ONU - XX Assemblea Generale (1965): "La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza. Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".
ONU - Risoluzione 1514 "L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali. Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".
Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977): "La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".
Tribunale penale internazionale "In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”: (1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità; [...] (4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".
HO VISTO
Occhi innocenti che chiedono PERCHÉ
STO ASCOLTANDO
TANTE BANDS SUI MIEI DISCHI DI VINILE
- A.O.D. - ACCUSED - ADOLESCENTS - ADVERTS - AGGNEW, RIKK - AGNOSTIC FRONT - ALL - ALLEY CATS - ANGELIC UPSTARTS - ANGRY SAMOANS - ANTI-NOWHERE LEAGUE - ANVIL BITCH - APES OF WRATH - ARTICLES OF FAITH - AVENGERS - BAD BRAINS - BAD RELIGION - BARRACUDAS - BASTA - The BIPS - BLACK FLAG - BLACK SABBATH - BLAGGERS I.T.A. - BLITZ - BOHSE ONKELZ - BROKEN BONES - The BUSINESS - CARA DE NADA - CARCASS - CARNIVORE - CCCP - CERVELLI STANKI - CHAOS UK - CHELSEA - CHEMICAL PEOPLE - CHEMICAL POSSE - CHESTERFIELD KINGS - CHRISTIAN DEATH - CIRCLE JERKS - CLAPTRAP - CLASH - COCKNEY REJECTS - COMPLESSO DI COLPA - CONFLICT - CRAMPS - CRASS - The CREEPS - CRIMSON GLORY - CRYPTIC SLAUGHTER - D.I. - D.O.A. - D.R.I. - DAG NASTY - DAILY TERROR - DAMNED - DEAD BOYS - DEAD KENNEDYS - DEATH SS - DEEP PURPLE - DESCENDENTS - DETENTE - DEVASTATION - DIE KREUZEN - DIOXINA - DIRGE - DISCHARGE - DISPER-AZIONE - DISRUPT - DOGS IN SPACE - DOWN BY LAW - EDDIE AND THE HOT RODS - EVERSOR - The EX - EXODUS - The EXPLOITED - FALL OUT - FLOTSAM & JETSAM - FOUR SKINS - FUZZTONES - GAI - GANG GREEN - GENITAL DEFORMITIES - GERMS - HARD-ONS - HARTER ATTACK - HELLOWEEN - IFIX TCEN TCEN - IGGY POP - IGGY AND THE STOOGES - IMPALER - INDIGESTI - INFECTION - INTI-ILLIMANI - IRON MAIDEN - JESUS AND MARY CHAIN - JET - JOHNNY & THE SELF ABUSER - JOY DIVISION - JUDGE - KILLING JOKE - KINA - KLASSE KRIMINALE - The KNACK - L’ATTENTAT - LAUREL AITKEN - LETHAL AGGRESSION - LIFE SENTENCE - LUDICHRIST - LURKERS - LYRES - MADNESS - MALMSTEEN, YNGWIE - MANNAIA - MANOWAR - M.D.C. - MEAT FOR DOGS - MEATMEN - MEGADETH - METALLICA - The METEORS - The MIGHTY MIGHTY BOSSTONES - MINISTRY - MINUTEMEN - MIRACLE WORKERS - MISFITS - MOLOTOW SODA - MORE BAD NEWS - MOTORHEAD - MURPHY’S LAW - NABAT - NAPALM - NAPALM DEATH - NEGAZIONE - NEW WIND - The NIPS - NIRVANA - NO FUN - NOFX - NO MEANS NO - NUCLEAR ASSAULT - The OPPRESSED - OPERATION IVY - OPPOSITION PARTY - The PARTISANS - PIL - PIXIES - POGUES - PORNORIVISTE - POTATO 5 - PULMANX - RAMONES - RAPPRESAGLIA - RATTUS - RAW POWER - REST IN PIECES - RORSCHACK - SATKINUKKE - S.O.D. - SACRIFICE - SATAN - SCATTERBRAIN - SCHIZO - SCHLONG - SCRAPS - SCREAM - SECTION 5 - SENTINEL BEAST - 7 SECONDS - SEX PISTOLS - SHAM 69 - SHIT DOGS - SICK ROSE - SHOVLHEAD - SICK OF IT ALL - SKIANTOS - SLAUGHTER & THE DOGS - SOCIAL OUTCAST - SORE THROAT - The STAB - STARK RAVING MAD - STIFF LITTLE FINGERS - STIGE - STIGMATHE - STRAHLER 80 - STRAY CATS - STUPIDS - SUBHUMANS - SUICIDAL TENDENCIES - The SWANKYS - GEORGE THOROGOOD & THE DESTROYERS - TOXIC REASONS - TSOL - TYRANT - UK SUBS - UNTOLD FABLES - VAN HALEN - VENOM - VERBAL ABUSE - VIKING - WARHEAD - WIRE - The WYLDE MAMMOTHS - X-WOOLHEAD - YARD TRAUMA - YOUTH OF TODAY - ZERO BOYS
E QUALCHE COMPILATION, SEMPRE SU VINILE
- 0721 MANICOMIO - ATTITUDINE MENTALE POSITIVA - DON’T FORGET THE PUNKS OF BANGKOK - FREE FOR ALL - GABBA GABBA HEY - GOTHIC ROCK - OI! – THE RESURRECTION - PAST MASTER SERIES VOL. 5 - PUNK – A WORLD HISTORY VOL. 1 - PUNK ON THE ROAD - PUNKS SKINS & HERBERTS - QUELLI CHE URLANO ANCORA - SHABAB - SKANKIN’ ROUND THE WORLD VOL. I - SKANKIN’ ROUND THE WORLD VOL. II - SKANKIN’ ROUND THE WORLD VOL. III - THE OI! OF SEX - VIRUS 100
(Ho voluto "recuperare" il vecchio nome di un gruppo studentesco nato e scioltosi ai tempi del liceo, modificando il significato delle iniziali, in omaggio ai vecchi tempi. L’idea del nome venne a un mio vecchio compagno di scuola)
Lesley Stahl on U.S. sanctions against Iraq: We have heard that a half million children have died. I mean, that’s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?
Secretary of State Madeleine Albright: I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it.
Lesley Stahl, riguardo alle sanzioni economiche contro l’Iraq: Ho sentito dire che mezzo milione di bambini sono morti. Un numero maggiore dei bambini che morirono in Hiroshima. Secondo lei, è un prezzo necessario?
Segretario di Stato Madeleine Albright: Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma il prezzo – noi pensiamo che sia un prezzo necessario da pagare.
(L’embargo economico in Iraq, durato 10 anni, provocò la morte del 12% dei bambini, che morirono a causa di stenti, denutrizione, malattie, mancanza di cibo e medicinali. L’embargo, voluto dagli Stati Uniti, ha vietato per anni l’importazione di viveri di prima necessità, di medicinali, di attrezzi agricoli per il ripristino della rete elettrica, di cloro per disinfettare l’acqua, mentre sanzioni economiche accessorie imponevano che buona parte del ricavato derivante dalla vendita del petrolio fosse trattenuto per riparazioni di guerra ed il sostentamento delle Nazioni Unite).
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giovedì 12 aprile 2007 - ore 13:07
Copio lidea da un altro blog. Ma mi piaceva troppo
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio. A lui piace guardare: è un guardone giocherellone! Lui dà all’uomo gli istinti, concede questo straordinario dono, poi che fa? Ti assicuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo cosmico spot pubblicitario. Fissa tre regole in contraddizione: guarda, ma non toccare! Tocca, ma non gustare! Gusta, ma non inghiottire! E mentre tu saltelli da un piede all’altro, lui che fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate, perchè è un moralista, è un gran sadico.. è un padrone assenteista, ecco cosa è! E uno dovrebbe adorarlo? No, mai!
