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companera, 30 anni spritzina di pozzangherville CHE FACCIO? svangaminchia Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
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martedì 6 dicembre 2011 - ore 21:34 I’m not here In a little while I’ll be gone The moment’s already passed Yeah it’s gone And I’m not here This isn’t happening I’m not here mi si è spento il pc.subito dopo aver terminato di scrivere di calze natalizie, alberelli tagliati con perfetta imperfezione.occhi lucciccosi.dita troppo piccole in oggetti troppi grandi.stati famiglia a cui appartengo ma che non sento miei.stati famiglia a cui non appartengo per niente, ma che sento miei molto più.avevo scritto di trentasette anni di matrimonio domani.di pizze proposte per nascondere tristezza.depressione.sofferenza. avevo scritto. un sacco di cose. avevo cercato. il bello.da tirare fuori in ogni cosa che mi accade.cmq. in questi giorni che non sanno di niente.che non mi fanno sentire niente. mi scavano dentro.lentamente.con un ritmo costante, direbbe paolo. che non me ne fotte un cazzo di ribadire e dire che a volte mi manchi così tanto che mi dimentico di respirare. dicevi che avevi imparato cosa vuol dire sentirsi soli, da quando (non) ci siamo. io ho imparato cosa vuol dire non avere più niente che rimane attaccato, da quando (non) ci siamo. che tu sei diventato la mia colla. e senza di te le cose se ne vanno.come le parole di prima.che spariscono appena finite di essere formate. non restano. le cose non restano attaccate.senza di noi. io. non resto attaccata. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 30 novembre 2011 - ore 21:24 ".. Mi è passata a quattro metri la mia vita. Camminava col bicchiere e un vestito nero. Mi ha guardato,ma non mi ha cagato. La conosco bene,è in collera con me, mi rimprovera le cose che non ho potuto fare, mi rimprova parole che non ho potuto dire. Che mi avrebbero cambiato in meglio, insieme a lei." Non ascoltavo questa canzone di moltheni dal 2008, credo. Quando per un periodo preciso della mia vita, andava a ripetizione. Poi me ne ero liberata. Non la sentivo più mia. Per il semplice motivo che non sentivo più la mia vita in collera con me. O forse anche se la sentivo, erano solo brevi momenti. In queste ultime ore, che sembrano giorni, ho pensato, rimuginato, su un’infinità di cose. Tra le vocali fatte con i cartoncini colorati, i tappi da scaldare sugli alberelli di natale e gli apparati del corpo umano, ho provato una gamma intera di emozioni. E le ho lasciate entrare tutte. Passarmi attraverso. Scorrere. Darsi spazio. Non ne ho repressa nessuna. Congelata nessuna. Non ho avuto paura di nessuna di loro. Sai. Se fossimo amici. Potrei dirti quello che penso. Se fossimo amici. Potrei dirti che vorrei venire lì. E scuoterti. Scuoterti davvero tanto forte. E dirti in modo per niente delicato di SVEGLIARTI. Di smettere di essere bambino. Di essere davvero l’uomo che sei nato per essere. Di aprire gli occhi. Guardare la realtà dei fatti. Ed iniziare a star male per qualcosa che merita veramente tutta questa sofferenza. Che tu dici di non provare. Sia chiaro. Ma provi cmq. E lo sai che lo so. E non solo perché ultimamente ho ragione. Ma perché ti sento. Non ho mai smesso di sentirti. Se fossimo amici. Potrei. Se fossimo amici. Non correrei il rischio di non sembrare obiettiva. Se fossimo amici. Ma noi non siamo amici. Noi siamo fieri di non essere in nessuna categoria. E dio, sono davvero orgogliosa di questo. Sono davvero orgogliosa di questa cosa nostra e solo nostra che difenderò sempre con le unghie. Ma quello che non voglio e non vorrò mai è smettere di essere sincera con