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ZorroBobo, 30 anni
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1) e se fuggissi via lontano?
2) Dimenticare
3) essere convinti d dare tanto a una persona e poi scoprire che in realtà nn gli hai lasciato nulla....

MERAVIGLIE


1) che l'inter vince lo scudeto
2) Riscoprire vecchie amicizie quando meno te l'aspetti...
3) Vedere qualcuno che ride, sapendo che ride PER TE e non DI TE.


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L’unica differenza fra me e un pazzo
è che io non sono pazzo.
O almeno credo.


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Spiderr - squalo 83 - d r a g o - -mick- - Zorrobobo



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se ami qualkuno che ti ama, non smaskerare mai i suoi sogni. il più grande, e illogico, sei tu.


Dov’era finito Zorrobobo?!?!



IL MIO VIAGGIO IN USA!!!

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martedì 18 luglio 2006 - ore 19:11


Finalmente! Il Film!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dopo il grande successo grazie alle mille e mille interpretazioni strappalacrime nelle svariate trasmissioni sportive e non del palinsesto nazionale, finalmente arriva il prima film di Luciano Moggi. Ecco, in anterpima solo per voi amicici di Zorrobobo, il Trailer!!!



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domenica 16 luglio 2006 - ore 13:39


Rossi c’è!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ed ecco un altro Dottore Campione Del Mondo



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sabato 15 luglio 2006 - ore 21:08


Click on me!
(categoria: " Sport ")


é scoppiata la Testata mania...

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venerdì 14 luglio 2006 - ore 21:16


ke skifo...
(categoria: " Sport ")


ROMA, 14 luglio 2006 - Alle 21.00 la Commissione d’Appello federale ha reso note le sentenze del processo di Moggiopoli. Ecco i verdetti:
Per la Juventus retrocessione in B e 30 punti di penalizzazione
Per il Milan perdita della Champions 2006/07 e 15 punti di penalizzazione nella prossima serie A
Per la Fiorentina retrocessione in B e 15 punti di penalizzazione
Per la Lazio retrocessione in B e 7 punti di penalizzazione
Seguono aggiornamenti

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venerdì 14 luglio 2006 - ore 14:15


Auguri
(categoria: " Vita Quotidiana ")


A un uomo chiamato in mille modi, da tutti, in special modo dal sottoscritto, e che ha deciso di rivelarsi a voi, popolo di spritz, sotto questa forma:

McAuguri!

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giovedì 13 luglio 2006 - ore 21:58


Cominciamo Bene...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Adesso che sn Dottoro In Scienze della Comunicazione comincio già ad avere i primi clienti!!! Mika kazzi!!!

Mia nonna alla notizia ke son dottore ha già detto ke se deve fare qualke visita Vien da me...

E non è l’unica!!! la nostra sarta di fiducia, ha dedotto ke essendo io Dottoro in Sc. della Comunicazione allora sono Specializzato in Orekkie e Nasi! (manko orekkio e Bocca, NASO!!! ma ki kazzo comunica col NASO?!?!) e cmq ha avvisato mia mamma dicendo ke c’aveva già un po di mal di gola e se peggiorava mi avrebbe kiamato...

Evvai ke ki ben comincia...

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giovedì 13 luglio 2006 - ore 21:49


Ed eccolo! il Regalo!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")



THOMSON Televisore 4/3 21" (55 cm)


Zono o non Zono un Dottoro Multimedialo?!?

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mercoledì 12 luglio 2006 - ore 17:31


Chuck

(categoria: " Riflessioni ")


