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![]() cielonero, 30 anni spritzino di vicenza CHE FACCIO? artista operaio Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) nessuna probabilmente MERAVIGLIE 1) tutte probabilmente |
sabato 24 marzo 2007 - ore 11:36 non rimuovere i dispositivi e le protezioni di sicurezze mettere in tensione la lama fino all’accensione della spia rossa - PERMALINK martedì 23 gennaio 2007 - ore 10:58 pareti bianco parquet aria e luce posa facile resistente la ricchezza del legno resistente l’anima dura cinque strati sette di vernice di seta e ceramica senza solventi espressa in durezza brinell diecimilacinquecento rivoluzioni cinque millimetri sette di spessore del legno un albero abbattuto che vive d’aria tra un poco e respira a prezzi contenuti un clic un incastro con scatto rapido indolore un colore naturale o cinque nuances sette pastello in frassino colorato a vena aperta azzurro avorio acero senza graffi senza gridi basta uno straccio umido appena anche su fondi discontinui resiste alle variazioni climatiche alle variazioni cinque mani sette di vernice acrilica basta uno straccio umido appena versione a colla o versione a scatto senza colla da dire oggi o domani presto la posa del parquet nei modi giusti dei sorrisi delle morti dei sorrisi a mosaico e a spina di pesce e comunque al mare incollando gli incastri perimetrali con colla vinilica o la posa incollata largo cinque e sette e lungo infinito non la posa inchiodata senti che termine brutto a maschio e femmina magatelli di legno immersi in sotto fondo di cemento a correre sfalsati l’uno rispetto all’altro legni di lunghezze diverse come diceva mia madre mio padre il disegno non ripetitivo si adatta in ambienti moderni per ridurre la vista dei giunti dispone gli elementi in posizione trasversale rispetto alla fonte di luce partendo dalla porta o geometrie a quadrotti con incarti di legno povero posato pulito soprattutto per le camere da letto con elementi a forma di quadro o partendo dal centro e una specie di tappeto cioè un campo squadrato con geometria a piacere in stanze con pareti irregolari o a case d’epoca i bordi delle piscine e i mobili da giardino in bagno in cucina il legno più duro e il disegno non si vede la finitura a cera per l’aspetto naturale e perché lascia respirare le vernici ad acqua lucide resine ogni sei mesi o ogni mese come i soggiorni o ogni giorno come le pulizie con aspira polvere o con panni in acqua non calda e detersivi non schiumosi a volte basta questa nei casi dei piccoli graffi dei piccoli gridi che dicono e non dicono dell’amore che c’è - PERMALINK sabato 20 gennaio 2007 - ore 12:55 prima di tutto durante di tutto dopo di tutto è presente indicativo è futuro prossimo sbava sangue per qualche giorno ancora sbava sboro per qualche giorno ancora è presente indicativo è futuro prossimo oggi mi occupo delle piccole cose questa maglia che non è mia questa maglietta che non è mia questa libreria che non è mia questa scrivania che non è mia questa penna che non è mia le cose anche che ho comperato non sono mie però adesso ho voglia di piegare questa maglia di piegare questa maglietta di nettare questa libreria di nettare questa scrivania di nettare questa penna per avere pulito questo arcobaleno ai quattro cantoni piccoli al posto delle fragole a testa in giù al posto del sangue a testa in giù in su in due parole oggi mi occupo delle piccole cose faccio pulito la camera faccio pulito la cucina faccio pulito il bagno faccio pulito il corridoio faccio pulito il letto faccio pulito il divano faccio pulito il lavandino faccio pulito il mobile faccio pulito il bianco il mobile e l’immobile faccio pulito il giardino il prato e la panchina faccio pulito il bianco in due parole bianche su carta bianca su una panchina al parco in punta di piedi le lascio sulla panchina al parco in punta di piedi le appoggio pure volentieri mi giro in giro e in altre figure mi sorride sorridendo la gente che è lì per passare le ore mi vengono in mente solo rime e rime d’amore un vecchio che passa mi passa vicino mi dice cos’è che c’è sì bel bambino io sorrido sorridendo e sorridendo sorrido un vecchio che passa mi passa vicino mi dice cos’è che c’è sì bel destino - PERMALINK venerdì 19 gennaio 2007 - ore 19:50 f***** caron dimonio, stronzo come una vacca in calore che svende la f*** e tutto il resto al supermercato a buon prezzo, si trova sopra il fiume con l’ultima cistite del duemilasette, dei ventotto anni. la storia inizia così, con un imprevisto non previsto. a chi gli chiede ma cosa c**** scrivi di lunedì, caronte risponde zero, niente. neanche ai suoi amici più cari. neanche a luca e a giulia, niente. il mondo di sotto non è pronto ai grandi eventi, e mai lo sarà, se sevitiamo a delegare. tiresia intanto tira un urlo da paura, al supermercato. ma cosa c**** avete da guardare, tutti, con disinteresse? cosa c****? chi siete, affamati infami? chi? e sbrocca in pianti lunghi un centimetro e senza lacrime che sia una. senza mutandine, vestito di rosso, rossetto rosso, senti che bella, e smalto rosso. ma chi vi credete, sporche vacche e tori da supermercato? se le ho toccate? se sono