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STO ASCOLTANDO

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ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Bianco e Blu

ORA VORREI TANTO...

Essere abbastanza ricca da avere del tempo libero

STO STUDIANDO...

Fotografia, sempre e comunque

OGGI IL MIO UMORE E'...

sbarellato come al solito

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) ...e se poi la vita mi riservasse la solitudine?
2) Parlare senza essere ascoltato.... Spiegare senza essere capito... Esserci senza essere considerato... Essere un fantasma
3) ... la paura di aprire gli occhi e ritrovarsi soli, senza + nulla tra le mani, senza amore o voglia di vivere, la paura di deludere gli altri e x primi se stessi, la paura di non farcela in questa strana vita, la paura di perdere ciò x cui lotti da sempre, ciò in cui in credi, fino in fondo, la paura di perdere l'unica cosa giusta che una persona può avere, la propria libertà!

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) ..svegliarsi al mattino sentendo il suo profumo,
aprire gli occhi e accorgersi che non è un sogno..
3) ...saper riuscire a trovare la forza anche quando tutto ti è andato a puttane...!
4) Il Kebab
5) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
6) ricevere la telefonata di amici che nn senti da una vita.....
7) sentirsi davvero eccezionale!


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mercoledì 7 febbraio 2007 - ore 10:07


Di guardarsi intorno.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Sentirsi una piuma.
Ricordi che galleggiano sull’acqua di un torrente. Parole dette e scritte che tornano a far rabbrividire. Foto e flash, uno dopo l’altro.
Roma, Parigi, Budapest, Praga, Monaco e poi Londra. Firenze, Bolzano, Milano, Latina, Perugia. Laura col suo zaino e le sua scarpe consumate ma finché non hanno i buchi non le butto via. Laura ho preso un biglietto sola andata, non so se e quando torno. Laura ti scriverò lo giuro. Laura passami un altro bicchiere. Laura Lignano, estate 2003, Laura che pulisce i cessi dopo 12 ore di lavoro, e lo fa canticchiando, le fanno i complimenti i clienti, per come pulisce il cesso. Laura Baviera, Gautsch-Fest, il boccale più piccolo era da un litro, mi piace la Radler, e allora?
Praga, via degli alchimisti, e quel cimitero ebraico, bellissimo.
E Parigi? Voglio piantare le tende al Musée d’Orsay. Voglio camminare lungo la Senna ascoltando quel musicista che suonava il violino. Adoro il violino.
Roma, quell’estate che ero dimagrita da paura, non mangiavamo quasi mai ma stavo bene, tornata a casa li ripreso peso in un mese, stress.
Laura 2006, voglio diventare fisioterapista, chiusa dentro un’estate a studiare, ma sei in Italia, non lo sai che se non ti raccomanda nessuno trenta posti sono veramente pochi?
Laura smettila, sei sempre in tormento, ma perché non ti va mai bene niente? Cos’è che ti rode di continuo? Perché gli altri sembra sempre che ce la facciano e tu pensi 100 cose e non ne va in porto una?
Adesso c’è il contrario. Fai il tuo lavoro, partecipi alle tue attività, c’è il tuo corso di informatica, la lista civica, l’impegno e le responsabilità. E chi ti conosce ti chiede qual è la prossima meta e tu, stavolta, non ne hai una.
Dove vuoi arrivare ora? Qual è il prossimo passo?

Non lo so, me ne sto ferma qui, mi guardo intorno.


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martedì 6 febbraio 2007 - ore 10:01


Di fiori e di Leggende
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Adoro questo fiore!

Da wiki:
La Nelumbo nucifera (Gaertn.) è una specie rustica originaria dell’Asia e dell’Australia, nota volgarmente col nome di Fior di loto asiatico. E’ una pianta acquatica a crescita rapidissima, tipica di stagni e invasi con acque stagnanti o quasi prive di corrente, profondi 5-50 cm ed oltre.

Il Nelumbo nucifera viene considerato un fiore sacro per l’Induismo e il Buddismo, mentre in India è uno dei simboli nazionali e appare nelle bandiere di alcuni principati indiani (prima dell’unificazione) e in due delle quattro varianti della bandiera dell’indipendenza indiana, presentata nel 1907 a Stoccarda, da Bhikaiji Cama, una importante rappresentante del Movimento per l’indipendenza indiana.

Agosto: il fiore di loto, dove abitano le fate delle acque.