Già dopo i primi cinque piani di scale, il fiato non resta dentro di me abbastanza a lungo da raggiungere i polmoni. I piedi mi scappano indietro. Il cuore salta contro le costole, proprio dietro il petto. L’interno della bocca e del palato sono incollati insieme con la saliva secca.
Mi trovo sopra una di quelle macchine per salire le scale. Me l’ha installata l’agente. Tu sali e sali di continuo e non scendi mai a terra. Sei intrappolato nella tua stanza d’albergo. È l’esperienza mistica della trasudazione dei nostri tempi, l’unico modo di ricercare una specie di visione indiana che possiamo inserire nel nostro programma giornaliero.
La Nostra Scala Maestra verso il Paradiso.
Verso il sessantesimo piano il sudore mi sta allungando la maglietta fino alle ginocchia. Sento la parte esterna dei polmoni come se fosse una scala imballata nel nylon, allungata, incastrata, un pianto. Nei polmoni. Una lacerazione. Esattamente come un pneumatico prima di scoppiare, ecco come mi sento i polmoni. Come l’odore della stufetta elettrica o dell’asciugacapelli quando bruciano qualcosa, le mie orecchie sono bollenti così.
Il motivo per cui sto facendo questo è che l’agente dice che ci sono quindici chili di troppo perché lui possa farmi diventare famoso.
Se il tuo corpo è un tempio, non puoi accumulare troppi esercizì di mantenimento non eseguiti. Se il tuo corpo è un tempio, il mio era tutto da ristrutturare.
Comunque, avrei dovuto prevedere quello che sarebbe successo.
Allo stesso modo in cui ogni generazione reinventa Cristo, l’agente mi sta dando la stessa sistemata. L’agente dice che nessuno vorrà venerare qualcuno con un rotolo digrasso intorno alla vita. Al giorno d’oggi, la gente non va a riempire gli stadi per sentire la predica di uno che non sia bellissimo.
Ecco perché non sto andando da nessuna parte al ritmo di settecento calorie all’ora.
Intorno all’ottantesimo piano, sento la vescica annidata in mezzo alle cosce, lìpo quando togli la plastica da qualcosa nel forno a microonde e il vapore in un istante ti brucia le dita, il mio fiato è bollente così.
E sali e sali e sali e sali e non arrivi da nessuna parte. È l’illusione del progresso. Quello a cui vuoi pensare è la tua salvezza.
Quello che la gente dimentica è che un viaggio verso il nulla può anche cominciare con un passo.
Non è come ricevere la visita dello spirito del grande coyote, ma, intorno all’ottantunesimo piano, ci sono questi pensieri casuali usciti dall’ozono che ti entrano in testa. Cose insignificanti che ti ha detto l’agente adesso assumono un significato diverso. La sensazione del fare le pulizie con l’ammoniaca pura, e subito dopo l’immagine di quando scrostavi la pelle di pollo dalla griglia del barbecue, le cose più insignificanti del mondo, il caffè decaffeinato, la birra analcolica, la Scala Maestra, tutto assume un significato preciso, non perché tu sia diventato più intelligente, ma perché la parte intelligente del tuo cervello è in vacanza. È quel tipo di falsa saggezza. Quel tipo di illuminazione da ristorante cinese in cui sai che, dieci minuti dopo che 1* tua merite si è aperta, avrai dimenticato tutto.
Quei sacchetti di plastica trasparente in cui negli aerei ti da no un’unica portata costituita da noccioline al miele tostate vece che un pasto vero e proprio, ecco quanto piccoli sento i miei polmoni. Dopo l’ottantacinquesimo piano, l’aria è sottile così. Le braccia pulsano, a ogni scalino i piedi inciampano su loro stessi. A questo punto, ogni tuo pensiero è molto, molto profondo.
Come le bolle che si formano nella pentola dell’acqua che sta per bollire, così mi appaiono queste nuove illuminazioni,
Intorno al novantesimo piano, ogni pensiero è un’epifania.
A destra e sinistra paradigmi che si annullano.
Qualsiasi cosa ordinaria si trasforma in una straordinaria metafora.
Il Significato più profondo delle cose è là, proprio davanti ai tuoi occhi.
E’ tutto così denso di significato.
Tutto così profondo.
Così reale.
Tutto quello che l’agente ha continuato a ripetermi adesso ha
perfettamente senso. Per esempio, se Gesù Cristo fosse morto in prigione, senza nessuno a guardarlo, a torturarlo o piangerne la morte, saremmo stati salvati lo stesso?
Con tutto il dovuto rispetto.
Secondo l’agente, il fattore più importante che fa di te un santo è la quantità di articoli che riesci a ottenere sulla stampa.
Intorno al centunesimo piano, tutto mi si fa chiaro. L’intero universo, e qui non sono solo le endorfine a parlarmi. Sali ancora un po’ più in alto del centesimo piano ed entri in uno stato mistico.
Allo stesso modo in cui un albero cade nella foresta e nessuno è lì a sentirlo, capisci, Se non ci fosse stato nessuno a testimoniare l’agonia di Cristo, saremmo stati salvati?
