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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".

Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".



HO VISTO

Occhi innocenti che chiedono PERCHÉ








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TANTE BANDS SUI MIEI DISCHI DI VINILE

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LE MOTIVAZIONI DEL NOME NO USA

(Ho voluto "recuperare" il vecchio nome di un gruppo studentesco nato e scioltosi ai tempi del liceo, modificando il significato delle iniziali, in omaggio ai vecchi tempi. L’idea del nome venne a un mio vecchio compagno di scuola)

CLICCA QUI





60 MINUTES

Lesley Stahl on U.S. sanctions against Iraq:
We have heard that a half million children have died. I mean, that’s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?

Secretary of State Madeleine Albright:
I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it.








Lesley Stahl, riguardo alle sanzioni economiche contro l’Iraq:
Ho sentito dire che mezzo milione di bambini sono morti. Un numero maggiore dei bambini che morirono in Hiroshima. Secondo lei, è un prezzo necessario?

Segretario di Stato Madeleine Albright:
Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma il prezzo – noi pensiamo che sia un prezzo necessario da pagare.

(L’embargo economico in Iraq, durato 10 anni, provocò la morte del 12% dei bambini, che morirono a causa di stenti, denutrizione, malattie, mancanza di cibo e medicinali. L’embargo, voluto dagli Stati Uniti, ha vietato per anni l’importazione di viveri di prima necessità, di medicinali, di attrezzi agricoli per il ripristino della rete elettrica, di cloro per disinfettare l’acqua, mentre sanzioni economiche accessorie imponevano che buona parte del ricavato derivante dalla vendita del petrolio fosse trattenuto per riparazioni di guerra ed il sostentamento delle Nazioni Unite).



VECCHI POST:


RABBIA
LA VISIONE E LA LETTURA DI QUESTO POST SONO CONSIGLIATI AD UN PUBBLICO ADULTO E NON IMPRESSIONABILE



SERIE The New World Order

Premessa (tiredbrain)

INTRO - Lost in translation (tiredbrain)

PARTE I - 9/11: Segnali di congiura (tiredbrain)

PARTE II - La fabbrica delle illusioni (SebackiZ)

Parte III - DNA e codice a barre (666) (SebackiZ)

PARTE IV - 9/11: Un piano inesistente/L’ipotesi alternativa (tiredbrain)
Parte V: Il vero obiettivo è l’Iran (SebackiZ)

PARTE VI - 1 - Il programma dei Protocolli dei Savi di Sion (SebackiZ)

PARTE VI - 2: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 1 (SebackiZ)

PARTE VI - 3: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 2 (SebackiZ)

PARTE VI - 4: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 3 e 4 (SebackiZ)

PARTE VI - 5: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 5 (SebackiZ)

PARTE VII - 9/11, Medio Oriente e Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE VIII - IL NEMICO: 1) Il circolo Pinay (SebackiZ)

Parte IX - Imperialismo americano: 60 anni per un Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE X - IL NEMICO: 2a) Il Gruppo Bilderberg (tiredbrain)

Parte XI - Censura e controllo dell’informazione (tiredbrain)




SERIE Terrorismo di Stato: Lo Stato fascista di Israele

Parte I

Parte II

Parte III

Parte IV

Parte V



POLITICA E INFORMAZIONE

La fine di Internet

(ANSA - Cuba)

Crude Designs

Arab Woman’s blues

Ricordare Sabra e Chatila

Attività nucleari iraniane

Il manifesto censura i palestinesi

The Decider

In risposta a Pogues!

La mercificazione della donna

Dalla parte di ...

Lettera aperta al presidente della repubblica italiana (di Mauro Manno)

Venite adoriamoli

Meglio tardi che mai

Tutto è cominciato da...

Come si diventa terrorista?

