco Ravasi, Avvenire 9/9/2000).

n.b. La comprensione in Cristo va ’’oltre’’ e si domanda il perchè non solo delle cose ma anche dei comportamenti indotti da una cultura cristiana superficiale e la conseguente afonia del messaggio cristiano.


Questa rubrica dovrebbe intitolarsi ’’ ho Ri-visto’’ ho ri-visto un film che ri-vedrei per altre 200 volte per ri-scoprire ogni volta che è proprio una bella storia,’’ Pomodori verdi fritti alla fermata del treno ’’ Pomodori verdi fritti... La trama: Negli anni Trenta, nel profondo e razzista Sud degli Stati Uniti, le regole della società tradizionale imbrigliano senza pietà le donne ed i neri, avvilendone le speranze di emancipazione e occludendone gli spiragli di riscatto. Fra i tavoli del Whistle Stop Cafè, gestito dalla ribelle Idgie e dalla delicata Ruth, spuntano i germogli della lotta non violenta per il riconoscimento di eguali diritti, accanto ai piatti della specialità della casa serviti caldi: fette di pomodori verdi infarinate e rosolate nel grasso. La storia del legame d’amicizia fra le due giovani donne dell’Alabama irrompe in forma di racconto nella conoscenza fra una ottuagenaria che vive in un ospizio ed una signora frustrata a causa d’un matrimonio sonnecchiante. Mansueta ed apparentemente a proprio agio nella cornice d’un menàge che galleggia sulla consuetudine più desolante, Evelyn si dimostra allieva volenterosa d’una lezione di vita vecchia di sessant’anni, ma più che mai giovane, [...] Recensione di :Simona D’Alessio


Dalle interviste di pif a youtube ’’l’esperienza di Suor Anna’’
Suor Anna su Youtube



Sono entrati con prepotenza nel mio cuore due film che ho guardato in questi giorni, li inserirò nei miei classici preferiti e intramontabili, ho pianto come la fontana di Trevi prima che la colorassero di rosso
Into the wild
‘’ Il film racconta la storia del giovane idealista Christopher McCandless che, abbandonata la vita normale di tutti i giorni, va a vivere nella selvaggia Alaska. ‘’ il film è ispirato da una storia vera Il Trailer


Ogni cosa è illuminata
’’Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, J.S. Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista.’’ Recensione e storia del film
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Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio "
"Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola! "
Hazrat Inayat Khan





Non stare davanti a me,
potrei non seguirti;
non stare dietro di me,
potrei non esserti di guida;
ma, sta al mio fianco e
sii semplicemente mio amico.

Albert Camus



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domenica 23 marzo 2008 - ore 08:19


Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?


(Lc 24,1-12)
Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti. Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno». Ed esse si ricordarono delle sue parole. E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria di Màgdala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli. Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad esse. Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l’accaduto.



Trovo davvero bello il fatto che la Chiesa ci proponga di leggere, anno dopo anno, i diversi racconti della Pasqua... e non solo, egoisticamente, perché così mi devo scervellare un po’ di meno per non scrivere sempre le stesse cose!! Mi sembra piuttosto che, di fronte ad un evento talmente grande ed incomprensibile, che è il fondamento della nostra fede, ci sia bisogno di dirselo e ridirselo sottolineandone di volta in volta un diverso aspetto. E la preoccupazione non è certo quella di “far quadrare” il racconto, di rattoppare le incongruenze tra le versioni dei quattro evangelisti, ma piuttosto quella di accogliere ciò che ognuno di loro ha voluto dirci scegliendo di dare più risalto all’uno o all’altro elemento.

“Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?” Mi sembra davvero che questa domanda parli ad ognuno di noi: : quante volte cerchiamo il Signore tra le cose morte, tentiamo di incontrarlo senza cambiare una virgola nel tran tran della nostra vita , ci illudiamo di poterlo inscatolare comodamente in una serie di belle abitudini, riti rassicuranti, modi di pensare che rimangono immutati nel corso degli anni? E attenzione, sto parlando di cose sacrosante, in sé: momenti di preghiera, celebrazioni liturgiche, servizi in parrocchia... ... tutte cose bellissime, ma che spesso, col passare del tempo, diventano routine: : parole trite e ritrite che non scaldano più il cuore, gesti ripetuti per abitudine o perché “hanno sempre funzionato”, iniziative riproposte senza chiedersi se abbiano ancora un senso... E poi ci lamentiamo, se non esplicitamente, almeno nel chiuso della nostra stanza, perché il Signore ci sembra così lontano, perché non siamo più motivati e via dicendo...

Per fortuna il Signore, che ci conosce, ci manda di tanto in tanto un provvidenziale angelo (... non crederete mica che gli angeli siano soltanto quelli con le ali e magari l’aureola al neon, che non guasta mai??) a metterci la pulce nell’orecchio: “Ricordatevi come vi parlò...” E allora ci sorge il dubbio che forse stiamo cercando nel posto sbagliato, che pur con le migliori intenzioni (anche le donne si sono alzate all’alba, hanno preparato con cura gli aromi, si sono incamminate senza paura di affrontare i soldati di guardia pur di compiere l’ultimo gesto di amore nei confronti del loro Maestro...) forse rischiamo di fissarci sulle nostre abitudini e di cercare Gesù là dove Lui non è.
L’invito allora è forse quello di fermarci un istante, davanti al sepolcro vuoto, cercando di ricordare come Gesù ci ha parlato come ha affascinato, un giorno più o meno lontano, il nostro cuore, e soprattutto come ci ha detto di essere la Vita, che non si può né fermare né ingabbiare, ma che è continuo rinnovamento: il Signore è l’eternamente nuovo, e chiama anche noi a lasciarci trasformare da Lui, per non rischiare di diventare dei fossili, meravigliosi, forse, ma morti, fissati per sempre nella stessa posizione. Proviamo a lasciarci attirare dal Signore là dove Lui è, là dove ci chiama, e non dove ci sembra che farebbe più comodo a noi... certo costa fatica abbandonare le nostre piccole certezze, rischiare, fare spazio nel nostro cuore per l’inaspettato, per qualcosa che non rientra nei nostri programmi... ma è solo così che potremo incontrare di nuovo e sempre il Signore, che non è il Dio dei morti, ma dei viventi! Fonte







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domenica 23 marzo 2008 - ore 07:51


Giovanni 20,1-18
(categoria: " Vita Quotidiana ")




PASQUA: RISURREZIONE DEL SIGNORE
S. Turibio de Mogrovejo (mf)
At 10,34.37-43; Sal 117; Col 3,1-4 opp. 1Cor 5,6-8; Gv 20,1-9 - Questo è il giorno di Cristo Signore: alleluia, alleluia
At 1,1-8; Sal 117; 1Cor 15,3-10a; Gv 20,11-18

Giovanni 20,1-18

1 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 3 Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5 Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, 7 e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9 Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. 10 I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa.
11 Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12 e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». 14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. 15 Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». 16 Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! 17 Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». 18 Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.



