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Da ’Intervista col Vampiro’, Anne Rice


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sabato 24 novembre 2007 - ore 20:02


Raccontato dalla Musica, e dalla Poesia
(categoria: " Vita Quotidiana ")



’All good things’, Nelly Furtado







’....flames to dust.....’



Cuore lo dimenticheremo!
Tu e io stanotte!
Tu dimentica il calore che ti ha dato,
io scorderò la luce!

Quando avrai finito, te ne prego,
dimmelo, così che io cominci!
Presto, presto! Potrei pensare a lui
mentre tu perdi tempo!

Emily Dickinson


- PERMALINK



giovedì 22 novembre 2007 - ore 17:13


Il Gotico
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da Wikipedia, alla voce ’gotico’:

"Il gotico è una fase della storia dell’arte occidentale che, da un punto di vista cronologico, inizia all’incirca alla metà del XII secolo in Francia, per poi diffondersi in tutta l’Europa occidentale e termina, in alcune aree, anche oltre il XVI secolo, per lasciare il suo posto al linguaggio architettonico di ispirazione classica, recuperato nel Rinascimento italiano e da qui irradiatosi nel resto del continente a partire dal XV secolo.
Il gotico è un fenomeno di portata europea dalle caratteristiche molto complesse e variegate, che interessò tutti i settori della produzione artistica, portando grandi sviluppi anche nelle cosiddette arti minori: oreficeria, miniatura, intaglio di avorio, vetrate, tessuti, ecc." [...]










E fin qui, più o meno, ci siamo tutti. Il fatto è, però, che proprio oggi, mentre studiavo linguistica, ho appreso che esiste una lingua, ormai estinta, appartenente alla famiglia indoeuropea e più precisamente al gruppo germanico orientale chiamata GOTICO. Ohibò, mi son detta, che storia è? Il mio libro di linguistica, purtroppo, manca di informazioni: dice solo che è una lingua attestata da alcune traduzioni della Bibbia risalenti al IV secolo d.C., così io, curiosissima, sono andata subito a fare una miniricerca su internet..

Da Wikipedia, alla voce ’lingua gotica’:

"Il gotico è una lingua germanica estinta che era parlata dai Goti. Tutto quello che sappiamo su questa lingua lo dobbiamo principalmente al Codex Argenteus, una copia del VI secolo di una traduzione della Bibbia risalente al IV secolo. Questa lingua è la sola del germanico orientale che avesse un corpus considerevole; tutte le altre, incluse il burgundo e il vandalico, sono conosciute solo tramite i nomi propri sopravvissuti nei resoconti storici.
Come lingua germanica, il gotico è parte della famiglia indoeuropea. È la lingua germanica di più antica attestazione, ma non ha discendenti nelle lingue moderne. I più antichi documenti in gotico risalgono a prima del IV secolo. La lingua era in declino già verso la metà del VI secolo. Ciò era dovuto in parte alle sconfitte militari inflitte ai Goti dai Franchi, all’espulsione dei Goti dall’Italia, alla massiccia conversione al Cattolicesimo Romano che parlava principalmente latino ed in parte anche all’isolamento geografico. La lingua sopravvisse nella Penisola iberica (odierne Spagna e Portogallo) al massimo fino all’VIII secolo e lo scrittore franco Walafrid Strabo scrisse che si parlava ancora il gotico nell’area del basso Danubio e in isolate regioni montane della Crimea nel primo IX secolo (vedi gotico di Crimea). I termini ritrovati nei manoscritti tardi (dopo il IX secolo) e che sembrano di provenienza gotica potrebbero non appartenere alla stessa lingua." [....]

La lingua dei goti! Ma certo! Perchè non ci ho pensato prima?
Ma chi sono questi goti, accipicchia? Erano una tribù germanica proveniente dall’attuale isola svedese di Gotland, una delle protagoniste delle numerose invasioni barbariche che travolsero l’Europa nel corso dei secoli.










A questo punto, però, sorge spontanea una domanda:
Come mai il nome della lingua di un popolo, o comunque l’aggettivo che indica qualcosa di appartenente alla cultura di quest’ultimo, è diventato il termine per indicare una forma d’arte famosa in tutto il mondo? Ancora una volta mi viene in soccorso Wikipedia..


"A causa della sua provenienza francese, in età medievale l’architettura gotica era chiamata opus francigenum. Il termine "gotico", in senso dispregiativo, fu invece coniato da Giorgio Vasari nel XVI secolo come sinonimo di nordico, barbarico, capriccioso, contrapposto alla ripresa del linguaggio classico greco-romano del Rinascimento." [....]

