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Benvenuto nel blog dei BEAT SHOP!





giovedì 27 ottobre 2005 - ore 12:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")


...Tomorrow Never Knows....



........turn off your mind relax and float down-stream,
It is not dying, it is not dying......


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mercoledì 26 ottobre 2005 - ore 20:24



(categoria: " Vita Quotidiana ")


THE BEAT SHOP STORY 9° PUNTATA

I Beat Shop al completo!

Aspettammo con ansia l’esito della telefonata di Gino ad Adriano. Gino il giorno dopo mi chiamò e mi disse che Adriano accettava con molto entusiasmo di entrare nel gruppo. Finalmente avevamo il batterista.

Ma la sfiga probabilmente si portava ancora qualche strascico e visti i precedenti ormai eravamo abituati a tutto. La sera che Adriano doveva presentarsi alle prove, non arrivava più perchè gli si guastò l’auto a metà strada. All’epoca non c’erano i cellulari e venimmo a sapere il giorno dopo il motivo della sua scomparsa. Non fu un grosso problema perché rinviammo le prove di qualche giorno ma ciò che contava era che eravamo finalmente al completo, avevamo un batterista fisso!

Adriano Romani, in arte “Arianov Romanovich” come scherzosamente lo presentiamo ai concerti spacciandolo per un “italo-slavo”, entrò a far parte dei Beat Shop verso la fine di maggio dell’ 89 e la prima uscita la facemmo alla Guizza verso la metà di luglio. Il tempo intermedio lo dedicammo ad un tour de force di prove per permettere ad Adriano di imparare tutto il repertorio e in questo egli fu veramente grande. Nel frattempo continuava con il suo gruppetto di musica leggera ma all’intensificarsi degli impegni si concentrò esclusivamente con i Beat Shop.

L’esordio dei definitivi Beat Shop si realizzò come detto alla Guizza in una rassegna musicale organizzata dal quartiere durata due giorni e l’esibizione dei “definitivi” Beat Shop, fu apprezzata moltissimo. Ora con Adriano il gruppo funzionava alla grande e i locali cominciavano a cercarci. Ci chiamarono ancora una volta al Country Pub, due volte a Piove di Sacco, e al Pietra Verde e venimmo a sapere che ad Abano Terme un locale di recente apertura proponeva musica dal vivo ed in estate i concerti si tenevano all’aperto sul retro del locale. Era il “Gal Bi Gar”.


Fine 9° Puntata
A giovedì prossimo!
Bye!


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mercoledì 26 ottobre 2005 - ore 12:48



(categoria: " Vita Quotidiana ")


900!!!


900 VISITE! GRAZIE A TUTTI DI CUORE E A "Z4Z4" 900ESIMO VISITATORE. AL PROSSIMO CONCERTO DEI BEAT SHOP BIRRA MEDIA OFFERTA PER LUI...

AL 1000ESIMO VISITATORE BIRRA DA LITRO IN OMAGGIO!!!


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mercoledì 26 ottobre 2005 - ore 12:21



(categoria: " Vita Quotidiana ")


...happiness...

...is a warm gun... yes it is!....

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martedì 25 ottobre 2005 - ore 20:39



(categoria: " Vita Quotidiana ")


...and in the end...


...the love you take is equal to the love you make...

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martedì 25 ottobre 2005 - ore 13:25



(categoria: " Vita Quotidiana ")


John...