Omelia tenuta da mons. Vescovo Pier Giacomo Grampa
nella celebrazione del giorno Santo di Pasqua
Lugano - Cattedrale, 16 aprile 2006




1.Oggi non è una domenica come tutte le altre. Noi ci salutiamo e ci scambiamo voti augurali in questo giorno, dicendoci l’un l’altro, non “buona domenica”, ma “buona Pasqua”. I nostri fratelli orientali, il giorno di Pasqua, bussano alla porta dei vicini per portare l’annuncio: “Cristo è risorto!”. In alcuni conventi la cui chiesa è circondata dal piccolo cimitero della comunità, il pomeriggio di Pasqua, dopo i Vespri, si svolge una processione in mezzo alle tombe per annunciare ai defunti la Risurrezione di Cristo. Vorrei che anche noi oggi sentissimo il desiderio di ricordare a uno a uno i nostri familiari e i nostri amici defunti per dire loro: “Cristo è risorto!”. Quindi tu, voi siete risorti, viventi con Cristo in Dio.
Cristo è risorto, è questo il senso e il contenuto della festa di Pasqua, questa la conclusione del Vangelo di oggi.

Cristo è risorto! Ma è possibile per l’uomo moderno “rigoroso e razionale” accettare la Risurrezione di Cristo? Non sarebbe ora - dice qualcuno - di spogliare il cristianesimo dei suoi rivestimenti favolistici, delle sue espressioni mitologiche, per salvare ciò che ancora può essere ritenuto anche dall’uomo moderno: il messaggio di bontà e di amore che Gesù ci ha dato?
E’ possibile certo, ma vuol dire svuotare il cristianesimo del suo significato, del suo valore. “Se Cristo non è risorto, è vana la nostra fede”, diceva già San Paolo. Se si toglie la Risurrezione, si toglie tutto. Piuttosto chiediamoci come sia possibile credere alla risurrezione? Dove sono le prove?





2. Non ci sono prove per il credere, ma segni. Se ci fossero prove materiali, evidenti, tutti dovrebbero credere. Il credere non sarebbe più libero, non sarebbe più meritorio. La fede non si nutre di prove, ma d’amore , è un rapporto d’amore, non un teorema matematico. Se vuoi credere in Dio devi amare Dio. Chi non ama resta al buio, nelle tenebre. Era buio anche quel giorno dopo il sabato, quando di buon mattino una donna si era recata al sepolcro e lì aveva fatto la prima constatazione, aveva visto il primo segno. La pietra che custodiva l’entrata del sepolcro era stata rotolata via.
Il secondo segno fu la tomba vuota: nessuno potè mai ritrovare il corpo di Gesù. Né i discepoli, né i nemici poterono mai dire: “ecco dov’è stato nascosto !”. E non erano state collocate delle guardie a custodia del sepolcro?

Il terzo segno è il ritorno sconsolato dei due discepoli, testimoni credibili della tomba vuota con dentro i teli distesi ed il sudario ben arrotolato in un angolo. Da questi segni nasce la fede perché in loro c’era l’amore. “Egli vide e credette”. Che cosa vide? Una magia, dei segni straordinari, magici, paranormali? Dei segni estremamente realistici e ha creduto perché amava. Così la vita di quei primi testimoni, uomini e donne, è stata trasformata, il loro volto è divenuto risplendente di una luce nuova, il loro cuore si è acceso di un amore straordinario, al buio e alle tenebre del primo mattino sostituisce la luce risplendente del primo giorno dopo il sabato.

3. Se Cristo è risuscitato tutto cambia. La nostra vita prende tutto un significato diverso. Non é più cammino verso la morte, strada che conduce al sepolcro, ma verso la Risurrezione, strada che conduce a Dio. L’ultima parola non è la sconfitta, il fallimento, il peccato, ma la gloria e la felicità, la grazia. Il sacrificarsi per gli altri allora acquista valore, l’avvenire è possibile, ci viene restituita la speranza.
Come possiamo parlare di risurrezione a persone che siano scettiche o chiuse nella loro visione disperata della vita?
Come hanno fato i discepoli: con la loro vita, con la loro vita risorta! E’ in noi che si trova il segno che Cristo è risorto, non nei libri e nelle prove. Siamo noi i testimoni della Risurrezione, tocca a noi di ripetere: “Cristo è risorto!”, perché la mia vita è risorta, vita risorta, che conosce la novità del perdono, dalla salvezza, della gioia, della speranza, della Risurrezione.
Cristo è risorto: niente è perduto, tutto è salvato. Tutto è grazia, concludeva un famoso romanzo di Bernanos. Non essere scoraggiato, non temere, non restare indifferente, non essere passivo o rassegnato. Cristo è risorto e tu con lui: vivi convinto di andare incontro non alla morte ma alla vita. Canta la vita, ama la vita, dona la tua vita se vuoi guadagnarla per la vita eterna.