In un tempo lontano ormai più di diecimila, ventimila anni, alla foce del grande fiume che già da allora attraversava la pianura padana, dai monti fino al mare, il fiume grande e placido che gli antichi chiamavano Eridano, e i più recenti abitanti della pianura Po, alla foce del gran fiume dunque c’era una immensa palude, così grande che arrivava ad occupare gran parte di quella che adesso è diventata pianura.
La palude era grande e bellissima, come tutto era bello nel mattino del mondo. L’acqua era chiara, di un indescrivibile colore verde-azzurro, là dove spuntavano le leggere canne sottili dei giunchi a migliaia, docili al vento come enormi ventagli mormoranti di dee sontuosamente abbigliate. Più scura era invece l’acqua, là dove affioravano i grandi fiori di loto, gli enormi petali bianco-rosati posati sull’acqua placida che immobile rifletteva il verde delle canne e l’oro del sole.
Si diceva che i fiori di loto proteggessero i regni delle fate delle acque, che si nascondevano proprio sotto le grandi corolle, ma a nessun essere vivente era dato vederli, e comunque nessuno che si credeva li avesse visitati era mai tornato per raccontarne.
Perché i regni delle fate possono svelarsi dovunque, all’improvviso, luminosi di promesse di gioia, e sparire altrettanto improvvisamente, lasciando un vuoto buio di incolmabile rimpianto. Si può morire di nostalgia, struggendosi per il desiderio di quel mondo perduto. Si può impiegare il resto della vita nella ricerca vana di qualcosa che forse non esiste, immaginata sempre un filo al di là dell’orizzonte, sempre un pelo sotto la limpida acqua di un lago, alla fine delle dune che si inseguono in un deserto, appena dopo la svolta di un sentiero nella foresta, quando già sembra di sentire le risate argentine degli esseri fatati confuse col canto degli uccelli.
Si, può essere davvero pericoloso, per la quiete della propria anima, anche solo intravedere il mondo delle fate.
Gli uomini che vivevano nei villaggi sparsi ai limiti della grande palude sapevano tutto questo, al modo che un tempo gli uomini sapevano le cose, essendo tra loro in sintonia tutti gli esseri del creato; affrontavano quindi la grande palude con prudenza e rispetto, e ne avevano un poco timore, pur ammirandone la variegata bellezza e pur traendo da essa il proprio sostentamento; si cibavano infatti dei pesci della palude, e ne cacciavano le molte specie di uccelli: anatre e folaghe durante l’autunno, ed aironi, e gallinelle d’acqua: con le canne e coi giunchi, poi, costruivano le loro abitazioni e le barche con le quali scivolavano sull’acqua quieta, e con gli splendidi boccioli dei fiori di loto le loro donne si adornavano i capelli.
In uno di questi villaggi viveva una giovane vedova, con un bambino nato da poco, ed il fratello un poco più giovane di lei, fiero e indomabile come un guerriero barbaro, invece del povero pescatore che era. IL giovane amava andarsene per la palude, ed amava anche i rischi che questo comportava, più che temerli. Con la sua barchetta leggera scivolava tra i giunchi, tuffandosi proprio là dove erano più folti, perché aveva sentito raccontare dai vecchi che talvolta, nei ciuffi più folti, si apriva una porta che conduceva ai regni delle fate.