Ogni qualvolta si avvicina una ricorrenza di qualche artista del rock, scomparso prematuramente, Freddy, Jim, Jimmy, (e questo succede sistematicamente ad ogni lustro dalla morte), ecco che spuntano antologie, inediti, e quant’altro. Da una parte lo posso anche accettare, le case discografiche dovranno pur far quadrare il bilancio e noi fans dobbiamo acquistare doverosamente questo materiale così abbiamo la possibilità di sentire la canzone alternativa, o il pezzo dal vivo o l’inedito etc… diciamo che una mano lava l’altra… Ma che adesso si avvicini l’ 8 di dicembre, del 25esimo anniversario della scomparsa di John Lennon, che la moglie e il figlio escano tutti e due con il libro-veritas anticipandone addirittura i contenuti, dicendo che John la picchiava, era un pessimo padre, si drogava, era un violento (in barba al pacifismo) etc etc… e tutto al fine di distruggerne il mito e per far soldi… E’ una cosa che non sopporto!!. Perché usare del sciacallaggio per esibire tutti gli aspetti negativi di un grande artista che ha dato al mondo un patrimonio musicale irripetibile, tra l’altro con episodi di vita privata che non dovrebbero destare l’interesse di nessuno? Ci aveva provato il signor Alber Goldman circa 15 anni fa con il suo libro a distruggere a picconate il mito di John senza tuttavia riuscirci, anzi, questo mi ha fatto amare ancora di più la musica e il mito di John e continuerò a rimpiangere l’uomo nonostante tutto quello che vorranno farmi credere.

...you’ll may say I ’m a deamer ... but I’m not the only one...


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venerdì 21 ottobre 2005 - ore 15:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


THE BYRDS



Le canzoni di Bob Dylan suonate alla Beatles!
Pretenziosa come affermazione però qualcosa di vero può esserci.
Chi sono i “Byrds”? Da non confondere con i Birds! La “Y” fu sostituita con lo stesso concetto che i Beatles tolsero la seconda “e” e misero la “a” altrimenti sarebbero stati “Beetles” (scarafaggi).
The Byrds, gruppo americano che inventò il Folk-Rock, fans dichiarati dei Beatles, fautori di cover di Bob Dylan in chiave elettrica, capitanati dall’inventore del “Jingle Jungle sound” caratterizzato dalla Rickenbacker 12 corde, Jim, in arte Roger McGuinn.

Altri componenti del gruppo sono: alla chitarra ritmica David Crosby, (poi divenuto CSN&Y), al basso Chriss Hillman, Michael Clarke alla batteria, infine Gene Clark alla voce e tamburello. Quest’ultimi due, hanno lasciato questo mondo una decina di anni fa, in circostanze poco chiare.
Originariamente il gruppo era un trio acustico formato da McGuinn voce, banjo e chitarra acustica 12 corde; Gene Clark, voce chitarra acustica , David Crosby voce e chitarra acustica e nei primi 60 già andavano in giro per i locali a proporre canzoni prevalentemente folk.

La svolta fu nel 1964 quando McGuinn vide il film dei Beatles “A Hard Day’ s Night”. Rimase colpito dal sound, di una chitarra che squillava in modo diverso dal solito. Era la Rickenbacker 360 a 12 corde di George Harrison che gli fu donata dalla stessa casa Rickenbacker in occasione del tour americano dei Beatles.

E fu qui che McGuinn acquistò subito dopo una Rickenbacker 12 corde con finitura in legno naturale a 2 pick up introducendo così il folk rock applicando la tecnica del banjo sulla chitarra elettrica a 12 corde.

