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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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venerdì 5 ottobre 2007
ore 10:18
(categoria: "Vita Quotidiana")





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venerdì 5 ottobre 2007
ore 10:05
(categoria: "Vita Quotidiana")



Transex multati per una legge del 1931
"Vietato mascherarsi in pubblico"

MONTESILVANO (PESCARA) - Multati in base a una legge del 1931, mai abrogata. È accaduto lungo la riviera di Montesilvano dove alcuni transessuali sono stati sanzionati perchè vestiti da donna, in base all’articolo 85 del testo unico di pubblica sicurezza del 1931. I verbali sono stati effettuati nel corso di un controllo antiprostituzione, che ha interessato 19 tra prostitute rumene e italiane e transessuali sudamericani.

Nel confronti dei transessuali - spiegano in una nota i carabinieri del Comando provinciale di Pescara - verrà notificata la sanzione amministrativa prevista per chi "si maschera in pubblico alterando i connotati essenzaili del sesso e della persona fisica".

L’ammenda può variare da 10 a 103 euro. Il testo unico del Regio decreto prevede la sanzione amministrativa per chi si maschera in pubblico. La norma è la stessa che vieta l’uso della maschera "nei luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l’osservanza delle condizioni che possono essere stabilite dall’autorità locale di pubblica sicurezza, con apposito manifesto". In sostanza, tranne che a Carnevale o altre feste.

Nel 1976 la Corte di Cassazione affermò in una sentenza che il divieto di comparire mascherati in pubblico "ha carattere assoluto, essendo diretto a impedire che, mediante il mascheramento, possano compiersi i reati".


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giovedì 4 ottobre 2007
ore 16:03
(categoria: "Vita Quotidiana")



Sesso tra amici, lo stress è in agguato
"Il rischio è che prima o poi ci si innamori"

IL VERO problema sono le ore immediatamente successive. Quando al mattino ti svegli e non sai se devi dare il bacio del buongiorno alla persona che hai lì accanto o se puoi vestirti e uscire come se sul letto ci fosse il gatto. Quando sul display del telefonino compare il suo numero, e non sai se ti chiama per sospirare che è stato tanto bello o solo per dirti che ha dimenticato le sigarette sul tuo comodino. Superato l’impaccio, tutto a posto? No. La vita non è come in Friends o Sex and the City. Fare sesso con un amico (o un’amica) può provocare conseguenze serie. Tipo la chiusura di "una delle arterie emozionali che regolano i rapporti d’amicizia". Non ti manda al pronto soccorso ma forse su una panchina a dar da mangiare ai piccioni, in solitudine, perché non sei più in grado di stabilire legami affettivi. Almeno, è quel che rivela uno studio condotto su alcuni studenti della Michigan State University dai due ricercatori Melissa A. Bisson e Timothy R. Levine e pubblicata sul nuovo numero degli Archives of Sexual Behavior.

Si chiamano FWB, "Friends With Benefits". Qualcosa come "amici con qualche vantaggio", o "beneficio" in più. Insomma non fidanzati perché legarsi no, ma un po’ più che amici perché non solo di cinema e pizzeria è fatto il rapporto. Il quale, secondo l’indagine, ad alcuni sembra quello ideale perché senza l’impegno che un rapporto "vero" richiederebbe. Invece - sostengono i ricercatori - il rischio c’è, ed è facile che prima o poi uno dei due ci caschi, e si innamori davvero. E lì si rompe tutto, amicizia compresa.

Uno dei problemi, secondo lo studio, è nel fatto che due amici, che "prima" si frequentavano serenamente e con leggerezza affrontavano qualsiasi argomento, "dopo" scoprono di non riuscire più a parlare di niente. Bloccati da un tabù che è la loro stessa relazione, percepita come anomala, non-detta, non-affrontata e quindi non-risolta. "Una sensazione che si ripercuote anche sugli altri rapporti interpresonali, e che nei casi più accentuati può portare a una pericolosa tendenza all’isolamento".

