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NICK: Evissa
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CITTA': VALLE DI SUSA (TO)
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martedì 9 maggio 2006
ore 21:53
(categoria: "Vita Quotidiana")


dal sito NO TAV


fausto_padova ha inviato il seguente testo

Solidarietà agli interpellati NOTAV della Valsusa dal Veneto dove giovedì 11 saremo anche noi in Tribunale a Bassano del Grappa




Quatta quatta la repressione continua e fa il suo corso, cioè spalleggia gli affaristi. Siamo pienamente solidali con la mobilitazione in Tribunale a Torino contro le interpellazioni dei NO TAV della Valsusa. Tutta la nostra solidarietà.

La esprimeremo pubblicamente domani nel corso dell’iniziativa "Veneto: un Vajont diffuso" all’Università a Padova alle ore 17,15 aula R Scienze Politiche, via del santo, 28. Chiameremo studenti e lavoratori a unirsi al network di comitati popolari che organizzerà il campo no tav di fine giugno nei Berici, momento di un’ampia lotta contro la tratta TAV nel Venetoe le altre nocività del corridoio 5.

Giovedì mattina saremo alle ore 11 in Tribunale a Bassano per sostenere il Presidio Popolare di San Pietro nella sua lotta contro gli inquinamenti mortali alle falde e le offese inaudite alla salute e al paesaggio. Purtroppo quel Tribunale non ha mai riconosciuto le ragioni della popolazione ed ha insabbiato ogni ricorso
http://www.presidiosanpietro.org

ALLA REPRESSIONE RISPONDIAMO INTENSIFICANDO LA SOLIDARIETà

"


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lunedì 8 maggio 2006
ore 15:47
(categoria: "Vita Quotidiana")






Domani si parte

atterrerò nella città eterna

per lavoro

con la speranza di riuscire ad

incontrare il buon ROZZO e

TIREDBRAIN


per tutti gli

altri ci si rilegge la

settimana prossima..




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lunedì 8 maggio 2006
ore 10:05
(categoria: "Vita Quotidiana")