Non capisco. Non capisco come ci siano ancora mandrie di esseri umani che come bestie si ostinano a seguire uno spettacolo insulso che niente ha a che vedere con lo sport, e che al pari di alcool, tabacco e droga crea una vera e propria dipendenza, anche se in questo caso è mentale non fisica (ammesso che ci sia un cervello funzionante in tutte quelle teste).
Per farla breve: ieri sera entro nel supermarket dietro casa mia, a circa 10-12 km dallo Stadio Olimpico, in un quartiere residenziale, senza alcuna attrazione turistica, senza locali o pub particolarmente interessanti dove annegare i propri dispiaceri dopo una partita persa e dimenticare almeno per una notte unesistenza insulsa. Insomma, a nessun tifoso verrebbe in mente di venire a rompere i coglioni nel mio quartiere, né prima né dopo la partita. Mi andava una cazzo di birra, volevo quella piccola dose di benessere che sa procurarti una weissbier bavarese ghiacciata, sorseggiata da un bel boccale di vetro robusto rubato in una birreria (ne ho quasi una collezione a casa). Più di una persona mi ha sentito bestemmiare, nel raggio di una ventina di metri: gli scaffali degli alcolici erano sbarrati, con tanto di cartello che spiegava che a seguito di unordinanza del prefetto era vietata la vendita di alcolici dalle 12 alle 3 di notte, in occasione della partita roma-manchester.
Schiavi. Voi che seguite il calcio siete schiavi. Schiavi di una pratica indegna di chiamarsi sport. Ed è il vostro obbedire in branco al business delle TV a pagamento, delle scommesse e della pubblicità, che permette a questo grande consorzio di aziende di autoalimentarsi, di fagocitare il vostro tempo (non il mio) ma di condizionare la vita altrui (anche la mia). Non è per la birra che non mi sono bevuto. È il principio, quellinutile logica, abolita unottantina di anni fa in America quando persino quel popolo di cultura notoriamente medio-bassa si rese conto che il proibizionismo non serviva a un cazzo. Nonché linvasione della mia sfera privata, nei miei interessi e nel mio modo di passare il tempo e di svagarmi, nonostante il sottoscritto si faccia i cazzi suoi e non sia mai andato allo stadio in vita sua. Trovo inconcepibile che qualcosa che dovrebbe essere un divertimento, uno sport, quindi una libera scelta di pochi, arrivi al punto di influenzare le autorità e di far emanare loro provvedimenti (peraltro inutili) che hanno valore per tutti.
È di 18 feriti il bilancio dei feriti al termine di Roma-Manchester United. Le persone sono rimaste coinvolte in tafferugli avvenuti poco prima dellinizio della partita nei pressi dello stadio Olimpico. Tra i feriti ci sono 5 inglesi, 4 dei quali accoltellati (due sono gravi) mentre un altro e stato colpito da una bottigliata alla testa. Tre dei feriti si trovano allospedale San Giacomo, in codice rosso, gli altri hanno riportato lesioni meno gravi. Fermati 3 tifosi inglesi.
Una bottigliata? Sarà stata una bottiglia dacqua....
Comunque sia, il divieto è cessato a mezzogiorno. Se, come spero, almeno i due gravi moriranno, ponendo finalmente a termine unesistenza inutile, potrò alzare un boccale pieno di birra per brindare alla loro dipartita. Del resto, pare che a Manchester non se la passino molto bene. Almeno così si libereranno un paio di posti di lavoro.
sono Paolo Barnard, l’ex giornalista di Report (RAI3) cui tu scrivesti nel Settembre 2003 in occasione della mia inchiesta "L’Altro Terrorismo", dove accusavo gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Russia di essere i veri grandi terroristi, prove documentali alla mano.
Oggi ho pubblicato un libro sullo stesso tema, dal titolo "Perché ci Odiano", di Paolo Barnard, edito da Rizzoli BUR, collana Futuro Passato. Rispetto al pezzo televisivo esso è molto più documentato e soprattutto contiene una critica a Israele forse senza precedenti nell’editoria italiana importante, poiché Israele viene annoverato fra gli Stati terroristi e accusato da fonti ebraiche autorevoli di aver imposto 54 anni di nazismo in Palestina.
Te lo segnalo per alcuni importanti motivi:
È il libro oggi più censurato nella saggistica italiana. Nessun media, né televisivo né cartaceo, ha voluto recensirlo, né RAI né Mediaset o La7, o alcuna radio pubblica o privata, neppure Unità o Repubblica (che ha letteralmente tolto una recensione dalle pagine sia del quotidiano che del Venerdì). Sappiamo che la censura è politica e viene dallalto, e credo che la critica a Israele ne sia alla base.
La documentazione che contiene è talmente inattaccabile, e scioccante, da costituire lo strumento definitivo per demolire la Guerra al Terrorismo di Bush/Blair/Putin/Olmert senza possibilità di smentite. È dunque uno strumento essenziale per controbattere efficacemente alle destre, o semplicemente per ogni cittadino che vuole capire la realtà di questa immane crisi internazionale.
Il libro è scritto per poter essere capito da tutti, e contiene una spiegazione fruibile da chiunque di tutto ciò che è essenziale sapere per comprendere le crisi mediorientali e la criminosità della Guerra al Terrorismo.
Israele viene svelato per ciò che è senza mezzi termini o tentennamenti: il più grande Stato terrorista della Storia mediorientale contemporanea, con prove alla mano che smontano pezzo su pezzo la narrativa che oggi permette a Tel Aviv di agire con impunità assoluta di fronte al mondo intero. Le fonti sono solo ebraiche, proprio per essere ’blindate’.
In ultimo, oggi che la Guerra al Terrorismo ci sta portando sull’orlo di una deflagrazione senza precedenti, ritengo vitale che sia divulgato al pubblico il senso ultimo del libro, che è: quasi tutto ciò che sappiamo sul Terrorismo islamico è falso, e ci può uccidere. Smettiamo di crederci. Se non ci racconteranno la verità sulle radici dell’odio contro di noi, quell’odio non si fermerà mai, perché mai sapremo affrontarlo. Vi offro gli strumenti per capire l’odio, per affrontarlo e per fermarlo. Ne va della nostra vita, come di quella di tanti cittadini del mondo.
Mi affido direttamente a te affinché tu ne prenda visione e, se lo condividi, lo divulghi, perché non mi è concessa altra voce. Vengo zittito dalle censure poiché né la verità, né la libertà di pensiero sono tollerate. Mai. Grazie. Paolo Barnard
Paolo Barnard, Perché ci odiano Edizioni Bur 352 pagine 9.60
Ancora birra Che scende nel tuo corpo e Che sale e scende nel tuo corpo, nel tuo cuore E ridi e piangi e non ha più paura di pensare E poi E corri e urli e te ne vai E scappi via senza una meta ma non ne hai bisogno Perché anche tu ora sei arrivato ad essere quello che vuoi
E non sai dove finirai … Ma non sai dove finirai …
Sempre più tardi E ti ritrovi con un giorno in più Con troppa birra sulle spalle, troppa rabbia E non hai voglia di parlare ma di cambiare E non ricordi Bene quello che hai fatto e Ti rimane solo una canzone Una canzone che ti torna in testa Una canzone del Uonna, un inno di protesta!
Tema musicale della settimana dedicata ai Klaxon, ho scelto il bellissimo brano "Senza meta", che ho ritrovato dopo tanto tempo, dopo che lo avevo già acoltato decine di volte registrato in un’audiocassetta seppellita da qualche parte.
Nati nel 1979 con il nome di “Hard Rock Band” i KLAXON rimasero attivi nella scena oi! e punk-rock di Roma fino al 1985, per tornare definitivamente in attività dieci anni dopo. Il titolo del CD si riferisce ad uno storico locale di Roma degli anni ottanta, luogo di ritrovo di skins e punx romani, situato in Via Cassia.
