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MERAVIGLIE

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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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martedì 28 agosto 2007
ore 15:36
(categoria: "Vita Quotidiana")



Nel Meridione un laureato su 4 trova lavoro solo per conoscenza

ROMA - Nel Sud un laureato su quattro trova lavoro, entro tre anni dalla tesi, grazie a canali "informali". Vale a dire, grazie alle conoscenze. Cosa che accade invece solo al 12 per cento dei ragazzi che si sono trasferiti a Nord per studiare. Lo rilevano le anticipazioni di uno studio di Margherita Scarlato che sarà pubblicato sul prossimo numero della Rivista Economica del Mezzogiorno, trimestrale della Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno.

Nel Sud, infatti, laurearsi è importante, si legge nel rapporto, ma "se si proviene dalla famiglia ’giusta’, non solo perché ricca ma pure perché inserita in un reticolo di rapporti sociali". Infatti i canali più utilizzati dai neo-laureati restano la conoscenza diretta, la segnalazione da parte di parenti o amici oppure la prosecuzione di un’attività familiare.

Gli ultimi dati disponibili risalgono al 2004: quell’anno il 15 per cento dei giovani ha fatto un concorso pubblico per trovare un impiego. Solo per una piccola percentuale il collocamento è servito a qualche cosa. Le società private hanno rimediato un posto a un esiguo 2,3 per cento, peggio ancora sono andate le liste pubbliche: utili solo nell’1,7 per cento dei casi.

Per tutti gli altri resta la spintarella, la raccomandazione. Fondamentale è la famiglia che si ha alle spalle: per i nuclei dei ceti sociali più bassi, rileva lo studio, l’investimento negli studi universitari può essere rischioso. "La laurea - si legge nel rapporto - riduce il rischio che lo studente resti disoccupato, ma non riduce il rischio di trovare un’occupazione mal retribuita".

Inoltre restare in un luogo "protetto", evitando di allentare i legami familiari e di conoscenze, aiuta a puntare a un contratto a tempo indeterminato. Tra
chi è emigrato al Nord si registra infatti la percentuale maggiore di contratti a termine: il 60,3 per cento contro il 41,7. E chi ha lasciato il Meridione risalendo la penisola corre anche maggiori rischi di lavorare senza contratto: si tratta dello 0,9 per cento dei casi contro lo 0,3.


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martedì 28 agosto 2007
ore 14:55
(categoria: "Vita Quotidiana")



Senatore Usa antigay nei guai per molestie
Larry Craig, repubblicano della destra religiosa, arrestato e condannato a dieci giorni con la condizionale

WASHINGTON - Dall’odio verso i gay a un’accusa per molestie sessuali a un poliziotto. Un senatore americano è stato arrestato in un bagno di un aeroporto del Minnesota per condotta oscena. Il senatore Larry Craig (repubblicano dell’Idaho) era stato arrestato l’11 giugno scorso all’aeroporto di Minneapolis da un agente in borghese dopo che il parlamentare lo aveva abbordato nel bagno maschile dell’aeroporto. Il senatore si era dichiarato colpevole alcuni giorni fa di comportamento «disordinato» all’aeroporto, ma solo adesso è emerso il vero motivo del suo arresto.

CHI È CRAIG - Craig, 62 anni, sposato, tre figli, ha diffuso un comunicato affermando che alla base dell’incidente dell’aeroporto «c’era un malinteso». Durante l’interrogatorio allo scalo, dopo l’arresto, il senatore aveva consegnato al poliziotto in borghese un biglietto da visita, che lo identificava come membro del Congresso, chiedendo: «Cosa pensi di questo?». Ma il poliziotto non aveva fatto marcia indietro. Il senatore era stato poi rilasciato e condannato a una multa di 500 dollari e a dieci giorni con la condizionale.
Il politico, che ha sempre sostenuto il divieto al matrimonio gay, ha votato contro l’inclusione della violenza omofoba nella legge sugli hate crimes e appartiene politicamente alla destra religiosa americana. Faceva parte inoltre dello staff per l’elezione del candidato presidente Mitt Romney, ma si è dimesso dopo lo scandalo.


