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NICK: adele
SESSO: w
ETA': 23
CITTA': PADOVA - FIRENZE
COSA COMBINO: dicono lavoratrice
STATUS: sistemato

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STO LEGGENDO
...no signal...


HO VISTO
..cose che voi umani non avesti potesse mai potuto immaginare...


STO ASCOLTANDO
...he?!?...cosa?!?


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
classico abbigliamento da ragioniera fichetta del centro...seeeeeeeee

sono finita a Tombelle altro che centro!!


ORA VORREI TANTO...
nanne!!!!!!!!!


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
- - no signal - -


OGGI IL MIO UMORE E'...
sereno costante


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)

 


MERAVIGLIE

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)





“siccome per scrivere dovrei iniziare a pensare...rinvio il tutto a data opportuna, e quel che viene viene! ”

(questo BLOG è stato visitato 3745 volte)
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ULTIMI 10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


domenica 17 aprile 2005
ore 19:55
(categoria: "Vita Quotidiana")


Dal Blog di Giacomo_VE
Alienato
Ti svegli alla mattina e ripeti come un'automa sempre le stesse cose, gli stessi gesti, prendi la macchina e simultaneamente accendi il motore e lo stereo, sempre sulla stessa stazione e senti tutti i giorni la stessa voce... oppure ti rechi a prendere il bus e vedi sempre le stesse facce... Sali e aspetti... guardandoti attorno senza capire nè chiederti niente, perchè sei talmente stordito dalla monotonia che non hai più niente da chiederti e tutto quello che vedi è più o meno sempre uguale... Scendi e il tuo passo è veloce perchè sei schiavo del tempo che non hai... Saluti le solite persone che definire amici sarebbe sconvolgente... arrivi al tuo posto, ed inizi la tua missione, quello per cui sei stato programmato... come i cyborg della saga Terminator, spediti nel passato per compiere la fine dell'umanità.
Passano le ore e inizi senza volere a contare i rintocchi dell'orologio e lo controlli sempre più freneticamente, la pausa pranzo è la replica fedele di quella del giorno precedente che è la replica di quella di 2 giorni prima che è cambiata pochissimo da quella di 2 anni fa... sempre lo stesso posto, sempre gli stessi discorsi con chi ti circonda... finisci ti alzi e torni al tuo posto... finisce la giornata e torni a casa, varchi la soglia e iniziano le domande, perchè tu non sei un cyborg, sono loro che te lo fanno credere, ma tu sei una persona... Perchè sto facendo questo? è veramente quello che voglio? Chi sono? dove sto andando? e perchè nessuno mi caga?
Ma sei sempre troppo preso dal tempo e spegni tutto sul nascere, ti fai la doccia, cazzeggi senza neanche sapere cosa stai facendo... ma lo fai solo per trovare un momento di pace, fare quello che vuoi senza che nessuno te lo abbia ordinato... il problema è che l'abitudine ha già soffocato anche questo e guardare la tele, piuttosto che ascoltare musica è la stessa cosa tutti i giorni...
Ti ritiri e fra le coperte aspetti che qualcuno bussi alla tua mente, un messaggio diverso, una ventata di novità, ma è tutto drammaticamente uguale a sempre...
Speri di conoscere qualcuno, qualcuno di diverso dalle persone che hai conosciuto fino ad ora nella tua vita, perchè tante ce ne sono state, tante ce ne sono, ma sai che scivoleranno via nel silenzio oppure anche facendo un gran baccano, tanto che importa, rimarrai tu da solo con le tue paure, i tuoi dubbi, i tuoi perchè... cercando disperatamente la tua àncora che forse nemmeno esiste...


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lunedì 11 aprile 2005
ore 13:17
(categoria: "Poesia")


Lezioni di vita
NERUDA
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore ed ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.


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mercoledì 30 marzo 2005
ore 23:50
(categoria: "Vita Quotidiana")


Quesito del giorno..quesito di una vita
Che vita voglio fare da grande?
Le decisioni prese adesso non possono che avere una notevole influenza sulla mia vita futura.
Oggi, viste le mie potenzialità e l'ambiente che mi circonda, qual è la cosa giusta da scegliere per il mio futuro?
Voglio mettermi in discussione? Voglio veramente fino in fondo sfruttare le occasioni? A 27 anni che donna mi prospetto d'essere? e di conseguenza oggi che scelte fare?