United cruelties of Benetton

Torniamo a parlare di ambiente



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EINSTURZENDE NEUBAUTEN

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Jobs and Careers - I

Le dodici fatiche di Asterix

Tofana di Rozes

Versace ... n’artro goccio (di plasma)

Makalu

Roma meeting

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venerdì 16 dicembre 2005 - ore 10:39


DISCO DEL GIORNO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


AGNOSTIC FRONT Live at CBGB , Relativity records, U.S.A. 1989

LATO A Victim in pain; Public assistance; United blood; Friend or Foe; Strenght; Blind justice; Last warning; Toxic shock; United & strong; Crucified

LATO B: Liberty & justice; Discriminate me; Your mistake; Anthem; With time; Genesis; The pain song; Fascist attitudes; The eliminator




Skin head/Hardcore band tra le più conosciute negli USA, da sempre sono stati portavoce del malessere giovanile del popolo dei diseredati delle grandi metropoli americane. Squatters loro stessi (almeno stando a un’intervista da me letta molto tempo fa in una rivista), si sono sciolti per un breve periodo e poi riformati, e non sono mancati i problemi con la giustizia (uno di loro si è fatto un po’ di carcere).
Capita spesso che un oggetto sia legato anche ad un ricordo della nostra vita, e quindi in qualche modo assuma una valenza particolare. Questo disco di per sé non è stato acquistato in un posto particolare o in un’occasione speciale, ma in un normale negozio, come tanti altri. Tuttavia, la mente non può non tornare a quell’anno in cui lo acquistai, il 1990 se la memoria non mi inganna (comunque ho la locandina del concerto da qualche parte a casa). In quell’anno gli Agnostic Front vennero a suonare in Italia, a Bologna. Erano i tempi in cui da Pesaro andavamo spesso a Bologna a vedere concerti, erano i tempi dell’ Isola nel Kantiere , centro sociale occupato autogestito tra i baluardi più famosi dell’occupazione in Italia. Se i locali dell’Isola potevano essere sufficienti per ospitare gruppi come i Negazione o i Kina, per gli Agnostic Front si pensò di andare da un’altra parte, in un ex capannone, soprannominato La Fabbrica , molto grande. Il palco era alto circa un metro e venti. Il cantante non c’era, aveva avuto problemi per presunte irregolarità nel suo passaporto e a non so quale frontiera non lo hanno fatto entrare. Al suo posto cantò un altro, mi dissero che era il manager, ma era giovane, con la testa rasata come gli altri e tutto tatuato. La scaletta era quindi di brani classici, i più famosi. E ricordo ancora oggi lo stagediving da quel palco (ossia, salire sul palco e tuffarsi sopra gli spettatori accalcati davanti). C’era una vera e propria fila di gente che saliva e si tuffava, me compreso ovviamente. E soprattutto, nessuno si è spostato da sotto. Concertone, che ancora mi è rimasto impresso. L’ultimo brano siamo saliti in una ventina di persone a pogarlo sul palco.
A parte Power (pezzo molto ad effetto), in questo album sono presenti molti brani tra i più famosi del gruppo, come Victim in pain e United & Strong . Il genere è hardcore puro, il periodo è quello “d’oro” del gruppo e dell’hardcore americano, e la band in particolare ha saputo ben coniugare al genere hardcore anche sonorità più propriamente speed metal.
Quando lo riascolto ritorno giovane, penso all’Isola, che poco tempo dopo fu sgombrata dalla polizia, e ai concerti che non ci sono più, al pogo come si faceva ai miei tempi, alle ossa e ai muscoli indolenziti che ti ritrovavi il giorno dopo, abbondantemente ripagati da quel senso di soddisfazione che ti pervade dopo aver passato una serata ad ascoltare la tua musica e a scaricare la tua rabbia.


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giovedì 15 dicembre 2005 - ore 13:22


TATANKA YOTANKA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un grazie particolare a ruvido, che sul suo blog oggi ci ha ricordato l’anniversario della sua scomparsa





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mercoledì 14 dicembre 2005 - ore 11:54


DISCO DEL GIORNO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ALL, Allroy Saves , Cruz Records, California 1990

LATO A: Educated idiot; Just like them; Prison; Just living; Fraky; Frog
LATO B: Simple things; Cyclops; Ratchet; Sum, Crowded; Explorador