Ecco svelato il mistero, dunque.
La mia sete di conoscenza, per ora, è stata placata..



- PERMALINK



giovedì 22 novembre 2007 - ore 12:07


Il Dizionario dei Sogni
(categoria: " Vita Quotidiana ")


CUCCIOLO DI CANE

"Interpretazione psicologica: comportamento tenero o bisognoso di tenerezze – scarso senso di responsabilità"

Mmmm......

"Interpretazione previsionale: lavori accettati con leggerezza – possibili errori per mancanza di attenzione – piccole avventure amorose."

Oh, CHE PALLE!



Ultimamente sogno un pò troppo per i miei gusti. Non sono abituata a ricordare i sogni che faccio, salvo rare eccezioni, eppure da qualche tempo a questa parte ricordo perfettamente quello che vedo mentre dormo. Che cosa significhino, però, io non lo so proprio.... Però, vediamo: stanotte ho signato di accudire un cucciolo di cane, piccolissimo, pieno di pelo tanto da sembrare un peluches, e BIANCO. E, per quanto riguarda l’interpretazione psicologica ci siamo.. Bisogno di tenerezza ne ho da vendere, povera me, e sono talmente stufa di avere grane da risolvere che vorrei tornare bambina, e liberarmi di ogni responsabilità. Ultimamente, inoltre, ho commesso gravissimi errori dovuti alla distrazione.... Il mio povero cervello non ce la fa più! Non è in grado di preoccuparsi, angustiarsi, torturarsi e allo stesso tempo mandare avanti la baracca del normale scorrere dei giorni! Magari se avesse qualcosa di NORMALE con il quale fare i conti, sarebbe un pò più tranquillo.. Ma questo, temo, non lo scoprirò mai. Sono totalmente sprovvista del gene della normalità. Non sono una creatura normale, la mia vita non è normale e la mia mente non funziona in modo normale. Povera, povera me..
Quanto alle previsioni oniriche, invece... Piccole avventure amorose?? Ma che noia!!! Piccole, pure!! Bah.. No, grazie.


Dovrei studiare, accidenti... Ma, per quanto io adori la linguistica, oggi non ho nessuna voglia. Fuori l’aria è troppo bella, e l’atmosfera è troppo piacevole per passare il pomeriggio sui libri! Vorrei tanto accoccolarmi sul divano con il mio inseparabile quadernetto e la mia penna, e stare lì finchè stanchezza non sopraggiunga.. Ma, si sa, il dovere è dovere, anche quando si tratta di famiglia linguistica nigerkordofaniana (no, non è una parolaccia, giuro, e nemmeno una malattia...), quindi credo che mi trascinerò sui libri, nonostante tutto.


Altro piccolo appunto della giornata...
Devo decisamente piantarla di gozzovigliare in giro per il centro il mercoledì sera per poi alzarmi con la gru la mattina per andare a lezione! Mi siedo a tavola per fare colazione e mi monta la nausea per il troppo spritz, capperi... La giornata comincia male, così, con una patina di pigrizia e ’voia de fare saltame doso’ da far invidia a Ciccio, il cugino scemo di Paperino.



- PERMALINK



martedì 20 novembre 2007 - ore 13:55


Indice
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"L’Indice dei libri proibiti (Index librorum prohibitorum) fu un elenco di pubblicazioni proibite dalla Chiesa cattolica, creato nel 1559 per opera della Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione (o Sant’Uffizio), sotto Paolo IV. Ebbe diverse versioni e fu soppresso solo nel 1966."

Erano messi all’Indice tutti i libri che venivano considerati eretici, o portatori di idee considerate contro la morale cattolica. Tra gli ’esiliati’ più celebri ricordiamo Boccaccio, Machiavelli, Erasmo da Rotterdam, ma anche Cesare Beccaria, Giordano Bruno, Galileo Galilei, Spinoza, Voltaire, Balzac, Zola, e moltissimi altri.


"Lo scopo dell’elenco era quello di ostacolare la possibile contaminazione della fede e la corruzione morale attraverso la lettura di scritti il cui contenuto veniva considerato dall’autorità ecclesiastica non corretto sul piano strettamente teologico, se non addirittura immorale."

Questo l’Indice nella storia.