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domenica 20 marzo 2005
ore 15:29
(categoria: "Vita Quotidiana")


Festone
Serata brucione della festa spritz ieri sera...ma dovevo troppo farlo...era da mesi che aspettavo una festa di Forza Italia (e adesso attirerò le ire dimezzo mondo) per di più YOUNG!!!!

Prosecco DOC a volontà e soprattutto tanti bei bimbi e come ogni volta ho trovato l'uomo della mia vita (PS: Mary sto scherzando non sono davvero seria...ma quanto... ma quanto mi prendeva Andrea ieri sera caspita!!!)...1metro e 95, occhi scuri, capelli neri ricci..flemma tranquilla e rilassata, di gran fascino!!!

Insomma alla fine io e la MAry ci siamo di molto divertite come a qualsiasi altra festa di forza italia...a quando la prossima??

PS: un ringraziamento doveroso a:
Tony per gli inviti, la simpatia, i bacetti...servizio completo
Dario per il baciamano;
Gli 8 ragazzi che giravano...praticamente siamo riuscite a rimanere al centro dell'attenzione di 8 ragazzi!!...troppo brave!
Gli alpini per la cena ottima


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martedì 15 marzo 2005
ore 22:21
(categoria: "Amore & Eros")


mi sono sempre considerata uomo d'immaginazione piuttosto che d'azione
GIUGNO 1982

Questi erano i pensieri che mi passavano per la testa mentre andavo in metropolitana verso King's Cross; o quantomeno una fetta di pensieri. A dire il vero, il tempo del tragitto lo impiegai, in gran parte, a guardare le donne che c'erano sulla vettura.
Non solo ero divorziato da otto anni ma non facevo l'amore con una donna da più di nove, e nel frattempo ero diventato un inveterato scrutatore, esaminatore, soppesatore di possibilità, gravando ogni sguardo di quella furtiva intensità che è il marchio del maschio veramente allo stremo (e pericoloso). La presente occasione scremò ben presto non più di due oggetti da prendere in seria considerazione. Una sedeva sulla mia stessa fila ma più in fondo, vicino alle porte; minuta, composta, una che spendeva molto per il vestire: il classico tipo Grace Kelly-bionda glaciale.

(NOTA PERSONALE...MA QUESTA è L'ALICE!!!!)

All'altra estremità della vettura stava una bruna più alta e dall'aria più ascetica: l'avevo notata sul marciapiede della stazione di Earl's Court, ma sia allora, sia adesso, mi riuscì difficile identificarne le fattezze dietro il sipario della sua splendida chioma nera e del giornale alzato, immersa com'era nella lettura. Tornai a posare lo sguardo sulla bionda, un'occhiata ardita, obliqua che lei - se non me l'ero solo immaginato - raccolse e sostenne per un impalpabile istante, rispondendo con occhi in cui non si leggeva incoraggiamento ma neppure biasimo.

Mi lanciai subito in una fantasia, la mia fantasia prediletta: quella in cui mi succedeva, miracolosamente, che lei scendeva alla stessa fermata, proseguiva, verso la stessa stazione, prendeva lo stesso steno, andava nella stessa città in cui andavo io: una serie di coincidenze che infine ci univano, e mi affrancavano senza sforzo dalla necessità di prendere in mano le redini degli eventi.
E più ci avvicinamavo a King's Cross, più desideravo che lei restasse sulla vettura. A ogni fermata avvertivo la morsa di un vertiginoso, profondo terrore, e mentre la prospettiva di avviare una conversazione con lei mi pareva vieppiù desiderabile, il suo volto e la sua figura venivano via via approssimandosi ai vertici della perfezione o quasi.

(CASSIOPEA COME COGLI APPIENO CERTE MIE SEGHE MENTALI IN QUESTE PAROLE...)

Leicester Square, Covent Garden, Holborn. Ero sicuro che sarebbe scesa a Holborn, invece no, aveva semmai l'aria rilassata di chi si gode la comodità di stare seduto, in una postura di seduttiva languidezza (eravamo i soli passeggeri rimasti nella nostra metà della vettura e io mi stavo lasciando completamente trasportare da questa scena). Due fermate ancora. Se solo... se solo... E infine ecco King's Cross: stavamo entrando nella stazione, e quando la guardai, senza alcuna vergogna questa volta, mi resi conto subito, quasi fosse ovvio, che lei non sarebbe scesa neanche lì, che non le passava neppure per la testa: la mia fantasia era sul punto di sbriciolarsi e, per far precipitare la situzione, le diedi un'ultima occhiata furtiva, appena prima che si aprissero le porte, e lei mi rispose con una luce di inquisitiva pigrizia negli occhi, che mi trapassò, inesorabile, da parte a parte. Mi avviai sul marciapiede della stazione ma avevo piombo nelle membra; funi emotive mi tenevano legato al treno, come un elastico impedimento. Ripartì; mi girai, non riuscii a scorgerla; e per qualche minuto, andando verso St. Pancras, facendo il biglietto e ammazzando il tempo davanti l'edicola, ebbi un vuoto mortale nello stomaco, la sensazione ferita di essere in qualche modo sopravvissuto a un'altra sequenza di tragediucole che minacciavano di ripetersi di giorno in giorno all'infinito.