Infine, un giorno in cui il meriggio sembrava essersi allungato all’infinito, e la notte non sopravvenire mai, e al giovane gli occhi bruciavano talmente per il luccichio del sole che non riusciva più a distinguere la direzione che aveva preso, né riusciva a comprendere dove era finito, e il sudore colava lungo il suo corpo fino a trasformarlo in una statua di bronzo e il mondo intero sembrava tacere in attesa, e non si udivano versi di anitra dall’ombra dei canneti, né voli striduli di uccelli nel cielo, e tutto era verde, oro ed azzurro, e silenzio, perché nemmeno la barca faceva rumore mentre scivolava verso un gruppo più folto degli altri come se la direzione fosse decisa e inevitabile, il mondo delle fate si spalancò davanti agli occhi del ragazzo, all’improvviso. Egli comprese subito - sebbene non sapesse spiegarsene il perché - che il luogo dove si trovava era fatato, e si avvicinò al centro di quel luogo misterioso, dove, affioranti dalle acque e quasi sospesi sopra di esse, si trovava un forziere colmo di monete d’oro, ed accanto dormiva quieta, sdraiata su un comodo divano, una fanciulla, i lunghi, lisci capelli scintillanti come oro filato e le labbra piegate da un misterioso sorriso.
Le fate, accorse in gran numero lievi come farfalle, si raccolsero intorno al giovane con le lucide ali dorate scosse da un fremito leggero e lo invitarono con le ridenti voci argentine a scegliere uno dei due doni. IL forziere lo avrebbe ovviamente reso ricco, con la bellissima giovinetta avrebbe diviso una lunga vita felice di reciproco amore.
IL giovane esitò, ma solo per poco; pensò alla sorella, alla povera vita che lei viveva, al bimbo nato da poco e che già conosceva il dolore, al fatto che di belle donne il mondo era pieno e che, in fondo, all’amore lui non credeva...... Scelse dunque il forziere e lasciò senza rimpianti quel mondo incantato.
Da quel giorno, la vita della famigliola cambiò radicalmente, poiché le monete nel forziere sembravano non finire mai. Per ognuna che se ne toglieva, un’altra misteriosamente compariva al suo posto. La sorella era finalmente tranquilla e felice ed il suo bel bambino cresceva forte e sano. IL fratello però, a mano a mano che il tempo passava, si interessava sempre meno dell’accumularsi della ricchezza, perché il suo unico pensiero era l’immagine della bellissima fanciulla che non aveva svegliato.
La dolce ossessione non lo abbandonò più. Lui passava i suoi giorni scivolando sull’acqua con la sua barchetta, sempre alla ricerca della caverna fatata, sempre sperando che al prossimo ciuffo di giunchi, al prossimo colpo di remo si riaprisse la porta che lo avrebbe condotto alla bella creatura che lo aveva stregato.
Finì per non tornare neanche più a casa a dormire, si dimenticò di mangiare e di bere, e infine morì. Lo ritrovarono qualche giorno più tardi, che sembrava addormentato, con la barchetta impigliata in un ciuffo di giunchi più folto degli altri e sulle labbra un misterioso sorriso.
La sorella, che aveva compreso di essere stata in parte la ragione della scelta che aveva portato alla morte il fratello tanto amato, volle dare al bambino nato da poco il nome di "Giunchi", in ricordo della storia dolce-amara che era all’origine della fortuna della famiglia, che col tempo crebbe sempre più in importanza e ricchezza.
Le fate, però, non dimenticarono di punire la scelta priva d’amore del giovinetto che le aveva, in un tempo lontano, trovate nella grande palude e così tutti i primogeniti della famiglia vennero condannati a non saper riconoscere l’amore, quando lo incontrano, e a vivere senza conoscerne la felicità.
La grande palude è ormai quasi sparita, col passare dei millenni.
Però una quindicina di chilometri prima di confluire nel Po, il fiume Mincio forma la distesa lacustre che abbraccia da tre lati la città di Mantova, e lì si possono trovare, sulla distesa d’acqua placida, ancora ciuffi di giunchi e di canne che tremolano al vento, e, verso il finire d’agosto, i fiori di loto che aprono a migliaia le grandi corolle bianco-rosate. Qualche barchetta si avvicina cauta scivolando sull’acqua quieta, ma nessuno osa addentrarsi fra la grande distesa dei fiori sospesi sull’acqua più scura , anche se i rematori sorridono alle domande indiscrete dei turisti curiosi, se sia vero che là sotto hanno trovato l’ultimo rifugio i regni delle fate delle acque.





