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J.Bond
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di J.Bond da commentare:

Sul più bello, quando pensi d’aver toccato il fondo perché peggio di così non può andare, neanche a impegnarsi, ecco, la vita se ne esce con una stronzata talmente grande, talmente grossa, da farti bestemmiare da camionista. É proprio vero serve vivere per sentirne, ben dicevano i vecchi saggi. Siamo a oriente, là dove nasce il sole, punto cardinale facile da individuare, ma anche punto di riferimento per coloro che sono di fede islamica e verso Est si rivolgono quando devono pregare. Si prostrano in direzione della Mecca, verso la “Kà ba”. Il grande cubo di pietra grigia coperto da un drappo nero che si trova nella moschea consacrata a Maometto. Orario e oriente. Questi i due problemi che quotidianamente devono risolvere i seguaci dell’Islam: un orologio per sapere quando pregare e una bussola per sapere in quale direzione. In teoria i fedeli potrebbero fare a meno dell’orologio, perché la “salat” – loro preghiera canonica – deve essere detta in punti del giorno abbastanza definiti: all’aurora, a mezzogiorno, a metà del pomeriggio, al tramonto e alla sera. Si tratta di momenti facili da individuare per il beduino del deserto ma che abitando in una grande città, o se si é in viaggio, risultano fuori portata alla gente comune. Per aiutare i musulmani ad esser più pii, un paio d’anni fa, venne realizzato un marchingegno elettronico – giuro non centro nulla – forniva le coordinate e calcolava i differenti fusi alfine di non mancare l’importante appuntamento. La preghiera é tutto per un fedele arabo, altro che da noi… Quella degli orologi islamici é una storia che risale a parecchio tempo addietro, molto prima dell’avvento dei microchip, anche se nel nostro Paese data la poca simpatia mostrata per i musulmani fin dal tempo delle crociate, tali segnatempo sono assai poco diffusi ed ancor meno noti. Un orologio di questo tipo venne realizzato nei primi anni ’70 – ero giusto moccioso – si chiamava “Monte Carlo”, aveva caratteri arabi sul quadrante e impunture in alfabeto latino sulla cassa. In un sol momento si accontentavano le esigenze dello sfortunato Bertoldo e del devoto Malik. Grazie a quest’orologio, anche nel dorato Principato di Monaco, un seguace di Maometto poteva assolvere ai suoi doveri religiosi. Bel pezzo tecnico: in acciaio con cassa tonneau e corona a vite, attacco nascosto del cinturino. Il Monte Carlo era un automatico di terza generazione dotato di datario, rotore di carica unidirezionale, 17 rubini, 21.600 alternanze ora, sofisticato sistema antiurto. Al centro del quadrante una piccola bussola, con ago magnetico nella parte a punta. All’altra stava una mezzaluna. Intorno agli indici, due ghiere rotanti, comandate da altrettante corone poste sopra e sotto quella di regolazione; in quella più interna venivano riportati dei versetti coranici, mentre esternamente si trovava quella riportante i nomi delle città di preghiera. Non si trattava del classico secondo fuso, perché differente era la scelta dei meridiani, privilegiando Paesi di fede islamica accanto alle sicure Parigi, Londra ecc. … ma anche New York, Toronto. Insomma, un piccolo capolavoro a maggior gloria del Profeta. Ma non rimase caso isolato. Nel corso dei secoli le sperimentazioni nella misura del tempo non hanno praticamente tralasciato nulla, dalle soluzioni più strane, con l’indicatore delle ore costituito da un topolino metallico mosso magneticamente, a quelle più assurde, con scappamenti silenziosi al mercurio, sino a spirali del bilenciere realizzate in vetro. Non stupitevi, tutto vero: cosa non fa la costanza e la caparbietà! Voglio proporvi un superbo esempio dell’arte di arrangiarsi. Un signore russo, tal Bronnikoff, armato di accetta, coltello, punteruolo, e di un piccolo tornio, é stato capace di costruire – pensate verso la seconda metà del secolo scorso – degli orologi fatti interamente di legno, eccezion fatta per qualche particolare. Già quel materiale vivo che probabilmente agitiamo tra i denti dopocena. Il bello é che non si trattava di pendoli, di cucù, o comunque di macchine di grandi dimensioni. Molti ne sarebbero stati capaci. L’orologiaio russo realizzava modelli da tasca, neppure molto diversi da quelli normali. Tutto legno: i ponti, le ruote, i rocchetti, persino il bilanciere era di questo materiale, così come l’indice per la regolazione della racchetta. Soltanto la spirale, la molla di carica e gli assi erano in metallo – provate un po’ voi a temprare una strisciolina di tek stagionato ! Mentre le viti che tenevano insieme l’intero “petardo" erano