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giovedì 3 marzo 2005
ore 21:44 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Che neve ragazzi ..fortuna quest'oggi non ho mosso la belva
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I COMMENTI (1)
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lunedì 28 febbraio 2005
ore 10:16 (categoria:
"Vita Quotidiana")
MILAN STELLARE !
E' più bello della vittoria in Samotracia, di un 30&lode a Privato, di un bacio della Bellucci  LINK
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sabato 26 febbraio 2005
ore 16:00 (categoria:
"Vita Quotidiana")
IL BOLLINO BLU'
Era lì, ferma in strada. Bella da svenire. In paziente attesa dell'improbabile ritorno del suo pilota. Si, perché controllare quel concentrato di tecnologia sul filo dei trecento orari - sulle autostrade della civile Germania ciò é permesso - non può indicarsi in altro modo che pilotare. L'uso di qualsiasi altro termine appare oltremodo offensivo e inadeguato. La livrea traversa ne esaltava le forme splendide, in pieno accordo con i componenti rifratti nel tramonto di fuoco. Ogni particolare esprimeva sinergia nel sistema. Come dire, armonia del tutto. Ti fossi fregato l'accendisigari mentre era esposta al concessionario e scaltro l'avessi sostituito al tuo di egual misura, ebbene, sulla tua macchina avrebbe sortito il medesimo effetto di un'aragosta fra le trippe. I parenti parlottavano in cucina delle solite cose, ottenendo il solito effetto comare. Con tono sul robustino, stranamente dimentichi di metter naso nei nostri discorsi da matti: - Visto il petardo!? É un esemplare modificato, allestimento "Powerkit" - gli occhi di Emilio brillavano d'orgoglio. Ogni pilota si identifica nel proprio mezzo, diventa un'estensione di se. - Cosa cambia in sostanza ? - non potevo trasparire visibilio, dovevo darmi un contegno. - Nuovo sistema d'aspirazione a geometria variabile di lega al magnesio, nuovi collettori di scarico …ma soprattutto, aggiunta di un'ulteriore pompa olio inserita nella testata. A sua volta riprogettata. Volendo é possibile cambiare anche gli estrattori di scarico: il rumore diventa cattivo, ma tutto qua. Nessun miglioramento effettivo. Lasciamo ai soliti zotici far colpo al nigth con la loro macchina da cafoni - ci intendiamo a menadito, come sempre. Almeno su questo. - Un F-16 …che potenza al reattore !? - la mia non era una domanda di comodo. Appassionato si, di auto fantastiche, sintesi perfetta del coupé sportivo. Da quando avevo sedici anni m'interesso alla tecnica delle 911; al tempo credo d'aver fatto dannare buona parte dei concessionari ufficiali. Chi mi credeva iscritto al PorscheClub …chi un moccioso viziato da accontentare e mandare in malora. Ognuno di quei gentili signori mi strinse la mano e di certo s'era fatto un'idea particolare di me. Il mio scopo l'avevo raggiunto. E questo bastava. - Le modifiche portano il motore a quattrocentocinquanta cavalli, non tanti di più rispetto alla serie, ma in erogazione si cambia musica ! - l'espressione era radiosa. - Come se la normale non fosse già pronta abbastanza…- ironia, pura ironia, me la ridevo di gusto. - Tutto é relativo …Dai basta parlare, salta sù, voglio farti vedere di cosa é capace. Salutino di rito e scendiamo le scale. Bi-biip …l'antifurto ci riconosce. Chiudiamo le porte. Un tonfo pieno e sordo ci rassicura su quanto c'é di buono a bordo. Allacciamo le cinture, come automi avviamo il motore. Nessun ruggito, tutto normale. Solo il clima pensa a chiudere le paratie del ricircolo, automaticamente, con lieve risucchio. Sembra aria espulsa da una siringa vuota. Iniziamo a muoverci, il traffico é scarso ma regolare. La strumentazione di bordo é fantastica, da far invidia ad eroi della Luftwaffe. Per la verità lo spazio non é eccezionale, ma ci sto bene, riesco anche ad allungare le gambe. Ecco, incrociamo il pirla del mio vicino che torna a