Trova un obiettivo, una direzione precisa per cui valga la pena anche di morire; proietta verso di essa tutta la tua energia, e seguila con tutto te stesso.
Ho trovato la mia meta
... ed ora provate pure a tagliarmi le ali, a chiudermi le porte, a sparare sui miei sogni ...
Ve lo giuro: non mi fermerete !!
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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
sabato 6 agosto 2005 - ore 12:17
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Chi se lo ricorda il mitico Grisù ?


"Voglio fare il pompiere, il pompiere !"

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sabato 6 agosto 2005 - ore 12:13
(categoria: " Riflessioni ")
Le idee potenzialmente buone sono tante, ma troppo spesso è il modo in cui vengono applicate che le rovina.
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venerdì 5 agosto 2005 - ore 12:00
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mi sento proprio soddisfatto, ma non fiero od orgoglioso, semplicemente soddisfatto, felice ... ieri sera ho abbattutto un muro bello grande, ho affrontato qualcosa che non ero mai riuscito a frontegiare, che mi aveva sempre messo in forte soggezione.
Insomma ... il tai chi power colpisce ancora ha ha ha ha ha

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giovedì 4 agosto 2005 - ore 11:23
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Se sopravvivo oggi mi merito davvero il costume da superman e le macchinine dei lego technic !
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giovedì 4 agosto 2005 - ore 11:03
Indiana Green !!!
(categoria: " Cinema ")
Mi ricorda qualcuno ha ha ha ha ha
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martedì 2 agosto 2005 - ore 12:10
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Wow, cos' è quest' improvviso e bellissimo senso di leggerezza ?

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martedì 2 agosto 2005 - ore 09:47
Ipse dixit
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Tany: "Si dice che Shangri-la sia come il giardino dell' eden, un luogo fiorito dove è sempre primavera ..."
FollettA: "Quindi per chi ama l' inverno è un' inculata !"
Bwhahahahahahaha

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sabato 30 luglio 2005 - ore 11:49
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Chi sarà il tremillesimo vivitatore ?