La chiave per la salvezza sta in quanta attenzione riesci a ottenere. Negli indici di gradimento. Nello share di pubblico. Nel numero delle tue apparizioni. Nella riconoscibilità del tuo nome. Nel tuo seguito giornalistico.
Nel pettegolezzo.
Verso il centunesimo piano il sudore ti ha impregnato i capelli. Le noiose meccaniche del tuo corpo sono anche troppo chiare, i polmoni succhiano l’aria da immettere nel sangue, il cuore pompa il sangue ai muscoli, i tendini della coscia si accorciano, tirandosi per spingere le gambe indietro, i quadricipiti si tirano per mandare le ginocchia in avanti. Il sangue distribuisce ossigeno e nutrimento da bruciare nei mito-qualcosa dentro ciascuna delle cellule dei tuoi muscoli.
Lo scheletro serve soltanto a tenere su i tessuti. Il sudore a tenerti fresco.
Le rivelazioni arrivano a te da ogni direzione.
Verso il centocinquesimo piano, non puoi credere di essere lo schiavo di questo corpo, questo bambinone. Devi dargli da mangiare e metterlo a letto e portarlo al bagno. Non puoi credere che non siamo riusciti a inventare niente di meglio. Qualcosa di meno bisognoso di cure. Non così deteriorabile.
Realizzi che la gente fa uso di droghe perché è l’unica vera avventura intima che le rimane nel suo mondo fatto di vincoli temporali, leggi, ordini, e limiti dati dalla materia.
È soltanto con le droghe o con la morte che vediamo qualcosa di nuovo, e la morte è un po’ troppo definitiva.
Realizzi che non c’è ragione di fare nulla, se nessuno ti guarda.
E ti chiedi, Se alla crocifissione ci fosse stata meno affluenza di pubblico del previsto, l’avrebbero rimessa in programma?
E capisci che l’agente aveva ragione. Non hai mai visto un crocifisso in cui Gesù non fosse praticamente nudo. Non hai mai visto un Gesù grasso. O un Gesù pieno di peli. Da sempre, in ogni crocifisso il Gesù potrebbe fare il modello a torso nudo dei jeans di marca o dei profumi da uomo.
La vita è esattamente come ha detto l’agente. Capisci che se non c’è nessuno a guardarti, tanto vale restartene a casa. A divertirti da solo. A guardare il telegiornale.
È intorno al centodecimo piano che comprendi che se non sei in videocassetta, o ancora meglio, dal vivo via satellite, spiaccicato davanti al mondo intero che ti guarda, tu non esisti.
Che sei quell’albero che cade nella foresta e di cui a nessuno gliene frega un cazzo.
Puoi fare qualsiasi cosa. Se nessuno lo nota, la tua vita si azzera. Nada. Zero assoluto.
Che siano vere o meno, questo è il genere di grandi verità che ti si affollano dentro.
Capisci che è la nostra sfiducia nel futuro che ci rende difficile il distacco dal passato. Non riusciamo ad abbandonare il concetto di quello che eravamo. Tutti quegli adulti che giocano a fare gli archeologi, cercando manufatti dell’infanzia, giochi da tavolo, il Paese dei Balocchi, il Twister, sono tutti terrorizzati. I rifiuti diventano sacre reliquie. Gli Hula hoop. La Casa degli Orrori. La ragione per cui ogni volta che buttiamo via qualcosa ci assale la nostalgia è che abbiamo paura di evolvere. Di crescere, cambiare, perdere peso, reinventare noi stessi. Di adattarci.
Questo è Ciò che mi dice l’agente mentre sono sulla Scala maestra. Mi urla, "Adattarsi!".
È tutto accelerato tranne me e il mio corpo sudato con i suoi movimenti di intestino e i suoi peli. Con i miei nei e le mie unghie gialle. E capisco che sono incastrato nel mio corpo e che il mio corpo sta già andando in pezzi. Sento l’osso sacro come se fosse stato preso a martellate con un ferro da stiro bollente. Le braccia mi penzolano ai lati tutte sudate e flaccide.
Dal momento che il cambiamento è costante ti chiedi se la gente desideri tanto ardentemente morire perché è l’unico modo che ha di raggiungere qualcosa di realmente finito.
L’agente mi sta gridando che non importa quanto tu abbia un bell’aspetto, il tuo corpo è solo qualcosa da indossare per quando vai a ritirare l’Academy Award.
Le mani servono solo per stringere il tuo Premio Nobel.
Le tue labbra sono lì soltanto per baciare sulle guance il conduttore di un talk show.
E certo puoi anche avere un aspetto eccezionale.
È intorno al centoventesimo piano che devi per forza metterti a ridere. Lo perderai in ogni caso. Il tuo corpo. Lo stai già perdendo. È ora di giocarsi il tutto per tutto.
Questo è il motivo per cui, quando l’agente viene da te con gli steroidi anabolizzanti, tu dici di sì. E dici di sì alla seduta di abbronzatura integrale. Elettrolisi? Sì. Capsule ai denti? Sì. Dermoabrasione? Sì. Depilazione chimica? Secondo l’agente, il segreto per diventare famoso è dire sempre di sì.