uomo? se sono donna? se andrò via? e cosa c**** v’importa, se non siete fiume, o mare, o oceano di gocce e di mele con l’odessa affondata? l’odessa è una nave di gomma, lo sapevate? lo sapevate, brutti ceffi ignoranti e senza speme? lo sapevate o no? avanti! cristo giù dalla croce scende giù dalla croce, bene come il pane e benedice e dice tra sè e sè e il mondo di sopra. benedetto bene detto colui che viene, nel nome delle signore, e benedetto bene detto è il frutto del peccato senza colpa e senza macchina, proprio come zorro. gli ci vuole un cavallo adesso, a noleggio, per spostarsi dal posto della croce, al posto dei frutti che tanto benedice, idealista da strapazzo stra pazzo. è un racconto a tratti esilarante, questo f***** appena fuori dall’utero che si sposta con gli ormoni. a tratti esi, a tratti larante, a tratti neanche lui sa cosa e come. idealista idea lista da vivo e da morto. ofelia intanto è viva e vegeta, végeta e vegéta, come accenti. un po’ romantica per via laterale, un po’ cartone animato per diversamente abili, per essere politically correct. l’espressione politicamente corretto, indica quel linguaggio che, diplomaticamente, è privo di termini che possano essere considerati discriminatori. leggere su wikipedia cagate del genere è anch’esso esilarante, ma tutto attaccato al dolore. anna nel suo lettino riscaldato a corrente, pensa a che scarpe comprarsi con i suoi 2000 euro al mese. marta che ogni tanto legge, la saluto con un sorriso. le citazioni situazioniste, invece, fanno ridere di gusto i clienti del pub inglese. un po’ perchè non ci capiscono un c****, un po’ perchè nicola le legge bene, su indicazione del regista, un po’ perchè un po’ di sana un po’ cultura, tra una birra e l’altra doppio malto, fanno bene al cuore, anche se non si capisce perchè. soprattuto perchè non si capisce perchè ci pagano 150 euro a sera, e stiamo bene così a fine mese. ma veniamo a tiresia. impantanato nei suoi jeans taglia 52 vecchi come l’orco, è un po’ uomo e un po’ donna. ha il sesto senso delle donne, e il settimo degli dei, ma è mortale e prova pena per tutti e tutte, ambasciatore compreso. ha amato tanto in vita sua, e in morte sorride e sta male, proprio come zorro. almeno lui, zorro dico, il cavallo ce l’ha. l’ha rubato. è contro la proprietà privata. ma non è comunista. è solo bravo. il post di carl di venerdì 12 gennaio 2007 ore 12.22 è bellissimo. non lo dico io, lo dice lei, e lei, e lei. lei poi dice che anche il nuovo racconto f***** è, non ricordo bene, scritto bene e coinvolgente? sì, ed è un dolore, quello della metamorfosi duemilasette, che non tutti possono capire fino in fondo. adesso serve andare a padova oggi pomeriggio, andare, stare, tornare, stare, eccetera. e poi dormire. e poi basta facciamola finita con i verbi all’infinito. appena ne trovo uno buono all’indicativo presente e al futuro semplice, lo scrivo qui. non occorre che lo diciate. buona lettura. justify justify. faccio il giusto. come zorro. grande uomo, grande ladro, grande spadaccino, grande cavallerizzo. il giusto. zorro. alla domanda delle domande io frega un cavallo chiamato cavallo, suona le trombe, parte all’impazzata, fuma all’impazzata, fa gas, fa benzina, va, corri furia cavallo dell’est, impenna come un osso, metti il vestito più rosso ppiiùù rroossoo, metti il rossetto più rosso, metti lo smalto più rosso, e novello zorro, eccoti in cambogia, tra le rocce e i monaci, fratelli di sangue, fermati stop stacco di montaggio. un altro io scende da cavallo, una carezza, un pianto di dolore straziante, un’odissea nello strazio, un giorno capirai, chica, che tutto ciò che viene, viene sulla faccia per trovarti un sorriso. niente di più. ma tutto rosso. alla prossima, gente. certe cose vanno fatte bene e il bene va fatto bene. con la bocca dentro un piccolo di roccia. voglio un figlio, una famiglia, una casa. tutto qui. un lavoro. ecco, l’ho detto: un lavoro, scritto così proprio. da 700 800 900 1000 netti o quello che basta. basta. la tua testa dentro al forno e scoparti da dietro. nella f*** e nel c***. la sua testa dentro al forno e scoparla da dietro. nella f*** e nel c***. la mia testa dentro al forno e scoparmi da dietro. nel c***. scoparti la bocca. scoparle la bocca. scoparmi la bocca. vieni. viene. vengo. lavo al presente indicativo e al futuro prossimo quello che c’è da lavare. ridiamo. e il sole. e il mare. e la terra. e l’aria. netti. netti. netti. o quello che basta. bacio sugli occhi. bacio sugli occhi bacio sugli occhi. prima di tutto. durante di tutto. dopo di tutto. è presente indicativo. è futuro prossimo. è. filmo il sole che viene dentro filmo il mare che viene dentro filmo la terra che dalla f*** sbava sangue filmo l’aria che dalla f*** sbava sangue filmo il cielo che dal c**** sbava sboro è è presente indicativo è futuro prossimo è e he e benedico questa maglia che non è mia questa maglietta che non è mia questa libreria che non è mia questa scrivania che non è mia questa penna che non è mia le cose anche che ho comperato non sono mie mia mio mie miei sono aggettivi possessivi fino a qui ci siamo arrivati benedico gli aggettivi possessivi che non sono miei però adesso ho voglia