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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".

Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".



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Thursday, August 16, 2007 - ore 12:07


PER UN NUOVO ORDINE MONDIALE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Breve racconto per vincere la noia di una calda e afosa giornata d’estate


Il Presidente diede un’occhiata distratta al suo Rolex d’oro.
Mezzanotte e diciannove minuti, e ancora un mucchio di lavoro da svolgere.
Prese il cellulare ed iniziò a premere distrattamente qualche tasto, quasi a voler, invano, stemperare la tensione. Di fronte a lui, il suo vice ingannava l’attesa riordinando il mucchio di carte e fogli sparsi sulla scrivania.
Le sue dita tozze si muovevano goffamente su quel telefonino che sembrava progettato per mani da adolescente, con dita lunghe e affusolate, ma riuscì comunque ad inviare un breve sms a sua moglie. "Vai pure a dormire. Anche questa notte faremo tardi".
Infine, con aria rassegnata, volse lo sguardo al suo vice.

"È tutto deciso, signor Presidente. Dobbiamo soltanto stabilire come e quando accadrà. Non possiamo più tornare indietro".
"Mi chiedo come faccia a mantenere tutto questo distacco. Stiamo parlando di centinaia, forse migliaia di vite umane. Stiamo parlando di qualcosa che cambierà la nostra storia per sempre. La storia del nostro popolo, del nostro governo, della nostra democrazia. La storia del mondo che ci circonda e che ci sostiene. A volte mi domando se davvero lei si renda conto di cosa accadrebbe se un giorno i nostri piani venissero scoperti."
"Non accadrà signor Presidente. E sa benissimo anche lei che è una scelta necessaria".
Il Presidente chinò la testa. Da tempo decine di esperti del suo governo avevano lavorato, agito nell’ombra, predetto che un giorno sarebbe arrivato il momento, e preparato il terreno per quel momento. I suoi occhi si posarono su un foglio sopra la sua scrivania. Un elementare prospetto che riassumeva e schematizzava quanto appena detto dal suo vice.

Evento X; Intervento immediato sui mezzi di informazione; Diffusione di informazioni manipolate; Canali di informazione alternativi: sabotaggio e censura siti di disinformazione; Guerra; Controllo militare delle funzioni amministrative...

E una serie di altri schemi, freccette, parole cerchiate ed evidenziate.
In verità, la parte relativa all’informazione lo preoccupava poco. I media ufficiali erano da tempo sotto il controllo governativo, e la maggioranza dei cittadini non credeva ormai più a niente, semplicemente perché era più facile non pensare. I cosiddetti cospirazionisti avrebbero alzato un po’ la voce, avrebbero detto che lo avevano previsto, ma non sarebbero stati creduti. L’opinione pubblica in fin dei conti si sarebbe affidata ai mezzi di informazione ufficiali, che li avrebbero bombardati di notizie. E soprattutto, "dopo" sarebbe stato molto più facile utilizzare lo strumento della censura.

"A chi crede che daranno ragione infine, signor Presidente?" disse il suo vice, quasi come se avesse indovinato i suoi pensieri. "A noi naturalmente. Noi potremo affermare che l’avevamo detto. Noi avevamo detto che contro questo genere di nemico c’è solo una valida risposta: andare all’offensiva, restare all’offensiva e portare la battaglia a casa loro (1). Noi abbiamo detto che far esplodere un piccolo ordigno nucleare in una grande città potrebbe arrecare danni incalcolabili a centinaia di migliaia di persone, agli affari e all’economia (2). Noi, e non loro, abbiamo ricordato in maniera costante alla popolazione americana e a tutto il mondo che gli attacchi imminenti saranno pari o superiori a quelli dell’11 settembre(3). In tutti questi anni abbiamo ripetuto questo messaggio alla popolazione. E "dopo", signor Presidente, sarà a noi che crederanno."

