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venerdì 5 maggio 2006 - ore 21:25 Una vicenda che ha dell’incredibile !!! Non so se siete a conoscenza del fatto recente capitato a Keith Richards dei Rolling. LINK Ma come si fa??? Keith Richards: 65 anni, chitarrista, (Guitar Hero) sopravvissuto a droghe, alcool, eroina, cocaina etc... si è fatto cambiare il fegato e il sangue qualche decina di volte... messo KO da una palma !!! che pirla... ! Però mi è piaciuta la reazione isterica di Jagger... ..."non si sale su una palma a 65 anni nel bel mezzo di un tour mondiale...!!! speriamo non sia un segno premonitore... ...but... the show must go on... LEGGI I COMMENTI (9) - PERMALINK venerdì 5 maggio 2006 - ore 12:57 The Beatles : RUBBER SOUL “Rubber Soul” pubblicato il 3 dicembre 1965 è forse il primo “concept album” della storia del rock. Stop ai brani cosiddetti “riempitivi” da inserire negli album e largo alle canzoni con un’entità a sé stante curandole ad una ad una nei minimi dettagli. Ecco perché se si ascolta “Rubber Soul”, per certi versi è come quasi sentire un “Best of...” Ben sei canzoni di questo album sono finite nelle varie raccolte e le altre otto sarebbe stato uno spreco relegarle come lato B di un singolo. 14 “perle” composte, suonate e cantate con grande maturità artistica dai nostri, una maturità raggiunta anche per quanto riguarda le tecniche di lavoro in studio di registrazione. Ciò che mi è sempre piaciuto di Rubber è la sonorità delle chitarre acustiche sempre più in netta evidenza seppure in “contrappunto” alle elettriche (e viceversa). George introduce per la prima volta il sitar nel rock, ben presto imitato dalla “concorrenza”, ovvero, Brian Jones dei Rolling (Paint in Black) e Jeff Beck degli Yardbirds (Heartfull of Soul, vers. 2). Sempre lui, con la nuova Rickenbacker 360/12 corde regalatagli dalla casa madre, ripercorre sonorità “Byrdsiane” e sempre con l’occhio puntato alle innovazioni tecnologiche, egli sperimenta suoni distorti con i primi “box effects”. Le liriche di Rubber si fanno sempre più impegnate e addirittura autobiografiche con Lennon che raggiunge l’apice con la splendida“In My Life”. Infine, non mancano i primi vagiti psichedelici non tanto per la musica quanto per la copertina dell’album che riporta i loro visi allungati , frutto di una curiosa casualità. Tuttavia la foto di copertina è in contrapposizione con quella del retro, dal gusto tipicamente beat sicuramente più al passo con i tempi. Infine, con Rubber Soul, sia Lennon che McCartney iniziano a comporre prevalentemente per conto proprio. Ecco la track list da paura… DRIVE MY CAR: (McCartney) Inizio con il botto! Uno dei più efficaci brani d’apertura di tutti i loro album. Il testo originale di Paul non piacque a Lennon e quindi il pezzo fu riscritto a quattro mani. I due si dividono il difficile canto, con Paul voce alta che canta sulla 4° della tonalità di RE maggiore (SOL) e John nella 5° sotto rispetto a Paul, (DO) con George che interviene alla fine della strofa con una 5° eccedente sulla tonalità di LA maggiore (FA) e il ritornello. Se non è genio questo!… Il riff raddoppiato dalla chitarra e il basso che suonano simultaneamente la stessa parte, fu suggerito da Harrison dopo che aveva sentito “Respect” di Otis Redding. Ma la vera notizia bomba è che alla chitarra solista nel assolo “slide” non c’è George come avrebbe dovuto essere bensì McCartney come avvenne per “Taxman” in “Revolver”. Ebbene, il “mancino maledetto” è la chitarra solista di “Drive My Car”. È strano se si pensa che la tecnica dello “slide guitar” diventa lo stile inconfondibile di Harrison post Beatles. Tuttavia Paul esegue un assolo di ineguagliabile bellezza per raffinatezza e tecnica e volendo strafare, realizza anche gli efficaci interventi di pianoforte sull’inciso. A rinforzare ulteriormente il ritmo del pezzo, ci pensa Ringo, percuotendo il tamburello e il caratteristico “campanaccio”. NORWEGIAN WOOD (This bird has flown): (Lennon) Un “unplugged” di livello stratosferico, dove per la prima volta il sitar fa la sua comparsa nel rock