L’AMIANTO in bassa valle c’è. Basta volerlo trovare, volerlo vedere. C’è ed è tanto, tanto che non serve nessun carotaggio a centinaia di metri di profondità per incontrare le sue fibre, ci si inciampa dentro camminando lungo i sentieri sopra Villardora, sopra Rubiana, sopra Condove. Vai a spasso nei prati e nei boschi colorati di un verde tenero dalla primavera e scegli se raccogliere un mazzo di narcisi o una bella manciata di fibre bianche.
Resta così, sollevato nell’aria a far figura, il martello da geologo del naturalista delle valli di Lanzo Aldo Chiariglione, guida della spedizione organizzata sabato scorso dal comitato spontaneo No Tav di Rubiana. Perché mettersi lì a spaccare rocce, quando basta camminare sui sentieri o lungo i solchi lasciati nei prati di montagna dall’erosione dei temporali per imbattersi negli affioramenti del tanto temuto minerale?
"Peccato che trovare funghi non sia così facile come trovare l’amianto, altrimenti sai che scorpacciate", commenta uno
degli attivisti anti treno presente alla ’scampagnata amiantiferà’ organizzata in risposta alla tonnellata di articoli e servizi televisivi usciti dopo le affermazioni della Regione e la divulgazione da parte dell’Arpa dei risultati del primo (e unico) sondaggio geognostico effettuato in valle, al Seghino, sopra Mompantero. "Troppo facile bucare dovte si sa che l’amianto non c’è - spiega Aldo Bronzino del comitato di Rubiana - e poi sparare fuori proclami del tipo ’Nessun rischio amianto in valle’".
In realtà, per chi è già minimamente informato in materia, dalla scampagnata di sabato non emergono novità sostanziali in materia. La stessa Rfi (Rete ferroviaria italiana), incaricata di progettare e realizzare la parte italiana dei tracciato della Torino-Lione, include nei suoi progetti uno studio commissionato al Centro di geotecnologie dell’università di Siena molto eloquente in proposito. La squadra di geologi nel gennaio del 2003 ha effettuato uno campagna di ricognizione degli affioramenti prelevando 39 campioni di materiale "significativo’ in 29 diversi siti della valle. Sotto la lente d’ingrandimento dei geologi ci sono le pendici del Musinè, Torre del Colle, le borgate alte e basse di Condove e di Caprie, e le conclusioni del documento sono chiare: "possiamo confermare che localmente sono riconoscibili porzioni metriche dell’ammasso roccioso in cui il tenore di fibra di amianto è sicuramente superiore a qualche per cento"; e ancora:
"L’entità di questa formazione che sarà attraversata dalla galleria sembra comunque rilevante in base alla considerazione che circa la metà degli affioramenti di metabasiti della bassa val di Susa costituita da peridotiti serpentinizzate più o meno mineralizzate con tremoline nella varietà fibrosa (amianto)".
Così come non è un mistero che all’interno della conformazione geologica chiamata "massiccio ultrabasico di Lanzo", di cui fanno parte le montagne del versante sinistro della valle di Susa, ci sia Balangero, la cava d’amianto a cielo aperto più grande d’Europa, oggi chiusa e in fase di bonifica da quando, scoperta l’elevata pericolosità del materiale, la legge ha proibito l’estrazione dell’amianto. Niente di nuovo sul fronte occidentale, quindi, ma è molto diverso leggere complicate relazioni tecniche e vedere, toccare, maneggiare l’amianto, scoprire che è un po’ dappertutto sulle nostre montagne.
Si può parlare di amianto con parole difficili come peridotiti serpentinizzate con presenza di fibre di crisotilo oppure come "killer silenzioso", il tristemente famoso soprannome dovuto alle migliaia di morti per mesotelioma della pleura già riscontrate nel le persone esposte alle sue volatilissime fibre.
"E’un killer silenzioso - ricordano Bronzino e Chiariglione - perché basta una sola, minuscola fibra d’amianto che si incista all’interno dei polmoni e dopo quindici, venti o addirittura trent’anni di latenza si manifesta il tumore. E il mesotelioma non lascia via di scampo: mortalità al cento per cento, entro nove mesi".
Altra cosa significativa della gita in località Pilone San Giovanni, a cavallo tra Villardora e Rubiana, a poche decine di metri sopra la strada panotamica per Celle: l’amianto in valle non è tutto uguale. C’è quello bianco e finissimo che sembra correre sul terreno come il micelio dei funghi. Solo guardandolo con la lente d’ingrandimento si vedono i milioni di piccoli aghi da cui la polvere è composta. C’è quello fibroso e lungo, grigio, che esce dalle fratture del serpentino a grandi ciuffi e sembra un pezzo di vecchia corda di canapa. C’è quello massivo, i cui i fasci di fibre sono più solidi e sembrano delle piccole matite, ed è meno pericoloso proprio perché è meno volatile, "ma attenzione - ammonisce Chiariglione - così non fà niente, ma se viene polverizzato da una fresa meccanica (la famosa "talpa "per gli scavi, ndr) libera in aria tutte le sue fibre".
In chiusura un’altra frase sentita centinaia di volte dagli attivisti di valle. Scontata, forse, ma assolutamente difficile da contestare: "Esiste una legge che vieta l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione dell’amianto. In valle, come potete vedere, di amianto ne abbiamo in abbondanza. Basta un minimo di saggezza per capire che sforacchiare la valle con dei supertunnel porterà alla movimentazione di milioni di metri cubi di materiali potenzialmente pericolosissimi. L’amianto? Va lasciato lì dov’è".


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lunedì 8 maggio 2006
ore 09:01
(categoria: "Vita Quotidiana")





MI DISSOCIO DALLO

STRISCIONE APPARSO IERI NELLA

CURVA BIANCONERA...

PREGHEREI LA CURVA PER IL FUTURO

DI NON PARLARE A NOME DI "TUTTI" I

TIFOSI







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venerdì 5 maggio 2006
ore 14:20
(categoria: "Vita Quotidiana")





bè ci siamo quasi ancora un’oretta e si

riparte per casa...

devo guidare ancora per 3 ore e 1/2 almeno (traffico permettendo..)

GASP!