"Dopo"...
[Una grande strage terroristica, che avrebbe portato la popolazione americana a mettere in discussione la sua stessa Costituzione, e avrebbe dato inizio alla militarizzazione dell’intero Paese ](4)

Si erano dati molto da fare in tutti quegli anni, già da tempi anteriori all’11 settembre. Già dai tempi dell’amministrazione Clinton. Un lento processo di adeguamento normativo, che a partire dall’attentato alle torri gemelle era passato un po’ in sordina, grazie ai media imbavagliati. Uno dopo l’altro, ponderosi provvedimenti normativi di centinaia di pagine erano stati approvati dal Congresso, probabilmente senza che alcuno dei suoi membri lo avesse letto a fondo, sotto la pressione dell’emergenza e della necessità di approvare misure urgenti. Una dopo l’altra, con la motivazione della "Lotta al Terrorismo", quel largo mantello che tutto copriva, venivano emanate leggi e direttive che avrebbero permesso alla Presidenza ed all’apparato governativo di esercitare il più ampio controllo possibile sulla popolazione, come in ogni Stato di Polizia che si rispetti.

Era passato poco più di un mese dall’attacco alle torri quando, il 24 ottobre 2001, il Congresso approvò lo USA Patriot Act. Qualche centinaio di pagine che sacrificano e limitano fortemente le libertà civili del cittadino in funzione dell’interesse superiore: quello della guerra al terrorismo. Centinaia di pagine...riesce difficile credere che la loro stesura sia avvenuta tutta dopo l’11 settembre, in un mese e mezzo. Ciò significa che il piano era già preordinato, e l’evento dell’attacco alle torri ne ha favorito la frettolosa approvazione. Ma in quel momento l’America era sconvolta.

[Non credo neppure per un minuto che i cittadini avrebbero volontariamente rinunciato a queste libertà, qualora avessero saputo con esattezza quel che stava accadendo.](5)

Il Patriot Act aveva gettato le basi per quel controllo globale di cui lo stato militarizzato e di polizia che stava sorgendo non poteva fare a meno, ampliando gli strumenti a disposizione degli investigatori (perquisizioni in casa, sistematico controllo dei movimenti online) pur senza alcuno specifico mandato preventivo. Grande era il potere assegnato alle forze dell’ordine. Come pure eccessivamente vaga la definizione di "attività terrorista" per la quale un cittadino non americano avrebbe potuto essere immediatamente deportato. Decisamente bassa la soglia dello standard stabilito per consentire indagini di intelligence in terra straniera. Sarebbe stato sufficiente che le indagini rivestissero la qualifica di "obiettivo significativo", in base ad una valutazione discrezionale fatta dalla stessa autorità, per dare il via ad ogni tipo di investigazione.
Grazie a questa legge, l’FBI poteva controllare e passare al setaccio conversazioni telefoniche, messaggi email, movimenti sul web, cartelle cliniche, dati professionali. Il tutto con poche o nessuna garanzia giudiziaria. Il diritto alla libertà di parola, alla libertà di riunirsi pacificamente e soprattutto il diritto alla riservatezza venivano ridotti a meri privilegi.

Pochi mesi dopo l’approvazione del Patriot Act, nel 2002, il Congresso approvò un secondo provvedimento: l’Homeland Security Act. Con questa legge fu creato l’Homeland Security Department, il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS - Department for Homeland Security), un apparato burocratico dipendente dal governo con il compito di monitorare (spiare) le comunicazioni dei cittadini americani. Un altro punto a favore dello Stato di Polizia: il tracciamento di email e traffico Internet di chiunque sia sospettato di attentare alla sicurezza nazionale è permesso senza la preventiva autorizzazione di un giudice; la possibilità di chiedere agli internet providers informazioni riservate e fornire il traffico dei propri utenti è stata ampliata anche a richieste provenienti da semplici entità governative non meglio specificate, e non più solamente da agenti federali.

Le libertà e la privacy erano limitate sempre di più, ma questo era necessario ai fini della creazione dell’apparato statale e governativo che sarebbe stato necessario per gestire la politica e l’economia degli anni che sarebbero seguiti.