di piegare questa maglia di piegare questa maglietta di nettare questa libreria di nettare questa scrivania di nettare questa penna per avere pulito questo arcobaleno pulito ai quattro cantoni piccoli al posto delle fragole a testa in giù posso fumare? chiedo a francesca la mia ospite ti fa male! risponde francesca la mia ospite è tanto cara la fine l’inizio invece è sempre sangue a testa in giù ma guardiamo in su dove c’è già tutto quello che serve in due parole - PERMALINK venerdì 19 gennaio 2007 - ore 10:08 f***** caron dimonio, stronzo come una vacca in calore che svende la f*** e tutto il resto al supermercato a buon prezzo, si trova sopra il fiume con l’ultima cistite del duemilasette, dei ventotto anni. la storia inizia così, con un imprevisto non previsto. a chi gli chiede ma cosa c**** scrivi di lunedì, caronte risponde zero, niente. neanche ai suoi amici più cari. neanche a luca e a giulia, niente. il mondo di sotto non è pronto ai grandi eventi, e mai lo sarà, se sevitiamo a delegare. tiresia intanto tira un urlo da paura, al supermercato. ma cosa c**** avete da guardare, tutti, con disinteresse? cosa c****? chi siete, affamati infami? chi? e sbrocca in pianti lunghi un centimetro e senza lacrime che sia una. senza mutandine, vestito di rosso, rossetto rosso, senti che bella, e smalto rosso. ma chi vi credete, sporche vacche e tori da supermercato? se le ho toccate? se sono uomo? se sono donna? se andrò via? e cosa c**** v’importa, se non siete fiume, o mare, o oceano di gocce e di mele con l’odessa affondata? l’odessa è una nave di gomma, lo sapevate? lo sapevate, brutti ceffi ignoranti e senza speme? lo sapevate o no? avanti! cristo giù dalla croce scende giù dalla croce, bene come il pane e benedice e dice tra sè e sè e il mondo di sopra. benedetto bene detto colui che viene, nel nome delle signore, e benedetto bene detto è il frutto del peccato senza colpa e senza macchina, proprio come zorro. gli ci vuole un cavallo adesso, a noleggio, per spostarsi dal posto della croce, al posto dei frutti che tanto benedice, idealista da strapazzo stra pazzo. è un racconto a tratti esilarante, questo f***** appena fuori dall’utero che si sposta con gli ormoni. a tratti esi, a tratti larante, a tratti neanche lui sa cosa e come. idealista idea lista da vivo e da morto. ofelia intanto è viva e vegeta, végeta e vegéta, come accenti. un po’ romantica per via laterale, un po’ cartone animato per diversamente abili, per essere politically correct. l’espressione politicamente corretto, indica quel linguaggio che, diplomaticamente, è privo di termini che possano essere considerati discriminatori. leggere su wikipedia cagate del genere è anch’esso esilarante, ma tutto attaccato al dolore. anna nel suo lettino riscaldato a corrente, pensa a che scarpe comprarsi con i suoi 2000 euro al mese. marta che ogni tanto legge, la saluto con un sorriso. le citazioni situazioniste, invece, fanno ridere di gusto i clienti del pub inglese. un po’ perchè non ci capiscono un c****, un po’ perchè nicola le legge bene, su indicazione del regista, un po’ perchè un po’ di sana un po’ cultura, tra una birra e l’altra doppio malto, fanno bene al cuore, anche se non si capisce perchè. soprattuto perchè non si capisce perchè ci pagano 150 euro a sera, e stiamo bene così a fine mese. ma veniamo a tiresia. impantanato nei suoi jeans taglia 52 vecchi come l’orco, è un po’ uomo e un po’ donna. ha il sesto senso delle donne, e il settimo degli dei, ma è mortale e prova pena per tutti e tutte, ambasciatore compreso. ha amato tanto in vita sua, e in morte sorride e sta male, proprio come zorro. almeno lui, zorro dico, il cavallo ce l’ha. l’ha rubato. è contro la proprietà privata. ma non è comunista. è solo bravo. il post di carl di venerdì 12 gennaio 2007 ore 12.22 è bellissimo. non lo dico io, lo dice lei, e lei, e lei. lei poi dice che anche il nuovo racconto f***** è, non ricordo bene, scritto bene e coinvolgente? sì, ed è un dolore, quello della metamorfosi duemilasette, che non tutti possono capire fino in fondo. adesso serve andare a padova oggi pomeriggio, andare, stare, tornare, stare, eccetera. e poi dormire. e poi basta facciamola finita con i verbi all’infinito. appena ne trovo uno buono all’indicativo presente e al futuro semplice, lo scrivo qui. non occorre che lo diciate. buona lettura. justify justify. faccio il giusto. come zorro. grande uomo, grande ladro, grande spadaccino, grande cavallerizzo. il giusto. zorro. alla domanda delle domande io frega un cavallo chiamato cavallo, suona le trombe, parte all’impazzata, fuma all’impazzata, fa gas, fa benzina, va, corri furia cavallo dell’est, impenna come un osso, metti il vestito più rosso ppiiùù rroossoo, metti il rossetto più rosso, metti lo smalto più rosso, e novello zorro, eccoti in cambogia, tra le rocce e i monaci, fratelli di sangue, fermati stop stacco di montaggio. un altro io scende da cavallo, una carezza, un pianto di dolore straziante, un’odissea nello strazio, un giorno capirai, chica, che tutto ciò che viene, viene sulla faccia per trovarti un sorriso. niente di più. ma tutto rosso. alla prossima, gente. certe cose vanno fatte bene e il bene