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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".
ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".
Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".
Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".
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Saturday, August 12, 2006 - ore 15:15
The New World Order - PARTE VII - 9/11, Medio Oriente e Nuovo Ordine Mondiale
(categoria: " Vita Quotidiana ")
segue dal post del 15 luglio Nei precedenti post sull’attentato dell’11 settembre 2001, di cui troverete i link in testata, sono state illustrate, per sommi capi e in sintesi, le teorie alternative contro la versione ufficiale dell’attentato, che è stato la miccia dalla quale è poi esplosa la guerra al terrorismo e tutto quello che è successo e sta succedendo in Medio Oriente.
In base a queste teorie, l’amministrazione americana, e forse lo stesso Bush, sapevano in anticipo ciò che sarebbe successo, e la stessa matrice dell’attentato sarebbe da ricondurre non ad organizzazioni estremiste di stampo religioso, né alla tanto esaltata e inesistente rivalità tra Islam e mondo occidentale, bensì a gruppi di potere che con la religione e con l’Islam non hanno niente a che vedere.
Qualche volta, davanti a un bicchiere di vino con gli amici, può saltar fuori questa ipotesi, alla quale credo fermamente, e la domanda che sorge spontanea e prevedibilissima negli interlocutori è: perché?
Eh già, c’è sempre un movente. Se è vero ciò che dici, devi anche spiegarmi perché mai qualche organizzazione o centro d’affari dovrebbe volere una cosa del genere. Cosa c’è in gioco?
Tratto da "11 settembre, il nuovo ordine" di Laura Giannini, su www.girodivite.com
"L’11 settembre il mondo si è fermato. L’11 settembre ha inaugurato una nuova era di guerre e repressioni scatenate non da un solo impero, quanto, invece, dalla sua legittimazione internazionale. Da quel momento in poi la dottrina di Bush è diventata globale.”
Oggi, a qualche anno di distanza dall’inizio della crociata,
“... la guerra al terrorismo più che una dottrina per il dominio del mondo, si sta dimostrando un facile slogan utilizzabile da qualsiasi altro impero che voglia liquidare l’opposizione. Si può utilizzare anche, però, contro i movimenti di liberalizzazione o di tutela dei diritti umani, estesa a piacimento contro gli immigrati indesiderati, e perché no?, anche nei confronti dei giornalisti "ficcanaso". Il mondo è stato pervaso da una febbre, che noi potremmo definire soltanto paura. Paura di cosa? paura di chi?. Se si prendono in esame i discorsi, le propagande dei leader europei della destra, il nemico, il morbo, il virus da sconfiggere è l’Islam, che si insinuerebbe nelle civiltà occidentali per danneggiarne i valori, le tradizioni, le identità. Da questo sarebbe derivato il terrorismo.
Ma di quale Islam parlano questi politici?. Non fanno certo riferimento a quello dei testi sacri, a quello dell’età d’oro dell’impero arabo, e nemmeno a quei credenti moderati che assistono senza parole e senza fiato agli avvanimenti. No, si ostinano a parlare dell’Islam della Jihad, dell’Islam di coloro che mettono le bombe, dell’Islam di coloro che applicano la legge del taglione, dell’Islam di coloro che rinunciano alla propria vita convinti di aver ricevuto la missione di purificare il mondo... l’Islam come portatore di morte, di sventure, di crimini orrendi. Oggi musulmano è sinonimo di terrorista e proprio per questo l’America di Bush non ha esitato ad attuare leggi anti-terrorismo, varate subito dopo l’11 settembre: chiunque può essere fermato con l’accusa di essere combattente nemico o terrorista. Sono state crate delle zone extra-territoriali, per esempio Guantanamo, dove non vige di certo la carta dei diritti fondamentali, usate come prigioni dei talebani catturati in Afghanistan. Bisogna riconoscere che Bush, pur definendosi uno spirito democratico, ha superato di tanto i limiti della pacificazione. Non va sottovalutato il fatto che dietro l’Islam, percepito soltanto con pregiudizio, ci sono uomini, lavoratori, immigrati, venuti in Europa o in America per sfuggire alla povertà. E se qualcuno offre loro la possibilità di stare meglio o di non soffrire più, non se la lasciano di certo scappare. E forse questa è una spiegazione plausibile del perché l’Islam si sia insinuato nella società mondiale.
Il Cittadino europeo ha paura per la propria vita, ha paura per la propria esperienza democratica, ha paura per l’avvenire dei propri figli. Ma siamo passati dall’attacco all’Afghanistan, presunta patria di Bin Laden, alla guerra in Iraq, che, peraltro, continua ancora con attacchi terroristici verso i militari dei paesi alleati all’America, perché è l’unico modo per sconfiggere il terrorismo dei Kamikaze.
È evidente che la nazione più armata del mondo vuole garantirsi una posizione di prestigio, vuole mantenersi il monopolio della forza e l’attacco al terrorismo non è altro che l’ennesimo tentativo per accaparrarsi le risorse delle terra, e guarda caso proprio quella che oggi giorno conta di più: il petrolio.”