"Quando succederà" aggiunse il vicepresidente "il terrore si impadronirà degli americani, che non faranno alcuna obiezione quando dichiareremo lo stato di emergenza e ci appelleremo alle leggi e alla Direttiva 51. Signor Presidente, ricorda questi sondaggi? Nel Novembre 1995, un sondaggio commissionato dalla CNN rivelò che il 55% della popolazione americana era convinto che il Governo fosse diventato così potente da rappresentare una minaccia per i comuni cittadini. Invece, appena tre giorni dopo l’11 Settembre, il 74% dei cittadini dichiarò che gli americani avrebbero dovuto rinunciare a una parte delle loro libertà personali. Ben l’’86% dichiarò infine il suo accordo sull’adozione di misure di controllo altamente invasive in cambio della sicurezza.(6). Provi ad immaginare cosa succederebbe in caso di attentato nucleare..."
"Lei quindi è dell’opinione che dovremmo optare per una scelta di questo tipo".
"Penso sia la scelta migliore, Signor Presidente. E sarebbe coerente con quanto avevamo già annunciato a suo tempo. I nostri organi di informazione hanno più volte divulgato la notizia che un attacco terroristico con un ordigno nucleare sporco sarebbe stato possibile. È il nucleare quello che ci serve. Un piccolo ordigno che liberi sostanze radioattive all’esplosione getterebbe l’America nel panico. Non importa se il numero di vittime potrà essere inferiore a quello dell’11 settembre. La portata sarebbe comunque catastrofica, paralizzante. La gente avrebbe paura perfino di uscire di casa, e accetterebbe di buon grado qualsiasi misura restrittiva emanata nel nome della sicurezza. Il nucleare avrebbe la massima valenza simbolica e ci darebbe il migliore dei pretesti per invadere l’Iran, dando fondamento alle nostre accuse. Tutti finalmente crederanno che il nucleare in Iran servirebbe a scopi bellici. E il terrore ci darà la motivazione e il pretesto migliori per portare il nostro esercito anche su quel territorio. La popolazione sarà indignata. La nostra politica degli ultimi tempi è stata volutamente orientata all’apertura, al dialogo. Tempo fa dichiarammo che non avevamo alcuna intenzione di invadere l’Iran. Apertura al dialogo e distensione favoriscono l’illusione che la paura possa un giorno cessare. E in quel momento, quando pochi se lo aspetteranno, accadrà. Caos, paura e indignazione si impadroniranno della popolazione. Allora, nessuno obietterà quando lei prenderà il comando delle operazioni. Nessuno obietterà quando lei sospenderà il normale corso della legislatura e resterà al suo posto. Nessuno obietterà quando l’esercito assumerà il controllo. Nessuno obietterà, quando decideremo di colpire."

Qualche minuto di silenzio. Il Presidente rigirò tra le mani quei fogli di carta, schemi esemplificativi delle leggi che avrebbe dovuto invocare, e della Direttiva Presidenziale 51 emanata nel maggio del 2007.
Grazie a quella Direttiva, la presidenza avrebbe assunto il controllo di tutto l’apparato amministrativo americano nel nome dell’emergenza terroristica. Grazie a quella direttiva, il suo mandato, che era quasi giunto al termine, sarebbe stato prolungato a tempo indeterminato, le elezioni presidenziali sarebbero state rinviate a data da destinarsi, ad un termine indefinito che solo lui avrebbe potuto stabilire, lui e nessun altro.
A capo dell’apparato militare, egli avrebbe diretto e monitorato tutte le funzioni amministrative dello Stato, che sarebbero passate sotto il controllo dell’esercito.
Tutte le informazioni sarebbero state scadagliate, le email, le conversazioni telefoniche. Il Grande Fratello non si sarebbe lasciato sfuggire nulla. Nessuna possibilità di riunirsi per manifestare, di opporsi pacificamente. Facoltà di censura sull’informazione "sovversiva", con oscuramento dei siti internet e dei blog su cui avrebbero viaggiato le informazioni alternative, quelle che da tempo annunciavano che questo momento sarebbe arrivato, e che si sarebbe trattato non di un vero attentato terroristico ma, ancora una volta, di una cospirazione.

Capo di un Governo militare a tempo indeterminato. Queste parole continuavano a rimbombargli nella testa.
Nonostante la prospettiva lo allettasse, non poteva fare a meno di chiedersi, nei momenti in cui il coraggio sembrava gli venisse meno, perché dovesse toccare proprio a lui.
Ma non se ne poteva più fare a meno. I dati erano lì. Oggettivi, reali, innegabili. Assecondando il libero flusso dei suoi pensieri prese quei grafici e quelle tabelle statistiche.
"Non possiamo più aspettare signor Presidente. Non abbiamo più tempo"
"Tempo... Sa, è strano ... non abbiamo tempo perché ci serve tempo. Non abbiamo più tempo perché non abbiamo agito prima. Ora ci serve tempo per riconvertire tutti i nostri impianti. Tempo per reperire nuove fonti energetiche. E quel tempo dovremo trovarlo."

