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MERAVIGLIE

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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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lunedì 24 settembre 2007
ore 11:23
(categoria: "Vita Quotidiana")



I costi della politica salgono ancora. La Casta promette e non mantiene
Sergio Rizzo
Gian Antonio Stella

Cosa deve accadere, perché capiscano? Devono esplodere il Vesuvio, fallire l’Alitalia, rinsecchirsi il Po, crollare la Borsa, chiudere gli Uffizi, dichiarare bancarotta la Ferrari? Ecco la domanda che si stanno facendo molti cittadini italiani. Stupefatti dalla reazione di una «casta» che, nel pieno di polemiche roventi intorno a quanto la politica costa e quanto restituisce, pare ispirarsi a un antico adagio siciliano: «Calati juncu ca passa a china», abbassati giunco, finché passa la piena. Un giorno o l’altro la gente si rassegnerà...

Non sono bastati infatti mesi di discussioni su certi privilegi insopportabili di quanti governano a livello nazionale o locale, decine di titoli a tutta pagina di quotidiani e settimanali, ore e ore di infuocati dibattiti televisivi, code mai viste nelle librerie di lettori affamati di volumi che li aiutassero a capire. Non è bastata la sbalorditiva rimonta nella raccolta delle firme del referendum elettorale che dopo essere partita maluccio è arrivata in porto trionfalmente. Non sono bastate le piazze stracolme intorno a Beppe Grillo e le centinaia di migliaia di sottoscrizioni alle sue proposte di legge di iniziativa popolare.

Macché: non vogliono capire. Non tutti, certo. Ma in troppi non vogliono proprio capire. Lo dimostra, ad esempio, il bilancio appena varato della Camera dei deputati. Dove una cosa spicca su tutte: dopo tante dichiarazioni di buona volontà e pensosi inviti a rifiutare ogni tesi precostituita e sospirate ammissioni che alcuni «benefit » erano proprio indifendibili e solenni impegni a tagliare, le spese sono cresciute ancora. E ben oltre l’inflazione. Il palazzo presieduto da Fausto Bertinotti era costato nel 2006, quando i primi mesi erano stati gestiti dalla destra, 981.020.000 euro: quest’anno, alla faccia di quanti sostenevano che tutta la colpa fosse della maggioranza berlusconiana che aveva lasciato una «macchina » spendacciona, ne costerà 1.011.505.000. Con un aumento del 3,11 per cento: il doppio dell’inflazione.

GLI STIPENDI E GLI AFFITTI - Non basta. Nel 2008, stando alle previsioni del bilancio triennale, queste spese che già hanno sfondato (prima volta) la quota-choc di un miliardo di euro, cresceranno ancora. Fino a 1.032.670.000. Per impennarsi ulteriormente nel 2009 fino alla cifra sbalorditiva di 1.073.755.000. Sintesi finale: in soli tre anni i costi di Montecitorio, dopo tutto il diluvio di belle parole spese per arginare l’irritazione popolare, saranno aumentati del 9,2%. Con un aggravio sulle pubbliche casse di 92 milioni di euro in più rispetto al 2006.

Ricordate cosa avevano assicurato, per arginare la mareggiata di contestazioni, a proposito dello stipendio dei deputati? Che l’indennità, che stando alla politica degli annunci è già stata tagliata un mucchio di volte, sarebbe calata. Falso: costerà il 2,77 per cento in più: un punto abbondante oltre l’inflazione. E i vitalizi? Il 2,93 per cento in più. Per non dire delle retribuzioni del personale. Avete presente la denuncia dell’Espresso sulle buste paga dei dipendenti delle Camere? La scandalosa scoperta che un barbiere del Senato può arrivare a 133 mila euro lordi l’anno e cioè 36 mila euro più del Lord Chamberlain della monarchia inglese? Che un ragioniere della Camera può arrivare a 238 mila, cioè circa ventimila euro più dell’appannaggio del presidente della Repubblica? Bene: stando al bilancio di Montecitorio, il monte-paghe del personale costerà nell’anno in corso il 3,73 per cento in più.
Oltre il doppio dell’inflazione.

Quanto agli affitti per i palazzi a disposizione (insieme col Senato la Camera è arrivata, tra immobili di proprietà e in locazione, a 46) sono cresciuti del 6,6%: il quadruplo dell’inflazione. Eppure non è neppure questo il record. I traslochi e il «facchinaggio» erano costati nel 2006 la bellezza di 1.255.000 euro, con un rincaro di 45.000 euro sul 2005. Dissero: «Si è dovuta tenere in giusta considerazione la spesa aggiuntiva» dovuta alle «esigenze inevitabili nel corso del cambio di una legislatura ». Può darsi. Ma allora a cosa è dovuta quest’anno l’ulteriore aggiunta di altri 100 mila euro, pari a un aumento di oltre l’8 per cento? Siamo entrati, senza saperlo, in una nuova legislatura?

LE SPESE PER I VIAGGI - Quanto ai viaggi, le polemiche sull’uso spropositato degli aerei di Stato prima nell’era berlusconiana e poi nell’era unionista, sono scivolate via come acqua. Basti dire che le spese di trasporto, alla Camera, aumentano del 31,82%. Diranno: è perché da questa legislatura ci sono 12 deputati degli Italiani all’estero che devono tenere i rapporti con i nostri elettori emigrati. Costoso ma giusto. Tesi inesatta. È vero che 1.450.000 euro (121 mila per ogni parlamentare) se ne vanno in «trasporti aerei circoscrizione estero». Ma il costo complessivo dei viaggi aerei, al di là del via vai di questa pattuglia di deputati «esteri», salirà da 6 milioni a 7 milioni 550 mila. Un’impennata sconcertante.

Ma mai quanto quella dei costi dei gruppi parlamentari. La regola sarebbe chiara: si può dar vita a un gruppo parlamentare se si hanno almeno 20 deputati. Su questa base, all’inizio della legislatura avrebbero dovuto essere otto. Ma grazie alle deleghe concesse dal subcomandante Fausto sono saliti via via a quattordici. Con una moltiplicazione delle sedi (che ha costretto a prendere in affitto nuovi uffici nonostante i deputati potessero già contare su spazi procapite per 323 metri quadri), delle segreterie (più 12,3% sul 2006), delle spese varie. Al punto che i contributi ai gruppi, che nel 2005 erano pari a 28 milioni 700 mila euro e nel 2006 erano già saliti a quasi 33, sono cresciuti ancora fino a 34.300.000 euro. Cioè quasi 14 in più rispetto a sette anni fa. Il che vuol dire che nel quinquennio berlusconiano e in questa successiva stagione unionista, il peso di questi gruppi sulle pubbliche casse è cresciuto del 67,4 per cento.

