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Wednesday, February 15, 2006 - ore 23:01


PROBLEMA AVIARIA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Desidero parlare ora di un argomento più serio... Il problema più attuale in questi giorni: l’influenza AVIARIA. Ho scelto un articolo presente nel sito dell’ANSA.

E’ ormai crisi su tutti i fronti, con i consumatori sempre più diffidenti. La sindrome da influenza aviaria sta investendo sempre più il Paese, mostrandosi psicosi tutta italiana per ora estranea agli altri Stati europei, trascinando l’ intero settore dell’ allevamento avicolo verso il tracollo. L’arrivo del virus sul territorio nazionale ha ampliato gli effetti di una crisi già cominciata dall’ estate scorsa e, nei soli ultimi due giorni, il calo dei consumi di carni avicole è stato senza precedenti: -70%.

Il dato allarmante è stato diffuso da Fedagri-Confcooperative, organizzazione che raggruppa le aziende più rappresentative del settore avicolo. E a questo si aggiungono gli altrettanto allarmanti dati diffusi sempre dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia): le aziende stanno perdendo 6 milioni di euro al giorno e, dall’ inizio della crisi, sono stati già stati persi complessivamente 650 milioni di euro. Dunque, secondo la Cia, "la psicosi da aviaria è ormai devastante".

Unanime l’allarme. E non sembrano bastare più le assicurazioni sugli allevamenti italiani nei quali, in ogni caso, i controlli sono sempre più serrati ed escludono qualunque rischio. Che la carne avicola nazionale sia sicura lo garantiscono tutti ma, nonostante ciò, la diffidenza cresce. I più colpiti, secondo la Cia, sono gli allevamenti rurali e biologici che rappresentano più del 10% della produzione di pollame in Italia. Si tratta di strutture che si sono sviluppate negli ultimi anni allevando animali a terra e che ora rischiano di chiudere entro breve tempo. Intanto per l’ intera occupazione del comparto, che dà lavoro a 180.000 persone, è in vista un drammatico dimezzamento dopo le prime uscite a gennaio di oltre 30.000 persone in cassa integrazione.

"Siamo prossimi al tracollo", commenta allarmato il presidente di Fedagri, Paolo Bruni, per il quale "il settore non può resistere altri quindici giorni in queste condizioni". A fronte di ciò si attendono ora risposte dall’ Unione europea affinché vengano sbloccate le misure a sostegno del settore. In tal senso un decreto del ministero delle Politiche agricole, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 26 gennaio scorso, ha autorizzato l’ Agea ad acquistare fino a 17.000 tonnellate di carne di pollame, da destinare poi ad aiuti alimentari, per un totale di 20 milioni di euro. "Chiediamo che vengano rese effettive queste misure di sostegno - continua Bruni - anche se si tratta di una misura non risolutiva della crisi ma che consentirebbe una boccata di respiro per aziende e mercato".

Sulla stessa linea anche il presidente della Coldiretti, Paolo Bedoni: "Agli allevamenti italiani non è arrivato finora neanche un euro; serve ora un intervento straordinario del Governo per non far scomparire l’allevamento made in Italy che, come hanno confermato politici e scienziati, è garanzia di sicurezza e qualità per tutti i cittadini". Per Bedoni, poi, "l’assurda bocciatura comunitaria dell’etichetta made in Italy del pollame dimostra che occorre agire con decisione per rimuovere ostacoli pretestuosi che rischiano di cancellare questo settore economico". Anche Confagricoltura sollecita l’ Ue, convinta che "per l’ avicoltura è necessario che le istituzioni comunitarie si mobilitino con un pacchetto di interventi commisurati alla gravità della situazione"

I dati, in ogni caso, mostrano che quella del calo di consumi di carni avicole è una psicosi tutta italiana. Consumi e prezzi, infatti, sono rimasti abbastanza stabili negli ultimi mesi negli altri Paesi europei, come dimostra un’ indagine dell’ Istituto Piepoli. In Germania i prezzi si sono mantenuti tra 1,6 e 1,8 euro al chilo, in Spagna c’é stato un calo dei prezzi da 1,5 a 1,3 euro al chilo e in Francia da 1,8 a 1,4 euro al chilo. Soltanto in Italia il prezzo è sceso da 1,5 a 0,90 euro.


... La condizione come si può vedere è davvero seria, le aziende non vendono, se non si vende non è necessario produrre, e ciò si traduce in licenziamenti di massa!!! Se ragioniamo in termini individuali ciò non potrebbe interessarci, nella mia famiglia nessuno lavori in questo campo, ma se vogliamo essere dei cittadini civili un minimo interesse dobbiamo dimostralo! Io vi faccio solo una domanda? Tutti gli animali che devono essere uccisi, secondo voi se non vi è domanda che fine fanno?
Vi rispondo io: parte viene destinata ad usi alternativi (come per esempio i Paesi del Terzo Mondo, che poverini al solo vedere un pollo gli vengono gli occhi lucidi); il resto viene correttamente congelato e lasciato in deposito per essere venduto quando la crisi sarà superata... Quei polli prima o poi verranno mangiati, se non oggi domani...

PRO: Questa situazione ha generato un forte allarme che può essere tradotto in maggiore rigidità nei controlli e nella qualità!!!

Spero si trovi una soluzione!!!!!!!!!!!




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