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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".

Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".



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Tuesday, January 31, 2006 - ore 18:24


TOLLERANZE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


È un post mooolto lungo, ma dato che scrivo poco, facciamo finta che valga per quattro. Niente premi a chi arriva fino in fondo.

Mi riaggancio al post di Grezzo di qualche giorno fa, sul tema della povertà, dell’integrazione e della tolleranza. Avevo detto che avrei risposto con un mio post.
Tra le varie cose che scrisse Schopenhauer c’è un libro, di importanza secondaria, dal titolo L’arte di avere ragione , in cui non si spiega come far valere le proprie ragioni e far trionfare la verità, bensì si afferma un altro principio: non importa se in realtà hai ragione o torto, devi solo prevalere sul tuo avversario convincendo gli altri che hai ragione tu.
Tra i vari espedienti per prevalere ve n’è uno che chiamerei “l’evidenza del falso”. Un esempio: io e Grezzo torniamo nel passato a 1000 anni fa. Davanti ad una platea di persone discutiamo sul sistema solare. Lui dice che il sole ruota attorno alla terra, e con frasi semplici, logiche e in linguaggio comprensibile ai più mi deride davanti a tutti indicando come il sole cambi posizione col passare del tempo. Lui prevarrà, perché potrei convincere il pubblico del contrario solo con argomenti complessi e spiegazioni lunghe. L’apparenza è quindi spesso un’arma per affermare un principio che potrebbe non essere corretto, ma QUELLA spiegazione è più facile e difficilmente confutabile. Per questo motivo questo mio post è così lungo.
Prendiamo allora la seguente affermazione: sono tollerante nei confronti degli extacomunitari a patto che ci sia reciprocità. Perché dovrei permettere ai musulmani di costruire una moschea in Italia se nel loro Paese i cristiani non possono costruire chiese? Perché dovrei essere tollerante verso le loro usanze se loro non lo sono nei confronti delle nostre? Perché dovrei, quando ci sono sempre più fondamentalisti che ci chiamano infedeli e non rinnegano il terrorismo?
Questa è l’evidenza, il ragionamento facile, la conclusione ovvia.
Di seguito, il mio tentativo di mostrare quanto questo concetto di tolleranza sia incoerente, e di mostrare un altro punto di vista. Non pretendo che sia quello giusto, mi basta che però sia logico e coerente.
1) Do ut des
Ossia, principio di reciprocità. Come si fa a chiamarla tolleranza quando si chiede qualcosa in cambio? Mi pare piuttosto un obbligo a svolgere prestazioni reciproche, un contratto verbale. Se tu sei adempiente anche io lo sono. Non vedo tolleranza in ciò. Proviamo a concepire il rapporto tra due grandi culture come un rapporto di coppia, o di amicizia. Ragionando in questi termini, tanti direbbero che: un rapporto in cui ad ogni cosa che uno fa per il partner, questi debba ricambiare con la medesima moneta non è un rapporto destinato a durare. Noi valutiamo chi ci sta accanto nel suo complesso, e soprattutto ne rispettiamo i limiti, o ciò che percepiamo come tali. Se c’è amicizia o amore vero si fa qualcosa per l’altro senza pretendere nulla di UGUALE in cambio. Tutto ciò che posso al limite pretendere è che l’amico o il partner mi dimostri la sua amicizia o il suo amore nei modi in cui può farlo. Non ho niente in contrario se mia moglie tutte le feste comandate esce di casa e va a messa, lasciandomi a casa da solo, ma posso per questo pretendere, in cambio, di bestemmiare in sua presenza? (è un esempio del cazzo, lo so, ma è solo un esempio)
