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mercoledì 20 dicembre 2006 - ore 04:16


Io sono il corvo
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Io sono il corvo

Sono soltanto il corvo e oggi canterò

Sono soltanto il corvo e oggi canterò

Io canto la mia presenza che ricorda anche la tua

Io canto la mia resistenza là dove la terra è dura

Non mi concedo al tocco del vivo e non mi fermo davanti al morto,

prendo tutto dalla terra proprio come fate voi

e se prendo dal vostro campo, prendo quello che lei vi ha dato

e se ho preso dal vostro corpo è perché lui era finito

prendo quello che avete ucciso e pulisco il non seppellito,

non sono io la causa, non sono io il fato,

non sono io il giudice, non sono il soldato…..

sono soltanto il corvo e oggi cantero’,

sono soltanto il corvo e anche oggi canterò…

anche io sono fatto di sole e di aria sopra le cose,

anche io ho un bacio che non ferisce …uno sguardo che non marcisce…

questo mio canto non porta timore, questo mio canto non serba rancore,

sono soltanto il corvo e oggi ho cantato

sono soltanto il corvo ma oggi ho cantato,

io canto da corvo perché sono qua,

io canto da corvo perché mi va……

sono soltanto il corvo……sono soltanto il corvo….



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mercoledì 20 dicembre 2006 - ore 03:40


Stanno lavorando per noi
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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lunedì 27 novembre 2006 - ore 00:02


Vai Silvio...Silvio vai vai...
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Berlusconi è caduto...subito dopo parole come preoccupazione ci hai messo pure commozione...prima di caracollare pian piano...ma dimmi Silvio...chi cazzo ti ha insegnato a recitare...quando uno collassa...dovrebbe diventare pallido...dovrebbe schiantarsi di colpo...ma forse è perchè tu resisti...tu sei forte...seeee....cazzate....eppure bastava che non faccessi uso di cocaina...e metabloccanti come al solito...e una sana crisi d’astinenza avrebbe sortito una scena più realistica...anzi qualche bavetta che ti colava dagli orli della bocca sarebbe stata adirittura più scenica...avrebbe colpito di più...il mediostronzocoglionebeone italiano medio avrebbe provato addirittura un senso di fratellanza con un retrogusto quasi di tenerezza....ma tu lo sai che bastava questo...tu lo sai....tu sai già tutto....dai dai riprenditi che tra poco tu e i tuoi amichetti dovete scendere in piazza....ed io sarò lì...vestito di blu in tenuta antisommossa...con il manganello...e la pistola d’ordinanza...pronto a mantenere l’ordine....mi stanno sulle palle le persone come te....rivoltoso....rivuoluzionario del mio cazzo...sovversivo....anarchico! comunista fottuto! ah ah ah coglione...che sagoma che sei....come si direbbe in quel di milano...uè testina...
Però il tuo medico mi sta simpatico....con sta aria ebreuccia...sarà un agente segreto della mossad....stellina a sei punte di un firmamento di infinita libertà....shhhhh forse era un segreto...mi sta simpatico soprattutto per stare al gioco...e ridere della tua battuta del cazzo che qui riporto: "Ma lei chi è? Bin Laden?"



Giuseppe Papaccioli, il medico che ha soccorso Silvio Berlusconi subito dopo il malore che ha colto il Cavaliere sul palco di Montecatini. L’ex premier, appena ripresosi, lo ha preso in giro. "Ma chi è? Bin Laden?", gli ha detto riferendosi alla folta barba che accomuna il cardiologo con il leader di Al Qaeda


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venerdì 24 novembre 2006 - ore 02:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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venerdì 24 novembre 2006 - ore 02:25



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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giovedì 23 novembre 2006 - ore 01:34


Oggi mi sento folkloristico...Filastrocca veneta...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


LA BARETA

Vae fora par na stradeta
perde la bareta
Barufete l’à trovada.
Nol vol darme la bareta.
Fin che ghe nò ghe dae late.
Vae da na vacheta.
No la vol darme late
Fin che ghe nò ghe dae fen
Vae da un prà
Parchè el me dae fen
No vol darme fen
Fin che ghe nò ghe dae falz.
Vae da un faoro
Parchè el me dae falz
Nol vol darme falz
Fin che ghe nò ghe dae lardo
Vae da ‘n porzel
Parchè el me dae lardo
Nol vol darme lardo.
Fin che ghe nò ghe dae giande
Vae da’n roro
Parchè el me dae giande
Nol vol darme giande
Finche ghe nò ghe dae vent
Vae par là de Trent
Toe ‘n sac de vent
Vent ghe dae a roro
Roro me da giande
Giande ghe dae a porzel
Porzel me da lardo
Lardo ghe dae a faoro
Faoro me dà falz
Falz ghe dae a prà
Prà me da fen
Fen ghe dae a vacheta
Vacheta me da late
Late ghe dae a Barufeta
Barufeta me dà la me bareta
Ghe vol tre chili de saon
Par farla vignir neta.