Buona Pasqua. Cristo è risorto! FONTE


(il grassetto è mio)



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sabato 22 marzo 2008 - ore 04:56



(categoria: " Vita Quotidiana ")






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venerdì 21 marzo 2008 - ore 04:15


Incontri di Gesù - Dalla via dolorosa al Golgota
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Incontri di Gesù
Dalla via dolorosa al Golgota
Stefano Zurlo



Due combattenti, uno dell’esercito romano, l’altro un ribelle che lottava contro l’autorità imperiale. Entrambi incontrano Gesù nel momento più drammatico della sua vita. E quei pochi istanti bastano a cambiare la loro vita. Così come per Cornelio e Simone il cireneo, “requisito” per portare la croce
Il “maresciallo” e il terrorista. Ovvero, il centurione e il buon ladrone. Davanti alla Croce di Cristo i gradi militari del potere romano e l’ideologia antimperialista contano poco. Per vie misteriose due uomini che militavano su fronti opposti si ritrovano calamitati dal Mistero che ha tagliato in due la storia. L’importante è non considerare i protagonisti di quel che accadde quel giorno, forse il 7 aprile dell’anno 30, come figurine senza spessore.
Primo problema: la parola ladrone, o l’apparentato vocabolo malfattore, non restituiscono la traiettoria esistenziale del tizio che finisce appeso a fianco di Nostro Signore. Anzi, quei termini depistano: «Malfattore o ladrone - spiega a Tracce Giulio Firpo, professore di Storia romana all’Università di Chieti - esprimono il punto di vista romano e dell’aristrocrazia giudaica filoromana».
Se invece facciamo lo sforzo di guardare con l’occhio ebraico, allora dobbiamo rovesciare la prospettiva: «Il ladrone - prosegue Firpo - era con ogni probabilità un partigiano che combatteva contro l’autorità romana. La situazione in Palestina, in quel periodo, era molto tesa: c’era stata una prima rivolta nell’anno 6 d.C., guidata da un certo Giuda il Galileo, poi altre insurrezioni, scontri e imboscate».

Lestài e sicari
La lotta agli occupanti veniva condotta dai lestài e dai sicari: «I sicari - aggiunge Firpo - colpivano in città usando la sica , un pugnaletto. I lestài, invece, operavano nelle campagne».
Attenzione alle parole: i “ladroni” sono, nell’originale greco, proprio i lestài. E lestè s è, in Giovanni, il termine con cui è indicato Barabba.
Barabba, nota Vittorio Messori in Patì sotto Ponzio Pilato, «era quasi certamente non un brigante o un delinquente comune, ma un sobillatore politico, un guerrigliero». Stesso discorso per i due crocifissi del Golgota: «Tutto fa dunque pensare - prosegue Messori - che facessero parte del commando di Barabba, che fossero quelli cui accenna Marco: “Si trovava in carcere assieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio” (Mc 25,7)».
«I sicari , i lestài e altri gruppi ancora - riprende Firpo - erano, o meglio si autodefinivano zeloti, vale a dire ribelli all’autorità romana, temprati al sacro fuoco della legge di Mosè. E attendevano come imminente la fine dei tempi e la vittoria del bene sul male». Barabba è chiaramente un nome di battaglia: in aramaico Bar Abbàs significa “Figlio del Padre”, un appellativo messianico. Non ci sono dubbi. Nulla sappiamo di preciso sul ruolo dei presunti complici, ma la storia dovrebbe essere la stessa.
In croce, il terrorista che ha visto franare i propri sogni avvia un dialogo sorprendente con Gesù. È Luca a ricostruire quella conversazione, drammatica, a tre voci: «Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Messia? Salva te stesso e anche noi”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”». Che cosa scatta nella testa del buon ladrone?

Un sì fragile
Giuseppe Ricciotti, nella sua Vita di Gesù Cristo , ci porta sulla strada della conversione: «Probabilmente conosceva di fama Gesù di Nazareth e aveva inteso parlare della sua bontà, dei suoi miracoli e del Regno di Dio da lui predicato: certamente poi aveva, nonostante i suoi misfatti, un residuo di coscienza onesto. Nell’imminenza della morte quel residuo riaffiora e ricopre tutto il passato». Insomma, Dysmas - come è chiamato nel Vangelo apocrifo di Nicodemo - si pente, indipendentemente da quel che aveva fatto. In altre parole, riconosce qualcosa che corrisponde profondamente a quel che per una vita aveva cercato: «Il buon ladrone - nota don Giussani ne L’attrattiva Gesù -, quel filo di simpatia che ha espresso verso Gesù sulla croce, doveva averlo dentro verso il Bene, verso qualcosa che aspettava mentre ammazzava durante la vita. E quel filo valeva più di quanto non lo condannassero i suoi assassini». Alla fine, il buon ladrone dice sì: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Un sì fragile ma chiaro come quello di Pietro che pure aveva rinnegato il Maestro con cui aveva vissuto per tre anni. E come il sì del centurione.
«Il centurione - è l’analisi di Marta Sordi, professore emerito di Storia greca e romana alla Cattolica - era un sottufficiale e guidava un gruppo di una cinquantina di uomini». Viveva insieme ai suoi soldati, forse gli stessi che avevano schernito Gesù e si erano divisi la sua tunica, ai piedi della croce. E rimane turbato, insieme a quelli che facevano la guardia a Gesù, dal succedersi degli avvenimenti. E dal terremoto che suggella la scena sul Golgota.

Qualcosa di eccezionale
La storia di questo “maresciallo” è evidentemente lontanissima da quella di Dysmas, ma in qualche modo i due arrivano allo stesso risultato. L’uomo che muore fra atroci sofferenze ha combattuto l’Impero e ora riconosce la grandezza di quel re dei giudei che viene ucciso al posto di Barabba. L’altro è stato educato ai valori dell’ordine, della disciplina, della lealtà ai superiori. Anche in lui, dopo che Gesù è spirato, scatta qualcosa: «Visto ciò che era accaduto - ci informa Luca - il centurione glorificava Dio: “Veramente quest’uomo era giusto”». Marco, che ai ladroni concede solo un fugace accenno, si spinge addirittura oltre: «Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: “Veramente quest’uomo era figlio di Dio”». Matteo riporta pure le ispirate parole del centurione, ma colloca sul terreno della fede anche quelli che facevano la guardia: gli stessi soldati travolti dall’evidenza del Mistero presente. Proprio come il loro capo. Ecco, in un istante si compie il destino del diligente centurione romano. Per una vita gli hanno insegnato a trattare con il dovuto rispetto i superiori, ora intuisce che quell’uomo aveva qualcosa di eccezionale. Anzi, di divino. Torna in mente un altro centurione, quello di Cafarnao, di cui ci parlano Matteo (8,5) e Luca (7,1). Il sottoufficiale ha un servo paralizzato, si rivolge dunque a Gesù che gli risponde così: «Verrò e lo curerò». Potrebbe pure accontentarsi, ma non è il tipo. E la sua formazione militare lo porta a svolgere un ragionamento che lascia ammirato Cristo: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto. Di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: “Va’” ed egli va; e a un altro: “Vieni” ed egli viene, e al mio servo: “Fa’ questo” ed egli lo fa». «Il centurione - rileva la Sordi - porta nella sua fede la sua esperienza di soldato romano e giustifica la sua richiesta con la disciplina che nasce dal sacramentum militiae, per cui “quando io dico a un soldato vieni, egli viene e quando dico a un soldato vai egli va”. Il rapporto tutto romano fra disciplina e pietas per cui l’ubbidienza al superiore legittimo è ubbidienza alla divinità, è la premessa umana della splendida fede del centurione di Cafarnao».

