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venerdì 31 ottobre 2008 - ore 20:11
Biennale Architettura 2008. La mia visita.
(categoria: " Pensieri ")
Trattasi di visita (gratuita, eheheheh) abbastanza veloce, una sorta di ricognizione, per capire meglio cosa andare a vedere bene, con calma la prossima volta. Entro il 23 Novembre.
Per prima cosa oggi pioveva, sconsigliabile andare a vedere la Biennale Architettura quando piove perché se hai depliant da preservare devi portarti una borsa, una mano è già comunque occupata per l’ombrello e/o la macchina fotografica. Se poi ti vuoi annotare qualcosa in un blocchetto, beh…
Poi oggi la mia testa era proiettata altrove. Fisicamente in un altro Paese, quindi per “leggere” (cioè interpretare) i concetti dietro alle singole installazioni e dietro a tutto il complesso d’esposizione dovevo sforzarmi a non pensare a… (ma come si fa!?) Va beh… andiamo oltre.
Questa volta per non andare proprio a casaccio ho letto la presentazione della biennale sul sito www.labiennale.it/architettura. è stato utile per riuscire a trarre le conclusioni. Ma per capire dall’inizio ho dovuto cancellare ciò che avevo letto e scoprire da solo il senso di tutto ciò.
Secondo Aaron Betsky (direttore di questa Biennale Architettura, ndr)- già direttore per sei anni del Netherlands Architecture Institute (NAI) di Rotterdam, uno dei più importanti musei e centri di architettura del mondo, e dallo scorso anno direttore del Cincinnati Art Museum – la 11. Mostra si orienta verso un’architettura oltre il costruire per affrontare i temi centrali della nostra società. Invece di edifici, presenta installazioni realizzate da architetti che hanno risposto allo stimolo di Betsky raccogliendone la sfida. Tale sfida si riverbera su di noi, incoraggia la nostra capacità di lettura e, attraverso l’emozione, ci dà la possibilità di trarre delle considerazioni sul senso del mondo e su come sentirci a casa in esso. Betsky indica “quello che dovrebbe essere un fatto ovvio: l’architettura non è ‘il costruire’. L’architettura deve andare oltre gli edifici perché gli edifici non sono una realtà sufficiente. Sono grandi e dispendiosi accumuli di risorse naturali difficilmente adattabili alle condizioni sempre mutevoli della vita moderna”.
“Gli edifici sono perlopiù brutti, inutili e dispendiosi. Eppure l’architettura è bella - dice Betsky - può collocarci nel mondo come nessun’altra arte è in grado di fare. Può farci sentire a nostro agio nella realtà moderna. Offre e plasma quel fenomeno che nel mondo attuale è uno dei lussi più preziosi: lo spazio. La mostra raccoglie e incoraggia la sperimentazione: quella delle strutture effimere, delle visioni di altri mondi o di prove tangibili di un mondo migliore. Non vuole presentare edifici già esistenti e di cui si può godere nella vita reale. Non vuole proporre soluzioni astratte a problemi sociali, ma intende vedere se l’architettura, sperimentando nella e sulla realtà, può offrire forme concrete e immagini seduttive”.
Ecco, alla fine ne sono uscito un po’ provato. Emotivamente direi. Non so perché, ma delle Biennali Architettura viste questa è quella che mi ha fatto lavorare di più con la testa. E che mi ha suscitato una strana sensazione all’uscita. Sarà che sono sbucato fuori ai Giardini, con la vista in secondo piano sulle acque della laguna che solitamente solco a remi. Quindi forse mi sono ritrovato scaraventato di nuovo nella MIO mondo reale, provenendo da una concentrazione di simulazioni di realtà ben diverse dalla mia. Per un momento mi sono passate davanti le immagini di ciò che avevo appena visto e di situazioni passate qui a Venezia e nei pochi posti in giro per il mondo che ho visto.
Qualche emozione, qualche rammarico, molta solitudine.
Si, perché nonostante l’architettura contempli anche la presenza di persone quello di oggi è stato una sorta di viaggio dentro di me, senza gli altri, dentro le emozioni che può scaturire la vita, facendoti credere che anche tutto ciò possa essere architettura. Probabilmente è così. Non ne sono certo. Non voglio fare la figura del critico d’arte che cerca di trovare significati reconditi dietro a cose che non ce l’hanno (molte cose viste oggi erano anche banali e ripetitive se vogliamo), ma probabilmente sono riuscito a cogliere almeno uno degli aspetti che Betsky voleva rendere visibili. E con un pizzico di soddisfazione sono tornato a casa.