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martedì 28 agosto 2007
ore 10:49
(categoria: "Vita Quotidiana")



L’uniforme? E’ collegata al satellite
Gb, l’ultima proposta per le scuole
di CRISTINA NADOTTI

LONDRA - Le uniformi degli studenti inglesi potrebbero essere presto dotate di un dispositivo tecnologico, che permette di tenere sempre sott’occhio i ragazzi. Una ditta specializzata nella produzione di abbigliamento scolastico sta valutando la possibilità di dotare le sue uniformi con un chip, che fornirà attraverso un satellite notizie continue sul punto in cui si trova chi lo porta con sé. La Trutex è arrivata alla conclusione che "l’uniforme tecnologica" avrebbe mercato dopo aver svolto un sondaggio tra 800 genitori: il 59% degli interpellati ha detto che acquisterebbe un corredo scolastico così equipaggiato.

A rendere appetibile il sistema per rintracciare i bambini soprattutto la paura che i figli possano essere vittime di rapimenti. Un genitore su 5 ha infatti dichiarato di temere per l’incolumità del proprio figlio, un allarme che è cresciuto dopo il rapimento della bambina britannica in Portogallo. Ma non solo: in questi giorni in Gran Bretagna si discute su come porre un limite alla violenza delle gang giovanili, che coinvolge ragazzi anche molto piccoli, e i produttori delle uniformi hanno sottolineato che non solo i genitori potrebbero avere accesso al sistema di individuazione dei ragazzi, ma anche le scuole.

Non c’è dubbio che l’utilizzo di un tale strumento da parte delle istituzioni porterebbe però a un nuovo dibattito sulla limitazione delle libertà personali. In passato, proprio in Gran Bretagna, ci furono proteste perché alcune scuole prendevano le impronte digitali ai bambini per gli schedari delle biblioteche. Le organizzazioni per la tutela della privacy insorsero, sostenendo che si trattava di un sistema mascherato per schedare oltre 750mila alunni.

La Trutex è una casa di produzione di uniformi scolastiche tra le maggiori in Gran Bretagna. Da sempre la ditta svolge sondaggi online per tastare il polso al mercato e ha fatto della lotta al bullismo uno dei suoi cavalli di battaglia per la pubblicità. Sono pochissime le scuole inglesi che non richiedono agli studenti di indossare un’uniforme, che di solito è una giacca con cravatta per i ragazzi e gonna e camicetta per le ragazze.


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lunedì 27 agosto 2007
ore 10:37
(categoria: "Vita Quotidiana")





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sabato 25 agosto 2007
ore 11:06
(categoria: "Vita Quotidiana")



«Quand’ero molto giovane ho scoperto nella classe lavoratrice una straordinaria voglia di conoscenza e di libertà, ho trovato un bisogno straordinario di diventare persone libere. Questo spiega anche la grande fierezza che risorge continuamente nel mondo del lavoro in tutti i continenti, in tutti i Paesi. Da qui è nata la voglia di mettermi al servizio di questa causa»

Bruno Trentin, incontro con gli studenti, 30 marzo 1998



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martedì 21 agosto 2007
ore 21:29
(categoria: "Vita Quotidiana")



«In quattro anni di occupazione abbiamo tradito ogni promessa e sostituito la tirannia del Partito Baath con quella delle milizie islamiche e della violenza criminale. Abbiamo liberato gli iracheni da un dittatore ma li abbiamo rapinati della loro dignità. Presto capiranno che per riconquistarla dovranno chiamarci per ciò che siamo, un esercito di occupazione, e constringerci al ritiro»

Lettera da Baghdad di sette soldati americani pubblicata il 19 agosto sul New York Times


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venerdì 10 agosto 2007
ore 12:20
(categoria: "Vita Quotidiana")





Il testamento di Tito

Non avrai altro Dio, all’infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse, venute dall’est
dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te,
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.

Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano
davvero, lo nominai invano.

Onora il padre. Onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:
quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice "non devi rubare"
e forse io l’ho rispettato
vuotando in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri, nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri, nel nome di Dio.

