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di tm.project da commentare:
Rilassatevi chiudete gli occhi e immaginate per un attimo di arrivare alle porte di un cantiere abbandonato, uno qualsiasi di quelli che potete trovare nella zona industriale della vostra città. Varcato il cancellone di ferro attraversate un enorme spiazzo e poi, un pò titubanti decidete di entrare nel capannone e ora sbalorditevi pure, perchè dentro non c’è immondizia, nè vecchie carcasse di macchinare e neanche siringhe. All’interno, uno spazio pulito, libero da qualsisi ostacolo illuminato e sicuro. Osservate le pareti: sono robuste e senza infiltrazioni di umidità, calpestate increduli il pavimento: non c’è neanche una crepa. Vi affacciate alle finestre, tutto tace .... eppure dalle piante cresciute un pò ovunque e dalle erbacce che circondano lo stabile è chiaro che vi trovate in un area dimessa da tempo. Ecco: siete appena entrati a far parte dei nuovi archeologi industriale. Avete trovato un insediamento che i vostri antenati utilizzavano probabilmente per eseguire lavoro e mansioni oggi sconosiute. Avete scoperto un luogo dimenticato e trascurato e ora la testa non smette più di pensare a quello che potete fare voi qua dentro.
A noi è venuto subito alla mente un Villaggio Globale, una Cittadella della Cultura, uno spazio in grado di soddisfare le esigenze di quasi tutti, senza dubbio molti. Stiamo parlando dei gruppi, delle associaizoni, dei laboratori, degli individui, di tutti i creativi, che orbitano scontenti e insoddisfatti, nella città di Bologna. Riqualificare un’area dimessa, abbandonata ma non pericolante. Farlo attraverso il progetto dei piccoli cantieri che ognuno ha nella testa: dal privato all’associazionismo, dai gruppi informali a quelli che hanno scelto una forma giuridica precisa. Uno spazio talmente grande e talmente adatto da contentarli tutti e anche di più.
Cantiere Culturale Bologna nasce come un’idea, una suggestione, un desiderio educato e tuttavia urlato alla città che lo dovrà ospitare, accogliere e soprattutto un giorno non lontano, andarne fiera. Non è altro che la realizzazione di un percorso costrutio attraverso luoghi e spazi dimessi, spesso dimenticati. Un percorso attraverso il quale far rivivere tali spazi, per dimostrare che i contenitori hanno un senso, se e solo se, si ha la possibilità di riempirli di contenuti. I centri sociali per anni sono stati le nostre cattedrali, dove abbiamo lavortao e imparato quanto sia complicato e complesso gestire queste micro società. Oggi le cattedrali vengono spazzate via per lasciare posto ai nuovi progetti edilizi che la città di Bologna ha scelto di avere nel suo cuore architettonico, relegando i nuclei creativi residui in tendopoli periferiche e non sempre all’altezza delle aspettative. E’ il normale corso delle cose e poco importa se per anni questi spazi pubblici hanno fatto da catalizzatori, attirando a sè migliaia di giovani che sono diventati cittadini a tutti gli effetti scegliendo di vivere la città piuttosto che di attraversarla e poi abbandonarla come normalmente succede in tutte le altre metropoli universitarie italiane. Del resto va detto che non sempre la produzione culturale delle cattedrali è stata ad alto profilo. Bologna negli anni ’80-’90 era stata eticchettata come la città dei balocchi e per balocchi si intendevano proprio i centri sociali, i locali e l’enorme mole di eventi culturali cge si producevano. Oggi più nessuno la chiama così.
Cantiere Culturale Bologna non ama le etichette, eppure non vuole rinunciare alla chiarezza: gli individui che ne fanno parte, non credono nello scontro violento con le istituzioni, non ci hanno mai creduto, anzi ritengono che il dialogo civile sia l’unica strada, e la comunicazione creativa l’unico mezzo per percorrerla. per costruire un dialogo vivace e dinamico. Il Cantiere si basa sui commistioni e contaminazioni abbinamenti apparentemente dissonanti che tuttavia armonizzano tra loro per il semplice fatto di avere in comune un desisderio che oggi è diventato esigenza fondamentale. Quella grande esigenza che è fil ruoge che lega tutte le associazioni formali e informali e tutti quei gruppi che realizzano progetti creativi: un tetto uno spazio, una zona che permetta loro di portare avanti le planimetrie e i sogni con costanza e coerenza. Perchè distribuire tendopoli se Bologna è ricca di interi quartieri dimessi e neanche tanto male. Essere in periferia non spaventa chi, le chiavi della città le ha in tasca già da tanti anni e sa con certezza che a fare la differenza non è la posizione di un centro di produzione culturale, ma piuttosto la qualità di ciò che questo propone. Ma essere raminghi o pagare affitti stratosferici per realizzare eventi e produrre cultura per una notte senza avere neanche la possibilità di goderne è frustrante, senza considerare che toglie tempo alla creatività. L’autogestione temporanea dele zone abbandoante dalla città nella città, è in cima alla lista dei buoni propositi che abbiamo stilato per il 2005. A partire dalla notte di Caposanno.
Ca.Cu.Bo
Aderiscono e partecipano al progetto:
Psyconauti
M.S.C.M.A.
Broken
Double M project
Full Moon Project
Mutonia
Pluscorporation
Tek Berlin
Polivisioni Indymedia
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