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valentina
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CITTA': Padova
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STO LEGGENDO
- Ossessioni, fobie e paranoie (S.Freud)
- Lamento per Ignazio Sanchez Mejias e altre poesie (Federico García Lorca)
HO FINITO DI LEGGERE: - "Undici minuti" di Paulo Coelho.
HO VISTO
tanta ipocrisia...
STO ASCOLTANDO
F. Battiato Carmen Consoli Limp Bizkit *********************
[ L’essenziale è sopravvivere a qualunque condizione, in piena facoltà d’intendere, farò fronte all’impegno. Adesso il vento è favorevole, mi accingo ad issare le vele…
…il fine giustifica i mezzi e richiede determinazione… ]
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
maglione, jeans neri
ORA VORREI TANTO...
...tornare a BLED!!! o essere nella torre del castello di Pergine
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
...un sistema per fiocinare Telecom se non mi installa l'ADSL entro breve!!
OGGI IL MIO UMORE E'...
mi sento morantica
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
1)
2)
3)
4)

MERAVIGLIE
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
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L’artista di oggi è convinto che sua funzione essenziale sia testimoniare il nulla della verità e dell’esistenza, la negazione della creatività dell’uomo e dell’amore, dimenticando che ha un senso soltanto l’arte capace di proporre e di rischiare sul valore dell’idea di verità, di giustizia, di bellezza. ************************************* http://www.valentinaweb.tk/ ************************************* "Tu pensi che un uomo può cambiare il suo destino?". "Penso che un uomo fa ciò che può, finché il suo destino non si rivela". (da L'ultimo samurai)
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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )
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lunedì 15 settembre 2003
ore 13:09 (categoria:
"Accadde Domani")
Maya
MAIA (1) f Greek Mythology, Roman Mythology Pronounced: MAY-a, MIE-a
Nella mitologia greca e romana era la più vecchia stella delle Pleiadi, il gruppo di sette stelle che fanno parte della costellazione del Toro, figlie di Atlante e Plutone. Suo figlio (avuto con Zeus) era Hermes.
MAIA (2) f Roman Mythology Pronounced: MAY-a, MIE-a
Significa "grande" in Latino. Era il nome della Dea romana Primavera, moglie di Vulcano. Il mese di maggio è dedicato a lei.
MAYA (1) f Indian Significa "illusione" in Sanskrit.
MAYA (2) f English Pronounced: MAY-a, MIE-a Variante di MAIA (1). Questo nome può essere dato anche con riferimento al gruppo di Americani Nativi che hanno costruito una grande civiltà in Messico meridionale e in America Latina.
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lunedì 15 settembre 2003
ore 12:35 (categoria:
"Vita Quotidiana")
MTV Day
Penso che rispetto all'anno scorso quest'anno ho vissuto l'esperienza MTV Day totalmente sotto un altro punto di vista. Che è quello da dietro al baracchino dei panini, in collinetta, comodamente sdraiata all'ombra dei pioppi, tolta come un cammello, e soprattutto fregandomene relativamente della gente sopra al palco (tranne Carmen e Elio ovviamente ) che vedevo solamente da uno schermo (della serie: ma se te lo guardavi da casa non era la stessa cosa?!).
L'anno scorso sono sempre stata in mezzo alla bolgia, saltando e ballando appena ne avevo l'occasione (ma c'erano i Subsonica) e ero con altre quattro ragazze, mentre ieri ero l'unica ragazza. Beh... che desfo!!
E poi ho deciso che mi faccio un tatuaggio... adesso cerco il soggetto ed entro un paio di mesi voglio assolutamente vedermi disegnata la mia spina dorsale 
A breve aggiornerò il blog con le foto ke spero il Kim mi mandi il prima possibile...
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I COMMENTI (1)
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venerdì 12 settembre 2003
ore 12:50 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ieri erano DUE...
"Ma allora me lo dai sto bacio... o no?"