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l’ami, così sarai uomo di fede:
poi la voglia svanisce ed il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore,
ma non ho creato dolore.

Il settimo dice "non ammazzare"
se del cielo vuoi essere degno.
guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno.
guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.

Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino
e scordano sempre il perdono.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.

Non desiderare la roba degli altri,
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri, già caldi d’amore
non ho provato dolore.
L’invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore.


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giovedì 9 agosto 2007
ore 15:15
(categoria: "Vita Quotidiana")



Marco Polo in America prima di Colombo

PARIGI - Altro che Cristoforo Colombo. A scoprire l’America fu Marco Polo. La notizia è stata riportata dalla stampa francese, che sostiene che il grande viaggiatore veneziano sarebbe approdato sulla costa occidentale americana ben 200 anni prima del navigatore genovese.

LE CARTE DEL CONGRESSO - La prova sarebbe contenuta in una carta geografica conservata nella Biblioteca del Congresso a Washington esaminata sin dal 1943 dall’Fbi e la cui descrizione è contenuta in articolo del settimanale francese Vsd in edicola. Il documento, consegnato alla biblioteca nel 1933 da un italo-americano di nome Marcian Rossi, «raffigura una nave a fianco di una carta che mostra una parte dell’India, la Cina, il Giappone, le Indie orientali e l’America del Nord», è scritto nel rapporto del bibliotecario dell’epoca.

LO STEMMA - Intitolato «Map with ship» (Carta con nave), il documento reca «uno stemma disegnato sotto la nave, un incrocio di lettere che dà un nome: Marco Polo. Lo stretto che separa la Siberia dall’Alaska è il principale tema della carta», scrive l’autore dell’articolo di Vsd, il regista e sceneggiatore Thierry Secretan. Un’analisi con raggi ultravioletti effettuata nel 1943 dall’Fbi, afferma Secretan, ha «consentito di stabilire la presenza di tre ancoraggi su questa carta, che dunque è stata aggiornata nel tempo».

VICHINGHI - Il rapporto contiene diverse ipotesi, tra cui l’eventualità che «Marco Polo, che tornò a Venezia nel 1295, avesse riportato in Europa le prime informazioni sull’esistenza dell’America del Nord, diverse da quelle acquisite dagli esploratori nordici», ovvero dei vichinghi, che avrebbero costeggiato le coste settentrionali della Russia e della Siberia raggiungendo le coste americane anche loro ben prima di Colombo.

DUE SECOLI PRIMA - «Se tale carta è effettivamente di Marco Polo, ciò significa che approdò in America due secoli prima di Colombo e che disegnò lo stretto che separa l’Asia dall’America quattro secoli prima che quest’ultimo comparisse sulle carte europee», sottolinea l’autore dell’articolo. Marco Polo non scrisse mai, nei suoi racconti di viaggio, di aver toccato terra nella zona dell’Alaska, ma sul suo letto di morte disse ai suoi amici: «Non ho scritto la metà di quello che ho visto», ricorda Secretan.


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giovedì 9 agosto 2007
ore 14:36
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il treno dei matti è partito per Pechino
"Il nostro viaggio verso la normalità"
di FEDERICA MACCOTTA

MESTRE (VENEZIA) - Alla fine è un attimo. Un lungo attimo - tutto quello che serve per caricare 208 persone e le loro valigie su un treno. Partenza Mestre, destinazione Budapest. E poi, l’Oriente. Un po’ in ritardo sulla tabella di marcia ma "Quel treno speciale per Pechino" lascia la stazione veneta. Pazienti psichiatrici e operatori della salute mentale, familiari e cittadini, una troupe: tutti sui vagoni pensati e voluti dai movimenti Anpis (Associazione nazionale polisportive per l’integrazione sociale) e "Le parole ritrovate", con il patrocinio del ministero della Salute.