Su questo gruppo non c’è molto da dire. Formatisi dalle ceneri dei Descendents , gruppo punk rock americano che nella sua discografia ha progressivamente recepito l’influenza hardcore ed heavy metal (ma non hanno fatto in tempo, si sono sciolti prima), gli All hanno preferito dirigersi verso il punk melodico che va tanto di moda adesso, per intenderci quello dei Green Day. Di questi ultimi avrò modo di parlare quando arriverò alla lettera G, perché ho un loro LP, per fortuna uno solo, che anche se ho comprato usato a cinquemila lire non vale nemmeno i soldi spesi.
Non so nemmeno che tipo di musica gli All suonino adesso, se è merda come quella dei Green Day non mi interessa nemmeno saperlo. A parte il finto punk, che guarda caso ha proliferato proprio negli USA, nel grande stato totalitario dove ci si illude che tutto sia personalizzato ma in realtà è tutto inquadrato nella commercializzazione di massa, questo LP offre tuttavia alcuni spunti interessanti proprio in quei pochi brani dove si nota almeno il tentativo di distinguersi, come Cyclops e Ratchet ad esempio. Particolarità di questi brani, difficile da descrivere a parole perché si parla di suoni (come spiegare i colori a un cieco), è l’alternanza apparentemente casuale di ritmi lenti e veloci, dall’uno/due del punk veloce a ritmi lenti ma più complicati con il basso e la batteria decisamente in primo piano rispetto ad una chitarra che ha poco da dire (i soliti giri quasi rock). In queste sonorità, ma solo in queste, mi ricordano un po’ i NOMEANSNO (ma questi ultimi sono MOLTO meglio). Per il resto, considerato che l’LP è del 1990, siamo ai primordi del finto punk, della finta musica alternativa di cui oggi sono portabandiera i Green Day e che piace tanto ai giovanissimi perché fa tendenza, ma che di alternativo (e di attraente per il sottoscritto) non ha assolutamente nulla.


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martedì 13 dicembre 2005 - ore 12:38


DEDICATA AL "FRATELLO ROSSO" (o quasi)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Che non è altri che Grezzo



Una leggenda dei nativi americani racconta che, quando un essere umano muore, c’è un ponte di arcobaleno che deve attraversare per entrare in paradiso. Sulla cima del ponte lo aspettano tutti gli animali che lui ha incontrato durante la vita. In base a quanto essi hanno conosciuto in vita degli esseri umani, gli animali decideranno chi di loro potrà attraversare il ponte e a chi invece sarà negato l’accesso al paradiso.

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lunedì 12 dicembre 2005 - ore 10:27


DISCO DEL GIORNO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


JOHNNY & THE SELF ABUSERS - Saints and sinners/Dead vandals - 1977 Chiswick Records UK




Per una volta voglio fare un’eccezione e non rispettare l’ordine alfabetico nella recensione del disco del giorno. Sabato scorso è finalmente arrivato dal Regno Unito il 45 giri che mi sono aggiudicato su ebay una decina di giorni fa, e che cercavo da tanto.
Correva l’anno… 1988 mi pare, o giù di lì. Ero da poco passato dall’Heavy Metal al punk, genere musicale che dopo quasi un ventennio mi è rimasto nel cuore, e mi capitò di ascoltare alla radio, in un programma condotto da un mio amico, Saints and sinners, il brano sul lato A.
Questo è l’unico singolo prodotto dal gruppo Johnny & the Self Abuser. Chi se ne frega? Direte voi. Chi li conosce questi? Anche all’epoca del primo ascolto in quel programma radio venne focalizzata l’attenzione su come il punk sia stato il percorso di inizio di molte bands che hanno poi cambiato genere, vuoi per esigenze di carattere commerciale, vuoi per naturale evoluzione alla ricerca di una propria identità. Ciò che caratterizzò il punk fu, dal punto di vista musicale, un ritorno alla semplicità, quasi ad una musica primordiale. Così, chiunque avesse anche solo una leggera capacità di suonare uno strumento poteva urlare la propria rabbia. Questo generò la nascita di molte bands che suonavano nei garage, nei centri sociali, nelle realtà locali di periferia e delle città. Da questo punto di vista il fenomeno permise un’aggregazione che prima, forse, non sarebbe stata possibile.
Quando l’ondata punk in Gran Bretagna cominciò ad affievolirsi, è stato come se fosse stata tracciata una linea di demarcazione, un nuovo punto di partenza. Negli USA il punk, soprattutto nella costa ovest, trovò una sua evoluzione in ritmi più violenti e veloci, e quindi nell’hardcore. In Gran Bretagna molti gruppi nati come punk sfociarono nella cosiddetta NEW WAVE, una nuova ondata, un nuovo genere che finì per avere molto successo negli anni ottanta.
Questo disco di questa band scozzese è musicalmente importante perché rivela appunto le origini punk di quella che sarebbe divenuta una band di fama mondiale.