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venerdì 29 luglio 2005 - ore 21:01
#2
(categoria: " Pensieri ")
Per me la fede è un fattore molto importante, specie per il fatto che io non ne ho.
Dico davvero, e capire questa cosa è stata per me una vera scoperta !
In effetti io non ho fede, ma ho fiducia, quando più quando meno a seconda del periodo. In questi ultimi tempi devo dire che la mia fiducia è molto poca, verso le persone soprattutto; ma questa è un' altra storia.
Il mio aver fiducia significa che il mondo è vasto, l' universo è infinito, e quindi cerco di non precludermi nessuna possibilità. Tendo a non accettare nulla per fede, tengo lungi da me il concetto di dogma, uso e spesso abuso del verbo "credere" perché è l' unico termine che conosco in grado di assomigliare al concetto che sto cercando di esprimere.
Non ho nulla contro le religioni anche se in linea di massima non condivido la maggior parte di esse, proprio perché si basano sui dogmi, su queste verità indiscutibili della fede, e sulla fiducia non in una esperienza religiosa autentica ma in persone che raccontano di persone che raccontarono di avere avuto una genuino contatto con il divino.
Ora, io non metto in dubbio le esperienze dei patriarchi, dei santi, degli illuminati o dei maestri o dei profeti, non ho in effetti nessun diritto di dubitare della sincerità delle esperienze di queste persone. Non le conosco, posso solo andare sulla fiducia. Ma, non per questo voglio fare mie le loro fedi ed i loro credo. La mia "fede" è solo la constatazione di ciò che sento, di ciò che ho esperienziato.
Il senso del contatto con il divino è andato scemando nel tempo, e ad oggi sembra che l' incorporeo piacere del dialogo con Dio appartenga solo ai preti, agli psicopatici e a Vanna Marchi. Insomma diciamocelo: va male tre colpi su tre !
Ma pensiamoci bene: il divino si manifesta in mille modi meravigliosi !
Quando Lucia vide la Vergine Maria, fu vista molto male, dai preti, dai genitori, da parenti amici e paesani e dal mondo intero. Perché tante persone, specie gli uomini di chiesa, persone piene e ricche quindi proprio di quella fede dogmatica che la religione induce, ha dubitato dell' autenticità di quella manifestazione ?
Lucia non aveva dubbi. E credo si possa dire che, a quel punto, non aveva nemmeno più bisogno della fede: a cosa avrebbe dovuto credere ? Si crede in ciò che non si può sapere, si crede in una ipotesi, si crede nell' imprevisto, ma non si può credere o non credere a ciò che vediamo con i nostri occhi. Così mi azzardo a pensare che Lucia non credette all' esistenza dell' Immacolata Concezione: l' aveva vista ! Per lei, a quel punto, non era più solo una questione di fede, era ben un dato di fatto.
E quando Re Nabucodonosor ordinò di gettare i compagni di Daniele nella fornace, e li vide camminare tra le fiamme cantando, in compagnia di un Angelo di Dio, Nabucodonosor non aveva fede in quel loro Dio, e non ne ebbe nemmeno poi. Ma aveva visto il suo Angelo, aveva visto la sua meravigliosa grandezza e bontà; e non gli servì altro. Ed emise un decreto in cui ammoniva che "chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, proferirà offesa contro il Dio di Sadràch, Mesàch e Abdènego, sia tagliato a pezzi e la sua casa sia ridotta a un mucchio di rovine, poiché nessun altro dio può in tal maniera liberare".
Certo, ad oggi sembra che queste cose non accadano più così sovente, la gente non viene buttata nelle fornaci o nelle fosse con i leoni, ma questo è il concetto che cerco di esprimere: la differenza che intercorre tra credere e credere.
La mia cara nonna ha fede in un Dio, perché per lei è un dogma, è un insegnamento che ha appreso, un qualcuno di incorporeo a cui ha imparato a rivolgersi, e ci crede con tutta se stessa. E questo è meraviglioso ! Ma mi rimane in bocca quel gusto amaro, la domanda: cosa c' è di autentico in ciò ?
Io credo in Dio. Perché anni fa feci un sogno. Il sogno era di una squisita semplicità: stavo scivolando a causa del terreno fangoso su cui poggiavo i piedi, e sarei caduto se una mano non mi avesse afferrato e con dolcezza appoggiato sul terreno asciutto. E mi girai a guardarlo, il sorriso di un bambino, gli occhi profondi e dolci. Mi comunicava un senso di pace, e di assoluta sicurezza nella sua semplicità. "Ci vediamo", mi disse senza aprir bocca. "Arrivederci, Dio del cielo e dalla terra", gli risposi.
