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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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mercoledì 8 marzo 2006
ore 09:52 (categoria:
"Vita Quotidiana")
«Il fatto è che, sulla carta, le donne hanno conquistato parità di fronte alle leggi. Lo si dichiara in ogni occasione. E in effetti di parità si tratta, ma sulla carta. Nella vita quotidiana questa parità è spesso un sogno. Molte ingiustizie sono tornate sotto altre forme, più subdole e più nascoste»
Dacia Maraini
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martedì 7 marzo 2006
ore 15:13 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Umberto Eco e limpegno di Libertà e Giustizia per convincere i delusi della sinistra 9 aprile, salviamo la democrazia
Siamo di fronte a un appuntamento drammatico. Dal 2001 a oggi lItalia è precipitata spaventosamente in basso quanto a rispetto delle leggi e della Costituzione, quanto a situazione economica e quanto a prestigio internazionale. Se dovessimo avere altri cinque anni di governo del Polo, rappresentati di fronte al mondo dai Calderoli e dalle ultime leve (appena arruolate in Forza Italia) dei più impenitenti tra i reduci di Salò, il declino del nostro Paese sarebbe inarrestabile e non potremmo forse più risollevarci.
Quindi lappuntamento del 9 aprile è diverso da tutti gli altri appuntamenti elettorali del passato: in quelli si trattava di decidere chi avrebbe governato senza sospettare che un cambio di governo avrebbe messo a repentaglio le istituzioni democratiche. Ora si tratta invece di salvare queste istituzioni.
In questo frangente i partiti di opposizione cercano, come è ovvio, di catturare il voto degli indecisi che nelle scorse elezioni avevano votato Polo e che si sono sentiti traditi. I partiti fanno il loro dovere, ma ritengo che rivolgendoci ai soci e ai simpatizzanti di Libertà e Giustizia occorra fare un altro ragionamento.
Uno dei rischi maggiori di queste elezioni non sono solo gli indecisi che hanno votato a destra la volta scorsa (i quali si sposteranno secondo dinamiche difficilmente controllabili, per fede o per pigrizia continueranno a votare come prima, o rinunceranno a votare). Daltra parte il loro numero, come mostrano i sondaggi, è oscillante. Io ritengo che il popolo di Libertà e Giustizia debba invece impegnarsi non per convincere gli indecisi di destra ma i delusi della sinistra.
Li conosciamo, sono molti e non è in questa sede che si possono discutere le ragioni del loro scontento. Ma è a costoro che occorre ricordare che, se si lasceranno trascinare da questo scontento, collaboreranno a lasciare lItalia in mano di chi lha condotta alla rovina. Non cè scontento, per quanto giustificabile, che possa stare a pari con il timore di una fatale involuzione della nostra democrazia, con lindignazione che coglie ogni sincero democratico di fronte allo scempio che si è fatto delle leggi, della divisione dei poteri, del senso stesso dello Stato. E questo che ciascuno di noi deve ripetere agli amici incerti e delusi. E proprio da loro e dal loro impegno che dipenderà se lItalia eviterà di essere ancora per cinque anni territorio di rapina da parte di difensori dei loro privati interessi..
Se pure questi amici ritengono di nutrire senso critico ed equanimità (perché è segno di senso critico ed equanimità - direi di onestà intellettuale - saper criticare la propria parte, e neppure il sito di Libertà e Giustizia si è sottratto a questo dovere), in questo momento essi debbono sacrificare i loro sentimenti e unirsi a tutti noi nellimpegno comune.
E in questa azione di convincimento che consiste il dovere e la funzione di quanti hanno partecipato in questi anni alla discussione che Libertà e Giustizia ha svolto e fatto svolgere. Ora la nave potrebbe affondare. Ciascuno deve prendere il proprio posto.