te. Però l’ho fatto. Ho smesso per paura di farti male. Ho smesso perché il mio affetto è così grande che ogni tanto compio quell’errore che fanno tutte le persone che amano : mettono l’oggetto di tanto amore sotto una campana di vetro. Ho smesso per paura di essere sempre fraintesa. Perché avevo il timore che non capissi che un conto è "rimproverarti", un conto è smettere di starti accanto. Ho smesso perché tu non volevi ascoltare. Tu non volevi sentire. Ed io avevo paura di dire. Ho smesso. Per un sacco di motivi. So anche che tutto questo lo sapevi. Ma sai. Un conto è saperlo. Un conto è saperselo dire. Tuttavia. Continuo a pensare che scegliere quello che si sente sempre e cmq è davvero l’investimento più coraggioso da fare. continuo a pensare che tu non sarai mai arido. Probabilmente, allo stesso modo, tu continuerai a pensare che io non ti capisco. Ma la realtà è che nessuno conosce meglio di me il famoso modo di morire sani e salvi dove ci attacchiamo. Il famoso modo di restare sperando che ci sia quello che non c’è. Lho fatto così tante volte nella mia vita. Ma. Tu. Sei così meraviglioso. Che a volte mi chiedo perché ti fai tutto questo. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 29 novembre 2011 - ore 22:13 .And all the roads that lead you there were winding. A 28 anni, mia madre ha avuto me. Terza di tre sorelle. A 28 anni, mio padre aveva già due figlie e già lavorava dodici ore al giorno. A 28 anni, mia sorella maggiore era sposata da due. Aveva un lavoro da dodici anni. A 28 anni, l’altra mia sorella, conosceva le gioie e i dolori (molto più i dolori) di una vita in fabbrica dopo la terza media. A 28 anni, io sono disoccupata. O meglio, sono una tirocinante. Un’eterna studente per cercare titoli che mi diano qualcosa che probabilmente non avrò mai. Un’eterna precaria senza stipendio fisso. Con una vita degna di una qualsiasi ventenne. A 28 anni, io. Sono stata innamorata. E senza autocommiserazione credo di non essere mai stata contraccambiata in modo uguale. Per colpa di nessuno, se non delle scelte che ognuno fa col proprio –cuore-. A 28 anni. Io. Continuo a deludere le aspettative dei miei genitori. Continuo a deludere me stessa. Continuo a dare l’anima e venire ripagata in elevate dosi di merda. A 28 anni. Io. Vorrei smettere di lamentarmi e dare colpe a circostanze, destini infami e sfighe quotidiane. A 28 anni. Mio padre mi consiglia di farmi un esame di coscienza e mi dice che forse, se non ho soddisfazioni da questa vita, probabilmente, me lo merito. A 28 anni. Mia sorella mi rimprovera che forse passo troppo tempo ad andare a concerti. A 28 anni. Io passo dieci giorni a vivere diverse emozioni. Ed è vero. Di concerti, in dieci giorni, me ne faccio tre. Ma come si fa a spiegare che quello non è passare il tempo. Quello è salvarmi. Da tutto quello che non sono. Da tutto quello che sono. Ed io a 28 anni. Penserò sempre che gli squarci di sereno, le cose alle quali aggrapparti quando tutto va a rotoli, vanno amate e trattate bene. A 28 anni. Rido con chi sotto palco si emoziona per un Paul McCartney e porta pure spettatori non paganti dentro la tasca della felpa. E abbraccio chi mi è vicino. Lo abbraccio facendogli sentire tutta la vita che mi passa attraverso. A 28 anni. Urlo con tutta me stessa di non guardare al passato con rabbia. Mentre Noel mi sembra uno snob inglese ma non posso non volergli bene. A 28 anni. Mi commuovo mentre gente più giovane di me suona sul palco di un teatro e dice che il diavolo corre con me. A 28 anni. Metto sempre chi amo prima di me. E spero con tutto il cuore che la spensieratezza sappia arrivare da sé. A 28 anni. Io ancora spero. E ancora credo. Ma questo. Non è mai