per opera di George, il quale armeggia con lo strumento indiano acquistato da poco, come fosse una chitarra. Tuttavia il risultato del lavoro di Harrison è eccellente. Il sottotitolo “This Bird Has Flown” è frutto di un compromesso di John, non sapendo come intitolare la canzone, una delle sue più belle in assoluto. La storia narra che il pezzo fu rifatto completamente dalla prima volta in cui fu registrato. Infatti, se si ascolta la versione primordiale di Norwegian Wood su “Anthology”, ci troviamo davanti ad un pezzo di uguale fascino e quindi parlare di “rifacimento” potrebbe essere improprio. YOU WON’T SEE ME (McCartney) Questa canzone, per noi Beat Shop, ha una storia particolare per il fatto che l’abbiamo provata alcune centinaia di volte ma non siamo mai riusciti a farla rendere come si deve, da doverla abbandonare. Con l’arrivo di Manuel alle tastiere l’abbiamo ripresa, riprovata numerose volte, e addirittura suonata in pubblico, ma i risultati non essendo più di tanto migliorati, abbiamo pensato di tralasciarla ed eventualmente riprenderla in futuro. Di per sé il pezzo è molto bello poiché possiede delle ottime vocalità in botta e risposta. L’inciso è stupendo. Nel punto in cui cantano a due voci: “time after time, you refuse to even listen, I would’nt mind, if I knew what I was missing”… sublime!… NOWHERE MAN (Lennon) John dichiarò che Nowhere Man, uno degli hits più celebri dell’album, fu scritta senza ispirazione alcuna, ovvero, che si era seduto cercando di scrivere una canzone ma non gli veniva in mente nulla e allora pensò di essere “un uomo inesistente, seduto in una terra inesistente, che crea progetti destinati a nessuno”… Ora quanti vorrebbero sedersi , non avere nessun tipo di ispirazione per poi scrivere una canzone come questa ? La canzone cantata tutta a tre voci, con John sulla linea melodica, Paul voce alta e George nella parte vocale bassa, riporta un superbo assolo di Harrison suonato ad accordi con una nuova Fender Stratocaster con i toni acuti “sparati” al massimo. John invece, con la sua Gibson acustica munita di barrè mobile posizionato sul 2° tasto suona la parte ritmica con l’accorgimento di ammorbidire la pennata sulle corde. Una delle caratteristiche peculiari di Lennon “chitarrista” è sempre stata la fluidità nel suonare la ritmica con la chitarra acustica. Queste sono le sonorità acustico-elettriche che prediligo, di cui accennavo nell’introduzione. Anche se lasciata per ultima non è meno importante l’incredibile “bass-line” di Paul. Chissà come avrà fatto ad inventarsi un giro del basso così difficile e complicato. Questa tecnica credo si chiami “walking bass” (basso che cammina) gia sperimentata da Paul in molte altre occasioni (ad es. All My Loving). In pratica il basso oltre a suona le note sia in “battere” assieme alla cassa, che in “levare” dando l’impressione che “cammini”. Ma qui i numerosi bassisti di Spritz, e cioè, Arcu, Ludo o Sick, sicuramente sanno la storia meglio di me. THINK FOR YOURSELF (Harrison) Nel 1965 fanno la comparsa i primi “fuzz box”, ovvero, quelle scatolette elettroniche che servivano a generare una distorsione controllata. Il “fuzz box” è il “nonno” dei distorsori detti anche “Over Drive”, che si presentano sottoforma di pedalini colorati che al giorno d’oggi si vedono ai piedi dei chitarristi, e servono per distorcere il suono. La prima chitarra distorta più famosa della storia del rock, fu indubbiamente quella di Keith Richards dei Rolling su “Satisfaction”. Tuttavia, sempre qualcuno di quegli amici un po’ più anziani di me, mi confessarono che quel suono, generato da una chitarra collegata ad un “fuzz box”, avrebbero giurato si trattasse di un sax, poiché mai si pensava che una chitarra potesse arrivare a suonare in quel modo. Detto questo, i Beatles sempre alla ricerca di nuove sonorità, anche a costo di trasgredire le regole, collegarono uno di questi aggeggi, non alle chitarre bensì al basso di Paul, il quale suonò per tutta la canzone due line-bass identiche di cui una con il basso collegato al “fuzz box”. I tecnici della EMI costruirono