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MERAVIGLIE

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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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lunedì 24 luglio 2006
ore 18:29
(categoria: "Vita Quotidiana")


ELIO

Quand’ero piccolo
Tutti mi scherzavano
Per le dimensioni del mio pene
Ed io non stavo bene
Soffrivo le pene
Per colpa del pene
Ma piu’ il problema non si pone
Si’ perche’ il pene mi da’ il pane
Son diventato un grande attore
E benche’ schiavo dell’amore
Mi son comprato la moto
E ora son schiavo della moto
Non faccio piu’ moto
Infatti vado solo in moto
Ma ora son diventato un mito
Ho rilanciato il film muto
Perche’ sono muto
E se vedrete il filmato sicuramente converrete con noi che questa e’ verita’

John Holmes
Una vita per il cinema
John Holmes
Una vita per la moto

John Holmes Una vita per il cinema
John Holmes
Una vita per la moto

Trenta centimetri
Di dimensione artistica
Su di cio’ la critica e’ concorde
Nel ritenermi sudicio
Perche’ non hanno capito
Non parlo perche’ son rapito
E poi in faccia non son mai inquadrato
Ma dal pubblico son venerato
Ma ora sono diventato un mito
Ho rilanciato il film muto
Perche’ sono muto
E se fossi stato cieco
Avrei lanciato il film cieco
E se fossi stato ato(m)
Avrei lanciato il film-ato(m)
Dicon che faccio film penosi
Perche’ lavoro col pene
E insomma il pene mi da’ il pane
Il pene mi da’ si’ la moto
Ma la moto non da’ pene
Perche’ funziona bene
Si’, si’ la moto non da’ pene
Perche’ funziona bene

John Holmes
Una vita per il cinema
John Holmes
Una vita per la moto

John Holmes
Una vita per il cinema
John Holmes
Una vita per la moto

John Holmes !


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lunedì 24 luglio 2006
ore 18:26
(categoria: "Vita Quotidiana")



«Holmes rapinò il boss Fu la fine del successo»
Documentario sul re del porno: droga e un delitto efferato
di Giuseppina Manin

Fosse nato nano o Elephant Man, forse sarebbe diventato un fenomeno da baraccone. Ma la «deformità» di John Holmes era d’altro tipo. E così, anziché al circo, finì a fare il porno. Diventandone il re indiscusso, grazie a quei 35 centimetri. Un’escrescenza abnorme, ingombrante, imbarazzante come una protesi, che Holmes seppe trasformare in un’attrazione fatale per quel mondo a luci rosse, dove l’iperbole e l’eccesso non sono mai abbastanza, la deformità può risultare un pregio e ogni pezzo umano più è gonfio e più vale. Come al circo, Holmes esibì le sue doti, fece il suo numero. E nell’Hollywood sommersa, ma fiorente dell’hard core, divenne una leggenda. Alimentata da cifre reali, 2.500 film girati in 16 anni di vertiginosa carriera. E da cifre immaginarie, messe astutamente in giro da lui stesso, che vantava rapporti con 14 mila donne. Un catalogo ipertrofico, come tutto il resto, da far impallidire qualunque Don Giovanni. «In realtà non sono state più di un migliaio», sostiene Bob Chinn, il regista hawayano che lo diresse in titoli espliciti, come Long John o California Gigolo, inventandogli persino un personaggio «su misura», il detective Johnny Wadd, impermeabile chiaro da aprire a ogni piè sospinto, eroe di una serie giallo-sexy. Un carattere che molti anni dopo, nel ’97, Paul Thomas Anderson riprenderà in Boogie Nights, ispirato alla storia di Holmes.

Entrambi, Chinn e Anderson, compaiono con tanti altri, compreso il porno editore Larry Flynt, ne Il lungo addio, il documentario che Sky Cinema Autore manda in onda mercoledì, in una serata dedicata al lato oscuro di Holmes, alle cupe verità nascoste dietro il grottesco delle sue performances erotiche. «Un’excalation di solitudine e nevrosi, droghe e malavita, che trasformerà Mister 35 in un "maledetto" dello star system, travolto in un declino da manuale, devastato prima dalla cocaina e poi dall’Aids, che lo stroncherà nell’88, a soli 43 anni», ricorda Anderson. Ma la morte civile arrivò qualche anno prima, quando finì coinvolto nel massacro di Wonderland, il nome dell’Avenue dove, nell’81, vennero trovati uccisi a bastonate quattro tossici che con lui avevano osato rapinare il potente gangster Eddie Nash. Tra il sangue schizzato ovunque furono trovate le impronte di Holmes. Che fu arrestato, finì per sei mesi in galera e poi fu scagionato, anche se sembra certo che fu lui a tradire e consegnare a Nash i suoi ex complici in cambio della vita. Un capitolo tremendo, rievocato in un recente film, titolo appunto Wonderland, mercoledì in prima visione tv, sempre su Sky. «Per Holmes fu la fine — ricorda Tom Blake, il poliziotto che ai tempi si occupò del caso —.

