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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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giovedì 13 luglio 2006
ore 18:31 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La polveriera mediorientale di GUIDO RAMPOLDI
ANCORA tre anni fa la regione che va dal fiume Indo alla città di Gaza pareva avviata, nei piani e negli auspici dellamministrazione Bush, ad una trasformazione pacifica verso la democrazia e la cooperazione internazionale. Ieri sera quella stessa area sembrava in preda ad una di quelle convulsioni generali con le quali la storia abroga un ordine decrepito e prepara i sommovimenti grandiosi e cruenti che segneranno la nascita del nuovo. Lepicentro dello scossone era il confine tormentato tra Israele e il Libano, lì dove il movimento sciita Hezbollah, filo-siriano e soprattutto filo-iraniano, ieri ha rapito due soldati di Tshahal. Hezbollah ha annunciato che la vita dei due ostaggi era negoziabile con la libertà di palestinesi detenuti in Israele. Il governo di Ehud Olmert lha considerato un atto di guerra ed ha risposto di conseguenza: con operazioni militari in territorio libanese per scovare e liberare i due prigionieri. Ma a sera Israele non era riuscito nel suo progetto. Si trovava anzi risucchiata in una mischia cruenta e sotto un doppio scacco, ricattata sia da Hezbollah sia da Hamas, che da giorni nasconde un terzo soldato israeliano, anchegli ostaggio negoziabile.
Origine dun braccio di ferro pericoloso perché di difficile soluzione, il rapimento dei due soldati forse non appartiene soltanto alla sempre più concitata dinamica del conflitto israelo-palestinese, ma potrebbe rimandare allattivismo dellIran, subentrato ai siriani nel ruolo di primo sponsor di Hezbollah. Da tempo il presidente iraniano Ahmadinejad si prospetta ai palestinesi come il loro vero protettore, e lunico in grado di vendicarli con le sue atomiche al momento virtuali. Questa retorica ha reso Ahmadinejad enormemente popolare in Medio Oriente, molto più di quanto non lo sia in patria; da tempo ha soppiantato Osama bin Laden nei cuori dellestremismo arabo. Il colpo messo a segno ieri da Hezbollah giova alla sua influenza nellarea.
Che la milizia dei libanesi sciiti abbia agito o no su richiesta di Hamas, lintromissione le permette di accrescere il proprio credito nel West Bank e a Gaza, soprattutto a detrimento del presidente dellAutorità palestinese, il saggio e solitario Abu Mazen. Le voci sulle possibili dimissioni di questultimo ieri sera pareva quasi confermare che gli spazi per la politica e la ragionevolezza ormai sono minimi.
Lintera regione sembra quasi rassegnata a questa deriva raggelante. Malgrado si sforzi di fermare la guerra civile, domenica a Bagdad è successo qualcosa di incredibile perfino per gli standard dellorrore iracheno. In seguito ad un attentato contro una moschea sciita, una grossa milizia, presumibilmente anchessa sciita, per cinque ore ha preso il controllo dun quartiere, stabilito posti di blocco e assassinato una cinquantina di giovani, la cui unica colpa era davere un nome sunnita.
Accadeva nella capitale, a pochi minuti di macchina dalla "Zona verde", il quartiere fortificato dove si riunisce il governo iracheno, ultimo simulacro della nazione. Durante quelle cinque ore nessuno è intervenuto per fermare la strage. Né la polizia né i soldati americani. Se queste sono le forze che dovrebbero fermare la guerra civile, si può dare per certo che ormai non vi sia più alcuna possibilità di evitare la spartizione etnica - provincia per provincia, distretto per distretto, quartiere per quartiere - dellIraq quasi defunto.
Anche di questa partita lIran è il grande vincitore. Teheran ha strumenti affilati per rafforzare la propria influenza su una fetta della Mesopotamia, e può ragionevolmente progettare di cacciarne a pedate gli Stati Uniti. Ha smascherato il penoso bluff dellamministrazione Bush, che per tre anni ha finto di studiare un attacco militare quando invece non ne aveva alcuna intenzione, e adesso ride in faccia agli occidentali, che a giorni alterni intimano o supplicano Ahmadinejad di accettare un compromesso sul nucleare. Ma se leccesso di fiducia del regime divenisse scoperta tracotanza, Washington finirebbe per reagire, per una irrevocabile questione di prestigio.
