... potrei stare ore a pensare...a come poter racchiudere questi sogni in poche maledette parole, a come farci stare dentro tutto... con la consapevolezza di non riuscirci mai...
solo è bello provarci... fa sentire un po’ più vivi... A.
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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
venerdì 18 maggio 2007 - ore 11:07
L’impiccato
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Dai piedi appesa a testa in giù
eccomi giullare della mia vita
"a vent’anni si ha il mondo in mano!"
mi disse l’uomo dell’ufficio affianco
Il mio mondo è sottosopra
i miei sensi sottosopra
stingo i colori
sputando(ci) sopra saliva e sali d’ammonio
e sfrego cenere di tabacco.
NE BIS IN IDEM to me
-ancora una volta per me-
duplice omicidio di me stessa-
premeditato con fine
assicurato.
Ecco il giullare
comincia lo show
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giovedì 17 maggio 2007 - ore 17:40
pensieri sconnessi - ennesimo
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Vorrei spalmare il sole
su di una fetta di pan carrè
e mangiarmelo tutto con una tazza di thè
Vorrei parole ben chiare
fatte di sillabe distorte
in canzoni ormai morte
Ora dimmi mio bel guerriero del nulla tuo e per sempre
-nelle mani di un Dio minore-
comè combattere per un niente?
Lo so anchio come te
ora.
Io combatto per un niente.
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giovedì 17 maggio 2007 - ore 10:05
nerotinti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Leggevo le tue parole in un vaso alchemico e le usavo come alambicco che contenesse lo sfacelo della mia anima in putrefazione.Morta quasi.Avevo le caviglie spezzate da passati distorti e musiche stonate e il cuore grondante amarosangue e veleno mortale, senza vie di scampo in putridi boccali consumavo la mia birra, il mio corpo leso e la mente corrotta ad edonismi sfrontati. E lasciavo agli altri, sempre più bravi di me, il compito di dipingere di colori primari e combinazioni varie la loro vita - a me bastava il nero in tutte le sue sfumature. La rata per la catarsi era già scaduta da un pezzo e ne stavo perdendo ogni diritto di prelazione.
Ero tutto quello che non avrei voluto mai essere. Con le dita giocavo alla morra come passatempo per la mia tuchè e sempre perdente passavo le notti con gli occhi sbarrati che lacrimavano cristalli di ematite e tormalina, sempre svegli di pensieri scarni e disossati.Il mio talamo sognato era in realtà un loculo pieno di demoni che possedevano malefici le mie notti.
Leggevo le tue parole e la mente sanava inesorabilmente e stupendamente dalla malattia infettante tutto, placebo dell’anima e panacea pel corpo consunto. Tornavo a vivere e sorridere, tra le parole di un poeta storto, e le braccia dell’uomo che eri per me. Eravamo quello che non eravam mai stati, nuovi. Avevam capito come dosare carne sangue ed anima, pensavo. Erano mani e parole, nel Bene Sacro che dicevi, era Spazio e Luce e Amore, rammenti?
Tra i nostri vissuti eran defecazioni e pianti suicidi. Eravamo divini umani, che sgretolavano canoscenza e libido.
Eccomi come dicevi che tu eri, seduta sul nulla, con le mani gravide al grembo, nell’aborto del pianto e del pensiero razionale. Mi lascio dimenticare.
Scorci di vita e di follia. Mai stata così forte nella debolezza. Penso:mai conosciuto così puro e sudicio Amore.
Eccomi, mio principe imbrattato di fuliggine sperma e liquido vaginale, ti lascio nell’abbraccio il meglio di me: quel che c’è di peggio nel mio essere dolce puttana, nel non esserlo forse come piace a te.
Tornerò nel nero da cui son giunta, per viziare la mia anima morta al senso vuoto del dolore: ne farò mia dolce droga ad uso quotidiano, una giovane cutter dai pensieri stanchi.
Tornerò di nuovo con capelli e occhi nerotinti.