Bollato e ingestibile, il cinema non lo chiamò più. Persino la moglie Sharon, che aveva sposato quando non era ancora un divo del porno e che fino allora aveva accettato ogni cosa, compresa una convivenza a tre con la giovanissima Dawn, volle il divorzio». E poco dopo anche Dawn, pur innamoratissima, stanca di venir picchiata e spinta a prostituirsi, troverà la forza di lasciarlo. John ormai pensa solo alla droga. Per procurarsela non bada a mezzi, ruba auto, impianti stereo, si presta a fare il gigolò per anziane facoltose, partecipa a un film gay. Dove probabilmente contrae il virus dell’Aids. Nell’85 scopre di essere sieropositivo. Ma con cinica indifferenza non dice niente a nessuno e continua a «lavorare», a far sesso non protetto. Su un set incontra una pornostar, Misty Dawn, la sposa a Las Vegas. In seguito cercherà due volte di investirla per incassare l’assicurazione. «Eppure era un uomo gentile», assicura Cicciolina, che con lui girò uno degli ultimi film, L’alba dell’Impero Romano. Ma, quando il 13 marzo ’88, Holmes morì non furono in molti a piangerlo. Mister 35 fu cremato, le ceneri disperse in mare. Quel che resta di lui è un vibratore, forgiato sulle sue misure. Ancora oggi vendutissimo.


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lunedì 24 luglio 2006
ore 16:20
(categoria: "Vita Quotidiana")



Fatturato da azienda leader per la mafia: da commercio e imprese 200 milioni al giorno

Le mani della mafia sul commercio e le attività imprenditoriali, per un giro d’affari di 200 milioni di euro al giorno. Il rapporto 2006 della Confesercenti, "Sos impresa", mette in luce i consistenti introiti che vengono alla criminalità organizzata da attività all’apparenza lecite, come commercio, turismo, ristorazione e grande ditribuzione. "Ogni giorno 200 milioni di euro passano dalle mani degli imprenditori a quelle dei mafiosi e di questi 80 milioni sono a vario titolo sborsati dai commercianti italiani", si legge nel rapporto, che evidenzia come la mafia abbia raggiunto un fatturato di 75 miliardi di euro "pari a un colosso come l’Eni, doppio di quello della Fiat e dell’Enel, dieci volte maggiore di quello della Telecom".

L’usura e il racket coprono quasi la metà di questo fatturato: la prima voce movimenta denaro per 30 miliardi di euro e per i 150 mila commercianti colpiti rappresenta costi per circa 12 miliardi; la seconda copre un giro di dieci miliardi e riguarda 160 mila commercianti, costretti a sborsare un totale di sei miliardi di euro.

Confesercenti sottolinea con preoccupazione "la capacità delle cosche di intervenire con proprie imprese nelle relazioni economiche, stabilendo collegamenti collusivi con la politica e la burocrazia soprattutto per il controllo del sistema degli appalti e dei servizi pubblici". E’ un’attività, spiegano gli analisti della Confesercenti, che si sviluppa con la trasformazione della struttura stessa dell’organizzazione criminale: "Emerge una ’borghesia mafiosa’, una ’mafia dalla faccia pulita’, costituita da gruppi di imprenditori, professionisti , amministratori che, in cambio di favori, curano gli interessi locali dei clan, il più delle volte prendendone le redini".

Per prelevare denaro e per reinvestirlo la mafia si infiltra soprattutto nel commercio e nel turismo, ma la sua organizzazione tentacolare interessa anche l’industria del divertimento, la ristorazione veloce, i supermercati, gli autosaloni, i settori della moda e perfino dello sport.