DEMOCRAZIA E ANTIPOLITICA - Tutti «costi della democrazia»? Pedaggi obbligatori che altri paesi non pagano (non così, non così!) ma che gli italiani dovrebbero essere felici di versare per tenersi stretti «questo» sistema parlamentare, «questa» macchina pubblica, «questi» governi statali, regionali, provinciali, comunali che i loro protagonisti presentano, facendo il verso al «Candido» voltairiano, come il migliore dei mondi possibili? Tutti costi impossibili da ridurre al punto che il bilancio della Camera prevede già di costare come prima e più di prima anche negli anni a venire a dispetto di ogni dubbio e di ogni critica? Dice la storia che la Regina Elisabetta, invitata dal governo inglese a tagliare, ha preso così sul serio questo impegno che la spesa pubblica per la Corona è scesa dai 132 milioni di euro del 1991-1992 a meno di 57 milioni.

Eppure, guai a ricordarlo. C’è subito chi è pronto a levare l’indice ammonitore: attenti a non titillare l’antipolitica, attenti a non gonfiare il qualunquismo, attenti a non fare della demagogia. Ne sappiamo qualcosa noi, ne sa qualcosa chiunque in questi mesi ha rilanciato con forza alcune denunce, ne sa qualcosa Beppe Grillo. Ma certo, non tutto quello che ha detto il «giullare- à-penser» genovese può essere condiviso. Dall’invettiva del «Vaffanculo Day» lanciata in un Paese che ha bisogno come dell’ossigeno di un linguaggio più sobrio fino all’appoggio alle tentazioni di rivolta fiscale. Un acerrimo avversario dello Stato italiano come Sylvius Magnago, straordinario protagonista di durissimi scontri in difesa dei sudtirolesi di lingua tedesca, lo ha spiegato benissimo sottolineando di sentirsi «un patriota austriaco ma un cittadino italiano»: «prima» si devono pagare le tasse, «poi» si può dare battaglia.

Ma quale autorevolezza hanno per liquidare Grillo quanti per anni e anni non sono riusciti a dimostrare la volontà, la capacità, la credibilità, la forza per cambiare sul serio questo Paese? L’Umberto Bossi che intima a Grillo che «occorre stare attenti a non esagerare» non è forse lo stesso Bossi che diceva che «il Vaticano è il vero nemico che le camicie verdi affogheranno nel water della storia»? Gerardo Bianco che al Grillo che vorrebbe un limite massimo di due legislature risponde dicendo che «non bisogna seguire la piazza a rimorchio di istrioni della suburra» non è lo stesso che siede in Parlamento dal 1968? E il Massimo D’Alema che liquida gli attacchi di Grillo ai partiti dicendo che per sua esperienza «se si eliminano i partiti politici dopo arrivano i militari e governano i banchieri» non è lo stesso che nei giorni pari dice che «la politica rischia di essere travolta come nel 1992» e nei dispari che «i costi della politica sono un’invenzione di giornalisti sfaccendati»?

E la destra che, Udc a parte, ha firmato col proprio questore il bilancio della Camera e poi si è rifiutata di votarlo nella speranza di cavalcare la tigre, non è quella stessa destra che governava con una maggioranza larghissima nei cinque anni in cui le spese delle principali istituzioni pubbliche sono cresciute di quasi il 24 per cento oltre l’inflazione? Per quel po’ di esperienza che abbiamo fatto in questi mesi dopo l’uscita del nostro libro, incontrando diverse migliaia di persone, ci andremmo molto cauti, prima di liquidare l’insofferenza di milioni di cittadini, confermata inequivocabilmente dai sondaggi e dalle analisi di Ilvo Diamanti, come «tentazioni antipolitiche». Noi abbiamo visto piuttosto crescere una nuova consapevolezza. Quella che «prima» del legittimo diritto di ognuno di noi di sentirsi di destra o di sinistra, abbiamo tutti insieme un problema: una politica che ha allagato la società. E che, come dimostra il dibattito di queste settimane, non ha la forza non solo per risolvere i problemi ma neppure per metterli sul tavolo.

BILANCI TRASPARENTI - È «antipolitico» chiedere come mai non vengono neppure ipotizzati l’abolizione delle province o l’accorpamento dei piccoli comuni? Che tutte le amministrazioni pubbliche siano obbligate a fare bilanci trasparenti dove «acquisto carta da fax» si chiami «acquisto carta da fax» e «noleggio aerei privati» si chiami «noleggio aerei privati» così da spazzare via tanti bilanci fatti così proprio per essere illeggibili? Che anche il Quirinale metta in Internet il dettaglio delle proprie spese come Buckingham Palace? Che venga rimossa quella specie di «scala mobile» dell’indennità dei parlamentari ipocritamente legata a quella dei magistrati due decenni abbondanti dopo l’abolizione del meccanismo per tutti gli altri italiani? Insomma: viva le istituzioni, viva il Parlamento, viva i partiti. Però diversi: diversi. E soprattutto: è antipolitico chiedere che certi politici italiani la smettano di essere così presuntuosi da pretendere di identificarsi automaticamente con la Democrazia?


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lunedì 24 settembre 2007
ore 10:56
(categoria: "Vita Quotidiana")





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venerdì 21 settembre 2007
ore 15:44
(categoria: "Vita Quotidiana")



Cortigiane e amanti, storia segreta del potere
Principi della Chiesa e dame spregiudicate: un libro racconta l’eterna ipocrisia. Ne parla il libro «Cardinali e cortigiane»
di Gian Antonio Stella