“Il locale rock più amato da tutte le bande di punx, skins, bikers e rockettari in genere … Il locale dei liquori dentro le bottiglie da 2 lt. senza marca, dei cessi allagati, delle stanzette come grotte buie covi di punx, skins, rockers, delle mura impregnate di birra e graffiti, del bancone del bar con tubi “innocenti” e rete di protezione, delle ragazze dark in calze a rete e minigonna…
L’unico posto a Roma dove dall’82 all’87 si poteva suonare punk-rock e pogare e ballare Ramones, Clash, Sham 69, Madness, Specials ed altro…”
“…e non ricordi bene quello che hai fatto e ti rimane solo una canzone, una canzone che ti torna in testa, una canzone del Uonna, un inno di protesta…”
La mercificazione della donna Violenze e discriminazioni contro le donne nel mondo contemporaneo
(Pubblicazione di Antonella Randazzo per www.disinformazione.it Autrice del libro: "DITTATURE: la storia occulta")
Le autorità occidentali, attraverso i media, denunciano spesso i comportamenti discriminanti e vessatori, contro la donna, presenti all’interno della cultura islamica. Queste denunce danno ad intendere che la cultura occidentale tutela i diritti delle donne. Ma siamo davvero sicuri che le donne siano rispettate nella cultura occidentale? Dai fatti sembrerebbe proprio di no. Nelle zone occupate dalle truppe occidentali, il livello di disprezzo e di violenza contro le donne è massimo. L’arrivo degli eserciti occidentali (peacekeepers o Caschi Blu, missioni Nato ecc.) produce sempre, oltre allo sfruttamento economico e sociale dei popoli occupati, anche sfruttamento sessuale di donne e bambini. Quasi mai i soldati subiscono processi per questi reati, nemmeno quando il crimine viene denunciato e provato. La violenza contro le donne e i bambini sembra fare parte della "missione" delle truppe occidentali.
Nei paesi del Terzo Mondo, molte donne e bambini vengono ridotti in schiavitù a scopo di sfruttamento sessuale o lavorativo. Le violenze vengono perpetrate direttamente dai soldati occidentali, oppure dalle truppe mercenarie pagate dai governi. I gruppi di guerriglia in Congo, in Somalia, in Etiopia, in Nigeria, in Liberia e in molti altri paesi africani, pagati dagli Usa, quotidianamente attuano stupri e violenze di ogni genere contro le donne, come se ciò facesse parte dell’ingaggio. Nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), in particolare nella provincia del Nord Kivu, la guerriglia al soldo degli Stati Uniti pratica impunemente lo stupro da alcuni anni. Le organizzazioni umanitarie hanno rilevato, nel 2005, almeno 1292 casi di violenza sessuale e altrettanti casi nei primi mesi del 2006. Le violenze contro le donne, insieme ad altri numerosi crimini, vengono utilizzate per distruggere psicologicamente la popolazione, e spezzare ogni resistenza. Racconta l’organizzazione di Medici senza Frontiere che opera in Congo:
Lo stupro è usato come un mezzo per terrorizzare la popolazione, e il numero di casi aumenta con ogni nuovo scoppio di combattimenti e attacchi. Se le giovani sotto i 18 anni sono particolarmente esposte (quasi il 40% dei casi), il gruppo più colpito è quello delle donne tra i 19 e i 45 anni ( 53,6% ). Queste sono le donne che lavorano nei campi per potere mantenere le loro famiglie. Gli atti di aggressione contro di loro hanno luogo principalmente in campi isolati ma anche lungo le strade percorse per arrivarvi. Di conseguenza, le donne limitano i loro spostamenti e nei centri nutrizionali nella missione di Kayna le madri preferiscono alloggiare nelle immediate vicinanze invece di tornare ogni settimana per prendere le razioni per i loro bambini.[1]
In Africa, come in Asia e in Medio Oriente, sono in aumento le violenze contro bambine e donne. Un rapporto di Human Rights Watch (Hrw), del 2005, riporta casi agghiaccianti di violenze sessuali contro donne e bambine praticate da "peacekeepers" dell’Onu. Una ricercatrice di Hrw, Anneke Van Woudenberg, spiega: "Vediamo che nelle zone di conflitto lo stupro è usato sempre di più come un’arma da guerra... Non si tratta di occasionali voglie di sesso dei soldati. Lo stupro sta diventando parte della condotta normale di guerra".[2] Il rapporto di Hrw sostiene che le violenze sono utilizzate per indebolire le comunità e sottometterle con più facilità. Soltanto nella città di Bunia (Ituri), 40 donne e ragazze, ogni settimana, in seguito alle violenze subite, si rivolgono a Hrw per essere aiutate.
Le truppe dell’Onu in Congo, chiamate con la sigla Monuc, sono state accusate di numerosi casi di violenza sessuale e di prostituzione infantile. La responsabile di Hrw in Congo, Jane Rasmussen, racconta: "I posti in cui sono accaduti i peggiori episodi di violenze sessuali sono gli stessi da cui abbiamo ricevuto le denunce peggiori sul comportamento dei peacekeepers... Il fatto è che le donne sono in una condizione di tale degrado che la cosa appare loro quasi normale. Una ragazza mi ha detto, in lacrime, che almeno quelli del Monuc pagano".[3] La stessa Onu ha ammesso: "Vi e un modulo di sfruttamento sessuale praticato dai peacekeepers che è del tutto contrario agli standard fissati dal Dipartimento per le operazioni di peacekeeping".[4]
Le truppe occidentali, o i gruppi di guerriglia al soldo delle corporation e delle banche occidentali, in molti paesi, hanno creato una situazione talmente grave e criminale, che nel contesto gli stupri appaiono il male minore. La fame, le malattie, la denutrizione e il terrore in cui versa la popolazione, trasformano la realtà in un incubo. In Congo muoiono 31.000 persone al giorno, per la guerra e la fame, la maggior parte delle quali sono bambini. Secondo l’International Rescue Committee, dall’agosto del 1998, sono morte circa quattro milioni di persone. Sheila Sisulu, vicedirettore esecutivo del Programma Alimentare Mondiale, racconta episodi di "ordinaria" violenza:
La vita di Annie era serena. Aveva studiato Agraria all’università e suo marito aveva un ottimo lavoro. Vivevano con i loro figli in una casa di quattro stanze a Bukavu, nella Repubblica Democratica del Congo. Poi un giorno suo marito dovette scappare per mettere in salvo la pelle. Cinque soldati governativi, venuti a cercarlo, violentarono Annie e le dissero che sarebbero tornati ad ucciderla. Annie non perse tempo. Prese i suoi figli e se ne andò in cerca di un pò di pace. Nella sua fuga fu fermata dai ribelli che la violentarono a loro volta usando anche delle bottiglie. Solo dopo molto, riuscì a raggiungere un campo profughi. Viveva in una casa di fango con i suoi nove figli. La storia di Annie è abbastanza comune... Nei 14 anni della guerra civile liberiana, il 40 per cento delle donne ha subito violenze. Metà di loro porta ancora i segni psichici e fisici di quell’esperienza. Molte, allontanate dalla propria comunità, sono costrette oggi a prostituirsi per sopravvivere il che le espone ancora di più a abusi e malattie sessualmente trasmittibili come l’HIV/AIDS. Stupri sistematici, torture, schiavitù sessuale sono stati usati per terrorizzare e destabilizzare le comunità di tutto il mondo, da Haiti alla Repubblica Democratica del Congo a Myanmar. Durante la lunga e sanguinosa guerra civile in Sierra Leone, migliaia di donne e ragazze, talvolta bambine di appena sette anni, sono state rapite e ridotte in schiavitù per essere usate sessualmente o come combattenti, obbligate a uccidere.[5]
Le aree di guerra e le basi militari diventano luoghi di sfruttamento e di schiavitù sessuale. In seguito alla creazione di una base militare, si registra l’aumento della prostituzione e delle violenze contro le donne. Nelle zone limitrofe alle basi americane si concentra l’offerta sessuale, perché c’è la domanda. Oltre alla prostituzione, i soldati americani praticano anche diverse forme di violenza e prepotenza contro le prostitute e le donne in genere. A Pordenone si formò un comitato per denunciare tali comportamenti. Racconta Carla Corso: "Il Comitato è nato perché eravamo semplicemente stufe di quello che succedeva a Pordenone, di tutta la prepotenza nei confronti delle prostitute, soprattutto da parte degli americani".[6]