La ricerca, condotta su 125 studenti, indica che il 60% degli intervistati ha avuto rapporti di questo tipo. Le conclusioni sono contraddittorie. Il sesso, dice gran parte degli studenti coinvolti, mette a rischio l’amicizia perché stimola, in uno dei due, il desiderio non corrisposto di una relazione stabile; allo stesso tempo "il vantaggio - spiega Levine, uno dei due autori dello studio, al New York Times - è che si instaurano fiducia e benessere reciproco ma si evitano i risvolti negativi di una relazione ’regolare’. Chi sceglie di essere FWB, non vuole legami".

Sta di fatto che - secondo la ricerca - il 10% di questi rapporti si trasforma in un vero e proprio "fidanzamento", circa il 33% esaurisce l’attrazione sessuale e torna senza problemi all’amicizia di partenza, mentre il 25% delle relazioni esplode, mandando in fumo pure il rapporto d’amicizia.

"Ci sono casi - spiegano i ricercatori - in cui i due partner sono ex fidanzati che talvolta si rivedono, ma anche persone che frequentano gli stessi luoghi e la stessa compagnia e, pur non essendo amici nel senso più profondo del termine, ogni tanto cedono alla passione". Ma non al sentimento. Questo è il punto: "C’è un forte desiderio di stare con l’altra persona - conclude Levine - che risponde a esigenze importanti, ma l’assenza di coinvolgimento emotivo rassicura e deresponsabilizza. E permette di ripetere a se stessi ’stai tranquillo, questa non è una storia’".


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giovedì 4 ottobre 2007
ore 10:46
(categoria: "Vita Quotidiana")



La Bibbia arriva sul telefonino
Si può scaricare con meno di 9 euro. Il servizio propone anche preghiere, inni e immagini sacre
di Simona Marchetti

LONDRA (Gran Bretagna) - Ora la Bibbia arriva direttamente sul telefonino. Una società gallese, la Teimlo, ha, infatti, lanciato un servizio, chiamato “Ecumen”, che permette di scaricare il libro più famoso di tutti i tempi sul cellulare, al costo di 6 sterline (meno di 9 euro). Iscrivendosi al sito www.ecumen.com/web/home/ si possono poi ricevere preghiere quotidiane via sms, da leggere ovunque e in ogni momento, per 25 pence (meno di 40 centesimi di euro) al giorno, ma anche scaricare suonerie (fra cui la “Marcia di Radetzky”, una delle più gettonate) al costo di 3 sterline (poco più di 4 euro), sfondi per il telefono con soggetti religiosi (fra cui angeli ed esortazioni a Dio) per 2 sterline (circa 3 euro) e persino giochi per il cellulare, sempre a 3 sterline.

FEDE IN MOVIMENTO - Definito “faith on the move”, ovvero “fede in movimento”, il servizio è rivolto soprattutto ai giovani, per tentare di avvicinarli (o riavvicinarli) alla religione cristiana, come ha confermato Erik Fok, responsabile vendite e marketing della Teimlo, nonché cattolico praticante, al Daily Telegraph: “Abbiamo creato una frattura nel mercato e sono sicuro che i più giovani apprezzeranno questo servizio. Finora, infatti, non c’erano molte possibilità di avere contenuti religiosi direttamente sui telefoni cellulari, ma so che c’erano tantissimi ragazzi cristiani che volevano questo genere di servizio e ora possono finalmente averlo”. Favorevole all’iniziativa è anche il pastore Robbie Howells della chiesa di Newport, Galles del sud: “La nostra missione è quella di prendere tutte le buone notizie che ci sono fuori di qui con ogni mezzo possibile – ha spiegato sempre al Daily Telegraph – e i telefonini sono davvero un grande modo per parlare alla gente del Vangelo perché, nella mia qualità di pastore, mi consentono di avere un nuovo mezzo di comunicazione con i membri della mia chiesa, in special modo quelli giovani”.