abbastanza. [ma neppure questo sarà mai abbastanza.di questo ne vorrò sempre ancora e ancora.] COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 19 novembre 2011 - ore 17:55 Who.would.have.known.how.bittersweet.this.would.taste.?. Ogni volta che ascolto Someone like you di Adele penso che è una canzone che solitamente odierei. Che le radio la trasmettono troppo spesso. Che le ragazze la usano per piangere. Che i ragazzi magari la mettono in auto per fare colpo su qualche rinconglionita. Che i quindicenni ce l’hanno in sottofondo nelle loro feste in cui non si aspetta altro che il lentone. Occhei. Forse ho guardato troppi film o letto troppi libri. O semplicemente ragiono a stereotipi. Chi lo sa. Tutta sta divagazione per dire che questa volta, non provo queste cose. Quello che mi arriva è il senso di rassegnazione. Quella rassegnazione triste che accompagna ogni donna quando si rende conto che non è stata scelta. E che non lo sarà mai. O almeno, non lo sarà mai da quella persona che lei invece ha scelto e continuerebbe a scegliere. Tuttavia, non c’è rabbia. O se c’è, si è semplicemente infranta. C’è maturità e consapevolezza. C’è affetto per tutto quello che è stato. E c’è quell’amore totale che porta a voler essere veramente felici per la vita di qualcuno che abbiamo amato. Veramente felici anche se questo qualcuno non sta più con noi. Anche se non fa più parte delle nostre vite. Anche se la sua felicità non è accanto a noi. Ma altrove. Quella maturità che ci fa uscire dall’egoismo puro di cui sono fatti certi tipi di amore, per sfociare nell’amore più bello, quello che mette il bene altrui sopra ogni cosa. che rende l’amore, un amore unico. che ci fa essere contente così. Nonostante tutto. Sarà per questo che trovo questa canzone tremendamente triste. Sarà per questo che trovo questa canzone terribilmente bella. Sarà per questo che in questi giorni mi ritrovo spesso ad ascoltarla. Che la mia di tristezza cammina per mano con una rassegnazione simile, anche se diversa. Ma comunque non più arrabbiata. C’è stato un tempo per essere incazzati. C’è un tempo per crescere. Per accettare che ci sono cose che non puoi cambiare. Cose di cui non sei colpevole, anche se i sensi di colpa hanno fissa dimora nella tua testa e ti ricoprono la pelle. Lavoro con me stessa giorno per giorno. Combatto con cose più grandi di me. Non mi sentirò abbastanza mille volte ancora. Non sarò felice di quello che sono e penserò che le colpe sono mie, sempre e cmq. Ma a differenza di prima, so che saranno solo momenti. Quello che probabilmente non sarò mai capace di accettare. È sentirmi impotente. Quando chi amo soffre. Che ci sono persone per le quali vorrei saper fare e saper essere qualunque cosa. Persone per le quali vorrei essere onnipotente. Vestirmi di tutte le cose di cui hanno bisogno. E sapergliele dare. Ma a volte non si può. Semplicemente. Allora mi dico che potrei anche andare oltre. Anche non essere io. Basterebbe che ci fosse qualcun altro. Che può. Un po’come Adele, che accetta di non essere lei quella che rende felice l’amore della sua vita, ma è felice cmq. perché qualcun altro lo sa fare. E a volte si ama talmente tanto. che basta così. LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK domenica 13 novembre 2011 - ore 21:15 Another.day.is.here.and.i.am.still.alive. Ci sono oggetti che non sono proprio oggetti. Molto tempo fa in questo blog scrivevo che sono una patetica sentimentale che anima gli oggetti e riesce, a volte, a farli diventare persone. Un oggetto contiene. Si fa contenitore di tutte quelle emozioni che tu riesci a provare e sentire semplicemente guardandolo. Lui si prende l’incosapevole responsabilità di ricordarti un