Durante la Seconda guerra mondiale, tutti gli eserciti praticarono la violenza sessuale contro le donne. Alcuni eserciti, come quello giapponese e americano, avevano una certa quantità di schiave sessuali, che erano donne fatte prigioniere e costrette a subire violenze sessuali da tutti i soldati. In Italia, alla fine della Seconda guerra mondiale, le truppe americane costrinsero 40.000 donne napoletane a prostituirsi, e violentarono numerose donne in tutti i luoghi occupati. Nel periodo che va dal 1932 al 1945, circa 100.000 donne (l’80% erano coreane) furono ridotte in schiavitù dalle truppe giapponesi. Alcune di queste donne raccontarono cose agghiaccianti, che esprimono un livello di disumanità atroce. Ad esempio, una donna filippina raccontò:
Dodici soldati mi violentarono uno dopo l’altro, dopo di che mi venne data un’ora di pausa. Poi seguirono altri dodici soldati. Erano tutti allineati fuori dalla stanza aspettando il loro turno. Sanguinavo e provavo così tanto dolore che non mi reggevo in piedi. Il mattino seguente ero troppo debole per alzarmi… non riuscivo a mangiare. Provavo molto dolore e la mia vagina era gonfia. Piangevo e piangevo, chiamando mia madre. Non potevo oppormi ai soldati perché mi avrebbero uccisa. Che altro potevo fare? Ogni giorno, dalle 2 del pomeriggio alle 10 di sera, i soldati si allineavano fuori dalla mia stanza e dalle stanze delle altre sei donne che c’erano. Non avevo neanche il tempo di lavarmi al termine di ogni assalto. Di sera riuscivo solo a chiudere gli occhi e a piangere. Il mio vestito strappato si sarebbe sbriciolato a causa della crosta formata dal seme secco dei soldati. Mi lavavo con acqua calda e pezzi di vestito per essere pulita. Tenevo premuto il vestito sulla mia vagina come un impacco per alleviare quel dolore e il gonfiore.[7]
Negli anni Sessanta, si ebbe una massiccia presenza militare americana nel Sud est Asiatico, in particolare in Thailandia, Cambogia, Laos, Vietnam e Birmania. Dopo pochi mesi dall’installazione delle basi Usa, si ebbe una crescita vertiginosa della prostituzione, dei locali notturni e dei luoghi di intrattenimento. I governi locali appoggiarono il fenomeno, permisero l’aumento della prostituzione e non intervenivano in alcun modo nemmeno di fronte a evidenti casi di violenza e maltrattamento. In Thailandia, nel 1950, c’erano 20.000 prostitute, ma dopo la costruzione delle basi americane diventarono 400.000 soltanto a Bangkok. La presenza delle truppe americane e dell’Onu, rese la zona del Sud est Asiatico un luogo di sfruttamento sessuale, anche minorile. In Thailandia, il 30% dello sfruttamento sessuale riguardava bambini. Le bambine thailandesi venivano violentate dai soldati americani, e poi inserite nel "mercato del sesso". I soldati si valsero persino delle "ristrutturazioni" economiche imposte da Washington per pagare le prostitute soltanto pochi spiccioli. Nel 1997, pagavano sessanta dollari per andare con una prostituta thailandese, ma dopo le "riforme", i soldati pagavano pochi dollari, avvantaggiandosi della svalutazione del bath thailandese.
Alla fine della guerra del Vietnam, a Saigon c’erano circa 500.000 prostitute. Racconta la studiosa Paola Benevene: "Le basi militari hanno fatto sviluppare le città asiatiche o ne hanno fatto addirittura sorgere di nuove, semplicemente promuovendo la creazione di locali pubblici provvisti di prostitute".[8] In Cambogia, nel 1991, dopo la firma degli accordi di pace, giunsero 100.000 soldati, oltre a funzionari delle Nazioni Unite e di altre istituzioni internazionali. Immediatamente il numero delle prostitute aumentò, e nel giro di due anni le donne sfruttate sessualmente salirono da 6.000 a 20.000.
Negli anni Sessanta, venne creata la più grande base Usa nella città di Olongapo, a Nord di Manila. Dopo pochi anni, la città divenne un enorme bordello. Su una popolazione di 200.000 abitanti, 60.000 donne e bambini vennero ridotti in schiavi sessuali dei soldati americani. Quando gli americani andarono via, nel 1992, molti soldati in pensione ritornarono a Olongapo per "fare affari", continuando a sfruttare le donne e i bambini all’interno del giro di prostituzione creato anni prima. Ovunque sorgono basi militari Usa, cresce a dismisura la prostituzione, e in molte zone viene creato dal nulla un giro di sfruttamento sessuale di donne e bambini. Anche nei territori della ex Jugoslavia, le truppe americane hanno creato un giro di prostituzione e di schiavitù sessuale. In Bosnia, nel 1992, durante i primi mesi di guerra, si stima una quantità di 20.000/50.000 donne stuprate dalle truppe occidentali.
La DynCorp , una grande società americana che fornisce servizi all’esercito americano, in Kosovo e in Bosnia mandò numerosi impiegati e quadri, che crearono una rete di schiave sessuali, anche bambine di 12/15 anni. Il traffico venne in seguito denunciato da alcuni impiegati, ad esempio, da Ben Johnston, che nel 2002 svelò alcuni particolari del sistema di schiavizzazione della DynCorp: "Da quando sono arrivato, mi si è parlato di prostituzione, ma ho impiegato del tempo per capire che si compravano le ragazze con 600/800 dollari. Io ho detto che questa è semplicemente schiavitù".[9]
Nonostante le denunce avessero prodotto molta indignazione e sollevato un’inchiesta, la DynCorp non subì alcuna penalizzazione, e i suoi uomini vennero considerati come impunibili, allo stesso modo dei soldati americani. Il caso della DynCorp non è l’unico, ma svela una consuetudine degli americani. In Iraq e in Afghanistan, moltissime donne vengono quotidianamente violentate da soldati americani e britannici. I casi di violenza vengono in gran parte occultati, ma alcune donne hanno avuto il coraggio di raccontare fatti agghiaccianti: torture, maltrattamenti e violenze subite in seguito all’arresto arbitrario da parte delle truppe d’occupazione. Le organizzazioni che si battono contro le violenze alle donne, Women Against Rape (Donne Contro lo Stupro) e Women’s Rape Action Project (Progetto d’Azione Contro lo Stupro delle Donne Nere), raccontano:
Le donne irachene ci hanno detto che le donne sono in prigione per essere interrogate e torturate perché rivelino informazioni sugli uomini loro parenti. Per le donne la tortura comincia quasi sempre con la tortura dello stupro, spesso stupro da più uomini... Una donna dell’Università di Baghdad che lavora per Amnesty International ha descritto gli abusi sessuali a cui è stata personalmente sottoposta a un posto di blocco e quello che ha saputo da altre donne. "Mi ha puntato la luce laser direttamente in mezzo al petto e poi ha indicato il suo pene. Mi ha detto ’Vieni qua, puttana, che ti scopo’".[10]
Le donne rinchiuse nelle prigioni irachene sono regolarmente maltrattate e umiliate. Abdel Bassat Turki, ministro dimissionario per i diritti umani, spiega: "Venivano loro negate le cure mediche. Non avevano veri gabinetti. Ricevevano solo una coperta anche se era inverno. E le loro famiglie non potevano visitarle".[11] Molte donne irachene e afghane non raccontano le violenze subite per vergogna, per paura o perché traumatizzate. Un avvocato iracheno ha raccontato che una donna, ex-prigioniera di Abu Ghraib, "svenne prima di fornire maggiori dettagli dello stupro e delle coltellate subite da parte dei soldati americani".[12] Altre ex-detenute si vergognano a raccontare quello che hanno subito, e non ne parlano, anche per nasconderlo alle famiglie.