casa. Guarda come un cretino. A questo punto me ne convinco sempre più: lo é realmente. Prendiamo la tangenziale e imbocchiamo l'autostrada. Il motore gira appena sopra il minimo, senza sforzo apparente. Avvertiamo solo un ronzio a malapena indistinto dal compressore dell'aria. Sono stupito dal comfort: non stai seduto su un "legno" buon assorbimento, poco rumore esterno e sedili che trattengono in sede. Te ne accorgi alla prima curva. Andiamo piano, il sole é di spalle. Ogni tanto superiamo dei nonni su catorci più unici che rari: - Perché …devi sapere …senza cappello di feltro rischi di beccarti un accidenti! - ci scompisciamo. Nella 128 se ne accorgono ma non capiscono. La signora dietro si aggrappa ancor più al reggimano e comincia a inveire col conducente, con ogni probabilità sua pena e dolce metà da circa trent'anni. Proseguiamo col sole di lato, un pò c’infastidisce, ma strega l'atmosfera. Il cambio é eccezionale. Il doppio sincronizzatore fa meraviglie in velocità, la frizione stacca bene. Superiamo una familiare con bimbo seduto dietro, al centro, l'aria soddisfatta di un re in trono. Che felicità, magari fosse stato così ai miei tempi. Mi rilasso, guardo dal finestrino la pianura coltivata a grano mentre l'hi-fi diffonde Love overgold in assolo. Il suono ci avvolge, nessuno dei due parla .Va bene così, sembra di stare in salotto. Dopo un po’ accostiamo in corsia d'emergenza : - Ora guida tu mi sono strarotto! - Grazie della fiducia .Vediamo di non farci la bua! - che favola ragazzi, stavolta il ruggito c'é, sono io col piede sull'acceleratore. Il motore risponde ad ogni comando senza incertezze, lo sterzo mantiene la giusta pesantezza, anche in velocità …si fa per dire, siamo fermi. Roba da donne. - Guarda che non le fai male. Allora ci muoviamo!? - facile a dirsi, il cuore batte a mille. Ci affianca un caravan quando dei fari chiedono imperiosamente strada. Due lampi brevi, sembra una serie "S". Non mi sbaglio, il coupé Mercedes ci raggiunge rapidamente da dietro lampeggiando insistente. Oltre il "mirino" un baffetto con pipa sui quaranta, al fianco una giovane bionda con l'aria della nobildonna annoiata - attraente ovvio. Istintivamente mollo il gas e do strada. Il navigatore si risente: - Graziosa la piccola, fammela rivedere! - la mano preme sulla gamba destra - Giù l'acceleratore e rilassati …ci pensa lei. Con tutto inserito tu non sbandi …non derapi …non blocchi …non sovrasterzi: ti basta!? Disubbidire sembra un sacrilegio. Eseguo alla lettera. Breve pressione sul tasto di scalata marcia. Affondo. Il trip sul cruscotto avverte: "Kickdown!". Si scatena l'inferno. Non fai a tempo a capire cosa succede alle tue spalle - e sinceramente non t'interessa granché – una molla invisibile ti proietta in avanti mentre prepari il decollo che aspetti imminente. Il boxer tedesco tira fuori le unghie: gira gli alberi di distribuzione, modifica l'aspirazione, agisce sugli iniettori che non rinviano più nulla al serbatoio. Il rumore s'incupisce. Qui a chiacchere stiamo a zero: questa é tecnologia accidenti ! Niente alettoni, niente spoiler, pigi il freno a duecento all'ora e sei fermo in undici secondi netti ! Ad oggi, non esiste bisogno alcuno di qualche "mago" da inviare a Zuffenhausen per spiegare ai crucchi come si costruiscano auto sportive - il Centro Ricerche ha visto sì assottigliarsi le forze, ma di cervelli pensanti a Weissach ce ne son sempre quattromila. Scusate se é poco. Per qualche istante li perdiamo nel traffico. Siamo alla beffa, l'elefante sa ballare sulle punte. Il V8 spinge come un dannato. Si fatica non poco a stargli dietro …ma noi siamo più leggeri, il doppio turbo fa punto d'orgoglio e senza calci alle reni fa vedere chi é il purosangue. Adrenalina scorre a fiumi nelle vene - sto pensando: se parte di coda neanche un tornado riesce a raddrizzare l'ufo su cui siedo. Senza scomporsi troppo scarichiamo all'istante quattrocento