E poi lAfghanistan, dove gli aiuti pakistani e gli errori americani hanno permesso ai Taliban di rientrare in gioco. E il Pakistan, sempre più tentato dal vecchio trucco, rovesciare oltreconfine le proprie tensioni interne per evitare dimplodere. E lIndia, laltro ieri insanguinata da sette bombe su altrettanti treni di Bombay. Ma la grande convulsione che percorre la terra dellislam e del petrolio dal Mediterraneo fino al Punjab non riesce a impaurire davvero lelefante indiano. Malgrado gli attentati, ieri la Borsa indiana guadagnava il 3%. Le ragioni erano tecniche, ma quella flemma sorprendente (dopo decine di morti, quale mercato finanziario avrebbe reagito allo stesso modo?) pareva quasi rappresentare la serenità con la quale i nuovi protagonisti della storia assistono alle convulsioni del vecchio ordine. Un ordine nel quale americani ed europei fino a ieri erano in varia misura influenti, decisivi. Adesso sembrano soprattutto impotenti. Non sanno più cosa fare. E non hanno molte idee con cui rimpiazzare quella trovata bushiana che sintitolava "il Grande Medio Oriente". Prometteva un contagio democratico da Gaza a Teheran. Non è andata in quel modo.
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giovedì 13 luglio 2006
ore 13:46 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Maturità, pugno duro del Ministero Prove annullate e "private" bloccate
Pugno di ferro del Ministero della Pubblica Isruzione sugli esami di maturità, in particolare per le scuole private: ventimila ispezioni, cinquanta prove di maturità annullate, un centinaio di ragazzi ammessi con la media dellotto esclusi dagli esami e ben venti proposte di revoca della parità ad istituti privati per irregolarità. I numeri del gruppo ispettivo costituito presso il ministero dellIstruzione sullesame di Stato parlano chiaro.
Per la prima volta, dunque, il Ministero non ha usato mezzi termini nei confronti dei noti "diplomifici" che, ogni anno, sfornavano studenti modello senza che, a volte, ne avessero i requisiti.
La task force di 150 ispettori ha vagliato circa 20.000 istituti, ovvero, il 90% del totale delle commissioni. Alcuni hanno assistito le prove dei candidati ricoverati in ospedale (10 studenti interni, 7 di licei e 3 di istituti tecnici), altri hanno invece seguito i 15 maturandi detenuti che hanno sostenuto gli esami nelle case circondariali.
Particolare attenzione è stata rivolta ai candidati delle scuole private, 45mila nel 2006, contro i 42mila di 12 mesi fa. Conti alla mano, il 7% in più in un anno. I controlli hanno scandagliato i documenti prodotti dalle scuole e i reali requisiti degli alunni per poter essere ammessi agli esami. E a questo punto che sono venute alla luce irregolarità insanabili in 50 casi, per cui il Ministero ha subito proceduto allannullamento delle prove di esame.
"Lavvio di questa operazione trasparenza - commenta il ministro dellIstruzione Giuseppe Fioroni - rende un servizio a tutta la scuola, soprattutto alle scuole paritarie serie che si assumono oneri e onori per garantire agli studenti e alle famiglie prestazioni di qualità. I controlli, ovviamente, hanno riguardato tutte le scuole, paritarie e non paritarie".
Vagliando invece le residenze dei privatisti (in Italia oltre 10mila studenti, il 2% in più rispetto al 2005), gli ispettori hanno imposto a circa 2.000 candidati lo spostamento in istituti statali o la riassegnazione ad istituti delle località di provenienza. "Individuare e rimuovere chi snatura la parità - ha aggiunto Fioroni - è lunico modo per dare ai ragazzi il diritto a unistruzione di qualità che sia omogenea e garantita su tutto il territorio nazionale".
Numerosi sono anche gli studenti che, la notte prima degli esami, hanno rischiato di dover rimandare la prova di un anno per la revoca della parità in 30 istituti. Il nodo è stato sciolto con il dirottamento dei candidati in scuole statali della provincia di appertenenza ma non soltanto. I vari Tar responsabili, dopo aver accolto il ricorso contro il Ministero presentato dai gestori degli istituti, ne ha riabilitati alcuni. In 20 casi, però, le irregolarità si sono rivelate così gravi da indurre la squadra dispezione a formulare la proposta di revoca della parità.
