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Friday, March 16, 2007 - ore 13:41
La pioggia nel pineto
(categoria: " Poesia ")
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Taci.
Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane;
ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane.
Ascolta.
Piove dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici salmastre ed arse,
piove su i pini scagliosi ed irti,
piove su i mirti divini,
su le ginestre fulgenti di fiori accolti,
su i ginepri folti di coccole aulenti,
piove su i nostri volti silvani,
piove su le nostre mani ignude,
su i nostri vestimenti leggieri,
su i freschi pensieri che lanima schiude novella,
su la favola bella che ieri tilluse, che oggi millude, o Ermione.
Odi?
La pioggia cade su la solitaria verdura con un crepitío che dura
e varia nellaria secondo le fronde più rade, men rade.
Ascolta.
Risponde al pianto il canto delle cicale
che il pianto australe non impaura, nè il ciel cinerino.
E il pino ha un suono,
e il mirto altro suono,
e il ginepro altro ancóra,
stromenti diversi sotto innumerevoli dita.
E immersi noi siam nello spirto silvestre, darborea vita viventi;
e il tuo volto ebro è molle di pioggia come una foglia,
e le tue chiome auliscono come le chiare ginestre,
o creatura terrestre che hai nome Ermione.
Ascolta, ascolta.
Laccordo delle aeree cicale a poco a poco più sordo
si fa sotto il pianto che cresce;
ma un canto vi si mesce più roco che di laggiù sale,
dallumida ombra remota.
Più sordo e più fioco sallenta, si spegne.
Sola una nota ancor trema, si spegne, risorge, trema, si spegne.
Non sode voce del mare.
Or sode su tutta la fronda crosciare largentea pioggia che monda,
il croscio che varia secondo la fronda più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dellaria è muta;
ma la figlia del limo lontana, la rana, canta nellombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia, Ermione.
Piove su le tue ciglia nere sìche par tu pianga ma di piacere;
non bianca ma quasi fatta virente, par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca aulente,
il cuor nel petto è come pesca intatta,
tra le pàlpebre gli occhi son come polle tra lerbe,
i denti negli alvèoli son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta, or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude ci allaccia i mallèoli, cintrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti silvani,
piove su le nostre mani ignude,
su i nostri vestimenti leggieri,
su i freschi pensieri che lanima schiude novella,
su la favola bella che ieri milluse, che oggi tillude,
o Ermione.
Gabriele DAnnunzio (1863 - 1938)
Dedicata a tutti coloro che sanno tacere, ascoltare e udire.
Dedicata a me che domani raggiungerò la soglia dei 35 anni.
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