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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".
ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".
Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".
Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".
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Thursday, December 27, 2007 - ore 18:44
I COMUNISTI "FANNO I BROGLI"
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Uff. Finalmente riesco a scrivere qualcosa. Il lavoro è massacrante, e quando la sera torno a casa non ho certo voglia di mettermi a scrivere, ho di meglio da fare.
Tempo fa un deficiente che si faceva chiamare ordine, che pare abbiano bannato dal sito, in una delle tante sterili discussioni che portava avanti tentando inutilmente di far prevalere il suo punto di vista, stava cercando di far passare l’attuale presidente del Venezuela, Chavez, per un tiranno che volesse riformare il sistema normativo del suo Paese in modo profondamente antidemocratico e repressivo, enfatizzando uno dei punti cardine della sua proposta di riforma elettorale: quella di introdurre la rieleggibilità per un numero indefinito di volte del capo dello stato. Cosa che oggi non è possibile perché al massimo in Venezuela si può essere eletti due volte.
A questa osservazione obiettai che in Italia, in via del tutto ipotetica, potrebbe accadere la stessa cosa dato che il presidente del consiglio è colui che si pone a capo della coalizione vincente alle elezioni. Quindi se poniamo il caso che la stessa coalizione, con a capo la stessa persona, dovesse essere rieletta continuamente, nessuna norma escluderebbe che la stessa persona possa essere reiteratamente nominata presidente del consiglio e quindi capo del governo, senza il limite dei due mandati consecutivi.
Mi fu risposto:" è vero, però Chavez fa i brogli" tipica risposta di chi, quando viene smascherato per incoerenza, cerca di glissare su un altro argomento.
Io risposi che non ci sono prove che li abbia fatti quindi non abbiamo modo di formulare simili accuse se non supportate da prove oggettive.
Il deficiente mi inviò uno speedy chiedendomi se davvero fossi convinto che Chavez non "facesse brogli" elettorali, e alla mia risposta "sono convinto che non li faccia" mi disse "contento tu".
Bene. Questo è l’antefatto. Ho voluto parlarne perché sono sicuro che i deficienti di quel calibro non sono mai soli, quindi il discorso vale anche per gli altri.
PRIMA CONSIDERAZIONE La riforma costituzionale è stata proposta tramite referendum, che è lo strumento più democratico in assoluto oggi esistente. Devo forse ricordare come in Italia si stia cercando invano di far passare riforme costituzionali per il parlamento senza sentire il popolo? eh già, anche perché agli italiani non importa un cazzo di andare a votare ai referendum, e son anni ormai che non si raggiunge un quorum. Bell’esempio di democrazia che diamo!
Comunque sia, guarda caso, Chavez ha perso.
Sì. L’uomo che per tanto tempo è stato screditato dai regimi avversi con l’arma della disinformazione, l’uomo che agli occhi dell’uomo mediocre (che beve come acqua fresca le notizie dei media governativi e sente solo ciò che vuol sentire) doveva essere quel capo di governo spregiudicato che non avrebbe esitato a ricorrere ai brogli ... ha perso! cazzo! come è possibile se ha fatto i brogli? forse ha fatto male i conti?
Chavez ha probabilmente sbagliato nel voler proporre troppe riforme tutte insieme. Ma ciò che è successo, e il fatto che abbia perso, sono la prova che almeno la democrazia è stata rispettata.
Chavez non si arrenderà, e i suoi oppositori lo sanno. Chavez propone un modello di stato alternativo ai nostri modelli di stampo capitalista, e forse mai come oggi parecchia gente inizia a domandarsi se davvero "un altro mondo è possibile". Forse il modello di Chavez non è il massimo, ma è un’alternativa che potrebbe funzionare, perché si adatta meglio ai modelli di sviluppo sostenibile, in cui si comincia a pensare meno a se stessi e di più agli altri, alla scarsità delle risorse, ai meno abbienti, alla povertà, a Madre Natura.
SECONDA CONSIDERAZIONE In tema di brogli, vorrei segnalare un articolo apparso un po’ di tempo fa sul sito "comedonchisciotte", la cui versione in lingua originale è pubblicata su
www.globalresearch.ca con il titolo
The Plot to Rig the 2008 US Election.
