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COSA COMBINO: Biologia Sanitaria
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PARANOIE
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MERAVIGLIE
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Vicious:"All’angelo corrotto cacciato dal paradiso non resta altro destino che farsi demonio... non sei forse d’accordo Spike?" Spike: "Io vivo in un sogno dal quale non riesco a destarmi" Vicious: "Ti risveglierò io" Spike: "Non c’è fretta Vicious, in fondo ci rivediamo dopo tanto..." Vicious: "Mi stai forse chiedendo di risparmiarti?" Spike: "Non credo che una simile richiesta possa toccarti il cuore. Anche davanti al suo creatore la bestia non conosce gratitudine"
-- L’unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia,chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo. Comma 22
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You can say whatever you might have to say ’bout me But that doesn’t mean that I have got to give a shit
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mercoledì 2 novembre 2005
ore 20:09 (categoria:
"Riflessioni")
Il Suicidio del Pesce Rosso
Io da bambino ho sempre avuto un animaletto che mi facesse compagnia. Per quanta compagnia possa farti qualcosa che se ne stia in una gabbia o in una boccia di vetro. Fatto sta che io ci tenevo ad avere un piccolo compagno animale con cui condividere la casa. Una bestiola con cui era palesemente impossibile giocare dato lo stato di relegazione in cui le tenevo e date le loro capacità cerebrali. L’importante era sapere di avere qualcosa a cui volere bene, considerando però che il mio affetto si esprimeva nel dargli un nome, nutrirlo e stare a guardarlo qualche decina di minuti nel corso di un’intera giornata. Il resto dell’affetto, ovvero evitare che morisse e permettergli di vivere in condizioni igieniche sufficientemente decorose, era compito svolto dai miei genitori. La quantità di bestiole che hanno affollato la mia casa si descrive in una lunga quanto eterogenea stirpe di effimere creature che avevano la pessima abitudine di morire con sorprendente frequenza. La cosa positiva è che le lacrime per la dipartita dell’ennesimo volatile che “scappava” (secondo al teoria della gabbia aperta di cui si facevano latori i miei genitori) venivano prontamente sedate dall’arrivo del nuovo nuotatore rosso da boccia. Spiegare la morte o l’eventuale scomparsa del pesce dalla sua dimora non era annoverabile nella suddetta teoria. Passi l’ovvia spiegazione che, non sapendo nuotare a dorso, il pesce a pancia in su non era più con noi, arduo era capire come fosse arrivato dietro la limitrofa televisione e perché. Il cadavere del povero Billy (nome di 8/10 dei miei pesci rossi inevitabilmente caduchi) veniva rinvenuto alla mattina, dopo la scoperta che la sua vaschetta era ormai disabitata e l’insano gesto compiuto. Quello che mi spingeva a continuare a uccidere inconsciamente le creature di cui volontariamente mi circondavo era il mio radicato quanto ostentato amore perle altre creature dell’albero evolutivo, tanto che il piano originale prevedeva che io indossassi il camice da veterinario. Idea prontamente abbandonata crescendo. Come crescendo ho anche capito che non era carino circondarmi di animali con cui era impossibile interagire prima di vederli inevitabilmente schiattare dopo una prigionia terminale nel mio regno d’affetto.
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mercoledì 2 novembre 2005
ore 20:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
il free climbing nel ponte lungo e le connessioni riottose del mio modem mi hanno tenuto lontano dal blog, ma oggi pomeriggio mi sono dato da fare con quanto segue...
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lunedì 31 ottobre 2005
ore 14:00 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente: si limitano a piangere sulla propria situazione. Ma quando si arrabbiano, allora si danno da fare per cambiare le cose. (Malcom X)
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sabato 29 ottobre 2005
ore 14:21 (categoria:
"Pensieri")
Introduzione di "Addio alle Armi"
Il libro si chiama "Addio alle armi"; e se togliamo tre anni cè stata quasi di continuo luna o laltra guerra, da quando fu scritto. Cerano sempre persone pronte a domandarsi perchè costui si preoccupa tanto e ha lincubo della guerra, ma, dal 1933, forse è visibile che uno scrittore deve interessarsi di quel perpetuo e oppressivo, sporco delitto che è la guerra. Avendone fatte troppe di guerre, ho certamente dei pregiudizi in materia e spero averne molti. Ma è ragionata convinzione dellautore di questo libro che le guerre vengono combattute dalla miglior gente che cè, in un paese, o diciamo da una media dei suoi abitanti (quantunque avvicinandosi ai luoghi dove si combatte la gente che si incontra è sempre più quella migliore); le dirigono invece, le hanno provocate e iniziate rivalità economiche precise e un certo numero di porci che ne approfittano. Sono convinto che tutta questa genia pronta ad approfittare della guerra dopo aver contribuito alla sua nascita, dovrebbe venir fucilata il giorno stesso che essa incomincia a farlo, da rappresentanti legali della brava gente candidata a combattere. Lautore del libro, si incaricherebbe molto volentieri di queste fucilazioni se legalmente ne avesse la delega, dai candidati a combattere; si impegnerebbe a farle eseguire con tutta la possibile umanità e correttezza e a far sì che tutti i corpi ricevano degna sepoltura. Si potrebbe anche pensare a seppellirli con un rivestimento di cellofan, o di qualcuno tra i più moderni materiali plastici. Verso la fine della giornata, se ci fossero prove che ho contribuito anchio a provocare la nuova guerra o non ho debitamente eseguito il mio incarico, accetterei benchè malvolentieri che il medesimo plotone desecuzione fucilasse anche me, e di venir seppellito con o senza cellofan o di essere lasciato nudo su una collina.