Anch’io ho il mio Indice, però, un Indice fatto di CANZONI.
Sissignori.. Le canzoni sono per me veicolo di ricordi più di ogni altra cosa, e, si sa, abbandonarsi fra le braccia dei ricordi non è mai saggio. Ci si sveglia intorpiditi, con la carne sanguinante perchè trafitta da spine.
Alcune canzoni mi parlano di momenti felici che sono bruciati subito, altre di istanti terribili che prego non tornino mai più, altri ancora di anni interi trascorsi nella speranza...
Qualunque sia la storia di queste canzoni, io non le voglio più sentire.

No... Bugiarda. Le ascolto, invece, perchè nonostante siano terribilmente dolorose, mi ricordano che, tutto sommato, qualcosa ho vissuto anch’io...
Ma quanti di noi, in una sera di quelle in cui vien solo voglia di addormentarsi per non svegliarsi più, hanno ascoltato una canzone, una canzone messa all’Indice, hanno rivisto quelle immagini, si sono sentiti tornare lì, in quel momento, e hanno pianto in silenzio?





’Teardrop’, Massive Attack. Ascoltatela, è bellissima.
E si, è all’Indice anche lei...




- PERMALINK



sabato 10 novembre 2007 - ore 15:25


Umore delle giornata- Told by Music
(categoria: " Vita Quotidiana ")






DIE ANOTHER DAY.

Non questa volta, signori, e nemmeno la prossima.

- PERMALINK



venerdì 9 novembre 2007 - ore 19:07



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ascoltate questo brano.
ASCOLTATELO!
Tratto da ’Escape’, di Craig Amstrong.





Io ho i brividi, ogni volta che la ascolto.
Ma, si sa, i brividi sono soggettivi...
Tuttavia conosco qui qualcuno che l’amerà.
Letteralmente..



E’ da un pò che non metto una bella poesia...
Bisogna che cominci a riprendere le belle abitudini.



FRANCESCO PETRARCA – "Benedetto sia ’l giorno, e ’l mese, e l’anno"

Benedetto sia ’l giorno, e ’l mese, e l’anno,
e la stagione, e ’l tempo, e l’ora, e ’l punto,
e ’l bel paese, e ’l loco ov’io fui giunto
da’ duo begli occhi, che legato m’hanno;

e benedetto il primo dolce affanno ch’i’ ebbi
ad esser con Amor congiunto,
e l’arco, e le saette ond’i’ fui punto,
e le piaghe che ’n fin al cor mi vanno.

Benedette le voci tante ch’io
chiamando il nome de mia donna ho sparte,
e i sospiri, e le lagrime, e ’l desio;

e benedette sian tutte le carte
ov’io fama l’acquisto, e ’l pensier mio,
ch’è sol di lei, sì ch’altra non v’ha parte.



Meraviglia.. E dire che io preferisco la prosa.


- PERMALINK



giovedì 8 novembre 2007 - ore 15:24



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi permetto di ’pubblicare’ qui un racconto che ho scovato su vampiri.it... E’ firmato Vareno, che ha scritto altri racconti per questo sito. Se Vareno dovesse passare di qui, lo consideri pure una sorta di omaggio alla sua bravura.