Women Against Rape ha denunciato che alcuni soldati inglesi hanno scattato foto di stupri e violenze, che poi hanno fatto circolare come materiale pornografico. Le truppe americane e britanniche praticano violenze sessuali anche su bambini, come è stato denunciato da numerose associazioni umanitarie. Esistono foto e video che documentano queste atrocità, e sono stati visionati anche da alcune autorità anglo-americane, come il vicepresidente americano Dick Cheney, che hanno fatto finta di non aver visto. Le violenze riguardano anche le stesse donne soldato dell’esercito statunitense. Dorothy Mackey, ex-capitano di aviazione, in seguito alle violenze sessuali da lei stessa subite, si è messa in contatto con molte altre donne dell’esercito vittime di stupri e violenze. Queste donne raccontano che gli abusi sessuali, quasi sempre, non vengono puniti dalla gerarchia militare, che non li considera reati.
La "globalizzazione", impoverendo molti paesi, ha prodotto il fenomeno della tratta e riduzione in schiavitù delle donne. Molte donne, spesso giovanissime, vengono adescate con la promessa di un posto di lavoro, ma una volta uscite dal loro paese vengono violentate, schiavizzate e costrette a un’esistenza da incubo. Queste donne vengono inserite nel giro di prostituzione di molti paesi europei. Ad esempio, in Belgio, almeno il 15% delle prostitute sono state ridotte in schiavitù dopo aver lasciato il loro paese. La maggior parte di esse proviene dall’Europa orientale, dalla Colombia, dal Perù e dalla Nigeria. Anche in Svizzera, ogni anno, vengono introdotte 1500/3000 donne schiavizzate.
Il traffico degli esseri umani è gestito e coordinato dalle stesse reti mafiose che si occupano del mercato della droga e delle armi. Ogni anno, almeno 800.000/900.000 persone sono vittime della tratta, l’80% di esse sono bambini e donne. Mentre l’immigrazione illegale viene controllata e severamente perseguita da leggi gravemente discriminatorie, il traffico umano viene occultato attraverso passaggi illegali che permettono ai trafficanti dell’Europa dell’est o africani, di portare in Italia o in altri paesi, gruppi di ragazze da inserire nella rete della prostituzione. Il commercio degli esseri umani, specie donne e bambini, è oggi più che mai fiorente, e interessa sia lo sfruttamento sessuale e lavorativo, sia l’accattonaggio ed il traffico di organi umani.
La tratta degli esseri umani è aumentata a dismisura in seguito all’impoverimento dei paesi dell’est europeo, della ex Jugoslavia e della ex Unione Sovietica. Dall’inizio degli anni Novanta, la Banca Mondiale è intervenuta a saccheggiare questi paesi. Il Fondo Monetario Internazionale ne ha gravemente indebolito l’economia, accrescendo la miseria di numerose famiglie. In seguito alle "riforme" imposte, la disoccupazione ha raggiunto livelli molto elevati, e anche chi lavora guadagna così poco da non poter pagare il necessario per la sopravvivenza. Per questo, con la promessa di un lavoro, molte ragazze di questi paesi sono disposte a rischiare e a partire, ritrovandosi poi schiavizzate e costrette a prostituirsi.
Alcune di esse, per la miseria, hanno accettato di entrare in un giro di prostituzione che si basa su cataloghi o su foto pubblicate su alcuni siti internet, attraverso i quali, "l’utente" occidentale può "valutare la merce" e "acquistarla". L’offerta è in aumento perché è in crescita la domanda di molti uomini europei, che pur sapendo che si tratta di un traffico basato sulla miseria e sulla disperazione, chiedono di fare sesso con queste donne. Tutti questi fenomeni criminali non vengono seriamente contrastati dai governi, che si limitano di tanto in tanto a fare qualche indagine, ma non mettono in pratica efficaci strategie per impedire che le immigrate vengano costrette a prostituirsi.
Le donne schiavizzate sono tenute sotto minaccia, e talvolta torturate con sigarette spente sulla pelle o violenze fisiche e psicologiche di vario genere. La situazione di schiavitù delle donne straniere costrette a prostituirsi, è ormai nota a tutti, eppure una grande quantità di uomini europei vanno con queste donne, rendendosi complici di crimini gravissimi. La responsabilità di questi uomini è assai grave, perché se non ci fosse la domanda non ci sarebbe nemmeno l’offerta. Anche nelle zone dove non c’è guerra, la violenza contro le donne può essere elevata. Nel mondo, secondo le stime dell’United Nations Development Fund for Women (Fondo di sviluppo delle Nazioni Unite per le donne, Unifem), una donna su tre è stata picchiata, violentata o abusata almeno una volta nella vita. Le percentuali variano da paese in paese: in Canada il 29 %, in Nicaragua il 28 %, in Australia il 23%, in Cambogia il 16 %, ecc. Nel 70% dei casi di assassinio di donne, il colpevole è il coniuge.
Nei paesi poveri, spesso le violenze determinano l’entrata nel giro delle prostituzione. In India, ogni anno quasi 2 milioni di bambine, tra i 5 e i 15 anni, vengono avviate alla prostituzione, mentre in Bangladesh, negli anni Novanta, sono state schiavizzate oltre 200.000 donne, molte delle quali giovanissime. L’Italia, fra i paesi europei, ha il triste primato del turismo sessuale. Ogni anno circa 80.000 uomini italiani vanno all’estero per avere rapporti sessuali con ragazzine più giovani delle loro figlie. Questi uomini, non avendo integrato gli aspetti femminili della loro personalità, che la nostra cultura svaluta e reprime, esprimono tutto il loro disprezzo verso il femminile facendo sesso con bambine che ricevono in cambio pochi spiccioli per comprare l’acqua e una scodella di riso. Come se quelle bambine non dovessero avere gli stessi diritti delle loro figlie.
Su questo sconcertante fenomeno, scriveva Enzo Baldoni: "Ma non sono quasi tutti mariti, quasi tutti padri i milioni di tedeschi, italiani, inglesi, americani che ogni anno affollano i bordelli della Thailandia (o del Brasile) per montare addosso a bambine di dieci, otto perfino quattro anni?"[13] Anche nel mondo ricco molte donne subiscono discriminazioni, violenze e maltrattamenti. Negli Stati Uniti, ogni anno 700.000 donne vengono violentate o aggredite, mentre in Francia, 50.000/90.000 donne subiscono violenza sessuale, e la maggior parte di esse non sporge alcuna denuncia.
Tutte le religioni tradizionali discriminano le donne, impedendo l’amministrazione del culto e imponendo dottrine che le penalizzano. Il mondo ricco non tratta la donna al pari dell’uomo, ma la relega nelle mansioni più umili e la considera per il suo aspetto estetico, all’interno di un sistema mediatico che esalta la sessualità nei suoi aspetti più istintivi. La propaganda mediatica, punta a convincere che la donna occidentale gode degli stessi diritti dell’uomo, per scoraggiare ogni lotta per un’effettiva parità. Negli anni Settanta si parlava di femminismo e di lotte per la parità, ma oggi ciò appare come ridicolo e obsoleto, e questo sancisce la reale condizione di inferiorità della donna, spacciata per parità.