(UN DOLOROSO PERPETRARSI DI EVENTI?)

Seduto nella vettura del treno per Sheffield, in attesa che si mettesse in moto, rimuginai sull'umiliante incidente

(NO KAZZO NON DIRMI CHE LO FAI...NON DEVI FARLO FARLO...è MASSACRANTE!!)

e maledii la malasorte - se di malasorte si trattava - che mi aveva marchiato per sempre come uomo di immaginazione piuttosto che d'azione: condannato, come Orfeo, a vagare in un Ade di chimere, mentre in mio eroe, Yuri Gagarin, non avrebbe esitato a lanciarsi impavido verso le stelle. Poche parole scelte con cura: tutto qui. Non ci voleva altro, eppure non mi venivano in mente. Dio santo! Ed ero anche uno scrittore a cui avevano pubblicato dei libri! Cosa facevo invece? Restavo inchidato lì a sognare ridicolissime storie:

(QUESTA è LA MIA PARTE PREFERITA...POI IO HO LE MIE STORIE PARTICOLARI...MA QUANTE NON NE HO FATTE!)

l'ultima delle quali coinvolgeva l'oggetto della mia attrazione che si rendeva immediatamente conto d'aver perso la fermata, sgusciava fuori a Caledonian Road, fermava un taxi e arrivava appena in tempo per balzare sul mio treno mentre già era in moto. Patetico!


J. COE
La Famiglia Winshaw


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lunedì 14 marzo 2005
ore 13:05
(categoria: "Pensieri")


Divertimento ed anima
Si discute sempre un sacco su cosa fare il week-end, dove andare, con chi...ballare o birra? andare a conoscere gente o stare con i vecchi amici?

Spesso ho fatto considerazioni del genere e se n'è parlato e sparlato un sacco in compagnia; ma il punto non è il come, dove e secondario viene anche il con chi perchè la prima cosa è lo spirito.

Ci vuole poco a capirlo che tutto parte da te e la situazione che ti gira attorno non è che un'esaltazione del tuo stato d'animo.


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mercoledì 23 febbraio 2005
ore 13:12
(categoria: "Cinema")


Eccomi qua!

Profilo B:
L’ottimista è un vanitoso che crede di essere protagonista di un film che qualcuno, non si sa bene perché, si è deciso a girare sulla sua vita. Che sia ottimista è indubbio, che ti senti l’Harrison Ford di una pellicola ingiustamente trascurata altrettanto evidente. A non far scoppiare questo delirio di potere come i tric trac a Fuorigrotta, ci pensa per fortuna il tuo pudore, ormai rassegnato al ruolo di grande insabbiatore. Può capitarti, come no? di riconoscere che sei la persona sbagliata, nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Senza che ciò ti impedisca di sentirti sempre così giusto. Ti consideri, insomma, un genio. Se solo si riuscisse a capire perché…


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martedì 15 febbraio 2005
ore 13:43
(categoria: "Vita Quotidiana")


San Valentino 1: L'inizio

14.02.05 18:27
4335577
GSMBOX.com -
L'aroma dolce
della tua essenza
mi permea,
sublime, fino a
fondersi con la
mia. E' davvero
solo un sogno? Se
così non e',
svegliami anima
mia.L.



"Chi t'insegnò i passi che fino a me ti portarono?
Quale fiore, pietra, fumo ti mostrarono la mia dimora?"


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martedì 15 febbraio 2005
ore 13:39
(categoria: "Vita Quotidiana")


San Valentino 2: Essenza

Saprai che non t'amo e che t'amo
perchè la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.

Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.

T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un certo destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.

(XLIV - Pablo Neruda)


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martedì 15 febbraio 2005
ore 13:35
(categoria: "Vita Quotidiana")


San Valentino 3: L'arte d'Amare

È L’AMORE UN ARTE?