in casa i propri “fuzz box”, mettendoci, invano, delle etichette con scritto: “da usarsi solo con le chitarre”… THE WORD (Lennon- McCartney) Una canzone scritta a quattro mani, prevalentemente da John, con qualche influenza di musica “soul” che imperversava nella classifica inglese in quel periodo. Praticamente la canzone ha una costruzione blues, ma l’inciso si stacca totalmente dai suoi canoni, con Lennon che canta sopra un riff di chitarra di tre note su una sequenza crescente di accordi. MICHELLE (McCartney) Mi sembra superfluo descrivere questa canzone che probabilmente sarà conosciuta in ogni angolo del mondo e quindi , dirò solo ciò che mi ha colpito tecnicamente di questo “classico” di Paul. Le note ascendenti del basso incastrate con gli accordi discendenti del celeberrimo arpeggio iniziale di chitarra, basta e avanza per dir poco geniale l’impianto della canzone. La chitarra acustica che esegue la ritmica con il barrè mobile posizionato sul 5° tasto è semplicemente favolosa. Sembra sia stata suonata da Paul ma mi piace pensare sia opera di John quelle raffinatezze con i “glissati” in 7° diminuita nel punto del cantato in francese e nello stesso punto riportato nel perfetto assolo di chitarra. Non esiste imperfezione in Michelle. Paul canta in maniera ineccepibile supportato dai cori di John e George. Una perla. WHAT GOES ON (Ringo Starr) Ringo debutta e figura come autore assieme a Lennon-McCartney. Almeno così è accreditato il pezzo. In realtà la canzone è una delle riesumazioni scritte da Paul e John nei primi 60 durante le “marinate” di scuola. Ringo canta da solista supportato dai cori di Paul e John sopra una tessitura di ghirigori di chitarre elettriche suonate rispettivamente da John e George. Ne abbiamo una versione incisa anche da noi in studio con doc. Gino nella parte di Ringo… La riesumeremo… GIRL (Lennon) “Girl”, è la “Michelle” di John, o “Michelle” è la “Girl” di Paul… Da stabilire… e quindi anche di questo bellissimo pezzo di John dirò ciò che mi emoziona di più. Il famoso “barrè mobile” si sposta questa volta nel 7° tasto della chitarra acustica di John il quale con plettrate fluide ne esegue la ritmica. Harrison subentra con un arpeggio ad una corda, sopra la voce triste e sospirosa di John nella strofa finale. John nell’assolo conclusivo, suona la chitarra come nella tecnica del banjo a bicordo con salti di terze incastrando perfettamente l’ arpeggio di Harrison. Altra perla. I’M LOOKING THROUGH YOU (McCartney) Di questo pezzo esistono versioni alternative udibili su “Anthology” assolutamente degne dell’originale. Inutile sostenere da parte mia la predilezione dei giochi di chitarra acustica suonata ancora con il “barrè mobile” sistemato inspiegabilmente nel primo tasto relegando la canzone nella strana tonalità di LA bemolle. Questo continuo spostare il barrè nelle diverse tonalità penso sia stato ispirato da Bob Dylan, un fatto ordinario per lui nel cantare le sue canzoni folk spostando continuamente il capotasto sul manico della chitarra. IN MY LIFE (Lennon) Una delle opere più importanti di John, sopratutto per quanta riguarda il testo autobiografico, considerato un po’ il preludio di “Strawbwrry Fields Forever”. Tuttavia Paul ne rivendica una fetta della paternità della canzone che a mio avviso è più “lennoniana” che mai. Fu registrata lasciando nel mezzo della canzone un vuoto di 8 battute finchè non fu deciso di incidere un assolo di piano nello stile di Bach. L’assolo “barocco”di George Martin fu inciso con il pianoforte a velocità dimezzata per conferire all’ascolto a velocità normale l’effetto di un clavicembalo. WAIT (McCartney - Lennon) Wait era una pezzo registrato durante le sessioni di “Help” che fu escluso dall’album, ma poiché il tempo limite era arrivato per la pubblicazione del nuovo album decisero di riesumarla per inserirla su Rubber soul. È una canzone considerata come una delle “minori” di tutta la produzione dei Beatles anche se in realtà a me piace, specialmente per quanto riguarda l’introduzione cantata a due voci (John e Paul) con accordi discendenti di