Sono drammatici i numeri del rapporto di Confesercenti: in Sicilia, a Catania e Palermo, pagano il pizzo l’80 per cento dei negozi; a Reggio Calabria sono soggette all’estorsione il 70 per cento delle imprese, in Campania è la provincia di Salerno quella dove il fenomeno del pizzo tocca i livelli maggiori. Per riscuotere ed estorcere la mafia assolda una manovalanza sempre più giovane e il rapporto sottolinea come spessissimo ad imporre il pizzo siano minorenni.

E’ aumentata inoltre l’influenza delle associazioni a delinquere nei settori strategici dell’agricoltura, del comparto ittico e delle carni. L’attività dell’agromafia frutta alla malavita ogni anno oltre 7,5 miliardi di euro, attraverso il controllo illecito delle vendite, che obbliga gli agricoltori a cedere prodotti a prezzi stracciati.


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lunedì 24 luglio 2006
ore 10:53
(categoria: "Vita Quotidiana")





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lunedì 24 luglio 2006
ore 10:37
(categoria: "Vita Quotidiana")



Erano cannibali i primi europei: le prove in una grotta spagnola
di LUIGI BIGNAMI

È una grotta che permette un viaggio a ritroso nel tempo, verso le origini più inquietanti dell’uomo. Così si potrebbe definire l’antro, chiamato Gran Dolina, che si trova tra le montagne di Atapuerca in Spagna, dove da tempo si ritrovano resti di ominidi vecchi di centinaia di migliaia di anni. È proprio al suo interno che nel 1994 vennero scoperti i primi resti dell’Homo antecessor, un ominide che visse circa 800.000 anni fa. Recentemente sono stati scoperti nuovi reperti che portano ad un centinaio i resti fossili in fase di studio, che apparterrebbero ad almeno 10 individui differenti.

"Studiando questi ultimi reperti possiamo dire con certezza che l’Homo antecessor praticò a lungo il cannibalismo", spiega Eudald Carbonell, paleontologo che coordina le ricerche del giacimento fossile. Secondo gli scienziati gli antichi abitanti di quell’area mangiavano gli individui che giungevano da fuori, soprattutto bambini e giovani, e non gli appartenenti al proprio gruppo. "Molto probabilmente si trattava più di un rituale culturale che di una reale necessità alimentare", spiega l’esperto.

Nell’area vi è anche un altro importante giacimento, la "Sima de los Huesos" dove, ad oggi, sono stati scoperti circa 5.000 resti fossili, tra i quali vi sarebbero quelli di 30 individui preneandertaliani. E proprio recentemente è stato scoperto un cranio in condizioni eccezionali ancora in fase di studio. "Poiché questi resti sono tra i più antichi tra i nostri progenitori europei possiamo affermare che siamo discendenti di cannibali", spiega il ricercatore. Ma come si è arrivati dallo studio di quei pochi resti a sostenere l’ipotesi che gli antecessor si mangiavano tra loro? Identificare su un reperto fossile la presenza certa di tracce di cannibalismo non è per nulla facile.

È noto l’esempio di un cranio risalente a 60.000 anni fa che venne scoperto oltre 60 anni or sono nella Grotta Guattari nel Circeo, il quale è stato ritenuto un esempio indiscutibile di cannibalismo preistorico. Solo 17 anni fa, grazie ad uno studio con il microscopio elettronico si è arrivati a capire che le incisioni sul cranio che si pensava fossero state prodotte da incisioni con pietre per staccare la carne, erano in realtà opera di denti di iene. Oggi, comunque, la manipolazione delle ossa al fine di staccare la pelle risulta ancora la strada più importante per individuare tracce di cannibalismo.

Così, ad esempio, si cercano incisioni lasciate da oggetti affilati oppure ossa spezzate per estrarre il midollo o ancora si ricercano eventuali segni di scottature come primitivi tentativi per rendere la carne più soffice e facile da staccare E proprio alcune di tali incisioni sono state scoperte su alcuni fossili di Atapuerca. La certezza di essere di fronte a reperti in cui si è consumato del cannibalismo tuttavia, si ha quando si ritrovano vicino a un fuoco o comunque in un’area dove si radunava una comunità.