Come si vede, davanti a Cristo e alla sua croce cadono tutte le barriere culturali, politiche, etniche. Anche se non viene annullata, ma se mai esaltata, la specificità di ciascuno degli interlocutori di Gesù. Lo zelota che vagheggiava la vittoria contro i romani si converte in punto di morte, il soldato che portava Roma nel mondo resta ugualmente segnato dalla forza di quell’uomo apparentemente sconfitto. «C’è - dice la Sordi - da parte dei romani del Vangelo un atteggiamento complesso nei confronti di Gesù. Ci sono soldati che lo scherniscono, ma anche i soldati e i centurioni che guardano a lui con rispetto e con fede. Quello di Cafarnao, quello che assiste alla crocifissione, Cornelio, la cui vicenda è narrata negli Atti degli apostoli . Proprio Cornelio viene definito negli Atti “timorato di Dio”. «I timorati di Dio - conclude la Sordi - erano proprio quei romani che simpatizzavano per il giudaismo, anche se non vi aderivano formalmente, perché la circoncisione era un ostacolo quasi insormontabile. Tuttavia questi pagani apprezzavano il monoteismo e riconoscevano la superiorità della legge morale giudaica». Cornelio segue questo percorso, poi viene battezzato da Pietro.

Davanti alla Croce
Gli schemi non contano. Conta la storia personale di ciascuno. Davanti alla croce scocca la scintilla. Il cuore di uomini diversissimi e lontanissimi l’uno dall’altro per temperamento e cultura si commuove. Si scopre cambiato perfino Simone il Cireneo. Nei Vangeli ci finisce quasi per sbaglio, mentre sta tornando a casa dopo una mattina di lavoro: si trova sulla strada che sta portando Gesù al Golgota e deve inchinarsi alla legge del più forte. Il centurione gli impone un’odiosa corvée e gli tocca portare la croce. Un fastidiosissimo contrattempo.
«Nulla ci induce a credere - dice Ricciotti - che questo Simone conoscesse Gesù o gli fosse discepolo, e quindi l’ordine ricevuto dovette essere tutt’altro che gradito al “requisito”». Però quella strana esperienza lasciò tracce dentro di lui. Altrimenti non si spiega perché Marco presenti quel passante, «un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna», come «il padre di Alessandro e Rufo». Perché quella notazione? La risposta, probabilmente, è al sedicesimo capitolo della Lettera ai Romani di Paolo. «Salutate Rufo - scrive l’Apostolo dei gentili -, questo eletto nel Signore e la madre sua che è anche mia». Certezze non ne abbiamo, ma è facile immaginare che quei pochi minuti cambiarono la vita di Simone. «Se suo figlio Rufo - nota Ricciotti - diventò più tardi persona insigne nella cristianità di Roma e se la stessa moglie di Simone fu chiamata da Paolo per venerazione con il nome di madre, si può concludere che il servizio prestato a malincuore a Gesù produsse, in maniera a noi sconosciuta, ottimi effetti». FONTE

P.S.
Via Crucis meditazione e poesia (abruzzo)




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giovedì 20 marzo 2008 - ore 00:05


Giovanni 13,1-15
(categoria: " Vita Quotidiana ")



CENA DEL SIGNORE
Es 12,1-8.11-14; Sal 115; 1Cor 11,23-26; Gv 13,1-15 - Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza
Gn 1,1-16; 2,1-2.11; 3,1-5.10; 4,1-11; 1Cor 11,20-34; Mt 26,17-75

Giovanni 13,1-15
1 Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 2 Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3 Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4 si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. 5 Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. 6 Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». 7 Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». 8 Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». 9 Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». 10 Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti». 11 Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».
12 Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? 13 Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. 15 Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.




Nel museo della memoria!
padre Mimmo Castiglione

Nel tesoro del mio cuore:
un catino, una brocca ed un asciugatoio.
Che tanto mi ricordano un pozzo,
il bacile di Pilato e la mia vergogna!


La buona e bella notizia di oggi ci presenta Gesù,
che prima della sua passione, durante la cena pasquale,
alzandosi (sorgendo
) , deposte le vesti,
lava i piedi dei suoi discepoli. E serve!
Con la lavanda li consacra. È il suo testamento.
Il Maestro insegna a servire con umiltà e gratuità
fino alla fine, o compiendo il fine, donando se stesso.
Dopo aver lavato i suoi (con la passione)
riprese/i] le vesti, ed adagiandosi di nuovo,
la cena prosegue diventando nuova.

Mi ascolto
Mi rendo conto di quanto mi sia difficile "lavare i piedi" degli altri,
servendoli umilmente e gratuitamente nel loro bisogno,
anche con il perdono, così come ha fatto Gesù.
Servire chi? Mi chiedo. Servire l’altro in che cosa?

Difficile per me lasciarmi "lavare i piedi" dagli altri.
Lasciarmi servire da chi? In che cosa?


PREGHIERA

Signore Gesù, sai ciò che ti aspetta dopo, e nonostante tutto
continui a tendere la mano, a servire.
Anche a Giuda lavi i piedi, oltre che a Pietro,
che per superbia o per pudore non voleva!
"Ti togli le vesti" spogliandoti della tua dignità,
in nome della tua "investitura battesimale".

"Sorgendo" ti "abbassi" e "lavi" i tuoi discepoli,
per insegnare loro a servirsi nel loro bisogno e perdonarsi.
Poi "rimetti le vesti", come per riappropriarti di ciò che t’appartiene, e "t’adagi".

Mi rendo conto di quanto mi sia difficile amare come te Gesù: per-dono,
non tenendo conto delle offese ricevute, "vuoto a perdere",
a qualsiasi prezzo e sempre.
Il mio amore è fondato sul contraccambio.