In altre parole l’altro può avere “limiti” (è un pessimo termine, perché noi li vediamo come limiti, ma potremmo essere noi ad aver limiti) che noi non abbiamo, e i rapporti duraturi sono quelli in cui ognuno fa per l’altro ciò che può in base alle proprie possibilità, e senza aspettarsi di esser ricompensato con uguale moneta. Se si accetta un rapporto a queste condizioni è perché l’altro non ha solo limiti, ma ci dà la possibilità di crescere e arricchirci. Nella crescita, col tempo, tutti e due faremo quanto possibile per attenuare le differenze e per la crescita e l’arricchimento reciproci. Diciamo spesso con naturalezza di una persona: “è fatta così, che ci vuoi fare? Su certi argomenti non ci si può discutere, ma è in gamba in tante altre cose”.
Se queste parole le dicesse un prete ad un corso prematrimoniale tutti farebbero sì con la testa. Ma tornano incomprensibili se le proiettiamo all’incontro fra due culture, e non fra due persone.
2) I “limiti” dell’altro
Nei Paesi occidentali vige una netta separazione tra regole civili e regole religiose. Storicamente il cristianesimo ha senza dubbio influito sui nostri concetti di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma le nostre leggi sono ispirate ad un principio di laicità che rende lecito ciò che invece per la religione non lo è. Nei Paesi dove regna il culto islamico non è così. La religione è alla base del vivere civile, e le leggi vengono fatte in base a ciò che è scritto nel Corano. L’Islam inoltre, insieme all’ebraismo ed al cristianesimo, fa parte delle religioni c.d. abramitiche. I musulmani credono nello stesso Dio di ebrei e cristiani, i musulmani credono in Cristo, ma il loro credo ha subito un’ulteriore evoluzione con la successiva venuta di Maometto, che ha impresso un sigillo, in base al quale non si può tornare indietro. Basta fare due più due, e forse riusciamo a capire perché nei Paesi islamici, le cui leggi civili sono emanazione di regole religiose, è molto difficile permettere le stesse cose che sono permesse nei Paesi occidentali. Obbligarli a costruire chiese, per tornare all’esempio, sarebbe come costringerli a fare qualcosa contro il loro sistema, che è anche la loro identità. Sarebbe come costringerli a “laicizzarsi”, quindi ad occidentalizzarsi. È questo il concetto di tolleranza tutto occidentale. Il nostro è il migliore dei mondi possibili, il tuo è sbagliato. Se vuoi che io ti permetta di stare nel mio mondo, devi annullare la tua identità e omologarti al mio stile di vita. Non è tolleranza questa. È colonialismo.
Ma va anche aggiunto che il sistema di leggi dell’islam è un sistema che si presta ad un’evoluzione continua, frutto di un’opera di interpretazione, e con un processo evolutivo e interpretativo si possono arrivare a colmare parecchie differenze. La stessa storia dei rapporti fra Europa e Medio Oriente è una storia di rapporti prevalentemente commerciali, di alleanze, di scambi, e nelle centinaia di anni che vanno dal califfato ai giorni nostri i periodi di guerra rappresentano una minima parte rispetto ai periodi di relazioni commerciali, crescita e rapporti umani.
3) Povertà e fondamentalismi
Beh, il “migliore dei mondi possibili” è una civiltà omologata grazie alla globalizzazione. Una civiltà in cui si è perso il concetto di tradizione, quindi il concetto di identità. La storia? Oggi tanti la conoscono solo attraverso le fiction televisive. L’esperienza di chi è più anziano di te? Non serve più, quindi non serve più neanche il rispetto per gli anziani. La parola d’ordine è “innovazione”. Abbiamo perso il concetto di identità, e nell’incontro con un’altra civiltà in cui identità e tradizione sono invece forti, cerchiamo noi di imporre a loro il nostro punto di vista, e ad ogni attrito che nasce diamo la colpa all’altro, quando le cause sono invece da ricercare nella nostra debolezza. Un uomo e una donna, entrambi consapevoli del loro modo di essere, e determinati a farlo conoscere all’altro, si incontrano, nessuno prevale sull’altro, ma ciascuno arricchisce l’altro. Un rapporto di coppia in cui uno prevale sull’altro non è destinato a durare. Allo stesso modo due culture: io sono italiano, europeo, questi sono i miei usi e i miei costumi, questa è la mia storia, questo è il mio modo di essere, e tu non puoi cambiarlo. Premesso questo, fammi vedere che cos’hai che io non ho, perché quello che hai non mi cambia ma mi arricchisce. Questo dovrebbe essere il giusto confronto.