va fatto bene. con la bocca dentro un piccolo di roccia. voglio un figlio, una famiglia, una casa. tutto qui. un lavoro. ecco, l’ho detto: un lavoro, scritto così proprio. da 700 800 900 1000 netti o quello che basta. basta. la tua testa dentro al forno e scoparti da dietro. nella f*** e nel c***. la sua testa dentro al forno e scoparla da dietro. nella f*** e nel c***. la mia testa dentro al forno e scoparmi da dietro. nel c***. scoparti la bocca. scoparle la bocca. scoparmi la bocca. vieni. viene. vengo. lavo al presente indicativo e al futuro prossimo quello che c’è da lavare. ridiamo. e il sole. e il mare. e la terra. e l’aria. netti. netti. netti. o quello che basta. bacio sugli occhi. bacio sugli occhi bacio sugli occhi. prima di tutto. durante di tutto. dopo di tutto. è presente indicativo. è futuro prossimo. è. filmo il sole che viene dentro filmo il mare che viene dentro filmo la terra che dalla f*** sbava sangue filmo laria che dalla f*** sbava sangue filmo il cielo che dal c**** sbava sboro è è presente indicativo è futuro prossimo è - PERMALINK venerdì 19 gennaio 2007 - ore 09:45 f***** caron dimonio, stronzo come una vacca in calore che svende la f*** e tutto il resto al supermercato a buon prezzo, si trova sopra il fiume con l’ultima cistite del duemilasette, dei ventotto anni. la storia inizia così, con un imprevisto non previsto. a chi gli chiede ma cosa c**** scrivi di lunedì, caronte risponde zero, niente. neanche ai suoi amici più cari. neanche a luca e a giulia, niente. il mondo di sotto non è pronto ai grandi eventi, e mai lo sarà, se sevitiamo a delegare. tiresia intanto tira un urlo da paura, al supermercato. ma cosa c**** avete da guardare, tutti, con disinteresse? cosa c****? chi siete, affamati infami? chi? e sbrocca in pianti lunghi un centimetro e senza lacrime che sia una. senza mutandine, vestito di rosso, rossetto rosso, senti che bella, e smalto rosso. ma chi vi credete, sporche vacche e tori da supermercato? se le ho toccate? se sono uomo? se sono donna? se andrò via? e cosa c**** v’importa, se non siete fiume, o mare, o oceano di gocce e di mele con l’odessa affondata? l’odessa è una nave di gomma, lo sapevate? lo sapevate, brutti ceffi ignoranti e senza speme? lo sapevate o no? avanti! cristo giù dalla croce scende giù dalla croce, bene come il pane e benedice e dice tra sè e sè e il mondo di sopra. benedetto bene detto colui che viene, nel nome delle signore, e benedetto bene detto è il frutto del peccato senza colpa e senza macchina, proprio come zorro. gli ci vuole un cavallo adesso, a noleggio, per spostarsi dal posto della croce, al posto dei frutti che tanto benedice, idealista da strapazzo stra pazzo. è un racconto a tratti esilarante, questo f***** appena fuori dall’utero che si sposta con gli ormoni. a tratti esi, a tratti larante, a tratti neanche lui sa cosa e come. idealista idea lista da vivo e da morto. ofelia intanto è viva e vegeta, végeta e vegéta, come accenti. un po’ romantica per via laterale, un po’ cartone animato per diversamente abili, per essere politically correct. l’espressione politicamente corretto, indica quel linguaggio che, diplomaticamente, è privo di termini che possano essere considerati discriminatori. leggere su wikipedia cagate del genere è anch’esso esilarante, ma tutto attaccato al dolore. anna nel suo lettino riscaldato a corrente, pensa a che scarpe comprarsi con i suoi 2000 euro al mese. marta che ogni tanto legge, la saluto con un sorriso. le citazioni situazioniste, invece, fanno ridere di gusto i clienti del pub inglese. un po’ perchè non ci capiscono un c****, un po’ perchè nicola le legge bene, su indicazione del regista, un po’ perchè un po’ di sana un po’ cultura, tra una birra e l’altra doppio malto, fanno bene al cuore, anche se non si capisce perchè. soprattuto perchè non si capisce perchè ci pagano 150 euro a sera, e stiamo bene così a fine mese. ma veniamo a tiresia. impantanato nei suoi jeans taglia 52 vecchi come l’orco, è un po’ uomo e un po’ donna. ha il sesto senso delle donne, e il settimo degli dei, ma è mortale e prova pena per tutti e tutte, ambasciatore compreso. ha amato tanto in vita sua, e in morte sorride e sta male, proprio come zorro. almeno lui, zorro dico, il cavallo ce l’ha. l’ha rubato. è contro la proprietà privata. ma non è comunista. è solo bravo. il post di carl di venerdì 12 gennaio 2007 ore 12.22 è bellissimo. non lo dico io, lo dice lei, e lei, e lei. lei poi dice che anche il nuovo racconto f***** è, non ricordo bene, scritto bene e coinvolgente? sì, ed è un dolore, quello della metamorfosi duemilasette, che non tutti possono capire fino in fondo. adesso serve andare a padova oggi pomeriggio, andare, stare, tornare, stare, eccetera. e poi dormire. e poi basta facciamola finita con i verbi all’infinito. appena ne trovo uno buono all’indicativo presente e al futuro semplice, lo scrivo qui. non occorre che lo diciate. buona lettura. justify justify. faccio il giusto. come zorro. grande uomo, grande ladro, grande spadaccino, grande cavallerizzo. il giusto. zorro. alla domanda delle domande io frega un cavallo chiamato cavallo, suona le trombe, parte all’impazzata, fuma