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La seconda notte di nozze (bello)
King Arthur (tremendo...)
Finding Neverland (passabile...vai Cionny!!!)
The Queen
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Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti
Madagascar


STO ASCOLTANDO

La collina
di Francesco Guccini
L’isola non trovata (1971)

Dove finisce la città, dove il rumore se ne va,
c’è una collina che nessuno vede mai
perchè una nebbia come un velo la ricopre fino al cielo dall’eternità...

Nessuno mai la troverà la strada, forse in altra età
si è conosciuta, ma l’abbiam scordata ormai:
l’abbiam scordata e si è perduta lungo i giorni della vita dall’eternità...

Forse l’abbiam vista nel passato, ma il ricordo se n’è andato dalla mente.
Cercala negli angoli del sogno per portarla lungo il mondo del presente.
Oh, se solamente io potessi rivederla com’è adesso per un’ora!
So di fiori grandi come soli ma mi sfuggono i colori, ancora.

Ricordo che alla sommità c’è un uomo che sta sempre là,
per impedire che qualcuno cada giù
da quella magica collina, dalla parte che declina e non ritorni più...

Anch’io tra i fiori, tempo fa, giocavo sulla sommità
con i compagni miei, dentro alla segale,
ma il prenditore non mi ha scorto quando son caduto al mondo per l’eternità.



REM
De Andrè
Mark Knopfler(&Dire Straits)
Battisti
Battiato


ABBIGLIAMENTO del GIORNO




ORA VORREI TANTO...

qualcosa che è al di sopra delle mie possibilità...beh, non lo so se lo è...

STO STUDIANDO...

sto tentando di smettere...

OGGI IL MIO UMORE E'...

uh!!! more!!!

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) essere al posto sbagliato nel momento più sbagliato possibile
2) quando le uniche risposte ai tuoi sms sono gli addebiti...

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Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’ orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ ora si rompono ed ora s’ intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’ é tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

(Eugenio Montale, Ossi di seppia)




giovedì 15 giugno 2006 - ore 19:02



(categoria: " Musica e Canzoni ")


Ormai è sera...
Questa è dedicata al mio equipaggio, in ricordo della gita a Venezia dell’altro giorno...

Maria Teresa
[P.A. Bertoli - M. Dieci]

Maria Teresa forse troppa fantasia,
giornate uguali, poche notti di follia,
fragili ricordi,
sulla fronte qualche ruga in più,
volti appena scorti,
poco amore nella gioventù.
Giovanni ha gli occhi come un cielo a primavera
e i suoi vent’anni sono un varco alla frontiera,
soffre d’innocenza,
prende dalla vita quel che c’è,
come in una danza
lui si aspetta che con te
non resteranno giorni bui
se solo tu sarai con lui
fin quando tu lo cercherai
finché al suo amore crederai
finché vincerai
fino a quando sulle soglie del suo mondo
lui vorrà sapere che ci sei.
Maria Teresa quanta gente non approva
quell’espressione, quella faccia quasi nuova
frugano i tuoi sogni
alzando le barriere dell’età,
contano i tuoi giorni,
pesano la tua diversità.
Maria Teresa quanta voglia di poesia,
convalescente di un’eterna malattia
la tua strada aperta
mostra della vita quel che c’è
fuori dalla porta
lui si aspetta che con te
non resteranno giorni bui
se solo tu sarai con lui
fin quando tu lo cercherai
finché al suo amore crederai
finché vincerai
fino a quando sulle sogli del suo mondo
lui vorrà sapere che con te
non resteranno giorni bui
se solo tu sarai con lui
fin quando tu lo cercherai
finché al suo amore crederai
finché vincerai
fino a quando sulle soglie del suo mondo
lui vorrà sapere che ci sei
lui vorrà sapere che ci sei.

Solo l’equipaggio sa il perchè...

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giovedì 15 giugno 2006 - ore 12:33



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Buongiorno!
Passavo da queste parti, mi sembra brutto non salutare nemmeno...ma oggi non sono in vena di scrivere, ho mille pensieri che frullano in testa ma non vogliono rimanere in fila ordinata...