È l’amore un arte? Allora richiede sforzo e saggezza.
Oppure l’amore è una piacevole sensazione, qualcosa in cui imbattersi è questione di fortuna?
La gente non pensa che l’amore non conti. Anzi, ne ha bisogno; corre a vedere serie interminabili di film d’amore, felice o infelice, ascolta canzoni d’amore; eppure nessuno crede che ci sia qualcosa da imparare in materia d’amore.
Questo atteggiamento si basa su parecchie premesse: la maggior parte della gente ritiene che amore significhi essere amati, anziché amare; di conseguenza, per loro il problema è come farsi amare, come rendersi amabili, e per raggiungere questo scopo seguono parecchie strade.
Una preferita, soprattutto dagli uomini, consiste nell’avere successo, nell’essere ricchi e potenti quanto lo possa permettere il livello della loro posizione sociale. Un’altra, seguita particolarmente dalle donne, è di rendersi attraenti, coltivando la bellezza, il modo di vestire, ecc. Una terza via, seguita da uomini e donne, è di acquisire modi affabili, di tenere conversazioni interessanti, di essere utili, modesti, inoffensivi. Come dato di fatto, quel che la gente intende per essere amabili, è essenzialmente un insieme di qualità.

Una seconda premessa per sostenere la teoria che nulla v’è da imparare in materia d’amore, è la supposizione che il problema dell’amore sia il problema di un oggetto, e non il problema di una facoltà. La gente ritiene che amare sia semplice, ma che trovare il vero soggetto da amare, o dal quale essere amati, sia difficile. Un atteggiamento questo determinato da molte ragioni, legate allo sviluppo della società moderna. Una di queste è il grande cambiamento avvenuto nel ventesimo secolo riguardo la scelta dell’oggetto del proprio amore. Si è passati da un matrimonio contratto per convenienza, ed era opinione comune che il sentimento sarebbe nato in seguito, alla ricerca dell’amore romantico cioè dell’esperienza personale d’amore che dovrebbe portare al matrimonio.
Questo nuovo concetto di libertà in amore deve avere largamente contribuito ad aumentare l’importanza dell’oggetto contro l’importanza della funzione.
Strettamente legata a questo fattore è un’altra caratteristica della civiltà contemporanea, basata sul desiderio di comperare, sull’idea di uno scambio proficuo. La felicità dell’uomo moderno consiste nell’emozione di guardare vetrine di negozi, di acquistare tutto ciò che può permettersi, sia in contanti che a rate. Egli guarda la gente nello stesso modo. Per uno uomo, una ragazza attraente, e per una donna, un uomo attraente, sono gli oggetti della loro ricerca. Il senso della parola innamorarsi si sviluppa solo tenendo conto di queste qualità pratiche in quanto sono alla ricerca di un oggetto; l’oggetto potrebbe essere desiderabile dal punto di vista del suo valore sociale, e nello stesso tempo potrebbe volere me, considerando le mie caratteristiche interiori ed esteriori.
A questo modo due persone si innamorano, certe di aver trovato sul mercato l’oggetto migliore e più conveniente, considerando i limiti dei loro valori di scambio.

Il terzo errore che porta alla convinzione che non vi sia nulla da imparare in materia d’amore, è la confusione tra l’esperienza iniziale d’innamorarsi e lo stato permanente di essere innamorati. Se due persone che erano estranee lasciano improvvisamente cadere la parete che le divideva, e si sentono vicine, unite, questo attimo di unione è una delle emozioni più eccitanti della vita. È ancora più meravigliosa e miracolosa per chi è vissuto solo, isolato, senza affetti. Il miracolo di questa intimità improvvisa è spesso facilitata se coincide, o se inizia, con l’attrazione sessuale. Tuttavia, questo tipo di amore è per la sua stessa natura un amore non duraturo. Via via che due soggetti diventano bene affiatati, la loro intimità perde sempre più il suo carattere miracoloso, finché il loro antagonismo, i loro screzi, la reciproca sopportazione uccidono ciò che resta dell’eccitamento iniziale. Eppure, all’inizio, essi non lo sanno; scambiano l’intensità dell’infatuazione, il folle amore che li lega, per la prova dell’intensità del loro sentimento, mentre potrebbe solo provare l’intensità della loro solitudine