Mentre la cultura islamica nasconde la donna o la isola socialmente, la cultura occidentale tende a denigrarla, e a farla apparire come oggetto sessuale o merce. In entrambi i casi si tratta di culture maschili e maschiliste, che temono gli aspetti femminili dell’essere umano, come l’intuito, la crescita emotiva e la creatività, e per sopperire a questo, alimentano gli aspetti del maschile che non sono costruttivi né creativi, come il militarismo e il machismo. Le donne del mondo ricco sono esposte al martellamento mediatico denigrante e mercificante, che le destabilizza e in molti casi provoca disturbi alimentari o scompensi di vario genere. Il martellamento punta a farle sentire fisicamente inadeguate, attraverso modelli perfetti, dotati di magrezza non naturale o di caratteristiche fisiche non comuni.
In Italia 3 milioni di persone soffrono di anoressia o bulimia, e nel 95% dei casi si tratta di donne. Queste patologie emergono soprattutto nella fascia d’età che va dai 12 ai 25 anni. La bambina, fin da piccola, apprende che l’avvenenza sessuale è la cosa più importante richiesta alla donna, e che i modelli estetici proposti dai media sono praticamente irraggiungibili. Una ricerca della Società Italiana di Pediatria ha fatto emergere che già le ragazzine delle scuole medie, per il 60,4%, sono preoccupate per il loro peso, e vorrebbero diventare più magre. Molte di esse, per adeguarsi al modello estetico proposto dai media, intraprenderanno diete che potranno dare inizio a problemi nell’alimentazione.
Le modelle delle passerelle o le ragazze delle copertine delle riviste, spesso hanno un corpo sottopeso, e non godono di salute fisica come dovrebbero, essendo sottoposte a diete non salutari. Esse stesse sono vittime del modello imposto nel mondo della moda e della pubblicità, e possono avere conseguenze gravi per la loro salute. Alcune di esse giungono alla morte. Per uscire dalle patologie alimentari occorrono spesso lunghe cure psicoterapiche, che operino in senso contrario rispetto alla destabilizzazione psicologica dei media, facendo acquisire alle ragazze sicurezza in se stesse e recuperare la loro interezza di persone.
In Italia non c’è alcuna parità fra uomo e donna. Le donne sono discriminate nel lavoro, nella società e talvolta anche in famiglia. Esse lavorano con salari più bassi e meno possibilità di carriera. Negli ordini professionali o nei posti di comando le donne sono pochissime, così come nel settore della politica e della burocrazia. Le donne lavorano in quelle mansioni che richiedono bella presenza, come la commessa, oppure nelle mansioni più umili o poco qualificati, come nelle pulizie o nell’assistenza agli anziani. Nel resto dell’Europa e negli Usa c’è una situazione analoga, anche se l’occupazione femminile è più elevata e ci sono più donne nelle posizioni di prestigio.
In Italia proliferano i concorsi di bellezza, e persino la Rai dedica ogni anno molte serate all’elezione di Miss Italia, esaltando l’evento come fosse importantissimo. Gli spettacoli televisivi mostrano donne poco vestite, che vengono utilizzate per la loro avvenenza. Da anni ormai ci siamo abituati all’esistenza di programmi in cui sono presenti una o più figure femminili che si offrono alla vista ma non hanno alcun ruolo né competenze professionali. In alcuni di questi programmi, vengono fatte inquadrature maliziose di seni, glutei o labbra gonfie e invitanti. Negli ultimi anni, i modelli femminili proposti in TV sono diventati sempre più lontani dalle donne reali, e sempre più vicini a quelle immagini delle riviste che nei tempi passati venivano nascoste dietro le edicole. Le vallette in TV, spesso non hanno nemmeno un nome, e subiscono una depersonalizzazione che ha lo scopo di farle apparire semplicemente come oggetti sessuali seducenti.
Nel 2005, noi italiani abbiamo ricevuto alcuni consigli da uno speciale comitato dell’Onu (il Comitato per l’eliminazione della discriminazione contro le donne), che denunciava la tendenza, in Italia, a mercificare il corpo femminile nei media (TV, pubblicità) e a relegare la donna in ruoli subalterni. Il comitato dell’Onu osservava che "tali atteggiamenti sono la causa della posizione svantaggiata delle donne sul lavoro e nella politica", e consigliava di "promuovere un’immagine delle donne alla pari in tutte le sfere della vita".[14] Negli ultimi decenni, in Italia, la qualità dei programmi TV si è talmente abbassata da ridursi quasi esclusivamente a spettacoli scadenti, volgari o sgradevoli, che mettono in ridicolo o umiliano la figura femminile. Ad esempio, qualche tempo fa, in una puntata di "Porta a Porta", il conduttore Bruno Vespa ospitava una donna che doveva mostrare i suoi seni prorompenti, come se ciò fosse indispensabile per consentire agli ospiti di trattare il problema della chirurgia del seno.
La TV mostra molto spesso il corpo femminile nudo o seminudo utilizzato come oggetto di seduzione, per la pubblicizzazione di qualsiasi prodotto. Queste pubblicità, trasmesse a tutte le ore, sono altamente diseducative perché promuovono l’idea di donna come oggetto sessuale, e mostrano corpi femminili perfetti, che producono nelle donne comuni complessi d’inferiorità. In questi giorni, l’Istat ha notificato un’indagine sulla condizione femminile nel nostro paese, rilevando un livello altissimo di violenza contro le donne. I comportamenti di minaccia o persecutori di ex partner riguarderebbero almeno 2.077.000 donne. Le vittime di violenze fisiche o sessuali sono 6.743.000, mentre le donne che hanno subito violenze psicologiche dal partner sono 7.134.000. Negli ultimi 12 mesi, oltre un milione e mezzo di donne sono state vittime di violenza sessuale o fisica. Gli stupri spesso non sono denunciati, e molte donne non parlano con nessuno delle violenze subite. Dall’indagine emerge che ogni tre giorni una donna viene uccisa da un uomo. Nel 2005 le donne uccise dagli ex partner sono state 134, e 112 nel 2006.
Nel 2006, in Italia, ci sono stati 74.000 stupri, il 6,6% dei quali ha riguardato minorenni. Ogni anno 500.000 donne italiane denunciano casi di stupro, di molestie o di tentata violenza. La cultura occidentale, dominata dal maschile, teme la donna a tal punto da avvilire la sua personalità ponendo limiti al suo rappresentare se stessa. Tale cultura ha creato numerosi stereotipi negativi sulla donna. Ad esempio, c’è lo stereotipo della segretaria che siede sulla gambe del "capo", ad intendere di essere sottomessa al suo prestigio e potere; c’è la donna bella e poco intelligente che si comporta da ochetta, e c’è la donna brutta e occhialuta che è intelligente. Come se una donna bella non potesse essere un’intellettuale. C’è anche lo stereotipo della "malafemmina", cioè la donna che imbriglia l’uomo con la seduzione. Questi stereotipi puntano a condizionare la personalità femminile o a porla in ambiti ristretti.
Nella cultura occidentale, il modello di successo femminile non viene collegato a meriti o a talenti della donna, ma al matrimonio che essa contrae. Il modello femminile tradizionale è quello della donna che realizza se stessa con un buon matrimonio, cioè sposando un uomo di buon livello socio-economico. Negli ultimi anni, gli stereotipi e i modelli femminili offerti dai media hanno acquisito caratteristiche ancora più negative, attraverso i personaggi proposti dalla TV, come le veline e le vallette. Si tratta di donne giovani che non fanno nulla, ma si limitano a mostrare parti del loro corpo muovendosi in modo seduttivo. Molte ragazze vorrebbero assumere quei ruoli, e per questo alcune di esse sono disposte anche ad offrire "prestazioni sessuali", come i recenti scandali hanno rivelato. Queste ragazze sono cresciute vedendo pubblicità seduttive e TV spazzatura, e sono state condizionate a tal punto da non essere in grado di assumere l’integrità della loro persona come valore fondamentale.
