In questi pochi anni di vita ho sbagliato tanto... è ora di ricominciare
IMPORTANTE!!! Scordatevi foto in pose sexy e vestitini attillati... qui non c’è trippa per quel tipo di gatti!!
Il Sagittario ha dentro di sé il gusto della scoperta. E’ un segno ottimista, curioso, che ama conoscere ed esplorare il lontano, sia in senso fisico (attraverso i viaggi), sia in senso mentale (filosofeggiando). Ha bisogno di espansione, di esternare, e questo lo fa essere molto altruista e generoso ma anche un po’ ingenuo ed irriflessivo.
L’ottimismo e la scarsa riflessività lo rendono un po’ incosciente: si lancia in avventure senza tener conto dei rischi e pensando che tutto sia accessibile. Disordinato ed entusiasta, è poco pratico nella vita quotidiana, e più proiettato verso un futuro idealizzato. E’ una persona semplice, fondamentalmente onesta, pacifica ed ama i piaceri della vita.
Molti Sagittari sono attratti dalla religione e dal misticismo; la loro mente tende più a fantasticare che a riflettere sul contingente. Ama lo sport, ma con l’età tende a diventare pigro. Si adatta facilmente ai vari ambienti ed alle diverse persone grazie alla sua allegria cameratesca.
Ama la condivisione con gli altri ed è anche molto aperto verso le culture differenti, verso gli stranieri e verso i modi di pensare diversi dai suoi. E’ un innovatore della tradizione ma non un rivoluzionario; è alla perenne ricerca ma vuole sicurezza intorno a sé. La sua mente candida e ingenua non concepisce le complicazioni, le tortuosità e le sottigliezze del pensiero.
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domenica 10 settembre 2006 - ore 11:48
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E come temevo.. a cadere da quellaltezza ci si fa proprio tanto male,
forse talmente tanto da non voler più volare cosi alto, magari la prossima volta decollerò con più calma.
Uragano Andrew, hai fatto il tuo dovere... hai distrutto tutto, hai lasciato desolazione tuttattorno... ma forse era necessario un bel "game over"... o forse mi voglio convincere che fosse necessario perchè non riesco ad accettare altro.
Me ne farò una ragione, cercando di filtrare le cose brutte tenendo le cose belle oppure in questo caso sono da filtrare le cose belle... non lo so... non ci sto a capi niente...
Non riesco a farmene una ragione...
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domenica 10 settembre 2006 - ore 10:16
COME TUTTE LE COSE BELLE, ANCHE LAMORE FINISCE...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ed ecco che una mattina ti svegli... Ti accorgi che era davvero un bel sogno, ma pur sempre un sogno.
Come tutte le cose belle finiscono, anche quando non lo vorresti. Ti accorgi di aver dato la tua anima in mano a qualcuno perchè lo volevi e poi alla fine te la restituisce perchè non le va bene.
Normale... è la vita. Ma se quel mio dare 100 non è andato bene alla persona che io vedevo come la realizzazione di un mio sogno, forse merito di meno... o semplicemente merito qualcosa di più vero.
Lamore finisce, le persone si dimenticano, ma quello che lasciano quando se ne vanno è sempre un grande vuoto.
Quando non vedi quegli occhi che ti guardano come nessuno mai aveva fatto, quando quello sguardo aveva risvegliato la vera parte di te, quando svanisce che cosa lascia? Un grande dubbio... un grande perchè... perchè sembrava unartefattura del destino e poi si è rivelata la più grande sofferenza mai avuta.
O forse mi ha dato solo quel via che ormai avevo perso... quella voglia di tornare a dare il meglio di me.
Ero felice quando mi guardavo allo specchio, vedevo nei miei occhi la mia anima tanto era espota, e si è ferita, ora è accasciata, con le ali deturpate e un dolore che non la fa rialzare, le leva le forze.
Era unillusione? Forse si, ma è stata la più bella illusione che potessi mai desiderare.
Non ti odio per quello che mi hai fatto, ma sarà un passo necessario almeno per superare il dolore. Poi arriverà la razionalità che io tanto amo (solo in me stessa) che forse mi farà dire che non è tuttoro quel riluce oppure che loro abbaglia, oppure che lamore è una gran sofferenza ma vale la pena dessere vissuto.
Lascerò il mio status su sistemato perchè non ho la forza di rendermi conto che ho perso il mio tesoro, che ho perso la sfida e lobiettivo non è stato raggiunto.