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mercoledì 16 maggio 2007 - ore 12:43
nerotinti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ero "giovane" con gli occhi brillanti di stelle, i capelli nerotinti, il volto di quadri fiamminghi e labbra magenta.Ascoltavo assorta la letteratura il greco il latino la filosofia e l’arte, il resto importava poco se non a fine quadrimestre. Ero l’Anima in pena in primo banco che guardava spavalda fuori dalla finestra e l’uomo sulla cattedra gridava la mia attenzione, e non capiva che non sentivo, ma ascoltavo molto più di tutti nelle quattro mura vecchio-giallognole.
Non m’importava sapere più delle belle morionette che annuivano a tutto, ma mi piaceva trovare sempre una domanda in più a cui nessuno sapeva rispondere...e come s’inviperivano e facevano risposte acrobatiche e senza senso.
Leggevo dell’Epicureismo, e sognavo una sacra inesistente edonè ,la volevo come mia etica e spogliavo la mia anima al silenzio dall’ ànoia della giovinezza sconcia e pudica ed era essenziale esser puri per i grandi,che non sapessero mai che succedeva nei bagni del liceo, a fumare sigarette, e il conoscere i corpi nelle auto, di sera in fondo a viali sporchi di profilattici, bottiglie vuote e cicche.
Passeggiare lenti carezzando le curve, come se fossimo solo noi e nulla intorno, aridi ed acerbi di sentimenti ancora da conoscere, in terreni assetati di pathos ed ebrezze malsane dietro l’angolo buio dove non ci vedranno tutti, solo qualcuno...ma in fondo che importava.
Libri da mangiare come pane e cioccolata a merenda, per chi faceva del sapere una cosa propria, energia di vita da consumare di sera, noi, che di notte attuavamo le nostre ierogamie e il mattino ci svegliavamo senza apologie per i nostri occhi consunti e sfregiati di piaceri illeciti per noi troppo giovani o forse troppo poco ben educati.
Ma eran sangue ed ormoni nelle vene, e odore di sesso e fumo sulla pelle che lasciavano al nulla la nostra imprudente nous .E come se fossero colpe nascondevo il viso ai miei, ma sorridevo dietro le mani e sentivo dentro il piacere sacro del primo atto sessuale.
Era tutto brivido e collisione di idee e corpi caldi che graffiavano le anime in sacrilegi profondi ed incantesimi scarni.Era vita e piacere di chi non sa vivere e godere.Ma era questo lo scherno di Amore e di Ludo e Trastullo , putti alati dispettosi.
Ero pura allora, come acqua di sorgente.Non ti conoscevo.
Ora son sporca e stanca, e il sesso non ha la forma del tempo...
un canto lento, un canto lento... ...
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martedì 15 maggio 2007 - ore 18:05
Il timido ubriaco - Max Gazze
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sposa
domani ti regalerò una rosa
Geloso dun compagno non voluto
temuto
Stesa
caldissima per quellestate accesa
Fanatica per duri seni al vento
io tento
Tanto
quellorso che ti alita accanto
Sudato che farebbe schifo a un piede
non vede
Dorme
tapino non le tocca le sue forme
Eppure e ardimentosa la sua mano
villano
Potranno mai le mie parole esserti da rosa
sposa
Potranno mai le mie parole esserti da rosa
sposa
Chino
su un lungo e familiar bicchier di vino
Partito per un viaggio amico e arzillo
gia brillo
Certo
perché non gioco mai a viso aperto
Tremendo il mio rapporto con il sesso
che fesso
Piango
paludi di parole fatte fango
Mi muovo come anguilla nella sabbia
che rabbia
Rido
facendo del mio riso vile nido
Cercandomi parole dentro al cuore
damore
Potranno mai le mie parole esserti da rosa
sposa
Potranno mai le mie parole esserti da rosa
sposa
Pare
che coppie unite solo con laltare
Non abbian mai trovato le parole
da sole
Forse
domani che pianissimo le morse
Del matrimonio ti attanaglieranno
potranno
Potranno mai le mie parole esserti da rosa
sposa
Potranno mai le mie parole esserti da rosa
sposa
Potranno mai le mie parole esserti da rosa
sposa
Potranno mai le mie parole esserti da rosa
sposa
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lunedì 14 maggio 2007 - ore 08:35
Cosa ne sai...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Febbricitante
quasi in delirio
spendo ancora parole
per questa causa persa.