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martedì 7 marzo 2006
ore 12:39 (categoria:
"Vita Quotidiana")
8 marzo
GIAPPONE: 10.000 IN PIAZZA CONTRO DONNA-IMPERATORE
Manifestazione a Tokyo per protestare contro l’ipotesi di modifica costituzionale che consenta alle donne di salire sul trono della piu’ antica monarchia del mondo: oltre 10.000 persone sono scese in piazza per aderire alla protesta dalla neonata ’Associazione nazionale per il rispetto tradizionale della Casa Imperiale’. Chi vuole emendare la Costituzione "sta cercando di costruire una nuova nazione, ignorando traduzione e storia nazionali", ha tuonato Toru Miyoshi, uno dei leader, ex giudice della Corte Costituzionale. "Non possiamo fare a meno di notare che i loro intenti hanno terreno in comune con istanze sovversive". Il Giappone attende con il fiato sospeso l’esito della nuova gravidanza della principessa Kiko, moglie del principe Akishino, secondogenito dell’imperatore Akihito. Nella famiglia imperiale nipponica non nasce un erede maschio dal 1965 e se la principessa - 39 anni e madre di due figlie (Mako, 14 anni e Kako, 11) desse alla luce un maschio - il piccolo diventerebbe terzo nella linea di successione salica, dietro Naruhito e Akishino. La sua gravidanza ha cosi’ rinvigorito gli entusiasmi del fronte del ’no’ che considera un’aberrazione l’ipotesi di una donna-imperatore, con diritto di trasmettere il trono alla propria discendenza.
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martedì 7 marzo 2006
ore 09:42 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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lunedì 6 marzo 2006
ore 19:24 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Crediti uguali in tutti gli atenei. I rettori: ricorriamo al Tar di MASSIMILIANO PAPASSO
Dopo l’opposizione alla riforma dello status giuridico dei docenti e le critiche ai criteri di ripartizione delle risorse alle università, un nuovo e importante capitolo si va ad aggiungere allo scontro tra governo ed atenei italiani. Questa volta a far infuriare rettori, presidi e docenti ci sono gli ultimi decreti ministeriali sulle nuove classi di laurea, approvati in via definitiva dalla Camera nella scorsa settimana e che adesso sono in attesa del giudizio della Corte dei Conti per essere firmati dal ministro Letizia Moratti e diventare operativi.
In particolare sono due i punti dei nuovi decreti a non andar giù agli atenei italiani: il nuovo sistema di riconoscimento e attribuzione dei crediti agli studenti per ogni singolo esame e l’attuazione della riforma "ad Y" già dal prossimo anno accademico. Uno scontro che si preannuncia più infuocato che mai, visto che se dovesse arrivare il nulla osta da parte della Corte dei Conti, le Università italiane hanno già in mente di presentare ricorso immediato al Tar per scongiurare quello che hanno già definito "un nuovo attacco all’autonomia degli atenei".
La guerra dei crediti. Gran parte dello scontro tra ministero e università si gioca proprio sul terreno dei crediti universitari. I nuovi decreti, infatti, obbligano gli atenei a riconoscere come vincolanti quei crediti acquisiti dallo studente nei casi di cambio o trasferimento da università diverse. In pratica, ogni ragazzo non potrà più essere privato dei risultati - seppur intermedi - conseguiti all’interno del proprio percorso di studi. Da Milano a Roma, come da Enna a Trento, i crediti degli studenti avranno lo stesso peso specifico e alle università non rimarrà che riconoscerli, a patto che si rimanga nel recinto (in verità abbastanza ampio) della classe di laurea di partenza. Il nuovo sistema va a modificare quanto introdotto nel 1999 dalla riforma Berlinguer-Zecchino, secondo cui ogni singolo credito doveva essere valutato a approvato dai consigli di facoltà. I nuovi decreti inoltre introducono l’attribuzione di un "valore minimo" per ogni singolo esame (sei) e un tetto di otto prove all’anno. In sostanza le facoltà non potranno più prevedere nei propri piani di studi degli esami che garantiscono agli studenti pochi crediti.