Unaltro fronte di attenzione si è concentrato sulle prestazioni degli studenti che, per merito, fanno più anni in uno. Si tratta dei cosiddetti "saltatori", un fenomeno che negli istituti paritari, negli ultimi tre anni, ha subito un grande incremento. Qui sono emersi i 100 candidati titolari di una media dellotto, in realtà del tutto fittizia che sono stati esclusi dagli esami di Stato.
"Una scuola aperta a tutti, che vuole valorizzare lautonomia, deve garantire prima di tutto la valutazione degli standard di qualità e il controllo del rispetto delle regole".
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giovedì 13 luglio 2006
ore 11:11 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Senato, respinte le dimissioni di sette membri del governo
Imprevisto stop per la maggioranza nellaula di palazzo Madama. Il Senato ha respinto le dimissioni di sette su otto senatori che fanno parte del governo, accogliendo solo quelle di Alberto Maritati, sottosegretario alla Giustizia. Il mancato accoglimento delle dimissioni è legato allo sfilacciamento della maggioranza, (alcuni settori erano e sono contrari allincompatibilità tra le due cariche) che ha permesso il prevalere del voto negativo delle opposizioni.
Sono state respinte le dimissioni di Livia Turco ministro della Salute, di Roberto Pinza, vice ministro dell Economia, di Franco Danieli, vice ministro degli Esteri con delega per gli italiani allestero, di Filippo Bubbico, sottosegretario allo sviluppo economico, di Paolo Giaretta anche lui sottosegretario allo sviluppo economico, di Beatrice Magnolfi, sottosegretario alle riforme e allinnovazione nella pubblica amministrazione e di Gianni Vernetti, sottosegretario agli Esteri.
Grande lo sconcerto tra i banchi della maggioranza, dove non ci si aspettava questo stop. "Non capisco perchè una parte di noi ha votato contro le dimissioni. Mi pare un dispetto", commenta Giorgio Mele dellUlivo. Mentre Nicola Latorre, un altro senatore dellUlivo, osserva: "Forse hanno voluto creare qualche problema a chi ha incarichi di governo e sarà costretto a venir qui quasi sempre. Non capisco quali siano le motivazioni del voto contrario".
Più articolata la spiegazione del capogruppo del Prc Russo Spena: "E un messaggio di protesta di quanti nellUlivo sono contrari al tema dellincompatibilità. Ma alla prossima votazione rispetteranno le indicazioni". Una tesi sposata anche dal presidente della commissione Bilancio Enrico Morando: "Qualcuno ha voluto segnalare che questa decisione di far dimettere ministri e sottosegretari non è condivisa". Mentre per il leghista Roberto Calderoli le mancate dimissioni "sono il miglior indice dello stato di salute del governo sulla cui durata non puntano nemmeno gli stessi esponenti di governo".
Il Senato tornerà a votare la prossima settimana. Ai sette si aggiungeranno le dimissioni di Gigi Malabarba che già prima delle elezioni aveva dichiarato di cedere il suo posto ad Heidi Giuliani, proprio nel giorno del quinto anniversario della morte del figlio Carlo durante gli incidenti al g8 di Genova del 2001.
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mercoledì 12 luglio 2006
ore 19:19 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La musica è finita di Vittorio Zucconi
E’ finito l’intervallo, ragazze e ragazzi, si ritorna in classe, di fronte ai cattivi maestri di sempre, quelli del "non si possono mandare in B i campioni del mondo", come se andare in B fosse Abu Ghraib, il Gulag, Guantanamo o Regina Coeli o il carcere di Torquemada, quelli dei "tifosi non devono pagare per gli errori dei dirigenti", come se gli stessi tifosi non avessero incassato successi grazie agli stessi dirigenti mentre commettevano "gli errori", quelli del "Milan non c’entra perché Meani era un millantatore" e mi ritorna in mente un agente di Borsa che un giorno mi telefonò per propormi di acquistare azioni di non so quale società petrolifera indonesiana e quando rifiutai perché era troppo bella per essere vera mi disse: "E lei che cosa direbbe se le offrissi una Rolls Royce per diecimila dollari?". Direi che è una macchina rubata, gli risposi riattaccando. Chi da corda a un magliaro è un magliaro lui stesso. Il giochetto della "deniability", del far fare le porcate agli altri coprendosi con la possibilità di negarle, del "vai avanti te che a me vien da ridere" è vecchio e non funziona.