Ora raccoglierò le forze per un altro obiettivo. Quello che tanto volevi che io raggiungessi. Forse cosi mi sembrerà di non averti perso... anche se...
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sabato 9 settembre 2006 - ore 15:46
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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venerdì 8 settembre 2006 - ore 21:12
(categoria: " Vita Quotidiana ")
... E come quei che con lena affannata
uscito fuor dal pelago alla riva
si volge all’acqua perigliosa e guata,
cosi l’animo mio, ch’ancora fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò gia mai persona viva.
Poi ch’ei posato un poco il corpo lasso,
ripresi via per la piaggia diserta,
si che ’l pie fermo sempre era ’l più basso.
Ed ecco, quasi al cominciar dell’erta,
una lonza leggiera e presta molto,
che di pel maculato era coverta;
e non mi si partia d’innanzi al volto,
anzi impediva tanto il mio cammino.
ch’i’ fui per ritornar più volte volto.
...
si ch’a ben sperar m’era cagione
di quella fera alla gaetta pelle
l’ora del tempo e la dolce stagione;
ma non si che paura non mi desse
la vista che m’apparve d’un leone.
Quei parea che contra me venesse
con la test’alta e con la rabbiosa fame,
si che parea che l’aere ne temesse.
Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca nella sua magrezza,
e molte genti fe’ gia viver grame,
questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza dell’altezza.
E qual è quei che volentieri acquista,
e giunge ’l tempo che perder lo face,
che ’n tutt’i suoi pensier piange e s’attrista;
tal mi fece la bestia senza pace,
che, venendomi incontro, a poco a poco
mi ripigneva la dove ’l sol tace.
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venerdì 8 settembre 2006 - ore 20:11
QUELLO CHE NON C’E’ - AFTERHOURS
(categoria: " Riflessioni ")
Ho questa foto di pura gioia
E’ di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c’è
Ho perso il gusto, non ha sapore
Quest’alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull’acqua e
Su quello che non c’è
Arriva l’alba o forse no
A volte ciò che sembra alba non è
Ma so che so camminare dritto sull’acqua e
Su quello che non c’è Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c’è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto Il mio modo di morire sano e salvo dove m’attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c’è
Curo le foglie, saranno forti
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti Ma questo è camminare alto sull’acqua e
Su quello che non c’è
Ed ecco arriva l’alba so che è qui per me
Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è
Fottendosi da se, fottendomi da me Per quello che non c’è
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giovedì 7 settembre 2006 - ore 22:09
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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giovedì 7 settembre 2006 - ore 21:59
AMORE E PSICHE
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Un re ed una regina avevano tre figlie. Le maggiori erano andate in spose a pretendenti di sangue reale, ma la più piccola, di nome Psiche, era talmente bella che nessun uomo osava corteggiarla, tutti l’adoravano come fosse una dea. Tutti adoravano e rendevano omaggio a Psiche trascurando però gli altari della vera dea. Afrodite sentendosi trascurata ed offesa, a causa di una mortale, pensò di vendicarsi con l’aiuto di suo figlio Amore e delle frecce amorose. La vendetta d’Afrodite consisteva di far innamorare Psiche dell’uomo più sfortunato della terra, con il quale doveva condurre una vita di povertà e di dolore. Amore accettò subito la proposta della madre ma, appena vide Psiche rimase incantato della sua bellezza. Confuso dalla splendida visione, fece cadere sul suo stesso piede la freccia preparata per Psiche cadendo cosi, vittima del suo stesso inganno. Egli iniziò cosi ad amare la ragazza e non pensò neanche per un attimo di farle del male. Nel frattempo i genitori di Psiche si preoccupavano perché un gran numero di pretendenti veniva ad ammirare la figlia, ma nessuno aveva il coraggio di sposarla. Il padre, preoccupato decise di consultare un oracolo d’Apollo per sapere se la figlia avesse trovato un marito, l’oracolo però gli comunicò una brutta notizia. Egli avrebbe dovuto lasciare la figlia sulla sommità di una montagna, vestita con abito nuziale. Qui essa sarebbe stata corteggiata da un personaggio temuto dagli stessi dei. Malgrado questo, i genitori non volendo disubbidire alle predizioni dell’oracolo, portarono, al calar del