Attacco all’autonomia. Se per l’opposizione "con questo decreto si vuole introdurre una sorta di valore legale per ciascun esame universitario, introducendo così un appiattimento qualitativo degli studi e dei titoli conseguiti", per i rettori il pericolo più immediato è quello di mettere a rischio l’autonomia degli atenei. "Le novità introdotte dal governo pongono un serio limite all’autonomia del nostro sistema universitario - spiega Guido Fabiani, rettore di Roma Tre e membro del comitato di presidenza della Crui -. Gli atenei hanno il diritto e il dovere di intervenire sulla qualità dei crediti acquisiti dagli studenti all’interno di un’altra esperienza di studio. Obbligando le università a riconoscerli, oltre a fare un passo indietro sul tema della valutazione tanto sbandierato da questo governo, si vuole dare una mano anche a quegli atenei privati nati negli ultimi anni". Non è fantascienza infatti prevedere che da molte dalle università sbocciate sotto l’ala protettrice della Moratti ci possa essere presto una migrazione di massa di studenti verso atenei più prestigiosi. Insomma l’ipotesi che si potrebbe avverare è che uno studente ottenga 2/3 della laurea in un ateneo "di serie B" e poi si trasferisca in una grande struttura per dare un valore aggiunto alla sua laurea. "Opponendoci a questa riforma - conclude Fabiani - vogliamo tutelare gli stessi studenti e la qualità del loro titolo di studio. Non ci può essere riconoscimento senza una attenta verifica della qualità del lavoro svolto".
L’incognita dei percorsi "ad Y". Oltre al sistema dei crediti, la partita tra governo e atenei si gioca anche sui tempi di attuazione della riforma "ad Y", che dovrebbe mandare in pensione il sistema del "3+2". Il nuovo percorso di studi prevede la possibilità da parte degli studenti - dopo un primo anno propedeutico e comune a tutti - di scegliere se conquistare una laurea triennale per provare ad entrare subito nel mondo del lavoro, oppure continuare a studiare per altri quattro. Se il meccanismo della riforma era chiaro già da tempo a molte università, i nuovi decreti approvati mercoledì scorso hanno accelerato i tempi di attuazione, prevedendo la partenza dei nuovi corsi già dal prossimo anno accademico e in ogni caso non oltre il 2007/2008. Una previsione secondo i rettori "azzardata" visto che l’offerta formativa degli atenei è stata già preparata secondo il vecchio ordinamento e non ci sarebbe più spazio per pensare ad una loro modifica. Anche perché proprio oggi partono le preiscrizioni degli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori.
"Più potere agli studenti". Ma se i nuovi decreti non sembrano andar giù a rettori e docenti, l’ennesima rivoluzione del sistema universitario italiano sarà accolto con grande soddisfazione dagli studenti, almeno secondo il sottosegretario del Miur Maria Grazia Siliquini, che più di tutti si è battuta per l’attuazione della riforma. "Sono molto soddisfatta - ha spiegato la senatrice di Alleanza Nazionale dopo l’ultimo via libera del Parlamento - perché siamo riusciti ad accogliere le osservazioni del Cun e dei giovani del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. Con questi decreti abbiamo voluto favorire la mobilità dei giovani tra corsi di laurea simili e tra atenei diversi. Sempre per il bene degli studenti, abbiamo voluto evitare un numero eccessivo di esami e la frammentazione dei crediti formativi assegnati ai vari insegnamenti, che ha contribuito alla parcellizzazione degli stessi, allo scadimento complessivo della qualità nella formazione nonché alla degenerazione di diverse facoltà, trasformatesi in semplici esamifici".
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lunedì 6 marzo 2006
ore 14:43 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La geografia della fame di Jacques Diouf , direttore generale Fao
È davvero difficile accettare l’idea che nel ventunesimo secolo vi siano nel mondo milioni di famiglie che vivono in condizioni di povertà perché è loro negato l’accesso alla terra, la più fondamentale delle risorse produttive. È un’ingiustizia che trova spiegazione nel valore che alla terra si è sempre attribuito sin dalle origini. Nelle società agricole essa rappresenta un patrimonio di importanza economica basilare, anche se per milioni di persone questo non è il suo valore primario, né l’unico.
Per le popolazioni indigene essa è tuttavia la base stessa della loro identità, è il luogo per eccellenza, come già per i loro avi: la terra dà le piante con cui curarsi, è l ambito delle attività lavorative, lo spazio in cui trascorrere i momenti di riposo, è casa di generazione in generazione. Nella maggior parte delle società, inoltre, la terra è sinonimo di potere, di status sociale, di appartenenza a una determinata classe socioeconomica. Per molte donne, la essa è condizione essenziale alla propria autonomia. La terra significa appartenenza a un luogo e a una cultura: quando si parla di uomini e donne senza terra, si intende gente senza un passato, un presente, un futuro.