chitarra elettrica usata con il pedale volume, un accorgimento usato spesso in passato da Harrison. È Forse nell’inciso che si denota una carenza di idee proprio per il leggero imbarazzo che si avverte nel canto di Paul, sopra una base strumentale assai scarna e vuota da far quasi desiderare all’ascoltatore la risoluzione per passare presto alla seconda strofa. IF I NEEDED SOMEONE (Harrison) Nel 65, in occasione del tour americano dei Beatles, La “Rickenbacker Corps” mandò uno dei suoi agenti ad una conferenza stampa con una nuova Rickenbacker 360/12 corde da regalare a George molto simile a quella di Roger McGuinn, come era stato fatto l’anno prima. Per tutto il 66 (fino ad agosto) George si portò in tour questa chitarra con la quale eseguiva solo questo pezzo inserito nelle scalette del 66. George dichiarò apertamente di aver scritto “If I Nedded Someone”ispirandosi a un pezzo dei Byrds, “The Bells Of Rhymeny” incluso nel loro primo album. Effettivamente il coro a tre voci e l’arpeggio nella parte centrale del pezzo ha molta affinità con il pezzo dei Byrds con la differenza che George esegue quell’arpeggio con il barrè mobile posizionato sul 7° tasto dando alla Rickenbacker 12 corde una sonorità più sui registri acuti rispetto a quella di McGuinn. Quest’ultimo, ha ripreso il pezzo di George facendone una versione nettamente inferiore all’originale e l’ha incluso nel suo ultimo album (veramente scarso) “Limited Edition” che finalmente sono riuscito ad avere. RUN FOR YOUR LIFE (Lennon) Non ho mai capito perché John odiasse tanto questa canzone che io ritengo una delle più belle per costruzione e potenza vocale. È un pezzo che faceva parte del nostro repertorio poco prima dell’arrivo del nostro attuale tastierista Manuel e pur essendo uno delle canzoni meno celebri dei Beatles ci veniva calorosamente applaudito forse perché piaceva al primo ascolto. Allora visto che dal vivo avevamo questa tendenza ad eseguirlo bene abbiamo deciso di inciderlo come per “Nowhere Man” e “What Goes On”. Ben tre sono le chitarre utilizzate nella canzone. La ritmica acustica di Lennon, un “glissato” di chitarra distorta nell’accordo di Reb – RE nel 10° tasto in fondo al manico, e il riff all’inizio di ogni strofa molto semplice ma efficace. L’assolo di Harrison è stato suonato sicuramente con la Stratocaster. Uno dei miei pezzi preferiti, indubbiamente. Da segnalare che quel lontano 3 dicembre del1965, usci oltre all’album anche il 45 giri "We Can Work It Out / Day Tripper" non incluse nella track list. Non so se mi spiego... Concludendo dico che ogni collezione discografica che si rispetti deve avere "Rubber Soul" sotto la voce:"migliori dischi rock"... provate ad ascoltarlo e provate a sentire le emozioni... alla prossima... LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK giovedì 4 maggio 2006 - ore 13:02 1° Post di maggio... Tranquilli! ci sono ancora... Ultimamente sono abbastanza impegnato ma ritornerò molto presto con una nuova recensione di un altro dei migliori album dei Beatles. Nel frattempo vi ricordo la data del 12 maggio del S. John Pub e il 19 maggio allo Stray Cats in occasione della chiusura della stagione live, ci sarà un evento eccezionale che dirò più avanti. Vi aspetto al S. John il 12 ! Abbiamo nuove canzoni da farvi ascoltare... LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK sabato 29 aprile 2006 - ore 12:31 6000 !!! Noel vince... (questo BLOG è stato visitato 6000 volte) ULTIMI 10 VISITATORI: Noel , ospite, ospite, ospite, ospite, KillerCoke, ryu san, Mrsick, klero-x, ospite LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK sabato 29 aprile 2006 - ore 09:33 Oggi a Soave... Uno dei pochi sabato mattina in cui mi trovo all’interno delle mura lavorative. La cosa non mi risulta affatto pesante poiché il lavoro è allietato dalle note di un album dei Beatles prossimamente in recensione . A rendere ancora il tutto più sereno è la pregustazione del fatto che oggi pomeriggio alle 14:30 si parte per Soave dove io, doc. Gino e Lele/TeleJD, andremo al consueto appuntamento annuale del Festival Internazionale