«Isabella mia chara, chara, chara, chara, te baso con tucta l’anima mia sin de qua et prego che ti ricordi di me come merita il grandissimo amore che ti porto». Il cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena doveva proprio aver perso la testa, per quella damigella di corte di Isabella d’Este che portava lo stesso nome della duchessa e aveva conosciuto durante un viaggio a Mantova. E certo non si faceva problemi a esprimere quei sentimenti con una passione (teoricamente) proibitissima a un uomo di Chiesa. Tanta indifferenza ai giudizi altrui un buon motivo l’aveva. In quel 1515 in cui scriveva alla sua bella, la corte pontificia di Leone X, alla quale il prelato apparteneva, non si scandalizzava certo per così poco. Anzi. Lo racconta un libro appena uscito per la Newton Compton. Si intitola Cardinali e cortigiane ed è stato scritto da Claudio Rendina, che alla storia di Roma, dei papi, dei soldati di ventura, degli ordini cavallereschi ha dedicato diversi volumi. Tutti caratterizzati da continui rimandi a una ricca bibliografia (i libri e i documenti citati in questa occasione sono 168), ma insieme da una scrittura volutamente leggera, apparentemente «facile» e da una esuberante raccolta di aneddoti e curiosità che forse faranno alzare con disappunto il sopracciglio a qualche barone dell’accademia, ma accompagnano attraverso certi percorsi nel nostro passato anche persone che altrimenti non ci si avventurerebbero mai. Dettagli irresistibili. Come la descrizione, presa dallo «Zoppino», pseudonimo di un sacerdote e scrittore spagnolo nonché «protettore di cortigiane », Francisco Delicado, delle tecniche usate per sedurre i suoi spasimanti da una certa Lucrezia Porzia. La quale non solo faceva pesare i suoi favori concedendosi solo dopo mille preghiere e regali e vestendo la parte della verginella sdegnosa (al punto che la chiamavano «Matrema non vole», soprannome ripreso anche dall’Aretino), ma si dava arie da intellettuale facendosi « beffe d’ogni uno che non favella a la usanza; e dice che si ha da dire balcone e non finestra, porta e non uscio, tosto e non vaccio, viso e non faccia, cuore e non core, miete e non mete, percuote e non picchia, ciancia e non burla ». Ne esce un libro curioso. Che mette insieme, incrociandole continuamente, un sacco di storie di cardinali (e papi) e di donne di facili costumi. Le quali a volte erano così costose che talora, scrisse Montaigne, «volevano essere pagate anche per la semplice conversazione» e riuscivano a diventare immensamente ricche, come quella Giulia, detta La Lombarda, che riposa accanto all’altare maggiore della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna e davanti alla cui tomba qualcuno prega invocando una grazia senza sapere che la «sontuosa meretize» morta nel 1542 aveva potuto comprare a Brentasecca, vicino a Padova, una bella villa con campagna con quello che aveva ricavato vendendo gli ori e i gioielli avuti in dono dalla danarosa clientela.

UN ACCOSTAMENTO CHE NON DEVE STUPIRE - Questo accostamento tra le «squillo» e gli uomini di Chiesa dei tempi meno virtuosi, del resto, non deve stupire. Basta rileggere Montesquieu a proposito della città serenissima: «Mai in nessun luogo si sono visti tanti devoti e tanta poca devozione come in Italia. Bisogna tuttavia ammettere che i veneziani e le veneziane hanno una devozione che riesce a stupire: un uomo ha un bel mantenere una puttana, non mancherà certo la sua messa per nessuna cosa al mondo». Proprio un proverbio veneziano del Settecento riassumeva così la dolce vita suggerita ai nobiluomini: «La matina una messetta, dopo pranzo una bassetta, dopo cena una donnetta». Messa, bisca, amante.

SESSO E POTERE, DA MESSALINA A OGGI - E a leggere il libro di Claudio Rendina, che accosta cortigiane e cardinali come sintesi del rapporto che esiste da sempre tra sesso e potere, da Messalina al deputato dell’Udc Cosimo Mele, protagonista del recente festino a luci rosse all’Hotel Flora con due ragazze a pagamento e un po’ di cocaina, furono proprio tanti, a seguire l’ipocrita raccomandazione. Al punto che nella chiesa capitolina di Sant’Agostino, come scriveva Georgina Masson nel suo Cortigiane italiane del Rinascimento, «tutto lo spazio compreso tra l’altare e i posti nei quali sedevano i cardinali era occupato da cortigiane » che in una città come Roma «erano assidue frequentatrici di chiese, dato che era anche questa un’eccellente forma di pubblicità, forse la migliore». Ed ecco la storia di Pietro Riario, figlio adottivo di Papa Sisto IV, che dava nel suo palazzo a Santi Apostoli indimenticabili banchetti di sei ore con 42 portate e aveva come amante una ballerina di nome Tiresia, che appariva alle feste su un cocchio tirato da cigni e che il cardinale, nota il genovese Battista Fregoso, manteneva «con una prodigalità tale che si comprende dall’uso di scarpette ricoperte di perle». Ecco Madama Lucrezia, una bella figliola di Torre del Greco che, dopo esser stata l’amante del re di Napoli Alfonso d’Aragona, reso ben presto, come scrisse il futuro papa Enea Piccolomini, «servo di una femminetta», andò a cercar fortuna a Roma. E Vannozza Cattanei, che diede tre figli (Cesare, Juan e Lucrezia) all’amante Rodrigo Borgia, futuro Alessandro VI, il quale le offriva copertura procurandole uno dietro l’altro tre mariti di comodo, via via defunti. E giù giù fino a Beatrice Ferrarese, immortalata da Raffaello, e alla celeberrima Veronica Franco, che a Venezia ospitò nel suo talamo Enrico III che andava a Parigi a farsi incoronare e gli regalò una poesia da lei composta e un ritratto che le aveva fatto il Tintoretto. Fino alla Divina Imperia, cortigiana di straordinario spessore intellettuale, a Clementina Verdesi che Giuseppe Gioachino Belli ribattezzò «puttana santissima», alle nipoti del cardinale Mazzarino che i maligni chiamavano les mazarinettes, al vescovo col «vizietto» di Frascati Enrico Stuart di York, alla contessa di Castiglione. Indimenticabile, tra l’altro, la descrizione, ripresa dalle memorie di Giovanni Burcardo, cancelliere del Papa e noto come cardinale d’Argentina, del banchetto organizzato dal duca Valentino «al quale prendono parte cinquanta meretrici oneste, quelle dette cortigiane. Finito di cenare ecco le cortigiane danzare con i servitori e altre persone che si trovano lì; da principio vestite, poi nude. Sempre dopo cena vengono posati in terra i candelabri con le candele accese che illuminano la mensa; dove vengono sparse delle castagne che le meretrici, nude, raccolgono passando fra i candelabri sulle mani o sui piedi. Tutto alla presenza e sotto lo sguardo del Papa, del duca e di sua sorella Lucrezia… ». È proprio vero: se la Chiesa è sopravvissuta, deve avere sul serio qualcosa di grande…


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venerdì 21 settembre 2007
ore 11:58
(categoria: "Vita Quotidiana")



Burlando contromano in autostrada
"Sono deputato", niente multa
di MASSIMO CALANDRI

GENOVA - Per un chilometro e passa ha guidato contromano, rischiando una mezza dozzina di scontri frontali con le vetture che stavano per imboccare il casello autostradale. Fermato da una pattuglia della polizia, invece della patente ha mostrato la tessera da deputato. Che tra l’altro è scaduta da un paio d’anni. Dicono non sembrasse turbato più di tanto, anzi. "Hanno ragione", ha detto serenamente Claudio Burlando - ex ministro dei Trasporti e già sindaco di Genova, fino al 2005 in Parlamento con i Ds, attuale presidente della Regione Liguria - indicando gli automobilisti fermi ai lati della carreggiata e sotto shock per lo spavento.