La festa è finita, l’ora d’aria è passata, la pausa caffè è esaurita. Le signorine tornano in camera, come intimava la "madame" nei bordelli, i politicanti che inseguono il consenso per il consenso rialzano la loro "ugly head", la loro brutta faccia, senza alcun senso della giustizia o della moralità, fanno appello alla cecità dei tifosi che invocano sempre il calcio pulito, ma per gli altri, come si invocano le ferrovie ad alta velocità, sempre benvenute purché passino nel cortile del vicino, che solleticano il razzismo, carezzano il pelo delle bestie, dipingono i ladri come le vittime del furto, perché sono mantenuti dai ladri, quindi per loro il furto non esiste. Sentire uno che è stato ministro, e addirittura coautore di quella nuova Costituzione fortunatamente eliminata come l’Arabia Saudita, parlare di "negri, arabi e comunisti" fa rabbrividire chi ha assistito come me alla finale Italia-Francia nello stadio costruito dai Nazisti nel 1936 proprio per celebrare la superiorità dell’Europa Ariana contro le razze inferiori. Quell’Olympiastadion nel quale, a furia di rincorrere il consenso per il consenso, senza pensare alle conseguenze, Hitler tenne l’ultimo discorso ai bambini in divisa prima di mandarli a farsi massacrare dall’Armata Rossa, il 18 aprile del 1945. Si dice che Calderoli sia un cretino. Non è vero, è qualcosa di molto più grave.
Scrissi, quando amici si chiesero se si potesse fare il tifo per una Nazionale espressa dalla fogna della nostra Lega Calcio, che per due settimane avrei spento il cervello e acceso la pancia (il cuore, se preferite) e le due settimane sono divenute un mese, tanto meglio. Non rinnego quella decisione, non rinnego la raffica di saluti degli avi sparati verso i banchi dei giornalisti tedeschi in tribuna stampa al gol di Grosso, l’abbraccio furioso con il collega di Repubblica seduto accanto a me, Enrico Currò, al quinto rigore centrato, dopo che ci eravamo detti a bassa voce, poco prima, "mi sento che quella pippa di Treseghette lo sbaglia, sta a vedere" e bang, botta sulla traversa, mors tua, ciccio bello.
Ma è arrivato il momento di riaccendere il cervello, di riprendere i sensi, di uscire dalla sbornia, di inorridire al pensiero che questa vittoria resterà sospesa sopra il canale di scarico nel quale continueranno a nuotare gli stessi pescecani radioattivi e gli stessi animali mutanti, se tutto si risolverà in una vendetta degli eterni sconfitti contro la Juventus, in una "caccia al Moggi" come già fu caccia al craxiano o al democristiano negli anni 90, quando i leghisti andavano a Montecitorio agitando nodi scorsoi per impiccare i loro futuri sponsor e finanziatori.
Fino a quando non si cambieranno le sementi geneticamente modificate che hanno prodotto questi frutti, ci prenderemo in giro immaginando che mandare la Juve al torneo estivo "Bagni Mariuccia" di Lido degli Estensi risolva tutta o penalizzando il Milan di qualche punto, il Messina o il Siena divengano competitive per lo scudetto e per le coppe internazionali. E’ il sistema calcio che ha prodotto i Moggi, non i Moggi che hanno prodotto il sistema calcio e il resto è, appunto, "ricerca del consenso", adunata oceanica, nostalgia di Piazza Venezia. Se non cambia il sistema, il male si riprodurrà, magari a beneficio di altri tifosi, secondo il principio che due ingiustizie fanno una giustizia.
Dunque, chiudiamo qui l’intervallo, la pausa pranzo, l’ora d’aria mondiale e rimettiamoci la maschera anti gas perché i miasmi stanno risalendo dalla palude. Ci teniamo ben stretta quella Coppa, la gioia di avere potuto dire che siamo stati i migliori del Mondo, il 9 luglio e lasciamo agli altri, ai patetici francesi, la tristezza di difendere un campione invecchiato e incarognito che ha perduto la testa di fronte al sentimento della sconfitta e non ha avuto il coraggio morale di dire "ho fatto una colossale coglionata e chiedo scusa". E’ sempre più facile essere grandi calciatori che essere grandi uomini, come anche noi in Italia sappiamo bene.
