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BigFisc, 24 anni
spritzina di Isola che non c'è
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STO LEGGENDO

Jim Morrison:

Non ho scelto io di nascere, quindi lasciatemi vivere come mi pare;


Non arrenderti mai, perchè quando pensi che sia tutto finito, è il momento in cui tutto ha inizio;


A volte il vincitore è un sognatore che non ha mai mollato;


NON SI PUO’ DIRE DI AVER VISSUTO SE PRIMA NON SI E’ PROVATO CIO’ CHE E’ PROIBITO;


Sii sempre come il mare che infrangendosi contro gli scogli trova sempre la forza di riprovarci;


Se le persone che parlano male di me, sapessero quello che dico io di loro, parlerebbero peggio;


HO VISTO



STO ASCOLTANDO

Se tu dall’altipiano guardi il mare,
Moretta che sei schiava fra gli schiavi,
Vedrai come in un sogno tante navi
E un tricolore sventolar per te.

Faccetta nera, bell’abissina
Aspetta e spera che già l’ora si avvicina!
quando saremo insieme a te,
noi ti daremo un’altra legge e un altro Re.

La legge nostra è schiavitù d’amore,
il nostro motto è LIBERTÀ e DOVERE,
vendicheremo noi CAMICIE NERE,
Gli eroi caduti liberando te!

Faccetta nera, bell’abissina
Aspetta e spera che già l’ora si avvicina!
quando saremo insieme a te,
noi ti daremo un’altra legge e un altro Re.

Faccetta nera, piccola abissina,
ti porteremo a Roma, liberata.
Dal sole nostro tu sarai baciata,
Sarai in Camicia Nera pure tu.

Faccetta nera, sarai Romana
La tua bandiera sarà sol quella italiana!
Noi marceremo insieme a te
E sfileremo avanti al Duce e avanti al Re!


ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...




ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
2) Uscire dalla doccia e non avere l'accappatoio lì vicino..
3) ...l'uni...gli esami...la laurea che sembra non volerne sapere di finire tra le mie mani...
4) Non potersi trasformare in Super Sayan e sfogarsi su chi ti ha rotto veramente il CAZZO!!!!!!!!

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero



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SONDAGGIO: QUESITO ESISTENZIALE....


preferisci l’’uomo con la pancetta o il fisicaccio palestrato???

l’’uomo con un po’’ di pancetta...
l’’uomo con il fisico palestarto...
il culturista...

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Friday, January 19, 2007 - ore 16:01


A BENON...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(AGI) - Milano, 18 gen. - Una laurea "per l’Europa": questo il motivo del conferimento della Laurea honoris causa in Scienza politiche da parte dell’Universita’ Cattolica al Presidente del Consiglio, Romano Prodi e all’ex primo ministro spagnolo Jose’ Maria Aznar. Il riconoscimento e’ stato conferito oggi pomeriggio nell’ateneo milanese.
Romano Prodi, si legge nelle motivazioni della laurea "nella sua attivita’ politico-istituzionale ha perseguito una costante impostazione europeista, conseguendo risultati di grande significativita’. Come presidente del Consiglio dei ministri ha promosso la storica adesione dell’Italia all’Euro.
Come presidente della Commissione europea ha accompagnato il passaggio all’euro e ha promosso il processo di riforma, in termini sia di governance sia di istituzioni, conseguente anche al vertice di Nizza. In particolare ha operato per la nascita della Convenzione europea, tesa alla costituzionalizzazione dell’Unione Europea, per il rafforzamento delle istituzioni dell’Unione Europea nel rispetto del principio di sussidiarieta’, per l’allargamento dell’Unione e per l’affermazione della stessa sulla scena mondiale come fattore di cooperazione e di pace". (AGI)

MA SECONDO VOI SE L’E’ MERITATA VERAMENTE??