LA TEORIA DELL AMORE
AMORE: LA RISPOSTA AL PROBLEMA DELL ESISTENZA UMANA

Ogni teoria d’amore dovrebbe incominciare con la teoria di un esistenza umana. L’amore tra animali, o meglio, l’equivalente dell’amore, non è che puro istinto: istinto che agisce anche nell’uomo. Ma ciò che caratterizza l’esistenza dell’uomo è il fatto di essere emerso dal regno animale, dall’istinto.
Quando un uomo nasce, viene sbalzato da una situazione ben definita, chiara come l’istinto, in una situazione incerta e indefinita. Vi è certezza solo per ciò che riguarda il passato e per ciò che riguarda il futuro, solo la morte è certa.
L’uomo è dotato di ragione; è conscio di se stesso, della propria individualità, del passato, delle possibilità future. Questa coscienza di se stesso come entità separata, la consapevolezza della propria breve vita, del fatto che è nato senza volerlo e contro la propria volontà morirà; il senso di solitudine, d’impotenza di fronte alle forse della natura e della società, gli rendono insopportabile l’esistenza. Diventerebbe pazzo se non riuscisse a rompere l’isolamento, a unirsi agli altri uomini, al mondo esterno.
Il senso di solitudine provoca l’ansia; anzi, è l’origine di ogni ansia. Essere soli significa essere indifesi, incapaci di penetrare attivamente nel mondo che ci circonda; significa che il mondo può accerchiarci senza che abbiamo la possibilità di reagire.
Il profondo bisogno dell’uomo è il bisogno di superare l’isolamento, di evadere dalla prigione della propria solitudine.
L’uomo di qualsiasi età e civiltà è messo di fronte alla soluzione di un eterno problema: il problema di come superare la solitudine e raggiungere l’unione. Le soluzioni sembrano molteplici ma in realtà solo limitate, e sono soltanto quelle proposte dall’uomo nelle varie civiltà in cui è vissuto e sempre più intenso diventa il bisogno di trovare nuove vie per superare la separazione.
Un modo per raggiungere questo scopo consiste in tutte le forme di stato orgiastici. Questi si possono manifestare in uno stato di trance raggiunto artificialmente, con l’aiuto delle droghe. Molti riti delle tribù primitive offrono un quadro vivido di questo tipo di soluzione. In uno stato di esaltazione fittizia, il mondo esterno scompare, e con esso il senso di separazione. Finché questi riti sono praticati collettivamente si raggiunge un esperienza di fusione col gruppo, il che rende la soluzione efficace al massimo. Strettamente collegata, e spesso fusa con essa, è l’esperienza sessuale. L’orgasmo sessuale può produrre uno stato simile a quello provocato dal trance, o dall’effetto di certe droghe. Le orge sessuali collettive facevano parte di molti riti primitive. Sembra che dopo l’esperienza orgiastica, l’uomo riesca ad andare avanti per un certo tempo senza soffrire troppo la propria separazione. Poi, lentamente la tensione dell’ansia aumenta, ma viene di nuovo mitigata dalla ripetizione del rito.
Ben diversa è la stessa soluzione scelta da un individuo in una civiltà che ha lasciato dietro a sé queste pratiche. L’alcoolismo e la tossicomania solo le forme alle quali l’individuo ricorre in una civiltà non orgiastica. Contrariamente ai riti proposti da un intera comunità, quelli individuali sono caratterizzati da un senso di colpa e rimorso. L’uomo tenta di fuggire all’isolamento rifugiando nell’alcool e nelle droghe, ma si sente ancora più solo quando è finito lo stato di ebbrezza, e di conseguenza è spinto a ricorrervi con sempre maggiore frequenza e intensità. Leggermente diverso da questa soluzione è il ritorno a una soluzione sessuale. Entro certi limiti, è un modo naturale e normale di superare la separazione, è una soluzione parziale al problema dell’isolamento.
Ma in molti individui per i quali la solitudine non può essere superata in nessun modo, la ricerca dell’orgasmo sessuale assume una funzione che li rende non molto diversi dagli alcoolizzati e dai tossicomani. Diventa un tentativo disperato di sfuggire all’ansia suscitata dalla separazione e il suo risultato è un sempre crescente senso d’isolamento, poiché l’atto sessuale, senza amore, non riempie mai il baratro che divide due creature umane, se non in modo assolutamente momentaneo.
Tutte le forme di unione sessuale hanno tre caratteristiche: sono intense, e perfino violente; coinvolgono tutto l’essere, mente e corpo; sono periodiche e transitorie. Vale invece l’opposto per quella forma di unione, che è la soluzione più frequente scelta dall’uomo nel passato e nel presente: l’unione col gruppo, il condividerne costumi, usi, pratiche e credenze. In una società primitiva il gruppo è esiguo; consiste di coloro coi quali si divide anima e sangue.

(Erich Fromm - L'Arte D'Amare)


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