Cosa ne sai Tu
del dolore di essere mediocri
della paura di chiedere
e di respirarTi accanto.
Cosa ne sai tu
del vento che mi scuote
e che passa oltre
verso il Tuo destino
che non è Mai il mio.
Cosa ne sai tu
del mio arrivare sempre
dopo il passato da non dimenticare
io che servo solo a far capire
che c’è sempre e solo qualcuno meglio di me.
Cosa ne sai tu
del lottare stremata
con Te davanti
sentirti sempre più forte
e vederti più lontano
ad ogni passo verso.
Continuerò a pagare
lo scotto delle colpe non mie
per redimere l’anima altrui
perchè la mia forse
è troppo zozza
del Tuo abbracio
che mi è rimasto dentro
come sperma
che lascia gravida.
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venerdì 11 maggio 2007 - ore 08:56
Proletariato [3/3] : la conclusione
(categoria: " Vita Quotidiana ")
-Io-
figlia di un proletariato spastico
come il mio mal di stomaco
in questa "Waste Land"
di risposte Mai date
(o forse domande omesse)
-io-
che provo
sette volte sette
e fallisco.
Sulla carcassagià scarnata
sette iene.
-io-
che spero ancora nei pranzi Pasquali
e nella Vigilia di Natale.
Rabbia e Rancore
per te che hai seminato
Noi
e ci hai lasciati al vento.
è giusto dunque
mi chiedo
far figli perchè ti mantengano?
e rinfacciare ogni giorno
di averci fatti
in questo sporco mondo di defecazioni umane
e anime in putrefazione?
rinfaccia pure
Padre
Anèr
Miles Gloriosus
stupido Proletario
tieniti i tuoi pargoli
e leccati le ferite
come animale selvaggio
liberatosi dalla tagliola
e continua a zoppicare
ora -io- vado
e non mi volto.
a te il rimpianto
ed il rimorso.
la figlia che non volevi
come vuoi tu
non sarà più. Lo dissi tu:
"fumo,caffè e vin...
par questo nessun te voe maridare!"
Alle tua salute babbo!!! non la mia!
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giovedì 10 maggio 2007 - ore 08:25
Chi bussa
(categoria: " Vita Quotidiana ")
In un Sorso di nulla
per Soffocarmici dentro
cerco senso e sentimento
stupida poesia_
con gli occhi avanti
spingo indietro
che vedo nellinizio
nullaltro che la Fine_
Chi bussa non sono io
laltra mia metà.
(Dimmi ora se puoi
perchè è così difficile perderti)
che non ho aspettative da te
solo pretese
che non ho alternative
se non
questo sorso di nulla
per soffocarmici dentro_
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mercoledì 9 maggio 2007 - ore 11:55
nero
(categoria: " Vita Quotidiana ")
...
E forse dovrei lasciare
la mia Anima
in ammollo
nella varecchina
...
Ma
dopotutto il Nero
mi dona.
...
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mercoledì 9 maggio 2007 - ore 08:20
Proletariato [2/3]
(categoria: " Vita Quotidiana ")
-io-
Figlia Di Un Proletariato Spastico
Come il Mio Mal di Stomaco
con le gambe insanguinate
spossate
che non Avrei Mai Voluto
dover render conto
alla Serpe Maledetta
che si sente Più Umano
(di me.)
Terrà Tutto Il Costruito
Poi infetterà col suo veleno
che stomacherà
se’ stesso.
-io-
che Sogno ancora
per Sette Volte
Sette
Scordando
(Sciocca)
che è come mangiare
Farina al posto
del Pane
(e lo so!)
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