sacco di emozioni, sentimenti, magari anche episodi della tua vita. Mica è colpa sua se diventa simbolo di un aspetto della tua vita. E mica è colpa sua quando si rompe. Quando si perde. Quando non è più con te. Allora si pensa che quell’oggetto, siccome non c’è più, non può continuare ad essere. Perché insomma, un oggetto è solo una cosa. Se una cosa non c’è, non è. Non è come una persona che se non c’è, continua ad essere. E invece no. Perché poi ci sono quelli come me. E non so se siamo tanti. Per cui quell’oggetto, anche se non c’è più. Anche se si spezza. Anche se non lo rivedrai più. Continuerà ad essere. Allora, cara Tata (sì perché ci sono degli oggetti a cui tu dai anche dei soprannomi teneri forse un po’banali e vergognosi) tu per me sarai sempre. Sarai sempre arancione. Come quei saluti tutti felici che ci piaceva tanto immaginare. Sarai sempre attesa. Perché quando c’eri tu significava che sarebbe successo qualcosa. Il più delle volte bello. Sarai sempre velocità. Perché il tempo, lì, passava sempre troppo veloce. Sarai sempre comodità. Perché riuscivi a farmi sentire a mio agio anche quando a mio agio non c’ero per niente. Sarai sempre confortante. Perché mio dio. Quanto ero bello appoggiare la testa su di te e lasciare che tutto fuori scorresse inesorabile. Sarai sempre anche quella lampadina rotta che io tengo nella MiaScatola. Sarai sempre indelebile. Come i sorrisi, le risate, le lacrime, la pioggia che picchiava forte, i primi abbracci, i primi baci, i primi incastri perfetti. Le prime e ultime discussioni. I momenti immortalati, dall’imitazione di michele misseri alla esaltazione totale di un fine serata perfetto con sottofondo chris martin, passando per Jared Leto e Robbie Williams. Sarai sempre strada. che lasciavo dietro di me. che percorrevo. Che avevo di fronte. Ti ho voluto tanto bene, cara Tata, anche se non eri mia. C’è chi te ne ha voluto di più. Chi ha condiviso molto di più di questo con te. Ed è la stessa persona che si sente in colpa, per averti rotta. Ma tu diglielo cara Tata, che tutto quello che hai fatto fino ad ora, è farlo muovere. Non fermare. Andare. Di certo, l’hai saputo fare fino alla fine. E di certo, non smetterai mai di ricordare a tutti noi che bisogna Andare. Lasciando indietro strada. Ma guardando avanti. Che ce n’è sempre un’altra. E un’altra ancora. Tu sì, che eri e sarai sempre una rock’n’roll Queen. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK sabato 5 novembre 2011 - ore 16:42 .Ancora.Novembre. Ci sono canzoni che sembrano fatte apposta. Per certi cieli. Per certe ore. Per certi pomeriggi o addirittura per certe giornate. Ci sono canzoni di cui hai bisogno. Quando hai voglia di cantare. Quando hai voglia di ballare. Quando hai voglia di lasciare il mondo fuori. Quando semplicemente hai voglia di star male e di sguazzare dentro a tutta quella malinconia. Poi ci sono quelle canzoni che sembrano capirti. Che sembrano prenderti per mano. Rimanerti accanto. Quando non c’è nulla da dire. Quando non hai voglia di parlare. Tanto meno di ascoltare qualcuno farlo. non hai voglia di parole ma allo stesso tempo il silenzio ti sembra troppo assordante. Non hai voglia di persone ma allo stesso tempo hai bisogno di calore. Hai bisogno di non sentire più freddo. Hai bisogno di qualcosa che in qualche modo viva vicino a te. Perché tu ti senti sola. E neppure molto viva. Ci sono momenti in cui vorresti che il mondo intero si fermasse ma allo stesso tempo andasse veloce. Così da non farti sentire quello che ti passa attraverso. E tutte le cose che sembrano semplici diventano complicate. Tutte le cose che ti piacciono, diventano sterili. Perdono sapore. Perdono consistenza. Perdono importanza. Ti