Cosa consiste la tecnica del banjo? Consiste nell’arpeggiare le corde con le famose “unghiette” infilate sulle dita della mano destra. Questa difficile tecnica, se applicata alla 12 corde elettrica, è possibile ottenere un effetto di note a cascata. e in questo modo McGuinn, inventò il “Jingle Jungle” sound che possiamo sentire tutt’ora sui dischi dei Byrds. E qui entra in gioco Dylan . Il folk singer americano ebbe modo di sentire i Byrds mentre suonavano una sua cover e ne rimase talmente affascinato che non solo li portò alla CBS per inciderla in quella versione, ma li volle addirittura come gruppo di supporto. Il pezzo era Mr. Tambourine Man diventato poi il primo singolo dei Byrds. Tuttavia, i Byrds, non erano pronti per affrontare la sala d’incisione e per la seduta d’incisione, ad eccetto di McGuinn, furono convocati dei session man capitanati da Leon Russell che ne organizzò l’arrangiamento musicale. Sul pezzo, McGuinn suonò la Rickenbacker 12 corde ed eseguì la linea bassa del canto, David Crosby cantò soltanto la linea più acuta e a Gene Clark che nel gruppo avrebbe dovuto figurare come cantante solista, nemmeno cantò e gli fu affidato il tamburello come fecero per Ringo Starr su “Love Me Do” (quante coincidenze)… Tutto il resto fu eseguito da validi strumentisti turnisti in sala d’incisione. E’ interessante sentire in questo pezzo, nessuno dei due cantanti esegue principalmente la linea melodica , ossia, ora Crosby , ora McGuinn si dividono la melodia vera e propria con sbalzi di tonalità. Lo storico riff iniziale di chitarra 12 corde è inconfondibile. Questa “alchimia sonora” resterà sempre lo stile caratteristico dei Byrds che presumo sia farina del sacco di McGuinn, grande maestro nell’arrangiare strumentalmente e vocalmente i pezzi di Bob Dylan.

La mia sensazione è che lo spunto iniziale sia stato preso da “If I Fell” dei Beatles ( il commento è aperto a tutti quelli che conoscono il pezzo). Numerosi gruppi sono stati influenzati da questo sound meraviglioso. Ne citerò qualcuno: mi sentirei di dire i Rem in primis, (non a caso McGuinn è spesso ospite dei concerti dei Rem e il cantato di Stype assomiglia molto a quello di Gene Clark), gli australiani “The Church”, o The Long Riders, lo stesso Harrison ebbe un ritorno di fiamma con la Rickenbacker 12 corde nell’album “Rubber Soul” con “If I Needed Someone” ammettendo che fu ispirato da un pezzo dei Byrds, “The Bells Of Rhymney”. Se questo ha destato in voi una certa curiosità, vi consiglio i primi magnifici 4 album e cioe, “ Mr Tambourine Man”, “Turn Turn Turn”, “5° Dimention” e “Younger Than yesterday”.







Poi i Byrds ebbero una discesa paurosa e la loro storia fu travagliata e tormentata da numerosi cambi di formazione ma per l’ amante del genere “Bluesgrass”, che io lo chiamo il “liscio americano” può continuare anche con gli album successivi. Io sono arrivato a malapena a “sopportare” il 6°. ]

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giovedì 20 ottobre 2005 - ore 20:36



(categoria: " Vita Quotidiana ")


The Beat Shop Story 8° Puntata.



Arrivò il giorno della data di Camposampiero al locale del debutto ed eravamo contenti per il fatto che tornavamo ad esibirci dal vivo con Bicio, in fase di guarigione, con Loris, un bravo batterista preso in “prestito” dagli Hot Dog ed eravamo preparati perfettamente da numerose prove. Gli ingredienti per il ritorno alla grande dei Beat Shop c’erano veramente tutti. Ma la sfiga era in agguato: c’era una splendida giornata di sole e una volta sistemati gli strumenti sulla terrazzina del locale ci avviammo come di consueto ad una pizzeria lì vicino. Non facemmo nemmeno in tempo a tornare che tutt’ad un tratto si oscurò il cielo e improvvisamente venne un diluvio che proseguì per tutta la serata. Per fortuna i camerieri del locale ci misero tutti gli strumenti al riparo altrimenti al danno si sarebbe aggiunta la beffa. Serata inevitabilmente saltata. Sconsolati e depressi ci avviamo verso casa e nei giorni a seguire ci mettemmo alla ricerca disperata di un batterista ed ogni qualvolta rivedo Loris, ancora oggi, mi ricorda che gli dobbiamo una data… Non ricordo precisamente, ma credo sia stato Maurizio Boldrin che ci consigliò di metterci in contatto con un certo Pino Corazzina, ex batterista dei “Solitari”, uno dei migliori complessi beat padovani degli anni 60.
I Solitari (Pino è il terzo da sx).

