LA SUA PELLE è UN PANNO BIANCO
RICUCITO DAI GHIRIGORI DI FILI NERI,
MOLTI SPILLI COLORATI
NEL SUO CUORE SON PUNTATI.
HA UN BEL PAIO DI OCCHIONI
CHE USA PER INTONTOLIRE
I RAGAZZONI.
IN SUA MALIA
HA MOLTI INTRONATI,
UNO PERSINO IN ALGERIA.
EPPURE ANCHE LEI è PREDA
DI UN MALEFICIO DA SUPERSTREGA,
UN SORTILEGIO CHE NON PUò
SPEZZARE: SE QUALCUNO LE
SI AVVICINA GLI SPILLI SI
FANNO SPINA E NEL CUORE
VANNO AD AFFONDARE.
Le madonne toscane piangono olio d’oliva extravergine
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lunedì 27 agosto 2007 - ore 19:18
(categoria: " Vita Quotidiana ")
FISH & CIP
no, non è che sono fuggita perchè implicata nel giallo di Garlasco. non sono stata rapita da altre forme di vita intelligenti arrivate da una galassia molto lontana. neanche i fondamentalisti islamici mi hanno dato fastidio. semplicemente ho staccato la spina e me ne sono andata al mare a fare sciaf sciaf.
è stato bello. lo so Carlà quanto hai desiderato che lo squalo che si aggirava sulle coste liguri fosse uno squalo bianco, e che io fossi stata là, per caso. magari condita con un pò d’olio e sale. (al sale ci pensava il mare).
comunque l’isola d’elba è strepitosa (acqua marina parlando) e indecente (vita notturna parlando).
finalmente è arrivato fastweb a casa mia, salvandomi dal baratro della morte da assenza da internet.
il moroso si è improvvisato piccolo falegname e il risultato è che ora ho un fantastico telaio proprio come quello che avevo in belgio. sono very happy. perciò ora immagino che andrò a comprarmi un pò di biancheria sexy. più sexy. ancora di più.
comunque secondo me sono state le cugine, e il fidanzato è gay. (garlasco forever)
e quasi quasi mi faccio bionda veramente
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mercoledì 27 giugno 2007 - ore 22:36
(categoria: " Vita Quotidiana ")











con un vento da maglia di lana, stamattina sono andata alla piscina in place jeu de balle. la piscina al terzo piano con vista sui tetti della città. poi, con i capelli fradici, nascosti nel cappello, mi faccio il solito giro al mercatino dellusato e dellassurdo.
Fabio dormiva nella mia stanzina con il camino e il parquet che fa rumore. E con lui dentro tutto è diverso. Julia se nè andata già da qualche giorno.
le porte delle camere, nella casa gialla, sono tutte chiuse.
ancora due giorni, e poi si chiuderanno anche la mia e quella di Sebastian.
Non è più la mia Bruxelles da qualche giorno, ed è meglio così. un distacco lento e graduale.
questa colonia araba. questa città delle belle case. dove piove sempre e la luce è bianca e accecante. dove il cielo è volubile e combatte sempre una lotta tra opposti.
dove la gente si deprime un pò per questo e allora mangia tanto cioccolato e patatine.
il luogo dei peggio vestiti, ma soprattutto dei peggio pettinati.
la città dove ho iniziato ad affezionarmi alla birra, dove cè stato un gay pride più grande di quello di milano, dove ti danno il biscottino speziato insieme al caffè.
ecco adesso mi sento male allidea di andare via, e sicuramente dimenticherò di salutare qualche posto speciale.
ma posso andare sì, è proprio lora.
au revoir, Bruxelles
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mercoledì 20 giugno 2007 - ore 17:11
(categoria: " Vita Quotidiana ")
NON SOLO SULLA BEECROFT, MI SBAGLIAVO
mi è parso un sogno ma è reale. non credevo potesse andare così bene. a tal punto da ritrovarmi a portare il video in unexpo.
ok, qualche volta gira bene per fortuna.
perciò ora questi qua mi chiedono di fare la specializzazione qui in belgio. non sarebbe niente male.
eh ma quanto piove qui però..
comunque perchè siccome tutto deve essere sempre bilanciato, oggi mi ritrovo al punto di partenza.