La cultura occidentale illude la donna di essere libera sessualmente, ma "mercificare" non significa liberare. Nelle civiltà dominate dal maschile è l’uomo che vuole stabilire quale debba essere la personalità e la sessualità femminile, attuando un controllo che tende ad alterare ciò che il femminile originariamente è o può essere. Negli ultimi decenni, i media occidentali puntano a fare in modo che la donna abbassi il concetto che ha di se stessa, fino a ritenere di valere soltanto per le sue qualità estetiche. Sempre più programmi televisivi parlano di interventi chirurgici per modellare il corpo o per eliminare le rughe. L’invasione massiccia di questi programmi e delle pubblicità di prodotti per la bellezza o per il trucco, rischiano di farci perdere di vista che prima ancora di essere donne o uomini, siamo persone, e come tali abbiamo diritto al rispetto del nostro corpo e della nostra dignità di esseri umani. Le risorse dell’uomo sono sia "maschili" che "femminili", e risulta impossibile un vero progresso culturale e umano se non si integrano tutti gli aspetti, e se non si diventa capaci di rispettare ogni essere umano nel suo valore di persona.
Note: [1] http://www.ecn.org/reds/donne/mondo/mondo0609congo.html [2] http://www.ecn.org/reds/donne/mondo/mondo0504Congo.html [3] http://www.ecn.org/reds/donne/mondo/mondo0504Congo.html [4] http://www.ecn.org/reds/donne/mondo/mondo0504Congo.html [5] http://www.wfp.org/italia/?m=92&k=1109 [6] Carla Corso, Sandra Landi, Ritratto a Tinte forti, Astrea, Giunti, Firenze 1991, p. 173. [7] Maria Rosa Henson, Comfort women: a Filipina’s story of prostitution and slavery under the Japanese military, Rowaman&littlefield, Maryland.1999, pp. 36-37. [8] http://www.annaliistruzione.it/riviste/annali/pdf/030498/030498ar12.pdf. [9] http://www.resistenze.org/sito/te/po/yu/poyu2n01.htm [10] http://www.ecn.org/reds/donne/mondo/mondo0406stupriIraq.html [11] The Guardian, 12 maggio 2004. [12] Los Angeles Times, 12 maggio 2004. [13] http://www.touristime.it/index.php?method=section&action=zoom&id=616 [14] La Repubblica , 3 marzo 2005.
Sono ancora aperte come un tempo Le osterie di fuori porta Ma la gente che ci andava a bere Fuori o dentro, è tutta morta Qualcuno è andato per età Qualcuno perché è già dottore E insegue una maturità È sposato, fa carriera... Ed è una morte un po’ peggiore
Così racconta Francesco Guccini, il mio poeta preferito. Quando si parla di osterie di un tempo, dalle parti di Roma si usa il termine "fraschette". Ne resta ancora qualcuna nella zona dei Castelli romani, fuori porta appunto; non ne sono rimaste molte ed io non ci sono mai stato. E poi c’è il Buchetto. In questo caso non si può dire che sia fuori porta, dato che è a 500 metri dalla stazione Termini, in pieno centro nella zona del Viminale. Penso sia l’unica nel suo genere rimasta entro le mura di Roma, ed è lì dal 1888. Tempo fa, nel 2002-2003, lavoravo non distante in un ufficio in zona Via Veneto. Non dovendo timbrare il cartellino ogni tanto andavo a far due passi e mi spingevo fino a Piazza della Repubblica, nota ai manifestanti abituali come Piazza Esedra (da lì partono in genere i cortei), in zona stazione appunto. Fu così che la trovai, passeggiando; ci sono passato davanti perché è solo così che puoi notarla, è talmente piccola, un buco...anzi, un buchetto. Il Buchetto. Con quella piccola vetrinetta, lì, davanti a tutti, sulla strada, eppure così difficile da individuare. Un paio di insegne con scritto "Porchetta", uno stemma della Lazio, un altro paio di cartelli. Entrando, ti ritrovi in una stanzetta di quattro metri per due, con tre tavoli, un paio di panche e due sgabelli di legno. Una volta entrati sembra di tornare indietro nel tempo: vecchie foto appese alle pareti; un telefono attaccato al muro di quelli grigi della SIP, con la rotella; poesie, tante poesie; tavoli con bicchieri di vino e brocche, rigorosamente alla mescita, niente bottiglie, il quartino il mezzo litro e il litro. Nessun piatto, la porchetta e gli affettati vengono serviti su un foglio di carta per alimenti direttamente sul tavolo, insieme a qualche fetta di pane o ad un panino. Iniziai pian piano ad andarci durante la pausa pranzo, poi quando ho cambiato lavoro non ci sono più andato. Ho ripreso ultimamente, l’ultima volta sono stato ieri sera con alcuni amici.
L’URTIMA SORGENTE
A Roma c’è rimasta n’osteria la più piccola e vecchia che ce sia situata in groppa ar Viminale e tra poco festeggia er centennale
La chiameno "er buchetto", è piccoletta ma dentro centra tutto er monno pè beve er vino e gustasse la porchetta più de quarcuno c’è diventato nonno
Quanno lavoro vicino a la stazione è raro che me scappa l’occasione quanno sona mezzogiorno quatto quatto me n’filo a piedi pari ner buchetto
Ce poi trovà a lo stesso tavolino er senatore er poeta e lo scopino ma la cosa più bella che ce sia è che ce trovi sempre l’allegria
Ner novanta fa cent’anni sto buchetto l’urtima sorgente der bon vino perciò cò riverenza e cò rispetto n’atri cent’anni te l’augura Pasquino
(1 maggio 1988 - Pasquino)
È proprio vero, ci trovi gente di tutti i tipi, parecchi turisti, molti giapponesi. Proprio ieri il titolare, er Sor Franco, che ha preso il locale nel 1976, davanti a due di loro a voce alta ha detto "sti cazzo de giapponesi". Ci sono posti in cui non sai perché, non sai spiegartelo, provi la sensazione di stare in pace con te stesso. Ricordo che andavo spesso da solo, e quando entravo spegnevo il cellulare, isolandomi, e mentre bevevo il mio bicchiere leggevo le poesie sul muro, ascoltavo le chiacchiere degli ospiti abituali, quelli che ci vanno tutti i giorni da anni, decenni, conosciuti con soprannomi come "Crusca" o "il Tassinaro", ridevo ascoltando le loro battute, per come il sor Franco trattava tutti, un po’ alla mano, spesso lasciandosi sfuggire qualche parolaccia. Una volta si affacciarono alla porta dei turisti giapponesi. Uno di loro disse: "Siamo quattlo". Il sor Franco lo ha guardato, poi si è guardato intorno, e gli ha risposto: "E noi semo dodici". E fu il boato. Ridevo e stavo bene. C’è tutta l’anima di Roma in un posto come quello, e mi auguro davvero che resti sempre lì, immutato e immutabile. Non ho voluto esimermi dal dedicargli un post.
ER BUCHETTO
Quando la sera l’anima è abbacchiata e vuoi scordare la malinconia cercando compagnia per la serata, ridici sopra con filosofia.
Getta i rimpianti dentro un buon bicchiere, parla con Sandro dei bei tempi andati mentre Sor Franco con il suo mestiere prepara i due panini che hai ordinati.
Mangia con calma mentre chiacchierate con il padrone e con gli altri clienti di cose antiche che so’ capitate e di ricordi che non si sono spenti.
Magari non lo sai, ma al tavolino quel che ti sembra un povero barbone e che assapora piano il suo quartino ti si rivela poi un nobile barone.
Sapessi quanto è bello a questo punto startene in santa pace là a "Er Buchetto" tra chi della sua vita fa il riassunto mentre si mangia e beve, tutto schietto.
Gustalo piano ’sto sapore antico fatto di cose mai dimenticate, di vecchi sogni detti ad un amico sul legno delle panche stagionate.