Le risorse petrolifere avevano iniziato da tempo a scarseggiare. La popolazione mondiale doveva necessariamente ripensare il modo di fare energia, di produrre e di consumare. Cercando nuove fonti, riconvertendo tutti gli impianti di produzione.
Ma per gestire il cambiamento sarebbe servita l’energia tradizionale. Il petrolio. Le fonti di energia alternativa non avrebbero mai risolto totalmente e, soprattutto, PER TUTTI, i problemi e le difficoltà a cui l’umanità stava andando incontro.

Un semplice pannello fotovoltaico è costituito di svariati elementi minerali: silicio, rame, cadmio, indio, gallio. Solo per estrarre una tonnellata di rame sarebbero serviti 8 barili di petrolio.
E i mezzi di locomozione, aerei, navi, automobili...
Durante tutto il processo di riconversione, le energie di cui si parlava non sarebbero mai state "alternative", bensì complementari. E questo processo sarebbe durato anni.(7) Anni in cui il petrolio sarebbe stato indispensabile nel gestire il processo di trasformazione.

Ma l’attuale scenario macroecomico e gli attuali ritmi della produzione e dei consumi non avrebbero potuto assicurare energia sufficiente a tutti. E la fonte maggiore di risorse petrolifere restava il Medio Oriente.

"L’unica possibilità che abbiamo" proseguì il Presidente "è la gestione accentrata di tutte le risorse energetiche, soprattutto petrolifere, a livello mondiale. E il petrolio, oggi, è nel Medio Oriente. Dobbiamo controllare il mercato, tutto quanto. Il processo di riconversione durerà anni, e durante questi anni ci serviranno tutte le risorse disponibili. Ci serve quel petrolio. Ci serve il controllo totale di tutta quell’area. E per far questo dobbiamo fare come abbiamo sempre fatto: dobbiamo andare in guerra. Non possiamo permettere che il nostro sistema sia messo in crisi dalla scarsità. Non possiamo chiedere rinunce. Non possiamo tornare a 50 anni fa. Significherebbe decretare il fallimento di tutto quello in cui abbiamo creduto, di tutto quello che abbiamo professato, difeso, imposto."

La Guerra Giusta. Era questa, per l’ennesima volta, la strada da percorrere. (8) E in gioco non c’erano solo interessi economici. In gioco c’era la salvaguardia del modello di vita che per secoli l’occidente e gli Stati Uniti al primo posto avevano difeso. Un modello fondato sulla competizione, sulla libera iniziativa economica finalizzata alla ricerca del profitto, sulle opportunità ma anche sulla selezione naturale, sul predominio degli economicamente forti sui deboli. Sulla creazione di un sistema di caste economiche chiuse all’interno di un sistema di facciata costruito su libertà civili dove potenzialmente chiunque poteva emergere, ma dove, per ovvi motivi, non poteva esserci spazio per tutti. Un sistema che nel corso degli anni aveva portato allo sfruttamento sistematico delle risorse del pianeta per il beneficio di pochi, e che ora doveva fare i conti con la scarsità delle risorse.
Cosa avrebbero raccontato a chi aveva creduto in tutto questo? Cosa avrebbero raccontato a chi era convinto che le nostre libertà, le nostre democrazie, il nostro progresso, avevano portato a raschiare il fondo del barile? Con quale coraggio si poteva dire a quella popolazione, che aveva conquistato un sempre maggior benessere e lusso spinta dall’economia al consumo frenetico, che domani avrebbe dovuto rinunciare a gran parte di tutto questo?
Qualcuno avrebbe potuto mettere in dubbio il sistema. Ben più di poche persone avrebbero rivolto uno sguardo di interesse verso modelli di vita alternativi, i quali, pur con i loro limiti, si fondavano su una più equa redistribuzione del reddito e su un maggiore controllo delle risorse. L’intero sistema capitalistico sarebbe vacillato, e forse crollato, perché con l’esaurimento delle risorse disponibili avrebbe dimostrato il suo fallimento.
No. Questo non poteva essere permesso. Sarebbe stata una catastrofe ben più grande e ben più grave di un attentato terroristico. Ben più grande e ben più grave della Grande Depressione che ebbe inizio nel 1929. Il rischio era di una crisi economica globale, del crollo dei modelli economici su cui si basava l’occidente capitalista.
Solo lo sfruttamento esclusivo delle risorse residue, per tutto il tempo che sarebbe servito a trovare fonti alternative e a riconvertire tutti gli impianti produttivi, avrebbe, probabilmente, scongiurato questo pericolo.
Solo assicurando alla popolazione che non avrebbe dovuto rinunciare al proprio benessere per il tempo necessario a trovare altre risorse da sfruttare, solo così quella stessa popolazione avrebbe continuato a credere che quello era il migliore dei mondi possibili, che l’umanità (l’uomo occidentale) sarebbe stata in grado di rialzarsi e di rimettersi in gioco.
Solo demonizzando il "nemico" ci si sarebbe potuti impadronire delle sue risorse, perché era GIUSTO, perché sono LORO che attaccano NOI e non il contrario. Perché LORO sono il MALE