Alcune riforme agrarie poste in atto in questi ultimi anni hanno cercato di sanare in qualche modo questa complessa situazione, con risultati più o meno significativi. Purtroppo, però, si è ancora ben lontani dall aver risolto la questione agraria nel suo insieme. E le nuove sfide mondiali, come quelle poste dalla globalizzazione degli scambi commerciali, dal massiccio inurbamento delle popolazioni contadine, dal degrado ambientale e dai conflitti sociali (spesso determinati dal mancato accesso e controllo sulle risorse naturali) esigono risposte urgenti di portata globale.
Mancano soltanto 10 anni al termine fissato dalla comunità internazionale negli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, entro il quale si dovrebbe dimezzare la fame nel mondo. Solo un rinnovato impegno di dimensioni globali nei confronti delle aree rurali disagiate potrà spezzare il circolo vizioso di povertà e fame in cui sono intrappolati ben 840 milioni di persone.
La Fao, con il sostegno del governo brasiliano, ha deciso di assumere la leadership di questo processo, e in tale ottica ha indetto una Conferenza internazionale su riforma agraria e sviluppo rurale (Icarrd) che si terrà da domani fino al 10 marzo nella città brasiliana di Porto Alegre. Obiettivo della Conferenza è quello di istituire un forum per la condivisione di conoscenze, esperienze, successi e difficoltà incontrate nell attuazione delle varie riforme agrarie nei diversi Paesi, nonché di riflettere insieme sul futuro dello sviluppo rurale. La Conferenza cercherà inoltre di costituire tra i partecipanti alleanze per azioni future.
Una delle principali lezioni apprese dalla storia delle riforme agrarie è che sono destinati all insuccesso tutti i processi che difettano di partecipazione attiva e che non comprendono in sé tutti coloro che hanno qualcosa da dire sulla tematica cruciale dello sviluppo locale. Ecco perché la Fao ha inteso aprire questa Conferenza alla partecipazione di tutti.
I temi da affrontare sono molti e di natura sostanziale: come conciliare giustizia sociale e sviluppo sostenibile; studiare leggi che tengano conto delle esigenze specifiche sia delle comunità nomadi che di quelle sedentarie; il ruolo rispettivamente dello Stato e del mercato nel processo di riforma agraria; promozione di fonti energetiche pulite, come le bioenergie; rilancio delle economie rurali; miglioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori agricoli stagionali; riconoscimento del ruolo vitale svolto dalle donne in agricoltura e nella conservazione delle risorse naturali. A Porto Alegre il dibattito si incentrerà su gruppi di tematiche tratte da studi analitici e documentazioni. Al termine, la Conferenza rilascerà una Dichiarazione finale e renderà pubblico un Piano d azione. Utilizzando un sistema di indicatori e di linee guida facoltative, un gruppo di Osservatori internazionali provvederà a verificare l’adesione al Piano d azione in termini di progressi compiuti in fatto di legislazione nazionale e internazionale.
Non è un caso che si sia scelto il Brasile come sede ospitante questa Conferenza: esattamente 60 anni fa il noto uomo di scienza e politico Josue de Castro pubblicava il suo «Geografia della fame», straordinario libro sulle cause della fame nel suo Paese e nel mondo. Le sue parole sono state tradotte in più di 25 lingue, e conservano ancora tutta la loro validità: «Il sottosviluppo non è semplicemente scarso sviluppo: è il risultato di un uno sviluppo universale mal diretto, un prodotto dell’abuso delle risorse naturali e umane. Sottosviluppo e fame possono essere eliminati dalla faccia della terra solo con una strategia di sviluppo globale che metta in moto i mezzi produttivi nell interesse della comunità».
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lunedì 6 marzo 2006
ore 11:03 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Inquisiti o condannati, la squadra del premier di Giuseppe Vittori
L’elenco completo dei candidati della Casa delle Libertà inquisiti, o condannati in via provvisoria, o addirittura pregiudicati in via definitiva, occuperebbe diverse pagine di giornale. Ci limitiamo ai casi più eclatanti, in rigoroso ordine alfabetico. Allinizio della sua avventura politica, il 27 marzo 1994, Silvio Berlusconi escluse anche gli aspiranti parlamentari raggiunti da un avviso di garanzia. Ora, dodici anni dopo, inchieste e processi a carico fanno curriculum.