L’Italia per entrare nell’euro accettò un tasso di conversione molto deprezzato rispetto al reale valore della lira e soprattutto della sua economia. Fu presa per la gola da Germania e Francia, quando di fatto ci venne intimato: «O entrate a queste condizioni o niente». È una verità scomoda, sulla quale per oltre cinque anni l’establishment politico e economico italiano ha taciuto e che, oggi, sia pur a mezza bocca comincia ad ammettere. Una verità che avrebbe leso il totem, l’idolatria dell’europeismo a tutti i costi e della moneta unica.
Non si tratta di un’affermazione politica, lanciata facilmente nella polemica successiva alla doppia bocciatura, francese e olandese, della Costituzione europea. Si tratta, bensì, di una verità matematico-economica con la quale si può dimostrare che il rapporto di cambio non valeva un euro contro 1936,27 lire, ma avrebbe potuto valere di più se l’Italia di allora avesse difeso le sue posizioni economico monetarie.
Il valore dell’euro fu fissato nel 1998, all’epoca del governo Prodi. Il valore di quella che sarebbe stata la futura moneta europea era pari a quello dell’Ecu (European currency unit), che non era una vera e propria moneta ma un paniere, una sorta di contenitore di quindici monete che, con pesi e percentuali diverse, componevano questa unità di conto europea. I tassi di conversione delle varie monete nazionali, dunque della nostra lira, è stato ottenuto con una trattativa che partiva dal valore dell’Ecu. È noto che la Germania, di fronte a una ritrosia dell’opinione pubblica tedesca ad abbandonare una moneta forte e affidabile come il marco, ottenne un cambio favorevolissimo pari a 1,95583 per un marco. Basta leggere i giornali dell’epoca per ricordarlo bene. Fu deciso che un marco valeva più di un euro, che circa 6 franchi francesi (6,55957) valevano un euro, che ben 2 fiorini olandesi (2,20371) facevano un euro. Per capire la perdita della lira, al momento fatale in cui vennero fissati i tassi di conversione basta un’operazione molto semplice, consultare gli ultimi valori di cambio fra la moneta italiana e le altre divise europee che sarebbero entrate nell’euro. Si verificherà la perdita della lira nella stretta finale.
Ma per comprendere a fondo la dinamica bisogna andare ancora indietro. Agli inizi di maggio del 1998 vennero individuato i cosiddetti “Paesi In”, quelli che avrebbero partecipato alla prima fase dell’Unione Monteraria, e furono fissate le parità bilaterali delle undici monete europee (Gran Bretagna, Svezia, Danimarca si tennero fuori, mentre la posizione della Grecia fu sospesa), in altre parole il cambio fisso tra lira e marco, lira e franco, lira e peseta, ecc. In quella stessa occasione fu dato il via alla costituzione della Banca Centrale Europea, l’organismo di governo della politica monetaria dell’eurozona con sede a Francoforte, a cui fu affiancato il Sebc (il Sistema europeo delle banche centrali).
Il sospetto, suffragato da più di un elemento, e che l’Italia pur di conseguire quello che allora appariva come uno storico traguardo, enfatizzato da tutta la retorica europeista, accettò condizioni capestro, imposte dall’asse franco-tedesco, che deprezzarono il valore della sua moneta e soprattutto della sua economia. Si ricordino le dichiarazioni del ministro tedesco delle Finanze dell’epoca, l’arcigno Hans Tietmeyer, che non voleva accogliere l’Italia nell’euro. Di qui la decisione, dettata più dalla brama di poter portare l’Italia nella moneta unica che da effettive convenienze economiche, di accettare le imposizioni dei “padroni” di Bruxelles. La lira fu deprezzata e soprattutto non fu considerato il valore complessivo dell’economia italiana, nella quale il sommerso occupa un peso non irrilevante. In verità, tra il ’98 e il ’99, le voci dissenzienti furono pochissime. A giocare un ruolo non furono solo la imposizioni franco-tedesche ma anche “l’euroeuforia” italiana, quella voglia di esserci a tutti i costi, quella propensione a prendere per oro colato tutto quanto viene dall’Europa. Si aggiunga che il centrosinistra già stava dando i primi segnali di crisi politica e elettorale, che avrebbe condotto alla sconfitta del 2001, per cui occorreva un risultato politico, l’euro appunto, con cui incantare gli italiani.
In questi anni, ragionare civilmente, confrontandosi senza tensioni, sulla scelta dell’euro non è stato possibile. Era contrario alle regole del “politically correct”, quasi esistesse nel codice il reato di “vilipendio all’euro”.
L’euro, sarebbe ingeneroso non ammetterlo, non ha significato solo lacrime e disastri, ha conferito stabilità, ha messo al riparo da speculazioni, ha controllato l’inflazione. Ma le economie europee, tutte a eccezione dei britannici che si sono tenuti fuori dall’euro, non crescono, sono ferme, avanza la recessione e la disoccupazione. Se si ha il coraggio di rileggere i giornali tedeschi dell’epoca si potrà constatare il dibattito che si sviluppò tra gli industriali e i banchieri tedeschi, i primi premettero perché l’Italia entrasse comunque nell’euro perché restando con la lira avrebbe ottenuto un forte vantaggio commerciale e produttivo nel piazzare le sue merci sui mercati globali.
Il dibattito sulla lira e sull’euro non serve a tornare indietro ma a capire che solo di fronte alla religione esistono verità assolute.

Potrebbero dargliene una anche in economia... Visto che è così bravo!


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