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giovedì 23 novembre 2006 - ore 01:08


E(t)nologia Veneta: "Ghebi a Venexia"
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Polizia Municipale

I Vigili, i ghebi, la polizia municipale... quanti nomi per questi pazienti informatori della città. Si differenziano i nostri dai loro colleghi delle altre città? Si. Certo i loro compiti sono dei più vari: ci sono i ghebi che danno le multe, quelli che vigilano il centro, quelli che girano apparentemente senza meta e quelli che stanno appollaiati in comune. Fino a un po’ d’anni fa i vigili erano di vecchio stampo, severi e inflessibili; adesso sono tutti giovani, più simpatici forse ma inesperti. Qualcuno ne approfitta. Seguono qui sotto le varie tipologie del "ghebo".



"Ghebo da turista". Statura media da 160 cm al garrese, di temperamento guardingo ma propensi ad elargire informazioni sulla città, sugli alberghi e sui monumenti principali. Di solito girano per la piazza S. Marco con passo lento ma maestoso, testa alta e mani perennemente raccolte davanti o dietro. Si muovono a coppie o a branchi, normalmente maschi e femmine assieme. All’avvicinarsi del timido turista (timido perché vede la divisa e non sa se parla a un generale o al vigile appunto) si gonfiano come i gatti quando vedono il cagnone ma con lo sguardo fiero e serio. Danno l’informazione e si girano immediatamente sempre più seri girando le orbite degli occhi a destra e sinistra come per recuperare la distrazione: tutto può succedere in quei attimi in cui il turista ha domandato l’albergo. Quando un turista ha un malore vanno subito ad soccorrerlo. In questi casi di vigili ne trovi sempre un sette/otto tutti girati nell’esatta direzione contraria a quella del malcapitato e tutti a scrutare, ricetrasmittente in mano, l’arrivo della croce rossa.

"Ghebo da multa". Sono di due tipi: quelli terrestri e quelli marini. I terrestri danno le multe ai commercianti che impiantano un chiodo nella pietra d’Istria per attaccarci l’attaccapanni con la maglietta di Venezia, a chi eccede di misura nel permesso del plateatico ma mai quando un pastore del Caucaso di 60 kg fa la malta in calle delle rasse. In questi casi i ghebi subiscono ingiurie da parte dei multati sempre mantenendo la flemma che li distingue. Cominciano ad incazzarsi solo quando vengono giudicati l’ultima ruota del carro della scala gerarchica del potere. Da questo probabilmente si è scatenata la loro crociata in cui molti di loro hanno ottenuto la pistola e il manganello nella cintura. Il secondo tipo è il "ghebo marino". Di recente tipo, il ghebo marino controlla, a bordo del suo cocchio blu bianco, a chi fa il moto ondoso. Girano come aquile (sono scelti in base alle diottrie) placide ma attente e al minimo contrasto bianco della schiuma in acqua scattano come trappole sul topo (il topo è la classica barca da lavoro veneziana). In questi casi l’onda di 12/14 cm causata dal topo contravventore viene sovrastata dal tzunami del cocchio dei ghebi. I ghebi in questione sono quattro: uno legge, uno scrive, uno parla con il distruttore di lagune e uno guida); quello che parla è uno psicologo addestrato; il battibecco continua il tempo necessario perché quello che scrive debba compilare la multa comunque.

"Ghebo che ti porta le multe a casa". Il diverso. Sta nella soglia di casa tua con lo sguardo (si leva il cappello che ti sembra più vulnerabile, quasi nudo) da bassethoud. La sua espressione sembra che ti dica la famosa frase di Jessica Rabbit: "Non sono cattivo, è che mi disegnano così". Non sembra un vigile, sembra la più buona persona del mondo a cui gli abbiano imposto di mettersi quella divisa, quasi una mascherata di brutto gusto. Ti consegna la multa parlando con te come un parroco (buono) di città al confessionale confortandoti e dicendoti che gli altri vigili sono tutti cattivi e che solo tu hai ragione ma ormai la multa la devi accettare.

"Ghebo da comune". All’ingresso del comune stanno lì come goliardi in divisa. Uno di qua e uno di là. Il loro habitat naturale è lo stanzone quasi vuoto e la gente timorosa. Si cominciano ad agitare quando c’é una manifestazione: tutti ai loro posti...due o tre in casetta a destra per la denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale. In quei casi in cui entra in azione la protesta dei caparozzolari abusivi per dire di aver ragione quando raspano la laguna altrimenti non sanno come vivere allora chiamano la celere di Padova. La celere di Padova è un’istituzione mitologica: solo in un caso su 100.000 arrivano ma 100.000 volte su 100.000 stanno per arrivare e non arrivano mai.