L’inconfondibile voce di Jim Kerr, con qualche anno in meno ovviamente, in due brani di puro punk rock di un gruppo dalle cui ceneri (Kerr e Burchall) sarebbe nato un famoso gruppo New Wave, conosciuto in tutto il mondo con il nome di SIMPLE MINDS

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martedì 6 dicembre 2005 - ore 14:29


RABBIA
(categoria: " Pensieri ")


Oggi farò qualcosa di poco gradevole. Oggi sfido voi lettori ad arrivare a leggere fino in fondo questo post, e soprattutto a seguire le immagini.
Nella società multimediale e globalizzata in cui viviamo, ogni novità dura poco, scalzata immediatamente dopo dalla notizia dell’ultimo minuto, in una continua rincorsa allo scoop. E in questo immenso calderone, noi DIMENTICHIAMO. Siamo talmente bersagliati da notizie gravi unite a chiacchiere e gossip, notizie di stragi che precedono o seguono matrimoni tra calciatori e veline, o relazioni fallite tra zoccole e cantanti.
Ciò che vediamo ci impressiona sul momento, ma subito dopo non se ne parla più. E così, DIMENTICHIAMO.
Ma è la memoria il mezzo più forte che abbiamo per non ripetere gli errori del passato, o per non commettere gli errori fatti da altri. E la memoria resta se viene stimolata dalle sensazioni. L’indifferenza annulla il ricordo. Per questo, e non per sadismo, sto pubblicando queste immagini.
Per questo, per far provare ad altri le stesse sensazioni di stretta al cuore, orrore, dolore e rabbia che provo io quando mi impongo di vedere e rivedere il video da cui ho catturato questi frames.
Video di cui si è parlato in tutti i giornali un paio di settimane fa, ma poi … più niente. E in Cina (e non solo) continua la tortura degli animali uccisi per soddisfare la vanità dell’uomo.
Per questo, per ricordarcelo in ogni momento, per mantenere viva la rabbia e non cedere alla rassegnazione, come un animale in gabbia che gratta la propria ferita per far sì che non smetta di sanguinare, vi invito a seguirmi, vi invito (e vi sfido) ad arrivare fino in fondo

Tutto comincia quando l’animale da pelliccia viene prelevato dalla gabbia, tenuto per le zampe posteriori e sbattuto ripetutamente e violentemente per terra, per tramortirlo



Immediatamente dopo, viene percosso con un randello



Si procede poi a tagliare tutte e quattro le zampe con un’accetta. L’animale è ancora vivo. Deve restare vivo il più a lungo possibile, pare che così la pelliccia resti più morbida




Qui si distingue chiaramente l’animale, agonizzante ma ancora vivo, a pancia in su, con quattro moncherini al posto delle zampe



E così, ancora in vita, continua ad essere mutilato


In balia dell’uomo, il suo sguardo innocente sembra chiedere a chi sta dall’altra parte dell’obbiettivo il perché di tutto questo


Noi umani probabilmente saremmo morti per molto meno


Lui no, lui è ancora vivo


La sofferenza è orribile, ma è ancora vivo, e PIANGE


PIANGE


PIANGE


Accanto ai suoi compagni già scuoiati attende ...


Finché non arriva il suo turno, e il carnefice comincia lentamente a lavorare su di lui



La pelle viene lentamente rimossa per intero, e la carcassa dell’animale viene gettata su un cassone, insieme alle altre. Povera creatura, ha raggiunto la pace, finalmente, pensiamo quando seguiamo le immagini che scorrono sul video




In un martirio che sembra non avere mai fine, invece, lui è ancora vivo, alza la testa, in un ultimo fremito, aspettando tremando il momento in cui sarà finalmente al di là di ogni sofferenza



Accanto, altri aspettano ...




E adesso.... chi è arrivato fino in fondo? e che cosa si prova?