E' una cosa sciocca, era un sogno. Uno di quei sogni dai quali ti svegli come se non avessi dormito, tanto corpose sono le sensazioni che hai provato. Per via di questo sogno io "credo" in Dio. "Credo" tra virgolette, perché per me quella persona che ho visto era reale, mi ha dato sensazioni reali. Se un domani dovessi scoprire che mi sbaglio pazienza, così sia, saprò di aver sbagliato, se mi renderò conto che quelle sensazioni erano sbagliate e che i miei occhi, nel sonno, han visto male e si sono ingannati, amen ! Ma avrò sbagliato in "buona fede", non rinnegherò mai ciò che i miei occhi hanno visto solo per apparire meno "pazzo" agli occhi degli altri.
Con questo non voglio fomentare l' uso di fumi o l' accettazione come normale di certe forme di disturbi mentali, ma voglio dire questo: Giovanna d' Arco "sentiva le voci", così come anche Madama Blavatsky; la prima è stata detta Santa, la seconda psicopatica. Perché ?
Io credo che ci possiamo fidare degli altri, ma non possiamo "essere" gli altri, non possiamo vedere e conoscere le cose attraverso gli occhi degli altri.
Possiamo fidarci di noi stessi, e delle nostre sensazione, perché alla fine tutto ciò che conosciamo non è "reale", ma è solo l' interpretazione, la personale visione che noi diamo al reale. E' una convenzione che certe cose siano per tutti in un certo modo, è un necessario punto d' incontro decidere i limiti tra il "giusto" e lo "sbagliato", tra il "buono" e il "cattivo", tra il "sano" ed il "malato", ma dobbiamo sempre ricordare che tutti viviamo secondo i nostri ritmi, pensieri ed emozioni, e chiunque ha il diritto anzi il dovere di dubitare, sempre con rispetto, del nostro particolare punto di vista; e viceversa. Ciascuno a proprio discernimento, secondo le proprie emozioni.
In fine, chi ci dice insomma che in realtà il cielo non è verde, l' erba azzurra, e tutti noi siamo daltonici ?
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venerdì 29 luglio 2005 - ore 14:01
#1
(categoria: " Pensieri ")
Stamani mi son svegliato riposato e tranquillo, nonostante le sole 3 ore di sonno. E sono anche felice perché guardandomi allo specchio le occhiaie si notano appena, i miei colleghi non noteranno differenza rispetto a qualunque altra mattina, se non in quella appena impercettibile lentezza nei movimenti delle braccia, nella cadenza delle parole, nello sbattare delle palpebre.
Svegliatomi dunque, gioioso e pacifico, decido bellamente di tacitare il trillìo della sveglia e di rimanere qualche altro minuto a godermi le coccole del cuscino e le carezze delle lenzuola, pulite e leggere su tutta la mia pelle.
E Morfeo di nuovo mi ha avvolto tra le sue forti braccia; lesta è stata la sua presa, ma intensa come una tempesta in piena estate.
Pochi minuti. Un sogno, forse. Il risveglio.
! Angoscia !
Da dove era arrivata ? Perché ?
! Angoscia !
Non sapevo come mai, guardavo l' orologio esterefatto, stupito ed istupidito nel vedere che erano passati solo pochi tic-tac durante i quali, senza un perché che ne valesse la pena, mi ero inabissato in uno stato d' improvvisa angoscia, lo stomaco si era lanciato in un tuffo ed era rimasto nella sua apnea, finendo il suo fiato e rubando il mio, mentre il cuore tambureggiava uno strano rituale tribale, di quelli che gli stregoni danzavano attorno al fuoco per ingraziarsi i favori degli spiriti.
Cosa era successo in quei brevi, miseri minuti ? Come potevano pochi giri di lancetta trafiggere l' anima di una persona a tal modo ?
Se avessi dovuto seguire solo le mie sensazioni sarei rimasto lì silenzioso in quel trambusto, avrei voluto rimboccarmi le lenzuola e, girandomi su un fianco, lasciarmi di nuovo rapire dalle grazie del sonno nella speranza che così quella terribile sensazione volasse via lesta com' era venuta.
Ma quel dannato senso del dovere mi ha costretto ad alzarmi.
Così oggi, mentre come ogni santo giorno facevo colazione, toletta, lavoro, pranzo, e poi ancora lavoro, ho realizzato quel piccolo grande puzzle, duemilacinquecento pezzi messi insieme con cura e fatica, a completare un bel disegno che ora aspetta solo di essere contemplato e racconato, musicato e messo in una canzone.
Gli ultimi pezzi li ho trovati ieri sera.
Questa notte, nelle 3 ore di sonno che mi sono concesso, i pezzi si sono incastonati ai loro rispettivi posti completando l' opera. Bella, reale, la soddisfazione di vedere quell' immagine così piena di ogni suo dettaglio.
Ma poi, nei pochi minuti in cui il buon Morfeo mi ha ripreso a sé, nel suo cullarmi devo aver realizzato il modo distorto in cui, a chi non mi conosce a fondo, ho dato finora a vedere i pezzi incompleti di quel puzzle: un' immagine deforme, una vecchia foto ingiallita che ritrae pochi brandelli di disegno, uno schizzo fatto da un bambino pazzo che gioca con i coltelli della mamma.
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