riscopri fragile. Talmente fragile da non riuscire ad avere voglia di qualcosa al di fuori di un letto. Al di fuori di una coperta che ti copra quella faccia che riesci a fare a pezzi da sola con le tue dita. Quelle dita che ti pulsano talmente tanto da darti fastidio. Che ti aiutano ad aggrapparti al muro quando la gravità cerca di vincere. E sempre, ce la fa. Non sei più abituata a scrivere di queste cose. Non sei più abituata a sviscerare il dolore. Ti piace parlarne, quando se ne è già andato. Hai imparato che è meraviglioso sviscerare cose belle. Hai imparato che più che sviscerarle è bello viverle. E metti da parte tutto quello stare male di cui una volta ti piacevano tanto le sfumature. è che quando si impara a vivere così intensamente. È impossibile evitare di vivere anche giornate così. momenti così. In cui la gola si stringe. I neon vagano sopra la tua testa. I pavimenti hanno sempre lo stesso colore. e sono freddi. Come le voci ripetitive di chi ti sta attorno. come quel rosso che ti tormenta. Ma in mezzo a tutto questo c’è quella mano che di solito stringe la tua. E che non c’è, non questa volta. Allora. Ci sono canzoni. Semplicemente. Canzoni. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK mercoledì 2 novembre 2011 - ore 23:23 La.differenza.tra.me.e.te[MeEte] Avrei dovuto filmare. Quel modo di cantare da idiota. Quel tuo imitare tiziano ferro. Un po’come all’epoca si imitava qualcun altro. E ce lo siamo detti, che sono mesi che diciamo “un anno fa era..” quasi a scandire ogni tappa storica. Quasi a stupirci ogni volta. Quasi ad essere un po’compulsivi e morbosi. Senza il quasi, almeno quello, sappiamo di esserlo senza dubbi. Evviva la consapevolezza. E così, tanto per rimanere coerente alla logica del “un anno fa”, un anno fa scrivevo di quanto era stato bello passare tre giorni con te. Di quanto mi sembrasse strano rimanere nei tuoi posti per tutto quel tempo. Di quanto mi meravigliasse, l’allegria e la bellezza di una cena che si trascinava piacevolmente calici di vino e perle di parole messe in fila così eccellentemente da non sembrare neppure mie. Un anno dopo mi ritrovo solo più consapevole. Non meno stupita. Non meno meravigliata. Anche se da quel giorno a questo, di giorni con te ne ho passati tantissimi. Che c’è stato un tempo per le colazioni al bar, uno per le colazioni a casa, uno per le colazioni in cui il caffè te lo preparo io. C’è stato un tempo per i paghi tu, pago io e per il nuovo metodo dei cinquanta uno e il resto l’altro. Uno per maria de filippi e uno per i Pearl Jam. Uno per i blocchi e uno per il totale e bellissimo ingresso libero. Tra quel tempo e questo tempo. C’è stato tutto quello e anche di più che mai avrei pensato di vivere ma soprattutto saper vivere. E potrei davvero perdermi in descrizioni di ogni dettaglio: dal tipo che somigliava a Ringo seduto accanto a noi, all’ennesima bottiglia di vino vuota, dal culo del sassofonista alle dita dei bimbi che lo imitavano, dal suono del taccheggio al mio falsissimo voltarti le spalle, dalle foto in cui ti piaci perché conosco i miei polli, a quelle in cui inesorabilmente ti fai schifo. Dal derby d’italia visto in una casa piena di juventini, all’amarezza affondata in un post cena a suon di gin lemon e bullismi vari sui concerti che noi abbiamo visto ed altri no. Per passare ad un pranzo della domenica con tanto di pennichella, nervosism per scarpe non trovate, un aperitivo ad elencare i difetti di uno sfociati in pregi dell’altro e una luce rosa a segnare che qualunque sia la portata di fronte a noi, non smettiamo di dare il nostro meglio a tavola. Per finire ancora una volta a fare la spesa con te. Per finire a farti vedere anche il