d’avorio, come del resto i cartigli sul quadrante, ove erano incastonati gli indici. In legno of course … La catena era fatta di piccole maglie tonde, mentre la chiavetta era del tipo “femmina” e andava ad impegnarsi su una barretta d’avorio, collegata al bariletto con una ruota di rinvio. Chissà se Bronnikoff costruiva questi orologi per vivere o fosse solamente un hobby con cui far passare il lungo inverno russo. Tutto é così perfetto da sembrare finto, eppure l’orologio funziona. Le sue meraviglie - perfettamente marcianti - stanno ancora ai primi posti nella classifica degli amagnetici. Scusate, sono sceso nei dettagli: rinasco orologiaio ne sono certo! Il tempo fugge all’umana comprensione, perciò affascina. Quale imprendibile chimera ammalia le nostre menti, regola la nostra vita, scandisce le nostre emozioni …procurandoci non pochi inconvenienti pratici. Cosa dici al lavoro quando arrivi in ritardo la trecentesima volta in un anno!? – Non ce l’ho fatta: mia madre é in coma. – no meglio cambiare genere, l’hai già detto a Novembre, poco prima che lo zio fosse colpito da ictus e subito dopo che la gatta ha partorito tre gemellini bigi. Ecco si, potresti raccontare di soffrire di vescica debole, d’aver bagnato l’alcantara in salotto che non é di tipo idrorepellente perché non esisteva ancora quando ho comprato i mobili. Si può andare. No, la miseria no. Renata è stata da te di recente, di sicuro si ricorda del cuscino liso sul bordo e del poggiapiedi. Altro che alcantara fumo di Londra. Potresti riusare la fanfaluca della tendinite, l’hai detta solo otto volte quest’anno, sembra non porti sfiga, almeno ad oggi non é successo nulla di strano. Le solite rognette vabbè, ma quelle sono a prescindere. Andata. Sono le otto e tredici, prendi la macchina in garage e già che ci sei, fai fare la pipì a Ramonda. Tanto, minuto più minuto meno, ormai sei in ritardo… non serve correre. Eccoti, finalmente. Cosa saluti a fare, nessuno dice niente. Meglio, ne approfitti per guardare la bolletta del gas, la compili che quando stacchi vai a pagarla …il dentifricio, ecco cosa, quello manca, assieme all’idraulico liquido che é un po’ che lo sciaquone manda cattivo odore, e gli assorbenti. Passa qualche minuto di tranquilla armonia, poi un dubbio ti assale: – Ho chiuso la porta in veranda? – se é socchiusa, con la neve che vien giù mi ritrovo la casa allagata. Mi prendo permesso e torno a controllare. Ce la farò!? Casomai passo malattia e faccio stracciare il biglietto. Vado, non vado!? Accidenti non credo di poter uscire adesso. Era meglio restare a casa. Aspetta, posso telefonare: vediamo se Ennio é ancora a casa. Suona – dai, dai che il tempo è denaro, scommetto che sta in poggiolo a farsi una canna, comprata con soldi miei perché lui, al momento, si sta guardando attorno – suona …finalmente risponde: – Ma dov’eri? Mai una volta che ti faccia lesto a rispondere, continuo a domandarmi cosa ci metti di tuo per parare avanti la baracca. Hai visto come nevica!? Dai, vestiti e va a vedere la controfinestra…come, cosa dici ?…é chiusa !? Non usare questo tono con me che sgobbo per due tutto il giorno…si, va bene …si, anch’io. Ciao! – meglio essere sicuri, non si scherza con certe cose. Domani é giovedì, ho l’appuntamento da Francesco. Quell’uomo ha delle mani d’oro ed é pure un bel tipo. Come riesce a cambiarti fisionomia lui non c’è nessuno in città. Un po’ caruccio però. Già, ma finendo alle sei come ci arrivo in centro? Devo farmi cambiare il turno. Adesso chiedo: – Andrea posso cambiare turno con Stefy che ha il 552. Posso? Dai che devo fare la messa in piega: sembro un’istrice! – Fa che dica di si, dai, dai … – Si certo! – lasciamo perdere, non ne vale la pena. In realtà non può coprirla perché deve andare all’Agnus Dei, e quando torna deve correre a infornare i biscotti imburrati, sennò si squaglia la glassa …ma va bene lo stesso, qui si lavora all’impronto – Ha …dimenticavo, mi mancano le timbrature di lunedì e di mercoledì sera, ricordati di firmare la dichiarazione prima di uscire. – Grazie! Cosa faresti senza di noi !? Ecco il tralciuto albero della gerarchia poco a poco ridimensionarsi, quasi dispiaciuto dei fieri trascorsi. Passato da uno a trino ..adesso é di nuovo solo. Devo partire per Cuba, dicono che lì il tempo segua un’altra dimensione, come le persone, vada avanti un po’ come capita. Eppoi i colori, il cibo, le donne fantastiche … i locali notturni!!! Ho deciso, preparo qualche cambio, metto le scarpe di coccodrillo e lascio a casa il cellulare. Non porto neppure l’orologio …se serve lo faccio di legno. Il Semper Voster |
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