Al binario sono baci a chi resta e battiti di mani, un poporopopopo da mondiali appena accennato. Gli altri viaggiatori (quelli che non fanno parte della carovana che attraverso l’Ungheria, la Siberia, la Mongolia e al Russia arriverà a Pechino in venti giorni) guardano. "Questi i cinesi li fanno scappare", commentano. La stazione è invasa. Le ore prima di entrare negli scompartimenti hanno l’atmosfera delle gite. Luciana dell’agenzia di viaggi Bolgia che ha organizzato tutto respira dopo mesi di apnea. Antonio dalla Valtellina è uguale a Massimo Boldi e chiama tutti "cipollina". Piove e fulmina.

Si parte, ma prima che da Mestre si è partiti da tutta Italia. Dalla Sardegna, sveglia alle 4. Da Frascati. Da Bologna. Da Trento, in pullman. E poi dalla Sicilia, dall’Umbria, dalla Lombardia, dalla Toscana, dalle Marche, dalla Liguria, da Roma, dal Trentino, dalla Campania. Con striscioni e zaini, con valigie pesanti come armadi. Colorati, stanchi. Entusiasti.

A Roma Termini sono in 47 e già sembrano un esercito festoso. Sono i sardi e i laziali. Magliette blu, sopra c’è scritto "In treno fino a Pechino? Ma siamo matti!". E una spilla da balia regge un cuore colorato: ognuno ha scritto il suo nome, "così ci aiuta a conoscerci". Perché molti di loro non si sono mai visti prima: la grande famiglia dei 208 si creerà stasera, e sarà una scommessa.

L’Eurostar si mette in marcia, ed è già il momento di tirare fuori panini e focacce, pomodorini dell’orto (sistemati con cura in una scatola da scarpa) che sanno di campagna. Da domani il cibo sarà quello di paesi lontani e sconosciuti: ungherese, russo, cinese. "Ma la cosa a cui ho pensato di più - confessa Gianna, volontaria minuta ed energica - è stata: la porto la macchinetta del caffè?". Siamo italiani, insomma. Le caffettiere qualcuno le ha messe in valigia, c’è da starne certi. Nei preparativi pre-partenza sono state uno dei punti all’ordine del giorno, assieme alla possibilità di fare una spaghettata sulla Transiberiana.

Nelle valigie, grandi e colorate, deve in effetti entrare una vita. Venti giorni sono tanti, venti giorni di viaggio così sono ancora di più. Spaventati? "No, entusiasti, mica ci ha obbligato qualcuno", dice Renato, volontario che non smette di sorridere. Non è una terapia, non è una cura: nessuno è stato scelto o costretto. "Siamo un gruppo di persone che parte", tutto qua, spiega Augusto, uno dei responsabili della delegazione che arriva dalla zona di Cagliari. E il senso di questo viaggio sta proprio in questo, nel salire su un treno ciascuno - operatori, pazienti e familiari - con le sue paure e la sue aspettative. Senza la rigida divisione istituzionale dei ruoli "che spesso rende difficile comunicare", continua Augusto. Su questo si basa l’approccio del "fare assieme" di Anpis e "Le parole ritrovate": uno scambio di esperienze reciproche. "In questo senso è un viaggio verso la normalità", dice, normalità intesa come rapporti alla pari, senza che uno prevarichi sull’altro.

La fiducia, è la chiave. Marisa sorride sotto il cappello: lei la fiducia l’ha dimostrata dicendo "parto", e dicendolo al volo. "Mi hanno dato due giorni di tempo. E io ho detto a chi rimane: ’O mi lasciate partire o parto’". La sua scommessa è questa, lasciare gli ambienti familiari per lanciarsi verso Pechino. Ritagliarsi un’indipendenza, farcela da sola. Dare una mano, anche. Come Palmiro, che sa il francese e l’inglese e che farà da interprete. Lui ha vissuto 25 anni all’estero, tra Parigi e Londra. Ha l’animo del globe-trotter, gli si legge in faccia. E quando ne parla ride: "Sono stato ospitato e ho ospitato: so cosa vuol dire fare del bene, ricevere da mangiare quando non ne hai".