Si presentò questo distinto signore con barbetta esistenziale che aveva tutta l’aria più di un professore che di un rockettaro… scoprii che era un professore veramente!! Si sedette alla batteria e si rivelò un “professore rockettaro”… Pino oltre ad essere simpaticissimo, aveva proprio lo stile del batterista“sixties” e in più conosceva bene le canzoni dei Beatles, infatti facevano parte del repertorio dei“Solitari”. Pensai , questa volta è fatta! Avevamo finalmente il batterista che fa al caso nostro. Ma dopo due prove, però, ahimè, Pino, diede forfait per dolori lancinanti all’alluce destro per una forma di ernia e questo gli impediva di battere bene la grancassa!

Allora Gino, da lì a poco convocò uno dei suoi tanti amici musicisti, un certo Armando, un batterista, che venne a fare una prova con noi ma al primo pezzo posò le bacchette e se ne andò dicendo che non se la sentiva di suonare questo genere . Ma ecco che finalmente ci fu la chiamata di Adriano in una circostanza abbastanza comica perché eravamo nella sempre più fatiscente catapecchia che ormai era diventata il nostro covo e durante le prove Gino si bloccò e disse: Adriano!!! Ve lo ricordate? E noi dicemmo: “ è vero! Adriano!!!” Dissi a Gino che se non lo avrebbe chiamato immediatamente gli avrei spezzato la chitarra in due!… Praticamente rimanemmo tre mesi senza batterista perché nessuno di noi tre ebbe l’accortezza di ricordarsi di Adriano. Che vergogna!

Fine 8° Puntata.
A gioved’ prossimo.
Bye!!!

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giovedì 20 ottobre 2005 - ore 09:06



(categoria: " Vita Quotidiana ")


John Lennon e Yoko Ono nella copertina più importante

L’Associazione degli editori americani ha raccolto le copertine più famose e rappresentative della storia dell’editoria Usa degli ultimi 40, votando la celebre immagine di John Lennon e Yoko Ono, apparsa nel gennaio 1981 sul mensile musicale ’Rolling Stone’, come la migliore in assoluto...

La foto, scattata da Annie Liebovitz nell’ultimo giorno della vita di Lennon (che vi compare nudo e avvinghiato alla moglie Yoko), comparve nel gennaio del 1981, un mese dopo la morte del cantante. Al secondo posto della speciale classifica stilata da editori, stilisti e artisti figura la copertina di ’Vanity fair’ del 1991 in cui Demi Moore compariva nuda e col pancione. Terza la copertina di ’Esquire’ del 1968 in cui Mohamed Alì veniva trafitto dalle frecce (nella stessa posa dei classici quadri di San Sebastiano) perché arrestato per renitenza alla leva militare. Tra le copertine escluse dal podio, invece, quelle più ’politiche’ relative alla guerra del Vietnam e all’attacco alle Torri gemelle.


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martedì 18 ottobre 2005 - ore 20:08



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Please Please me...
Pubblicato il 22 marzo 1963



Dopo un onorevole 17° posto in classifica di “Love Me Do” e il trionfo di “Please Please Me”, l’incontentabile produttore George Martin dichiarò che il successo ottenuto sarebbe stato consolidato con la pubblicazione di un album. Chiese ai quattro, cosa fosse possibile registrare con immediatezza e alla fine gli portarono il loro spettacolo dal vivo che a quei tempi doveva essere qualcosa di straordinariamente raffinato. Egli calcolò che in un’unica sessione giornaliera, i Beatles sarebbero riusciti a registrare l’intero album.

