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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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martedì 1 agosto 2006
ore 11:26
(categoria: "Vita Quotidiana")





Domenica migliaia di persone hanno affollato il lungomare e le strade di Rio de Janeiro in occasione dell’annuale Gay Pride Parade.


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martedì 1 agosto 2006
ore 10:00
(categoria: "Vita Quotidiana")





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lunedì 31 luglio 2006
ore 23:20
(categoria: "Vita Quotidiana")



E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent’ anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè:
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos’è.

Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos’ era, vedersi ogni sera;
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.

Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare mattino;
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella,
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.

Era facile vivere allora ogni ora,
chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell’ epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava d’ avere trovato la chiave segreta del mondo.

Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d’ avere un domani e stare lontani;
tutti e due a immaginarsi: "Con chi sarà?" In ogni cosa un pensiero costante,
un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un’ emozione non piena, non colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.

Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.

"The triangle tingles and the trumpet plays slow"...

Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d’ estate
con qualcosa di fragile come le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me...

(Francesco Guccini)


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lunedì 31 luglio 2006
ore 18:53
(categoria: "Vita Quotidiana")



Tutti pazzi per la 500
E’ la più sexy del mondo

La Fiat 500 sbaraglia la concorrenza di bolidi come Lamborghini e Lotus e viene nominata "auto più sexy di tutti i tempi": lo afferma la rivista specializzata britannica Top Gear.

Secondo la rivista, la macchina simbolo del boom economico italiano degli anni Sessanta, ha "il fascino dell’aspetto solido e della non complicazione... chiunque, dai ragazzi senza un soldo, a donne ormai in declino, diventano sexy dietro al suo volante. Funziona a prescindere dell’età, dalla bellezza, dalla ricchezza e dalla posizione sociale. Persino una suora in una 500 sembra trasmettere un fremito di voglia di procreare".

Al secondo posto di è classificata la Aston Martin DB5 cara a James Bond, che per Top Gear "ha un posto speciale nelle teste e nel ventre dei quarantenni, uomini che stanno per affrontare la crisi della mezza età". Al terzo la Maserati Quattroporte, che "seduce i tuoi occhi e li allontana dal cervello", quindi la Chevrolet Camaro, "una creatura leggendaria". Più in giù nella classifica si incontrano la Rolls Royce Phantom, la Aston Martin Vanquish e la Lamborghini Gallardo Spider. Al decimo posto una curiosità: Sally, la Porsche Carrera 911 rappresentata nel cartone animato ’Cars’, attualmente al cinema.

Ecco la classifica secondo Top Gear:
1. Fiat 500
2. Aston Martin DB5
3. Maserati Quattroporte
4. Chevrolet Camaro
5. Citroen C6
6. Lincoln Continental
7. Bentley Continental S1
8. BMW M1
9. Rolls-Royce Phantom
10. Porsche 911 Carrera


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lunedì 31 luglio 2006
ore 17:12
(categoria: "Vita Quotidiana")



O Principi, che a lunghe carovane
d’ogni parte del mondo qui venite
a gettar la vostra sorte,
io vendico su voi, su voi quella purezza,
quel grido e quella morte!
Mai nessun m’avrà!
L’orror di che l’uccise vivo nel cuor mi sta!
No, no! Mai nessun m’avrà!
Ah, rinasce in me l’orgoglio di tanta purità!
Straniero! Non tentar la fortuna!
Gli enigmi sono tre, la morte è una!


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lunedì 31 luglio 2006
ore 12:32
(categoria: "Vita Quotidiana")





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lunedì 31 luglio 2006
ore 11:00
(categoria: "Vita Quotidiana")



Chi è il colpevole di quel sangue innocente
di BERNARDO VALLI

IL SANGUE di Cana è schizzato in faccia a tutti. E’ sangue di innocenti (trentasette bambini su sessanta vittime) e non sarà facile cancellarlo. Domenica mattina è traboccato dai teleschermi su cui da diciannove giorni si inseguivano le immagini dell’Europa in vacanza e quelle del Libano sotto le bombe e degli israeliani nei rifugi di Galilea.