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lunedì 5 dicembre 2005 - ore 11:23


DISCO DEL GIORNO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


THE AVENGERS
Avengers 1983 CD Presents LTD

LATO A: We are the one; Car Crash; I believe in me; Open your eyes; No martyr; Desperation; Thin white line

LATO B: Paint it black; The amerikan in me; White nigger; Uh-Oh; Second to none; Corpus Christie; Fuck you/live









Gli Avengers furono una delle tante bands underground formatesi sul finire degli anni ’70 a San Francisco, in parte anche come risposta americana al punk inglese. Durarono circa tre anni, pubblicarono soltanto svariati singoli, e nessun LP. Il presente album è infatti una raccolta “postuma”, facilmente reperibile perché ristampata più volte. Questa è un’edizione in vinile blu.
Sono quindi riusciti ad emergere dal calderone dei numerosissimi gruppi underground americani, grazie probabilmente ad un buon mix formato dal contenuto del loro messaggio, dall’aggressività e dalla rabbia della loro musica (almeno nei primi brani che scrissero) e da una discreta anche se non eccezionale qualità sotto l’aspetto strumentale. Probabilmente anche la voce urlata e nello stesso tempo accattivante, nonché la presenza scenica della cantante, la ventenne Penelope Houston, hanno contribuito a creare una sorta di elemento distintivo.
In We are the one è racchiusa quella che vuole essere più o meno la filosofia del gruppo, in piena coerenza con l’atmosfera di malessere, di ribellione, di non appartenenza ad alcuna “etichetta” politica, tipica del fenomeno punk e immediatamente dopo dell’hardcore americano:

We are not Jesus Christ
We are not fascist pigs
We are not capitalist industrialists
We are not communists
We are the one


Di lì a poco a San Francisco sarebbe esploso il fenomeno Hardcore, come evoluzione del punk verso un’esasperazione dei ritmi ossessionanti e ripetitivi dei singoli brani, un aumento estremo della loro velocità nonché una riduzione del tempo medio di durata di ogni singolo brano. Questo sarebbe stato l’hardcore americano dei primi anni ottanta. Ma gli Avengers, che agli anni ottanta non arrivarono, pur volendo essere ribelli mantennero un’aderenza verso sonorità più tipicamente rock. Questo LP in particolare testimonia come questa aderenza sia diventata via via più evidente con il passare del tempo. I brani sono stati tutti composti tra il 1977 e il 1979, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro. Eppure si scorge un percorso evolutivo breve e intenso, che parte da un punk-rock puro dei primi mesi del ’77, come appunto We are the one e Car Crash (comunque strumentalmente un po’ più elaborate rispetto ai brani punk inglesi), per proseguire con brani i cui, accanto ad accordi e ritmi più propriamente punk, si intravedono anche tematiche di tipo hard rock. Una mia personalissima impressione: alcuni accordi mi hanno ricordato i primi Motorhead, che in alcuni brani iniziali (come appunto la stessa Motorhead che somiglia molto più a un brano punk che a un brano hard rock/metal) rivelano quanto anche essi siano stati influenzati, ai loro esordi, dalla corrente punk.
Il lato B conferma questa tendenza, di un gruppo che nei testi potrebbe essere annoverato a pieno titolo tra i gruppi hardcore, o che sarebbero diventati tali, ma nella musica non sono riusciti a staccarsi dall’influenza che su di loro ha avuto il rock and roll. Con l’avvicendarsi dei brani questa vicinanza al rock appare lentamente sempre più evidente, tanto che alla fine si nota un forte contrasto tra il penultimo brano, Corpus Christie del 1979, e Fuck you , versione live eseguita nel 1977. Un’ultima nota a proposito di Fuck you : è stata la prima canzone con questo titolo, in seguito sarebbero stati imitati in decine di altri casi.




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venerdì 2 dicembre 2005 - ore 13:47



(categoria: " Musica e Canzoni ")


Il buio e la notte
La pioggia mi bagna la faccia
Mi si annebbia la vista
Anfetamina
Effetto svanito
Stanchezza
Ma la rabbia è più forte
Uomo di strada
Non mollare mai
Non morire
Non sei solo
Uomo di strada
Non mollare mai
Non morire
Non sei solo
Aumenti la mia fame
Svuotando le mie tasche
Ma non riuscirai a svuotare la mia testa
Aumenti la mia fame
Svuotando le mie tasche
Ma non riuscirai a svuotare la mia testa