Chi parteciperà ai campionati nazionali della prossima stagione non mi interessa, alla Lega Calcio ho smesso di credere quando è diventata la casa di tolleranza che è ora, dopo la vendita della primogenitura per le lenticchie di Mediaset e soltanto un malvagio potrebbe appassionarsi a una serie A per vedere come l’Inter riuscirà a non vincere neppure uno scudetto senza Juve, Milan, Fiorentina e Lazio e quanti gol farebbe una Juve in C se le sue stelle e stelline avessero la forza per accettare di giocare per pochi soldi nelle serie minori, in segno di gratitudine verso i tifosi e la società che li ha fatti miliardari.
Ma ora basta. Lasciamo il Calderoli, il Mastella, il Berlusconi chiuso nel proprio silenzio rosicone e incapace, per fantastica ironia della realtà sopra il marketing, di pronunciare anche quel grido che la Nazionale di Lippi ci ha finalmente restituito, Forza Italia! Il Mondiale in Testa chiude, prima che il sapore dolce che mi sono portato da Berlino divenga nausea.
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mercoledì 12 luglio 2006
ore 15:32 (categoria:
"Vita Quotidiana")
E stato rimosso ieri da tutti i luoghi in cui era stato affisso in Olanda il manifesto della PlayStation accusato da molti critici di razzismo. La pubblicità raffigurava una donna bianca mentre afferrava aggressivamente il viso di una donna nera e lo slogan recitava: "La Playstation portatile bianca sta arrivando". La Sony si è pubblicamente scusata con chiunque si fosse sentito offeso.
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mercoledì 12 luglio 2006
ore 11:32 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ragazzi miei, scienziati della comunicazione immaginari di Vittorio Zambardino
Cari maturandi (maturati),
pare abbiano bocciato poco le commissioni questanno. Adesso sarete pronti a pensare alliscrizione universitaria. Se non è cambiato qualcosa in questo paese, molti fra voi sceglieranno le varie facoltà e corsi di laurea in Scienze della comunicazione. Di certo saranno, quelli che prenderanno questa strada, molti di più di coloro che andaranno a economia e commercio, a giurisprudenza e moltissimi di più di quelli che sceglieranno matematica, fisica e altre scienze "dure". Vorrei dirvi: non fatelo. Ho qualche motivo valido per dirlo.
Lavoro da molti anni al crocevia tra giornalismo e tecnologia, tra internet e giornali, sulla linea di confine dei media "mainstream" con i nuovi. E le nuove iniziative essendo da sempre una delle poche porte che immettono nel mondo del lavoro, è ovvio che facciano scattare limmaginazione, linteresse, lambizione di persone che proprio nel mondo dei media, alla fine della fiera, vogliono entrare. Perché uno per quale motivo dovrebbe mai laurearsi in SdC, se non per entrare nel mondo dei media? Ripeto: non fatelo. Eccone i motivi.
Ma prima ovviamente spazziamo il campo dalle personalizzazioni. Racconto qui la spremuta delle mie esperienze con molti di voi, incontri avuti in questi anni, decine e decine di incontri e colloqui avuti in questi anni, centinaia di tesi viste, spesso anche sacrificando i sabati. Ho incontrato spesso gente seria e motivata, a volte molto preparata, sempre ben disposta a cambiare. Ma altrettanto regolarmente col piombo nelle ali. Quello dellambiente di studio nel quale si muovono.
Quel corso di laurea non solo non vi darà la preparazione necessaria a lavorare nei media, per i quali credo non esistano (e forse è una fortuna) vere e proprie istituzioni che possano preparare fino in fondo. Quel corso però non vi darà nemmeno le mitiche "basi" che dovrebbero poi essere necessarie per - facciamo qualche esempio - un master in marketing, un corso di giornalismo, un profilo manageriale. Perché? Non lo so, posso dirvi che è così e in che modo è così.
Ho incontrato studenti vogliosi di scrivere una tesi su internet, ho consigliato loro una bibliografia. Obiezione: "Mi scusi, ma questi sono libri in inglese". E allora? Questo lavoro si fa con linglese per l80%? "Io non so linglese". Non si potrebbe avere qualcosa in italiano? No non si potrebbe.