LA LETTURA DELLA BIBBIA - Secondo il religioso, grazie a questo sistema si incentiverebbe sicuramente la lettura della Bibbia: “Con il telefonino, il messaggio arriva in maniera divertente e questo faciliterebbe anche l’accesso alla Bibbia, perché non è più necessario portarsi dietro tutto il libro. Molti giovani cristiani non usano la Bibbia a scuola proprio per la difficoltà di consultazione. Ora, invece, possono averla direttamente sul loro telefono e leggere così con estrema facilità le sacre scritture, per trarre insegnamenti utili per l’intera giornata. Del resto, questa è proprio una delle cose che più mi emozionano: ovvero, incoraggiare le persone a consultare la Bibbia quotidianamente piuttosto che sentire la parola di Dio solo una volta alla settimana”.


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mercoledì 3 ottobre 2007
ore 14:24
(categoria: "Vita Quotidiana")



Scuola, gli esami di riparazione torneranno già da quest’anno
di SALVO INTRAVAIA

Dopo 13 anni tornano gli esami di riparazione. Il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, ha presentato ’le nuove misure per il recupero dei debiti scolastici’. Un decreto che gli oltre due milioni di studenti italiani che frequentano i primi quattro anni delle scuole superiori attendevano con ansia. Anche perché - questa la prima novità - il decerto prevede che la riforma parta già dall’anno scolastico in corso. L’unico passaggio mancante è l’approvazione della Corte dei conti dove il provvedimento è stato già inviato per la registrazione. Fioroni ha auspicato che ’l’iter sia rapidissimo’.

Ma l’idea che una fetta consistente di alunni, dal 1995 ad oggi, è stata promossa nonostante avesse accumulato lacune anche gravi in una o più discipline non è andata proprio giù all’inquilino di viale Trastevere. "Quarantadue studenti su cento - ha sottolineato il ministro - vengono ammessi con debito alla classe successiva, solo 1 su 4 lo recupera, ma gli altri vanno avanti comunque". Ecco che perché correre ai ripari. "Sarebbe imperdonabile - continua Fioroni - prendere atto di questa situazione e non fare nulla. Per questo ho deciso di stabilire una data per accertare di aver colmato le lacune. Le scuole organizzeranno corsi e faranno verifiche anche durante tutto l’anno, ma l’ultima chiamata dovrà essere fatta prima che ricomincino le lezioni: chi ha saldato andrà avanti, chi ha bisogno di più tempo si fermerà".

Tecnicamente non si può parlare di esami di riparazione, nel senso che la normativa sui debiti scolastici non è stata abrogata. Nei fatti, la formula scelta da Fioroni assomiglia moltissimo alla vecchia kermesse di settembre, preceduta per intere generazioni da stressanti estati passate a studiare. Se, infatti, il prossimo mese di giugno i ragazzi che frequentano le classi del superiore non dovessero riportare almeno 6 in tutte le discipline, se riusciranno ad evitare la bocciatura, la loro promozione sarà ’congelata’: ’il Consiglio di classe procede al rinvio della formulazione del giudizio finale’. Niente più, quindi, ’promozione con debito’.

Da questo momento per gli studenti comincerà il ’calvario estivo’. ’Il dirigente scolastico - recita il decreto - comunicherà alle famiglie, per iscritto, la motivazione delle decisioni assunte dal consiglio di classe’. Le famiglie saranno messe al corrente delle ’specifiche carenze rilevate’ e dei ’voti proposti’ dai prof . E, contrariamente al passato, sarà la scuola a farsi carico dei cosiddetti ’interventi didattici finalizzati al recupero dei debiti formativi registrati, che gli istituti saranno tenuti a realizzare entro il 31 agosto dell’anno di riferimento’. Le famiglie, tuttavia, possono decidere di affidare i propri figli alle cure di insegnanti privati, sollevando formalmente la scuola dall’adempimento.

