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Monday, October 16, 2006 - ore 10:57
Quando un cetaceo muore
(categoria: " Poesia ")
Bastava un singolo istante,
un batter di rovinose ciglia,
uno spiumare d’ali infrante,
e la lieve stortura
già s’era insinuata
sotto l’epiglottide,
alla base del torace,
fra il calmo
ch’era la mia mente
e ora un precipito,
tensione,
trema,
sputacchia,
mar di ricino,
e mentrintanto
lei m’osservava
e mi baciava le lacrime
incantando gemiti,
io ora,
scafandro pensante,
ero già nell’abisso turpe,
deficitavo d’ossigeno
e il casco m’aprivo,
spalancandolo
all’oceano nero immenso,
grazie.
Grazie.
Paolo Ferrante
E’ vero: sono in sovrappeso; è innegabile che io abbia parecchi chili di troppo; me ne ricordo ogni volta che mi guardo allo specchio.
Ma ho scelto questa poesia, non perchè io soffra di complessi d’inferiorità, bensì perchè nei giorni scorsi un perfetto sconosciuto mi ha definita "negletto cetaceo", "vecchia pagoda col culo da cicciona", "balena con i boccoli", etc.
La mia prima reazione è stata quella di scoppiare a piangere, per la cattiveria gratuita di cui può essere capace la gente.
Poi, ripensandoci, mi sono resa conto che questa persona non mi ha mai vista, nemmeno in foto ... Lui, poverino, non sapendo esprimere un’opinione sugli argomenti trattati nei miei post (amore, attrazione, sesso), si è reso ridicolo, abbassandosi a scrivere insulti del tutto fuori luogo.
Conclusione: ora mi viene ancora da piangere, ma non per me, bensì per lui, per la sua triste solitudine, per la sua meschina vigliaccheria.
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