Gli agenti hanno calmato gli animi, preso nota del documento, telefonato in centrale. Poi lo hanno lasciato andare. Nemmeno l’ombra di una multa. E massima discrezione. I poliziotti qualche ora più tardi hanno sottoscritto - "per dovere d’ufficio" - una relazione di servizio. Che avrebbe dovuto restare chiusa in un cassetto.

E’ successo domenica scorsa. "Verso le ore 12,15 la pattuglia veniva inviata dal locale Centro Operativo Autostradale presso il casello di Genova-Aeroporto", scrivono gli agenti. Poco prima la centrale ha raccolto le telefonate - terrorizzate, infuriate - di alcuni automobilisti. "Giunti sul posto venivamo avvicinati da tre persone". Sono gli occupanti dell’ultima vettura che stava per essere centrata dalla macchina del Presidente. Al volante c’è un signore di 59 anni, con la figlia e il fidanzato di lei. "Asserivano di essersi trovati l’autovettura Mitsubishi Space Runner targata AH... procedere contromano".

Raccontano i tre di essersi avvicinati furibondi alla macchina per prendersela con il guidatore. E che quello restava chiuso all’interno dell’abitacolo, ignorandoli, il telefonino incollato all’orecchio.

Ma chi è l’automobilista? "Alla guida della Mitsubishi si trovava tale Burlando Claudio, nato a Genova il 27.04.1954, identificato mediante tessera della Camera dei Deputati numero 938...". Precisano gli agenti: "Quest’ultimo ammetteva quanto sostenuto dagli utenti senza dare un giustificato motivo alla manovra effettuata". E in coda alla relazione: "La pattuglia, non avendo comunque accertato l’infrazione in oggetto, si asteneva dal contestare alcun tipo di sanzione, limitandosi ad informare il comandante telefonicamente e a redigere la presente".

Secondo la ricostruzione dei poliziotti, il presidente ligure proveniva dagli Erzelli, una collina dove sono depositati i container vuoti del porto di Genova. Voleva dirigersi verso il mare, ma ha sbagliato strada. All’altezza dell’ingresso autostradale con ogni probabilità intendeva fare inversione e passare sull’altra carreggiata. E però le due strade sono divise prima da una barriera di catene, poi dal guard-rail in cemento. Così è partito in contromano, tenendosi rasente ad un muraglione sulla sinistra, forse sperando di trovare uno spazio nella barriera ed infilarcisi.

Il fatto di aver incrociato alcune macchine nell’opposto senso di marcia, di aver sfiorato più volte lo scontro, non lo ha indotto a desistere. Al contrario, ha percorso più di un chilometro. Resta da capire perché la Stradale, nonostante Burlando abbia ammesso le sue colpe, non abbia elevato alcuna contravvenzione. Codice alla mano, per la guida contromano sono previsti quattro punti in meno sulla patente. Dieci in caso di curve e strade divise da carreggiate separate.


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venerdì 21 settembre 2007
ore 10:18
(categoria: "Vita Quotidiana")



Amsterdam: via la zona a luci rosse

AMSTERDAM — Il quartiere a luci rosse di Amsterdam sta per sparire. La città ha siglato un accordo con una società immobiliare perché questa rilevi un terzo delle «vetrine» dove le prostitute espongono se stesse e le convertano in negozi. Per fare questo, il Comune ha stanziato circa 15 milioni di euro. Serviranno a ripianare la perdita di valore del quartiere quando questo si sarà svuotato e a compensare la società immobiliare che intanto avrà acquistato le vetrine da Charles Geerts, il proprietario attuale, per 25 milioni di euro. La decisione suscita polemiche. Il sindaco Job Cohen l’ha spiegata così: «Dalla legalizzazione del 2000, le cose sono cambiate. Siamo stati messi di fronte a episodi di sfruttamento e a ogni genere di attività criminale». Cohen allude al riciclaggio di denaro e al traffico di droga che hanno spinto a revocare 33 licenze ai tenutari di bordelli. «Cos’è più importante? Attirare turisti o la dignità delle donne sfruttate?», si è chiesto il primo cittadino. La pensa diversamente il sindacato delle prostitute: «Se le finestre chiuderanno, le donne saranno sfruttate da qualche altra parte, dove però i sindacalisti non saranno in grado di avvicinarle», ha detto la portavoce Metje Blaak.


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giovedì 20 settembre 2007
ore 19:25
(categoria: "Vita Quotidiana")



Stage, atto d’accusa delle Ue
"Basta lavoro mascherato da studio"
di TULLIA FABIANI

Combattere l’abbandono scolastico, favorire l’inserimento nel mondo del lavoro e, soprattutto, controllare i tirocini: tempi, condizioni, e obiettivi reali di uno stage. Basta con il lavoro mascherato da tirocinio; basta con i rimborsi mancati, i rinnovi senza garanzie e i passaggi da un’azienda all’altra senza mai ottenere un lavoro vero. L’Unione Europea lancia il monito contro le forme di abuso dei tirocini e promuove nuove politiche per i giovani: la popolazione europea invecchia rapidamente e la fascia dei lavoratori giovani si restringe, perciò è necessario investire sulla "promozione della piena partecipazione dei giovani nell’occupazione, nell’educazione e nella società".