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venerdì 12 settembre 2003
ore 10:36 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Feel
Come and hold my hand I wanna contact the living Not sure I understand This role I've been given
I sit and talk to God And he just laughs at my plans My head speaks a language I don't understand
I just wanna feel real love Fill the home that I live in 'Cause I got too much life Running through my veins Going to waste
I don't wanna die But I ain't keen on living either Before I fall in love I'm preparing to leave her I scare myself to death That's why I keep on running Before I've arrived I can see myself coming
I just wanna feel real love Fill the home that I live in 'Cause I got too much life Running through my veins Going to waste And I need to feel real love And a life ever after I cannot get enough
I just want to feel real love Fill the home that I live in I got too much love Running through my veins To go to waste
I just wanna feel real love In a life ever after There's a hole in my soul You can see it in my face It's a real big place
Come and hold my hand I want to contact the living Not sure I understand This role I've been given
Not sure I understand
[ Robbie Williams ]
*Sentire
Avvicinati e prendimi per mano Voglio avere un contatto con qualcuno di vivo Non sono sicuro di capire Il ruolo che mi e' stato assegnato
Mi siedo e parlo con Dio E Lui ride dei miei progetti La mia testa parla una lingua Che non capisco
Vorrei solo sentire il vero amore Riempire la casa in cui vivo Perchè ho troppa vita Che sta scorrendo nelle vene E che sto sprecando
Non voglio morire E non voglio neppure continuare a vivere Prima di innamorarmi Mi preparo a lasciarla Sono spaventato a morte Ed è questo il motivo per cui continuo a fuggire Prima ancora di arrivare Mi vedo nel tragitto
Vorrei solo sentire il vero amore Riempire la casa in cui vivo Perchè ho troppa vita Che sta scorrendo nelle vene E che sto sprecando E ho bisogno di provare il vero amore E una vita per sempre Non ne ho mai abbastanza
Vorrei solo sentire il vero amore Riempire la casa in cui vivo Ho troppo amore Che sta scorrendo nelle vene Perche' possa andare sprecato
E ho bisogno di provare il vero amore In una vita per sempre C'è un buco nella mia anima Puoi leggermelo in faccia Ed e' un posto molto grande
Vieni e prendimi per mano Voglio avere un contatto con qualcuno di vivo Non sono sicuro di capire Il ruolo che mi e' stato assegnato
Non sono sicuro di capire
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giovedì 11 settembre 2003
ore 16:48 (categoria:
"Musica e Canzoni")
More Than Words / Più Delle Parole
Saying I love you / Dire ti amo Is not the words I want to hear from you / Non sono le parole che vorrei sentire da te It's not that I want you / Non è che ti voglio Not to say, but if you only knew / Non sono cose da dire, ma se solo sapessi How easy it would be to show me how you feel / Come sarebbe facile mostrarmi cosa provi More than words is all you have to do to make it real / Più delle parole è quanto devi fare per renderlo reale Then you wouldn't have to say that you love me / Così non dovrai dirmi che mi ami Cos I'd already know / Perché lo saprei già
What would you do if my heart was torn in two / Che faresti se il mio cuore fosse strappato in due More than words to show you feel / Più che parole da mostrare senti That your love for me is real / Che il tuo amore per me è reale What would you say if I took those words away / Che diresti se togliessi quelle parole Then you couldn't make things new / Allora non potresti fare nuova ogni cosa Just by saying I love you / Solo dicendo ti amo
More than words / Più delle parole
Now I've tried to talk to you and make you understand / Ora ho provato a parlarti e farti capire All you have to do is close your eyes / Non devi far altro che chiudere gli occhi And just reach out your hands and touch me / allungare le mani e toccarmi Hold me close don't ever let me go / Tienimi stretto non lasciarmi mai More than words is all I ever needed you to show / Più delle parole è ciò che ho sempre avuto bisogno tu mi mostrassi Then you wouldn't have to say that you love me / Così non dovrai più dirmi che mi ami Cos I'd already know / Perché lo saprei già
What would you do if my heart was torn in two / Che faresti se il mio cuore fosse strappato in due More than words to show you feel / Più che parole da mostrare senti That your love for me is real / Che il tuo amore per me è reale What would you say if I took those words away / Che diresti se togliessi quelle parole Then you couldn't make things new / Allora non potresti fare nuova ogni cosa Just by saying I love you / Solo dicendo ti amo
More than words / Più delle parole
[ Extreme ]
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mercoledì 10 settembre 2003
ore 15:38 (categoria:
"Musica e Canzoni")
Buahahahahaaa! 