Ho incontrato ragazzi che... volevano fare una tesi su internet. Ha fatto delle ricerche su Google? "Sì, eccole". E capivi parlando che la ricerca su Google non era stata fatta, o che era stata fatta senza quel "raffinamento" che è il frutto di mille e mille volte che devi lambiccarti su un problema ed imparare a sgrossarlo, a renderlo sottile e lucido come un sasso consumato dal mare. Niente di tutto questo.
Ho incontrato studenti che... "la media ponderata ...". Scusi, ha famigliarità con la statistica? "No, ecco veramente, se potesse evitare certi concetti". La media ponderata? Un concetto?
Ho incontrato studenti che... la domanda e lofferta. "Sa, non ho tanta dimestichezza con leconomia". Ah no? Peccato.
Ho incontrato studenti che... losservatore partecipante. Un largo sorriso: "Ho studiato queste cose al corso di metodi e tecniche della ricerca", Bene, allora dicevo... "No scusi, però questo non mi serve per il mio lavoro". Come, non ti serve? La metodologia della ricerca non ti serve?
Allo stesso tempo però fioccavano domande sul "rapporto tra giornalismo tradizionale e giornalismo on line". Oppure, secondo lei, "come saranno influenzate le fonti del giornalismo alla luce di internet?". Il birignao appeso tra un servizio del tg e un po di babbling sociologico.
Ma ignorare il "contenuto" può essere perfino perdonabile (puoi sempre recuperare, leggendo), a fronte della mancanza "criminale" (perché frutto di un comportamento che danneggia gli studenti) di una mentalità rivolta al metodo. Come selezionare gli obiettivi di una ricerca, quali sono gli strumenti da adottare, lattitudine a leggere prima di andare da un disgraziato che lavora e che ti dedica unora del suo tempo.
E certo, perché, per utilizzare "lesperto" esterno, che lavora in unazienda, devi aver fatto prima un lavoro. Banalmente: devi sapere a cosa ti servirà, cosa vuoi chiedergli, cosa non puoi chiedergli. Insomma lesperto è una fonte, non quello che "ti fa" la tesi o ti dà gli elementi base che avrebbe dovuto darti linsegnante, prima che il lavoro vero e proprio cominciasse. Nessuno, cari studenti, vi addestrerà all uso delle fonti. E invece: "Il professore mi ha consigliato di parlare con lei". Immagino.
Se è possibile dirlo in modo un po più terra terra i professori che avrete, il personale insegnante che vi seguirà, lambiente nel quale vivrete non lavorerà, se lavorerà, per voi. Voi sarete soli , e solo la vostra iniziativa personale, il vostro saperci fare potrà togliervi da questo stato di abbandono. Con una ricaduta gravissima: che questa formazione da autodidatti di facoltà, affidati al proprio saperci fare, crea una cultura retorica, avvocatizia, che supera i problemi della propria preparazione sostituendo al lavoro umile e tosto la "manovra politica", fondata su chiacchiera e trucchetti, per aggiudicarsi oggi una buona tesi e domani un posto in cattedra. E la selezione più ingiusta e violenta che possa esistere: quella basata sulla furbizia.
Ma questo film labbiamo visto. Ho più di mezzo secolo, ma questo è lo spettacolo delle università meridionali (e non solo) nelle quali si è diventati per lungo tempo docenti per meriti di combriccola accademica e / o di partito. "Scienze".... della comunicazione?
Ragazzi miei, scappate, scappate a gambe levate. O toccherà ad altri soggetti sopperire con i propri mezzi alle carenze della vostra preparazione: a voi in primo luogo che vi troverete a prendere le vostre lezioni nei cinema parrocchiali dismessi dai preti, poi alla vostra famiglia che dovrà sborsare tanti soldi, e a chi vi riceverà in un luogo di lavoro e che dovrà dedicare al vostro perfezionamento tempo e risorse proprie e dellazienda (problema secondario, tuttavia, con quella laurea in una azienda non vi ci prendono).
E come se in ospedale i pazienti si curassero da soli o venissero curati dai famigliari invece che dai medici.
Scappate, ragazzi: verso una facoltà seria, una di scienze "dure", una che vi faccia "fare il mazzo" sui libri e che bocci senza pietà agli esami o meglio che vi faccia spendere tanto tempo in sessioni di lavoro comune, con i i professori e gli altri studenti, con tanto lavoro finalizzato al metodo e in uno spirito di gruppo.