Scusate, ma veramente, non saprei quando usarlo, ma lo smile che si arrampica sugli specchi mi fa impazzire...oddio, forse è quello che sto facendo io per cercare di scrivere qualcosa?!?


Mmmmh...meglio sorvolare...
Byeeeeee...

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mercoledì 14 giugno 2006 - ore 22:18



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ragazzi, che lusso...in genere non apro mai internet la sera, ma oggi avevo posta arretrata da spedire, e allora...vi beccate un aggiornamento, e visto che oggi mi sono ascoltata Guccini, inserisco il testo de "La canzone della bambina portoghese" che a me piace un sacco!

E poi e poi, gente viene qui e ti dice di sapere già ogni legge delle cose.
E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco di verità fatte di formule vuote.
E tutti, sai, ti san dire come fare, quali leggi rispettare, quali regole osservare,
qual è il vero vero, e poi, e poi, tutti chiusi in tante celle,
fanno a chi parla più forte per non dir che stelle morte fan paura.
Al caldo del sole, al mare scendeva la bambina portoghese.
Non c’eran parole, rumori soltanto, come voci sorprese.
Il mare soltanto, e il suo primo bikini amaranto:
le cose più belle e la gioia del caldo alla pelle.
Gli amici vicino sembravan sommersi dalla voce del mare;
o sogni o visioni, qualcosa la prese e si mise a pensare:
sentì che era un punto al limite di un continente,
sentì che era un niente, l’Atlantico immenso di fronte.
E in questo sentiva qualcosa di grande
che non riusciva a capire, che non poteva intuire;
che avrebbe spiegato, se avesse capito lei, e l’oceano infinito
ma il caldo l’avvolse, si sentì svanire e si mise a dormire.
E fu solo del sole, come di mani future: restaron soltanto il mare e un bikini amaranto.
E poi e poi, se ti scopri a ricordare,
ti accorgerai che non te ne importa niente.
E capirai che una sera o una stagione
son come lampi, luci accese e dopo spente.
E capirai che la vera ambiguità è la vita che viviamo,
il qualcosa che chiamiamo esser uomini.
E poi, e poi, che quel vizio che ci ucciderà
non sarà fumare o bere, ma il qualcosa che ti porti dentro, cioè vivere.



Guccini, Francesco
Radici
1972

Buona notte...

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mercoledì 14 giugno 2006 - ore 11:40


Un’estate al mare
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Buongiorno!
Oggi, per propiziare l’arrvo dell’estate, una poesia a tema "marino" di Lorca...

CONCHIGLIA

M’hanno portato una conchiglia.

Dentro le canta
un mare di mappa.
Il cuore
mi si riempie d’acqua
con pesciolini
d’ombra e d’argento.
M’hanno portato una conchiglia.



Buona giornata a tutti!



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lunedì 12 giugno 2006 - ore 12:37



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dai, buongiorno, mondo!!!
Breve incursione, in realtà non ho nulla di particolare da raccontare, fine settimana in montagna, sole, aria, i profumi della primavera...è bello che sia ancora primavera, è bello che stia per arrivare l’estate!
(sia ben chiaro, ripeterò queste parole melense anche per l’autunno e l’inverno...solo che in primavera ci sono nata, e questo le dà quel qualcosina in più...)

Oggi, siccome mi gira così, inserisco una foto del "caregòn" delle Dolomiti, il Pelmo!



L’immagine è del settembre dell’anno scorso, quando siamo andati al rifugio Venezia (grazie, Canon!)...ehi, adesso che ci penso, ha anche piovuto, quel giorno!

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venerdì 9 giugno 2006 - ore 17:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Buongiorno, oggi mi gira di inserire un altro racconto, sempre di Sepulveda...