Ti stai sbagliando chi hai visto non è, non è Francesca. Lei è sempre a casa che aspetta me, non è Francesca. Se c’era un uomo poi no, non può essere lei. Francesca non ha mai chiesto di più, chi sta sbagliando son certo sei tu. Francesca non ha mai chiesto di più perché lei vive per me. Come quest’altra è bionda, però non è Francesca. Era vestita di rosso, lo so, ma non è Francesca. Se era abbracciata poi, no, non può essere lei. Francesca non ha mai chiesto di più. Chi sta sbagliando son certo sei tu. Francesca non ha mai chiesto di più perché lei vive per me.
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mercoledì 10 settembre 2003
ore 15:28 (categoria:
"Musica e Canzoni")
COME UNA NUBE
Non vado per il mondo a far promesse con valige di certezze o usando Dio e vivo di domande ogni volta nuove a cui non ho risposte né verità
e apro il mio sguardo ad ogni passo in più e spingo i miei pensieri sempre un po' più in là
come una nube che va non posa mai la testa lascia l'ombra che può e non si ferma mai una nube che va non posa mai la testa e lascia l'ombra che può no, non si ferma mai
Io vado per il mondo, non porto tasche perché tutto mi appartiene e niente è mio, è il prezzo che io pago giorno per giorno per vivere il presente per quello che mi dà
ma apro il mio sguardo ad ogni passo in più e spingo i miei pensieri sempre un po' più in là ...
[ LaCrus ]
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martedì 9 settembre 2003
ore 15:09 (categoria:
"Viaggi")
La leggenda del lago di Santa Colomba
L'origine del lago di Santa Colomba in una leggenda che ci racconta come, a lungo andare, la ricchezza riesca a corrompere tutti quelli che, in un modo o nell'altro, ne entrano in possesso
Il lago di Santa Colomba, nel territorio di Civezzano
Tanto, tanto tempo fa, il monte Calisio era tutto coperto da verdi pascoli. Ogni primavera, i pastori solevano risalire le sue pendici con i propri greggi, attirati dall'abbondante erba e dalle fresche acque che, in breve tempo, rendevano i loro animali grassi e forti. Fra gli altri vi era un ragazzino, proprietario di uno zufolo che egli soleva suonare seguendo le sue dieci pecorelle. Pochi, a quel tempo, avrebbero potuto vantarsi di suonare così male, ma poiché egli non lo sapeva e alle pecore non importava, il tempo trascorreva felice per tutti quanti. Un giorno, egli si trovava proprio ai piedi del monte Gallina, vide scendere dal cielo un globo luminoso. A quella vista il pastorello spalancò tanto d'occhi e poco mancò che il diletto zufolo non gli andasse per traverso. Lentamente, lentamente, il grande globo continuò a scendere, si avvicinò a terra, sembrò toccarla e… sprofondarsi in essa. Terrorizzato il ragazzo gettò un urlo e poi cominciò a correre a perdifiato verso casa sua. Corri, corri, come giunse in vista del paese, cominciò a gridare: «Padre, madre, aiuto, aiuto!» A quelle grida, porte e finestre si spalancarono e tutti quelli che a quell'ora non erano nei campi si affacciarono chiedendosi l'un l'altro cosa fosse successo. Fra gli altri vi erano anche i genitori del nostro pastorello che, temendo gli fosse accaduta una disgrazia, gli corsero incontro tutti affannati: «Che ti è successo figlio mio? Su racconta: forse che un orso ha assalito il tuo gregge? Oppure i briganti ti volevano uccidere?», gli chiese il padre. «No», rispose il ragazzo, «ho visto un globo». «Un globo?», trasecolò la madre. «Certamente, un globo. È sceso dal cielo ed è sprofondato nella terra», insisté eccitato il pastorello. A quelle parole il padre cominciò a rimboccarsi le maniche della camicia ed a gridare minaccioso: «Un globo eh? A chi vuoi darla da intendere? Invece di badare alle mie pecore ti sei addormentato ed ora vuoi farci diventare gli zimbelli di tutto il paese raccontando i tuoi stupidi sogni. Te lo do io il globo, adesso!» E afferrata una verga che si trovava lì presso, l'alzò minaccioso sul figlio che, senza tentar di dare nuove spiegazioni, si voltò precipitosamente cercando salvezza nei prati, scesi correndo poco prima. I paesani si affollarono attorno ai suoi genitori, compassionandoli e tentando di consolarli: «Poveretti!» dicevano, «dopo tutto quello che avete fatto per quel figlio, dopo che gli avete insegnato a portar le bestie al