je doit faire de menàge dans ma vie.
je doit faire de menàge dans ma tète.
per ora torno solo a milano. e poi si vedrà
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lunedì 18 giugno 2007 - ore 00:33
(categoria: " Vita Quotidiana ")
WHITE DREAM
un titolo di merda che non ha niente a che fare con l’histoire blanche.
mi stupisco di quanto ancora posso essere ingenua. ma ça va, mando giù l’amaro, pensando che questa persona scarsa resta sempre scarsa, e avrà sempre bisogno di raccattare con l’inganno le idee degli altri.
poi penso anche però, che questa persona (come tutte quelle del suo genere) è strapiena di soldi e immensamente scaltra. di conseguenza è probabile che fra dieci anni il suo nome comparirà alla biennale di venezia, grazie alle idee di qualche scemo come me.
perciò ora vorrei scacciare quest’immagine dalla mia testa, voglio solo pensare all’ultima cena di stasera, (merd era veramente l’ultima) ed era l’ultima volta che vedevo Olli. e l’ho capito tipo dieci minuti fa quando l’ho salutato. perciò l’ho risalutato tipo 20 volte.
e adesso sono a casa perchè domani ho l’ultimo esame, con un cazzo di video montato a caso e con un audio indecente.
vedremo.
nel frattempo penso ad amsterdam. che è meglio.
anzi penso che adesso su un muro di Los Angeles c’è un mio ritratto.
mi addormenterò pensando a questo, e non al fatto che come con Olli dovrò dire addio a tutti gli altri; e che una troia mi ha fottuto un lavoro per cui ho dato l’anima,( e molti giorni e molte notti) e che il mio ragazzo domani arriva ad amsterdam quasi senza soldi e senza un posto dove dormire, e io che ancora non lo posso raggiungere.
buona notte e mille volte degage.
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lunedì 11 giugno 2007 - ore 22:32
(categoria: " Vita Quotidiana ")
FORSE SULLA BEECROFT MI SBAGLIAVO
da quando sono arrivata a milano il 5 notte, non mi sono più staccata dal mio muro fino all’8 mattina. il che significa pressochè 0 ore di sonno. ma all’inaugurazione mi districavo tra la gente con un unico pensiero in testa: questa è l’ultima.
per me sono stati poco più di tre anni di vita che il the bag ha in qualche modo fortemente influenzato. ci sarà ancora, ma altrove, non sarà più la stessa cosa.
e d’altronde tutto cambia. tutti quelli che questa cosa non la digeriscono se ne devono fare una ragione.
e se imparano a farsela una ragione, scoprono che poi, quello che viene dopo è anche meglio.
le differenze erano molteplici, una potrebbe essere anche che invece del vino scadente delle prime inaugurazioni, questa volta tenevo in mano una sangria che scendeva molto volentieri. (gluglu gluglu)
anche stanotte, 0 ore di sonno. il solito teatro dell’assurdo, con me che dimentico il cellulare a BRX e Fabio che deve chiamare il taxi per me, da un altro aeroporto (scopro oggi il triangolo delle bermude: mia sorella a Dusseldorf, Fabio ad Amsterdam e io a Bruxelles, nelle stesse ore, tra uno scalo e l’altro).
E, come se non bastasse, c’era da trovare una soluzione in tempo record per le chiavi, considerato che, ci sono quattro persone che si contendono lo stesso mazzo di chiavi dell’appartamento. tre delle quali, in quel momento non c’erano. il tassista arriva. (parte la musica olimpionica: immagine al rallentatore) sguardo incerto, sto di fronte al the bag, guardo la casa, guardo l’alto cancello del capannone, e poi mi decido, lancio le chiavi oltre il cancello, sono salve, il primo che entra ci inciampa e può riconoscere le chiavi di fabio.
poi sento il rumore di un auto e vedo il taxi arrivare. allora comincia la drammatica corsa, ci sono quasi ma temo che il taxista non mi veda, così accelero, ma lo zaino è troppo grande e io cado rovinosamente, perdendo pezzi di me sull’asfalto.
questo è il motivo per cui ora sono qui nel mio lettino bruxelloises con una montagnetta di ghiaccio sul ginocchio, una birra e dei cioccolatini, internet, e l’allettante prospettiva di una lunghissima dormita.