Alemanno Gianni (An). Indagato dal Tribunale dei ministri per finanziamenti illeciti da Calisto Tanzi alla sua rivista «Area». Berlusconi Silvio (FI). È uscito indenne da una dozzina di processi, ma quasi mai per innocenza. Nellordine: unamnistia (falsa testimonianza sulla P2), sei prescrizioni (due per corruzione giudiziaria nei casi Mondadori e Squillante; quattro per falso in bilancio, tutte propiziate dalla sua «riforma» dei reati societari), un reato depenalizzato dal suo stesso governo (falso in bilancio All Iberian), un processo abolito dalla legge Pecorella (lappello Sme-Ariosto). Assolto per insufficienza di prove in Cassazione nel processo per le tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza (comunque accertate: vedi condanne del manager Sciascia e dei militari corrotti), il premier ha ancora due processi in corso: quello per i diritti Mediaset con le accuse di falso in bilancio, frode fiscale e appropriazione indebita (udienza preliminare); e quello per corruzione e concorso nella falsa testimonianza di David Mills (indagine appena chiusa). Ma è imputato anche in Spagna, per falso in bilancio e violazione dellantitrust nellaffare Telecinco.
Berruti Massimo Maria (FI). Condannato a 8 mesi definitivi per favoreggiamento nel processo Fininvest-Guardia di Finanza. Biondi Alfredo (FI). Ha patteggiato 2 mesi per evasione fiscale su 1 miliardo di lire a Genova (reato poi depenalizzato). Bossi Umberto (Lega). Condannato a 8 mesi definitivi per finanziamento illecito (maxitangente Enimont). Brancher Aldo (FI). Arrestato nel 93 per le mazzette Fininvest a Craxi, condannato in primo e secondo grado a 2 anni e 8 mesi per falso in bilancio e finanziamento illecito, sè salvato in Cassazione (falso in bilancio abolito dal suo governo, finanziamento prescritto). Ora è sospettato di aver ricevuto soldi da Gianpiero Fiorani.
Calderoli Roberto (Lega). Condannato in appello a 4 mesi per resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede leghista di via Bellerio a Milano, sentenza poi annullata dalla Cassazione che ordina un nuovo appello. Calderoli è sospettato anche di aver ricevuto denaro da Fiorani. Cantoni Giampiero (FI). Ex presidente della Bnl in quota Psi, inquisito e arrestato per corruzione, bancarotta fraudolenta e altri reati, ha patteggiato 2 anni e risarcito 800 milioni di lire. Cesa Lorenzo (Udc). Arrestato nel 93 dopo un periodo di latitanza, viene condannato nel 2001 con lex ministro Gianni Prandini a 3 anni e 3 mesi per corruzione: ha ammesso tangenti da centinaia di milioni per appalti Anas. Ma nel 2003 la Corte dappello di Roma annulla la condanna per un vizio tecnico: il pm aveva svolto funzione di gup. Così scatta la prescrizione.
Cuffaro Salvatore (Udc). Imputato per favoreggiamento a Cosa Nostra, è accusato di aver informato il boss Guttadauro e limprenditore colluso Aiello delle indagini a loro carico. DellUtri Marcello (FI). Condannato definitivamente a 2 anni per le false fatture e le frodi fiscali di Publitalia, ha patteggiato altri 6 mesi per false fatture e falso in bilancio, si è preso 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa dal Tribunale di Palermo e 2 anni per tentata estorsione dal Tribunale di Milano. E imputato a Palermo per calunnia e a Madrid per Telecinco. De Michelis Gianni (Psi). Ha patteggiato a Venezia 1 anno e 6 mesi per corruzione (mazzette autostradali del Veneto) e a Milano 6 mesi per finanziamento illecito (tangente Enimont). Del Pennino Antonio (Pri). Ha patteggiato 2 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito (Enimont) e 1 anno e 8 mesi per i finanziamenti illegali della metro milanese.