cavalli, chilowatt più chilowatt meno. Sembra dirti: "Tu pensa ai comandi io il mio lavoro lo so fare, non distrarti e vedrai che non succede nulla!". I P-zero tengono. L'aria sferza gli specchi. Fischia forte che pare d'essere sottobora a Trieste. Mentre li superiamo riesco a provare un amore del tutto chiaro per la splendida creatura che ci ospita. Prossima uscita Verona-est. Accostiamo per un caffè al grill. Guardo distratto il calendario dietro al bancone e un'odore di paste calde mi penetra i polmoni. Nell'espositore i soliti oggettini regalo. Chi li comprerà mai!? Misteri da markettari. Dling! Istintivamente giro la testa mentre sbatte la porta chiudendosi. Baffetto e amante avanzano verso di noi. Emilio non ha ancora raggiunto la pace dei sensi, aggiusta i capelli e sospira. Che curve, che portamento. S'avvicina al bancone e chiede una "non-Chiquita". Che sarà mai !? Queste donne viziose, pensano d'averla solo loro …mi danno ai nervi ecco. Arriva il barman con una banana su un piattino - intanto baffetto non ci degna d'uno sguardo centellinando un punch. - Ma …avevo detto "non-Chiquita"! - sbotta indignata la graziosa creatura. - Mi perdoni signora, sono mortificato - il barman prende mesto il piattino per tornare di lì a poco con la stessa banana. Ne sono ragionevolmente sicuro. Posizione a parte, l'attaccatura al cespo appariva identica: stessa forma, stessa macchiolina sul dorso. Quel che cambiava era il bollino blù scomparso. Come per incanto. Dopo accurato umettamento. Si spera senza lingua. La bionda prende la banana che é una delizia vederla sbucciare, se l’infila in bocca e la strappa a piccoli morsi. Riesce appena appena a intaccare il rossetto. Si vede che ha una certa esperienza. Paghiamo il conto e andiamo nell'atrio. Emilio accende una sigaretta, io guardo il piazzale vuoto. Fuori una coppia fa il pieno. Penso tra me, macosacavolohannonellatesta: crusca!? Carina sì …bella é bella, ma ogni tanto serve cervello, foss'anche per mangiare una "non-Chiquita". Dietro il banco non s'é fiatato. Preso il frutto ricurvo, coltellino da pelar patate, staccato diligentemente il bollino e ripresentata la stessa Chiquita. Stesso frutto ma ottima conquista! Avesse inventato una scusa, il barman avrebbe storto il naso ma cambiato banana ...Però che donna. - Allora, piaciuto il petardo!? Dai si riparte. - spegnendo la cicca contro il posacenere. - Ci puoi giurare !
Il Semper Voster
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sabato 26 febbraio 2005
ore 15:57 (categoria:
"Lavoro")
TEMPUS FUGIT
Sul più bello, quando pensi d’aver toccato il fondo perché peggio di così non può andare, neanche a impegnarsi, ecco, la vita se ne esce con una stronzata talmente grande, talmente grossa, da farti bestemmiare da camionista. É proprio vero serve vivere per sentirne, ben dicevano i vecchi saggi. Siamo a oriente, là dove nasce il sole, punto cardinale facile da individuare, ma anche punto di riferimento per coloro che sono di fede islamica e verso Est si rivolgono quando devono pregare. Si prostrano in direzione della Mecca, verso la “Kà ba”. Il grande cubo di pietra grigia coperto da un drappo nero che si trova nella moschea consacrata a Maometto. Orario e oriente. Questi i due problemi che quotidianamente devono risolvere i seguaci dell’Islam: un orologio per sapere quando pregare e una bussola per sapere in quale direzione. In teoria i fedeli potrebbero fare a meno dell’orologio, perché la “salat” – loro preghiera canonica – deve essere detta in punti del giorno abbastanza definiti: all’aurora, a mezzogiorno, a metà del pomeriggio, al tramonto e alla sera. Si tratta di momenti facili da individuare per il beduino del deserto ma che abitando in una grande città, o se si é in viaggio, risultano fuori portata alla gente comune. Per aiutare i musulmani ad esser più pii, un paio d’anni fa, venne realizzato un marchingegno elettronico – giuro