Il momento della verità, come in passato, sarà a settembre. Entro il 7 settembre gli stessi insegnanti, ’in sede di integrazione dello scrutinio finale, procedono alla verifica dei risultati conseguiti e alla formulazione del giudizio definitivo che, in caso di esito positivo della valutazione, consente l’ammissione dell’alunno alla frequenza della classe successiva’. La stretta sugli alunni fannulloni del ministro Fioroni si tradurrà in un tour de force anche per i docenti e gli organi collegiali delle scuole che dovranno riprendere in mano i Pof (i Piani dell’offerta formativa) per organizzare gli interventi necessari a supporto degli studenti meno bravi.

L’estate scorsa, 42 studenti su 100 hanno ottenuto la promozione malgrado in una o più discipline i risultati finali non fossero, a parere dei prof, del tutto soddisfacenti. Nel 2005 se ne contarono il 30 per cento e due anni prima (nel 2003) se ne contarono 26 su 100. Per i ragazzi e le ragazze delle classi italiane l’autentica bestia nera è la Matematica, seguita dall’Italiano e dalle Lingue straniere. L’operazione avrà anche un costo, previsto dalla Finanziaria in fase di elaborazione. Attualmente, infatti, le ore di insegnamento dedicate ai ’corsi di recuperò vengono retribuite agli insegnanti con un compenso extra.


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mercoledì 3 ottobre 2007
ore 11:40
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il lager diventa Museo della Memoria
L’Argentina fa i conti con la dittatura
di OMERO CIAI

OGGI a Buenos Aires il complesso dell’Esma (Scuola tecnica della Marina) che dal 1976 al 1983 fu il più grande lager dell’ultima dittatura militare argentina verrà consegnato dalle Forze armate alle autorità civili per essere trasformato nel "Museo della Memoria". La costruzione del Museo, che verrà affidata alle organizzazioni per i diritti umani e finanziata dal governo nazionale, è uno dei passaggi simbolici più importanti nella politica del presidente Kirchner a favore delle vittime della "guerra sporca" scatenata trent’anni fa dai militari contro i partiti dell’opposizione, i sindacati e i movimenti studenteschi.

Lanciato più di tre anni fa, nel marzo del 2004, il progetto di trasformare l’Esma in un luogo della Memoria inizia così ad essere realizzato mentre grazie alla cancellazione da parte della Corte Suprema delle leggi di amnistia e indulto sono ripresi tutti i processi ai militari e ai membri della polizia accusati di torture, omicidi e crimini contro l’umanità. Due si sono conclusi da poco: Julio Simon, il carnefice di "Garage Olimpo", è stato condannato a 25 anni di carcere mentre l’ex commissario di polizia Miguel Etchecolatz ha avuto l’ergastolo.

All’interno dell’Esma, da dove partivano ogni notte i gruppi speciali (grupos de tarea) che sequestravano gli oppositori politici, vennero reclusi, torturati e uccisi più di 5.000 dei 30.000 desaparecidos della dittatura militare dei generali Jorge Videla, Emilio Massera e Roberto Viola. La maggior parte di loro venne gettata nel Rio della Plata in quelli che si chiamarono "i voli della morte", operazione con la quale - come ha rivelato l’ex marinaio Adolfo Scilingo condannato a 640 anni di carcere da un tribunale spagnolo per crimini contro l’umanità - i militari facevano scomparire le persone sequestrate e condannate a morte senza processo.

Negli edifici dell’Esma funzionò in quegli anni anche un piccolo ospedale con un reparto maternità clandestino. Lì i militari attendevano che le ragazze incinte sequestrate portassero a termine la gravidanza per sottrarre loro i bambini, che venivano affidati a famiglie di militari o poliziotti, e poi ucciderle.