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sabato 29 ottobre 2005
ore 14:13 (categoria:
"Riflessioni")
Why Does it Seem Like The Ones Who Have Everything Have Nothing Inside?
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venerdì 28 ottobre 2005
ore 14:15 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Tutti 1, -Z- 0.
Questa faccenda dei blog mi fa svolare. Sembra che tutti si facciano i cazzi altrui. Io non credo che gente che non ha idea di chi io sia e che non mi vedrà mai in vita sua se ne freghi veramente di quello che faccio dalla mattina alla sera. Di cosa sogni io la notte e di quello che mi passa per la testa. Ma il bello è il barlume di illusione che possa essere così. Io non mi aspetto che voi vi chiediate che fine faccio se non posto per una settimana qui sul blog di -Z- e nemmeno mi aspetto che mi chiediate “chiccazzosei-Z-?”(nessuno vi dice di non farlo comunque). Ma mi piace pensare che almeno qualcuno di voi si passi 5 minuti piacevoli leggendo delle mie avventure su questa terra, o che magari si faccia due pieghe leggendo i miei vaneggi. Il fatto che a me piace sapere che c’è un posto dove posso scrivere tutto quello che mi gira (e di qui venirne ovviamente giudicato) e quindi ricavarne proseliti o oppositori. Tutto finché avrò ancora tempo e finché non mi stancherò, nessuna delle due possibilità è da escludersi. Perché io ho questa teoria che i tuoi amici, 9 volte su 10 apprezzano quello che fai, perché ti sono complici, e non ti dicono merda anche se fai battute orribili o spari cagate, ma se ti esponi al giudizio degli sconosciuti è tutto più libero e ognuno può dire la sua senza preconcetti che pesano sulla decisione.
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venerdì 28 ottobre 2005
ore 14:15 (categoria:
"Musica e Canzoni")
I Will Be Heard
Now is the time for me to rise to my feet Wipe your spit from my face Wipe these tears from my eyes Ive got to take my life back One chance to make it right Ive gotta have my voice be heard And bring meaning to this life Cause Ive trusted for nothing Ive been led astray Ive been tried and tested But I wont accept defeat Now Ive done things I regret And its time to reverse the rules I just want to make good on All the promises that I have made I will be heard Through the worst we prevail So our voices will be heard
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venerdì 21 ottobre 2005
ore 17:38 (categoria:
"Riflessioni")
1184M
Nessuna cosa è giusta per tutti
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venerdì 21 ottobre 2005
ore 15:40 (categoria:
"Scienza e Tecnica")
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I COMMENTI (2)
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giovedì 20 ottobre 2005
ore 12:02 (categoria:
"Riflessioni")
All Shadows Burn Away
Alla fine non le aveva parlato. Aveva rimandato, poi aveva deciso di non farlo. Onnipresente ripensamento. D’altra parte era prevedibile,dato che l’aveva pianificato, era quasi sicuro che non l’avrebbe fatto. In ogni caso se l’avesse fatto non sarebbe andata come pensava, e i pensieri confusi avrebbero guidato male una lingua incerta. Non le avrebbe più detto quello che avrebbe voluto dirle. Perché non voleva più diglielo, semplicemente. Che non sapeva come comportarsi con lei, e che (forse) era contenta che lei fosse lì. Non si sarebbe comportato in nessun modo speciale. Aveva capito che non c’era niente. E niente da fare. Che niente sarebbe successo. Il cielo rifletteva quello che aveva dentro. Grigio e costantemente minacciante pioggia, in una stupida giornata d’autunno. Grigio,ma senza sbilanciamenti verso la schiarita, né verso l’acquazzone. Solo una leggerissima pioggerellina grande come aghi che si poteva sentire sulla pelle, ma non vedere con gli occhi, bagnava meno di una nebbia e mai sarebbe riuscita a convincerlo a prendere l’ombrello. In un certo modo gli piaceva. L’acqua, con tocco leggero, gli accarezzava il volto scoperto.
Tutte le lacrime che non avrebbe mai pianto.
“Did I not feel your love? Did I not feel your hate? And did my heart not beat and did MY HEART NOT BREAK?! And are these tears for naught and are these worlds in vain if this is all we are then what HAVE WE TO GAIN! What of all the art and books music and poetry What of all our memories What of OUR HOPES AND DREAMS! They hold no value then We hold no faith but greed So I must ask you to what end do we proceed?”
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