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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".
ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".
Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".
Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".
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Monday, September 24, 2007 - ore 11:39
THINK LOCALLY, FUCK GLOBALLY
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Qui potrebbe aprirsi un vasto e complesso campo di riflessione sul tema della ricchezza e della povertà, anche su scala mondiale, in cui si confrontano due logiche economiche: la logica del profitto e quella della equa distribuzione dei beni, che non sono in contraddizione l’una con l’altra, purché il loro rapporto sia bene ordinato. La dottrina sociale cattolica ha sempre sostenuto che l’equa distribuzione dei beni è prioritaria. Il profitto è naturalmente legittimo e, nella giusta misura, necessario allo sviluppo economico. Giovanni Paolo II così scrisse nell’Enciclica Centesimus annus: "la moderna economia d’impresa comporta aspetti positivi, la cui radice è la libertà della persona, che si esprime in campo economico come in tanti altri campi" (n. 32). Tuttavia, egli aggiunse, il capitalismo non va considerato come l’unico modello valido di organizzazione economica (cfr ivi, 35). L’emergenza della fame e quella ecologica stanno a denunciare, con crescente evidenza, che la logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra ricchi e poveri e un rovinoso sfruttamento del pianeta. Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo e sostenibile. BENEDETTO XVI
ANGELUS
Palazzo Apostolico, Castel Gandolfo
Domenica, 23 settembre 2007
Il nostro modello di sviluppo è sbagliato, non solo da un punto di vista strettamente ambientalista, ma anche da un punto di vista economico e di buon senso. La ricerca del benessere individuale è sempre crescente, l’innovazione aumenta a ritmi vertiginosi. La produzione stessa, attraverso i mass media e la divulgazione di modelli e stili di vita che diventano status symbol, anche grazie all’enorme flusso di informazioni da cui siamo bombardati, non solo soddisfa i nostri bisogni, ma è in grado di influenzarci “creandone” di nuovi. È una produzione non finalizzata alla soddisfazione della domanda, bensì finalizzata ad autoalimentarsi attraverso l’induzione a domandare sempre di più, attraverso la trasformazione degli individui in masse omologate di consumatori. Tutto questo, oltre a portare immensi profitti ai gruppi di multinazionali che sempre più controllano e influenzano le scelte di chi ci governa, è causa di un sempre maggiore sfruttamento di risorse, che stanno cominciando davvero a scarseggiare. Questa scarsità crea tensioni e conflitti, di natura etnica, religiosa e sociale: perché non ce n’è per tutti; perché grazie all’informazione a portata di click i poveri vedono come vivono i ricchi; perché è ormai chiaro a tutti che la popolazione mondiale è suddivisa in due categorie, sfruttatori e sfruttati; perché il commercio globale spinge tutti a correre per entrare a far parte della prima categoria, per conquistarsi la fetta di benessere che sembra giustamente un diritto di tutti. Che succederà nei prossimi anni alle risorse energetiche (e quindi agli equilibri politici ed economici internazionali) quando il miliardo e mezzo e più tra cinesi e indiani che stanno inserendosi nel commercio mondiale reclameranno la loro fetta di torta?
Come dicevo, non ci sono risorse sufficienti per farci vivere tutti nel lusso. Così, aumenterà ancora di più il divario tra ricchi e poveri. Le risorse del pianeta si esauriranno. Ci saranno guerre. E per l’umanità verrà la fine.
Tiredbrain – 08/03/2006
Cazzo! Avrà letto il mio blog?
Dal sito
http://lists.peacelink.it/africa/msg02003.html
21 Agosto 2002
A Johannesburg arrivano in questi giorni migliaia di rappresentanti di «organizzazioni non governative» (Ong), movimenti sociali, sindacati, organizzazioni di donne, di contadini senza terra, gruppi indigeni,
ambientalisti. Il 23 agosto sarà ufficialmente inaugurato il Global Forum, il «forum globale» della società civile, parallelo al Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile (che comincia invece il 26), convocato dalle Nazioni unite dieci anni dopo il Vertice della Terra di Rio de Janeiro. Già da ieri, lunedì, nel Expo Centre della metropoli sudafricana è cominciato un «pre-summit» per formare i diversi caucus (coordinamenti) tematici. Un «villaggio» sta prendendo forma, con stand di organizzazioni e movimenti venuti da tutto il mondo. […] Nel suo «Appello allazione e alla lotta», diffuso via internet (www.worldsummit.org.za), il Coordinamento delle Ong sudafricane (Sangoco) fa appello a «far sentire le voci dei poveri del Sudafrica» durante il vertice di Johannesburg. «Dopo anni di lotta contro lapartheid il sogno di una società libera dalla povertà, in cui tutti gli sfruttati e gli oppressi abbiano diritti umani e dignità, è lontano dallessere realizzato. Sette anni dopo lavvento della democrazia, vediamo crescenti disparità tra ricchi e poveri; vediamo peggiorare disoccupazione, povertà, fame, malattie e analfabetismo; aumenta la violenza contro le donne; la pandemia di Aids/Hiv si espande su un tessuto sociale debole, e a sua volta lo indebolisce; continua a peggiorare leco-sistema da cui dipendiamo per il nostro benessere».
[…]
Che tipo di dibattito si è svolto in Sudafrica in preparazione del Global Forum? Fakir, che ne è stato parte attiva, parla di un lungo processo di incontri e forum locali: «I temi dominanti sono stati la terra, la povertà,
le questioni sociali come la disoccupazione, lAids. Il risultato è un ordine del giorno non dominato dagli ambientalisti, e forse questa è la vera particolarità del Forum sudafricano: a differenza di quello di Rio, sarà più centrato sullo sviluppo». Nellordine del giorno infatti troviamo il commercio mondiale, la «Nuova partnership per lAfrica» o Nepad, («verso cui tutti noi siamo molto critici»), le istituzioni internazionali che governano leconomia mondiale. E poi diritti di cittadinanza, povertà e globalizzazione, la salute, lAids. Molti insisteranno su pace, diritti umani, sicurezza. Altri su modelli economici alternativi.
Habemus papam "No Global"?
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