I reperti spagnoli non sono l’unico esempio di cannibalismo tra ominidi. Infatti, un esempio assai noto di un’azione di cannibalismo riguarda l’Australopitecus africano soprannominato Lucy, scoperto nel 1974 e che risale a oltre 3 milioni di anni fa. Lo studio al microscopio elettronico ha rilevato sugli zigomi tracce di segni di taglio su quasi tutto il volto. Si spiegherebbero solo ipotizzando che qualcuno cercò di staccare la pelle con una pietra appuntita che sarebbe poi stata mangiata. Poiché in quel periodo gli ominidi non utilizzavano pelli di altri animali per coprirsi, l’unico motivo per cui usavano togliere la pelle a propri consimili era per cibarsene.

Altri gruppi di nostri predecessori che certamente si dedicarono al cannibalismo sono stati trovati in Etiopia, dove un cranio di circa 450mila anni fa presenta tracce di scarnificazione. Lì vicino vennero trovate testimonianze di un fuoco. L’ultimo popolo che ha praticato in modo intensivo il cannibalismo sono gli Anasazi, che vissero appena 800 anni fa nel sudovest del Colorado. In tempi recenti, si è parlato di popolazioni della Papua Nuova Guinea dedite al cannibalismo, ma le prove per asserire che il fenomeno avveniva su vasta scala sono ancora inconsistenti.


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giovedì 20 luglio 2006
ore 14:32
(categoria: "Vita Quotidiana")



Somalia, avanzano i fondamentalisti
di Massimo A. Alberizzi

NAIROBI – Violando l’impegno di non aggressione siglato a Khartoum un paio di settimane fa con il Governo Federale di Transizione, guidato da Abdullahi Yussuf, le Corti Islamiche Somale, che il 5 giugno hanno preso il controllo della capitale Mogadiscio, stanno avanzando verso Baidoa, sede provvisoria dell’ amministrazione ad interim. Un gruppo di miliziani fondamentalisti equipaggiato con armi pesanti e con un centinaio di tecniche, i camioncini che montano sul pianale di carico un cannone o una mitragliatrice, hanno preso posizione a Bur Hakaba, città a una sessantina di chilometri da Baidoa.

Una fonte somala vicina ai nuovi padroni di Mogadiscio ha confermato al telefono con il Corriere che «i miliziani si sono mossi dopo aver ricevuto un ordine preciso: imporre la legge coranica su tutta la regione», ma, sempre da Mogadiscio, l’ingegner Yussuf Eno, uno degli uomini d’affari laico, che pur di pacificare un Paese ridotto allo stremo finanzia e sostiene gli islamici, ha smentito che «gli uomini delle Corti vogliono combattere contro il governo. Piuttosto, la guarnigione governativa di Bur Hakaba, di etnia digil-mirifle, ha disertato e si è unita alle Corti. Ecco perché la città ha cambiato bandiera».

Già, ma ieri mattina da Mogadiscio sono arrivate a Bur Hakaba parecchie tecniche per fortificare la città. Un movimento il cui senso potrebbe essere proprio quello di lanciare un’offensiva su Baidoa.

Sembra un copione già visto. I fondamentalisti, che secondo gli americani hanno diretti rapporti con i terroristi di Al Qaeda, hanno preso il controllo di Mogadiscio, che prima era divisa in vari settori controllati dai signori della guerra, quasi senza combattere, ma semplicemente comprando i miliziani avversari e inducendoli a tradire i loro capi.

All’avanzata delle Corti il governo ha reagito mettendo in stato dall’erta le proprie forze armate. Si pensa che a Baidoa ci siano almeno 3 mila soldati di etnia migiurtina (la Migiurtinia si trova a nord esattamente sulla punta del Corno d’Africa) cioè quella del presidente Abdullahi Yussuf e quindi a lui fedeli e devoti. Nella città poi dovrebbe esserci (ma le notizie, tra conferme e smentite, sono contraddittorie) un contingente di soldati etiopi. Addis Abeba, infatti, non intende permettere che a Mogadiscio si installi un governo fondamentalista islamico, il cui obbiettivo primario sarebbe quello di sobillare la forte minoranza somala che vive in Ogaden, regione del sud dell’Etiopia.

Ieri sera da Addis Abeba il ministro dell’informazione, Berhane Hailu, ha fatto sapere che il suo Paese è pronto a invadere la Somalia per sostenere l’amministrazione di Abdullahi Yussuf riconosciuta internazionalmente. Le forze che si oppongono al governo “saranno schiacciate” ha aggiunto Berhane.