della chitarra da collezione. È come chiudere dei bambini in una stanza piena di giocattoli. Il tutto si svolgerà come un rito: ore 14:30 ritrovo; ore 14:45 partenza; ore 16:00 arrivo a Soave; ore 16:05 entrata alla mostra delle chitarre da collezione con relativa sofferenza per non poterne comprare una ventina… ore 16:07 autofustigazione con “gatto a sette code” per resistere alla tentazione di provarle tutte… ore 16:30 ... al muro del pianto… ore 17:30 passeggiata per il centro di Soave; ore 18:00 aperitivo con calicione di vino Soave alla solita enoteca; ore 19:00 il vero motivo dell’arrivo a Soave per Lele ovvero l’entrata al ristorante per magnare.. ![]() ore 21:00 concerto dei chitarristi all’auditorium; ore 24:00 ritorno a casa pensando di appendere la chitarra al chiodo dopo avere visto come suona la chitarra certa gente… Tutto sommato sarà un divertimento… COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 28 aprile 2006 - ore 13:51 Per i chitarristi!... Per saperne di più. Link LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK venerdì 28 aprile 2006 - ore 12:31 The Beatles - REVOLVER - Pubblicato venerdì 5 agosto 1966. “…il giorno che uscì Revolver dei Beatles abbiamo preso letteralmente d’assalto “Gabbia”, (lo storico negozio di dischi di via Dante) distruggendo gli scatoloni che contenevano gli LP appena scaricati dal furgoncino, per assicurarcene una copia …”. Mi ricorda l’episodio dell’assalto al “Forno Delle Grucce” del romanzo “I Promessi Sposi” del Manzoni, dove la folla affamata, saccheggia la panetteria,.. invece è un aneddoto che mi è stato raccontato più volte da alcuni amici un po’ più “anziani” di me. Altri tempi, sicuramente, ma mi piacerebbe per un istante provare ciò che hanno provato questi ragazzi “affamati” di musica (per fortuna) nel suonare per la prima volta Revolver sui fonovaligia a valvole “Lesa”, considerando che sono passati quarant’anni,ma le canzoni sembrano scritte ieri. Nel 66, in piena era di canzoncine beat, trovarsi improvvisamente ad ascoltare “Tommorow Never Knows” deve essere stato un effetto devastante.Credo che più di qualche musicista si sia grattato la testa domandandosi: “e adesso che si fa?”… A cominciare dalla copertina disegnata dal vecchio amico dei tempi di Amburgo Klaus Wormann (futuro bassista di Lennon ed Harrison) fino all’ultima nota, Revolver è una densità di idee straordinarie e innovative. Rispetto ai precedenti lavori, l’evoluzione del gruppo ha fatto passi da gigante, eppure il buon George Harrison, nelle molteplici interviste di “Anthology”, dichiara in modo abbastanza superficiale che “Revolver” lo collocherebbe come un “Rubber Soul” volume 2° perché a suo ricordo conterrebbe delle buone canzoni… “Rubber Soul”, sicuramente è un album altrettanto grande, ma definirlo come un “vol. 1” rispetto a Revolver credo sia azzardato e improprio e quindi mi “permetto” di non essere d’accordo con il caro George. La prima volta che ho ascoltato Revolver, ho notato subito la differente sonorità rispetto agli altri album dei Beatles fino a quel momento. Le distorsioni cominciano ad essere più calde e ben definite, le parti di chitarra diventano più complesse e sperimentali con assolo registrati al rovescio etc. La batteria di Ringo si fa più ipnotica e potente e il timbro del basso di Paul è più profondo e presente, equalizzato ancor di più sui toni bassi. Non a caso egli iniziava ad usare un “Rickenbacker 4001 Stereo”… Harrison, sempre più rivolto alle culture dell’India, ottiene la concessione di inserire ben tre sue canzoni nell’album, un fatto senza precedenti . Le trombe, i tromboni e i sax, danno sonorità funky - soul. Paul surclassa sé stesso con le ballate acustiche, le sonorità classiche e la canzone per bambini, fintanto da usarla come colonna sonora per un cartone animato. (Yellow Sub Marine) Direi che “l’eterogeneità” delle canzoni di Revolver, ne fanno un album… “omogeneo”. Credo che ancora oggi sia un punto di riferimento per numerosi gruppi che hanno attinto a pine mani e continuano a farlo, da questa “enciclopedia in musica”. E