Sono incapace di servire l’altro gratuitamente e "regalare",
soprattutto se questo richiede abnegazione, rinuncia e sacrificio.
Voglio che gli altri mi amino secondo le mie aspettative,
e se questo non avviene allora sono guai!

Il mio voler bene non è eterno, finisce ai primi accenni di rifiuto e di ostilità.
Non riesco ad essere fedele, sono adultero, ogni occasione è buona per tradire!
Pietà di me Signore Gesù, ho servito l’altro calcolando il ritorno dei miei interessi.

Ti consegno, Signore, questa mia incapacità di servire l’altro con umiltà,
l’altro che mi rinnega e mi tradisce,
l’altro che parla male di me e che mi è ostile,
l’altro che non obbedisce ai miei voleri e che mi snobba,
l’altro che non mi considera e che mi è ingrato.

Pietà di me Signore Gesù,
anch’io sono stato ingrato con quanti mi hanno servito nel mio bisogno,
pensando che tutto "mi era dovuto".
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giovedì 20 marzo 2008 - ore 00:02


Matteo 26,17-75 (lettura continua)
(categoria: " Vita Quotidiana ")




CENA DEL SIGNORE
Es 12,1-8.11-14; Sal 115; 1Cor 11,23-26; Gv 13,1-15 - Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza
Gn 1,1-16; 2,1-2.11; 3,1-5.10; 4,1-11; 1Cor 11,20-34; Mt 26,17-75




Matteo 26,17-75

17 Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». 18 Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». 19 I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
20 Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. 21 Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». 22 Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». 23 Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. 24 Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». 25 Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
26 Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». 27 Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, 28 perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. 29 Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio».
30 E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. 31 Allora Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti:
Percuoterò il pastore
e saranno disperse le pecore del gregge,
32 ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». 33 E Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai». 34 Gli disse Gesù: «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». 35 E Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli.
36 Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». 37 E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. 38 Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». 39 E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». 40 Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me? 41 Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 42 E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». 43 E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. 44 E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. 45 Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. 46 Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina».
47 Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. 48 Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». 49 E subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. 50 E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. 51 Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio.
52 Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. 53 Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? 54 Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». 55 In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. 56 Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono.
57 Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani. 58 Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione.
59 I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; 60 ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni. 61 Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni». 62 Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». 63 Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». 64 «Tu l’hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico:
d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra di Dio,
e venire sulle nubi del cielo».
65 Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; 66 che ve ne pare?».




E quelli risposero: «È reo di morte!». 67 Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, 68 dicendo: «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?».
69 Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». 70 Ed egli negò davanti a tutti: «Non capisco che cosa tu voglia dire». 71 Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». 72 Ma egli negò di nuovo giurando: «Non conosco quell’uomo». 73 Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!». 74 Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!».



E subito un gallo cantò. 75 E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all’aperto, pianse amaramente.



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mercoledì 19 marzo 2008 - ore 00:04


Mt 26,1-5.14-25
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Settimana santa
Is 50,4-9a; Sal 68; Mt 26,14-25 - Nella tua fedeltà soccorrimi, Signore
Gb 42,1-10; Sal 69; Tb 12,1-15; Mt 26,1-5.14-16


Matteo 26,1-5
1 Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli: 2 «Voi sapete che fra due giorni è Pasqua e che il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso».
3 Allora i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, 4 e tennero consiglio per arrestare con un inganno Gesù e farlo morire. 5 Ma dicevano: «Non durante la festa, perché non avvengano tumulti fra il popolo».
Matteo 26,14-25
14 Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti 15 e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. 16 Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.
17 Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». 18 Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». 19 I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
20 Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. 21 Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». 22 Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». 23 Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. 24 Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». 25 Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».




I due Giuda. Il traditore e l’amico
Paola Ronconi





Giuda Iscariota, l’oscurità della disperazione
Dall’ebraico Judah, che significa “il prediletto”. Scelto da Cristo tra i primi. La convivenza e la delusione dell’incredulità. I trenta denari e il grido di Gesù in croce per l’amico che si era perduto

Ultimo nelle liste degli apostoli; il suo nome è sempre accompagnato dalla connotazione di “traditore”; tra i suoi compagni l’unico a non essere galileo (il suo appellativo “Iscariota” indica quasi sicuramente che è originario di Kerioth o Carioth, una città della Giudea). Nessuno ci dice quando e come Gesù lo scelse tra i suoi. All’interno dei Dodici, quando iniziarono ad andare in giro insieme, a vivere insieme, il compito di Giuda era quello di tenere la “cassa”, era l’“amministratore” (Gv 12, 4-6). Il gruppetto dei seguaci abituali di Gesù faceva vita comune, e ognuno versava un contributo in una cassetta. Ma proprio per questo Giuda aveva la possibilità di sottrarre ogni tanto piccole somme di denaro. Era un ladro, insomma. E gli evangelisti non stentano a sottolinearlo. Figuriamoci la sua stizza a Betania, a casa di Lazzaro, quando la sorella Maria unge i piedi di Gesù con olio preziosissimo. «Perché quest’olio profumato non si è venduto per 300 denari per poi darli ai poveri?» (Mc 14, 4-5). E l’evangelista Giovanni subito spiega: «Questo egli disse non perché gl’importava dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro» (Gv 12, 5). Betania era sulla strada che da Gerico portava a Gerusalemme. Gesù e i suoi si stavano dirigendo proprio alla città santa per celebrare la Pasqua ebraica. Il Sinedrio aveva già deciso di uccidere Gesù; stavano solo cercando un modo per catturarlo senza troppo scalpore. Giunsero a Gerusalemme il giorno dopo il sabato. I sommi sacerdoti volevano risolvere la faccenda prima della Pasqua, per evitare sommosse tra i giudei. A Gerusalemme, infatti, stavano arrivando folle di pellegrini e i soldati romani erano già in preallarme. Che sorpresa, dunque, per loro quando, il mercoledì precedente la Pasqua, si presentò al Sinedrio uno di quelli che seguivano Gesù: «“Che cosa mi volete dare perché io ve lo consegni?”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento» (Mt 26,14-16). Luca ci dice che in quel momento «Satana entrò in Giuda» (Lc 22,3).