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mercoledì 30 maggio 2007 - ore 00:02
(categoria: " Vita Quotidiana ")
LA CITTà DELLE BELLE CASE

bonsoir à tout le monde,
qualche notte fa, dopo aver attraversato mezza città a piedi con Sebastian (il coinquilino tedesco) per tornare a casa, mi ha raggiunta quella consapevolezza della fine, che sapevo, prima o poi sarebbe arrivata.
Pensavo, sotto le coperte, alla serata appena trascorsa: la lunga camminata lungo il canale circondato da spazio immenso e fabbriche, tutte bianche, pulite, che davano una sensazione di perdita in un mondo alternativo. ci destreggiavamo per comunicare, i miei amici siciliani, Sebastian ed io. Ma stranamente, qui ho avuto la più facile comunicazione di tutta la mia vita, con queste persone.
la luce era quella del non più giorno/non ancora sera, e come sempre, bianca e vagamente accecante.
siamo giunti di fronte ad un vecchio palazzo che stava proprio davanti al canale. il vento fresco un pò frizzante.
il locale dove avremmo ascoltato un’improvvisazione di jazz, era un ex abitazione, provvista dei soliti camini murati presenti ovunque nelle case di Bruxelles.
All’entrata c’era un gruppo di persone, giovani e anziane, ma la sensazione era di grande familiarità, e non sembrava esserci differenza di età tra tutti.
C’era un uomo sulla settantina che puliva le scarpe, ad un certo punto, a concerto iniziato, mentre scattavo qualche foto, l’uomo è venuto da me e mi ha chiesto se volevo che mi lucidasse gli stivali. Ma io gli ho detto che sarebbe stata un’operazione inutile visto che probabilmente vale di più il suo lucido da scarpe delle suole dei miei stivali. Abbiamo chiacchierato un po’, e quando gli ho detto che sono italiana, lui ha cominciato a parlare nella mia lingua e a dirmi che ha vissuto all’Isola d’Elba.
Il concerto era strepitoso. Solo tre persone saxofonista, trombettista, e l’anziano professore di Andrea (l’amico siciliano) alla batteria.
Alla fine del concerto c’era una musica da osteria, e Andrea, come d’abitudine, mi dice, aprendo le braccia:<< dai balliamo Miriam>>
Sebastian sorride sotto ai baffi sorseggiando la sua deliziosa, economica birra.
Così Andrea ed io, occupiamo tutto lo spazio, dove fino a un attimo prima l’energia era provocata dai suonatori. Danziamo una specie di tango. E io sono felice.
Parlo francese, e c’è una parte di me, che compare solo attraverso questa lingua. E c’è una Miriam che mi piace, mi ci trovo come in una scarpa di Pollini, con questi amici, con quest’atmosfera, con questa lingua.
Non sono più semplici le cose qui. Assolutamente.
È solo che è infinitamente più facile divertirsi. Davvero con poco. ogni cosa diventa un pretesto perché la giornata o la serata sia speciale. E questa cosa è unica e irripetibile. Non sono solo le persone, non è solo la città. È tutto, tutto insieme.
Poi penso al silenzio dell’atelier. Sento il fruscio dei fili di lana che passano attraverso le corde. Sento l’odore del legno del mio grande telaio. È così grande che non riesco neanche ad abbracciarne la metà. E non lo toccherò più. Ne ho bisogno, è diventato come un’altra parte del mio corpo, mi da stabilità questo affare massiccio, enorme. Dove la mia tela cresce. E lui la tiene stretta.
Mi dona equilibrio, come l’acqua quando vado a nuotare. Solo che è sempre lì, e il lavoro che ho fatto rimane. Invece dall’acqua esco e torno di nuovo in questa dimensione.
Invece di trovare radici, le ho sradicate del tutto.
E ora quando penso al soggetto “casa” non riesco a tenere insieme tutti i pezzi che la compongono. Esiste, ma è sparsa in giro. Come si fa?
Ci sono delle cose, dei luoghi e delle persone che mi fanno sentire come quando ti togli le scarpe e ti metti le ciabatte. O ancora meglio resti a piedi nudi.