all’impazzata, fa gas, fa benzina, va, corri furia cavallo dell’est, impenna come un osso, metti il vestito più rosso ppiiùù rroossoo, metti il rossetto più rosso, metti lo smalto più rosso, e novello zorro, eccoti in cambogia, tra le rocce e i monaci, fratelli di sangue, fermati stop stacco di montaggio. un altro io scende da cavallo, una carezza, un pianto di dolore straziante, un’odissea nello strazio, un giorno capirai, chica, che tutto ciò che viene, viene sulla faccia per trovarti un sorriso. niente di più. ma tutto rosso. alla prossima, gente. certe cose vanno fatte bene e il bene va fatto bene. con la bocca dentro un piccolo di roccia. voglio un figlio, una famiglia, una casa. tutto qui. un lavoro. ecco, l’ho detto: un lavoro, scritto così proprio. da 700 800 900 1000 netti o quello che basta. basta. la tua testa dentro al forno e scoparti da dietro. nella f*** e nel c***. la sua testa dentro al forno e scoparla da dietro. nella f*** e nel c***. la mia testa dentro al forno e scoparmi da dietro. nel c***. scoparti la bocca. scoparle la bocca. scoparmi la bocca. vieni. viene. vengo. lavo al presente indicativo e al futuro prossimo quello che c’è da lavare. ridiamo. e il sole. e il mare. e la terra. e l’aria. netti. netti. netti. o quello che basta. bacio sugli occhi. bacio sugli occhi bacio sugli occhi. prima di tutto. durante di tutto. dopo di tutto. è presente indicativo. è futuro prossimo. è. - PERMALINK venerdì 19 gennaio 2007 - ore 09:26 f***** caron dimonio, stronzo come una vacca in calore che svende la f*** e tutto il resto al supermercato a buon prezzo, si trova sopra il fiume con l’ultima cistite del duemilasette, dei ventotto anni. la storia inizia così, con un imprevisto non previsto. a chi gli chiede ma cosa c**** scrivi di lunedì, caronte risponde zero, niente. neanche ai suoi amici più cari. neanche a luca e a giulia, niente. il mondo di sotto non è pronto ai grandi eventi, e mai lo sarà, se sevitiamo a delegare. tiresia intanto tira un urlo da paura, al supermercato. ma cosa c**** avete da guardare, tutti, con disinteresse? cosa c****? chi siete, affamati infami? chi? e sbrocca in pianti lunghi un centimetro e senza lacrime che sia una. senza mutandine, vestito di rosso, rossetto rosso, senti che bella, e smalto rosso. ma chi vi credete, sporche vacche e tori da supermercato? se le ho toccate? se sono uomo? se sono donna? se andrò via? e cosa c**** v’importa, se non siete fiume, o mare, o oceano di gocce e di mele con l’odessa affondata? l’odessa è una nave di gomma, lo sapevate? lo sapevate, brutti ceffi ignoranti e senza speme? lo sapevate o no? avanti! cristo giù dalla croce scende giù dalla croce, bene come il pane e benedice e dice tra sè e sè e il mondo di sopra. benedetto bene detto colui che viene, nel nome delle signore, e benedetto bene detto è il frutto del peccato senza colpa e senza macchina, proprio come zorro. gli ci vuole un cavallo adesso, a noleggio, per spostarsi dal posto della croce, al posto dei frutti che tanto benedice, idealista da strapazzo stra pazzo. è un racconto a tratti esilarante, questo f***** appena fuori dall’utero che si sposta con gli ormoni. a tratti esi, a tratti larante, a tratti neanche lui sa cosa e come. idealista idea lista da vivo e da morto. ofelia intanto è viva e vegeta, végeta e vegéta, come accenti. un po’ romantica per via laterale, un po’ cartone animato per diversamente abili, per essere politically correct. l’espressione politicamente corretto, indica quel linguaggio che, diplomaticamente, è privo di termini che possano essere considerati discriminatori. leggere su wikipedia cagate del genere è anch’esso esilarante, ma tutto attaccato al dolore. anna nel suo lettino riscaldato a corrente, pensa a che scarpe comprarsi con i suoi 2000 euro al mese. marta che ogni tanto legge, la saluto con un sorriso. le citazioni situazioniste, invece, fanno ridere di gusto i clienti del pub inglese. un po’ perchè non ci capiscono un c****, un po’ perchè nicola le legge bene, su indicazione del regista, un po’ perchè un po’ di sana un po’ cultura, tra una birra e l’altra doppio malto, fanno bene al cuore, anche se non si capisce perchè. soprattuto perchè non si capisce perchè ci pagano 150 euro a sera, e stiamo bene così a fine mese. ma veniamo a tiresia. impantanato nei suoi jeans taglia 52 vecchi come l’orco, è un po’ uomo e un po’ donna. ha il sesto senso delle donne, e il settimo degli dei, ma è mortale e prova pena per tutti e tutte, ambasciatore compreso. ha amato tanto in vita sua, e in morte sorride e sta male, proprio come zorro. almeno lui, zorro dico, il cavallo ce l’ha. l’ha rubato. è contro la proprietà privata. ma non è comunista. è solo bravo. il post di carl di venerdì 12 gennaio 2007 ore 12.22 è bellissimo. non lo dico io, lo dice lei, e lei, e lei. lei poi dice che anche il nuovo racconto f***** è, non ricordo bene, scritto bene e coinvolgente? sì, ed è un dolore, quello della metamorfosi duemilasette, che non tutti possono capire fino in fondo. adesso serve andare a padova oggi pomeriggio, andare, stare, tornare, stare, eccetera. e poi dormire. e poi basta facciamola finita con i verbi all’infinito. appena ne trovo