Erano diventate una routine. La strage di innocenti ha rivelato, imposto il crudo orrore di quel conflitto, abbattutosi su un paese appena ricostruito, e già semidistrutto. Un paese che ospita una guerriglia indomabile, ma anche la sola società (quasi) democratica del mondo arabo. Va detto subito che il sangue si è riversato su una platea molto vasta di responsabili: protagonisti diretti e indiretti, spettatori potenti e impotenti.

Ha imbrattato gli israeliani, certo, poiché israeliani erano i missili che hanno provocato il massacro. Ed ora sull’immagine dello Stato ebraico risalta vistosa, non soltanto per gli occhi arabi, una macchia di sangue.

Questa nuova strage non fa certo scendere nella regione il mercurio che misura l’odio nei suoi confronti. Il desiderio di vendetta dilaga, è palpabile nelle società arabe dove si assiste al lamento straziante, riproposto senza sosta da tutti i teleschermi, di Mohamed Chaloub, che ha perduto i cinque figli, di cui uno di due anni. La rabbia è subito esplosa a Beirut e si è accanita contro la sede dell’Onu, simbolo dell’impotenza, anche se era diretta contro gli Stati Uniti e Israele. L’eco di quella collera arriva forte, assordante anche a Gerusalemme, a Haifa, a Tel Aviv, dove si avverte con chiarezza quanto quell’esplosione di odio sia annunciatrice di altre tragedie.

Cana è un nome maledetto: dieci anni fa, nell’aprile 1996, un’incursione di rappresaglia israeliana, promossa in seguito ad azioni di hezbollah, fece cento morti.

E costò al laburista Shimon Peres una inaspettata sconfitta elettorale, poiché gli arabi israeliani alcuni giorni dopo non gli perdonarono quell’incursione e gli negarono i voti indispensabili.

La vicenda mediorientale si ripete nella sua tragica monotonia. Spesso in peggio. Questa volta la strage riguarda soprattutto degli innocenti.

La macchia non risparmia neppure gli hezbollah, che muovendosi tra la popolazione civile la espongono alle rappresaglie. La usano come uno scudo. I militari israeliani si sono naturalmente prodigati nel dimostrare che da quella casa di Cana presa di mira della loro aviazione partivano i missili diretti su Kiryat Shmona e Aufula, due località della Galilea occidentale. E’ assai probabile che l’accusa sia esatta.

Ma Israele, che dispone di una forza militare molto più potente e sofisticata dell’avversario, ha anche responsabilità alle quali uno Stato sovrano (e in questo caso democratico), non può venir meno. Un errore "collaterale" come quello di Cana assomiglia a una rappresaglia collettiva e indiscriminata. Ad essa assomiglia del resto l’intera operazione libanese, cosi come viene condotta dallo Stato maggiore israeliano.

Venti giorni fa, all’avvio dell’operazione contro gli hezbollah, furono in molti a definire giusta o giustificata la reazione israeliana. Dietro gli hezbollah ci sono la Siria e soprattutto l’Iran, si disse, e quindi la risposta alle loro provocazioni, non può che essere forte e immediata. Tre settimane dopo quella risposta giusta è diventata qualcosa che assomiglia, appunto, a una rappresaglia collettiva.

La strage degli innocenti di Cana appesantisce questa impressione. Nelle crisi più acute le critiche rivolte a Israele possono apparire spesso dettate da un moralismo spicciolo, che non tiene conto della realtà mediorientale.

Ma c’è una costante che solleva molte perplessità anche nella società israeliana. In particolare l’abitudine, ormai quasi un dogma, con cui i governi di Gerusalemme agiscono unilateralmente, ossia senza trattare con le forze che si trovano di fronte. Nel 2000 Israele si ritirò unilateralmente dal Libano meridionale, e così l’estate scorsa si è ritirata da Gaza. Senza rendere partecipe Abu Mazen, il leader palestinese moderato, in quell’occasione umiliato e squalificato agli occhi dei suoi, che alle elezioni gli hanno poi preferito i leader di Hamas. Non pochi nell’opposizione israeliana attribuiscono a questo atteggiamento ("sprezzante") parte dell’ostilità di cui è circondato lo Stato ebraico. E parlano di un’arroganza ancor più evidente su un piano militare, dove la superiorità è schiacciante.