Uomini in blu
Diritto di uccidere
Dato da uno stupido grado
Uomini in nero
Sparano accuse
Nascosti dietro una croce
Uomo di strada
Non mollare mai
Non morire
Non sei solo
Uomo di strada
Non mollare mai
Non morire
Non sei solo
Aumenti la mia fame
Svuotando le mie tasche
Ma non riuscirai a svuotare la mia testa
Aumenti la mia fame
Svuotando le mie tasche
Ma non riuscirai a svuotare la mia testa


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venerdì 2 dicembre 2005 - ore 12:00


DISCO DEL GIORNO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


The ADVERTS, Crossing the red sea with The Adverts

LATO A: One chored wonders; Bored teenagers; New church; On the roof; Newboys; Bombsite boy

LATO B: No time to be 21; Safety in numbers, Drowning men; On wheels, Great british mistake








Gli Adverts ebbero un’esistenza molto breve, limitata al triennio 1977-1979, ma nonostante ciò andrebbero annoverati tra le migliori espressioni del punk rock inglese. In quegli anni esplose il fenomeno punk non solo come genere musicale ma anche come fenomeno sociale giovanile.
Ciò che più li contraddistingue rispetto ai gruppi di allora che popolavano la stagione calda del punk britannico, come i Sex Pistols, ai quali si sono sicuramente ispirati, è una maggiore melodicità dei loro brani. Questo disco è una ristampa in vinile verde, la prima edizione è del 1978. Non contiene, come l’originale del 1978, il brano Gary Gilmore’s eyes , e ad una prima ricerca mi sembra insolito, in quanto vari siti che si occupano della discografia degli Adverts includono tale brano nelle ristampe. Mi riservo di fare qualche altra ricerca. L’elemento della metodicità risulta più evidente in brani come On the roof , Newboys e On wheels . Tale melodicità ed armonia fanno da contraltare a brani dal suono più “sporco”, più graffiante, quindi più tipicamente punk, come la storica Bored teenagers e Great british mistake . Altri due brani, come Bombsite boy , caratterizzato da un inizio lento e un suono distorto, e Drowning men , decisamente più “moderna” rispetto all’epoca in cui fu composta, lasciano quasi pensare che, se il gruppo fosse rimasto in vita si sarebbe probabilmente evoluto verso il genere “new wave”, strada che hanno percorso molti gruppi nati nel periodo punk. Mi piace pensare che ciò che li tenesse in vita fosse proprio l’entusiasmo degli anni “caldi” della stagione punk, e che una volta passato questo entusiasmo essi non abbiano trovato una ragione per continuare e per intraprendere un percorso che li avrebbe portati verso un genere più commerciale. Forse è stato davvero così, o forse, più semplicemente, tutto quello che avevano da dire lo hanno detto, e la loro vena creativa si è esaurita.


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mercoledì 30 novembre 2005 - ore 09:55


DISCO DEL GIORNO
(categoria: " Musica e Canzoni ")


ANGELIC UPSTARTS, Live in Yugoslavia , Razor 1988

LATO A: Never had nothing; Leave me alone; Teenage warning; Solidarity; Last night another soldier; Guns for the Afghan rebels; Machine gun kelly

LATO B: Police oppression; Kids on the street; Woman in disguise; 2 million voices; One more day; Upstart; Who killed liddle towers?; White riot






Questa edizione del 1988 è una ristampa, prodotta sotto l’etichetta Razor, di una precedente edizione del 1985, etichettata Griffin records. La qualità del suono è piuttosto buona, anche se il pubblico si sente poco. Rispetto a 2.000.000 voices , recensito qualche giorno fa, in alcuni brani manca l’apporto di sassofono e violino, che spezzano un po’ la linearità dei ritmi punk/oi!.
Per il resto, sono sempre gli Angelic Upstarts: all’ascolto di brani come Last Night Another Soldier ti viene voglia di piazzare una bomba sotto l’ambasciata americana; all’ascolto di Police Oppression ti viene invece voglia di prendere il primo treno per la Val di Susa, piazzarti dietro una roccia con un fucile di precisione e tirare qualche colpo agli sbirri. Più lenta, ma ugualmente bellissima nella musica e nel testo è Solidarity , mentre non poteva mancare la cover, questa volta White Riot dei Clash. Appagante.


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