USA: IL PIANO PER TRUCCARE LE ELEZIONI DEL 2008
DI JOHANN HARI
The Independent
Nel lungo e caldo autunno del 2000 il mondo rimase scioccato dal disprezzo verso la democrazia mostrato dal partito repubblicano. Sapevano che il loro uomo aveva perso il voto popolare rispetto ad Al Gore per mezzo milione di voti. Sapevano che la maggioranza degli elettori nella stessa Florida aveva espresso preferenza per Gore. Ma combatterono-nel mezzo della pioggia di coriandoli provenienti dalle schede perforate-per fermare il conteggio dei voti nello stato e assicurare che la corte suprema imponesse George W Bush.
Oggi tale disprezzo per la democrazia è di nuovo visibile. Proprio ora in California vi è una aperta, dichiarata manovra per manomettere le elezioni presidenziali del 2008-e tale manovra potrebbe avere successo.
Per capire come tutto ciò funzioni dobbiamo ritornare al diciottesimo secolo e capire qualcosa di più sullo strano residuo di quel secolo che stanno cercando di usare per affossare la democrazia.
Allora i padri fondatori dell’America decisero di non introdurre un sistema in cui i presidenti Usa sarebbero stati direttamente eletti con i voti sommati a Washington, DC, essendo il vincitore l’uomo che avesse ricevuto più voti. Invece scelsero un complesso sistema chiamato collegio elettorale. Esso stabilisce che i cittadini americani non votano direttamente per un presidente. Invece, tecnicamente, votano per 539 grandi elettori statali che poi si riuniscono sei settimane dopo l’elezione per scegliere il presidente.
I fondatori disegnarono il sistema in questo modo per un certo numero di ragioni. Volevano che gli Stati più piccoli avessero voce in capitolo così diedero ad essi un numero sproporzionato di voti per il collegio elettorale. Credevano anche che, in un paese che era largamente isolato e illetterato, gli elettori non avrebbero saputo molto sui candidati che non fossero del loro stato e sarebbe stato quindi meglio scegliere degli intermediari che dessero un giudizio al loro posto.
Questa è la parte peggiore della Costituzione, che ha prodotto, più e più volte, dei risultati perversi, in quattro occasioni vi è stato un così largo divario tra il voto popolare e i voti di ogni Stato al collegio elettorale che la persona in tutta la nazione che aveva il numero minore di sostenitori è diventata presidente. Ciò è successo nel 1824, nel 1876, 1888 e -- circostanza più tragica di tutte per il mondo-- nel 2000.
Adesso i repubblicani stanno cercando di sfruttare il malcontento degli americani verso questo collegio elettorale in un modo che potrebbe manomettere il sistema in loro favore. Al momento ogni Stato tranne il Maine e il Nebraska assegna i propri voti al collegio elettorale secondo un sistema per il quale il vincitore prende tutto. Ciò vuol dire che se il 51% delle persone in California vota per i democratici, i democratici ottengono il 100% di voti elettorali della California; se il 51% delle persone in Texas vota repubblicano, i repubblicani ottengono il 100% dei voti elettorali del Texas.
I repubblicani vogliono cambiare ciò-ma solo in uno degli Stati favorevoli ai democratici. La California è andata ai democratici in ogni elezione presidenziale dal 1988, vincere lo stato del sole è essenziale per i democratici per riottenere la Casa Bianca. Perciò i repubblicani hanno ora iniziato un piano per spezzare i voti del collegio elettorale della California-e guadagnarne una buona parte per loro.
Hanno lanciato una campagna chiamata "California Counts" ["La California conta"], e stanno cercando di assicurarsi un referendum statale in giugno per compiere il loro piano. Vogliono che i voti per il collegio elettorale della California siano divisi non su base statale, ma secondo i più piccoli distretti elettorali [congressional districts]. Il risultato pratico? 20 voti del collegio elettorale andrebbero ai repubblicani anziché andare tutti e 54 al candidato democratico.