"E’ strano come cinque anni possano sembrare lunghi a chi, come me, è abituato a misurare il tempo in secoli. Dal giorno della mia fuga da Cipro ho vagabondato parecchio, senza mai fermarmi troppo nello stesso posto. Prima a Costantinopoli, dove ho quasi rischiato il rogo quando mi trovarono in flagrante reato di prostituzione e sodomia, poi a Ctesifonte ed infine a Damasco, dove abito tuttora. Arabi ed orientali sono molto più tolleranti dei cristiani e mi lasciano praticare i miei traffici in pace.
Vorrei dire che sono felice, qui, ma sarebbe una bugia . La mia vita è ridotta a mera sopravvivenza, senza gioia né dolore, come una larva.
Dormo in una palazzina elegante alla periferia della città, e faccio le uniche due cose in cui eccello: l?amore ed uccidere. Ho messo a frutto la mia bellezza per farne una trappola in cui cadono indistintamente uomini e donne. Mi servo di loro per procurarmi cibo e denaro, facendo pagare a caro prezzo i miei favori, spesso con la vita stessa Attualmente sono forse la puttana più conosciuta e più pagata della capitale degli Omayyadi. Le mie prestazioni,nutrite dalla raffinata sapienza di centinaia di anni di esperienza, sono molto richieste.
Ogni tanto il pensiero di Alexander si affaccia alla mia mente, ma lo scaccio subito perché mi fa troppo male. Spero stia bene,ora. Mi dispiace unicamente che non possa vedere cosa sono diventato. Pensava che da solo non sarei mai riuscito a cavarmela ed invece eccomi qua, un assassino spietato e calcolatore con le sembianze di un angelo, circondato dall?adulazione e dal lusso.
I cadaveri che ho disseminato hanno dato origine tra il popolino alla leggenda di un ghoul sanguinario, ma nessuno sospetterebbe mai del favorito del califfo.
Stanotte forse ucciderò di nuovo. Un uomo o una donna, non so. O forse entrambi. Non per fame. Per il gusto di vedere la vita fuggire da occhi ridenti, mentre i miei sono freddi come il mio cuore.
Con gesti meccanici spazzolo i capelli per farli brillare alla luna e trucco pesantemente con il kajal i miei occhi colore di tormalina. Sono pronto per andare a caccia.
Le strade della città brulicano di movimento anche dopo il tramonto. Mendicanti con scimmiette ammaestrate a danzare, venditori di carni arrostite o di datteri, musici, saltimbanchi, pazzi.
E puttane. Di ogni sesso e colore. Donne, uomini, eunuchi. Vestiti con colori sgargianti che non lasciano dubbi sulla loro professione. Sulla soglia delle loro tane sussurrano ai passanti le loro profferte, decantando le proprie capacità. Io sono diverso. Mi mostro sfacciatamente, sicuro delle mie protezioni altolocate, e scelgo con cura la mia clientela.
Lancio uno sguardo sprezzante a Vanja, la prostituta turca, affacciata alla finestra con le vesti slacciate, i seni piccoli con i capezzoli tinti dall?hennè in rosso cupo. Mi insulta, come di consueto, con un sorriso di scherno sulla bocca carnosa. Un giorno cancellerò quel sorriso dalla sua bella faccia bruna, insieme alla vita. Molto presto.
"Sei solo invidiosa perché guadagno cinquanta volte più di te" la sbeffeggio,di rimando.
Lei sputa dietro le mie spalle e mi maledice. Non sa che sono già maledetto.
Con passo svelto raggiungo la casa di Suleima. Lei mi accoglie nel suo letto ogni volta che il marito, un ricco mercante, si reca fuori città per affari, protetta dalla complicità delle serve. Ruba le monete dal suo forziere per pagare il mio amore.. A me può chiedere tutte quelle cose che una donna perbene non domanderebbe mai al suo sposo. Ed io l’accontento. Con il viso tra le sue gambe le faccio scordare l’esistenza del mondo, prolungando all’infinito la sua estasi mentre bestemmia il nome del Profeta.
Sollevo lo sguardo alle finestre: la lanterna accesa, il segnale convenzionale che Abdul non è in casa, non c’è. Suleima per oggi dovrà accontentarsi del suo sposo, immaginando la cascata dei miei capelli dorati sul suo volto.
Pigramente rifletto sul da farsi. La notte è gonfia di profumi e mi invita ad abbandonarmi al mio sogno di sensualità e di morte. Forse potrei recarmi dal califfo e divertirmi alle lacrime della sua giovanissima moglie che si tortura ascoltando i nostri amplessi attraverso la porta chiusa, in preda all’angoscia ed alla gelosia. Se il califfo fosse un uomo meno pio, vorrei invitarla ad unirsi ai nostri giochi e trasformare in riso il suo pianto.
Decido. Stanotte voglio scaldare il gelo che abita il mio cuore con il sangue di uno sconosciuto.
Volo leggero alla taverna di Karim, dove i viaggiatori ed i mercanti stranieri cercano liquori e distrazioni. E’ facile trovare in questo locale degli occidentali con le tasche pesanti di denaro e tanta voglia di chiacchierare con qualcuno che abbia la pelle del loro stesso colore.
Karim mi odia. Per quanto la sua fasulla ortodossia religiosa non gli impedisca di vendere vino e di truffare gli avventori, lui mi odia per ciò che sono : un bianco ed un venditore di sesso.
Mi saluta con untuosa deferenza. In fondo la mia presenza nel suo locale significa denaro sonante lasciato sul banco dai clienti che mi offrono da bere.
"Alexander. Che bella sorpresa"
Ancora non mi sono abituato al nuovo nome con cui ho scelto di farmi chiamare, ed ogni volta una punta di dolore ricorda alla mia anima sporca che non ho dimenticato il mio antico compagno.
Rispondo con un sorriso beffardo al suo saluto e mi siedo ad un tavolo. Ordino un bicchiere di liquore d’anice: mi piace il suo aroma inebriante che sa di primavera e di giorni perduti.
Il mio aspetto inconsueto e vistoso attira su di me parecchi sguardi. Qualcuno distoglie immediatamente gli occhi, imbarazzato o disgustato, altri valutano se le monete che tengono nella borsa sono sufficienti a comprare la mia compagnia.
Il giovane bruno che sta in piedi al banco mi studia con attenzione e chiede a bassa voce informazioni a Karim. Sorride in modo indecifrabile ma non si avvicina. Peccato, mi piace la sua bocca morbida. Dev’essere bello poterci affondare i denti e bere il suo sangue tiepido.
Scolo in un sorso il mio anice e butto una moneta sul tavolo. Non ho più voglia di stare qui. A parte il giovane bruno non c’è nient’altro che mi interessi.
Uscendo, lo sfioro con la spalla e gli lancio uno sguardo obliquo, denso di sottointesi. Non mi segue.
Di ritorno a casa, mi arrampico come un gatto sul balcone dell’abitazione di Vanja e la sorprendo nel sonno. Il suo sguardo di terrore infinito mentre la uccido è un balsamo per il mio orgoglio ferito. "