Mi sono rimaste solo alcune domande/curiosità:
Nota umana
C’erano molte famigliole con i bambini piccoli. Quelli appena entrati erano attratti dalle forme e dai colori di certi oggetti. E ridevano. Ma quelli dentro da un po’ piangevano. Ma perché portate i bambini a vedere cose che forse neanche tutti gli adulti sopportano fino alla fine? Mah…
Nota aromatica
Certe installazioni erano curate nel minimo dettaglio, anche in quello degli odori. Ma altre… Bisognerebbe pensare a coprire gli odori dei materiali di montaggio e delle muffe. O forse certi effetti sono volontariamente voluti?
Nota cinese
Il padiglione Cinese, oltre ad essere quello più nascosto dentro l’Arsenale era interessante per il fatto che dentro c’erano dei (probabilmente) serbatoi o aggeggi simili dell’arsenale stesso. Cioè dava l’idea di una cosa oppressiva, da regime Comunista, quello dei film. L’effetto era voluto?
Nota sulla fama
E’ necessario scrivere di chi sono certi progetti? Ho trovato banali installazioni di architetti superfamosi (Fuksas e OGery) e interessanti lavori di studi meno noti (ma sicuramente di una certa influenza, per essere presenti alla Biennale).
Nota sulla fame
Abbassare un po’ il prezzo dei panini o aumentarne a pari prezzo la farcitura? No eh?
Nota sui copertoni e sugli alieni
Dentro il padiglione Italia c’è quell’oggetto della foto qui sopra. Una specie di sgabello o non so cos’altro. Una signora che sembrava si stesse degnando di vivere con i comuni mortali sulla terra, commentava, scandalizzata (!!) con una sua amica: “Sai, capisco tutto, ma usare i copertoni in questo modo, lo trovo oltremodo volgare. Che messaggio vuoi lanciare ai giovani? Poi è ovvio che vanno a protestare contro una riforma finalmente sensata sulla scuola” L’alieno probabilmente è la signora, se non si fosse capito.
E’ proprio per te...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
...Tu che spari cazzate ogni giorno più grosse
E poi magari ti giustifichi dicendo: "Mi avete frainteso"
PS: lo stesso messaggio è diretto anche ai tuoi lecchini che starebbero bene vestiti da giullari in calzamaglia, allora forse si che si potrebbero capire certi sproloqui
L’altro post di oggi volevo farlo su altro, invece… Era da tanto tempo che non suonavo più il pianoforte. Mi è venuta voglia. Non proprio casualmente… ma mi è venuta la voglia di vedere più che altro se mi ricordavo a suonarlo, in teoria come si deve, cioè articolando le dita, tenendo i polsi in linea con la mano, senza pestare i tasti, contando il ritmo, si, insomma come facevo una volta quando lo studiavo sul serio. A parte la necessità di sgranchirmi le dita con qualche esercizio preposto, per una ventina di minuti, non mi ricordavo di essere in grado di suonare con relativa facilità certe cose. Non so perché ma, almeno su certi brani che avevo già studiato in passato, le dita hanno cominciato a muoversi da sole. Stranamente sono stato preso dalla voglia di continuare, anzi mi sono messo a provare a suonare brani mai visti prima. Non che certe cose mi fossero facili e che a prima vista riuscissi a coordinare le mani e a produrre vera musica, ma in meno di mezz’ora sono riuscito a suonare discretamente (discretamente per uno che da anni non si sedeva sullo sgabello a suonare). Certo se la mia ex professoressa del Conservatorio mi avesse sentito probabilmente mi avrebbe sequestrato il pianoforte, però il bello era anche questo, suonare senza dover risponderne a nessuno. Vedere i tasti bianchi e neri con gli occhi di me bambino che si stupiva/meravigliava a sentire un suono diverso per ogni singolo tasto premuto uscire dalla cassa armonica. Ho provato proprio questo. Forse quello che mi mancava quando ero al Conservatorio era quella libertà che ho provato oggi, la stessa che provo quando sono in barca in laguna o in bici o a piedi in montagna.