L’indagine. Secondo uno studio della Commissione, in Europa un giovane su sei abbandona la scuola prima di aver completato il corso di studi e 4,6 milioni di persone tra i 15 e i 24 anni sono disoccupati. Anche i ragazzi diplomati incontrano diverse difficoltà: uno su tre è senza lavoro un anno dopo essere entrato nel mercato del lavoro; mentre uno su quattro, al termine degli studi, non ha maturato abbastanza competenze per trovare un’occupazione. Perciò nel documento della Commissione si evidenzia la necessità, a livello europeo e nazionale, di investire di più e a breve nell’istruzione dei ragazzi e di migliorare la transizione dall’istruzione al lavoro.

"C’è da affrontare una situazione paradossale: l’Ue da un lato ha carenza di manodopera e dall’altro troppi giovani disoccupati - evidenzia Vladimír 0pidla, Commissario per l’occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità - Dobbiamo riuscire a dare vita a una società capace di integrare, nella quale nessuno sia lasciato indietro".
Nel rapporto della Commissione è evidente infatti che le sfide fronteggiate dai giovani oggi sono più complesse di quelle affrontate dalla generazione dei loro genitori: flessibilità e precariato come primi ostacoli, poi la maggiore qualificazione richiesta e lavori che presuppongono abilità diverse e superiori rispetto al passato; e, d’altra parte, il rifiuto per lavori ritenuti squalificanti. Tutto accompagnato da un passaggio scuola-lavoro lento e complicato, di cui i tirocini, in molti casi, sono pessimo esempio. "Lo stage è troppo spesso un lavoro mascherato da tirocinio - afferma 0pidla - non si tratta di volontariato, ma di una formazione che deve essere pagata e deve dare valore aggiunto al tirocinante. Inoltre non è possibile che ci siano giovani che saltano da uno stage all’altro senza avere un lavoro vero. Questo diventa dumping sociale e va combattuto". Un impegno significativo dunque contro gli "abusi" praticati dalle aziende su stagisti che quasi sempre lavorano gratis.

Le proposte politiche. A questo proposito la Commissione nel 2008 presenterà un Codice di Buona Condotta per i tirocini: "Purtroppo - precisa 0pidla - non sarà legalmente vincolante, in quanto la Commissione non ha potere di emanare direttive in materia di occupazione, anche se in questo caso lo farei volentieri". Il documento verrà sottoposto ai governi e alla società civile, per essere discusso e per diventare un punto di riferimento riconosciuto a livello europeo. Il modello di riferimento potrebbe essere quello del programma Leonardo, che negli ultimi anni ha consentito a migliaia di giovani di studiare e lavorare grazie a borse di studio comunitarie.

"Nel momento in cui milioni di ragazzi in Europa tornano sui banchi di scuola all’inizio del nuovo anno scolastico, dobbiamo intensificare gli sforzi affinché possano sviluppare le loro capacità e partecipare più attivamente alla società - dichiara Ján Figel’, Commissario europeo per l’istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù - I giovani devono sentire che hanno tutto l’interesse a impegnarsi". Un esempio viene dalle attività di volontariato: la Commissione sostiene infatti che è necessario investire non solo in termini finanziari ma anche in termini politici e sociali, attraverso famiglie, associazioni, ONG, insegnanti e datori di lavoro.
Le proposte operative contenute nella Comunicazione saranno presentate ai giovani il 16 settembre a Lisbona, ma intanto sollecitano gli Stati membri a coinvolgere i ragazzi nei processi di decisione e di valutazione delle politiche per la gioventù; invitano a collegare meglio istruzione e imprese; chiedono di lottare contro l’abbandono scolastico, e di implementare una ’flexicurity’ che migliori le prospettive sul mercato del lavoro.

Mentre sul fronte mobilità, accanto alla richiesta di facilitare le opportunità di spostamento, sono già annunciate iniziative: dal 24 al 29 settembre sono in programma infatti le Giornate dell’Occupazione. Una videoconferenza con 50 giovani che sono andati a lavorare fuori dal loro paese e un incontro tra i giovani e 50 imprese europee, che nella speranza dei Commissari dovrebbe portare alla firma di 1000 contratti. Infine, altri impegni concreti: redigere ogni tre anni, con la collaborazione dei giovani stessi, una relazione sulla gioventù; realizzare una nuova Strategia per la Salute che sostenga le iniziative pensate per i ragazzi; valutare le attività di volontariato affinché vengano riconosciute nel curriculum.


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giovedì 20 settembre 2007
ore 16:50
(categoria: "Vita Quotidiana")



Gb, sterilizzazione come anticoncezionale
Ogni anno circa 40 mila donne si sottopongono all’occlusione delle tube di Falloppio.
di Simona Marchetti

LONDRA - Farsi sterilizzare come scelta contraccettiva. Sono in aumento le giovani inglesi sotto i 30 che si sottopongono all’intervento, certe di non volere bambini. Lo rivelano i dati del Servizio Sanitario di Sua Maestà (NHS) e una ricerca svolta dalla «Marie Stopes International», che si occupa di problematiche legate al sesso e alla riproduzione femminile. Stando ai risultati, ogni anno circa 40 mila donne sceglierebbero la via della sterilizzazione (ovvero, l’occlusione delle tube), mentre rispetto all’anno scorso, nella sola Inghilterra si è registrato un incremento dell’1% nel numero di interventi privati di ragazze non ancora trentenni. Una pratica inconcepibile per chi ha già un figlio o ne è alla disperata ricerca. Eppure c’è chi l’ha fatto e non ne è per niente pentita, come hanno raccontato tre giovani «mai mamme» al Daily Mail.

NIENTE BAMBOLE - «Fin da bambina sapevo che non avrei mai voluto figli – ha raccontato Charlie McCann, una single del Dorset che si è «regalata» l’intervento per i suoi trent’anni – perché non mi è mai piaciuto giocare con le bambole. Mi ricordo che avevo circa 7 anni e un giorno lo annunciai ai miei amichetti, dicendo che non mi sarei mai sposata e non avrei mai avuto figli. Crescendo, tutti mi dicevano "mai dire mai", ma io ero convinta e la prima volta che mi sono informata sulle procedure per la sterilizzazione avevo 21 anni. Peccato che il medico da cui andai mi rise in faccia, dicendomi che ero troppo giovane per decidere». Per legge, i dottori rifiutano di praticare la sterilizzazione alle donne al di sotto dei trent’anni o a chi non ha già un figlio, mentre andando privatamente non ci sono remore morali: basta pagare 1200 sterline (circa 1700 euro).