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martedì 11 luglio 2006 - ore 20:22



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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venerdì 7 luglio 2006 - ore 16:50


I’ve no more tears to cry
(categoria: " Riflessioni ")


lunedì mi laureo. e molto probabilmente piangerò. Anzi, sicuramente piangerò. piangerò un sacco. E non me ne frega proprio una cazzo se non sarò l’uomo duro e macho che alcuni si aspettano io sia, se non farò il buffone di corte come al solito, se per un giorno lascerò a casa la maskera. Lunedì tornerò piccolo e comincierò a piangere dal principio, lacrima dopo lacrima verserò fuori tutto quello che non ho pianto in vita mia. Quindi preparatevi all’alluvione. portate le giacche a vento. Piangerò per tutte le donne che non hanno capito i miei sentimenti veri e per tutte le altre, per tutte le volte che qualcuno mi ha fatto male fisicamente e non, per tutte le volte che mi son sentito una merda e per tutte le volte che mi hanno fatto sentire tale. Piangerò per le occasioni tristi della vita, per chi non ci sarà quel giorno e mai più, per chi non sarà quel giorno con me, per i dolori dei miei amici, per tutte le volte che mi sono sentito vuoto.
Come veleno, cercherò di tirar fuori tutto questo. E l’occasione offertami lunedì sarà il miele ideale, così da poter trasformare queste tristi lacrime in lacrime di gioia. E se non l’avete ancora capito, io non piango spesso, cerco di non piangere mai. Perchè anche piangere, come tutte le cose di una certa importanza, non va fatto spesso, altrimenti perde di significato. almeno, io la penso così.
E allora lunedì piangerò un sacco. E molto probabilmente le mie lacrime finiranno sulle spalle dei miei Amici. così spero di infondere in loro tutta la mia gioia e la mia felicità. La mia emozione nel vedere il Mio babbo più emozionato di me! la mia contentezza nel mantenere la promessa fatta alla nonna, diventare il primo "dottore" della famiglia! Tutta la soddisfazione nel raggiungere un obiettivo che sembrava improbabile alcuni anni fa.
E allora io piangerò e riderò assieme, perchè non sarò più un bambino, sarò tornato bello grande e coscente e dottore, e mi renderò conto di essere circondato da amici in uno dei giorni più belli della Mia vita. e allora sarò pure felice di piangere, piangere fino a non avere più lacrime.

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