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di -Z- da commentare:
 Io da bambino ho sempre avuto un animaletto che mi facesse compagnia. Per quanta compagnia possa farti qualcosa che se ne stia in una gabbia o in una boccia di vetro. Fatto sta che io ci tenevo ad avere un piccolo compagno animale con cui condividere la casa. Una bestiola con cui era palesemente impossibile giocare dato lo stato di relegazione in cui le tenevo e date le loro capacità cerebrali. L’importante era sapere di avere qualcosa a cui volere bene, considerando però che il mio affetto si esprimeva nel dargli un nome, nutrirlo e stare a guardarlo qualche decina di minuti nel corso di un’intera giornata. Il resto dell’affetto, ovvero evitare che morisse e permettergli di vivere in condizioni igieniche sufficientemente decorose, era compito svolto dai miei genitori. La quantità di bestiole che hanno affollato la mia casa si descrive in una lunga quanto eterogenea stirpe di effimere creature che avevano la pessima abitudine di morire con sorprendente frequenza. La cosa positiva è che le lacrime per la dipartita dell’ennesimo volatile che “scappava” (secondo al teoria della gabbia aperta di cui si facevano latori i miei genitori) venivano prontamente sedate dall’arrivo del nuovo nuotatore rosso da boccia. Spiegare la morte o l’eventuale scomparsa del pesce dalla sua dimora non era annoverabile nella suddetta teoria. Passi l’ovvia spiegazione che, non sapendo nuotare a dorso, il pesce a pancia in su non era più con noi, arduo era capire come fosse arrivato dietro la limitrofa televisione e perché. Il cadavere del povero Billy (nome di 8/10 dei miei pesci rossi inevitabilmente caduchi) veniva rinvenuto alla mattina, dopo la scoperta che la sua vaschetta era ormai disabitata e l’insano gesto compiuto. Quello che mi spingeva a continuare a uccidere inconsciamente le creature di cui volontariamente mi circondavo era il mio radicato quanto ostentato amore perle altre creature dell’albero evolutivo, tanto che il piano originale prevedeva che io indossassi il camice da veterinario. Idea prontamente abbandonata crescendo. Come crescendo ho anche capito che non era carino circondarmi di animali con cui era impossibile interagire prima di vederli inevitabilmente schiattare dopo una prigionia terminale nel mio regno d’affetto. |
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