L’INTERVENTO - Ma Charlie, oggi 34enne, all’epoca non poteva permettersi un tale esborso, è così ha aspettato di spegnere la trentesima candelina prima di andare sotto i ferri, con il placet del servizio sanitario nazionale e della madre Frances. E pensare che cinque anni fa era stata la stessa ragazza ad assistere la sorella maggiore al momento del parto della secondogenita, tagliando addirittura il cordone ombelicale. «È stato bello assistere alla nascita di mia nipote – ha spiegato ancora Charlie – ma il mio istinto materno è rimasto a zero». L’intervento di chiusura delle tube di Falloppio dura in genere 45 minuti in anestesia generale: le tube vengono bloccate in modo che ovulo e spermatozoo non possano incontrarsi. Il «blocco» si può attuare ponendo fasce o clip sulle due condutture, legandole e tagliandole, o persino applicando della corrente elettrica per riscaldarle e bloccarle con cicatrici.

RIPRISTINO - Sebbene non completamente irreversibile, l’operazione di ripristino può essere molto costosa e problematica, oltre ad avere fra il 65 e il 95% di possibilità di riuscita. Ma Charlie non ha alcuna intenzione di tornare indietro: «Malgrado mi svegliassi piangendo per il dolore e abbia avuto crampi terribili per sei settimane, non ho mai rimpianto neanche per un minuto la mia scelta. Alcune mie amiche si sono sentite offese per la mia decisione, ma non mi considero una persona crudele solo perché la nostra società non può accettare che una donna decida di non avere figli. Se io non giudico chi li ha, perché gli altri dovrebbero giudicare me?». La pensa allo stesso modo Justine James, una ventottenne del Kent che sette anni fa si è fatta sterilizzare in una clinica privata. «Non mi sono mai piaciuti i bambini e non mi è mai piaciuto averli in giro, così perché non avrei dovuto farlo? All’epoca, il mio compagno mi appoggiò in pieno e noi abbiamo rotto solo diversi anni dopo, quando la relazione aveva ormai fatto il suo corso. Ho raccontato della mia operazione anche al mio attuale partner e l’ha accettata subito, anche perché nemmeno lui vuole figli. E pure i miei genitori, malgrado sia figlia unica, mi hanno sostenuto, perché la loro unica preoccupazione è che io sia felice e io lo sono davvero».

MONDO SOVRAPPOPOLATO - A differenza di Justine e come già per Charlie, anche Sarah McIntryre ha dovuto aspettare di scollinare i trenta prima di farsi chiudere le tube, perché non poteva permettersi di pagare l’intervento privatamente. Oggi, che di anni ne ha 33, la ragazza non potrebbe essere più soddisfatta della drastica soluzione, anche se la sua esperienza è stata molto diversa da quella delle altre due ragazze: «Quand’ero una stupida teenager rimasi incinta del mio ragazzo, ma non lo dissi a nessuno e al quinto mese ebbi un aborto che mi fece andare in travaglio. Fu un’esperienza traumatica che ha rafforzato la mia idea di non volerla mai più ripetere in futuro. Le mie due sorelle e mio fratello hanno tutti dei bambini, ma io sono arrivata alla conclusione che la maternità non faccia per me. E credo anche che ci siano motivazioni sociologiche nel fatto di non avere figli: perché far nascere bambini in questo mondo già sovrappopolato, quando stiamo facendo di tutto per rovinarlo? E perché dovrei esporre mio figlio al rischio della droga e delle armi?».

DISAPPROVAZIONE - I legittimi dubbi di Sarah sembrano però scandalizzare ancora l’opinione pubblica, come ha sottolineato Annily Campbell nel suo «Childfree and Sterilised» («Senza figli e sterilizzate»): «Malgrado le donne stiano prendendo sempre più coraggio e siano disposte ad ammettere di non volere figli, la società moderna è meno disponibile ad accettare la cosa. Avere o non avere dei figli dovrebbe essere una scelta paritetica, ma non è affatto così, perché nel primo caso si ha la benedizione incondizionata, mentre nel secondo si viene solamente disapprovati».


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giovedì 20 settembre 2007
ore 12:57
(categoria: "Vita Quotidiana")



Antitrust apre indagine sul caro-libri scolastici

ROMA - L’Antitrust ha deciso di avviare un’istruttoria nei confronti dell’Aie, l’Associazione italiana editori, per possibili intese restrittive della concorrenza nel mercato dell’editoria scolastica. Lo rende noto un comunicato che spiega come ieri "i funzionari dell’Autorità, coadiuvati dal Nucleo speciale della Guardia di finanza, hanno svolto le ispezioni presso i soggetti interessati".

L’ipotesi dell’Antitrust è che l’assetto del settore, caratterizzato da imprese con quote di mercato stabili nel tempo, potrebbe essere determinato anche da comportamenti delle imprese volti che alterano il normale gioco competitivo. In questo contesto l’Aie, mettendo a disposizione di tutti gli operatori, attraverso i propri database, informazioni dettagliate sulle tipologie di libri e le condizioni di prezzo, potrebbe aver agevolato il coordinamento delle politiche commerciali e distributive degli editori.

In sostanza, secondo l’Authority, l’Aie, in quanto associazione di imprese, potrebbe aver rivolto alle proprie associate indirizzi sui comportamenti di mercato da tenere. Nelle scorse settimane, l’Antitrust aveva ricevuto segnalazioni da parte dell’associazione dei consumatori Altroconsumo, che avevano evidenziato un sensibile aumento del prezzo dei testi scolastici utilizzati per la scuola secondaria, in alcuni casi superiore al 10%. "Tale fenomeno, secondo i segnalanti, si sarebbe ripetuto in maniera sistematica da diversi anni", conclude la nota.


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giovedì 20 settembre 2007
ore 12:15
(categoria: "Vita Quotidiana")





Un’attrice hard in politica
Federica Zarri:"Ma non sono Cicciolina"
di Massimo Longoni

“Basta tasse senza servizi e mettiamo un freno alla microcriminalità”. A dirlo è Federica Zarri, attrice hard di professione, ma ora presidentessa di uno dei Circoli della Libertà fondati da Michela Vittoria Brambilla. Per la prima volta nel nuovo ruolo di politica la Zarri espone le sue idee a TgCom e avverte: “Non sono Cicciolina, il mio è un progetto serio”.