Prezzo da schiavi

Comunemente si parla di trenta denari, ma in realtà furono molti di più: trenta sicli o trenta stateri d’argento (corrispondenti a 120 denari romani), cioè il prezzo fissato dalla legge per la vita di uno schiavo. Un interessante libro di William Klassen, dell’École Biblique di Gerusalemme, riporta come la figura del delatore, del “collaboratore di giustizia”, nella cultura ebraica fosse pienamente inserito all’interno del tessuto sociale: coloro che facevano da informatori a vantaggio delle autorità ebree erano considerati come essenziali alla salute della comunità. Avarizia e cupidigia, amore per l’oro. Ma forse anche delusione per aver intuito da quei discorsi un po’ strani di Gesù che lui non era venuto a portare né gloria né potenza mondana, ma l’anticipo di un altro Regno, quello dei cieli. A Giuda, cui interessavano le cose pratiche, interessava essere ricco; perciò gli conveniva trovarsi alleati da un’altra parte e, in questo modo, farsi anche un bel gruzzolo. Il giorno successivo, il giovedì, il rito ebraico prevedeva la cena degli azzimi. Gesù era consapevole che quelli erano gli ultimi momenti che avrebbe trascorso coi suoi amici, ma soprattutto sapeva già chi lo avrebbe tradito. «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà», disse, dopo aver lavato loro i piedi, secondo la tradizione. E dopo poco: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’Uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’Uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!» (Mt 26, 21-24). La risposta affermativa di Gesù («Tu l’hai detto») a quella domanda così violenta: «Rabbi, sono forse io?», passò inosservata dagli altri, distratti. Nessuno degli apostoli probabilmente capì il dramma tra quei due. Se qualcuno dei presenti avesse anche solo intuito, avrebbe tentato di impedire ogni mossa a Giuda.

Solo lui capì

Giuseppe Ricciotti, in Vita di Gesù Cristo, spiega come molto probabilmente erano disposti a tavola: supposto che questa fosse a forma di semicerchio e loro fossero sdraiati su divani bassi, Gesù era al centro, alla sua sinistra c’era Pietro, alla sua destra Giovanni e, dopo Giovanni, Giuda. Se Giovanni era appoggiato al petto di Gesù, come ci dicono i Vangeli, il Maestro sarà stato rivolto verso Giuda e gli sarà stato facile intingere con lui il pane e parlare in modo che solo lui potesse sentire. «Con quell’infelice - dice Ricciotti - bisognava ancora fare un tentativo, offrirgli un ultimo salvataggio». Cosa avrà mai provato Giuda a tutte quelle allusioni di Gesù? Si sarà sentito scoperto, braccato. O si sarà tranquillizzato: i suoi compagni non sospettavano nulla. E poi se Gesù era davvero così potente, nessuno avrebbe potuto fargli del male, nemmeno il Sinedrio, nemmeno i romani. Terminata la cena, Giuda sparisce: era il momento propizio per avvisare i soldati. «Ed era notte» (Gv 13,30). Un appunto non solo temporale, ma che descrive in tre parole l’abisso entro il quale l’animo di Giuda stava lentamente affondando. La scena si sposta sul Monte degli Ulivi, nella zona detta Getsemani (torchio dell’olio), probabilmente di proprietà della famiglia di Marco, come la casa in cui avevano appena cenato.

Un segno da amico



Ma ecco arrivare i soldati insieme a Giuda che mette in pratica quel segno convenzionale per individuare Gesù: «Quello che bacerò è lui, arrestatelo» (Mt 26, 48). Il bacio sul viso era un segno di amicizia, diversamente da quello sulle mani che indicava rispetto di un discepolo per il suo maestro. Ma perché Gesù, sapendo quanto sarebbe accaduto, non era scappato, non reagiva? Mentre dice soltanto: «Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’Uomo?». Tutto, ormai, era inevitabile perché Giuda era un tassello indispensabile perché si compisse la salvezza del mondo: «Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura» (Gv 17, 12). Don Giussani nel Volantone di Pasqua del 1999 descrive quello che Gesù intendeva con la parola “amico”: «Ha detto a Giuda: “Abbiamo lo stesso destino, abbiamo una stessa via, sei parte di me e io parte di te; la tua felicità è la mia, la mia felicità è la tua. Tu sei me”. Questo vuol dire “amico”. Dicendo a Giuda: “Amico”, Cristo lo disse a ciascun uomo». Gesù venne portato davanti al Sinedrio e già il giorno dopo fu nota la sentenza di condanna a morte. Forse prima di ogni altro ne fu informato Giuda: gli era facile avere notizie al riguardo. Fu allora che la disperazione per il gesto compiuto cominciò a emergere nel suo animo. Gesù non era così invulnerabile. L’avrebbero davvero ucciso.

Il campo del Vasaio

«Vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani, dicendo: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente” «(Mt 27,3-4), ma i sommi sacerdoti non avevano nessuna intenzione di riprenderli. Li gettò furentemente sul pavimento del tempio. Poi «si allontanò ed andò ad impiccarsi» (Mt 27,5). I sinedristi, considerando peccaminosi quei soldi, li usarono quindi per comprare il campo dove Giuda si impiccò. La tradizione vuole che fosse un appezzamento (detto “del vasaio”) situato nella Geenna, appena fuori dalle mura di Gerusalemme verso sud, e considerato fin dai tempi antichi, luogo maledetto. Da allora si chiamò “campo di sangue” e venne utilizzato come cimitero per i pellegrini. L’amore per l’oro, per la ricchezza non esistevano più. E l’amore per quell’uomo da cui si era sentito davvero amato, e il peso della colpa, invece, non ebbero più confini. Si è sempre disposti ad accettare un amore così totalizzante e incondizionato o piuttosto ci si ribella? Anche Pietro, infatti, lo aveva tradito. Anche lui come Giuda si era pentito. Ma «se l’uomo riconosce la misericordia, si accetta e si affida per essere cambiato ad un Altro, all’Altro misericordioso» (Luigi Giussani, Alla ricerca del volto umano). A Giuda mancò questo: la fiducia nel perdono e in quella misericordia. Ne Il mistero della carità di Giovanna d’Arco, Péguy dice: «Essendo il Figlio di Dio, Gesù sapeva tutto,/ E il Salvatore sapeva che Giuda, l’amato,/ Non lo salvava, dandosi interamente./ Ed è allora che seppe la sofferenza infinita./ È allora che conobbe, è allora che Egli apprese,/ È allora che sentì l’infinita agonia,/ E gridò come un folle la spaventosa angoscia,/ Clamore che fece vacillare Maria ancora in piedi,/ E per pietà del Padre ebbe la sua morte umana». Ma Cristo, ribatte don Giussani, «la misericordia dell’Infinito, offrì la sua vita per ogni uomo, anche per Giuda». È significativo che il nome greco “Giuda” deriva dall’ebraico Judah, che significa “prediletto”. D’altronde, cosa c’è di più disperante del non accettare di essere perdonati, e quindi amati, dalla persona più cara? fonte in rete