Se ciò avvenisse fatto in ogni Stato, ovunque, sarebbe un miglioramento. I dimenticati repubblicani della California sarebbero rappresentati nel collegio elettorale, così come i dimenticati democratici del Texas. Ma facendo ciò nella sola California stanno semplicemente facendo un enorme regalo elettorale ai repubblicani. Improvvisamente diventerebbe estremamente difficile per qualunque democratico conquistare la Casa Bianca; i democratici avrebbero bisogno di una vittoria schiacciante in qualunque altro posto per controbilanciare questo squilibrio strutturale creato contro di loro nella West Coast.
Potete rendervi conto di questi secondi fini guardando a chi c’è dietro la campagna. È stata messa in piedi da Charles "Chep" Hurth III - un finanziatore repubblicano di Rudy Giuliani. È stata redatta da Tom Hiltachk-un avvocato repubblicano. La raccolta di firme è stata coordinata da Kevin Eckery -un consulente repubblicano. I suoi fondi sono stati forniti da Paul Singer-un miliardario repubblicano ed uno dei maggiori finanziatori di Rudy Giuliani. Il suo maggior finanziatore è Anne Dunsmore-che è arrivata in tale posizione direttamente da quella di vice manager nazionale della campagna elettorale di Giuliani. Ancora non riuscite a vedere un disegno?
Di fatto questa faziosità è così spudorata che lo stesso partito repubblicano dello Stato ha raccolto $ 80.000 per la campagna. Naturalmente la campagna non viene propagandata come un tentativo repubblicano di manomettere le elezioni. Insistono: "questa iniziativa non serve per aiutare un partito o un candidato. Assicura semplicemente che ogni voto in questo stato conti nel collegio elettorale". Ma il meglio che riescono a fare per dimostrare questo "equilibrio" è far notare che uno degli uomini che ha dato loro $ 20.000, Edward Allred, una volta ha anche dato $ 2300 per la campagna elettorale del candidato democratico Bill Richardson. Wow.
C’è il rischio concreto che abbiano successo. Sono prossimi a raggiungere il numero di firme necessario per assicurarsi un referendum a giugno. (Il Los Angeles Downtown News afferma di avere visto raccoglitori di firme che offrivano cibo ai senza tetto in cambio di una firma). Il numero di partecipanti al referendum sarà probabilmente molto basso, perché le primarie dello Stato che vengono solitamente tenute in quella data sono state anticipate a febbraio. Così i repubblicani hanno bisogno di attivare solamente una piccola parte della loro base per farlo passare-e hanno il denaro necessario a fare ciò. California dreamin’, on such a winter’s day.
Nel rispondere a ciò i democratici non dovrebbero farsi intrappolare nella posizione conservatrice di difendere l’indifendibile collegio elettorale. C’è un modo alternativo per riformarlo-un modo che sarebbe onesto verso tutti i partiti. Si pensava che fosse impossibile seppellire questo sistema, perché avrebbe richiesto un emendamento costituzionale, per il quale serve l’approvazione dei due terzi in entrambe le camere e dei tre quarti delle assemblee degli Stati.
Ma gli studiosi della costituzione hanno scoperto che c’è un’altra via. La costituzione chiede che ogni Stato "nomini" i suoi elettori presidenziali "nel modo deciso dall’assemblea legislativa". Ciò lascia un barlume di speranza. La Campagna per un Voto Popolare Nazionale cerca sostegno affinché ogni Stato impegni i suoi delegati nel collegio elettorale a votare tutti per il candidato che vince il voto popolare. Ciò renderebbe il collegio elettorale un tecnicismo da dimenticare. È molto indicativo che quando il senato dello Stato della California votò l’anno scorso per introdurre questo sistema autenticamente democratico, il governatore repubblicano Arnold Schwarzenegger, con l’appoggio del suo partito, mise il veto.
Mostra che la retorica repubblicana sul desiderio di "correttezza" ed "equa rappresentanza" in California è una zuccherosa bugia. Loro vogliono un sistema che li faccia rimanere al potere, anche sovvertendo la volontà della gente. Rischia di diventare la Florida parte seconda: proprio quando pensavate che fosse sicuro ritornare nelle cabine elettorali... Allacciate le cinture di sicurezza-sarà un’elezione molto accidentata.
LINK ALL’ARTICOLO E adesso, caro deficiente che è stato bannato e che forse continua a farmi visita come ospite, chi è che davvero "fa i brogli"?
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