pascolo, a zappare, a spaccar legna, ad essere sottomesso ed umile, ecco che lui si mette in testa di sognare a piacer suo. Non solo, ma pretende anche che gli altri si interessino ai suoi sogni! Poveretti voi, poveretti voi!» Intanto il ragazzo era arrivato in cima al monte, vicino alle sue pecorelle. Raccolse da terra, dove gli era caduto, l'amato zufolo e si guardò attorno sospettoso: vide prati pieni di fiori, abeti, tanto cielo, ma di globi neppure la traccia. «Forse ha ragione mio padre», disse fra sé e sé. «Il globo me lo sarò sognato». E, portato alle labbra lo zufolo, cominciò a suonare una triste nenia. Il giorno seguente però, verso mezzogiorno, il ragazzo vide ancora un globo luminoso staccarsi dal cielo, scendere lentamente verso di lui ed affondare nel terreno poco distante. Socchiuse gli occhi, li riaperse. Davanti a lui non v'era più nulla. «Sto proprio diventando un gran dormiglione», disse fra sé e sé. «Ha ragione mio padre: devo correggermi da questo brutto difetto». Tale è la forza che hanno sui bravi figlioli le poco sagge parole dei vecchi. Nel cuore del pastorello però covava un dubbio atroce: e se, in fin dei conti, il suo non fosse stato un sogno? Aspettò con impazienza il giorno seguente. Le ore gli sembravano eterne. Come si accorse che stava avvicinandosi mezzogiorno cominciò a darsi pizzicotti per essere certo di non star dormendo. Scrutò intensamente l'orizzonte. Ad un tratto, dalla volta celeste sembrò staccarsi un grande globo luminoso che lentamente scese verso di lui, finché si sprofondò poco lontano. Ben deciso a venir a capo di tanto mistero il pastorello, vinto il proprio sgomento, corse là, dove era sparita l'immagine misteriosa. Quale non fu la sua sorpresa nel trovarsi sull'orlo di una enorme buca. Incuriosito vi scese dentro cercando i resti del suo globo. Invece, scorse, seduto poco distante, uno strano, vecchissimo ometto. Era tutto vestito di scuro e uno sbertucciato copricapo gli nascondeva parte del viso. «Finalmente ti sei deciso a venire», esclamò stizzosamente l'ometto. «Mi… mi avevate chiamato?», domandò il ragazzo. «Chiamato?», s'indignò l'essere misterioso diventato paonazzo in volto. «Sono tre giorni che, a nome di tutti i nani metalliferi ti invio il nostro segnale, la palla di fuoco, e tu osi domandarmi se ti ho chiamato!» «Veramente…», tentò di giustificarsi il ragazzo, inghiottendo a vuoto per l'emozione, «il vostro globo era tanto bello che io ho creduto di averlo visto solo in sogno». «Bene, bene», bofonchiò il nanetto un poco rabbonito, «concludiamo questo spiacevole argomento. Invece», e la sua vocetta si fece stridula per la rabbia, «perché non mi chiedi cosa vogliamo da te?» «Già, proprio, sicuramente», sussurrò il pastorello che cominciava a spaventarsi sul serio, «Cosa volete da me?» Il nano metallifero lo squadrò dalla testa ai piedi, poi scompigliando con le dita la sua lunga barba, disse meditabondo. «Stammi a sentire: a noi è giunta voce che tu sei un gran bravo ragazzo. Ed io non lo metto in dubbio. Un po' tontarello, forse, ma certamente bravo. Grazie alla tua virtù il mio popolo ha deciso di farti partecipe delle grandi ricchezze che noi abbiamo accumulato in secoli di indefesso lavoro, nelle viscere della terra. Se tu scaverai in questa buca, troverai tanto argento da vivere per sempre nella ricchezza Ti dirò di più. Tutti gli uomini che scaveranno in questo luogo diventeranno dei gran signori. Però ricordati: come noi nani, oggi, ci mostriamo generosi verso gli uomini, essi, a loro volta, dovranno esserlo, sempre, col loro prossimo. Il giorno in cui qualcuno di essi mancasse di carità verso un povero, noi verremo a vendicare il tradimento ed a riprenderci il tesoro». Detto questo, il nano metallifero fece un inchino al pastorello e poi sparì nella terra smossa. Il ragazzo, senza perder tempo, corse a casa e narrò ai suoi genitori l'avventura occorsagli. Padre e madre si guardarono in viso desolati, pensando che il loro ragazzo fosse definitivamente impazzito. Non avendo però il coraggio di rimproverarlo in così grave contingenza, afferrati due badili, lo seguirono in cima al monte. Con grande sorpresa videro che la buca esisteva veramente. Ancora scettici cominciarono di malavoglia a spalare qualche badilata di