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martedì 18 marzo 2008 - ore 00:19


Gv 13,21-33.36-38
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Settimana santa
S. Cirillo di Gerusalemme (mf)
Is 49,1-6; Sal 70; Gv 13,21-33.36-38 - Proclamerò, Signore, la tua salvezza
Gb 2,1-10; Sal 40; Tb 2,11-14; 3,1-6; Gv 11,47-54

Giovanni 13,21-33
21 Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». 22 I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. 23 Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. 24 Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di’, chi è colui a cui si riferisce?». 25 Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». 26 Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. 27 E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto». 28 Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; 29 alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. 30 Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte.
31 Quand’egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. 32 Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33 Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire.
Giovanni 13,36-38
36 Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». 37 Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». 38 Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».








• Siamo al terzo giorno della Settimana Santa. I testi del vangelo di questi giorni ci mettono dinanzi a fatti terribili che condurranno alla prigione ed alla condanna di Gesù. I testi non ci espongono solamente le decisioni delle autorità religiose e civili contro Gesù, ma anche i tradimenti e i negoziati dei discepoli che resero possibile la presa di Gesù da parte delle autorità e contribuirono enormemente ad aumentare la sofferenza di Gesù.

• Giovanni 13,21: L’annuncio del tradimento. Dopo aver lavato i piedi ai discepoli (Gv 13,2-11) ed aver parlato dell’obbligo che abbiamo di lavarci i piedi a vicenda (Gv 13,12-16), Gesù si commuove profondamente. E non è da meravigliarsi. Lui stava compiendo quel gesto di servizio e di dono totale di sé, mentre accanto a lui uno dei discepoli stava tramando come tradirlo quella stessa notte. Gesù esprime la sua commozione dicendo: “In verità, in verità vi dico, uno di voi mi tradirà!” Non dice: “Giuda mi tradirà”, ma “uno di voi”. E’ qualcuno del suo circolo di amicizia che lo tradirà.

• Giovanni 13,22-25: La reazione dei discepoli. I discepoli si impauriscono. Non si aspettavano questa dichiarazione e cioè che uno di loro sarebbe stato il traditore. Pietro fa segno a Giovanni di chiedere a Gesù chi dei dodici avrebbe commesso il tradimento. Segno questo che non si conoscevano bene tra di loro, non riuscivano a capire chi potesse essere il traditore. Segno, cioè, che l’amicizia tra di loro non aveva raggiunto la stessa trasparenza di Gesù con loro (cf. Gv 15,15). Giovanni si inclinò vicino a Gesù e gli chiese: “Chi è?”

• Giovanni 13,26-30: Gesù indica Giuda. Gesù dice: è colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò. Prende un pezzo di pane, lo intinge e lo porge a Giuda. Era un gesto comune e normale che i partecipanti ad una cena usavano fare. E Gesù disse a Giuda: “Quello che devi fare, fallo al più presto!” Giuda aveva una borsa comune. Era incaricato di comprare le cose e di dare l’elemosina ai poveri. Per questo, nessuno percepì nulla di speciale nel gesto e nelle parole di Gesù. In questa descrizione dell’annuncio del tradimento c’è l’evocazione del salmo in cui il salmista si lamenta dell’amico che lo tradì: “Perfino il mio amico, in cui avevo fiducia e che mangiava il mio pane, è il primo a tradirmi” (Sal 41,10; cf. Sal 55,13-15). Giuda si rende conto che Gesù era a conoscenza di tutto (Cf. Gv 13,18). Ma pur sapendolo, non torna indietro e mantiene la decisione di tradire il suo Maestro. E’ questo il momento in cui avviene una separazione tra Giuda e Gesù. Giovanni dice che satana entrò in lui. Giuda si alza ed esce. Si mette dalla parte dell’avversario (satana). Giovanni commenta: “Era di notte”. Era oscurità.

• Giovanni 13,31-33: Comincia la glorificazione di Gesù. E’ come se la storia avesse aspettato questo momento di separazione tra la luce e le tenebre. Satana (l’avversario) e le tenebre entrano in Giuda quando lui decide di eseguire ciò che stava tramando. In quel momento si fece luce in Gesù che dichiara: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito!” Tutto ciò che succederà d’ora in poi è per contagio regressivo. Le grandi decisioni erano già state prese sia da parte di Gesù (Gv 12,27-28) ed ora da parte di Giuda. I fatti si precipitano. E Gesù lo annuncia: “Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire”. Manca poco al passaggio, alla Pasqua.







• Giovanni 13,34-35: Il comandamento nuovo. Il vangelo di oggi omette questi due versi sul nuovo comandamento dell’amore, e comincia a parlare dell’annuncio della negazione di Pietro.

• Giovanni 13,36-38: Annuncio della negazione di Pietro. Insieme al tradimento di Giuda, il vangelo parla anche della negazione di Pietro. Sono i due fatti che contribuiscono di più al dolore di Gesù. Pietro dice che è disposto a dare la vita per Gesù. Gesù lo richiama alla realtà: “Tu sei disposto a dare la vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte” . Marco aveva scritto: “Prima che il gallo canti due volte, tu mi avrai rinnegato tre volte” (Mc 14,30). Tutti sanno che il gallo canta rapidamente. Quando al mattino il primo gallo comincia a cantare, quasi nello stesso tempo tutti i galli cantano insieme. Pietro è più rapido nella sua negazione che il gallo a cantare. fonte




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martedì 18 marzo 2008 - ore 00:17


Gv 11,47-54
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Settimana santa
S. Cirillo di Gerusalemme (mf)
Is 49,1-6; Sal 70; Gv 13,21-33.36-38 - Proclamerò, Signore, la tua salvezza
Gb 2,1-10; Sal 40; Tb 2,11-14; 3,1-6; Gv 11,47-54


Giovanni 11,47-54
47 Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: «Che facciamo? Quest’uomo compie molti segni. 48 Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione». 49 Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla 50 e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera». 51 Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione 52 e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. 53 Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
54 Gesù pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli.