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lunedì 5 febbraio 2007 - ore 10:14


Di un week-end lumbard
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Buongiorno miei cari!
Restare a leggere il libro che ho comprato a caso prima di partire, a Milano, giusto per avere qualcosa da leggere, ma che poi mi ha appassionato, fino all’una e mezza di stanotte, non è stata una bella mossa.

Venerdì arrivo come una hostess a Cadorna, col mio tailleur famoso e il borsone stranamente in tinta con le calze e la maglia mi spavento di me stessa.
Ovviamente come al solito, Trenitalia mi da la possibilità che conoscere qualche folle personaggio durante il tragitto. Ma ho il magnete per gli strani?

Le due svalvolate di Rosy e Barbara mi aspettano alla fine delle scale mobili.
Mi prelevano e andiamo qui: CLICCA
Non sono proprio fatta per la Milanodabere ma riesco a far diventare un posto familiare anche un posto così con due stronzate e tre amici adorabili (senza toccare un goccio, lo giuro ). E poi mi piace l’arredamento, mi farei tutta casa così, tant’è che molti oggetti all’interno sono davvero in vendita. Ma non son qui per farmi casa, al momento!
Rimorchio il cameriere, non volendo ovviamente, mi tampina per tutta la serata, ma quando mi dice seriamente che vuole rivedermi ancora e gli dico di no, ho il ragazzo, mi accenna un “Perché? Sei una che se la smena?” .
Gli scoppio a ridere in faccia, bevendo in mio drink analcolico alla frutta (lo, so, non fate quelle facce, non posso bere tanto in questo periodo). Gli dico semplicemente che non sono milanese, io, che se lui è abituato così mi dispiace per lui, ma io, sto con un solo uomo per volta. “Ah, beh, ma io lo apprezzo, guarda che scherzavo, sono fidanzato anche io…”.
Seeeeeeeeeeeeee. C’è un attimo in cui ho voglia di tirargli una sberla, per quanto si crede il re del mondo. Se ne scoperà una a sera, e son cazzi suoi, ma con me, abbassa il tono, e dopo un po’ la smette di fare tanto il figo. Gghghghg sono perfida a volte. Cmq sia per scusarsi ci porta una fetta di torta al cioccolato e pere a testa, poi un bicchiere di panna montata e nel mio drink, in fondo al bicchiere, trovo una ciliegia, mi viene in mente la scena di un film…
Che siano chiari riferimenti sessuali? Naaaaaa.
Prima di andare via è offeso, gli sorrido, mi fa quasi tenerezza, e con questa mi faccio fregare e mi abbraccia e mi da due baci. “Peccato” mi dice, “ma se ripassi a Milano, sai dove sono”. Incorreggibile.

Sabato si dorme fino a tardi, io e Barbara, ho un incubo, poi mi riaddormento. Facciamo colazione a mezzogiorno, è una vita che non dormo così a lungo, a casa mia c’è sempre qualcosa da fare nel week-end, commissioni intendo. E la domenica, si riposa, ma la rigidità impone che non si sta a letto fino all’ora di pranzo. Mmm, che palle. Pomeriggio passiamo a trovare la mia collega che lavora nella show room della ditta dove lavoro, che ha una filiale in via Doria, la sento al telefono da un anno ma non ci siamo mai viste.
Stiamo lì a parlare e a gossippare un paio d’ore, poi torniamo a casa.
Sabato sera, cena ALL’ OFFICINA 12 , sui Navigli
Si parte un po’ mosci, ma poi ci si rialza. Giunge una carissima telefonata dal Roz e Cervé tugheter che sono alla 3 (??) birra e ne devono una alla mia, io prendo un brachetto, ovviamente, e lo dedico loro. Grazie del regalo!
Poi si becca il Teo, mitico, all’Aviator House: un suo amico (43 anni), e la sua ragazza (21) hanno aperto questo posto con Roberto Ferrari, camerieri vestiti da aviatore, cassiera da hostess, ma la gonna è così corta che le si vede anche…esofago.
LINK

Si balla e si beve un po’, chiacchiero un po’ con tutti, ma quanto costano gli affitti a Milano? Sono sconvolta.
Bella serata, rido e scherzo, ci stava proprio questo fine settimana fuori porta.

Rientriamo verso le 2, sono stanca e mi addormento subito.
Ieri pranzo dai genitori di Rosy, addio dieta questo week-end, ho capito, mi rassegno davanti al tacchino e le patate al forno, si lasciano mangiare senza fare storie. Corso Buenos Aires, tè da Tania, ultime 4 chiacchiere.
Prima della partenza, compro un libro al salto, l’autore è un certo Musso Guillaume, mai sentito, ma è in edizione economica, lo compro, lo leggo quasi tutto in treno, si chiama L’uomo che credeva di non avere più tempo. Parla d’amore, di morte e di “messaggi”. Sono abbastanza scettica in campo, ma poi mi accadono delle cose che mi fanno riflettere. Come questo libro, scelto per caso.
Lo consiglio alla Marzietta, di sicuro le piacerà.

Fatto il resoconto dei cazzi miei, direi che posso anche andare a lavorare ora
Ma perché è solo lunedì?
Un abbraccio a tutti voi, e un buon inizio di settimana!