LA PIACENZA TORINO SARA’ INTASATA?
NAAAAAAAAAAAAAAAA


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giovedì 4 maggio 2006
ore 20:18
(categoria: "Vita Quotidiana")





La Stampa il 4 maggio 2006
LETTERA APERTA ALLA BRESSO
La politica vola oltre le zanzare
di Gad Lerner




Caro direttore,
mi piacerebbe far giungere sino alla presidenza della Regione Piemonte, per il tramite della sua gentile ospitalità, il fastidioso ronzio che preannuncia qui sulle colline del Monferrato casalese l’ennesima estate rannuvolata dalle zanzare.

Già intuisco disegnarsi l’ironia sul volto dell’amico Nico Orengo che mi dedicherà nuovi deliziosi sfottò, lui piemontese dalla pelle dura. Quasi che le raffiche appuntite, mordaci pure in pieno giorno, dei maledetti insetti provenienti a milioni dalle risaie del Vercellese, costituissero motivo di disagio solo per noi delicati ex cittadini, e non invece anche per i contadini rassegnati da sempre alla malora.

La storia delle zanzare contiene invece un paio d’insegnamenti modernissimi: sul come la politica inacidisca recidendo i suoi legami con il territorio, ormai disseminato di larve d’ostilità; e sul come si concretizzi il rischio della dissipazione del patrimonio turistico, culturale, eno-gastronomico di una delle contrade più belle del Piemonte.

Se la lasci raccontare, questa storia delle zanzare - forse indegna del palcoscenico nazionale conquistato dalle vicissitudini della Val di Susa, ma non poi così dissimile nelle modalità d’approccio dei governanti - dalla penna di un sostenitore deluso di Mercedes Bresso e della nostra giunta regionale di centrosinistra. Mi diedi da fare per la sua elezione, un anno fa. Ricordo di averne pubblicamente elogiata la caparbietà sul palcoscenico del Teatro Carignano di Torino, inaugurando la campagna elettorale. Poi mi feci promotore di un incontro fra la Bresso e i valligiani che da tempo invocano un coordinamento regionale per debellare il flagello che altrove - dalla Toscana alla Camargue - amministratori di buona volontà hanno già da tempo archiviato.

Le promesse e gli impegni non mancarono. Ma dopo l’insediamento della nuova giunta gli indaffaratissimi assessori alla Sanità e all’Agricoltura (la pratica zanzare è rimbalzata fra loro come la peggiore delle rogne) si sono resi di colpo introvabili, perennemente in riunione.

Eppure stiamo parlando di una vasta area dell’Alessandrino, dell’Astigiano e del Vercellese più che mai bisognosa di programmare uno sviluppo armonico d’intesa con il governo regionale. Casale Monferrato sta ancora elaborando il lutto di un’industrializzazione all’amianto che troppe vittime ha provocato. Lì intorno chiudono molti impianti produttivi resi anacronistici dalla concorrenza cinese. Le risorse territoriali incoraggiano un ritorno alla terra che altre esperienze simili promettono redditizio, ma la piaga estiva delle zanzare davvero svuota gli agriturismi, i ristoranti, i festival e le manifestazioni all’aperto.

Si sono organizzati allora i sindaci, le Pro loco, le associazioni dei coltivatori e dei residenti. Si è pianificato il monitoraggio, si sono sperimentati metodi integrati di trattamento biologico e chimico, insomma, gli abitanti si sono dati da fare invocando quel coordinamento senza cui la caccia alla zanzara declina in guerra donchisciottesca ai mulini a vento.

Un lavoro di programmazione che implica mappature invernali, destinazione di fondi, assunzioni di tecnici competenti, consulenze scientifiche, distribuzione di responsabilità fra comuni capifila. A differenza che negli anni passati, nulla di tutto ciò è stato fatto. L’ultimo contatto con la Regione risale al dicembre scorso, quando un assessore ci ha comunicato: mi dispiace, ci hanno tagliato i fondi. Gli stanziamenti poi miracolosamente sono saltati fuori solo quando i tecnici antizanzare rimasti a spasso sono andati a manifestare nei giorni scorsi sotto Palazzo Lascaris. Ma ormai, diciamocelo, la frittata per quest’anno è fatta.