adesso il lavoro più difficile…la track list. TAXMAN. (Harrison) Un duro attacco di Harrison al fisco dell’epoca che imponeva un versamento in tasse altissimo per ogni sterlina ( circa il 20% ) voluto dal premier laburista Harold Wilson. Forse George è stato un precursore della “Par Condicio” poiché nel testo della canzone se la prende menzionando Mr. Wilson e Mr Heath ovvero l’equivalente inglese di Prodi e Berlusconi dell’epoca. Nella tournee dei primi anni 90 Harrison riprende il pezzo aggiungendo una nuova strofa ammonendo questa volta i due uomini più potenti del momento, vale a dire il presidente americano George Bush (Senior) e l’ex capo del Cremino, Boris Eltsin. Musicalmente il pezzo è un blues dal ritmo incalzante in tonalità di RE maggiore, cantato in modo sarcastico da Harrison supportato dai perfetti cori di Lennon & McCartney che vede quest’ultimo alla chitarra solista sorprendendo tutti nell’esecuzione di un grande assolo. Eccezionale linea di basso (Paul) raddoppiata sapientemente dalla chitarra nella parte finale. (sempre da Paul). Si dice che Lennon abbia aiutato George nella stesura del testo. Il tamburello a partire dalla seconda strofa sembra il rumore (voluto) di un salvadanaio pieno di monete. ELEANOR RIGBY. (McCartney) Uno degli hit più famosi dell’album. Il bellissimo arrangiamento per ben otto archi, (il doppio di quelli di Yesterday) fu opera di George Martin. Su “ANTHOLOGY 2°” è stata inserita la base originale di “Eleanor Rigby”. Ascoltarla così ci si rende conto del lavoro eccellente effettuato da Martin. Volendo, è possibile cantarci sopra come il karaoke. I’M ONLY SLEEPING. (Lennon) Uno dei pezzi del disco scritto con l’aiuto di qualche pastiglietta allucinogena illegale. La chitarra acustica suonata da Lennon mi colpì assai per quel suono “sinistro” finché non ho capito che quegli “strani” e “diabolici” armonici erano dati dall’abbassamento dell’accordatura di un tono. Ma non è tutto. L’assolo allucinato di chitarra elettrica di Harrison viene riprodotto al contrario e sembra risucchiarti dentro al vortice della canzone. Il cantato “lagnoso” e “stralunato” di John rende assai bene l’idea della sonnolenza. LOVE YOU TO. (Harrison) Il secondo contributo di George nel disco è una canzone dalle sonorità indiane. Egli suona il sitar dimostrando di aver imparato bene da uno dei migliori maestri del mondo, Ravi Shankar. Harrison alle sedute di registrazione ospita dei musicisti indiani suonatori di tabla. Tuttavia la canzone non è proprio una bellezza e credo George abbia fatto di meglio su Pepper scrivendo un pezzo simile ma di maggior effetto. (Within you Without you) HERE, THERE AND EVERYWHERE. (McCartney) Una stupenda ballata acustica cantata delicatamente da Paul armonizzata in sottofondo dai cori di Lennon e da Harrison. La padronanza di Paul nel produrre melodie di rara bellezza, ne fa uno dei suoi migliori pezzi in assoluto, tanto da riprenderlo, re-inciderlo e riproporlo nei suoi live da più di 20 anni a questa parte. È d’obbligo che la canzone faccia parte del nostro repertorio acustico. YELLOW SUBMARINE (Ringo) Chi non ha fischiettato almeno una volta la melodia di Yellow Submarine? Una canzone utilizzata nei più disparati modi, specialmente come inno da stadio. Due anni fa, ne abbiamo inciso una riuscita e simpatica versione in dialetto padovano con il gruppo folcloristico “I Ruzzantini” inserita poi nel nuovo cd della “Serena Rock Band” con il titolo di “A Mi Me Piase El Vin”… SHE SAID, SHE SAID. (Lennon) Un pezzo ispirato da un incontro assai sgradevole tra Lennon e l’attore Peter Fonda che gli raccontò di aver vissuto un esperienza di “quasi morte” durante un’ operazione chirurgica venendo a conoscenza di come ci si sentiva nell’essere morti. Lennon, turbato cacciò l’attore. Il suono e il riff iniziale della chitarra distorta deve aver influenzato più di qualche gruppo dei giorni nostri. Superbo il lavoro di Harrison alla chitarra solista. GOOD DAY SUNSHINE (Paul) Solamente il pianoforte, la batteria e il basso vengono utilizzati per questa canzone ispirata dalla inconsueta