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venerdì 2 febbraio 2007 - ore 09:27


Di Milano, di Pitura Freska e di donne che piangono
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Buongiorno!

La mia corsa contro il tempo stamattina è stata vana, sono arrivata a timbrare alle 8.31...arghhhhh
Sono comunque di buon umore perchè sarà una giornata lavorativa a metà e poi in tailleur, zaino e scarpe da ginnastica raggiungerò Milano Stazione Centrale e poi giù di metro sperando di non perdermi

Un altro collega che se ne va, e quando iniziano le "roccie" di un’azienda ad andarsene, mi vengono in mente le riprese delle implosioni degli edifici...tutto che crolla...
Un’altra collega con la piangite, ma perchè noi donne siamo così emotive? Ho dei giorni ( e non necessariamente "quei") in cui niente basta a buttarmi giù da un burrone. Prende così a caso, un giorno qualunque, alla fine devo piangere per forza per calmarmi un pò.
Invece di solito sono come oggi, scattante, piena di forza, sorriso e voglia di fare.
Mah...misteri della mente umana.

Lorena mi ha passato due film di Truffaut, così finalmente capirò perchè tutti si fanno i viaggi guardando i suoi film.

Gghhghggh Luca invece mi ha passato la discografia intera dei Pitura Freska ghghgh e l’ho cacciata nel lettore: arriverò a Milano in mezzo agli sboroni cantando "saràààà verooooo dopo miss italia avere un papa neroooooo no me par verooooooo, un papa nero che scolta ’le me canson in venessian parche’ el ’se nero african"



Ma quando scema sono?

Roz, porterò i tuoi saluti agli sbarellati.

A tutti gli altri (sbarellati ovvio) che passano di qui auguro un bel week-end desfo
Bacibaci!



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giovedì 1 febbraio 2007 - ore 09:11


Ma perchè bisogna sempre dare un titolo?
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Mi manca. Tanto. Ieri sera mi ha chiamato e sebbene metà conversazione sia saltata per problemi telefonici, solo sentire la sua voce mi ha fatto sentire bene.
"Avrei tanto voluto che fossi partita con me".
Anche io, accidenti!
Ma non si poteva, ed eccomi qua. Aspetto altri maledetti 11 gg per rivederlo.


Poesie spedite, giusto mezz’ora della mezzanotte, cioè della scadenza
Addio nanna presto.

Domani lavoro solo 5 ore, alle 3 mi aspetta trenitalia () per portarmi dritta dritta a Milano!
Sbarellati, arrrrrrrrrivooooooo
Due giorni via di qui e non mi sembra vero, anche solo per andare a Milano. Sono normale?



Ma sì, va, che mi metto a far qualcosa...
Buona giornata a tutti, un abbraccio.


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mercoledì 31 gennaio 2007 - ore 09:37


Di cioccolato, di arazzi e di poesia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Aloha mondo!
Té al limone aspro a scaldarmi un pò, tanto sonno. Ieri sono partita da casa alle 8 di mattina e ci sono tornata a mezzanotte.
8.30 / 18.00 lavoro
18.00 / 20.00 corso di informatica
20.30 / 23.30 riunione lista civica

Luca mi ha prestato "Manuale d’amore", il primo, stasera divano e notebook e non mi sposta nessuno da là.
Mi accoglie in spritz.it la zia Paolona che mi ricorda che niente accade mai per caso e mi offre il suo aiuto in caso di bisogno. Mi chiedo di primo acchito cosa ho fatto di buono perchè incontri gente così magica, sia per caso nella vita quotidiana, che in questa community che mi ha regalato davvero delle persone splendide. Poi rileggo ciò che scrive la zia Evissa e mi dico che beh, se è vero che niente accade per caso, vuol dire che qualcosa di buono faccio.
Mi viene in mente un parroco un giorno di qualche anno fa, al funerale di una mia amica, usò un’espressione fantastica sulla vita, disse che era come un grande arazzo, che noi potevamo guardare solo dal "dietro", e che sembrava un incrocio senza senso di fili, ma che un giorno avremmo potuto vedere il disegno dal verso giusto, e avremmo capito dove portavano tutti quei fili, cioè a creare una bellissima immagine. Che uno ci creda o no, che creda nel destino e in un Dio, l’ho trovata comunque una bella immagine.