[....] Caifa che parla, essendo Lui sommo sacerdote quell’anno. Caifa dice: "E non riflettete che è meglio per noi che un solo uomo muoia per il popolo, onde non perisca tutta intera la nazione". Anche qui noi dobbiamo chiederci il significato personale, per la nostra vita personale di questa dichiarazione. Soprattutto dell’affermazione che è meglio che muoia uno, piuttosto che periscano tutti. Vedremo poi dopo che è stata una profezia. Dio fa profetare sia gli amici che i nemici, sia i sapienti che gli stolti.

Dio tutto conduce ad un fine ben preciso,
poiché è Dio che regna.I tempi sono di Dio, le strade sono di Dio, le vite sono di Dio.I tempi sono ben chiari e ben definiti.Dio sa bene dove vuole condurre, sia il mondo, sia l’umanità, sia la vita di ognuno di noi, soprattutto i pensieri di ognuno di noi.Perché la conclusione è questa: all’ultimo la realtà sarà pensiero.La realtà non sarà sentimento.La realtà non sarà quella che dice la scienza. La realtà sarà quella che dice Dio, cioè sarà lo Spirito.La realtà sarà Spirito.Attualmente noi lo Spirito lo percepiamo nel pensiero.Ed è quindi solo attraverso il pensiero, che noi troviamo la porta per entrare nel regno di Dio.Pensiero di Dio.In caso diverso, noi ci aggiriamo come ubriachi, tra sensazioni, sentimenti, impressioni, senza concludere mai niente, nella notte.

La notte dell’uomo.
Dobbiamo chiederci il significato di questo, perché in ogni cosa è Dio che, anche attraverso i nemici, parla.
Anche se, apparentemente sembrano parole contrarie a Dio, noi dobbiamo sempre arrivare all’anima delle cose.E l’anima delle cose è sempre positiva.Il tema di oggi è, come Dio tiene aperta per tutti la via della salvezza.In qualunque situazione l’uomo venga a trovarsi, sia che l’uomo bestemmi o sia che l’uomo magnifichi il Signore, Dio trova il modo di mantenere aperta la via della salvezza.Vedremo quale è questa via della salvezza.Dicendo "come" si presenta subito il problema del capire.Il problema che abbiamo visto la volta scorsa: l’importanza del capire.Qui il problema centrale è questo: come la morte di uno sia salvezza per tutti.Se c’è un legame di causa ed effetto, uno lo può capire, cioè, se c’è un delinquente che sta uccidendo tutti gli uomini, evidentemente la morte di quell’uno, evita che muoiano tutti.

Qui però non siamo certo in questa situazione.
Cristo non stava uccidendo tutti.Anche se, agli occhi del sommo sacerdote e del sinedrio, Cristo appariva come un nemico.Infatti dicono: "Se lo lasciamo fare, sedurrà tutti e allora verranno i romani" eccetera.
Già parecchi secoli prima di Cristo, c’era già la voce dei profeti, quindi sempre la voce di Dio, che annunciava quest’uno che prende su di Sé, le colpe e i peccati di tutti.Per salvare tutti. Quindi c’era già questo messaggio, fin dall’antico testamento che arrivava.Cristo stesso lo dirà: "É necessario che il Figlio dell’uomo sia mandato a morte".
[........................................................................]



(L’approfondimento e molto lungo se ti interessa continuare l’argomento che va da sè che è interessantissimo, clicca su link di seguito) FONTE




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lunedì 17 marzo 2008 - ore 16:10


Dal Blog di Don Marco Pozza
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Dal Blog di don Marco



Un urlo nella sera, un urlo nella testa,
cinque colpi che tu senti in questa stanza;
hanno sporcato di sangue la tua festa
ma quando finirà questa mattanza…

L’hai sentito alla radio, ti han descritto la scena,
“Fujitivìndi … dassàtici ‘sta terra ai farabutti”
ma tu stavolta gridi a voce piena:
“E adesso ammazzateci tutti!”

Piangono i giovani, ma non sono piegati,
loro son stanchi di chi ruba la speranza.
Monta lo sdegno, ormai si son stancati:
hanno capito di questa lotta l’importanza.
Non c’è silenzio a Locri sulla sabbia,
la voce corre come in tutti i lutti,
ma non è un pianto, è un grande urlo di rabbia:
“E adesso, ammazzateci tutti!”

Vengono i giovani, a pulire il sangue,
vengono da Polistena, da Reggio,
col volto bello, pallido ed esangue,
hanno capito che la paura è il peggio.

Si abbracciano, conoscendosi per strada,
si abbracciano, fratelli in mezzo ai flutti,
sanno che solo il coraggio sarà rada:
“E adesso, ammazzateci tutti!”.

Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti,
se avete tanto piombo, ammazzateci tutti!
Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti,
se avete tanto piombo, ammazzateci tutti!

Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti,
se avete tanto piombo, ammazzateci tutti!
Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti,
se avete tanto piombo, ammazzateci tutti!

Brilla la pioggia della terra di Montalto,
piange anche il cielo su quel luogo profanato,
scivola come pianto di madre, sull’asfalto,
innocente del sangue lì versato.

Per pochi maledetti siamo sputtanati,
per pochi infami siamo sporchi e brutti,
noi invece siamo in tanti, e siam rinati:
“E adesso, ammazzateci tutti!”

Nessuno parli di odio, nessuno invochi morte,
Nessuno parli di sangue, nessuno invochi lutti,
chi tanto ha sofferto, non augura stessa sorte.
E se ci riuscite “Adesso, ammazzateci tutti!”

La guerra la vinciamo se rinunciamo ad odiare,
la guerra la vinciamo col lavoro uniti tutti.
‘Sta guerra la si vince con il coraggio di amare:
e voi mafiosi oggi avete perso: ammazzateci tutti!

Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti,
se avete tanto piombo, ammazzateci tutti!
Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti,
se avete tanto piombo, ammazzateci tutti!

Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti,
se avete tanto piombo, ammazzateci tutti!
Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti,
se avete tanto piombo, ammazzateci tutti!

(Pino Barillà, E adesso ammazzateci tutti"




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