Il sangue di Cana, come dicevo all’inizio, è tuttavia schizzato sulla faccia di tutti. Non solo su quella dei protagonisti diretti. Gli spettatori potenti, in prima linea gli Stati Uniti, ne hanno ricevuto una buona dose. Dopo la strage degli innocenti, rifiutando di ricevere a Beirut Condoleezza Rice, come previsto, Fuad Siniora, il primo ministro libanese, ha denunciato con coraggio la responsabilità americana nel dramma.

Soltanto la superpotenza può pesare in modo determinante sul governo israeliano. E’ così da decenni. In questo caso non poteva fermare bruscamente un’operazione militare, che interrotta avrebbe perduto la sua efficacia, ma era senz’altro in grado di imporre un certo ritegno nelle azioni militari. E comunque avrebbe potuto impegnarsi di più nel tentare di convincere Israele a trattare con gli avversari. Con chi si tratta se non con i nemici? Per ora l’America ha ottenuto una sospensione dei bombardamenti di 48 ore, per permettere ai civili di lasciare il sud Libano sotto attacco. Una semplice parentesi nel dramma?

L’unilateralismo è una prerogativa degli onnipotenti. In queste occasioni ricordo sempre quel che dice Amos Oz: ai finali shakespeariani, in cui la scena è cosparsa di cadaveri, lui preferisce i finali cecoviani, in cui sulla scena restano personaggi melanconici e scontenti, ma vivi.


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venerdì 28 luglio 2006
ore 12:24
(categoria: "Vita Quotidiana")



Usa, allarme obesi. «Problema per i raggi X»
La percentuale delle persone sovrappeso è cresciuta dal 19 al 25%. «Troppo cibo spazzatura, bisogna educare il consumatore»
di Renzo Cianfanelli

Negli ospedali americani hanno scoperto di recente una malattia nuova. “Morbidly obese”, si dice del paziente che è affetto da un’obesità morbosa. La definizione è rigorosa ed è codificata dai nutrizionisti con indici e tabelle. È affetto da obesità morbosa chiunque abbia un indice della massa corporea (il peso diviso per il quadrato dell’altezza) uguale o superiore a 40. Fra 30 e 40 si rientra invece nella classe degli obesi non morbosi ma da tenere sempre sotto osservazione. Anche sotto quota 30 - con un indice compreso fra 25 e 29,9 - il paziente rimane sempre moderatamente sovrappeso. Solo chi registra un indice inferiore a 25 (nella fascia compresa fra 18,5 e 24,9) si può rilassare perché rientra nel gruppo di soggetti che secondo i nutrizionisti hanno un peso ottimale.

RAGGI X IMPOSSIBILI - Fra i casi limite di obesità morbosa, nelle cartelle dei pazienti della clinica della Facoltà di medicina della Vanderbilt University di Nashville (Tennessee) figura quello di una donna che al momento del ricovero pesava 400 chilogrammi, tanto da provocare addirittura il crollo del letto d’ospedale, che è stato necessario sostituire con uno rinforzato costruito su misura. Un fenomeno simile, come riferisce sulla rivista “Radiology” il dottor Raul Uppot, specialista radiologo del Massachusetts General Hospital, è il numero crescente di americani talmente ingrassati che non è possibile radiografarli, perché non è neppure possibile farli passare attraverso le macchine dei raggi x. A parte questi livelli abnormi, che la tendenza all’aumento di peso negli Stati Uniti abbia già superato da tempo il livello di guardia (e che il fenomeno si stia diffondendo in Europa) è sotto gli occhi di tutti. Lo documenta anche il National Health Interview Survey, un’indagine su scala nazionale condotta dal Centro di controllo e prevenzione delle malattie del Dipartimento federale della sanità, che analizza lo stato di salute degli americani nel 1997-2005.