Le rose di Atacama

Fredy Taberna aveva un quaderno con la copertina di cartone e vi annotava coscienziosamente le meraviglie del mondo, che erano più di sette: erano infinite e continuavano a moltiplicarsi. Il caso aveva voluto che nascessimo lo stesso giorno dello stesso mese e dello stesso anno, ma separati da circa duemila chilometri di terra arida, perché Fredy era nato nel deserto di Atacama, quasi sul confine fra il Cile e il Perù, e questa coincidenza era stata uno dei tanti motivi che avevano cementato la nostra amicizia.
Un giorno, a Santiago, lo vidi contare tutti gli alberi del Parque Forestal e poi annotare sul suo quaderno che il viale centrale era bordato da trecentoventi platani più alti della cattedrale di Iquique, e che quasi tutti avevano tronchi così grossi da non riuscire ad abbracciarli. Scrisse anche che li vicino scorreva fresco il fiume Mapocho, e che faceva allegria vederlo passare sotto i vecchi ponti di ferro.
Quando mi lesse i suoi appunti, gli dissi che mi sembrava assurdo menzionare quegli alberi, perché Santiago aveva un gran numero di parchi con platani altrettanto alti, e anche di più, e che parlare in modo così poetico del fiume Mapocho, un rigagnolo d’acqua color fango che trascina con sé spazzatura e animali morti, mi pareva esagerato.
«Tu non conosci il nord, per questo non capisci» rispose Fredy, e continuò a descrivere i piccoli giardini che portano al colle Santa Lucia.
Dopo essere trasaliti al colpo di cannone che segnava mezzogiorno a Santiago, andammo a bere birra in Plaza de Armas, perché avevamo l’incredibile sete che si ha sempre a vent’anni.
Qualche mese dopo Fredy mi mostrò il nord. Il suo nord. Arido, riarso, ma pieno di ricordi e sempre pronto al miracolo. Lasciammo Iquique all’alba di un 30 marzo e prima che Inti, il sole, s’innalzasse sulle montagne a levante, viaggiavamo già sulla Panamericana, dritta e lunga come un ago interminabile, a bordo della vetusta Land Rover di un amico.
Alle dieci del mattino il deserto di Atacama si mostrava in tutto il suo spietato splendore, e io capii definitivamente perché la pelle dei suoi abitanti appare vecchia prima del tempo, segnata dal sole e dai venti impregnati di salnitro.
Visitammo villaggi fantasma dalle case perfettamente conservate, le stanze in bell’ordine con tavoli e sedie che sembravano aspettare i commensali, e poi teatri operai, sedi sindacali bramose di rivendicazioni, e scuole con le loro lavagne nere pronte per scrivervi la lezione che avrebbe spiegato la morte improvvisa degli impianti di sfruttamento del salnitro.
«Da qui è passato Buenaventura Durruti. Ha dormito in questa casa. Ha parlato della libera associazione degli operai» spiegava Fredy illustrando la propria storia.
Al tramonto ci fermammo in un cimitero con le tombe ornate da rinsecchiti fiori di carta e io pensai che fossero le famose rose di Atacama. Sulle croci erano incisi cognomi spagnoli, aymara, polacchi, italiani, russi, inglesi, cinesi, serbi, croati, baschi, asturiani, ebrei, uniti dalla solitudine della morte e dal freddo che piomba sul deserto non appena il sole si inabissa nel Pacifico.
Fredy annotava dati sul quaderno o controllava l’esattezza di vecchi appunti.
Stendemmo i sacchi a pelo vicinissimo al cimitero e ci mettemmo a fumare e ad ascoltare il silenzio: il mormorio tellurico di milioni di sassi che, riscaldati dal sole, si schiantano all’infinito per il violento sbalzo di temperatura. Ricordo che mi addormentai stanco di osservare le migliaia e migliaia di stelle che illuminano la notte del deserto, e all’alba del 31 marzo il mio amico mi scosse per svegliarmi.
I sacchi a pelo erano fradici. Gli chiesi se aveva piovuto e Fredy rispose di sì, che aveva piovuto come quasi ogni 31 marzo nell’Atacama. Quando mi tirai su, vidi che il deserto era rosso, intensamente rosso, coperto di minuscoli fiori color sangue.
«Eccole. Sono le rose del deserto, le rose di Atacama. Le piante sono sempre lì, sotto la terra salata. Le hanno viste gli antichi indios atacama, e poi gli inca, i conquistatori spagnoli, i soldati della guerra del Pacifico,* gli operai del salnitro. Sono sempre lì e fioriscono una volta all’anno. A mezzogiorno il sole le avrà già calcinate» spiegò Fredy annotando dati sul quaderno.
Quella fu l’ultima volta che vidi il mio amico Fredy Taberna. Il 16 settembre 1973, tre giorni dopo il golpe militare fascista, un plotone di soldati lo condusse in un terreno abbandonato nei dintorni di Iquique. Fredy riusciva a stento a muoversi, gli avevano rotto varie costole e un braccio, e quasi non poteva aprire gli occhi perché il suo volto era tutto un ematoma.
«Per l’ultima volta, si dichiara colpevole?» chiese un aiutante del generale Arellano Stark, che contemplava da vicino la scena.
«Mi dichiaro colpevole di essere un dirigente del movimento studentesco, di essere un militante socialista e di aver lottato in difesa del governo costituzionale» rispose Fredy.
I militari lo assassinarono e seppellirono il suo corpo in qualche posto segreto in mezzo al deserto. Anni dopo, in un caffè di Quito, un altro sopravvissuto all’orrore, Ciro Valle, mi raccontò che Fredy aveva accolto le pallottole cantando a squarciagola l’inno socialista.
Sono passati venticinque anni. Forse ha ragione Neruda quando dice: Noi, quelli di allora, non siamo più gli stessi, ma in nome del mio compagno Fredy Taberna continuo ad annotare le meraviglie del mondo su un quaderno con la copertina di cartone.