bellezza dell’estate in Inghilterra nel 66. Cantata agilmente da Paul venne ulteriormente valorizzata dai cori “solari” e dall’assolo di piano “honky tonk” suonato sicuramente da Martin. Nel finale la botta e risposta dei “Good Day Sunshine” cantati alla “Frà Martino Campanaro”, ricordano “Paperback Writer”. AND YOUR BIRD CAN SING. (Lennon) Il riscatto di George alla chitarra per il mancato assolo di Taxman. Originariamente il pezzo era di natura “Byrdsiana” e lo si può sentire in una versione alternativa su “Anthology 2” suonata con una scantinante Rickenbacker 12 corde. Nella versione finale invece, Harrison si accolla tutte le difficilissime parti di chitarra 6 corde distorta, sovraincidendole con salti paralleli di terze. FOR NO ONE. (McCartney) Un’altra ballata di Paul inspiegabilmente sottovalutata e poco compresa. Vista l’andatura classica del pezzo, McCartney e Martin optano per un assolo azzeccato di corno francese eseguito più volte fino all’ottimizzazione da un certo Alan Civil uno dei migliori solisti inglesi dello strumento. L’ho voluta fortemente inserire nel nostro repertorio. DOCTOR ROBERT. (Lennon) Anche questo è un pezzo che ho voluto inserire nel repertorio dei Beat Shop. Il fascino delle chitarre con distorsione calda e morbida data dalla saturazione delle valvole dell’amplificatore, rende il pezzo irresistibile. Lennon nel comporre il testo, si ispirò ad un medico di New York un certo Charles Roberts, che somministrava veramente della droga e dei narcotici mescolate a vitamine ai propri pazienti dell’alta società. I WANT TO TELL YOU . (Harrison) Il terzo contributo di George all’album, è questa interessantissima canzone con il riff iniziale suonato con una Fender Stratocaster. Particolarmente azzeccata la dissonanza del pianoforte che esegue le note di FA- MI, FA- MI nell’accordo di MI maggiore. Anche questo è uno dei pezzi ripresi da George nella sua tournee dei primi anni 90 con la band di Clapton. La canzone veniva usata all’ apertura dei concerti dove George e Clapton si dividevano gli assolo. L’originale non aveva assolo di chitarra. GOT TO GET TOU INTO MY LIFE. (McCartney) Un “Funky Jazz” di Paul scritto dopo aver assistito ad un concerto di George Fame. Quando McCartney decise di inserire i fiati, assunse due dei musicisti del gruppo di Fame. Mi piace pensare, anche se non sarà vero, che Peter Gabriel, si sia ispirato a questa canzone quando scrisse “Sledghammer”. TOMORROW NEVER KNOWS. (Lennon) Con la psichedelica “Tommorow Never Knows” si raggiunge “l’azimut” di Revolver. Un pezzo di rara bellezza e straordinaria fattura tutto basato su unico accordo (do) con alcuni versi presi dal “Libro Dei Morti”, un antico scritto del buddismo tibetano. Poi l’ LSD ha fatto il resto… In quel periodo i quattro Beatles arrivavano in studio per le sessioni di registrazione con dei sacchetti che non contenevano certo la merenda, bensì dei nastri detti “tape-loop” che venivano preparati a casa dai nostri, registrando casualmente tutto ciò che capitava con i loro registratori personali “Brinnell”. I “tape-loop” si ottenevano registrando numerose volte la stessa porzione di nastro eliminando la testina di cancellazione. suoni che si possono sentire su “Tomorrow Never Knows”. Il pezzo è pieno di questi nastri “loop”tutti mixati in diretta e quindi quello che si sente oggi su disco è il frutto di una traccia irripetibile poiché i cursori della consolle di missaggio a cui era collegato ben 5 registratori simultaneamente in funzione, venivano alzati o abbassati nel missaggio finale a seconda dei casi. Uno dei “loop” più caratteristici del pezzo è il verso di un gabbiano che in realtà è una chitarra. Ciò che è ancor di più interessante è la voce di Lennon a circa un minuto e mezzo dall’inizio della canzone. Egli pretese che la sua voce, dovesse sembrare quella del Dalai Lama che canta dalla cima più alta della montagna. I validi tecnici della EMI esaudirono la bizzarra richiesta di Lennon facendo passare la sua voce attraverso l’altoparlante Leslie di un organo Hammond ottenendo quell’effetto oscillante. Un