Una scommessa difficile quella della Zarri. Non tanto per impreparazione (lei sottolinea di essere laureata in “Business philosophy” al St. George College di Las Vegas, e ha condotto su Sky “Il Mostro”, un talk show di politica e attualità), quanto perché non intende essere la nuova pornostar prestata alla politica, come Cicciolina e Moana Pozzi prima di lei. “Il mio lavoro e l’esperienza politica sono due strade che viaggiano in parallelo e non si incrociano mai. Non ho intenzione di fare spogliarelli in occasione dei comizi. Non voglio adottare i metodi di quelle che mi hanno preceduto. Quella di Cicciolina è stata una presa in giro. Il mio progetto è serio e plasmato sulle esigenze dei cittadini”.

Ma come è nata la sua passione politica?
“L’interesse non mi è mai mancato, anche senza militare in formazioni politiche. Mi sono sempre sentita una moderata. Se c’è una cosa che mi fa orrore sono gli estremismi. Di destra ma soprattutto di sinistra. Io sono assolutamente di centro”.

Dalla passione pura e semplice alla decisione di aprire un circolo della libertà il passo non è stato breve...
“La decisione l’ho presa dopo aver condotto il mio talk show su Sky. Avevamo come ospiti esponenti politici e le linee telefoniche erano prese d’assalto da tantissimi che mi chiedevano spiegazioni sui mille rebus della politica italiana”.

Quindi si è sentita in dovere di impegnarsi in prima persona?
“Il merito è dei miei fan, che non mi hanno identificato solo come un’attrice erotica, ma anche come un leader di un circolo ideato e costituito da loro. Sul mio sito continuavano ad arrivare mail di lamentele sulle tasse, la malasanità, la sicurezza. In particolare mi segnalavano atti di delinquenza opera di clandestini e zingari. Gli italiani hanno paura di uscire di casa con moglie e figli”.

E hanno chiesto aiuto a lei?
“Sì. Sono stanchi di pagare tasse senza avere servizi pubblici all’altezza. Per i miei fan tutto questo deve cambiare e hanno chiesto aiuto a me per cercare di modificare l’Italia. Sono felice che il presidente Berlusconi e Michela Vittoria Brambilla, con la costituzione dei Circoli, mi abbiano dato la possibilità di partecipare alla vita politica”.

Ha già incontrato Michela Brambilla?
“Non ho ancora avuto un contatto diretto con lei, ma credo che accadrà presto. Per il momento ho fondato il mio Circolo poi a novembre incontrerò uno dei responsabili e mi faranno sapere se il Circolo è accettato”.

È convinta che passerà l’esame?
“Io porto avanti i miei intenti. Con l’appoggio dei miei fan, con le iscrizioni che porterò in dote alla sede centrale, sono sicura che saremo accettati”.

Ha già steso un suo programma politico?
“I punti fondanti saranno tasse e sicurezza. Ma non saranno gli unici”.

Niente a che fare con Cicciolina e Moana, ok. Ma lei che viene dal mondo dell’hard non pensa di battersi per problemi legati alla vita sessuale degli italiani? I Dico, le case chiuse?
“Posso solo dire che le mie posizioni saranno sicuramente molto vicine a quelle di Michela Vittoria Brambilla. Condivido tutti i suoi ideali”.

Crede che la sua presenza potrebbe creare imbarazzo o addirittura essere osteggiata da qualche alleato che non apprezza il suo ruolo di pornostar?
“Per ora nessuno si è lamentato... però so che tutti stanno aspettando di vedere quello che combinerò. Io sapendolo intendo muovermi con molta cautela”.

I suoi genitori non erano molto contenti della carriera nell’hard. Come vedono la sua discesa in politica?
“Mia mamma fa parte del direttivo del mio circolo della libertà! L’appoggio morale non mi manca”.



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giovedì 20 settembre 2007
ore 10:31
(categoria: "Vita Quotidiana")



La Camera costa 1 miliardo e mezzo
Il 2,9 per cento in più rispetto al 2006
di CLAUDIA FUSANI

ROMA - Tagli, sprechi, razionalizzazione, austerity... Si dice, si dice, tutti ci provano e lo raccontano inseguendo il vento popolare della "casta" ma poi la realtà è un’altra: la politica costa sempre di più. Come la Camera dei Deputati, la casa dei 630 deputati e di 1.987 dipendenti che nel 2007 costeranno agli italiani un miliardo, 574 milioni e 269 mila euro, il 2,94 per cento in più rispetto al 2006.

Lo scrivono Gabriele Albonetti, Francesco Colucci e Severino Galante, i deputati questori responsabili - anche - dei conti, nell’introduzione alla legge di bilancio 2007, il preventivo dell’anno in votazione questa mattina nell’aula di Montecitorio. I questori sono comunque soddisfatti perché "la richiesta di dotazione (la richiesta di soldi allo Stato) è diminuita di 23,9 milioni rispetto a quella originaria del 2007" e perché l’aumento delle spese "ha un andamento inferiore di oltre un punto e mezzo percentuale rispetto a quello previsto nel 2006". Insomma, c’è un "tendenziale" contenimento della spesa. Un po’ troppo poco contenuto, però.

E dire che, scorrendo pagine e tabelle, non è difficile trovare dove tagliare. Ad esempio i tre milioni e 300 mila euro per la ristorazione "gestita da esterni"; oppure i quattro milioni e passa per i noleggi (di cosa e perchè visto che la struttura Camera possiede già moltissimo?); i tre milioni e passa di euro per le assicurazioni: passino quelle dei dipendenti, ma i deputati - 21 mila euro lordi al mese tra indennità e contributi - se le potrebbero anche pagare; gli oltre due milioni per la "locazione dei depositi", perché non basta affittare uffici, servono anche i depositi. L’elenco dei possibili risparmi è lunghissimo. E’ un lavoro che ogni capofamiglia deve fare ogni sei mesi. Basta saper frugare nelle voci del bilancio.

Gli aumenti - Le voci che crescono di più - secondo l’analisi contabile fatta dal deputato Sergio D’Elia (Rnp) - sono "le altre indennità dei deputati", leggi i rimborsi, raddoppiate rispetto al 2006: erano 185 mila nel 2007 ma saranno 300 mila. E il "rimborso spese di viaggio dei deputati" è cresciuto del 25 per cento. Aumenta anche la spesa di locazione degli immobili" che sale del 12 per cento, un trend che continuerà anche nel 2008 e nel 2009. E poi le spese di trasporto (treni, aerei, telepass e viacard) e quelle telefoniche.