INCREMENTO - Secondo i primi dati resi noti finora, nel gruppo di popolazione che ha superato i vent’anni il numero degli obesi nel periodo considerato è salito dal 19,4 al 25,4%. Ancora più critica è la situazione fra 40 e 59 anni, con una percentuale di obesi del 29,2%. All’interno di questa classe di età inoltre, se si disaggregano i dati, si scopre che l’obesità, al contrario di quanto pensano molti, è un problema soprattutto maschile, anche se le donne che per motivi clinici e non solo estetici dovrebbero perdere peso al più presto sono quasi una su 3, con un indice di oltre 30 chilogrammi per mq di massa corporea. Se si scompongono invece le cifre suddividendole per gruppi etnici, si nota che l’obesità morbosa colpisce soprattutto gli ispanici e, ancora di più, gli afroamericani, dove il 36,5% delle donne è affetto da obesità.

AIUTO - Che fare? Negli Stati Uniti, si moltiplicano i centri di Overeaters Anonymous (OA), un programma di autoaiuto presente in una settantina di Paesi, nato come emanazione della più nota Alcoholic Anonymous, fondata nel 1935 per affrontare il fenomeno della dipendenza dall’alcool. Ma diversamente dalle strategie commerciali, che sulla dieta hanno costruito un grandissimo business, OA (vedi sito www.oa.org) è una comunità senza fini di lucro aperta a tutti coloro che si riconoscono come mangiatori compulsivi: non si occupa solo dei problemi dell’obesità né propone - o tanto meno vende - l’adozione di speciali regimi dietetici. La sua funzione è invece di esprimere in forma collettiva le ragioni psicologiche, emotive e fisiche che sono alla radice della malattia dell’aumento di peso. Su un piano diverso (e politicamente rischioso) ha deciso ora di agire il presidente della Commissione sanitaria di New York Joel Rivera, un ispanoamericano deciso a dare battaglia a quello che alcuni considerano uno dei responsabili principali dell’obesità a livelli epidemici: il fast-food. Secondo Rivera che è anche consigliere municipale per i democratici del Bronx, la campagna si deve concentrare nelle zone più povere della città, che sono anche le più vulnerabili all’assuefazione verso i cosiddetti cibi-spazzatura e verso le aberrazioni pseudo-alimentari come gli immensi secchielli di plastica pieni di pop-corn abondantemente salato e imbevuto nel grasso, le patatine fritte con grassi idrogenati e, naturalmente, gli hamburger.

FAST-FOOD - «Non si tratta – sostiene Rivera, che al contrario di molti ispanici è magro – di fare la guerra a MacDonald’s e alla catena KFC del grande impero del pollo fritto della Kentucky Fried Chicken. La gente sceglie il fast-food perché è saporito e a buon mercato e dev’essere naturalmente lasciata libera di mangiare quello che vuole. Si può però, anzi si deve, cercare di educare il consumatore. Bisogna fargli capire che, se a causa dell’assuefazione, si nutre solo con questo tipo di cibo imbevuto di grassi, di sale e di zucchero, e per finire si toglie la sete con lattine di bibite da 250 calorie che contengono altro zucchero inutile, nel giro di pochi anni l’ingrassamento è automatico. E che con l’ingrassamento aumenteranno inevitabilmente i rischi di infarto e diabete». E le alternative? «Proviamo a fare – risponde Rivera – quello che si fa già in altri settori, per esempio nel caso dei vini e liquori. In periferia si può limitare il numero delle licenze alle catene che vendono solo fast-food continuano ad aprire sempre nuovi punti di vendita uno accanto all’altro. Si possono anche studiare degli incentivi, in modo da indirizzare il consumatore verso un’alimentazione sempre a basso prezzo ma sana».