uno buono all’indicativo presente e al futuro semplice, lo scrivo qui. non occorre che lo diciate. buona lettura. justify justify. faccio il giusto. come zorro. grande uomo, grande ladro, grande spadaccino, grande cavallerizzo. il giusto. zorro. alla domanda delle domande io frega un cavallo chiamato cavallo, suona le trombe, parte all’impazzata, fuma all’impazzata, fa gas, fa benzina, va, corri furia cavallo dell’est, impenna come un osso, metti il vestito più rosso ppiiùù rroossoo, metti il rossetto più rosso, metti lo smalto più rosso, e novello zorro, eccoti in cambogia, tra le rocce e i monaci, fratelli di sangue, fermati stop stacco di montaggio. un altro io scende da cavallo, una carezza, un pianto di dolore straziante, un’odissea nello strazio, un giorno capirai, chica, che tutto ciò che viene, viene sulla faccia per trovarti un sorriso. niente di più. ma tutto rosso. alla prossima, gente. certe cose vanno fatte bene e il bene va fatto bene. con la bocca dentro un piccolo di roccia. voglio un figlio, una famiglia, una casa. tutto qui. un lavoro. ecco, lho detto: un lavoro, scritto così proprio. da 700 800 900 1000 netti o quello che basta. basta. la tua testa dentro al forno e scoparti da dietro. nella f*** e nel c***. la sua testa dentro al forno e scoparla da dietro. nella f*** e nel c***. la mia testa dentro al forno e scoparmi da dietro. nel c***. scoparti la bocca. scoparle la bocca. scoparmi la bocca. vieni. viene. vengo. lavo al presente indicativo e al futuro prossimo quello che cè da lavare. ridiamo. e il sole. e il mare. e la terra. e laria. o quello che basta. - PERMALINK mercoledì 17 gennaio 2007 - ore 16:18 f***** caron dimonio, stronzo come una vacca in calore che svende la f*** e tutto il resto al supermercato a buon prezzo, si trova sopra il fiume con l’ultima cistite del duemilasette, dei ventotto anni. la storia inizia così, con un imprevisto non previsto. a chi gli chiede ma cosa c**** scrivi di lunedì, caronte risponde zero, niente. neanche ai suoi amici più cari. neanche a luca e a giulia, niente. il mondo di sotto non è pronto ai grandi eventi, e mai lo sarà, se sevitiamo a delegare. tiresia intanto tira un urlo da paura, al supermercato. ma cosa c**** avete da guardare, tutti, con disinteresse? cosa c****? chi siete, affamati infami? chi? e sbrocca in pianti lunghi un centimetro e senza lacrime che sia una. senza mutandine, vestito di rosso, rossetto rosso, senti che bella, e smalto rosso. ma chi vi credete, sporche vacche e tori da supermercato? se le ho toccate? se sono uomo? se sono donna? se andrò via? e cosa c**** v’importa, se non siete fiume, o mare, o oceano di gocce e di mele con l’odessa affondata? l’odessa è una nave di gomma, lo sapevate? lo sapevate, brutti ceffi ignoranti e senza speme? lo sapevate o no? avanti! cristo giù dalla croce scende giù dalla croce, bene come il pane e benedice e dice tra sè e sè e il mondo di sopra. benedetto bene detto colui che viene, nel nome delle signore, e benedetto bene detto è il frutto del peccato senza colpa e senza macchina, proprio come zorro. gli ci vuole un cavallo adesso, a noleggio, per spostarsi dal posto della croce, al posto dei frutti che tanto benedice, idealista da strapazzo stra pazzo. è un racconto a tratti esilarante, questo f***** appena fuori dall’utero che si sposta con gli ormoni. a tratti esi, a tratti larante, a tratti neanche lui sa cosa e come. idealista idea lista da vivo e da morto. ofelia intanto è viva e vegeta, végeta e vegéta, come accenti. un po’ romantica per via laterale, un po’ cartone animato per diversamente abili, per essere politically correct. l’espressione politicamente corretto, indica quel linguaggio che, diplomaticamente, è privo di termini che possano essere considerati discriminatori. leggere su wikipedia cagate del genere è anch’esso esilarante, ma tutto attaccato al dolore. anna nel suo lettino riscaldato a corrente, pensa a che scarpe comprarsi con i suoi 2000 euro al mese. marta che ogni tanto legge, la saluto con un sorriso. le citazioni situazioniste, invece, fanno ridere di gusto i clienti del pub inglese. un po’ perchè non ci capiscono un c****, un po’ perchè nicola le legge bene, su indicazione del regista, un po’ perchè un po’ di sana un po’ cultura, tra una birra e l’altra doppio malto, fanno bene al cuore, anche se non si capisce perchè. soprattuto perchè non si capisce perchè ci pagano 150 euro a sera, e stiamo bene così a fine mese. ma veniamo a tiresia. impantanato nei suoi jeans taglia 52 vecchi come l’orco, è un po’ uomo e un po’ donna. ha il sesto senso delle donne, e il settimo degli dei, ma è mortale e prova pena per tutti e tutte, ambasciatore compreso. ha amato tanto in vita sua, e in morte sorride e sta male, proprio come zorro. almeno lui, zorro dico, il cavallo ce l’ha. l’ha rubato. è contro la proprietà privata. ma non è comunista. è solo bravo. il post di carl di venerdì 12 gennaio 2007 ore 12.22 è bellissimo. non lo dico io, lo dice lei, e lei, e lei. lei poi dice che anche il nuovo racconto f***** è, non ricordo bene, scritto bene e coinvolgente? sì, ed è un dolore, quello della metamorfosi duemilasette, che non tutti possono capire