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Monday, March 19, 2007 - ore 11:32
(categoria: " Vita Quotidiana ")
LA VITA NON E’ FACILE:
OGNI SCELTA, GIUSTA O SBAGLIATA CHE SIA,
APRE PORTE CHE NON SI POSSONO CHIUDERE PIU’,
MA APRE ANCHE NUOVI SENTIERI...
E LE POSSIBILITA’ DI PERDERSI SONO TANTE...
STA A NOI TROVARE LA STRADA DA PERCORRERE..
Quando i tuoi sentimenti sono espressi al massimo, quando tutti li possono vedere e percepire, capita che tu ti senta una "lagna" se sei triste o di troppo quando sei felice. Alla fine nessuno ti ascolta più, perché troppo sovente ti hanno visto star male e credono che ogni volta sia una delle tue solite cavolate o un’altra delle tue paranoie.
Allora che fai?
Decidi di indossare una bella maschera, di quelle col sorriso allegro stampato in faccia, che può celar anche occhi rossi dal pianto. Così, se prima nessuno ti ascoltava, ora è anche peggio.
Tutti ti vedono sempre sorridente, si convincono che la tua vita sia serena e spensierata, e tu glielo fai credere, rispondendo "bene" ogni volta che ti chiedono"come va?". Ma in realtà non è così, soffri, ma non lo dai a vedere, perché dare spiegazioni sarebbe troppo duro o difficile o semplicemente non hai voglia di parlarne, così molte volte vuoi piangere ma non ci riesci e molte altre ricacci indietro le lacrime perché il momento è inopportuno. Gli altri si accorgono di te meno di prima, e ci stai male il doppio; e se a qualcuno viene il dubbio che tu abbia qualcosa può capitare che tu provi a parlarne, ma non sempre scegli la persona adatta, quella che può o vuole capirti, e ti chiedi a cosa serve quella maschera che hai faticato a creare se adesso sei più infelice di prima.
Se non trovi la persona con cui parlare scoppi, e lo sai, eppure non hai alternativa se non trovi una valvola di sfogo. Ma gli amici sono tutti presi dalle loro vite per accorgersi veramente di te, non lo fanno nemmeno apposta, lo fanno e basta. Ma tu c’eri ad aiutare loro. Qui mi torna in mente una lettera che tempo fa, quando ancora non indossavo la “maschera”, il diavoletto che sta sulla mia spalla ha scritto all’angioletto che sta sull’altra spalla:
<<Non ti stufi ad aiutare tutti?Non vorresti diventare egoista?Non ti da fastidio fare sacrifici per gli altri, vederli godersi e dare per scontato quello che hanno, anche se l’hanno ottenuto per un tuo sacrificio?non si ricordano quello che hai fatto per loro, dalle cose più futili, al rinunciare a una cosa per te importante per correre da loro quando stavano male, e perché gli vuoi bene. Ma è difficile ascoltarli lamentarsi di quello che hanno che tu non hai, vero? Non capisci che sarebbe tutto più facile se te ne fregassi di tutto e di tutti? Se non ti importasse della felicità altrui? Se non rinunciassi così spesso a quello ch vorresti per cederlo a qualcuno che secondo te ci tiene di più, saresti più felice, soffriresti meno! Tanto nessuno si sacrifica per te, nessuno corre a consolarti quando sei giù, è già tanto se gli amici si accorgono se stai male. Sì, sono troppo presi dalla loro felicità o dalla loro tristezza per badare a te. Quando gli hai ricordato che esisti, se ben ricordi, la risposta è stata:”scusa se in questo periodo sono distante, è che ho la testa da un’altra parte” non ti ha dato fastidio? Non ci stavi malissimo? E allora perché hai risposto “sì sì, fa niente, non ti preoccupare, ti capisco.”? Tutto sarebbe più facile se pensassi solo a te stesso e non ti importasse di niente!>>
L’angioletto non ha risposto, e nemmeno io l’ho fatto, perché non sarei capace a guardare gli altri star male senza provare a fare nulla, e non è la via più facile quella che sto cercando, ma neanche la più difficile, sto cercando un equilibrio. Una via di mezzo, dove posso rinunciare alla maschera sorridente, continuare ad aiutare gli altri ma anche dove qualcuno ci sia per me quando ho bisogno.
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