Prima di essere narcotizzati e gettati in mare i prigionieri - nella stragrande maggioranza giovani sotto i 25 anni - venivano torturati e costretti a collaborare con l’illusione, di solito falsa, di avere salva la vita.

Il complesso dell’Esma si trova nella zona nord della capitale argentina e ha una superficie di 14 ettari all’interno della quale sorgono una trentina di edifici che negli ultimi anni hanno ospitato il centro di studi strategici della Marina, un liceo militare e una scuola di guerra navale.

L’apertura al pubblico del "Museo della memoria" è prevista entro un mese, all’inizio di novembre. Ma per il futuro il governo argentino ha in serbo un progetto più ambizioso: trasformare l’area dell’Esma in un Istituto Internazionale sui diritti umani e consegnarlo alle cure dell’Unesco.


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mercoledì 3 ottobre 2007
ore 10:08
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Così le guardie private Usa uccidevano i civili di Bagdad"
L’ultimo caso: spari sulle auto, 11 morti tra i quali un bimbo
di MARIO CALABRESI

NEW YORK - "La diplomazia dei cowboy: i mercenari che uccidono in tuo nome". Questo il titolo della storia di copertina dell’inserto di domenica del New York Post, tabloid conservatore di proprietà di Rupert Murdoch, che raccontava le gesta della più grande compagnia di sicurezza privata che lavora in Iraq per il governo americano: la Blackwater.

Da anni le società che gestiscono le quasi cinquemila guardie del corpo occidentali sono accusate per le violenze e gli incidenti causati, e per l’impunità di cui godono, ma solo da domenica 16 settembre è cominciata a crescere anche negli Stati Uniti l’indignazione per alcuni loro comportamenti. Quel giorno un convoglio della Blackwater, che stava scortando un gruppo di funzionari dell’ambasciata americana nel quartiere Mansour di Bagdad, temendo un’imboscata ha aperto il fuoco su un gruppo di automobili civili uccidendo 11 persone tra cui un bambino di nove anni.

Una strage che ha scatenato la rabbia irachena: il governo dello sciita Al Maliki ha espulso la società dal Paese revocandole la licenza. E l’Amministrazione Usa ora ha deciso di inviare una squadra speciale dell’Fbi a Bagdad per investigare il caso e riferire se ci sono gli estremi per un’inchiesta penale da parte di un tribunale americano. L’indagine dei federali andrà ad aggiungersi a quella del governo iracheno e alle inchieste già in corso del Pentagono e del Dipartimento di Stato.

Ma a gettare benzina sul fuoco lunedì è arrivato un rapporto di 15 pagine della Commissione di controllo sulle attività del governo, guidata dal democratico Henry Waxman, in cui si sostiene che dal 2005 a oggi la Blackwater - il principale contractor privato americano in Iraq, che garantisce la sicurezza ai diplomatici dello State Department - è stata coinvolta in almeno 195 conflitti a fuoco e che i suoi uomini hanno sparato per primi in più dell’ottanta per cento dei casi.

Nel rapporto inoltre si accusa il Dipartimento di Stato di non aver chiesto conto alla società dei troppi incidenti ma anzi di averla coperta ogni volta che accadevano: "La prima preoccupazione del Dipartimento - si legge - sembra essere sempre stata quella di chiedere alla Blackwater di indennizzare economicamente le vittime degli incidenti anziché cercare le responsabilità per l’accaduto o indagare se c’erano stati comportamenti criminali".

Così si scopre che alla vigilia di Natale dell’anno scorso uno degli uomini della compagnia, tornando da una festa completamente ubriaco, uccise uno degli agenti di scorta del vice presidente iracheno Adil Abd-Al-Mahdi. Immediatamente l’uomo venne rimpatriato e la Blackwater se la cavò con soli 15mila dollari di risarcimento alla famiglia della vittima.