" Ghebo senza meta". Il più simpatico. Gira per Venezia come uno scolaro "in fuga". Lui non deve rendere conto a nessuno su dove vada. Va sempre e comunque in qualche ufficio. A volte qualcuno gli domanda qualche informazione ma lui, con bonarietà degna di papà Geppetto, gli dice che gli dispiace ma non ti può aiutare.



Nota: perché chiamiamo "ghebo" il ghebo? Su un dizionario il ghebo è un piccolo alveo ramificato che solca i fondali della laguna favorendo il ricambio delle acque fino alle zone più interne della laguna. Ma questo non mi sembra la traduzione giusta. E’ invece giusta una segnalazione di "Sansao". Mi dice che la parola Ghebo deriva da il termine ghebo pare derivi dal copricapo delle guardie municipali in uso tempo fa. Di derivazione francese, era chiamato kepi (è lo stesso che attualmente usano le vigilesse di Venezia). Chepi, chepi, ghebi...



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martedì 21 novembre 2006 - ore 18:18


DEMO(FALLO)CRAZIA
(categoria: " Pensieri ")


viviamo in una società fallocratica...i maschi pensano con...i gay pensano pro...le femmine per...il...



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domenica 19 novembre 2006 - ore 01:54


Rock’n’roll legend....
(categoria: " Musica e Canzoni ")




ORGASMATRON

I am the one, Orgasmatron, the outstretched grasping hand
My image is of agony, my servants rape the land
Obsequious and arrogant, clandestine and vain
Two thousand years of misery, of torture in my name
Hypocrisy made paramount, paranoia the law
My name is called religion, sadistic, sacred whore.

I twist the truth, I rule the world, my crown is called deceit
I am the emperor of lies, you grovel at my feet
I rob you and I slaughter you, your downfall is my gain
And still you play the sycophant and revel in you pain
And all my promises are lies, all my love is hate
I am the politician, and I decide your fate

I march before a martyred world, an army for the fight
I speak of great heroic days, of victory and might
I hold a banner drenched in blood, I urge you to be brave
I lead you to your destiny, I lead you to your grave
Your bones will build my palaces, your eyes will stud my crown
For I am Mars, the god of war, and I will cut you down.





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domenica 19 novembre 2006 - ore 01:38


IL BUKKAKE E’ MENO PERICOLOSO DEL KARATE
(categoria: " Sport ")




www.federbukkake.com

Bukkake

Il Bukkake (dal giapponese bukkakeru: "bagnare, colare") è una pratica di sesso di gruppo in cui una serie di uomini eiaculano a turno su una donna o un uomo in ginocchio. Molti vedono in questa pratica anche forti componenti di umiliazione erotica. Quando il termine bukkake viene usato in Giappone, di solito ci si riferisce ad un modo di consumare le tagliatelle (soba, ramen o udon) e non alla pratica sessuale.

Storia

Questa pratica ha probabilmente origine nell’epoca feudale giapponese, quando veniva usata per punire una donna infedele — una donna che avesse disonorato il proprio marito veniva prima legata in modo che rimanesse in ginocchio e poi veniva costretta a subire l’eiaculazione di tutti gli uomini della comunità. Tuttavia, questa è più probabilmente una leggenda metropolitana.

Un’altra versione leggendaria delle origini del bukkake suggerisce che si trattasse di un antico rito di fertilità che veniva compiuto dopo un matrimonio, per garantire una lunga a prosperosa discendenza alla coppia.

Etimologia

Bukkake è sostantivo del verbo giapponese bukkakeru che significa gettare un liquido addosso a qualcuno o qualcosa. Il verbo composto può essere diviso a sua volta nei verbi butsu e kakeru. Butsu significa letteralmente colpire, mentre Kakeru in questo contesto significa ricoprire, versare.

Voci correlate
gokkun
sperma
orgia

Motivi per cui regalare un Bukkake invece che un Forno Microonde
-è più divertente
-fa bene alla pelle
-fa divertire anche noi (le ragazze possono partecipare con yogurt caldo)
-costa meno del forno a microonde
-non inquina
-favorisce la fertilità (al contrario delle microonde)
-è più facile da trasportare
-genera più stupore quando lo si consegna
-lo si può abbinare ad un bel calice di cristallo e una confezione di collirio
-favorisce la digestione
-è un regalo etnico
-è lavabile
-è ripetibile
-non bisogna impacchettarlo
-si consegna qualcosa di molto più personale che i soldi
-non c’è bisogno di qualcuno che lo va a prendere... vengono tutti...



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