E invece cosa abbiamo?
Da un lato noi, con stile di vita McDonald e CocaCola. L’occidente, un quinto della popolazione mondiale che detiene e sfrutta i quatto quinti delle risorse della terra, mentre ai restanti quattro quinti della popolazione mondiale rimane il 20% residuo. Il nostro mondo, in cui non si produce per soddisfare i bisogni, ma si producono nuovi beni destinati a creare nuovi bisogni, che alimenteranno nuova domanda, e un sempre maggiore spreco di risorse. Gandhi diceva che sulla terra ci sono risorse sufficienti a far sì che ciascuno possa vivere con dignità, ma che le risorse della terra non bastano per far sì che tutti vivano nel lusso.
Dall’altro lato, il non occidentale, che fa parte dei restanti quattro quinti della popolazione umana che ha a disposizione il 20% delle risorse della terra. Che grazie a internet e alla televisione, nel suo Paese dove si fatica a trovare acqua potabile vede i programmi delle nostre TV con la famiglia felice del Mulino Bianco. Che quando viene da noi capisce che non è facile guadagnarsi da vivere, e se si vuole integrare deve “pensarla come noi”.
Dall’altro lato ancora abbiamo i fondamentalisti, che non sono terroristi. Dei religiosi, solo una parte di essi sono fondamentalisti, e solo una minima parte di fondamentalisti sono o diventano terroristi.
Ma soprattutto, è dalla nostra falsa tolleranza che il terrorismo troverà terreno fertile tra le masse.
Quattro miliardi e passa di esseri umani ha a disposizione un quinto delle risorse della terra. I restanti due miliardi scarsi di esseri umani sfrutta sistematicamente i 4/5 delle ricchezze, che spesso si trovano nei terreni dei paesi poveri. E ci meravigliamo se da questi quatto miliardi di poveri esce qualche migliaio di terroristi?
In questi giorni, forse i primi segnali che questa strategia della falsa tolleranza, dell’imposizione del nostro modo di vedere le cose, senza il minimo rispetto dei “limiti” dell’altro, sta ottenendo una reazione contraria.
- Il partito fondamentalista, con elezioni democratiche, ha trionfato in Palestina. All’imperialismo mascherato da democrazia della superpotenza tutto ciò non sta bene. Il governo di Hamas cadrà, perché l’occidente vuole così. Ma è un segnale.
- Il ricatto del do ut des continua anche nei confronti dell’Iran, che vuole passare al nucleare ma è vittima di un processo alle intenzioni. Perché NOI siamo il bene, e LORO sono il male, quindi nelle loro mani il nucleare è un’arma, a priori e a prescindere.
Gli Stati Uniti sono l’unico Paese della storia ad aver usato un’arma nucleare in un conflitto.
Gli Stati Uniti hanno usato anche armi chimiche, basti pensare al Napalm e all’agent orange in Vietnam.
Gli Stati Uniti sono stati tra i primi ad usare anche armi batteriologiche, distribuendo ai nativi americani viveri e coperte intrisi del virus del vaiolo, allo scopo di sterminarli, annientando in alcuni casi intere tribù, come i Mandan, imparentati con i Sioux.

- In Turchia hanno bandito Pavarotti perché è un infedele. Anche questo forse è un segnale, sembra una sciocchezza ma non lo è, perché è successo in Turchia, non in Pakistan.
Non tutti i poveri della terra sono musulmani, ma comunque sia, circa quattro miliardi di persone oggi avrebbero i loro buoni motivi per incazzarsi con noi. E se decideranno di farlo…




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