sole, Psiche sulla montagna prescelta vestita di nozze, e la lasciarono lì sola al buio. Solo quando lei restò da sola venne uno Zefiro che la sollevò e la trasportò in volo su un letto di fiori profumati. Psiche si svegliò quando sorse il sole e guardandosi attorno vide un torrente che scorreva all’interno di un boschetto. Sulle rive di questo torrente s’innalzava un palazzo d’aspetto cosi nobile da sembrare quello di un dio. Psiche, quando trovò il coraggio di entrare, scoprì che le sale interne erano più splendide, tutte ricolme di tesori provenienti da ogni parte del mondo, ma la cosa più strana era che tutte quelle ricchezze sembravano abbandonate. Lei di tanto in tanto si domandava di chi fossero tutti quei beni preziosi, e delle voci gli rispondevano che era tutto suo e che loro erano dei servitori al suo servizio. Giunta la sera lei si coricò su un giaciglio e sentì un’ombra che riposava al suo fianco, si spaventò, ma subito dopo, un caldo abbraccio la avvolse e sentì una voce mormorarle che lui era il suo sposo, e che non doveva chiedere chi fosse ma soprattutto non cercare di guardarlo, ma di accontentarsi del suo amore. La soffice voce e le morbide carezze vinsero il cuore di Psiche e lei non fece più domande. Per tutta la notte si scambiarono parole d’amore, ma prima che l’alba arrivasse, il misterioso marito sparì, promettendole che sarebbe tornato appena la notte fosse nuovamente calata. Psiche attendeva con ansia la notte, e con questo l’arrivo del suo invisibile marito, ma i giorni erano lunghi e solitari, quindi decise, con l’assenso del marito, di fare venire le sue sorelle, anche se Amore l’avvertì che sarebbero state causa di dolore e d’infelicità. Il giorno seguente, un Zefiro portò le due sorelle da Psiche, lei fu felice di rivederle, e le due non furono di meno vedendo le ricchezze che possedeva. Ogni volta che le due facevano domande sul marito, Psiche sviava sempre la risposta o rispondeva che era un ricco re che per tutto il giorno andava a caccia. Le sorelle s’insospettirono delle strane risposte che dava Psiche, loro credevano che stesse nascondendo il marito perché era un mostro. Queste allusioni Psiche li smentì tutte, fino a quando non cedette e raccontò che lei non aveva mai visto il marito e che non conosceva nemmeno il suo nome. Allora le due maligne, accecate dalla gelosia, insinuarono nella mente della povera ragazza che suo marito doveva essere un mostro il quale nonostante le sue belle parole non avrebbe tardato a divorarla nel sonno. Quella notte come sempre Amore raggiunse Psiche e dopo averla abbracciata si addormentò. Quando fu sicura che egli dormisse, si alzò e prese una lampada per vederlo e un coltello nel caso in cui le avrebbe fatto del male. Avvicinandosi al marito la luce della lampada gli rivelò il più magnifico dei mostri, Amore era disteso, coi riccioli sparsi sulle guance rosate e le sue ali stavano dolcemente ripiegate sopra le spalle. Accanto a lui c’erano il suo arco e la sua faretra. La ragazza prese fra le mani una delle frecce dalla punta dorata, e subito fu infiammata di rinnovato amore per suo marito. Psiche moriva dalla voglia di baciarlo e sporgendosi, su di lui, fece cadere sulla sua spalla una goccia d’olio bollente dalla lampada. Svegliato di soprassalto, Amore balzò in piedi e capì quello che era successo e disse che lei aveva rovinato il loro amore e che ora erano costretti a separarsi per sempre. Lei si gettò ai suoi piedi ma Amore dispiegò le ali e scomparve nell’aria e con lui anche il castello. La povera Psiche si ritrovò da sola nel buio, chiamando invano l’amore che lei stessa aveva fatto svanire. Il primo pensiero di Psiche fu quello della morte, correndo verso la riva di un fiume lei si gettò dentro ma la corrente pietosa la riportò sull’altra riva, cosi iniziò a vagare per il mondo a cercare il suo amore. Amore, invece, tormentato dalla febbre per la spalla bruciata, o forse dallo stesso dolore di Psiche, trovò rifugio presso la dimora materna.
Alla fine lei soffre, ma si sposano e dalla loro unione nasce Volutà.
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PERMALINK
giovedì 7 settembre 2006 - ore 21:31
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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PERMALINK
giovedì 7 settembre 2006 - ore 21:22
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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giovedì 7 settembre 2006 - ore 21:12
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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