A Firenze diluvia e il treno si blocca. "Iniziamo bene", ridono tutti. Occhi assonnati e voglia di partire. Dopo tre ore sembra di essere in viaggio da una vita, si gioca al paroliere e a briscola. Franca, vestita di rosa e con la foto di un bimbo nel medaglione, insegna i gesti per barare a una dottoressa. Per passare le ore di Transiberiana hanno portato stoffa e ago per confezionare magliette da regalare e strumenti per un’intera banda: dieci flauti, tamburelli, organetto, armonica a bocca. Poi ci saranno i gruppi di auto-mutuo-aiuto, dieci persone che si confrontano per superare un problema o imparare qualcosa: smettere di fumare, per esempio (e quando si sta quattro giorni di fila su un treno ce n’è bisogno).

In valigia camomilla e costumi da bagno, k-way e ombrelli. Sette ore di fuso, latitudini che vanno dalla Turchia alla Scandinavia. Gianluca ha gli occhi scuri e curiosi e non vede l’ora di arrivare a Pechino. Paola, iride azzurro e sorriso continuo, chiede "siamo arrivati?" e se il treno di notte si ferma: "E noi dove dormiamo? Dormiamo in treno?".

Venezia, Budapest, Mosca, Ulan Batur, Pechino. Ma prima c’è Mestre, la partenza dei 208. Già adesso, a scendere dal treno, l’effetto è da mal di mare. Senza scale mobili, le valigie spaccano le braccia sui gradini. "Una cosa da pazzi!", esclama qualcuno.


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martedì 7 agosto 2007
ore 19:12
(categoria: "Vita Quotidiana")



Farmaci, addio agli spot "leggi e fuggi"
Il ministro Turco vieta quelli troppo veloci

ROMA - Avete in mente quegli spot che ci invitavano ad acquistare farmaci che avrebbero reso la vita più semplice, combattendo il raffreddore, i dolori, l’influenza, la cellulite? Quelli in cui, dopo alcune scenette in cui ci venivano spiegate le virtù taumaturgiche del prodotto, si liquidavano a velocità supersonica, in due o tre secondi, le avvertenze? Bene, da oggi questi messaggi pubblicitari sono solo un ricordo. Il ministero della Salute ha dichiarato guerra agli spot farmaceutici troppo veloci e incomprensibili.

I messaggi promozionali, sia in radio che in televisione, dovranno scandire "con parole chiare e udibili" le avvertenze mediche. Nel decreto del ministro della Salute, Livia Turco, si parla "di divieto della compressione fonica" delle precauzioni sanitarie. Insomma, basta con la lettura velocizzata e incomprensibile. Basta con le avvertenze sussurrate in gran fretta per non rubare tempo alla promozione del prodotto e magari perché il pubblico non capisca proprio tutto.

Le reazioni al provvedimento della Turco sono positive. Unica voce fuori dal coro, il Codacons, che parla di una decisione "tardiva". L’associazione di consumatori è fautrice della linea più drastica. Secondo il suo presidente, Carlo Rienzi, il ministro avrebbe dovuto "vietare totalmente le pubblicità dei medicinali". Gli spot sono sempre pericolosi, e "a qualsiasi velocità viaggi la voce narrante, il consumatore non sarà mai avvisato circa i rischi per la salute". Il Codacons teme che alla fine questa innovazione "finisca per avvantaggiare solo le radio e le tv, grazie agli allungamenti degli spot e ai maggiori incassi pubblicitari".

Il Movimento Consumatori, invece, giudica "positivo" il provvedimento, anche se "il messaggio pubblicitario dovrebbe soddisfare in toto alcune regole di correttezza". Ad esempio, bisognerebbe smetterla di presentare alcuni farmaci come prodotti miracolosi. Cittadinanzattiva, dal canto suo, chiede maggior chiarezza anche per le prescrizioni mediche.

Anche le aziende farmaceutiche stanno col ministro. Secondo l’Anifa, il decreto è "un vantaggio per tutti", e non penalizzerà la crescita del settore, che dipende da altri fattori. E’ vero che i costi per le case produttrici cresceranno, ma "si tratterà di soldi ben spesi".


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