Sempre oggi, dopo aver suonato il piano mi è venuta una gran voglia di andare a ballare, o meglio di andare in discoteca, in certe discoteche, per sentire un determinato tipo di musica. Solo che oggi è martedì, solo che anche se fosse venerdì o sabato non mi sarebbe facile come un tempo prendere e andare, così su due piedi. Non sto qui a spiegare come mai, ma purtroppo fino a 5 o 6 anni fa’ certe cose erano più facili da fare.
Ancora oggi, dopo tutto questo, uscendo a fare la spesa (vedi i 30€ spesi del post precedente) ho visto due occhi, che potrò rivedere, ma che non potrò avere al mio fianco, almeno realisticamente.
Improvvisamente ho capito da cosa era partita quella voglia di suonare e di andare a ballare. Ecco sì, cose che mi mancano da anni e che per vari motivi non posso avere come vorrei adesso. Certo non sono problemi questi, ma emotivamente sono piccoli bocconcini amari che devo imparare a digerire.
Ah, dimenticavo, vado a finire il disegno a carboncino che ho iniziato l’altro giorno...
Sebbene su questo blog i miei post siano più che altro deliri mentali, sfoghi neanche tanto esagerati di situazioni che mi capitano davanti, non ho dimenticato che in realtà la vita reale ha in sé preoccupazioni più pesanti che forse è meglio non far entrare qui dentro.
Però oggi, dopo l’ennesima discussione, ho deciso di postare questa mia idea sull’attuale crisi economica.
Non sto qui a descrivere il tipo di crisi finanziaria che in questi giorni sta colpendo i mercati. Non sto qui a dire che la crisi non ha ancora colpito l’economia reale (ma chi ci crede….). Non sono qui a fare differenze fra micro e macro economia. Insomma non voglio parlare di problemi strettamente tecnici. Sapendo che comunque esistono queste differenziazioni, non sarebbe comunque facile dire qualcosa a proposito in un solo post, senza cadere in errori di valutazione o peggio di analisi economica delle vicende.
Quindi ho estrapolato il problema che penso sia alla base di tutto. Problema prima di tutto morale che molti sembrano neanche porsi.
Mi sembra che siamo troppo preoccupati a guadagnare comunque.
Non parlo per chi fa VERAMENTE difficoltà a vivere con il proprio stipendio. Parlo per chi magari si lamenta lo stesso, ma ha a disposizione risorse economiche maggiore di quelle degli operai, degli impiegati, degli insegnanti (delle elementari e delle medie in modo particolare), di chiunque abbia uno stipendio che non superi i al massimo i 1500 € mensili (e sono comunque un tetto di tutto rispetto di fronte a stipendi che si fermano alla metà di questo valore) che devono far tirare avanti una famigli di 4 persone senza aiuti esterni. Si, insomma se tutti, cioè proprio tutti, dal politico al grosso imprenditore, dal fruttivendolo al broker, si sforzassero ad essere onesti, nei confronti degli altri, se tutti si sforzassero a limitare i propri guadagni (magari solo per un po’, magari anche senza esagerare troppo), se chi guadagna cifre mensili a 4 zeri capisse che può guadagnare anche meno continuando comunque a racimolare qualcosa credo che potremmo vivere in un mondo migliore. Sicuramente un mondo dove ci sarebbe meno lusso (a cosa serva poi il lusso….?), ma più rispettoso della dignità umana. Si, perché non trovo dignitoso che anche andando al supermercato, comprando il minimo indispensabile per cenare, più un sapone, si possano spendere 30 euro. Cos’erano quei wurst, opere d’arte? Sarebbe forse un mondo dove i problemi micro e macro economici non esisterebbero perché non esisterebbe l’economia che esiste nel mondo odierno. Forse sarebbe una specie di comunismo, ma non vorrei che passasse un’idea sbagliata. Insomma non è che è reato guadagnare onestamente un po’ più degli altri. Sarebbe giusto che questa possibilità fosse data un po’ per volta a tutti. Oggi a te domani a me.
Raggiunte le 2000 visite, grazie a tutti! Peccato solo che il 2000esimo sia stato solo un anonimo ospite...
A parte questo...
In questi ultimi giorni sono stato un po’ preso da eventi e da fatti personali che forse mi stanno un po’ togliendo la voglia di scrivere qui dentro, perché forse sono fatti un po’ TROPPO personali e non trovo giusto sbattere involontariamente in vetrina la vita anche di altre persone...
Volevo quasi chiudere il blog... ma ci ho ripensato, provo a continuare!