Ma torniamo a noi.
Un paio di giorni fa conversavo con il cervello più stanco che conosco, Marcello, quando, in preda al delirio da cazzate, ho scritto una frase a metà tra il camicia di forza style e il filosofico.
E’ nella sua risposta che è arrivata l’illuminazione:
"Ma dì, la verità, questa l’hai letta nei cioccolatini perugina"

No, no, questa è uscita diretta dalla mia testa
Allora hai trovato il tuo lavoro ideale: scrivere le frasi dei cioccolatini

Dopo anni a cercare quello che voglio fare da grande, ho trovato la mia via. L’unico problema è che mi mangerei i cioccolatini e lascerei la carta - e ovviamente la frase filosofica -. Addio dieta.

E Marcello:
Allora il giorno che, scartando un cioccolatino, troverò solo sagge parole senza cioccolata, capirò che Sweety ha finalmente trovato un nuovo lavoro



Per ora, entro stasera, consegno le 30 poesie che ho scritto per un concorso di Viterbo per la casa Editrice Il Filo...
Chissà che un giorno o l’altro, dentro i baci perugina, non troviate due stronzate firmate Sweetwine...



Buonagiornata a tutti!!!


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martedì 30 gennaio 2007 - ore 09:11


Di ospedali e di visite
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Bene.
Stamattina mio padre stava di nuovo male, con la testa che girava e la pressione altissima, sebbene abbia le analisi del sangue migliori che io abbia mai visto.
Poi ho accompagnato mia madre in ospedale. Ultima fluorangiografia per decidere la data dell’operazione alla retina.
Triste sentirti dire che anche se muori sei contenta. E finiscila con queste cazzate! Poi la gente si chiede perchè sono venuta su inparanoiata col mondo! Vedi te!

Ieri sera fino a mezzanotte dalla sorellona a parlare dei soliti problemi familiari. Credo andrò da una psicologa un giorno o l’altro, per riuscire a capire che posso fare per aiutarli senza farmi ingoiare.
E’ tutto in mano a me, in fin dei conti, le altre sono sposate e hanno la loro famiglia a cui badare.
Vendere la casa? Metterli in un appartamento più in centro visto che lei non guida e lui è sempre più incerto? La nostra casa? Come si fa a vendere la nostra casa? Per comprare un appartamento? Ma giammmmai.

Arghhhh ma a 20 anni di solito l’unico problema non dovrebbe essere dove andare a far festa nel week-end?


Poco male. Mio moroso si sta divertendo, spero non con un’argentina, o al massimo, che lo sia, ma che sia una bistecca

Troppo lavoro da fare e permessi da chiedere per altre visite mediche, le mie.



Vi saluto gente.
Voglio il mareeeeeeeeee.
Chi mi ci porta?


Baci baci e buona giornata!!!!!!!

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lunedì 29 gennaio 2007 - ore 10:08


Del mio week-end
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un altro fine settimana è passato...

Venerdì sera sono affondata a dormire dopo redazione, ero stanca, cotta e spadellata per bene.
Sabato sveglia presto, giro di commissioni al solito, e il pomeriggio viiiiaaaa in treno dal mio amore, ovviamente treno in ritardo, perdo la coincidenza IC e mi faccio il viaggio da Mestre in IR...ho dimenticato il libro che sto leggendo ma impugno amabilmente il lettore mp3, lo accendo e.... ha la batteria scarica

Va beh...Giro in centro commerciale, trovo le scarpe che avevo cercato in lungo e in largo dalle mie parti poi mezz’ora dal maestro e mezz’ora con Dimitri, il suo migliore amico, si sposa tra pochi giorni in Argentina...già, ecco il perchè del viaggio. Un bel personaggio, pieno di carisma.
E poi, Veggiano, passando per Rubano, un pensiero va a mio zio Noel, ma siamo già in un ritardo spaventoso, mi dispiace non potermi fermare

Ci fiondiamo in palestra, Qwan Ki Do in atto, cazzo se si menano...
Eccolo là, ha già finito di combattere! Matteo! Non lo vedo da tantissimo, più di un anno sicuro, sì, era novembre 2005, ero tornata a Londra da sola, un week-end, trovate il raccondo da qualche parte del blog! Che ci fa qui? E’ tornato in Italia pochi mesi fa, ha trovato di nuovo lavoro, una casa, ha preparato il suo nido, tra pochi giorni arriva la sua ragazza anglo-brasiliana!
Lo conobbi alla Callan School, poi scoprii che abitava a pochi metri dal nostro flat in un ostello della paura, lo invitammo a cena quando lo trovammo da Tesco che comprava un pò di frutta...ci fece tenerezza, a Mike e a me. Dopo un mesesi trasferì da noi, con Rosy, l’amica di Milano che andrò a trovare il prossimo fine settimana.