peggio di me. Quello goffo. Sbadato. Imbranato. Per finire a bere vino e poi gin lemon e poi ballare e perdere qualsiasi contatto con la realtà e non ricordarsi di niente o quasi. Sapere che in quattro giorni si possono vivere cose che non vorresti finissero mai. Che le persone della tua vita sono lì. Tutte insieme. E tu ti diverti con loro. Ridi. Stai bene. Sei libera di essere anche una stupida ubriaca che fa cosa idiote. Poi la vita di tutti i giorni ritorna. Semplicemente. Ti preme sulle tempie. Il fiato sul collo. Ti fa sentire sola. Anche se lo sai, che sola non sei. Anche se lo sai, che forse è stupido. Ma certe distanze diventano abissi. Certe mancanze impossibili da colmare. E ti rendi conto che novembre è lungo. È freddo. È nebbioso. È portatore di cattive notizie. Ed eventi catastrofici. Hai paura. Ma provi a metterci del tuo. A combatterlo con tutta la vita che puoi. Perché sai che quello che arriva dopo, è quella promessa che più di ogni altra cosa vuoi mantenere. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK lunedì 10 ottobre 2011 - ore 19:24 .I get a little warm in my heart when I think of winter. Il tempo mi scivola dalle dita. Non mi accorgo di non scrivere da un mese. Anche se riempio le pareti del mio cervello di post it immaginari su cui scrivo tantissime perle di saggezza. Sarà che il tempo, questa volta, non lo devo riempire: è già pieno. Di giornate organizzate. Tra una classe quinta, due prime, un bambino che non sa leggere e nessuno capisce il perché. Di pomeriggi alternati. A scandire tempi di lettura, operazioni in colonna, liste della spesa in inglese, latte da scaldare, big babol da nascondere. Di serate. A salutare chi parte per un anno. A stare sole e sguazzare in tutto quel vuoto che c’è attorno quando manchi tu. Di weekend. Ad ascoltare pianoforti suonare per due ore e a trattenere le risate sotto la sciarpa. A farsi fregare venti euro da un abusivo e mangiare un panino al freddo e al gelo. A prendere in giro il tuo giochino da sfigati. A litigare di fronte a bottiglie di vino in posti che non mi ricorderanno mai quello che vorrebbero le tue frecciatine. A ridere su maglioni. Ad abbracciarci alla mattina appena svegli. A farti foto che tanto perderò. A sentirmi sempre gli occhi più grandi, quando ti sorrido e tu mi chiedi perché rido, in posizione scala mobile. Di momenti. In cui il magone sale in gola ed io non riesco a trattenere il sale. in cui il treno macina i km che ci dividono e i miei pensieri diventano pesi e bilanci e percentuali. Di minuti. In cui qualcuno al telefono mi parla di quanto certe cose siano sempre più belle e di quanto altre siano sempre più avvilenti. Ed io penso che, minchia, è proprio così. Di istanti. In cui la malinconia celebra tutta la mia voglia di averti qui insieme alla voglia di mangiare castagne, pestare foglie e aspettare quel freddo che punge le guance. Ma ci fa stare così tanto al caldo. Di spiegazioni. Che non servono. Perché. Come direbbe qualcuno. È dna. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK martedì 4 ottobre 2011 - ore 00:28 Le mie parole sono vuote. e se è questo quello che dovrà essere. ci saranno solo dita che fanno male. E per la prima volta sento quanto possa essere vera quella frase. Niente conta. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 19 settembre 2011 - ore 16:19 Dont.look.back.in.anger.At .least.not.today. Quando ieri pomeriggio la pioggia picchiava forte sui finestrini, ti ho detto – è proprio one year ago-. E ci ho pensato. A noi due in autostrada. Alla pioggia che cadeva fitta. A torino. Alle persone in fila sotto il diluvio. A noi che scazzavamo, facevamo pace, scazzavamo e imparavamo i perimetri dei nostri territori. Imparavano il contorno degli angoli. Trovavamo le entrate. Ci camminavamo dentro in punta di piedi. Quando ieri guardavo l’ora per vedere quando arrivava mezzanotte, ho pensato. A quando l’anno scorso guardavo l’orologio per lo stesso motivo. Ed entrambe le volte, a mezzanotte in punto c’ero io a dire cretinamente HappyBirthdayGigio. L’anno scorso, come quest’anno, volevo mettercela tutta. Per farti passare un compleanno speciale. Che io sono così. adoro i compleanni e li adorerò sempre, anche quando e se l’età inizierà ad aumentare inesorabile. I compleanni celebrano la vita. I compleanni mi ricordano che senza quel giorno tanta vita che ho, tanta vita che ho attorno, non ci sarebbe. Come poter non festeggiare il tuo? E mentre l’anno scorso imparavo a camminare dentro i tuoi confini. Quest’anno ci ho portato di tutto. Mi ci sono ubriacata lì dentro. A forza di vino rosso. Ho avuto caldo, caldissimo, mentre camerieri litigavamo senza scrupoli di fronte a noi. Ho rivelato verità nascoste. Ho riso. Mi sono arrabbiata. Mi sono dispiaciuta. Ci ho pianto. Ho aperto torte e acceso candeline. Ho regalato pezzi di te, pezzi me. Pezzi di noi. Ho ascoltato. La tua voce improvvisarsi tallest. Le tue dita diventare Thom. I mumford nuotare nella tua stanza. Il tuo silenzio. Ho guardato. Quelli occhioni verdi. La tua faccia senza barba. Le tue labbra piegate all’in giù. Sono rimasta. Accanto a te. Anche senza dire niente. mentre cavani segnava il terzo gol e per una sera si è tanto diventati milanisti. Sai G, non voglio augurarti le solite cose, per i tuoi ventisette. Né augurarti quei tanto agognati traguardi. Quelle soddisfazioni minime di cui si ha bisogno per andare avanti. No. Io ti auguro di guardare quelle foto. E di continuare ad essere quella persona. Di continuare ad essere la Mia persona. Quella che. Tutte le definizioni possibili su quello che siamo. Tutti i termini adatti a catalogarci e a fare di noi una cosa o un’altra, non diranno mai abbastanza né saprebbero spiegare davvero. Quanto di Me c’è in Te. And.all.the.thing.you.do.yeah.they.ARE.all.yellow. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
BLOG che SEGUO: SEMPLICEMENTE VA.IN.FIGA.: marcoalb SENZA BLOG MA SENZA DI LEI CHE FAREI???? diobon CI SIAMO: apina DISARMATAMENTE CASO ECCEZIONALE-L.-: Roth INEQUIVOCABILMENTE SEMO. E NICHILISTA.: il_ciak VECCHIAMENTE: Mirò FICA: Luce.. SALVA IL GIOVANE DALLO STRESS E DALL’AZIONE CATTOLICA: violante IL SACCENTONE: Hellblazer NO BOLLE-NO MAGIA: incazzosa TU CHE ABITI IL SILENZIO DEL TUO RUMORE: paroxysm IL MIO COMMENTATORE MUSICALE PREFERITO: Pogues! NOI ABBIAMO VISTO I RAGE!!!: Dr.Dido Jackie UNA SERA DALLE LUCI: daisychain SEMPLICEMENTE GOOSE!!!: marco85 L’OBIETTIVITà è BORGHESIA: cielonero THE BLOWERS DAUGHTER: siriasun PER NOI CHE NON CI CONOSCIAMO MA CHE CI STRAPPIAMO SORRISI LEGGENDOCI E CI INCURIOSIAMO: uèuè ALLA FINE ABBIAMO TUTTI UN LAVORO-ARREDATORI DI INTERNI ALTRUI: dramaqueen COME UNA CONTAMINAZIONE: superbeing COME CUCIRSI ADDOSSO: laAlice L’ATTIMO PRIMA DI RIVEDERTI: m.organ NUOVI NOMI.E NUOVI MODI PER PERDERLI.ANCORA. : Rimini NOI SIAMO LE CORISTE: PESMA FOLLOW THE WHITE RABBIT BUT WHO IS THE REAL WHITE RABBIT? Ferio SIMILMENTE: misia PREZZOLATO: JohnTrent POSSIBLY MAYBE PROBABLY LOVE: Norin QUELLE COME NOI.. : Swamy PRENSENZE SILENZIOSE: biankaneve Squalonoir Grezzo *hide* harlok caravita Darkmind .sidhe. Saltatempo Sampy malasangre TANIST Blink Aurin nacho82 sanguez Panocia ice scream crusca DrBenWay mobbasta prottola Nico AGORAFOBIC sporzia hailie DAMA21 momo tarzi Yavanna catg Miknesiac Queen .TU. BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
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