artificio usato tantissimo anche per gli strumenti da quel momento in poi. Ma la leggenda narra che Lennon pensava di farsi sospendere a testa in giù ad una fune nel mezzo dello studio, piazzare un microfono al centro del pavimento, farsi dare una spinta e cantare dondolando avanti e indietro. Un altro elemento fondamentale di Tomorrow è l’ipnotica batteria di Ringo suonata prevalentemente sui “tom” e la grancassa, prima riempita di maglioni di lana per ottundere il suono. I microfoni vennero posti vicinissimo ai tamburi come non lo erano mai stati fino ad allora. Un Ringo felicissimo, decise non cambiare più la configurazione della batteria da quel momento. Descrivendo la track list, noto che su Revolver cominciano ad emergere la personalità solistiche di ognuno dei quattro Beatles. Più che Rubber Soul Vol. 1, oserei dire, un preludio al “ White Album”. Concludo dicendo che “Revolver” non è un album… è un atmosfera, un emozione, un‘epoca…ascoltatelo. Tomorrow Never Knows (Lennon/McCartney) Turn off your mind, relax and float down stream, It is not dying, it is not dying Lay down al thoughts, surrender to the void, It is shining, it is shining. Yet you may see the meaning of within It is being, it is being Love is all and love is everyone It is knowing, it is knowing And ignorance and hate mourn the dead It is believing, it is believing But listen to the colour of your dreams It is not leaving, it is not leaving So play the game "Existence" to the end Of the beginning, of the beginning LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK lunedì 24 aprile 2006 - ore 11:43 Mancava solo il pubblico... Direi due buone prestazioni quelle di venerdì al Lady Sir Pub e meglio ancora quella di ieri al Greenwich. L’unica cosa che purtroppo è mancata in ambedue le occasioni è stato il pubblico. Venerdì avrei giurato che il Lady Sir si sarebbe riempito invece inspiegabilmente si sono occupati a malapena i tavoli. Ieri più o meno la storia è stata la stessa. Tuttavia mi ha fatto piacere la presenza di alcuni amici musicisti molto attenti alla nostra performance. In queste circostanze odio trovare attenuanti o giustificazioni del bilancio fallimentare delle due serate (per quanto riguarda il pubblico intendo) pertanto dirò solo che andrà sicuramente meglio la prossima volta, esattamente: venerdì 12 maggio, nel quale riabbracceremo le chitarre acustiche per il S. John Pub. Sorprese in vista… LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK venerdì 21 aprile 2006 - ore 12:48 Stasera al "LADY SIR PUB" con i Beat Shop! Probabile scaletta di stasera. 1° Tempo 1. Come together 2. Get back 3. Old brown shoe 4. I’ve got a feeling 5. Dig a pony 6. Something 7. Drive my car 8. Taxman 9. Doctor Robert 10. I want to tell you 11. Yesterday 12. In my life 13. I’m down 2° tempo 1. Sgt. Pepper’s lonely hearts club band 2. With a little help from my friends 3. Lucy in the sky with diamond 4. Fixing a hole 5. Strawberry fields forever 6. Back in the USSR 7. While my guitar gently weeps 8. Lady Madonna 9. Don’t let me down 10. Let it be 11. Abbey Road Medley: 1.Golden Slumbers 2.Carry that weight 3.The end 12. A day in the life LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK mercoledì 19 aprile 2006 - ore 12:49 Beat Shop! Double live! Doppio live per noi questo week end. Cominciamo con Venerdì 21 Aprile. Suoneremo al gran completo al "Lady Sir Pub", un ottimo locale che si trova ai confini tra Ponte di Brenta e Noventa Padovana esattamente in via Risorgimento. Un riferimento per trovarlo con facilità potrebbe essere il distributore di benzina "OMV" che costeggia la via del "Lady Sir" di cui riporto il bellissimo logo. UPDATE: Il locale ha anche una specie di sito anche se al momento è in costruzione. Lady Sir Pub LINK Domenica 23, invece, ritorniamo al "Greenweech Pub". Avrebbero dovuto suonare i DéjàVu, ma hanno dato forfait cedendo la data ai Beat Shop. Venite a sostenerci numerosi. Non poteva mancare la locandina... LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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