E così nascono amicizie che nonostante i km e gli impegni durano, la riconoscenza di esserci in alcuni momenti, i ricordi di una convivivenza un pò particolare e le risate. Tutto torna nelle nostre parole, sabato sera, in un pub di Padova, una rossa fredda e pizza, con i suoi compagni fulminati e il mio ragazzo che ride anche lui fino alle lacrime.
Di quella volta che a Kensington Gardens, dopo un jogging sfrenato, mi insegnò qualche posizione di Qwan Ki Do, col vento che soffiava e noi che sembravamo usciti da un film, o di quel giro a Camden, al mercato, quando comprammo un pò di schifezze asiatiche da mangiare e ci strafogammo di carne che poteva essere di qualsiasi bestia. E che dire di quando, per sudare di più, andò a correre ad Hyde Park arrotolato nei sacchi neri per l’immondizia? Ridere, ridere troppo.
Bello, bello incontrarsi nei posti più strani, ritrovarsi in pochi minuti, ricordare davanti ad una birra, come se fosse ieri.

Meno bello salutare il mio ragazzo che parte e che non vedrò per lunghi 13 giorni...già, non credevo di essere così sentimentale, davvero, eppure, mi manca già tantissimo.

Bando alle lacrime, c’è il sole!!!
Un buon inizio di settimana a tutti e un abbraccio!




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giovedì 25 gennaio 2007 - ore 22:42


Buonanotte...e un piccolo peccato
(categoria: " Vita Quotidiana ")







I’m still dreaming...and I want to keep smiling...







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giovedì 25 gennaio 2007 - ore 09:29


Parole, parole, parole...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Erano almeno 15 anni che non mi abbracciavi
E forse ieri sera per la prima volta sei riuscita a dirmi che mi vuoi bene. Dovevamo arrivare a tanto? Credo di sì.

Ho provato a spiegarti che il Medioevo è finito, che cercherò di essere meno nervosa e che accetterò i tuoi consigli, ma ti ho detto che questo non vuol dire che poi li seguirò.
Ho cercato di spiegarti che quando arrivo a casa dopo 9 ore passate al telefono a discutere con gente che il + delle volte è arrabbiata/arrogante/pesante, non ho voglia di parlare, voglio solo stare in silenzio, ma questo non vuol dire che io ce l’abbia con te.
Ti ho chiesto di non intrometterti nella mia vita sentimentale, ci hai già pensato una volta, e ti ho detto che se la sera esco alle 10 non posso tornare a mezzanotte. Mettitelo in testa. Tu mi hai spiegato la tua ansia, che solo un genitore può provare, e mi hai detto che nessuno ti da mai soddisfazione. Abbiamo pianto. Sì, tanto.
Ma ti ho anche fatto notare che se, anche se la tua famiglia ti soffocava e ti controllava fino al vomito, perchè "una volta si faceva così", questo non vuol dire che tu lo debba far scontare a me. E che se molte altre cose nella tua vita non hanno funzionato, e se mio padre non è un sentimentalista come lo volevi, non è colpa mia, ma delle scelte che hai fatto, e non puoi dare la colpa a me.
Non pretendo di cambiare le tue idee quando hai 63 anni. Ma accetta che io non cambierò le mie. Accetta che, se lavori in casa, non puoi sapere che falsità e che frustrazione si prova in un lavoro come il mio.
Accetta che, anche se ho 21 anni, del mondo attuale fuori ne so qualcosa in più di te. Ricorda che non sono di acciaio.
Io cercherò di portare pazienza e di ricordare che la tua malattia fa altalenare di brutto il tuo umore. Che quando mi dici un sacco di cattiverie da arrabbiata in realtà non le pensi davvero, anche se a me fanno male.
E ridiamoci su un pò di più.
E vediamo come va...


Ringrazio tutti coloro che mi hanno scritto due righe ieri. E’ un argomento spinoso lo so, e non tutti si sbilanciano. Ringrazio davvero chi lo ha fatto.
Ed è arrivata anche la neve!

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