Ma l’Etiopia è preoccupata anche delle presenza eritrea a sostegno delle Corti. Miliziani stranieri ma addestrati da consiglieri di Asmara, secondo il primo ministro del Governo di Transizione somalo, Ai Mohamed Gedi, sono stati inquadrati nelle forze islamiche. L’odio della dirigenza eritrea verso l’Etiopia, insomma, in base al principio “il nemico del mio nemico è mio amico”, si sarebbe coagulato in un’alleanza innaturale tra gli ultralaici eritrei e gli ultraislamici somali. Asmara, questo è stato denunciato dal gruppo di investigatori che per conto delle Nazioni Unite indaga sulla violazione dell’embargo delle armi alla Somalia, già da tempo rifornisce di materiale bellico gli islamici di Mogadiscio.

Preoccupato della piega che sta prendendo la situazione sembra anche essere l’inviato italiano per la Somalia, Mario Raffaelli. Raffaelli fino ad oggi ha profuso grandi sforzi per cercare una soluzione pacifica alla crisi somala, che dura ormai da ben 15 anni: «Cercheremo di capire cosa accadrà nelle prossime ore e speriamo che nessuno voglia ricorrere veramente alle armi». L’inviato italiano qualche giorno fa si è incontrato con quello che sembra il leader dell’ala oltranzista degli islamici somali, il colonnello Hassan Daher Aweis. Formato alla accademia militare di Modena, Awais è il fondatore del gruppo fondamentalista Al Ittihat. Da almeno trent’anni sogna di trasformare la Somalia in un califfato, governato dalla sharia, la legge coranica. Da lui Raffaelli ha avuto assicurazioni che tra Corti e governo sarebbe stata intavolata una trattativa per risolvere pacificamente ogni contenzioso.

Ma Hassan Daher Aweis e il presidente Abdullahi Yussuf si odiano profondamente sin da quando, all’inizio degli anni Novanta, i due si sono affrontati in battaglia. Vinse il secondo che, per riconquistare il porto di Bosaso, in Migiurtinia, occupato degli islamici, inflisse al suo rivale pesati perdite: si parlò di centinaia di morti e migliaia di feriti.

Non è escluso che ora l’ufficiale integralista ora voglia prendersi la sua rivincita.


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giovedì 20 luglio 2006
ore 10:20
(categoria: "Vita Quotidiana")





L’associazione australiana Getup! ha comprato intere pagine dei principali quotidiani del paese per far pubblicare un appello a favore di David Hicks, unico progioniero autraliano detenuto a Guantanamo. "L’Australia domanda giustizia", il titolo della pagina, che ospita anche una lettera aperta al governo.


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mercoledì 19 luglio 2006
ore 17:58
(categoria: "Vita Quotidiana")



Gb, maratona di autoerotismo
Sarà un documentario di Channel 4

"Siamo inglesi, niente sesso, ma masturbazione sì". Questo potrebbe essere il nuovo slogan che caratterizza un popolo considerato freddo, ma i cui bollenti spiriti vengono riservati a se stessi. Un documentario su Channel Four, il network britannico noto per le sue scelte trasgressive, seguirà la manifestazione Masturbate-a-Thon, una maratona di autoerotismo che si terrà in Gran Bretagna. Il record Usa è di 8 ore e mezzo.



Ma non basta. Channel Four ha annunciato di avere in cantiere una serie di programmi "provocanti e compromettenti". E sarà per beneficenza. Centinaia di uomini e donne parteciperanno all’iniziativa, da cui verrà tratto un lungometraggio di un’ora, dal titolo Wank-a-Thon: letteralmente, maratona della sega.

Gli organizzatori dell’evento sostengono che si tratti della prima maratona internazionale di masturbazione, mentre un portavoce di Channel Four ha rivelato che altri due programmi piccanti arricchiranno il palinsesto della settimana, soprannominata ormai, di nuovo letteralmente, la settimana della sega.

Ma nessun dettaglio ulteriore è stato reso noto. "Crediamo che questo sia esattamente il tipo di programma provocante e compromettente che Channel Four desidera trasmettere nello spazio delle 23.00", ha dichiarato Andrew MacKenzie, direttore esecutivo del settore intrattenimento, che precisa: "Sopratutto considerando il successo ottenuto dalla settimana del pene", altra serie provocatoria di successo già messa in onda dal network britannico.