LIBERTA’ - Non tutti sono convinti. Alcuni giornali popolari (spinti secondo qualcuno dalla lobby del fast-food e delle bevande gassate che manovra le leve della pubblicità) sono partiti all’attacco con una violenta controffensiva dove l’hamburger e il secchiello di popcorn che si vende nei cinema insieme con le patatine diventano le nuove bandiere non dell’ingrassamento ma della “libertà del consumatore”. Ma Rivera, nuovo Don Chisciotte del Bronx, continua la sua battaglia contro i ricchissimi e potenti mulini a vento del fast-food, non accetta l’accusa di essere un utopista fanatico. «In molte altre città americane - ribatte - queste forme di restrizione esistono già e il sistema funziona. Anche con il divieto di fumare nei pubblici locali, quando è stato adottato tre anni fa a New York, molti erano contro. Adesso la grande maggioranza è d’accordo e tutti respirano meglio. Con il cibo-spazzatura la campagna sarà più difficile, ma la gente finirà per capire che la lotta contro l’obesità è ancora più urgente».


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mercoledì 26 luglio 2006
ore 17:26
(categoria: "Vita Quotidiana")



Atenei contro la manovra: no ai tagli
Mussi si schiera: o cambia o vado via

Il primo scontro tra il mondo universitario e il governo Prodi provoca una frattura nell’esecutivo. Gli atenei italiani alzano la voce contro il decreto Bersani sulle liberalizzazioni, e il ministro per la Ricerca e l’Università, Fabio Mussi, mette nero su bianco che i tagli sono un "errore", e che se si dovesse perseverare "ci vorrà un altro ministro".

La conferenza dei Rettori (Crui) aveva infatti chiesto di "includere le Università tra gli enti dispensati dal taglio di spese per consumi intermedi", spiega il rettore di Roma Tre, Guido Fabiani. Il ministro della Ricerca Fabio Mussi aveva accolto la richiesta ma non è servito: le università saranno obbligate a ridurre le spese per affitti, canoni, servizi. "E’ singolare - dice - che tra le categorie escluse con emendamento, ci siano le istituzioni scolastiche e non le università che pure sono parte integrante del sistema nazionale dell’istruzione". "La gravità di questo provvedimento, non in linea con il programma presentato dall’Unione prima delle elezioni - continua Fabiani - richiederà in sede di finanziaria interventi mirati e concreti a favore del sistema universitario".

Guido Trombetti, presidente della Conferenza dei Rettori (Crui), rincara: "Difficile immaginare un inizio peggiore della politica del governo Prodi verso l’università e gli enti di ricerca". Si tratta infatti di una "riduzione insostenibile", spiega il rettore dell’Università Federico II di Napoli, che tocca un sistema considerato da tutti "vicino allo stremo, sicuramente bisognoso di risorse aggiuntive, e sia pure da trovare tenendo conto del difficile quadro complessivo". "Le conseguenze del nuovo taglio, misurabili in non meno di duecento milioni di euro dall’anno prossimo, avranno conseguenze devastanti sulla qualità della didattica e della ricerca", continua Trombetti.

Il ministro Mussi appoggia, in una nota, le proteste degli atenei italiani: "Il taglio del 10 per cento delle spese di gestione degli Atenei e degli Enti pubblici di ricerca previsto dalla ’manovrina’ è un errore". E continua: "A parte la bizzarria dell’esclusione dal taglio di scuole, Istituto superiore di Sanità, Istituto Zooprofilattico, Enti parco e chi più ne ha più ne metta, ma non di Università e Ricerca, la cosa è sbagliata in sè: ho tentato, inutilmente, di farlo capire in Consiglio dei ministri". Questa decisione, spiega il ministro , "contrasta con il programma dell’Unione, le dichiarazioni programmatiche di Prodi alle Camere, il programma del mio ministero presentato in Parlamento". Al ministro resta da chiedere per il 2006 "uno sforzo eccezionale alla Comunità scientifica (che già è stata vittima di ripetuti tagli con il governo di centrodestra), per contribuire al risanamento delle finanze pubbliche: stringiamo la cinghia e guardiamo avanti. Ma è del tutto evidente che la legge finanziaria per il 2007 deve correggere l’errore".


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mercoledì 26 luglio 2006
ore 10:25
(categoria: "Vita Quotidiana")





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