O perlomeno, se non ve la sentite, una dove almeno vi insegnino linglese, la statistica e un po di economia. E un po di metodo.
Ma scappate.
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martedì 11 luglio 2006
ore 19:09 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sette esplosioni tra le 18.20 e le 19 hanno devastato la ferrovia di Bombay. I botti sono avvenuti quando i treni erano affollati di pendolari che rientravano a casa dopo il lavoro. Sulla linea Western Railway viaggiano ogni giorno circa 4,5 milioni di persone.
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martedì 11 luglio 2006
ore 15:58 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Svastiche nel ghetto a Roma Amato: "Da italiano mi vergogno"
Un inquietante episodio di antisemitismo nel centro di Roma: svastiche sono state disegnate nel ghetto. Sono state scoperte questa mattina e si presume siano state tracciate nella notte dei festeggiamenti per la vittoria della Nazionale ai Mondiali di calcio.
Proprio oggi il ministro dellInterno Giuliano Amato è stato in visita alla sinagoga di Roma, dove non ha mancato di sottolineare lindignazione per quanto accaduto e condannare il gesto. Dure le parole di Amato: "Mi vergogno da italiano che da ministro dellInterno mi debba preoccupare di dover garantire sicurezza e tranquillità alla comunità ebraica". "Non ci dovrebbero essere - ha sottolineato il ministro - queste ragioni di preoccupazione, ma, ahimé, ci sono. Basta una notte di festeggiamenti perché la Nazionale ha vinto i Mondiali perché qualche imbecille arrivi nel ghetto e scriva delle cose inammissibili".
Il rabbino capo Riccardo Di Segni ha sottolineato la solidità dei rapporti tra stato italiano e comunità ebraica e ha citato la frase di Amato, che si è definito ministro dei diritti, come esemplare della "prospettiva lunga e solida del nostro rapporto". "Resta il rammarico - ha detto Di Segni - di doverci ancora preoccupare della sicurezza e quello che è accaduto stanotte ci mette in qualche modo in allarme".
Leone Paserman, presidente della comunità ebraica, ha detto: "Siamo sempre sullavviso per minacce che arrivano da più fonti, da più parti con singoli episodi di antisemitismo anche recenti, rappresentati da striscioni negli stadi e graffiti sui muri. Per fortuna non abbiamo raggiunto il livello di aggressioni fisiche comune ad altri paesi europei".
Il sindaco Veltroni ha assicurato provvedimenti immediati: "Le cancelleremo subito. Queste scritte vengono da ambienti facilmente riconoscibili. E arrivato il momento che gli autori di questi gesti vengano riconosciuti e messi in condizione di non nuocere".
Unanime la condanna dellaccaduto da parte di tutte le forze politiche. Tra le voci che si sono levate per esprimere solidarietà alla comunità ebraica cè quella del presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, che ha telefonato questa mattina al rabbino capo di Roma. A Riccardo Di Segni Fini ha manifestato la sua indignazione per le scritte antisemite e ha ribadito al rabbino e a tutta la comunità ebraica piena e sincera solidarietà.
Le svastiche sono state disegnate in via del Portico di Ottavia, a pochi passi dalla grande sinagoga. Nella storica strada, simbolo della comunità ebraica romana, stamane si sono viste numerose scritte antisemite, svastiche e croci celtiche. Le svastiche, in vernice azzurra e bianca, sono apparse su citofoni e accanto a una tradizionale taverna che prepara cibo kosher. E stato imbrattato con scritte e svastiche anche un furgone parcheggiato vicino al Portico dOttavia. Sul posto, controllato giorno e notte dalle forze di polizia per la presenza della sinagoga, si sono già recati inquirenti e polizia municipale per i rilievi del caso.
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martedì 11 luglio 2006
ore 10:43 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Zidane, un popolo in lacrime per leclissi di un mito di TAHAR BEN JELLOUN
FACCIO parte di quella categoria di persone che non si appassionano al calcio. Alcuni miei amici considerano questa mancanza dinteresse un difetto, soprattutto per un romanziere che ha il ruolo di osservare la società e scrutare negli animi. Domenica sera ho scrutato corpo e anima di un giocatore: Zidane. Ho capito subito di trovarmi davanti a un artista, un uomo fuori dal comune, un genio che scrive con i piedi, che danza con il cuore, che canta e incanta milioni di persone. Mi è capitato di guardare qualche partita di questi mondiali.