fino in fondo. adesso serve andare a padova oggi pomeriggio, andare, stare, tornare, stare, eccetera. e poi dormire. e poi basta facciamola finita con i verbi all’infinito. appena ne trovo uno buono all’indicativo presente e al futuro semplice, lo scrivo qui. non occorre che lo diciate. buona lettura. justify justify. faccio il giusto. come zorro. grande uomo, grande ladro, grande spadaccino, grande cavallerizzo. il giusto. zorro. alla domanda delle domande io frega un cavallo chiamato cavallo, suona le trombe, parte all’impazzata, fuma all’impazzata, fa gas, fa benzina, va, corri furia cavallo dell’est, impenna come un osso, metti il vestito più rosso ppiiùù rroossoo, metti il rossetto più rosso, metti lo smalto più rosso, e novello zorro, eccoti in cambogia, tra le rocce e i monaci, fratelli di sangue, fermati stop stacco di montaggio. un altro io scende da cavallo, una carezza, un pianto di dolore straziante, un’odissea nello strazio, un giorno capirai, chica, che tutto ciò che viene, viene sulla faccia per trovarti un sorriso. niente di più. ma tutto rosso. alla prossima, gente. certe cose vanno fatte bene e il bene va fatto bene. con la bocca dentro un piccolo di roccia. voglio un figlio, una famiglia, una casa. tutto qui. un lavoro. ecco, lho detto: un lavoro, scritto così proprio. da 700 800 900 1000 netti o quel che basta. basta. la testa dentro al forno e scoparti da dietro. nella f*** e nel c***. - PERMALINK lunedì 15 gennaio 2007 - ore 11:26 f***** caron dimonio, stronzo come una vacca in calore che svende la f*** e tutto il resto al supermercato a buon prezzo, si trova sopra il fiume con l’ultima cistite del duemilasette, dei ventotto anni. la storia inizia così, con un imprevisto non previsto. a chi gli chiede ma cosa c**** scrivi di lunedì, caronte risponde zero, niente. neanche ai suoi amici più cari. neanche a luca e a giulia, niente. il mondo di sotto non è pronto ai grandi eventi, e mai lo sarà, se sevitiamo a delegare. tiresia intanto tira un urlo da paura, al supermercato. ma cosa c**** avete da guardare, tutti, con disinteresse? cosa c****? chi siete, affamati infami? chi? e sbrocca in pianti lunghi un centimetro e senza lacrime che sia una. senza mutandine, vestito di rosso, rossetto rosso, senti che bella, e smalto rosso. ma chi vi credete, sporche vacche e tori da supermercato? se le ho toccate? se sono uomo? se sono donna? se andrò via? e cosa c**** v’importa, se non siete fiume, o mare, o oceano di gocce e di mele con l’odessa affondata? l’odessa è una nave di gomma, lo sapevate? lo sapevate, brutti ceffi ignoranti e senza speme? lo sapevate o no? avanti! cristo giù dalla croce scende giù dalla croce, bene come il pane e benedice e dice tra sè e sè e il mondo di sopra. benedetto bene detto colui che viene, nel nome delle signore, e benedetto bene detto è il frutto del peccato senza colpa e senza macchina, proprio come zorro. gli ci vuole un cavallo adesso, a noleggio, per spostarsi dal posto della croce, al posto dei frutti che tanto benedice, idealista da strapazzo stra pazzo. è un racconto a tratti esilarante, questo f***** appena fuori dall’utero che si sposta con gli ormoni. a tratti esi, a tratti larante, a tratti neanche lui sa cosa e come. idealista idea lista da vivo e da morto. ofelia intanto è viva e vegeta, végeta e vegéta, come accenti. un po’ romantica per via laterale, un po’ cartone animato per diversamente abili, per essere politically correct. l’espressione politicamente corretto, indica quel linguaggio che, diplomaticamente, è privo di termini che possano essere considerati discriminatori. leggere su wikipedia cagate del genere è anch’esso esilarante, ma tutto attaccato al dolore. anna nel suo lettino riscaldato a corrente, pensa a che scarpe comprarsi con i suoi 2000 euro al mese. marta che ogni tanto legge, la saluto con un sorriso. le citazioni situazioniste, invece, fanno ridere di gusto i clienti del pub inglese. un po’ perchè non ci capiscono un c****, un po’ perchè nicola le legge bene, su indicazione del regista, un po’ perchè un po’ di sana un po’ cultura, tra una birra e l’altra doppio malto, fanno bene al cuore, anche se non si capisce perchè. soprattuto perchè non si capisce perchè ci pagano 150 euro a sera, e stiamo bene così a fine mese. ma veniamo a tiresia. impantanato nei suoi jeans taglia 52 vecchi come l’orco, è un po’ uomo e un po’ donna. ha il sesto senso delle donne, e il settimo degli dei, ma è mortale e prova pena per tutti e tutte, ambasciatore compreso. ha amato tanto in vita sua, e in morte sorride e sta male, proprio come zorro. almeno lui, zorro dico, il cavallo ce l’ha. l’ha rubato. è contro la proprietà privata. ma non è comunista. è solo bravo. il post di carl di venerdì 12 gennaio 2007 ore 12.22 è bellissimo. non lo dico io, lo dice lei, e lei, e lei. lei poi dice che anche il nuovo racconto f***** è, non ricordo bene, scritto bene e coinvolgente? sì, ed è un dolore, quello della metamorfosi duemilasette, che non tutti possono capire fino in fondo. adesso serve andare a padova oggi pomeriggio, andare, stare, tornare, stare, eccetera. e poi dormire. e poi basta facciamola finita con i verbi all’infinito. appena