Decisamente scritto bene, e piacevole alla lettura!
A chi piacessero i raccontini di questo genere, considero di farsi un giretto su vampiri.it, che pullula di piccole opere letterarie di ispirazione gotica.

- PERMALINK



mercoledì 7 novembre 2007 - ore 13:45


Ossignur....
(categoria: " Vita Quotidiana ")





"Dies irae, dies illa
Solvet saeclum in favilla..."

"Il giorno dell’ira, quel giorno
Distruggerà il secolo nel fuoco..."

A me piace di più la traduzione in ’giorni’ dell’ira, perchè dà l’idea di una furia più prolungata... ma in effetti essendoci l’illa dopo, gne gne.. COMUNQUE. Il concetto è lo stesso.
IRA FUNESTA.







- PERMALINK



lunedì 5 novembre 2007 - ore 14:14


Post ETIMOLOGICO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Allora.
Mi arrivano un sacco di speedy di gente che mi chiede il significato del mio nick. Addirittura c’è chi si mette a cercare su Google, convinti che voglia dire qualcosa.. Ovviamente non trovano un piffero. Non si trova nulla, niente Vey, niente Resy, niente Vey-Resy.. Perchè? Perchè non vuol dire niente, geni del crimine!!
E’ un nome di pura, purissima invenzione! Inoltre, non comprendo che cosa cavolo gliene possa fregare ad uno di che cosa voglia dire il nick di un altro...
Semplicemente, Veyresy era il nome (inventato!!) della protagonista di un racconto che ho scritto tempo fa, e quando mi sono iscritta a Spritz è stato il primo a venirmi in mente, per un motivo o per l’altro. Ecco tutto! Nella storia aveva un significato, ma è, appunto, inventato pure quello..
Ecco, svelato l’arcano! Nessuna lingua antica, nessun significato esoterico...



Ad ogni modo, vi do il permesso di chiamarmi Vey.


DETTO QUESTO.





Arrendersi? Lasciar perdere? No, perchè? Perchè mai?
Non è ancora finita, giusto?
Non è mai finita davvero...

- PERMALINK



mercoledì 31 ottobre 2007 - ore 16:19



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tutti i miei fans vari ed eventuali avranno sicuramente notato che il mio blog è diventato estremamente statico, immobile, privo di aggiornamenti regolari e interessanti. In altre parole, palloso.
Bè, domando scusa, ma ultimamente ho troppi pensieri per la testa.. Voglio dire, più del solito. Per la serie ’dio-dio come ho fatto a ficcarmi in un casino simile e chi può capire ha capito’...

E poi, a dirla tutta, non c’è nulla di interessante che io possa dire.. Nulla che non siano piagnistei, lamentele, slanci depressivi e via di questo passo. Risulterei orribilmente noiosa, temo.
Oggi, ad esempio, sono così malinconica che mi annoio da sola!!! Quindi credo che mi farò un giretto al centro commerciale, a caccia di qualcosa di carino per tirarmi su....

Dimenticavo:

BUON HALLOWEEN A TUTTI.




- PERMALINK




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