* Conflitto armato (1879-83) tra il Cile, il Perù e la Bolivia per il possesso di territori ricchi di giacimenti di salnitro sulle coste della Bolivia e del Perù meridionale. Fu in seguito a questa guerra che la Bolivia perse l’accesso al mare. <N.d.T>




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martedì 6 giugno 2006 - ore 16:31


Versi fuggiti
(categoria: " Musica e Canzoni ")


A dire la verità ho appena aggiornato, ma mi piceva troppo il verso della canzone che lo stereo sta suonando..

"Come posso tesoro tenerti sul cuore
se stanotte a Varsavia si muore"

Ecco, basta, solo questo..

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martedì 6 giugno 2006 - ore 16:21


Già martedì...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Buongiorno e buon martedì!
A casa ha appena finito di fare un mega acquazzone...ma tuona ancora..vedremo!

Allora...l’altro giorno ho letto su una vecchia rivista questa riflessione di tale Claudio Piersanti (scrittore e sceneggiatore):
"Non credo nel mito delle ’esperienze’. Non è affatto vero che ci rendono comunque migliori. Una brutta storia d’amore può renderci ancora più poveri e tristi, peggiori di quello che eravamo. Così come uno scrittore è anche lo scrittore dei libri che ha avuto il coraggio di non scrivere, un uomo e una donna sono anche le storie d’amore che hanno scelto di non vivere."

Probabilmente la verità sta nel mezzo, ma la riflessione mi ha colpito...in fondo, anche non scegliere è una scelta...non bisogna provare tutto a tutti i costi, insomma...

Va bene, basta così!



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lunedì 5 giugno 2006 - ore 13:02



(categoria: " Riflessioni ")


Buongiorno! L’altro giorno ho avuto un’interessante discussione su che libro consigliare a chi cerca suspence, azione ma nello stesso tempo una discreta qualità...
Risultato, nulla di fatto, al momento non mi era venuto in mente nulla con le caratteristiche essenziali...e allora, cosa consigliare?
Qualche idea?

Già che ci sono, un po’ di nostalgia mi impone di inserire una foto scattata nell’agosto del 2004 dalla cima del Sassopiatto...salita lunga, ma ne vale la pena!




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domenica 4 giugno 2006 - ore 12:05


Di nuovo domenica
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Buona domenica!
Ho passato gli ultimi tre giorni a Padova...tanti saluti ai miei compagni di avventure!
Venerdì giornata densa: prima tra la folla di TRL a vedere i Muse, poi una puntata al cinema a vedere X-Men 3...
Oggi penso che rischierò di non fare nulla, in fondo è domenica!
Al massimo, giardinaggio...o relax sul dondolo, come il mio cane...



Poesia del giorno:
Cadi piano, o sottile
pioggia d’aprile!
Non battere la cima
del biancospino gentile
se prima non l’ho visto.

(Lirica giapponese)



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