Il Masturbate-a-Thon, fa sapere la casa di produzione Zig Zag, attraverso il suo sito internet, "è nato cinque anni fa a San Francisco. Raccoglie ogni anno migliaia di dollari che sono poi devoluti a organizzazioni non-profit che operano nel campo dell’educazione sessuale". Gli organizzatori dell’edizione britannica, del Center for Sex and Culture, sperano che il 5 agosto, a Londra, si registri il tutto esaurito ed esprimono un desiderio: "Ci piacerebbe battere il record americano che è di 8 ore e 30 minuti di masturbazione ininterrotta. Ma anche nel caso in cui non dovessimo riuscirci, sarebbe comunque il primo record britannico".


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mercoledì 19 luglio 2006
ore 15:26
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 19 luglio 2006
ore 13:35
(categoria: "Vita Quotidiana")



Quattordici anni fa l’omicidio di Borsellino
Palermo e Napolitano ricordano il magistrato

Hanno cominciato a deporli dalle prime ore del mattino, lì a via Mariano D’Amelio, dove quattordici anni fa Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta furono uccisi dalla mafia. Sono i bambini del quartiere a portare fiori, i cittadini, esponenti della politica, qualche assessore. A metà mattinata arriverà il ministro della Giustizia Clemente Mastella con una corona floreale. Gli scout hanno improvvisato un gioco dell’oca con cinquanta caselle dedicate a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, carabinieri e polizia.

Manfredi, il figlio del magistrato, non c’è, e non verrà. Ha deciso che il modo migliore di ricordare il padre è lavorare, e oggi è particolarmente soddisfatto: grazie a un’indagine della polizia postale da lui coordinata, sono state arrestate cinque persone colpevoli di aver clonato carte di credito per una truffa dall’ammontare complessivo di 60mila euro.

Rita Borsellino, sorella del magistrato e leader dell’opposizione di centrosinistra all’Assemblea regionale siciliana, uscita sconfitta dal plurindagato Totò Cuffaro alle ultime elezioni regionali, ricorda che la "speranza sono i giovani, ed è con le giovani generazioni che dobbiamo costruire un futuro diverso non soltanto per i siciliani ma per l’Italia intera che ancora oggi subisce prepotenze e prevaricazioni da parte della criminalità organizzata".

Per Agnese, la vedova, arriva un messaggio accorato dal capo dello stato Giorgio Napolitano. "Il sacrificio di Paolo Borsellino resta di monito a non abbassare mai la guardia nella lotta per debellare le insidie, ovunque si annidino, di questo gravissimo fenomeno criminoso", scrive il presidente. Quattordici anni fa "l’arroganza spietata della criminalità mafiosa stroncava la vita di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta Catalano, Cosina, Loi, Li Muli e Traina. Resta indelebile nella memoria l’angoscia e il dolore dei giorni in cui il delirio di onnipotenza della cupola mafiosa, già abbattutosi contro Giovanni Falcone, sua moglie e altri coscienziosi agenti di polizia, culminò nel tentativo di scardinare, colpendo le sue più ferme e intransigenti espressioni, l’ordinamento dello Stato e delle sue istituzioni".

Napolitano prosegue sottolineando come il sacrificio dei due magistrati e degli uomini delle loro scorte non sia stato "vano. La concezione della giustizia e lo spirito di servizio, che avevano animato le battaglie di Paolo Borsellino e di tante altre vittime della mafia, hanno segnato una netta linea di contrapposizione al terrore dell’anti-stato e costituito un esempio costante e positivo per l’azione della Magistratura e delle Forze dell’Ordine. Questi valori hanno consentito, di recente, di assicurare finalmente alla giustizia anche i maggiori responsabili di molti efferati delitti e di infliggere duri colpi alla stessa organizzazione mafiose".

Il lavoro di chi era in prima linea a combattere la mafia è stato di "sprone per una mobilitazione collettiva", aggiunge il presidente, e "resta di monito a non abbassare mai la guardia nella lotta per debellare le insidie, ovunque si annidino, di questo gravissimo fenomeno criminoso. La consapevole missione di uomini coraggiosi come suo marito aiuta a comprendere i percorsi da seguire e contribuisce a non disperdere il clima di nuova fiducia e speranza nelle istituzioni e nella loro rinnovata responsabilità nell’azione per migliori condizioni di sicurezza, di convivenza e di crescita sociale ed economica".


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