In quegli ultimi tempi, la sua strategia politica era stata quella di aprirsi al dialogo. La sua strategia economica era stata quella di aprire qualche spiraglio agli investimenti in energie "alternative" e pulite. L’attenzione era deviata. Qualcuno aveva previsto un possibile secondo attentato subito dopo l’emanazione di quelle leggi. Ma non era stato creduto perché non era ancora giunto il momento giusto.
Il momento sarebbe arrivato a pochissimi mesi a ridosso della scadenza del suo mandato, che sarebbe stato in questo modo prolungato indefinitamente.
E quel momento, ora, era finalmente giunto.

Lentamente, versò del the nelle due tazze di porcellana che si trovavano su un vassoio ai lati della sua scrivania.
Guardò di nuovo il suo rolex d’oro.
Mezzanotte e quarantaquattro minuti, e ancora un mucchio di lavoro da svolgere.


Qualsiasi riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale

Qualsiasi riferimento a leggi esistenti e dichiarazioni rese è assolutamente voluto e non casuale. Le fonti sono riportate in basso.








FONTI NORMATIVE:

1) USA PATRIOT ACT:
http://www.epic.org/privacy/terrorism/hr3162.html

2) HOMELAND SECURITY ACT
http://www.whitehouse.gov/deptofhomeland/hr_5005_enr.pdf

3) NATIONAL SECURITY PRESIDENTIAL DIRECTIVE/NSPD 51
HOMELAND SECURITY PRESIDENTIAL DIRECTIVE/HSPD-20
http://www.whitehouse.gov/news/releases/2007/05/20070509-12.html

NOTE:


(1) Discorso del Presidente George Bush alla conferenza del Comando Centrale, 1° maggio 2007.
(2) Congresso degli Stati Uniti, Comitato Servizi Finanziari alla Camera, 21/06/2007.
(3) Tom Ridge, segretario del Dipartimento di Sicurezza Nazionale, Dicembre 2003.
(4) cfr. Intervista al Generale Tommy Franks, Cigar Aficionado, Dicembre 2003.
(5) Commento dell’unico dissidente al senato, Russ Feingold, Democratico del Wisconsin, rispetto all’andamento del dibattito parlamentare.
(6) Gore Vidal, La fine della libertà. Verso un nuovo totalitarismo?, Fazi Editore, Roma, 2001
(7) http://www.disinformazione.it/farsa_energie_alternative.htm
(8)http://www.informationguerrilla.org/rd.php/italy.peacelink.org/conflitti/articles/art_20122.html


LETTURE CONSIGLIATE:

- LO STATO DI POLIZIA DEGLI STATI UNITI D’AMERICA E IL MERAVIGLIOSO STRUMENTO DEL GRANDE FRATELLO –di Amy Worthington
su
http://www.comedonchisciotte.net/downloads/Stato_di_polizia.html

- CYBER-SORVEGLIANZA E TUTELA DELLA PRIVACY DOPO L’11 SETTEMBRE 2001
tratto da
ANALISI SOCIO-GIURIDICA DEL RAPPORTO TRA SORVEGLIANZA E DIRITTO ALLA RISERVATEZZA NELL’ERA DI INTERNET
Su
http://www.altrodiritto.unifi.it/control/surace/nav.htm?cap3.htm

(Dal sito del Centro di Documentazione “L’altro diritto” presso il dipartimento di Teoria e Storia del Diritto dell’Università di Firenze)




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