Infatti Please Please Me è un album registrato interamente in presa diretta, tuttavia, George Martin, riuscì a catturare il vero suono dei Beatles? Ovvero, quello che noi oggi ascoltiamo attraverso l’album, rispecchia veramente il sound che i Beatles proponevano dal vivo? Chissà… personalmente ritengo che suonare in uno studio ed esibirsi dal vivo siano due circostanze diverse per numerosi fattori:
1) esibirsi dal vivo, l’adrenalina sale e la precisione di esecuzione che l’album evidenzia, vengono a mancare rispetto ad una performance in studio.
2) Il suono di Please Please Me è notevolmente “addolcito” dalla chitarra acustica di Lennon mentre dal vivo egli usava esclusivamente la Rickenbacker elettrica collegata al mitico Vox AC30 che tra l’altro è privo del riverbero, cosa che nel disco è presente in grande quantità.

3) i Beatles eseguirono numerose “take” di quasi tutte le canzoni prima di raggiungere l’ottimizzazione del brano fatta eccezione per “Boys” cantata da Ringo, che fu data per “buona la prima”.
4) circa 9 pezzi hanno subito trattamento di sovraincisione di pianoforte o armonica o percussioni etc. e pertanto affermare che Please Please Me sia un album dal vivo, sia azzardato e improprio. Resta tuttavia un grande album dove ancora oggi le canzoni suonano fresche, genuine e sincere, alcune spanne superiori agli standard dell’epoca nel suo genere. Sarebbe veramente interessante sentire le stesse canzoni suonate da loro, sopra un palco. Qualcosa di reperibile esiste tra le registrazioni della BBC e alcuni live dell’epoca.

Resta da sottolineare la grande impresa di dieci ore continue di sala d’incisione a suonare e a cantare. Nella mia “nutrita” collezione di dischi e cd di rarità, è presente un cd delle versioni alternative di alcuni pezzi dell’album Please Please Me. È affascinante sentire in studio i Beatles all’opera e rende l’idea dell’atmosfera nervosa e frenetica dell’incisone. Lennon è afflitto da un potente raffreddore evidenziato da starnuti, colpi di tosse e dai dialoghi tra una canzone e l’altra.

Sulle take di “I Saw Her Standing There” gli assolo di George Harrison sono improvvisati e differenti su ogni “take” e Paul rimprovera Ringo perché sta suonando la canzone troppo veloce. Ringo dal canto suo ribatte a Paul che ha sbagliato un verso. Paul replica che la canzone è troppo veloce in ogni caso. Ma la “chicca” arriva quando Paul , al terzo errore di Ringo si irrita e stizzito, a voce alta conteggia il tempo iniziale ONE! TWO! THREE! FOUR!. Questo “incidente" fu poi inserito sulla versione finale perché si rivelò talmente carico di energia e di grinta che fu giudicato ottimo per aprire l’album.
Ecco la track list: I Saw Her Standing There è ancora oggi un classico del rock & roll paragonabile a quelli di Elvis e soci dei 50". Segue “Misery”, una simpatica canzoncina cantata a due voci un pò vittimistica che dice: Il mondo mi tratta male, maledizione! Sempre col naso chiuso Lennon canta “Anna” una cover di un certo Arthur Alexander, George è la voce solista di “Chains” altra cover, e Ringo in un colpo solo canta ”Boys”. La facciata A si chiude rispettivamente con “Ask Me Why” lato B del 45 giri “ Please Please Me apprezzabile per le armonie vocali e e la stessa Please Please Me.

Sul lato B vengono inserite anche “Love Me Do” e “P.S. I Love You” il “first single”. John Lennon in veste di grande vocalist canta superbamente “Baby It’ You” supportato dai “Chalalala” di Paul e George. Notare che il pezzo è di Burt Bacharach.
Belle armonie vocali anche per il “walzer lento” “ A Taste Of Honey”. Il pezzo riconoscibile perché era la sigla di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Naturalmente quella della trasmissione radiofonica è una versione swing velocizzata ed eseguita con trombe e orchestra.
Lennon scrisse per la voce di George “Do You Want To Know A Secret”, portata ai vertici delle classifiche da un altro artista della scuderia di Brian Epstein, tal “Billy J. Kramer” e i suoi “Dakotas”. “There’s a Place” è una bella canzoncina tra l’altro con un bel testo ma che risulta piccolina a quello che si andrà sentire dopo poiché le cose andarono più o meno così: terminata la sessione Martin disse che per completare l’album serviva un altro pezzo. La canzone “Hold Me Tight” (reperibile sul secondo album With The Beatles), nonostante i 13 tentativi, fu scartata e qualcuno, forse il road manager Neil Aspinall suggerì di fare un pezzo con il quale i Beatles usavano chiudere i loro concerti, “Twist And Shout!” una cover degli “Isley Brothers’”, un gruppo di neri nel quale militò anche Jimi Hendrix, scacciato perchè oscurava la figura del leader, Mister Isley.