Il “movente” sarebbe quindi, naturalmente, quello energetico, e quanto accaduto l’11 settembre sarebbe perciò un tassello da incastrare nel mosaico insieme ad altri, fino ad avere ben chiaro il quadro generale. Il quadro generale è la scarsità di risorse energetiche, che comporta le attuali mire della Superpotenza a sconvolgere gli equilibri politici ed economici del Medio Oriente, giustificato dalla crociata contro il terrorismo.
Prima l’Afghanistan, poi l’Iraq, poi l’Iran (leggere il post di SebackiZ “Il vero obiettivo è l’Iran) e il Libano.
Ma chi sono gli antagonisti?
Tratto da
La guerra al Libano e la battaglia per il petrolio
di Michel Chossudovsky* - Global Research
su www.comedonchisciotte.org
C’è forse una relazione tra il bombardamento del Libano e l’inaugurazione del più grande oleodotto strategico del mondo, che trasporterà oltre un milione di barili di petrolio al giorno ai mercati occidentali?
Virtualmente ignota, l’inaugurazione dell’oleodotto Ceyhan-Tbilisi-Baku (BTC), che collega il Mar Caspio al Mediterraneo Orientale, ha avuto luogo il 13 luglio, all’inizio dei bombardamenti israeliani in Libano.
Israele ha una quota nei campi petroliferi azeri, dai quali importa circa il venti percento del suo petrolio. L’apertura dell’oleodotto aumenterà in modo sostanziale le importazioni petrolifere israeliane dal bacino del Mar Caspio. Ma c’è un’altra dimensione che si correla direttamente alla guerra in Libano. Laddove la Russia è stata indebolita, Israele ha buone possibilità di giocare un ruolo strategico importante nel "proteggere" il trasporto e i corridoi dell’oleodotto nel Mediterraneo Orientale fuori da Ceyhan.
La militarizzazione del Mediterraneo Orientale
Il bombardamento del Libano è parte di una road map militare attentamente pianificata e coordinata. L’estensione della guerra alla Siria e all’Iran è già stata contemplata dai pianificatori di guerra statunitensi ed israeliani. La più vasta agenda militare è intimamente connessa al ruolo strategico del petrolio e degli oleodotti. Ed è sostenuta dai giganti petroliferi occidentali che controllano i corridoi petroliferi. In ultima analisi, la guerra mira al controllo territoriale sulla linea costiera del Mediterraneo orientale.
In questo contesto, l’oleodotto BTC, controllato dalla British Petroleum, ha cambiato drammaticamente la geo-politica del Mediterraneo Orientale, che è ora collegata, mediante un corridoio energetico, al bacino del Mar Caspio.
Israele fa ora parte del asse militare anglo-statunitense, che serve gli interessi dei giganti petroliferi occidentali in Medio Oriente e nell’Asia Centrale.
Mentre i rapporti ufficiali dichiarano che l’oleodotto BTC "porterà petrolio ai mercati occidentali", quello che viene raramente riconosciuto è che parte di quel petrolio dal Mar Caspio sarà direttamente incanalato verso Israele. A riguardo, è stato previsto che un progetto di oleodotto subacqueo israelo-turco collegherebbe Ceyhan al porto israeliano di Ashkelon e da lì, mediante il principale sistema di trasporto petrolifero israeliano, al Mar Rosso.
L’obbiettivo di Israele non è solo acquisire petrolio del Mar Caspio per il proprio consumo interno, ma anche giocare un ruolo chiave nella ri-esportazione del petrolio dal Mar Caspio verso i mercati asiatici lungo il porto di Eilat sul Mar Rosso. Le implicazioni strategiche di questo re-indirizzamento del petrolio dal Mar Caspio sono di vasta portata.
Il re-indirizzamento del petrolio dell’Asia Centrale
Stornare il petrolio e il gas dell’Asia Centrale verso il Mediterraneo Orientale (sotto la protezione militare israeliana) per il re-export all’Asia serve a minare il mercato energetico inter-asiatico, che è basato sullo sviluppo di corridoi petroliferi diretti che collegano l’Asia Centrale alla Russia e all’Asia del Sud, la Cina e il Lontano Oriente.
In ultima analisi, il progetto vuole indebolire il ruolo della Russia in Asia Centrale e tagliare fuori la Cina dalle riserve petrolifere della regione. Ha anche lo scopo di isolare l’Iran.
Nel frattempo, Israele è emerso come nuovo e potente giocatore nel mercato energetico globale."
Lo scorso 8 marzo scrissi un post dal titolo “Buon compleanno”, che concludeva con
“Che succederà nei prossimi anni alle risorse energetiche (e quindi agli equilibri politici ed economici internazionali) quando il miliardo e mezzo e più tra cinesi e indiani che stanno inserendosi nel commercio mondiale reclameranno la loro fetta di torta?
Come dicevo, non ci sono risorse sufficienti per farci vivere tutti nel lusso. Così, aumenterà ancora di più il divario tra ricchi e poveri. Le risorse del pianeta si esauriranno. Ci saranno guerre. E per l’umanità verrà la fine.”
I nodi stanno pian piano venendo al pettine…
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