E questo ti sta a dir che nella vita basta il "Buchetto" per sentirti bene. E’ sufficiente sol che tra le dita stringa un bicchiere con dentro le tue pene
E quando a fine sera, alle ventuno Sor Franco ti comincia a caccià fuori ti viene in mente già che con qualcuno ti rivedrai domani e ti rincuori.
E allora, calmo calmo ti incammini tra i silenziosi vicoli del centro mentre risenti in cuor l’odor dei vini e le parole che ci hai lasciato dentro.
STREAM OF CONSCIOUSNESS
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ogni anno, in tempo di dichiarazione dei redditi, devo affrontare l’arduo compito di raccogliere la documentazione che dall’anno precedente ho accumulato alla rinfusa dentro un cassetto adibito alla raccolta di documenti: bollette, fatture, scontrini, ricevute, pagamenti, f24, buste paga, certificazioni, ecc. Ogni volta che ho un documento da conservare, non devo far altro che aprire il cassetto e buttarlo lì. Ebbene, dopo un anno dall’ultima volta che l’ho riordinato, il cassetto ricolmo si apre a fatica, alcune carte più vecchie sono finite in fondo, uscite dal retro e cadute nel ripiano inferiore. E allora capisco che non posso aspettare oltre, è tempo di rimboccarsi le maniche ed iniziare a mettere un po’ d’ordine, e raccogliere più pezze d’appoggio possibile per pagare meno tasse. In queste occasioni sfilo direttamente il cassetto e lo appoggio per terra. La carta prende aria, sento quasi il respiro soddisfatto di quelle ricevute che per tanto tempo se ne stavano compresse, pigiate e stratificate lì dentro. Orbene, ieri sera, quando ho iniziato a mettere ordine (riempiendo anche un sacco con cartacce ormai inservibili) tiro fuori un astuccetto seppellito lì da qualche anno, in cui custodivo alcuni documenti. Tra questi, alcuni fogli che mi porto dietro dai tempi del liceo, conservati gelosamente per 20 anni e più, quelle cose che sai benissimo di avere ma che quando le cerchi non ti ricordi mai dove le hai messe, e poi quando meno te lo aspetti te le ritrovi davanti, e i ricordi ti travolgono. Quel vecchio componimento, chiamiamolo così, scritto da un amico tra i banchi di scuola, durante la lezione, talmente buffo che ha fatto il giro non solo della sua classe, ma che è arrivato anche alla tua, e ad altre. Erano ancora gli anni ottanta, quelli di cui si parla tanto in questi tempi, rimpianti anche da chi non c’era. Non esistevano i cellulari, e in classe non ci si distraeva inviandosi sms, e non ci si divertiva con i giochini del telefonino. Ma ci si distraeva eccome! Erano tempi in cui se ce l’avessimo avuto, il cellulare, ci avrebbero vietato di tenerlo acceso, e ovviamente avremmo rispettato il divieto. E se ci avessero beccato ad usarlo … beh, col capo chino ci saremmo presi il nostro cazziatone. Oggi un insegnante rischia una denuncia se prova a toglierlo dalle mani ad un alunno. Erano tempi in cui se si prendeva una nota o un brutto voto NOI avevamo la presunzione di colpevolezza, perché quando dovevi raccontarlo ai tuoi gli insegnanti avevano ragione per principio, e stava a te dimostrare il contrario, con l’onere della prova a tuo carico. Oggi chiunque osi dire che un ragazzino è un somaro deve vedersela con mamma e papà. Erano tempi in cui se prendevi una nota sul registro stavi male tutto il giorno per cercare un modo di dirlo ai tuoi, perché sapevi che sarebbero volati schiaffoni, o probabilmente ti saresti giocato la paghetta (quando avevi la fortuna di riceverla). Oggi pare che organizzino tornei in cui vince la classe che ne colleziona di più. Erano tempi in cui quando prendevi un bel voto, a casa ti davano una pacca sulla spalla e ti dicevano “Bravo, hai fatto il tuo dovere”. Oggi, se sei un somaro è colpa degli insegnanti, e se prendi un otto ti regalano un cellulare nuovo. Le scuole sono diventate aziende e gli studenti loro clienti, che pagando costose rette hanno quasi il diritto di avere un fottuto pezzo di carta. E se li bocci, cambiano scuola e vanno da un’altra parte dove vengono promossi. E se una scuola ha meno iscritti ha meno finanziamenti. Quindi tutti in carrozza, in un modo o nell’altro lo prenderete quel cazzo di diploma. Tanto, chi se ne frega se poi nella vita sarete completamente incapaci di fare qualsiasi lavoro, di rispettare chi è più grande ed ha più esperienza, di riconoscere i vostri errori, pagare per essi ed imparare da essi.
Perdonatemi, ma quando comincio con i ricordi poi vado un po’ fuori tema. Liceo scientifico, sezione C, la mia sezione. Sempre nella C, ma in una classe inferiore alla mia, avevo parecchi amici, merito dei 6 o 7 della mia classe che erano stati bocciati nel corso degli anni ed erano finiti nella classe immediatamente inferiore. In pratica, avevo finito per conoscere tutti, tra cui un ragazzino mingherlino dotato di fervida fantasia. La sua famiglia aveva una trattoria a Pesaro, in una viuzza del centro. Qualche anno fa ho saputo da un amico che questo ragazzo, soprannominato “Loppi”, si era da tempo trasferito a New York, e lì, piano piano, si era fatto conoscere, fino ad arrivare ad avere un locale tutto suo. Insomma, spero sia vero perché pare che le cose gli vadano piuttosto bene. Questo ragazzetto si divertiva ogni tanto, durante la lezione, a scrivere qualcosa, ispirandosi agli esempi di italiano volgare di stile cinquecentesco. Era probabilmente il periodo in cui studiavano “Il principe” di Machiavelli che gli venne in mente di buttare giù queste due righe, che non ricordo come entrarono in mio possesso. Fotocopiai quelle due pagine di diario, che ho sempre tenuto con me e mi sono sempre portato dietro nei miei numerosi traslochi, e che mi sono ritrovato ieri in quell’astuccio.
DI COME UNO AUTOMOBILISTA SI DEBBA COMPORTARE APPROPINQUANDOSI ALLO SIMAFORO
Si uno automobilista si appropinqua ad uno incrocio e lo simaforo è cruento (rosso, ndt) el si può comportare in tria modi: el primo aspettare comudamente lo verde en lisando lo giornale qutidiano. El secundo, chi è uno automobilista non molto pazienzioso, non si cura affatto dello simaforo et il tira diritto sfidando la furtuna. Il terzo modo el più justo, è che uno automobilista si ferma sì allo simaforo, ma vero è chi il scende et riguarda lo simaforo uno poco incazzuto, et sinza pensarci dua volta lo pria et il ruina. Poscia il risale supra la carrozza et riparte maior soddisfatto che li altri due condottieri.
Ieri sera ho dato le dimissioni. Cambiamenti in vista, grossi cambiamenti. Quasi tre anni con un contratto a termine rinnovato di volta in volta. Cè gente che sta peggio, ma a quasi 36 anni, una laurea in economia e una decina danni di esperienza lavorativa non è il massimo. Un aumento promesso lanno scorso mai concesso. Un lavoro che so fare solo io, unazienda sulle mie spalle. Qualche piccola soddisfazione me la son presa. "Se si tratta di aggiustare qualcosa possiamo vedere" "Siamo nel pieno della stagione" "Ci sono cose che sai fare solo te, prima di andartene dobbiamo trovare il modo di insegnarle a quello nuovo" "Ci lasci in una situazione critica".
E VAFFANCULO VA
Mollo tutto, a fine marzo me ne vado, e se finiscono col culo per terra tanto meglio. Chissà come mai, non ho mai trovato un datore di lavoro che si comporti in modo corretto. Spero davvero che questa azienda vada a picco.
POMPINI ACROBATICI
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Se un giorno si dedicassero a questo tipo di attività diventerebbero molto popolari... anche se.... da quella posizione credo che ingoiare costituisca un problema