Le indennità dei deputati - Tra indennità parlamentari, d’ufficio e i rimborsi ("altre indennità"), il conto sale a 94 milioni e 580 mila euro. Nel 2006 erano circa due milioni di euro in meno. Eppure - dicono i questori - negli ultimi due anni sono state via via ridotte, raffreddate e congelate .

Rimborsi spese per 74 milioni - Viaggi, le spese di soggiorno a Roma o altrove e quelle di segreteria più altre voci legate al mandato dei 630 deputati costeranno nel 2007 74 milioni e 600 mila euro, una cifra uguale a quella del 2006.

Assegni vitalizi e rimborso spese per gli ex deputati - Si tratta delle voci di spesa legate ad ex deputati che hanno cessato il mandato. I vitalizi, tra diretti e riversibili, ammontano a 131 milioni e 200 mila euro. Lascia veramente perplessi il milione e 250 mila euro dati agli ex deputati come rimborso viaggi: gratis e biglietti dei treni e dei traghetti, parecchio scontati quelli degli aerei.

Commessi e altri dipendenti - I 1.897 dipendenti della Camera - parliamo di commessi, segretari, archivisti e bibliotecari e altre funzioni - costeranno nel 2007 266 milioni e 915 mila euro a cui vanno sommati i 167 milioni e 500 mila euro per quelli in pensione. Insomma, solo di personale dipendente, la Camera costerà quest’anno ai cittadini 434 milioni e 410 mila euro.

181 milioni per affitti, telefono, luce, acqua, gas, cibo, cancelleria, carta igienica, stampa atti parlamentari ... - La voce "acquisto di beni e servizi" è quella su cui le forze politiche promettono di intervenire di più. Con la scure, non con il coltellino. Per gli affitti se ne vanno poco meno di 35 milioni di euro: la maggior parte degli uffici dei deputati, infatti, e dei gruppi parlamentari non sono a Montecitorio ma sparsi nel centro di Roma. Tra Camera, Senato e palazzo Chigi sono state contati 46 edifici. Tutti in affitto. Altri quattordici milioni se ne vanno in spese di "manutenzione ordinaria": il funzionamento di impianti antincendio, elettrici, audio-video, ascensori, e l’elenco è lungo una pagina. Pulizie, lavanderia e smaltimento rifiuti costano circa otto milioni di euro. Tre milioni se ne vanno per le spese telefoniche (di cui "solo" 680 mila per i cellulari) e uno per le spese postali, un fondo riservato ai deputati al netto della trasmissione degli atti parlamentari. "Beni e materiali di consumo", tra cui cibo, cancelleria e prodotti igienici "pesano" per 5 milioni e 725 mila euro. Ma la cifra che più di tutte sembra sprecata riguarda gli otto milioni e 870 mila euro per "la stampa degli atti parlamentari", tonnellate di carta che per il 90 per cento vengono gettate al macero.

Altre curiosità tra "beni e servizi" - La verità è che il preventivo del bilancio della Camera 2007 - 75 pagine di tabelle - assomiglia a un libro delle meraviglie che ogni cittadino dovrebbe poter gustare voce per voce. C’è l’aggiornamento e la formazione professionale del personale (1.780.000 euro); i corsi di lingue, internet, le consulenze professionali e le traduzioni (180 mila euro); le spese per "la comunicazione e l’informazione esterna", come l’affitto di Rai Way per accedere ai canali satellitari (4.150.000); banche dati, rilegature, ristorazione gestita da terzi, la gestione del patrimonio della biblioteca e le consulenze tecnico-professionali (54 milioni e 665 mila euro). E via con liste di servizi, lussi e privilegi. Solo per l’acquisto di giornali e altre pubblicazioni quest’anno la Camera prevede di spendere 750 mila euro. E però poi i deputati leggono per lo più la rassegna stampa.

I 19 gruppi parlamentari - Quattro dell’opposizione, quattordici nella maggioranza, il gruppo misto. Cinque non hanno la consistenza di deputati (20) prevista dal regolamento per essere riconosciuti. E’ questo il punto su cui c’è stata più tensione durante il dibattito in aula. Al di là della loro legittimità, il loro funzionamento - sedi, personale, segreteria e contributi vari - ci costa 34 milioni e 300 mila euro. Nel 2006 erano stati spesi due milioni di euro in meno.

Tre milioni in due anni per verificare il voto - Per controllare l’andamento del voto, nel 2007 spenderemo poco più di un milione di euro. E’ una delle poche voci che diminuisce: nel 2006 - l’annus horribilis dell’urna visto che il riconteggio è finito solo adesso con la conferma della vittoria dell’Unione - avevamo speso due milioni e rotti.

Commissioni parlamentari e bicamerali, giunte e comitati - Ci costeranno nel 2007 un milione e 875 mila euro, di cui 300 mila l’Antimafia, 135 mila la Commissione di vigilanza sulla Rai, 75 mila quella sui rifiuti. E’ un Parlamento, il nostro, che ci tiene molto ai rapporti internazionali: per attività interparlamentari con paesi stranieri andremo a spendere tre milioni e 195 mila euro. Le missioni costano - viaggi, alberghi, interpreti - e le spese di rappresentanza pure.

Investimenti e acquisti immobili: tutto ciò che fa patrimonio - Passi per i quindici milioni e spiccioli che se ne vanno per il mantenimento degli immobili di proprietà della Camera. Sono un po’ più ingiustificati i quasi due milioni spesi per "arredi, mezzi di trasporto, attrezzature d’ufficio". Dieci milioni sono spesi per software e hardware mentre solo 1.775.000 sono destinati al mantenimento del patrimonio artistico e bibliotecario.

I rimborsi ai partiti - E’ una cifra da capogiro quella destinata al rimborso ai partiti per le spese elettorali, il famoso o famigerato "finanziamento pubblico ai partiti": 150 milioni di euro. Il meccanismo dei rimborsi elettorali prevede, per legge, un euro per ogni iscritto alle liste. Ai singoli partiti poi il rimborso viene retribuito in base ai voti ottenuti. Cinquanta milioni di euro sono stati distribuiti ai partiti per il rinnovo della Camera; altrettanti per il Parlamento Europeo; cifra analoga per i Consigli regionali. Il Senato grava su un altro bilancio, un altro capitolo delle spese della politica a cui va aggiunto quello di Palazzo Chigi. In tutto, euro più euro meno, il funzionamento della politica costa ai cittadini italiani qualcosa come quattro miliardi di euro ogni anno.


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