non centro nulla – forniva le coordinate e calcolava i differenti fusi alfine di non mancare l’importante appuntamento. La preghiera é tutto per un fedele arabo, altro che da noi… Quella degli orologi islamici é una storia che risale a parecchio tempo addietro, molto prima dell’avvento dei microchip, anche se nel nostro Paese data la poca simpatia mostrata per i musulmani fin dal tempo delle crociate, tali segnatempo sono assai poco diffusi ed ancor meno noti. Un orologio di questo tipo venne realizzato nei primi anni ’70 – ero giusto moccioso – si chiamava “Monte Carlo”, aveva caratteri arabi sul quadrante e impunture in alfabeto latino sulla cassa. In un sol momento si accontentavano le esigenze dello sfortunato Bertoldo e del devoto Malik. Grazie a quest’orologio, anche nel dorato Principato di Monaco, un seguace di Maometto poteva assolvere ai suoi doveri religiosi. Bel pezzo tecnico: in acciaio con cassa tonneau e corona a vite, attacco nascosto del cinturino. Il Monte Carlo era un automatico di terza generazione dotato di datario, rotore di carica unidirezionale, 17 rubini, 21.600 alternanze ora, sofisticato sistema antiurto. Al centro del quadrante una piccola bussola, con ago magnetico nella parte a punta. All’altra stava una mezzaluna. Intorno agli indici, due ghiere rotanti, comandate da altrettante corone poste sopra e sotto quella di regolazione; in quella più interna venivano riportati dei versetti coranici, mentre esternamente si trovava quella riportante i nomi delle città di preghiera. Non si trattava del classico secondo fuso, perché differente era la scelta dei meridiani, privilegiando Paesi di fede islamica accanto alle sicure Parigi, Londra ecc. … ma anche New York, Toronto. Insomma, un piccolo capolavoro a maggior gloria del Profeta. Ma non rimase caso isolato. Nel corso dei secoli le sperimentazioni nella misura del tempo non hanno praticamente tralasciato nulla, dalle soluzioni più strane, con l’indicatore delle ore costituito da un topolino metallico mosso magneticamente, a quelle più assurde, con scappamenti silenziosi al mercurio, sino a spirali del bilenciere realizzate in vetro. Non stupitevi, tutto vero: cosa non fa la costanza e la caparbietà! Voglio proporvi un superbo esempio dell’arte di arrangiarsi. Un signore russo, tal Bronnikoff, armato di accetta, coltello, punteruolo, e di un piccolo tornio, é stato capace di costruire – pensate verso la seconda metà del secolo scorso – degli orologi fatti interamente di legno, eccezion fatta per qualche particolare. Già quel materiale vivo che probabilmente agitiamo tra i denti dopocena. Il bello é che non si trattava di pendoli, di cucù, o comunque di macchine di grandi dimensioni. Molti ne sarebbero stati capaci. L’orologiaio russo realizzava modelli da tasca, neppure molto diversi da quelli normali. Tutto legno: i ponti, le ruote, i rocchetti, persino il bilanciere era di questo materiale, così come l’indice per la regolazione della racchetta. Soltanto la spirale, la molla di carica e gli assi erano in metallo – provate un po’ voi a temprare una strisciolina di tek stagionato ! Mentre le viti che tenevano insieme l’intero “petardo" erano d’avorio, come del resto i cartigli sul quadrante, ove erano incastonati gli indici. In legno of course … La catena era fatta di piccole maglie tonde, mentre la chiavetta era del tipo “femmina” e andava ad impegnarsi su una barretta d’avorio, collegata al bariletto con una ruota di rinvio. Chissà se Bronnikoff costruiva questi orologi per vivere o fosse solamente un hobby con cui far passare il lungo inverno russo. Tutto é così perfetto da sembrare finto, eppure l’orologio funziona. Le sue meraviglie - perfettamente marcianti - stanno ancora ai primi posti nella classifica degli amagnetici. Scusate, sono sceso nei dettagli: rinasco orologiaio ne sono certo! Il tempo fugge all’umana comprensione, perciò affascina. Quale imprendibile