Ma non solo, si scopre ora che la compagnia, che impiega soprattutto ex uomini dei reparti speciali americani e li addestra in un campo in North Carolina, ha dovuto licenziare 122 persone - un settimo delle sue forze in Iraq - per comportamenti violenti e perché sparavano ubriachi o drogati.

Per i suoi servizi la Blackwater è costata al governo americano, solo in Iraq, oltre un miliardo di dollari: negli ultimi due anni ha preso 832 milioni di dollari dal Dipartimento di Stato, la metà dei quali senza neanche una gara d’appalto. Soldi ben spesi secondo il fondatore e presidente, l’ex incursore della Marina, Erik Prince, che ieri è stato sentito al Congresso: "Nessun individuo, diplomatico, funzionario del governo o parlamentare in visita, è stato mai ucciso o ferito e l’area in cui operiamo è la più pericolosa dell’Iraq, mentre noi abbiamo perso 30 uomini e ne abbiamo avuti 125 gravemente feriti. Dall’inizio dell’anno abbiamo fatto 1873 servizi di scorta fuori dalla green zone di Bagdad e solo 56 volte, meno del tre per cento dei casi, è stato aperto il fuoco. Gli esseri umani fanno errori, e se hai mille persone sul terreno può capitare che ogni tanto qualcuno faccia cose stupide".

Gigantesco, capelli rasati con la sfumatura alta, Prince - al centro dell’attenzione anche per i suoi rapporti e per i suoi finanziamenti al partito repubblicano - ha rifiutato la ricostruzione della strage di domenica 16 settembre: "Vi sono stati giudizi affrettati basati su informazioni non accurate: i miei uomini hanno solo risposto al fuoco per sfuggire ad un’imboscata preparata con un autobomba guidata da un kamikaze e da un gruppo di ribelli armati con i fucili automatici Ak 47".

Quasi contemporaneamente però la Cnn mandava in onda le interviste a due testimoni oculari: il primo è un poliziotto iracheno, Sarhan, il secondo è un uomo di affari di 37 anni, padre del bambino ucciso. Secondo Sarhan il convoglio di quattro veicoli della Blackwater guidava nella direzione sbagliata: "Un vigile ha fermato il traffico per farli passare, le guardie private hanno sparato cinque o sei colpi per allontanare la gente, ma uno di questi ha colpito un’auto uccidendo un ragazzo che viaggiava con la madre". A questo punto secondo alcune versioni l’auto colpita bloccava il passaggio, secondo altre i poliziotti iracheni spararono verso gli uomini della Blackwater: "Gli americani cominciarono a sparare pesantemente in tutte le direzioni uccidendo tutti quelli che erano nelle macchine davanti a loro e chi era per strada. Nessuno ha sparato verso di loro".

L’uomo d’affari aggiunge: "C’eravamo fermati per far passare il convoglio ed eravamo tranquilli perché stavamo in una zona sicura, ma un attimo dopo hanno cominciato a sparare su tutte le auto e mio figlio Alì, che era seduto dietro di me, è stato colpito alla testa. Chiunque abbia cercato di scendere è stato ucciso. Era l’inferno. Ora non voglio soldi ma che dicano la verità".

Ieri, all’inizio della seduta al Congresso, Waxman ha chiesto alla Commissione: "La Blackwater sta aiutando o danneggiando i nostri sforzi in Iraq?". A guardare i giornali e le televisioni sembra che la risposta comune cominci ad essere la seconda e che il clima sia cambiato lo dimostra anche il fatto che oggi la Camera voterà una legge che stabilisce che tutti i contractor che operano all’estero potranno essere processati dai tribunali penali americani e - se approvata - darà all’Fbi i poteri per investigarli e perseguirli.