Evocavo poco sopra un’analogia con la vicenda Tav in Val di Susa: un territorio ove la mancanza di dialogo con la popolazione locale ha inasprito gli animi e rinviato la soluzione del problema. Non vorrei si trattasse di un metodo. Dove si tratta di affrontare grane, e non solo di ridistribuire risorse, i politici latitano. Dalle nostre parti è successa la stessa cosa con la soppressione della Asl di Casale Monferrato: non escludo che tale decisione dolorosa fosse inevitabile, ma a maggior ragione mi sarei aspettato che un buon amministratore respirasse forte e venisse a spiegarla in loco, disponibile al dialogo pure a costo di prendersi qualche improperio. E non parliamo del malumore dei cacciatori che si sono visti piovere sulla testa i nuovi regolamenti regionali…

Dobbiamo chiamarla arroganza delle istituzioni? Di certo si manifesta una distanza, doppiamente colpevole quando la giunta veste i colori del centrosinistra.

Ricordo con una certa simpatia l’assessore all’Agricoltura della giunta Ghigo, uno che non si perdeva una festa del salamino o una sagra paesana. Certo, prometteva prometteva e poi combinava poco. Però almeno avevamo la soddisfazione di guardarlo in faccia.

Sento parlare, soprattutto dopo le elezioni politiche di aprile, di una Mercedes Bresso boriosa. Le si attribuisce la frase: «Dialogare non vuol dire perdere tempo». Ecco, da elettore vorrei chiederle di venire a perdere un po’ di tempo con noialtri, così magari scoprirà che non è buttato via il tempo trascorso negli incontri con la cittadinanza.

Il timore infatti è che non si tratti di un problema caratteriale (a me le persone che parlano chiaro stanno simpatiche) ma invece di una malintesa accezione decisionistica dell’arte del governare.

Dalle mie parti, signora Bresso, nel 2005 lei conquistò la maggioranza dei consensi. Il mese scorso invece ha vinto il centrodestra con percentuali schiaccianti. E’ sicura che non le convenga fare un passo? La accoglieremo a braccia aperte, con un bicchiere di barbera e una dose di autan.





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giovedì 4 maggio 2006
ore 19:28
(categoria: "Vita Quotidiana")






Questa misteriosa circostanza per cui

le cose del nostro passato continuano

ad esistere anche quando escono dal

raggio della nostra vita, e anzi maturano,

portando frutti nuovi ad ogni stagione,

per un raccolto di cui noi non

sappiamo più nulla.

La persistenza illogica della vita.


A. Baricco - Questa Storia



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mercoledì 3 maggio 2006
ore 13:58
(categoria: "Vita Quotidiana")



Bene a presto

Mantova mi attende..




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mercoledì 3 maggio 2006
ore 11:36
(categoria: "Vita Quotidiana")



FESTA CELTICA

Dal 6 al 9 luglio in Val Veny, a Courmayeur, a Morgex, a Pré-Saint-Didier e ad Aosta, si svolge una manifestazione di arte e cultura celtica. Gli spettacoli si svolgono fra gli enormi alberi plurisecolari dello splendido bosco del Peuterey in Val Veny; oltre 300 artisti, provenienti da Valle d’Aosta, Italia, Scozia, Irlanda, Bretagna, Galles, Isole Shetland, Galizia, Inghilterra e Francia, si rendono messaggeri d’arte e cultura con spettacoli di danza e concerti, proiezioni e conferenze, mostre d’arte ed escursioni naturalistiche, ricostruzioni storiche in costume e sfilate, cibo e bevande tradizionali dell’Europa celtica oltre a dar vita a stage di tiro con l’ arco, intaglio su cuoio, danza dei paesi celtici, scherma antica, lavorazione della creta e numerose animazioni per bambini. Considerato l’evento principe dell’ estate in Valle d’ Aosta, si è confermato il festival celtico più seguito d’Italia nel 2000 con le sue 17.000 presenze




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mercoledì 3 maggio 2006
ore 10:42
(categoria: "Vita Quotidiana")





Vorrei essere una colonna di roccia

Creazione di un vulcano ormai spento

Piantata nelle profondità del mare

Sbattuta dal vento e dalle onde

Imponente e indifferente

Ma che tutto vede e tutto ascolta





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