chimera ammalia le nostre menti, regola la nostra vita, scandisce le nostre emozioni …procurandoci non pochi inconvenienti pratici. Cosa dici al lavoro quando arrivi in ritardo la trecentesima volta in un anno!? – Non ce l’ho fatta: mia madre é in coma. – no meglio cambiare genere, l’hai già detto a Novembre, poco prima che lo zio fosse colpito da ictus e subito dopo che la gatta ha partorito tre gemellini bigi. Ecco si, potresti raccontare di soffrire di vescica debole, d’aver bagnato l’alcantara in salotto che non é di tipo idrorepellente perché non esisteva ancora quando ho comprato i mobili. Si può andare. No, la miseria no. Renata è stata da te di recente, di sicuro si ricorda del cuscino liso sul bordo e del poggiapiedi. Altro che alcantara fumo di Londra. Potresti riusare la fanfaluca della tendinite, l’hai detta solo otto volte quest’anno, sembra non porti sfiga, almeno ad oggi non é successo nulla di strano. Le solite rognette vabbè, ma quelle sono a prescindere. Andata. Sono le otto e tredici, prendi la macchina in garage e già che ci sei, fai fare la pipì a Ramonda. Tanto, minuto più minuto meno, ormai sei in ritardo… non serve correre. Eccoti, finalmente. Cosa saluti a fare, nessuno dice niente. Meglio, ne approfitti per guardare la bolletta del gas, la compili che quando stacchi vai a pagarla …il dentifricio, ecco cosa, quello manca, assieme all’idraulico liquido che é un po’ che lo sciaquone manda cattivo odore, e gli assorbenti. Passa qualche minuto di tranquilla armonia, poi un dubbio ti assale: – Ho chiuso la porta in veranda? – se é socchiusa, con la neve che vien giù mi ritrovo la casa allagata. Mi prendo permesso e torno a controllare. Ce la farò!? Casomai passo malattia e faccio stracciare il biglietto. Vado, non vado!? Accidenti non credo di poter uscire adesso. Era meglio restare a casa. Aspetta, posso telefonare: vediamo se Ennio é ancora a casa. Suona – dai, dai che il tempo è denaro, scommetto che sta in poggiolo a farsi una canna, comprata con soldi miei perché lui, al momento, si sta guardando attorno – suona …finalmente risponde: – Ma dov’eri? Mai una volta che ti faccia lesto a rispondere, continuo a domandarmi cosa ci metti di tuo per parare avanti la baracca. Hai visto come nevica!? Dai, vestiti e va a vedere la controfinestra…come, cosa dici ?…é chiusa !? Non usare questo tono con me che sgobbo per due tutto il giorno…si, va bene …si, anch’io. Ciao! – meglio essere sicuri, non si scherza con certe cose. Domani é giovedì, ho l’appuntamento da Francesco. Quell’uomo ha delle mani d’oro ed é pure un bel tipo. Come riesce a cambiarti fisionomia lui non c’è nessuno in città. Un po’ caruccio però. Già, ma finendo alle sei come ci arrivo in centro? Devo farmi cambiare il turno. Adesso chiedo: – Andrea posso cambiare turno con Stefy che ha il 552. Posso? Dai che devo fare la messa in piega: sembro un’istrice! – Fa che dica di si, dai, dai … – Si certo! – lasciamo perdere, non ne vale la pena. In realtà non può coprirla perché deve andare all’Agnus Dei, e quando torna deve correre a infornare i biscotti imburrati, sennò si squaglia la glassa …ma va bene lo stesso, qui si lavora all’impronto – Ha …dimenticavo, mi mancano le timbrature di lunedì e di mercoledì sera, ricordati di firmare la dichiarazione prima di uscire. – Grazie! Cosa faresti senza di noi !? Ecco il tralciuto albero della gerarchia poco a poco ridimensionarsi, quasi dispiaciuto dei fieri trascorsi. Passato da uno a trino ..adesso é di nuovo solo. Devo partire per Cuba, dicono che lì il tempo segua un’altra dimensione, come le persone, vada avanti un po’ come capita. Eppoi i colori, il cibo, le donne fantastiche … i locali notturni!!! Ho deciso, preparo qualche cambio, metto le scarpe di coccodrillo e lascio a casa il cellulare. Non porto neppure l’orologio …se serve lo faccio di legno. Il Semper Voster
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