Drago Giuseppe (Udc). Condannato dal Tribunale di Palermo a 3 anni e 3 mesi per peculato e abuso per aver svuotato nel 98, quandera presidente della Regione Sicilia, la cassa dei fondi riservati, portando via i 230 milioni di lire ivi contenuti. Frigerio Gianstefano (FI). Condannato definitivamente a oltre 6 anni a Milano per le tangenti sulle discariche (3 anni e 9 mesi, corruzione) e per altri due scandali di Tangentopoli (2 anni e 11 mesi per concussione, corruzione, ricettazione e finanziamento illecito), è interdetto dal diritto di voto attivo e passivo fino al 2009, ma alla Camera -dove scontava la pena in affidamento ai servizi sociali- ha votato regolarmente le leggi. Galvagno Giorgio (FI). Ex sindaco Psi di Asti, nel 96 ha patteggiato 6 mesi e 26 giorni di carcere per inquinamento delle falde acquifere, abuso e omissione di atti dufficio, falso, delitti colposi contro la salute pubblica e omessa denuncia dei protagonisti dello scandalo della discarica di Vallemanina (smaltimento fuorilegge di rifiuti tossici in cambio di tangenti).
La Loggia Enrico (FI). Indagato al Tribunale dei ministri per finanziamenti da Parmalat in cambio di presunte «consulenze». La Malfa Giorgio (Pri). Condannato definitivamente a 6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito (maxitangente Enimont). Mannino Calogero (Udc). Condannato in appello a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Poi la Cassazione ha annullato la sentenza per difetto di motivazione e ha disposto un nuovo appello. Mannino però ha invocato la legge Pecorella, che abolisce lappello in caso di proscioglimento. Martinat Ugo (An). Viceministro delle Infrastrutture, è indagato a Torino per turbativa dasta e abuso in appalto per le Olimpiadi di Torino e in un altro per il Tav in Valsusa. Maroni Roberto (Lega). Condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia in via Bellerio.
Matteoli Altero (An). Il ministro dellAmbiente è indagato a Genova per rivelazione di segreto e favoreggiamento nei confronti dellex prefetto di Livorno: lo avrebbe avvertito delle indagini a suo carico sugli abusi edilizi allisola dElba. Previti Cesare (FI). Condannato due volte in appello, a 5 anni per corruzione del giudice Squillante e a 7 anni per corruzione del giudice Metta nel caso Imi-Sir, è in attesa della Cassazione. Romano Saverio (Udc). Il sottosegretario al Lavoro, indagato e poi prosciolto nel caso Guttadauro-Cuffaro per mafia e corruzione, è di nuovo sotto inchiesta per concorso esterno dopo le accuse del pentito Francesco Campanella. Sodano Calogero (Udc). Ex sindaco di Agrigento e ora senatore, ha totalizzato 6 anni di reclusione: 1 anno e 8 mesi definitivi per labusivismo edilizio nella Valle dei Templi (abuso dufficio); 3 anni e 4 mesi in Tribunale per vari appalti truccati (turbativa dasta, abuso,falso ideologico e truffa);1 anno in Tribunale per i veleni dellacquedotto municipale (abuso). È imputato per la sua villa abusiva e per lappalto dei rifiuti.
Taormina Carlo (FI). Indagato a Torino per calunnia e frode processuale nellinchiesta sulle impronte false di Cogne. Vito Alfredo (FI). Ha confessato di aver incassato 22 tangenti, patteggiato 2 anni di reclusione a Napoli e restituito 5 miliardi di lire con limpegno di abbandonare la politica. Poi è rientrato in Parlamento. E si appresta a tornarci.
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lunedì 6 marzo 2006
ore 09:44 (categoria:
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sabato 4 marzo 2006
ore 12:07 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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sabato 4 marzo 2006
ore 11:12 (categoria:
"Vita Quotidiana")
«Berlusconi? È un’acrobata della politica, uno molto distante dai valori americani. Si presenta di nuovo alle elezioni con l’appoggio dei suoi miliardi e di sei reti televisive senza alcun rispetto per le regole sul conflitto di interessi. Negli Usa non avrebbe alcuna chanche»
Arthur Schlesinger Jr., «La Repubblica», 3 marzo
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