Ho imparato come il calcio sia lunico nazionalismo accettabile per tutti, uno sciovinismo al limite del razzismo. Ho visto come i ragazzini si identifichino in questo o in quel giocatore. E facile, non richiede sforzi, si segue con gli occhi un pallone e quando si avvicina alla zona pericolosa si urla.
Domenica sera non tifavo né per la Francia né per lItalia, ritenendo che nel gioco le due squadre si equivalessero. Errore! Ho guardato la partita in un bar del Marocco dove tutti tifavano non tanto per la Francia quanto per Zidane. Non potevo far eccezione e soprattutto spiegare alla gente che limportante è il gioco e "che vinca il migliore". No: tutti gli occhi erano puntati su Zidane e nientaltro che Zidane.
Bisognava tener conto della situazione e, come mi ha fatto notare un vicino, "che cosa significa che nella nazionale francese 9 su 11 sono nordafricani?" Perché 9? Ho contato che cerano 7 giocatori di pelle nera, Zidane è nato a Marsiglia da una famiglia cabila.. ma il nono chi è? Il mio vicino urla: "Ma il musulmano Ribery! È francese ma si è convertito allislam sposando una maghrebina". Presto si dirà che è lislam a farli vincere.
E poi cè stato il dramma, lincomprensibile dramma in cui Zidane ha deliberatamente dato una testata a Marco Materazzi, dopo che questi lha insultato. Stando al Guardian di ieri, Materazzi gli avrebbe dato del "terrorista". Che importanza ha cosa gli ha detto? In pochi secondi Zidane è precipitato dalla vetta. Devessere stato ferito profondamente dalle parole di Materazzi per aver reagito a quel modo. Dopo il cartellino rosso, il silenzio e la costernazione hanno raggelato il bar. Zidane non giocava più, la partita non meritava più. Un uomo con le lacrime agli occhi si alza e ci parla di un filmato che mostra come i giocatori italiani si allenino a sferrare colpi agli avversarsi senza farsi beccare dallarbitro. Un ragazzo piange e dice che gli italiani hanno fatto cadere in trappola Zidane.
E io? Ammetto che ero arrabbiato. Non vedere più Zidane, il suo sorriso discreto, la sua andatura danzante e la sua simpatia comunicativa mi mancava. Pur ammettendo che entrambe le squadre hanno giocato molto bene, ho seguito la fine della partita con occhio distratto, perché la vittoria non sarebbe più venuta dal gioco ma dal caso, dalla fortuna, da un lancio di dadi.
Ho capito quanto i popoli arabi abbiano bisogno di un leader che non faccia politica. Hanno bisogno di qualcuno in cui identificarsi e che dia loro motivo di fierezza. Ma come mi ha detto mio nipote, maniaco del calcio, "Zidane ha reagito come un subnormale e si è rovinato limmagine". Sì, è un eroe stanco, ferito dallinsulto.
Un giornale giamaicano, il Gleaner, faceva osservare che "Zidane ha contribuito a unificare lumanità più di qualsiasi trattato politico, come Diego Maradona, per drogato, imbecille e incontrollabile che fosse, ha riunito intorno a sé più gente di Platone, Kant, Einstein, Gandhi e Mandela!".
Adesso non ho voglia di giocare. Scrittori come Gadda, Mallarmé, Faulkner o Joyce non hanno mai raccolto intorno alle loro opere più di una manciata di lettori, eppure hanno trasmesso allumanità uno spirito e un immaginario che apparterranno alla storia per secoli. Siamo seri: il calcio è un gioco, un gioco che piace a oltre due miliardi di persone, daccordo, ma anche unincredibile macchina per fare soldi, e questo è ben lungi dallessere innocente o veramente umano. Il calcio è diventato unindustria che macina miliardi di euro. E questo che sta guastando il gioco e lo sta trasformando in un affare con troppi interessi in ballo.
Quanto a Zidane, la sua carriera non si riassume in quellincidente. Dicendogli addio, speriamo di vederlo tornare anche solo per dire ai giovani di non cedere alla violenza. In questo, la sua parola vale mille volte quella di qualsiasi uomo politico.
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lunedì 10 luglio 2006
ore 11:21 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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