terra. Quale però non fu la loro felicità nell'accorgersi che, frammisti alla terra, vi erano dei pesanti pezzi d'argento. «Evviva!», gridò la madre. «Siamo ricchi!» «Sì», l'ammonì il ragazzo. «Non dimenticatevi però che per conservare questa ricchezza dobbiamo farne partecipi anche gli altri». Padre, madre e figlio, allora tornarono in paese e si attaccarono alle corde delle campane. «Din, don, din», facevano le campane. «Cosa c'è, cosa c'è?», gridavano tutti, accorrendo affannati. Quando tutti, ma proprio tutti i paesani furono raccolti in piazza, il padre del pastorello raccontò quel che era successo. Allora i paesani, munitisi di torce e badili risalirono il monte, fino alla cava magica. Da quel momento per tanta povera gente ebbe inizio una nuova vita. Tutti arricchirono permettendo però anche ad altri, venuti da lontano, di godere del loro tesoro. Gli anni, felici e tranquilli, si succedettero agli anni. Finché fu in vita, il pastorello, divenuto poi un uomo prudente ed un vecchio saggio, non si stancò mai di raccomandare a tutti di esser generosi, di non rifiutare mai nulla a chi chiedesse loro aiuto. Un brutto giorno però egli morì e le nuove generazioni, un poco alla volta, dimenticarono i suoi ammonimenti diventando avare e cattive. Una sera capitò da quelle parti un viandante, stanco ed affamato. Bussò alla prima porta del paese. «Buona gente», supplicò quando la porta gli venne aperta da una vecchia arcigna, «potreste darmi un tozzo di pane? Sono molto affamato». «Se il pane fa comodo a te, fa comodo anche a noi», gli rispose con malagrazia la donna. «Se non sappiamo a chi darlo, lo diamo ai nostri maiali». E gli sbatté la porta in faccia. Con un sospiro il viandante bussò ad un'altra porta: «Buona gente», disse all'uomo che aperse l'uscio, «non avreste da darmi ricovero per questa notte? Sono tanto stanco. Se mi addormento in un bosco temo di venir sbranato dagli orsi». L'uomo lo squadrò con aria ironica: «A quel che sembra, voi potete servire proprio solo a sfamare gli orsi. Addio!», disse e gli sbatté la porta sul viso. Il viandante bussò a tutte le porte de paese, ma nessuno gli diede né ospitalità né pane. Aveva ormai perso ogni speranza quando giunse dinanzi alla casa della vedova, quella al limitare del bosco. Con sua grande sorpresa la donna lo fece subito entrare, condivise con lui la sua cena e poi, accesa una candela, disse: «Venite, buon uomo. La stanza che posso offrirvi è poveramente arredata, ma pulita. Vuol dire che vi adatterete. Si sa, una vedova non può salire sul monte a scavare l'argento quasi fosse un uomo, né attendersi aiuto da gente dura come i miei compaesani. Deve perciò cercar di vivere col poco che dà l'orto e il lavoro delle sue braccia». Il viandante la guardò poi esclamò: «Non preoccupatevi, buona donna. Per me la vostra camera e la cena che mi avete offerto sono degne di un principe, perché arricchite dalla vostra generosità. In compenso voglio darvi un consiglio; qualunque rumore udiate nel corso della notte, non affacciatevi alla finestra a guardare». Poi si ritirò lasciando la donna stupita per quanto aveva udito. Lo sarebbe stata ancora di più se avesse potuto vedere quanto succedeva nella stanza del suo ospite inaspettato. Infatti appena egli ebbe chiuso la porta dietro le proprie spalle, cominciò a rimpicciolire ed invecchiare rapidamente. I suoi abiti divennero più scuri e sul capo gli comparve un cappello sbertucciato. Presto, presto il nano metallifero (sì, era proprio lui, l'iracondo benefattore del pastorello), spalancò la finestra, scavalcò il davanzale, si lasciò cadere per terra, in istrada, e poi… via di corsa verso la cima del monte. Alle sue spalle si udì un gran tuono, poi la pioggia cominciò a scrosciare a dirotto, la terra tremò… una ad una le case di quegli uomini avari e crudeli crollarono seppellendo i loro abitanti. Si salvò solo la casetta della vedova generosa che, ricordando le parole dell'ospite e sospettando della sua natura magica, non scostò nemmeno di un millimetro porte e finestre per vedere quel che succedesse fuori. Si azzardò ad uscire solo il giorno seguente. Al posto del vecchio paese si stendeva un limpido, tranquillo lago. A guardarvi dentro si poteva scorgere sul fondo il campanile della chiesa sommersa.