Ma dopo 10 ore di canto continuo la voce di Lennon, influenzato, era ridotta ai minimi termini e quindi non bisognava sbagliare nulla. Ebbene quello che rimane su disco è il risultato di quella straordinaria performance di un John che si strappa le corde vocali dalla gola nell’urlare la canzone. Probabilmente il vero suono dal vivo dei Beatles denominato “da centrale elettrica”, credo sia racchiuso tutto in questi 2 minuti e 30 secondi.

Il ricordo di quando ho sentito per la prima volta “Twist And Shout” nella versione dei Beatles è ancora ben vivo e risale verso il 1977 circa. A quei tempi possedevo la “Raccolta Rossa 1962-66”,

quella “Blu 1967-70” e il secondo album “With The Beatles”.

Una mia amica mi regalò un disco di un gruppo inglese che imitava i Beatles, tali “The Typhoons” e che conteneva per l’appunto “Twist And Shout” in una versione più veloce e cantata in maniera leggera rispetto a quella dei Beatles, come un twist alla Peppino Di Capri per intenderci. Il pezzo mi piacque molto e quindi mi recai al “Discobolo”, un negozio di dischi che si trovava in prossimità delle piazze che ora non esiste più e mi misi alla ricerca di “Twist And Shout”.

In uno scaffale del negozio c’erano le ristampe dei 45 giri dei Beatles con le copertine di vari colori. “Twist And Shout” aveva la copertina marrone. Lo acquistai e mi recai di corsa a casa per ascoltarlo. Benché a quel tempo, mio fratello maggiore possedeva un giradischi stereo della “Rigest Riders”, io ero confinato ad ascoltare i dischi sul mio fidato fonovaligia “Lesa” a valvole perché non c’era nessuna intenzione da parte sua di farmi usare il suo. Ricordo che rimasi letteralmente folgorato dalla potenza e dall’elettricità scaturita da “Twist And Shout” che lo ascoltai ripetutamente forse per 30 o 40 volte di seguito!

Twist And Shout

Well shake it up baby now. (Shake it up baby)
Twist and shout (Twist and shout)
Come on come on come on come on baby now (Come on baby)
Come on and work it on out (Work it on out, ooh)
Well work it on out (Work it on out)
You know you look so good (Look so good)
You know you’ve got me goin’ now (Got me goin’)
Just like I knew you would (Like I knew you would)
Well shake it up baby now. (Shake it up baby)
Twist and shout (Twist and shout)
Come on come on come on come on baby now (Come on baby)
Come on and work it on out (Work it on out, ooh)
You know you’ll twist a little girl (Twist a little girl)
You know you twist so fine (Twist so fine)
Come on and twist a little closer now (Twist a little closer)
And let me know you’re mine (Let me know you’re mine)
Well shake it up baby now. (Shake it up baby)
Twist and shout (Twist and shout)
Come on come on come on come on baby now (Come on baby)
Come on and work it on out (Work it on out, ooh)
You know you’ll twist a little girl (Twist a little girl)
You know you twist so fine (Twist so fine)
Come on and twist a little closer now (Twist a little closer)
And let me know you’re mine (Let me know you’re mine)
Well shake it shake it shake it baby now (Shake it up baby)
Well shake it shake it shake it baby now (Shake it up baby)
Well shake it shake it shake it baby now (Shake it up baby)

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