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martedì 2 ottobre 2007
ore 15:58
(categoria: "Vita Quotidiana")



«L’11 settembre ci ha resi stupidi... Piango e onoro chi è stato ucciso quel giorno, ma la nostra reazione, anche la mia, ha completamente squilibrato l’America. È tempo di rimettere le cose a posto. Non possiamo più permetterci di essere stupidi, abbiamo bisogno di un presidente che ci unisca intorno a una causa comune, non a un comune nemico»

Thomas Friedman, editorialista del New York Times


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martedì 2 ottobre 2007
ore 10:04
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 2 ottobre 2007
ore 09:32
(categoria: "Vita Quotidiana")



San Marino, primo capo di Stato disabile
"Via tutte le barriere architettoniche"
di PAOLA COPPOLA

SAN MARINO - "Non mi guardate come un’anomalia o un’eccezione: questo è il vero cambiamento". Parla un capo di Stato disabile che vuole fare di San Marino un luogo senza barriere architettoniche. Mancano poche ore al suo insediamento e oggi inizia la sfida vera: Mirko Tomassoni ha sei mesi per dimostrare che il terzo paese più piccolo d’Europa e per di più tutto salite, arroccato com’è sul monte Titano, sull’appennino tosco-romagnolo, può diventare un posto dove un handicap non è una fatica in più che si aggiunge alle incombenze di ogni giorno. E se la morfologia del territorio complica le cose, la politica in certe circostanze può semplificarle, perché nella Serenissima Repubblica di San Marino si fa presto a cambiare. Non le consuetudini, inalterate da secoli, ma i servizi, destinati a poco più di 30mila cittadini, sì.

Tomassoni - uno dei due Capitani reggenti che si sono insediati oggi - non solo è giovanissimo (ha 38 anni), ma è stato costretto da un incidente su una sedia a rotelle. Divide la carica con un avvocato altrettanto giovane (43 anni), Alberto Selva, e ora si tratta di capire se diventerà davvero un Roosevelt in piccolo come promette il suo curriculum. "Lo stimo come uomo, sarà un onore lavorare insieme", aggiunge Selva. Ed è importante che i Capitani reggenti siano in sintonia perché qui uno ha potere di veto sull’altro.

Per permettere l’insediamento di Tomassoni la Repubblica ha dovuto dare un segnale concreto: i palazzi pubblici sono stati adattati a fare passare una carrozzella e persino il protocollo della cerimonia è stato modificato. Il quattrocentesco Palazzo Valloni, sede dell’archivio di Stato, ha un ascensore nuovo che permette al Capitano reggente di raggiungere la stanza del Trono. Il Palazzo Pubblico, la sede del Parlamento, dopo il restauro del ’94 da parte di Gae Aulenti, era a norma, ma uno degli scranni della reggenza è stato tagliato per accogliere, alla stessa altezza, i due Capi di stato e, per la prima volta nella storia di San Marino, per prestare il giuramento questi non sono saliti dalla scalinata principale del palazzo.

Nell’anno europeo delle pari opportunità l’elezione di Tomassoni è un simbolo, eppure, vista da qui, non è la prima volta che lo Stato delle consuedutini e delle tradizioni si riscopre ad anticipare i tempi. "Successe anche nell’81 quando ai vertici dello stato arrivò una donna", dice Lea Pedini, che oggi è il direttore generale del Dipartimento degli affari esteri, e allora fu un caso.

Oggi succede invece che in un Paese che esprime quattro Capitani reggenti l’anno possa toccare anche a un esponente della società civile che si è distinto per il suo impegno. Anche se disabile e anche se ha scoperto la politica da grande: Tomassoni è stato espresso dal Psd (il partito dei socialisti e dei democratici), ma prima lavorava in polizia. Nel ’98 dopo l’incidente ha fondato l’associazione Attiva-mente, e ha così iniziato il suo impegno nel volontariato. Nel parlamento sammarinese è arrivato solo nel 2006 e da lì al semestre alla guida della massima magistratura civile. In sei mesi vuole portare più servizi ai disabili e abbattere le barriere architettoniche del piccolo Stato, poi come vuole l’istituto reggenziale, quando finirà il suo mandato tornerà a essere un cittadino normale.


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