
trilli, xy anni
spritzina di ssociata
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Thursday, October 22, 2009 - ore 17:00
Una fine.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non mi parli più. Non ti ascolto più.
Forse è colpa delle stazioni lasciate andare, dei chilometri divorati dalle mie scarpe che ho dovuto buttare via. Nel fondo di un sacchetto nero della spazzatura. Forse in mezzo c’è un viaggio e occhiali scuri, che sfocano il poco che è visibile da dietro un vetro unto di ditate e di sospiri. Appannato da aliti diversi.
E poi di mezzo c’è un tragitto, vecchio, nuovo. E gente. Che guarda per terra, afa di respiri pesanti, frettolosi. E torna a guardare per terra. Che cercano?
E poi c’è l’unica colla di questi momenti. E poi c’è la nostalgia. Poi ci sono io che mi arrotolo una ciocca di capelli tra le dita. Io che mi brucio le dita per accendere una sigaretta. Io che impreco sottovoce, piano. Io che mi mangio le unghie, che cerco il mio riflesso sui tabelloni pubblicitari di plastica per vedere se i jeans mi stanno bene, per occupare la mente.
Io che sono nervosa, io che penso a cosa farò, senza sapere prima cosa sarò.
Abbozzo un sorriso, più per muovere i muscoli della faccia, che mi sembrano atrofizzati, in realtà. Ostento sicurezza, ho la sigaretta salda tra le dita e alla fine, è l’unica cosa di cui mi preoccupo.
L’odore metropolitano di fumi e fango, piscio e cemento mi piace, mi fa sentire al sicuro.
Forse non sei tu. Io sono io, anche se non mi guardi. Oggi parlo, ma poco. Ho molte cose da dire. Ma non a te.
Ti dico che dovresti leggere Dostoevskij, così, per lasciare l’ultima idea, per l’ultimo suggerimento. Vorrei che mi dicessi di stare zitta, di andarmene. Vorrei che non fossimo qui a parlare di musica, di studio, di famiglie. Vorrei stringere di più un’altra sigaretta, vorrei arrotolarmi attorno alle mani e al collo la sciarpa che ho perennemente addosso, anche d’estate. Vorrei tirare un calcio ad un sasso e tirare un altro calcio alla nostalgia.
Ci sono posti che devono essere visti, concerti che devono essere ascoltati, sigarette che devono essere fumate, persone che devono essere vissute e ascoltate e libri che devono essere letti. Ma non con te.
Allora mi lascio trascinare verso me stessa, svogliatamente, salgo e mi siedo. Vibro un attimo, ma mi accascio subito. Ho già gli occhi lucidi e tu mi dici "ci vediamo presto, vero?".
"No, non ci vedremo più", avrei dovuto risponderti.
Invece mi sono lasciata stirare le labbra da un sorriso stanco e ho accennato con il capo un incerto "sì".
Mentivo. L’ultima lacrima è finita lì, sui sedili sporchi e rotti di un treno.
Le altre, erano per me.
2004
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