ne trovo uno buono all’indicativo presente e al futuro semplice, lo scrivo qui. non occorre che lo diciate. buona lettura. justify justify. faccio il giusto. come zorro. grande uomo, grande ladro, grande spadaccino, grande cavallerizzo. il giusto. zorro. alla domanda delle domande io frega un cavallo chiamato cavallo, suona le trombe, parte all’impazzata, fuma all’impazzata, fa gas, fa benzina, va, corri furia cavallo dell’est, impenna come un osso, metti il vestito più rosso ppiiùù rroossoo, metti il rossetto più rosso, metti lo smalto più rosso, e novello zorro, eccoti in cambogia, tra le rocce e i monaci, fratelli di sangue, fermati stop stacco di montaggio. un altro io scende da cavallo, una carezza, un pianto di dolore straziante, un’odissea nello strazio, un giorno capirai, chica, che tutto ciò che viene, viene sulla faccia per trovarti un sorriso. niente di più. ma tutto rosso. alla prossima, gente. certe cose vanno fatte bene e il bene va fatto bene. con la bocca dentro un piccolo di roccia. voglio un figlio, una famiglia, una casa. tutto qui. - PERMALINK lunedì 15 gennaio 2007 - ore 10:42 f***** caron dimonio, stronzo come una vacca in calore che svende la f*** e tutto il resto al supermercato a buon prezzo, si trova sopra il fiume con l’ultima cistite del duemilasette, dei ventotto anni. la storia inizia così, con un imprevisto non previsto. a chi gli chiede ma cosa c**** scrivi di lunedì, caronte risponde zero, niente. neanche ai suoi amici più cari. neanche a luca e a giulia, niente. il mondo di sotto non è pronto ai grandi eventi, e mai lo sarà, se sevitiamo a delegare. tiresia intanto tira un urlo da paura, al supermercato. ma cosa c**** avete da guardare, tutti, con disinteresse? cosa c****? chi siete, affamati infami? chi? e sbrocca in pianti lunghi un centimetro e senza lacrime che sia una. senza mutandine, vestito di rosso, rossetto rosso, senti che bella, e smalto rosso. ma chi vi credete, sporche vacche e tori da supermercato? se le ho toccate? se sono uomo? se sono donna? se andrò via? e cosa c**** v’importa, se non siete fiume, o mare, o oceano di gocce e di mele con l’odessa affondata? l’odessa è una nave di gomma, lo sapevate? lo sapevate, brutti ceffi ignoranti e senza speme? lo sapevate o no? avanti! cristo giù dalla croce scende giù dalla croce, bene come il pane e benedice e dice tra sè e sè e il mondo di sopra. benedetto bene detto colui che viene, nel nome delle signore, e benedetto bene detto è il frutto del peccato senza colpa e senza macchina, proprio come zorro. gli ci vuole un cavallo adesso, a noleggio, per spostarsi dal posto della croce, al posto dei frutti che tanto benedice, idealista da strapazzo stra pazzo. è un racconto a tratti esilarante, questo f***** appena fuori dall’utero che si sposta con gli ormoni. a tratti esi, a tratti larante, a tratti neanche lui sa cosa e come. idealista idea lista da vivo e da morto. ofelia intanto è viva e vegeta, végeta e vegéta, come accenti. un po’ romantica per via laterale, un po’ cartone animato per diversamente abili, per essere politically correct. l’espressione politicamente corretto, indica quel linguaggio che, diplomaticamente, è privo di termini che possano essere considerati discriminatori. leggere su wikipedia cagate del genere è anch’esso esilarante, ma tutto attaccato al dolore. anna nel suo lettino riscaldato a corrente, pensa a che scarpe comprarsi con i suoi 2000 euro al mese. marta che ogni tanto legge, la saluto con un sorriso. le citazioni situazioniste, invece, fanno ridere di gusto i clienti del pub inglese. un po’ perchè non ci capiscono un c****, un po’ perchè nicola le legge bene, su indicazione del regista, un po’ perchè un po’ di sana un po’ cultura, tra una birra e l’altra doppio malto, fanno bene al cuore, anche se non si capisce perchè. soprattuto perchè non si capisce perchè ci pagano 150 euro a sera, e stiamo bene così a fine mese. ma veniamo a tiresia. impantanato nei suoi jeans taglia 52 vecchi come l’orco, è un po’ uomo e un po’ donna. ha il sesto senso delle donne, e il settimo degli dei, ma è mortale e prova pena per tutti e tutte, ambasciatore compreso. ha amato tanto in vita sua, e in morte sorride e sta male, proprio come zorro. almeno lui, zorro dico, il cavallo ce l’ha. l’ha rubato. è contro la proprietà privata. ma non è comunista. è solo bravo. il post di carl di venerdì 12 gennaio 2007 ore 12.22 è bellissimo. non lo dico io, lo dice lei, e lei, e lei. lei poi dice che anche il nuovo racconto f***** è, non ricordo bene, scritto bene e coinvolgente? sì, ed è un dolore, quello della metamorfosi duemilasette, che non tutti possono capire fino in fondo. adesso serve andare a padova oggi pomeriggio, andare, stare, tornare, stare, eccetera. e poi dormire. e poi basta facciamola finita con i verbi allinfinito. appena ne trovo uno buono allindicativo presente e al futuro semplice, lo scrivo qui. non occorre che lo diciate. buona lettura. justify justify. faccio il giusto. come zorro. grande uomo, grande ladro, grande spadaccino, grande cavallerizzo. il giusto. zorro. - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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