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martedì 9 settembre 2003
ore 10:11 (categoria:
"Vita Quotidiana")
» Head Over Feet «
I had no choice but to hear you You stated your case time and again I thought about it You treat me like I'm a princess I'm not used to liking that You ask how my day was
You've already won me over in spite of me Don't be alarmed if I fall head over feet Don't be surprised if I love you for all that you are I couldn't help it It's all your fault
Your love is thick and it swallowed me whole You're so much braver than I gave you credit for That's not lip service
You are the bearer of unconditional things You held your breath and the door for me Thanks for your patience
You're the best listener that I've ever met You're my best friend Best friend with benefits What took me so long
I've never felt this healthy before I've never wanted something rational I am aware now I am aware now
[ Alanis Morisette ]
» Con la testa ai tuoi piedi « Non avevo altra scelta che starti ad ascoltare Hai esposto la tua versione più volte Ci ho riflettuto su Mi tratti come una principessa Non ero abituata a sentirmi così Mi chiedi come erano le mie giornate Mi hai già completamente conquistata , nonostante me E non essere allarmato se cado con la testa ai tuoi piedi Non essere sorpreso se ti amo per tutto quello che sei Non posso farci niente , è tutta colpa tua Il tuo amore è grande e mi ha completamente inghiottita Sei cosi coraggioso che te ne dovevo dare atto Questa non è una sviolinata Mi hai già completamente conquistata , nonostante me E non essere allarmato se cado con la testa ai tuoi piedi Non essere sorpreso se ti amo per tutto quello che sei Non posso farci niente , è tutta colpa tua Mi sostieni per qualsiasi cosa Trattieni il fiato e la porta per me Grazie per la tua pazienza Sei il migliore ascoltatore che abbia mai incontrato Sei il mio migliore amico Migliore amico con qualche vantaggio Cosa mi ha preso per così tanto ? Non ho mai provato questo benessere prima Non ho mai desiderato qualcosa di razionale Ne sono consapevole ora, Ne sono consapevole ora Mi hai già completamente conquistata , nonostante me E non essere allarmato se cado con la testa ai tuoi piedi Non essere sorpreso se ti amo per tutto quello che sei Non posso farci niente , è tutta colpa tua... Mi hai già completamente conquistata , nonostante me E non essere allarmato se cado con la testa ai tuoi piedi Non essere sorpreso se ti amo per tutto quello che sei Non posso farci niente , è tutta colpa tua...
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lunedì 8 settembre 2003
ore 23:33 (categoria:
"Musica e Canzoni")
TASTE IN MEN
Come back to me awhile Change your style again Come back to me awhile Change your taste in men It's been this way since Christmas Day Dazzled, doused in gin Change your taste in men Come back to me awhile Change your style again Come back to me awhile Change your taste in men I'm killing time on Valentine's Waiting for the day to end Change your taste in men Come back to me awhile Change your style again Come back to me awhile Change your taste in men It's been this way since Christmas Day Dazzled, doused in gin Change your taste in men
[ Placebo ]
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