Sono tutti collegati da una rete nella mia testa e non stanno in un luogo solo.
Ma una certa melanconia è impossibile da cancellare, quando penso che tornare a Milano sarà di nuovo, vivere senza delle cose fondamentali di me, e per me.
Come un amico siciliano che vale venti milanesi, che somiglia al Vinicio Capossela (prima dei danni dell’alcolismo) e che mi chiede di ballare il tango nei momenti più disparati – tipo alle cinque del mattino in mezzo alla grand place- o Julia, con la quale condivido alla perfezione la grammatica dei silenzi e delle grandi conversazioni. O Mara, una grande grandissima collega di lavoro, mai trovata una tale sincronia e operatività.
E una lingua nella quale mi sento a casa. Può essere casa una lingua? La mia casa è il francese.
Una cosa è certa. Casa è anche Milano, e lo è ancora un po’ anche Varese, i suoi boschi le sue montagne.
Sarò sempre sempre irrequieta, credo, per tutta la vita.
E adesso anche qui, ci sono luoghi dove ho lasciato un pezzo di me, così come ne ho trovato uno.
E dopo tutta questa poesia, voglio darvi un consiglio, non si sa mai. In tempi di magra (molto magra) ho scoperto che il cibo cinese è molto economico. No, non mi riferisco al ristorante cinese. Parlo di cucinare cinese, con tanto di radici di zenzero (che sembrano mostriciattoli), pasta di riso, funghi (quelle cose che sembrano alghe ma in realtà, desolèe, sono funghi) polvere di cocco, ecc. ecc. e fare la spesa al supermercato cinese è una scoperta continua. Da provare!
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domenica 27 maggio 2007 - ore 17:07
(categoria: " Vita Quotidiana ")
RUE DE VAUTOUR


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venerdì 18 maggio 2007 - ore 21:40
(categoria: " Vita Quotidiana ")
NON VOGLIO SMETTERE DI PARLARE FRANCESE
primo giorno di vero sole. tolto il trench da pioggia, che ormai sembrava essere diventato parte di me, e indossato sfavillante ottimista sorriso. perciò decido, piena di entusiasmo primaverile, di andare al parc royale per girare alcune scene del video a cui sto lavorando con Mara, la chica caliente.
piedi nudi sulla ghiaia bianca e litri di latte che scendono lungo le mie gambe (non è unassurdità, giuro, nel contesto è cool).
sensazione di sensualità estrema - si forse ho anche bisogno di un pò di sesso, comunque- con Mara che mentre riprende incita NOW! NOW! e io verso, verso. consiglio per le altre donne del blog: il latte ha un effetto fichissimo sulla pelle. (da seguire lesempio delle principesse - o faraonesse- dellantico egitto, che si facevano bagni di latte)
insomma, adesso mentre mangio uno strano miscuglio di vermicelli con alghe e davvero non so dare un nome al resto, sono psicologicamente pronta per una festa a tema (il cui tema è anarchia perciò non mi resta che vestirmi da syd vicious o da Sacco eVanzetti - uno a scelta o entrambi) la cui location è un teatro, perciò questi pazzi pazzi belgi mi hanno incuriosita.
se avessero il bidèt, il sole e cibo decente, allora potrei anche restare.
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martedì 15 maggio 2007 - ore 15:58
(categoria: " Vita Quotidiana ")
I NEED THE SUN

capita che sdraiata in mezzo alla grand place, incastrata in mezzo ad altre teste ubriache, e alle cinque del mattino, pensi: non ho sonno.
e poi anche: devo disegnare un grande cip e attaccarlo in giro per la città.
Poi ho chiesto a un tizio di regalarmi una rosa, perchè alla fine lui ne aveva tante nel suo bouquet e la sua tipa mica se ne accorgeva che ne mancava una.
e lui mi ha corretta: sono per il mio ragazzo.
e io ho detto: ok ok, fa lo stesso
allora me lha regalata e io lho regalata a Julia, così, tanto per dare una spolverata al mio karma.
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domenica 6 maggio 2007 - ore 19:13
(categoria: " Vita Quotidiana ")
LA DINER BLANCHE
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